Hell’s Guardian – Follow Your Fate

Hell’s Guardian – Follow Your Fate

2014 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr.Folk

Formazione: Cesare Damiolini: voce, chitarra – Freddie Formis: chitarra – Pietro Toloni: basso, voce – Dylan Formis: batteria

Tracklist: 1. Forgotten Tales (intro) – 2. My Prophecy – 3. Forgiven in the Night – 4. Away from My Fears – 5. Cradle’s Lake – 6. Last Forever – 7. Silence in Your Mind – 8. Lost Soul – 9. Neverland – 10. Follow Your Fate – 11. Middle Earth

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Gli Hell’s Guardian sono una formazione di Brescia nata nel 2009 che, dopo aver pubblicato l’anno successivo il demo self titled, arrivano al debutto in grande stile. Follow Your Fate è un disco ben riuscito di death metal melodico che presenta una band matura nonostante la poca esperienza e che mostra diversi punti sui quali i musicisti potranno lavorare per ampliare le soluzioni e osare qualcosa di più sperimentale e dinamico.

Il death metal del combo italiano è influenzato dagli Amorphis di metà carriera, con riferimenti al sound dei primi Ensiferum e un po’ di Suidakra più catchy. Il risultato, pur non particolarmente originale, è sicuramente interessante; caratteristica vincente è l’uso della voce pulita di Pietro Toloni che si alterna con successo al growl di Cesare Damiolini. Attenzione però, non si parla – fortunatamente! – di voce pulita ruffiana e lagnosa come molti gruppi metalcore/deathcore utilizzano nei classici ritornelli dal sapore adolescenziale, ma di voce “cantata” come si faceva una volta. Complimenti.

L’intro Forgotten Tales introduce My Prophecy, canzone che fa capire immediatamente di che pasta sono fatti gli Hell’s Guardian e quali le caratteristiche principali delle composizioni: cavalcate di stampo heavy, chitarre melodiche e cantato growl/pulito rendono l’inizio dell’album più che positivo. Power oriented e molto semplice la successiva Forgiven In The Night (in particolare il ritornello), mentre con Away From My Fears viene fuori prepotentemente l’importanza degli Amorphis per i ragazzi. Molto ben fatti i break e le parti melodiche, perfettamente riuscite e che si alternano con gusto con quelle più estreme. Con Cradle’s Lake i musicisti spingono un po’ sull’acceleratore, con il risultato di una bella canzone più aggressiva delle precedenti. Last Forever è un intermezzo di un minuto, buono per dividere in due il cd e tirare il fiato prima di immergersi in Silence In Your Mind, caratterizzata dalle brillanti melodie dei chitarristi Formis e Damiolini, dal chorus cantato in clean da Toloni e per la seconda parte del brano dove i musicisti, tra break acustici e l’assolo di chitarra suonato da Fabrizio Romani (chitarrista degli storici Skylark), vanno oltre la classica struttura metal. Lost Soul è un tipico pezzo mid-tempo di discreta fattura, mentre Neverland è una delle migliori composizioni di Follow Your Fate, più tirata e potente. Alla voce è presente come ospite Lily Stefanoni degli Evenoire, ma il meglio è rappresentato dagli strumentisti, in questa occasione in gran spolvero. La title track vede la Stefanoni (al flauto) e lo scream di Davide Cantamessa a dar man forte agli Hell’s Guardian in un pezzo cadenzato e malinconico, ma al contempo potente e virile. In chiusura di disco troviamo Middle Earth, bella rivisitazione in chiave metal dei temi principali che caratterizzano la fantastica colonna sonora de Il Signore Degli Anelli.

La qualità delle canzoni è più che discreta con picchi qualitativi notevoli, quel che manca a Follow Your Fate è il guizzo vincente, quell’osare qualcosa in più che potrebbe portare maggiore dinamicità ed energia improvvisa alle composizioni e al disco in generale. Quando la band si lascia andare, come in Silence In Your Mind, i risultati non tardano ad arrivare.

