Intervista: Haegen

I giovanissimi Haegen si raccontano in una non fredda notte anconetana in seguito alla presentazione del mio libro in un locale al centro della città. Presenti alla chiacchierata Samuele (chitarra), Leonardo (voce), Federico (flauto) e Nicola (basso): le origini delle gruppo, il concetto di folk metal, isole solitarie, kilt e altro ancora nella piacevole e divertente intervista che segue.

H1

Iniziamo parlando della storia del gruppo…

LEONARDO: Abbiamo iniziato a suonare con la formazione attuale, dopo l’ingresso del flautista Federico Padovano a inizio luglio, sennò la band esiste da tre anni.

Da dove viene il nome?

LEONARDO: Viene da un nome di una città francese di duemila abitanti, tempo fa stavamo girovagando in quel paese e abbiamo incontrato uno “sfasciato” che girava e ha iniziato a parlarci, è uscito fuori il fatto che all’epoca avevamo un gruppo chiamato Horny Muffin e lui disse “no! Voi andrete avanti, ma dovrete mettervi il nome di questa città!”. Infatti nella nostra canzone Haegen si racconta proprio di questo fatto.

SAMUELE: Ovviamente la storia è una cazzata!

FEDERICO: Il nostro obiettivo è diventare più famosi della città.

Avete sempre suonato folk metal o avete iniziato con un altro genere e vi siete poi evoluti con il tempo?

FEDERICO: Con il nome Haegen abbiamo sempre fatto folk. Ma c’è da dire una cosa: il folk che facevamo prima non è come il folk che facciamo adesso. Prima era molto meno folk e più cazzaro, era una cosa che ci serviva per divertirci. Il lavoro che stiamo facendo ora invece è più serio ed entra in un folk che non si trova in giro.

Qual è la differenza tra il folk cazzaro e il folk che state facendo adesso, e se magari puoi dare qualche nome di riferimento per far capire anche ai lettori.

LEONARDO: Il folk cazzaro era un folk ispirato a gruppi quali Korpiklaani, Heidevolk… abbastanza semplice, ritmi base, niente di particolare; quello che stiamo facendo ora è diverso da quello che si sente in giro perché il folk che sto ascoltando in Italia è un gruppo che fa metal e ci infila qualche strumento folk, ma se togli questi rimane sono metal.

FEDERICO: Quelli che stanno avendo successo rimangono con influenze pesanti rispetto a quello che sarebbe folk, diciamo, tradizionale. Il folk metal non rimane un genere pesante, ma nei gruppi che hanno successo si sentirà sempre una voce in growl o scream con sonorità abbastanza pesanti, mentre quello che stiamo facendo noi adesso rimane piuttosto allegro e danzereccio, la voce non è né growl né scream, ma semplicemente un po’ rauca.

SAMUELE: Io che sono il chitarrista cerco di comporre le mie parti già con melodie che riprendono la musica popolare…

FEDERICO: La composizione va in parallelo con la tastiera e chitarra, mentre precedentemente si partiva da un giro di un singolo elemento e poi si sviluppava la canzone. Per questo si faceva quel discorso prima che se togli gli strumenti folk senti subito che la base è metal. Con questo non vogliamo dire che chi sta avendo successo non fa folk metal, ma solo dire che noi facciamo una cosa molto diversa.

SAMUELE: Prima partiva la tastiera facendo la parte folk e poi noi dietro a fare la parte ritmica, mentre adesso si cerca di più di seguire il motivo folk, in modo che se tolgo la chitarra o la tastiera il giro di base è sempre quello. Anche come struttura le canzoni sono cambiate, prima c’era lo schema strofa-ritornello mentre ora all’interno della canzone si può cambiare sempre, ma rimangono comunque orecchiabili.

Il vostro folk: da dove viene, se ritenete importante la ricerca storica e se pensate sia buono/importante utilizzare la musica popolare della vostra zona, in questo caso delle Marche, e perché.

SAMUELE: Secondo me sarebbe una cosa figa prendere le canzoni tipiche marchigiane e rifarle in chiave nostra, ma non è una cosa che stiamo facendo adesso.

FEDERICO: quello che è sicuro è che si sente il tocco italiano, non è preso da altre nazioni…

LEONARDO: La timbrica è europea, come altri gruppi famosi, non è che ci andiamo a ispirare a storie locali, ma su temi generali.

