Gotland – Gloria Et Morte

Gotland – Gloria Et Morte

2014 – full-length – autoprodotto

VOTO: 9 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Viíðarr: voce – EG Orkan: chitarra solista – Arnbjörn: chitarra ritmica – Var: basso – Hoskuld: batteria

Tracklist: 1. Proelium Aeternus – Intro – 2. Courage To Die – 3. A New Reign – 4. Adrianopoli – 5. Guta Saga – 6. Gloria Et Morte – 7. Heroic Eternity – 8. Slaves Ov The Empire – 9. Tenebræ In Urbe – 10. From Ashes To A New Era – Outro – 11. The Spiritlord (Windir cover)

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I Gotland sono una band in attività dal 2007 che si è fatta conoscere a livello underground con i due lavori Gotland e Beyond The Horizon (rispettivamente 2008 e 2010), cd dal sound apprezzabile ma non ancora del tutto personale. Ascoltando il demo di quattro anni fa è possibile riconoscere la bontà di alcune soluzioni ed è forte la sensazione di trovarsi di fronte a dei musicisti che, lavorando sodo, avrebbero potuto creare qualcosa di maggiormente caratteristico, facendo il classico salto di qualità. Tutto faceva sì pensare ad un miglioramento, ma non di queste epiche dimensioni. I Gotland, infatti, tornano nel 2014 con il primo full length – purtroppo autoprodotto – che nulla ha a che vedere con i pur discreti EP del passato, sbarazzandosi delle vecchie influenze e confezionando un disco di undici tracce con una professionalità che da sempre è merce rara in Italia.

Gloria Et Morte segna il passaggio da sonorità folkeggianti e oscure ad un pagan/black feroce e letale, in grado di colpire senza pietà più e più volte l’avversario, ma anche di concedere grandiosi momenti di melodia e break segnati dall’alta classe del songwriting. È proprio questo che rende i Gotland del 2014 maturi e sicuri: non un cedimento o una forzatura, tutto è al proprio posto e, nonostante i sessanta minuti di durata e i continui ascolti, Gloria Et Morte non solo non stanca mai, ma anzi rivela ad ogni passaggio dei nuovi particolari.

L’album parte alla grande, dopo l’atmosferico Proelium Aeternus – Intro, con Courage To Die, killer song dalle molteplici sfaccettature: up tempo, riff stacca collo, ripartenze fulminee e tocchi di classe (quel pianoforte così intrigante è praticamente perfetto) fanno della canzone un futuro inno da battaglia e non a caso è stata scelta per la realizzazione del videoclip promozionale. Le cose, però, migliorano ancor di più con A New Reign, brano ricco di partiture folk che lo rendono “divertente” fin dai primi secondi. La lunga composizione (sette minuti e mezzo) vede il preziosissimo contributo degli ospiti Riky Ragusa al sitar e di Paolo Cattaneo dei Furor Gallico con flauto e bouzouki, musicisti che con il loro lavoro aiutano a rendere A New Reign una canzone praticamente perfetta. Adrianopoli inizia con un bel giro di chitarra/basso che si trasforma presto in un feroce brano dal sapore symphonic black metal con la tastiera che crea un tappeto inquietante dove la batteria di Hoskuld si fa furiosa e le sei corde di EG Orkan e Arnbjörn tritano riff senza tregua. L’ottima Guta Saga suona come se i Turisas anni fa avessero sterzato verso una direzione estrema invece di rammollirsi sempre di più: orchestrazioni e chitarre essenziali fanno il loro lavoro (di grande impatto il break a metà canzone) con lo scatenato Viíðarr che da il meglio di sé. Il picco di violenza si tocca con la title track, dove in lingua italiana è raccontata la furia della battaglia dove o si uccide oppure si muore con gloria:

Pensieri fulminei, niente ragione
Tutto compiuto in un momento
Il buio, la luce
Negli occhi svanisce

Mors tua, vita mea

In Heroic Eternity si parla della storia dei Goti che, secondo la tradizione, inizia in un’isola in seguito rinominata Gotland. Up tempo e rallentamenti rendono la canzone dinamica, un ottimo preludio alla bestialità di Slaves Ov The Empire, ovvero la descrizione dei combattimenti tra i gladiatori nelle arene: con un testo che è un bagno di sangue la musica non può che essere cruda e minimale, ma non per questo troppo estrema. Sono infatti presenti alcuni riff heavy oriented e le brevi parti di flauto aiutano a rendere l’aria meno opprimente. La bella Tenebræ In Urbe, trattando di un tema duro come il sacco di Roma avvenuto per mano dei Visigoti, musicalmente è molto oscura e tornano forti le influenze black metal (alla Enthrone Darkness Triumphant per intenderci) che si uniscono gradevolmente con quelle meno estreme e più folk oriented. From Ashes To A New Era – Outro porta il viaggio musicale dei Gotland a conclusione, ma c’è ancora tempo per un’ultima chicca di questo eccellente Gloria Et Morte: la cover dalla canzone The Spiritlord degli immortali Windir. Ottima la scelta di una produzione più grezza ed essenziale al punto da dare l’idea che la traccia sia stata registrata in presa diretta.

Delle fasi di registrazione, mixing e mastering se ne è occupato Alessio Sogno, il quale ha svolto un lavoro esemplare presso l’Alarm Studio. I suoni sono la prima caratteristica positiva che salta all’orecchio dell’ascoltatore: potenti e definiti, perfettamente bilanciati, sono la marcia in più che necessita ogni disco per essere, al giorno d’oggi, ancora più appetibile in un mercato competitivo e saturo come quello del folk/viking metal. La straordinaria copertina è un’opera del francese Jean-Pascal Fournier (Immortal, Avantasia, Valknacht ecc.), mentre il completissimo booklet (presenti tutti i testi, le informazioni tecniche e le note storiche che “presentano” le canzoni) è stato realizzato da Hoskuld.

Ascoltando Gloria Et Morte si può facilmente notare come e quanto il sound dei Gotland sia cambiato negli ultimi anni: dai tempi di Gotland e Behind The Horizon di stagioni ne sono passate diverse e i musicisti hanno avuto tutto il tempo per capire come sviluppare al meglio il sound contenuto nei primi due lavori, elaborarlo ed estremizzarlo (non solo musicalmente) fino ad ottenere il risultato ascoltabile nella quasi ora di durata del full length. Di fatto Gloria Et Morte suona maturo e potente, i Gotland hanno trovato la via della maturazione confezionando un cd non solo di grande impatto, ma che sicuramente segnerà la strada ai più giovani e alla scena italiana come accaduto nel 2010 con De Ferro Italico dei Draugr.

Album del 2014? Probabile. Da avere assolutamente.

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