Follow Your Fate si presenta in un elegante digipack, con copertina e artwork creati da Jan “Örkki” Yrlund, ex chitarrista degli Ancient Rites e famoso per aver disegnato diverse front cover di Manowar, Korpiklaani, Svartsot, Týr, Celtibeerian ecc.); il booklet è ricco di foto, testi e informazioni. L’ottima produzione è stata curata da Fabrizio Romani, bravo nel far suonare ogni strumento in maniera pulita e naturale.

Gli Hell’s Guardian esordiscono con un lavoro professionale e interessante per chi apprezza il death metal melodico; sicuramente necessitano ancora di tempo ed esperienza per migliorare ulteriormente e osare qualcosa in più nel songwriting, ma è sicuro che già ora non possono non essere notati dagli ascoltatori di queste sonorità.

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Equilibrium – Erdentempel

Equilibrium – Erdentempel

2014 – full-length – Nuclear Blast Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Robse: voce – René Berthiaume: chitarra, tastiera – Andreas Völkl: chitarra – Sandra van Eldik: basso – Hati: batteria

Tracklist: 1. Ankunft – 2. Was Lange Währt – 3. Waldschrein – 4. Karawane – 5. Uns’rer Flöten Klang – 6. Freiflug – 7. Heavy Chill – 8. Wirtshaus Gaudi – 9. Stein Meiner Ahnen – 10. Wellengang – 11. Apokalypse – 12. The Unknown Episode – 13. Aufbruch (bonus track)

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Dopo quattro anni di silenzio tornano sul mercato i tedeschi Equilibrium, band capace di raccogliere notevole successo nonostante i soli quattro album pubblicati da quando, nel 2001, si sono formati. La spiegazione è semplice: i primi due full-length, Turis Fratyr e Sagas, hanno colpito per originalità e freschezza gli appassionati di folk metal; il terzo lavoro, Rekreatur, vedeva i musicisti adagiarsi su quanto fatto in precedenza. La curiosità per questo Erdentempel, quindi, era tanta: dopo diversi ascolti si può tranquillamente affermare che il quarto disco degli Equilibrium suona gagliardo nella sua interezza, tra salti nel passato e avventurose incursioni in territori nuovi. Tra le altre cose Erdentempel è l’ultima occasione per sentire la band con questa line-up: notizia recente è la dipartita dei fondatori Sandra van Eldik (ora si concentrerà sul progetto pagan messo in piedi qualche anno fa dal marito Sebas van Eldik, ex Heidevolk?) e suo fratello Andreas Völkl, sostituiti da Jen Majura e Dom (già chitarrista di Nothgard e Wolfchant).

Dopo il consueto intro parte la classica Was Lange Währt, canzone modello per gli Equilibrium, tra melodie accattivanti e cavalcate dal retrogusto heavy metal. La prima cosa che si nota è il grande spazio (e volume) concesso alle orchestrazioni a discapito delle chitarre, spesso in secondo piano. Dopo questo gustoso inizio si va avanti con Waldschrein, dal ritornello ruffiano e pomposo nonostante il growl di Robse sia più graffiante e felino che mai. La quarta traccia Karawane vede i tempi dimezzati e una potenza davvero notevole per un mid-tempo esemplare dove, anche in questo caso, il chorus e le sue melodie rappresentano la carta vincente. Tutt’altra musica in Uns’rer Flöten Klang: il ritmo è sostenuto e le melodie risultano essere incredibilmente gioiose e spensierate, con la chicca dello stacco di flauto sul finale di canzone (che in realtà ricorda un vecchissimo brano di Yngwie J. Malmsteen) che ci ricorda che, nonostante l’aggressività e il “bombastic”, stiamo ascoltando un disco di extreme folk metal. Freiflug è cupa e dal songwriting leggermente differente dalle altre composizioni pur suonando 100% Equilibrium: alcuni giri di chitarra sono delle piccole novità assai gradite, così come la voce clean che in questo contesto è perfetta. La settima canzone in scaletta è Heavy Chill, che ha il grande pregio di “far tornare” le sonorità simil caraibiche che in passato avevano portato tanta allegria all’interno dei brani della band teutonica. Del tutto fuori dagli schemi e idea tanto bizzarra quanto geniale è Wirtshaus Gaudi, una scheggia impazzita di poco più di due minuti dove gli Equilibrium si travestono da tipici crucchi in pellegrinaggio alla sagra paesana: con calzettoni bianchi, guance rosse e scollature vertiginose (solo le donne però!) danno seguito al primo riff di scuola thrash metal con un ritornello da cantare con le brocche di birra mezze vuote, tra fischi montanari e il testo che parla, appunto, di locande e boccali del singer da riempire. La seguente Stein Meiner Ahnen suona come già sentita e non lascia nulla dopo l’ascolto, leggermente meglio Wellengang, pezzo dal sound cupo e dalle grandi orchestrazioni. Riff di chitarra di stampo moderno e un groove di prima qualità sono le particolarità di Apokalypse, ennesimo brano mid-tempo degno di nota. Chiude il disco The Unknown Episode, unica canzone in lingua inglese di Erdentempel, dal sound fresco e catchy: un esperimento decisamente riuscito! Come bonus track è presente Aufbruch, ovvero una lunga traccia strumentale (tredici minuti) come vuole la tradizione in casa Equilibrium.