Però uno dice che si sente il tocco italiano, l’altro dice che l’impronta è europea…

FEDERICO: Il tocco è molto italico, ma come fonte d’ispirazione ci può stare, il folk non è che lo suoniamo e basta, ma lo ascoltiamo anche, ma in fin dei conti è sempre quello.

SAMUELE: Secondo me le nostre ultime canzoni non sono ispirate da niente, prima prendevamo da Heidevolk e Alestorm, ad esempio il modo di cantare è abbastanza ispirato agli scozzesi, ma per le nostre ultime composizioni non ho mai sentito nulla di simile.

Allora parliamo di questo EP che stata realizzando…

FEDERICO: Si pensa quattro-cinque pezzi al massimo, i titoli li decideremo più avanti. Di canzoni ne abbiamo già tante, ma altre ne stiamo completando… tre di queste hanno già i titoli decisi. Per l’uscita pensiamo fine febbraio 2015, così da iniziare l’anno in studio di registrazione.

Come siete live? Come vi vedete?

FEDERICO: Durante le prove facciamo le stesse cose che facciamo live, solo che poi in concerto si è presi dal momento. Certo che ascoltando il demo e poi vederci live si può pensare che siamo due gruppi diversi. Per fortuna la gente ci segue molto e nei concerti ballano, cantano…

C’è una scena folk metal nelle Marche?

FEDERICO: Va abbastanza ricercata, anche se c’è poi un festival grande come Montelago Celtic Festival, dove hanno suonato anche Folkstone, Diabula Rasa e Furor Gallico…

Ma una scena folk metal?

FEDERICO: Noi giriamo parecchio perché non abbiamo influenze estreme, le canzoni hanno sempre un’amica giocosa ma anche con momenti complessi… diciamo che in un nostro brano si può trovare di tutto, dal momento per ballare ad altro, ma proprio per questo siamo riusciti a suonare in posti dove solitamente il metal non viene ben visto.

Ditemi un disco che vi portereste nella famosa isola deserta.

FEDERICO: io sicuramente gli Eluveitie che sono il mio gruppo preferito, direi l’ultimo Origins. Io vivo per quel gruppo

SAMUELE: Cowboys From Hell dei Pantera. Essendo loro il mio gruppo preferito ho smesso di ascoltarli da due anni per non “rovinarmi” le canzoni. Per il folk invece Nattfödd dei Finntroll.

LEONARDO: Mi porterei l’ultimo album degli Alestorm Sunset On The Golden Age perché devo ancora sentire le ultime due canzoni!

NICOLA: Killbox 13 degli Overkill perché il basso è una macina. “Strombarsi” le orecchio è importante, tanto devi morire presto, meglio morire felice!

Quale concerto che avete visto vi è rimasto impresso e perché.

FEDERICO: per ovvi motivi Korpiklaani ed Eluveitie a Milano, ai Magazzini generali. Ne ho visti tanti di concerti ma loro sono qualcosa di indescrivibile.

SAMUELE: Fosch Fest del 2013, ma più per il festival che per i gruppi, sennò che mi è piaciuto parecchio direi il concerto dei Dawn, perché era un macello e non si capiva un cazzo.

LEONARDO: Destruction, dove un mio amico si è ridotto in condizioni pietose e ho passato metà concerto a cercare il mio che si era perso.

NICOLA: Al Fosch Fest gli Ensiferum nonostante di loro non me ne importi un cazzo, ma ero abbastanza ubriaco e ancora non avevo fatto stage diving circa venti volte di fila.

Vestiario nel metal e nel folk, cosa ne pensate?

SAMUELE: “Qua ce scappa la rissa!

FEDERICO: la cosa è semplice, se uno pensa che io faccio questa cosa e voglio portare la scena alle persone allora ti dico che ti vesti inerente a quello che fai. Noi ci portiamo il kilt perché stiamo comodi, ma noi lo metteremmo sempre, anche adesso.

Perché c’è da litigare? Tu sei contrario?

SAMUELE: stiamo ancora vedendo di cambiare l’impostazione live in quanto c’erano due partiti, chi voleva tenere o tutti i pantaloni o tutti il kilt e chi voleva fare una variazione tra kilt e pantaloni. Comunque il kilt ci sarà sempre!

Vi ringrazio per l’intervista, salutate e dite quel che volete.

FEDERICO. Cercateci su Facebook e su Youtube. Come abbiamo preso lo stampo da una canzone che spero ascolterete presto live, “do you Haegen?

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