La produzione è di alta qualità, ma qualcosa poteva essere fatto in maniera differente, come ad esempio la regolazione dei volumi di alcuni strumenti. La batteria suona eccessivamente fredda e il pensiero è che René Berthiaume abbia fatto – di nuovo – tutto da solo con il computer invece di avvalersi del talentuoso drummer Hati (QUI l’intervista).

Sagas è ormai molto lontano, ma gli Equilibrium si sono ripresi dopo il discreto Rekreatur e il non valutabile (come è quasi sempre normale che sia) EP Waldschrein. Erdentempel farà la gioia di gran parte dei fan degli Equilibrium e porterà alla band tedesca nuove schiere di giovani ascoltatori, ritrovando anche chi, tra silenzio e incertezze, si era allontanato. Bentornati Equilibrium!

Intervista: Perpetual Dawn

Dalla lontana Australia si fa sempre più interessante un progetto folk/black metal: Perpetual Dawn. L’underground vive di questi gruppi sconosciutu dal grande valore musicale, sicuramente meritevoli di essere scoperti e valorizzati. Pale Blue Skies… è un EP di qualità dal retrogusto ’90, d’obbligo, quindi, scambiare due chiacchiere con Daniel Kuzmanovski, mente di questa one man band.

PD1SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION!

Un ringraziamento a Flavia Di Luzio per la traduzione dell’intervista.

Per prima cosa complimenti per Pale Blue Skies…!È un bel lavoro che ti ha richiesto molto tempo (tre anni), ma alla fine i risultati si possono sentire.

Grazie!

Torniamo indietro nel tempo e raccontaci di come è nato il progetto Perpetual Dawn.

Ho iniziato a scrivere per i Perpetual Dawn tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. Il primo risultato è stato uno dei pezzi demo (…Of Night), che in seguito ha dato il via alla scrittura di altre canzoni per il demo …and Become The Essence Of Night. Ero rimasto affascinato dal folk metal già nel 2005, quindi i Perpetual Dawn hanno rappresentato il mio personale tentativo in questo genere/stile.

Ascoltando il tuo ultimo EP noto diverse influenze derivanti dal metal estremo di metà anni ‘90, è così? Quali sono i tuoi gruppi ispiratori?

Nella tua recensione dell’EP, in merito alla chitarra, hai parlato di un’influenza dei Dissection, ciò è assolutamente corretto. Band come i Dissection, i Windir, gli Agalloch, i Menhir ecc. e musicisti come Jari Mäenpää (ex Ensiferum, Wintersun – nda) mi hanno influenzato negli assoli di chitarra e nelle melodie. Più in generale, una band degli anni ’90 per me importante sono stati gli Empyrium, soprattutto per quanto riguarda l’inserimento della melodia, dell’atmosfera/mood e di una voce pulita e profonda nella mia musica. Altre band che apprezzo sono probabilmente meno evidenti nella musica che faccio, ma tuttavia mi influenzano. Per esempio mi piacciono band classiche NWOBHM, ma non sarei in grado di individuare chiaramente il loro sound nella mia musica (eccezion fatta forse per i doppi assoli di chitarra).

Come pensi sia progredito il sound da …and Become The Essence Of Night a Pale Blue Skies…?

Per certi versi penso che sia diventato più melodico, a ciò contribuisce soprattutto l’aggiunta di una voce più pulita. Di conseguenza, alcune delle parti vocali più dure si avvertono meno nettamente. In ogni caso, ho comunque combinato la voce pulita con voci dure e sussurrate per far sì che le varie parti fossero bilanciate, ciò è udibile a un attento ascolto. Un’altra possibile differenza può essere che nell’EP Pale Blue Skies… le tastiere sono più presenti, forse ci sono più parti con strumenti a corda e meno con il flauto.

Parlami dei testi: da cosa trai ispirazione e cosa vuoi comunicare?

Spero che i testi dell’EP Pale Blue Skies… forniscano un ritratto della natura locale (come si può vedere nella fotografia del booklet), oltre a trattare generalmente temi fantasy. Con la presentazione di racconti di vita individuale – (reali o fantasy) – e di interpretazioni personali del dominio della natura dal punto di vista dell’individuo, spero che i testi della canzone facciano accrescere ulteriormente la forza della natura sull’individuo.

Il booklet è ben fatto e molto curato. Si nota, però, che la copertina è di colore blu, mentre tutto il resto della grafica è viola/lilla: come mai questa scelta?

La copertina è stata realizzata da un artista (Brutal Disorder Logos), mentre per il resto la grafica consiste in fotografie. Forse la colorazione leggermente diversa è dovuta al filtro della fotocamera.

Come ti stai muovendo per la prossima release? Hai in mente qualcosa?

Al momento sto ancora promuovendo l’EP Pale Blue Skies…. Tuttavia, spero di pubblicare quanto prima nuovo materiale. Le mie due idee iniziali includono a) un album full length, o b) un singolo da 7″ con nuovo materiale. Sono vicino al completamento di due nuove canzoni, quindi forse la seconda può essere una valida opzione. In primo luogo avrò bisogno di risparmiare qualche soldo per la stampa, a meno che una piccola casa discografica non si interessi a questo progetto.

Perpetual Dawn è una one man band anche se le parti di batteria sono state registrate da Brody Green: continuerai in questo modo anche in futuro?

Registrare l’EP con un batterista reale ha reso il tutto molto più naturale ed emozionante. Se possibile, vorrei decisamente continuare così!

C’è possibilità di vedere i Perpetual Dawn live, magari con dei session men?

Attualmente sto lavorando con altri musicisti e, in una band in particolare, abbiamo sviluppato l’idea di provare ognuno dei nostri progetti solisti in aggiunta al materiale della band in questione. Pertanto, procedendo in questo modo, una canzone dei Perpetual Dawn potrebbe diventare un live. In caso contrario, i Perpetual Dawn restano un progetto a sé.

Cosa pensi della scena australiana e in particolare di quella folk? Ti senti parte di essa?

In Australia non c’è una ‘scena folk metal’ ufficiale, ma ci sono band di musicisti amici che condividono la stessa mentalità e che collaborano per fare questo tipo di musica. È molto divertente, quindi sono sicuramente felice di essere parte di tutto questo.

Qual è il tuo obiettivo come musicista?

Il mio obiettivo sarebbe quello di consolidarmi come musicista negli stili di musica che scrivo. È molto divertente e proficuo anche allontanarsi dalla propria zona di comfort e tentare di fare/scrivere stili di musica diversi. Il mio prossimo obiettivo è continuare a scrivere nuovo materiale e riprodurre altro materiale con altri musicisti.

Sono un rugbista e ammiro da sempre i Wallabies. Sei appassionato di questo sport o preferisci altre discipline?

Personalmente non sono un grande appassionato di sport, ma trovo davvero fantastico che tu conosca le nostre squadre!

Grazie per la disponibilità Daniel, siamo arrivati a fine intervista. Cheers!

Cheers Mister Folk, ho apprezzato l’intervista e la recensione. Continua così!

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First of all, congratulations on Pale Blue Skies! It’s an amazing work that took you a long time (3 years), but the end results are absolutely great.

Thank you!

Let’s go back in time and tell us how the project Perpetual Dawn was born.

I started writing for Perpetual Dawn in late 2008 / early 2009. The first result was one of the demo songs (…Of Night), which subsequently triggered more song writing for the …and Become Te Essence Of Night demo. I had become fascinated by folk metal in 2005, so Perpetual Dawn was my attempt at the genre/style.

Listening to your latest EP I noticed several influences from mid-’90s extreme metal. Is that so? What are your most inspiring bands?

You did mention a Dissection guitar influence in your EP review, and you are absolutely correct. Bands like Dissection, Windir, Agalloch, Menhir etc and musicians like Jari Mäenpää have influenced me in regard to guitar leads/melodies. Overall, one important 90s band for me has been Empyrium, particularly in regards to incorporating melody, atmosphere / mood and deep clean vocals in my own music. Other bands that I enjoy are probably less obvious in the music I write, but they nevertheless influence me. For example, I enjoy the classic NWOBHM bands, but I would not be able to directly locate their sound within my own music (except for maybe the twin guitar parts).

How do you think sound has changed from And Become The Essence Of Night to Pale Blue Skies?

In some ways I think it became more melodic, particularly with the addition of more clean vocals. As a result, some of the harsh vocals have become less direct. However, I have nevertheless combined the clean vocals with harsh and whisper vocals to balance this, and this is audible on careful listening. Another difference I think is that there are more keyboards on the Pale Blue Skies… EP, perhaps more strings and less flute.  Tell me about the lyrics: who/what inspires you the most? What do you want to communicate?

I hope for the Pale Blue Skies… EP lyrics to communicate depictions of local nature (as seen in the booklet photography), as well as wider fantasy themes. By presenting individual life narratives – (real or fantasy) – and individual interpretations of overarching nature from the perspective of the individual, I am hoping that the lyrics further reinforce the strength of nature over the individual.

The booklet is well done and well-finished too. However it’s possible to notice that the cover is blue, while the remaining design elements are purple/lilac: why this choice?

The cover was created by an artist (Brutal Disorder Logos), whilst he remaining design consists of photography. Perhaps the slightly different colouring is due to the camera’s filter.

What are your plans for the next release? Do you have something in mind?

At the moment I am still promoting the Pale Blue Skies… EP. However, I hope to release more material soon. My two initial ideas include either a) a full length album, or b) a 7″ single release with new material. I am close to completing two new songs, so perhaps the latter is an option. I will need to save some money for printing first, unless a small label took interest in this project.

Perpetual Dawn is a one man band, even though the drum parts were recorded by Brody Green: will you continue to proceed in this way in the future?

Recording the EP with a real drummer felt significantly more natural and exciting. I definitely wish to continue this if possible!

Will it be possible to see Perpetual Dawn live, maybe accompanied by session men?

I am currently playing music with other musicians, and in one particular band, we developed the idea of rehearsing each of our solo projects in addition to that band’s material. Therefore, at this stage a Perpetual Dawn song might end up live through these means. Otherwise, Perpetual Dawn remains a project at this stage.

What do you think about the Australian scene, especially in regard to folk music? Do you feel like you’re part of it?

There isn’t much of a formal ‘folk metal scene’ in Australia, as much as there is groups of like-minded musician friends collaborating with each other through similar music. It’s good fun, so I’m definitely happy to be part of it.

What’s your goal as a musician?

My goal would be to develop as a musician in the styles of music I write. It is also great fun and beneficial to remove yourself from your comfort zone and attempt playing/writing different styles of music. My next goal is to continue writing new material and playing other material with other musicians.

I play rugby and I’ve always admired the Wallabies. Do you like rugby too or do you prefer other sports?

I am personally not a big sports enthusiast, but I really do think it is great that you are aware of our sports teams!

Thank you for your time Daniel, the interview is over. Cheers!

Cheers Mister Folk, I appreciate the interview and review. Keep up the great work!

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Live Report: Zaiet Fest

ZAIET FEST II EDIZIONE

FOLKSTONE + SAWTHIS + ENGELSTEIN + ISSUES

8 giugno 2014, Stadio Casaleno, Frosinone

LocZaiet

Seconda edizione dello Zaiet Fest, evento di beneficenza dedicato al giovane Matteo Fontana, scomparso il 13 marzo 2013 a causa di una leucemia. Il bill è per tutti i gusti: ad aprire due cover band rispettivamente di Korn e Rammstein, per passare poi al thrash moderno degli abruzzesi Sawthis e chiudere alla grande con i Folkstone. Il concerto è gratuito e il parcheggio dello stadio Casaleno è ampio e adatto ad ospitare le centinaia di persone accorse per omaggiare lo sfortunato (ma coraggioso!) Matteo e per godersi una serata di buona musica.

Arrivo sul posto con le prime note degli Elgelstein, cover band dei Rammstein. Nel loro piccolo fanno un grande show con fiamme, fuochi d’artificio e altre trovate scenografiche; musicalmente ripropongono fedelmente i vari successi del combo tedesco e torna vivo il ricordo del devastante show che i Rammstein hanno tenuto nel 2013 a Roma. La scaletta ha visto tutti i classici dei teutonici e gli Elgelstein hanno portato a termine un concerto concreto e teatrale, confermando le buone impressioni raccontante da chi ha avuto la possibilità di vederli in altre occasioni. II concerto prosegue con i Sawthis, band che ho conosciuto nel 2000 con il demo The Seven Lies (all’epoca si chiamavano Sothis) e che quattordici anni più tardi trovo sul palco con un modern thrash ritmato fatto da riff massicci e ritmiche classiche per il genere, ottime per pogare e fare headbanging. Discreta la presenza scenica e genuina l’attitudine dei musicisti, bravi a tenere il palco e ad incitare più volte il pubblico a fare casino fino ad organizzare con successo un wall of death. Momento di massimo coinvolgimento è stato quando la band ha suonato Roots Bloody Roots dei Sepultura. Per assistere al concerto degli headliner c’è, però, da attendere ancora un po’, il tempo di montare tutta la strumentazione ed eseguire il soundcheck. Prima dei Folkstone c’è, però, un bel video proiettato sul telone del palco dove a parlare sono gli amici di Matteo, i quali hanno raccontato dell’amicizia che li legava a Zaiet, un momento molto toccante che ha strappato qualche sorriso e tante lacrime.

Tempo il video tra applausi e occhi lucidi parte l’intro dei bergamaschi Folkstone: Il Confine, Grige Maree e Non Sarò Mai sono un inizio potentissimo, tutte estratte dall’ultimo lavoro in studio. Il pubblico si scalda con Lo Stendardo e Simone Pianetti, le cornamuse di Robi, Teo, Andreas e Maurizio avvolgono la chitarra di Luca Bonometti, con la sezione ritmica (Edo alla batteria e Federico Maffei al basso) a colpire duro per l’intero arco del concerto. Come sempre Terra Santa è dedicata a Giovanardi, Frerì fa cantare tutti i fan e non poteva mancare la dolce Luna nonostante sia cantata in bergamasco. Poco dopo Robi è pronta con il microfono in mano per far ballare la gente con Un’Altra Volta Ancora, ma tutto si ferma per dar spazio a due amici di Matteo che suonano Wish You Were Here dei Pink Floyd coinvolgendo il pubblico in un momento molto intimo e delicato. Dopo questo break di dieci minuti i Folkstone tornano sul palco e terminano il concerto con alcuni tra i brani più amati: Ombre Di Silenzio, Nebbie e Folkstone prima della chiusura con l’outro Rocce Nere. La band ha suonato in maniera impeccabile, la line-up ormai rodata da tanti concerti è guidata da un Lore sempre più efficace al microfono, migliorato tantissimo nel corso degli anni e schietto e divertente quando si tratta di introdurre un brano.

Lo Zaiet Fest 2014 è stato un successo, tutto è filato liscio (pazienza per alcune situazioni “tecniche”) e, cosa più importante, Matteo Fontana avrà sicuramente apprezzato.

È recentissima la notizia della cifra devoluta all’A.I.L. sez. di Frosinone da parte dell’ “Associazione Matteo Fontana Onlus”: ben 2250 euro per il sostegno alla ricerca e il perfezionamento delle procedure di trapianto autologo di cellule staminali.

http://www.zaietonlus.org

Novità Tricolori pt. V

Il quinto articolo di Novità Tricolori inizia con la notizia che mai si vorrebbe dare, ovvero la morte di un musicista.

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Jonny Morelli, ex batterista dei pagan metallers Draugr, è deceduto a seguito di un incidente stradale, le dinamiche sono note a tutti. Ho incrociato una sola volta Jonny dopo un concerto della sua band, scambiando poche parole e facendogli i dovuti e sinceri complimenti per l’esibizione. Le mie più sentite condoglianze ai famigliari, alla fidanzata Alex e a tutti gli amici. Il videoclip di Legio Linteata è forse il miglior modo per ricordarlo:

Gli Atavicus, formazione degli ex Draugr Lupus Nemesis e Triumphator, hanno concluso le registrazioni del debutto Ad Maiora, in uscita entro la fine del 2014 per conto della Nemeton Records. Questa la tracklist:

1. Intro
2. Sempiterno
3. La Disciplina Dell’Acciaio
4. Epos
5. Lucus Angitiae
6. Superbia In Proelio
7. COVER (Bonus Track)

I selvaggi Ulvedharr hanno reso pubblica una nuova canzone tramite il proprio canale Youtube: si tratta della versione pre-produzione di Skjaldborg, brano che sarà inseritaonel secondo lavoro dal titolo Ragnarök che uscirà nel corso dell’anno per Nemeton Records. QUI, invece, la recensione del debut album Swords Of Midgard.

Grandi novità anche in casa Korrigans, band di Latina in procinto di pubblicare il debutto Ferocitor Ad Rebellandum. La notizia è che il gruppo ha firmato un contratto e – orgoglioso di dirlo per primo – la Nemeton Records è la label che li ha accolti nel proprio roster. Di seguito una gustosa anteprima: Proemio/Latium Vetus.

Gli abruzzesi Demoterion hanno pubblicato sulla propria pagina facebook la front cover del full length di debutto Echi Di Vittoria che registreranno a breve. Il disegno è opera di Jan Orkki Yrlund (Korpiklaani, Manowar, Týr ecc.) ed è davvero bello. QUI la recensione dell’EP Prometheus.

Demoterion-EchiDiVittoriaLa one man band Bloodshed Walhalla ha reso noto di star lavorando ad un album (o un EP?) di cinque brani completamente cantati in dialetto materano. Al momento non si hanno altri dettagli se non i titoli delle canzoni. Ecco la tracklist:

1. Condê dê iunda l’arê
2. L’ urtlen
3. U suldet
4. U vaccher
5. La cupu cu

I giovani Atlas Pain hanno da poco pubblicato il primo demo: sono presenti tre canzoni e a questo LINK potete scaricarlo gratuitamente.

AtlasPain

Infine una notizia che renderà sicuramente tutti felici: i nostri amati Folkstone stanno lavorando duramente al nuovo disco ed è possibile che sul finire del 2014 il quarto full length (o quinto considerando anche Sgangogatt) sia già in distribuzione. Non ci resta che aspettare…

Equilibrium – Rekreatur

Equilibrium – Rekreatur

2010 – full-length – Nuclear Blast

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Robert “Robse” Dahn: voce – Andreas Völkl: chitarra – René Berthiaume: chitarra, tastiera – Sandra Völkl: basso – Manu Di Camillo: batteria

Tracklist: 1. In Heiligen Hallen – 2. Der Ewige Sieg – 3. Verbrannte Erde – 4. Die Affeninsel – 5. Der Wassermann – 6. Aus Ferner Zeit – 7. Fahrtwind – 8. Wenn Erdreich Bricht – 9. Kurzes Epos

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Due album di successo, Turis Fratyr e Sagas, il secondo anche a livello commerciale, numerosi concerti alle spalle, la fiducia di un’etichetta importante come la Nuclear Blast: tutto procedeva bene in casa Equilibrium, all’epoca nome “giovane” della scena extreme folk. Fino a quando, nel febbraio 2010, arriva la notizia che il batterista Manu di Camillo (che ha partecipato alla registrazione del disco nei mesi precedenti) e soprattutto il cantante Helge Stang – nel gruppo dal 2001 – sono fuori dalla band. Si sa che la sostituzione del vocalist è sempre affare delicato, tanto più considerando che la voce di Stang era un vero e proprio trademark del gruppo. Avere quindi dei dubbi sul futuro del quintetto di Starnberg, Germania, era più che legittimo, sia per il grande punto interrogativo relativo al nuovo cantante Robert “Robse” Dahn, sia per la pressione esercitata da parte dell’etichetta, giustamente desiderosa di avere tra le cartucce da sparare un seguito degno dell’ottimo Sagas.

Dopo questa doverosa premessa passiamo a Rekreatur, terzo capitolo della discografia degli Equilibrium, che conta sessanta minuti di extreme folk metal sulla stregua di quanto ascoltato in precedenza. Musicalmente parlando la proposta di queste nove tracce non si discosta minimamente dal passato, cercando però di smussare quegli spigoli che di tanto in tanto si notavano in Sagas rendendo poco fluido l’ascolto. Il songwriting e la qualità della composizione è più che soddisfacente, il sound è compatto e pesante, la produzione pulita e potente. Pensando al rugby potrei paragonare i brani di Rekreatur ad un pilone con palla in mano: sai già come si muoverà perché è fin troppo facile immaginarlo. Andrà avanti, con tutta la sua forza, caricando a testa bassa senza soddisfarsi qualora il contatto con l’avversario non fosse di quelli violenti. Chi se lo vedesse arrivare contro – immaginate un cinghiale infuriato che vi punta – sa che o placca basso senza paura (facendo terminare a terra il pilone come un sacco di patate) oppure si sentirà passare sopra 120 chili di bestia umana, con conseguenze – facilmente intuibili – poco piacevoli. Questo per dire che le canzoni sono prevedibili perché incentrate quasi tutte sulla stessa direzione musicale e differenziate tra di loro solo per alcuni dettagli. Dispiace molto perché gli Equilibrium hanno dimostrato nei primi due full length delle ottime capacità e se avessero voluto avrebbero potuto osare molto di più, accontentandosi, invece, di svolgere il compito in maniera scolastica. C’è però da dire che, una volta investiti dalla potenza del sound di Rekreatur, l’effetto godimento – accentuato anche da una piacevole sensazione di stordimento – è assicurato.

I brani presenti nella tracklist hanno tutti un buon tiro e hanno dimostrato in sede live di essere devastanti: su disco la violenza viene attenuata dalla pomposità della tastiera (sempre molto presente), anche se tracce come l’opener In Heiligen Hallen o la successiva Der Ewige Sieg (una sorta di singolo alla Children Of Bodom) risultano essere abbastanza dirette. Colpisce Der Wassermann, canzone piuttosto leggera, con sonorità più vicine al rock che al metal; davvero buona anche Verbrannte Erde che produce un epico ed imponente mid tempo grazie alle ottime melodie; particolarmente ispirato l’inizio al fulmicotone di Fahrtwind, che poi prosegue rallentando con i suoi granitici riff di chitarra. L’unica canzone fuori dal coro è Wenn Erdreich Bricht (che vede la partecipazione del soprano Gaby Koss, ex Haggard): dopo un malinconico arpeggio la traccia esplode in una drammatica composizione in cui il growling tragico e sofferto di Robert Dahn regala sette minuti di emozioni estreme; inquietudine e dolore interiore si uniscono in un tutt’uno: probabilmente il miglior brano del disco. Come congedo troviamo Kurzes Epos, lunghissima strumentale (tredici minuti!) che nulla aggiunge all’economia di Rekreatur.

Alla fine ci troviamo tra le mani un “classico” lavoro degli Equilibrium: produzione compatta e pompata, tastiera ben presente con il caratteristico timbro simil tropical-caraibico, “solita” prolungata strumentale in chiusura del disco. Nel mezzo buoni riff di chitarra, un groove notevole ed alcuni spunti davvero azzeccati. La speranza è però che per futuro i nostri si convincano ad andare “oltre”. Due album simili, per quanto ben fatti, bastano e avanzano.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.