Under Siege – Under Siege

Under Siege – Under Siege

2018 – full-length – autoprodotto

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Paolo Giuliani: voce, cornamusa – Daniele Mosca: chitarra – Gianluca Fiorentini: chitarra – Livio Calabresi: basso – Marzio Monicelli: batteria

Tracklist: 1. Blàr Allt Nam Bànag – 2. Warrior I Am – 3. Time For Revenge – 4. Beyond The Mountains – 5. Invaders – 6. Sotto Assedio – 7. One To Us – 8. Bright Star Of Midnight

Un nuovo nome va ad arricchire la scena italiana: Under Siege. La band di Palestrina, Roma, muovendosi nell’ombra e con una manciata di show alle spalle, arriva a pubblicare il full-length di debutto dopo poco più di due anni di attività. La musica del gruppo prende a piene mani dal meglio del settore, ma la bravura di Giuliani e soci sta nel non copiare ma utilizzare le influenze musicali a proprio favore, sviluppando cioè un sound personale pur non nascondendo l’ammirazione per certe realtà: quindi non è un mistero che Falkenbach o gli Amon Amarth rientrino negli ascolti degli Under Siege, ma non c’è mai traccia di plagio all’interno dei quaranta minuti del disco, un dato non da poco per un esordio non preceduto da demo o EP.

Le prime note di Under Siege sono di cornamusa, strumento usato con parsimonia all’interno del cd, ma che quando fa il suo ingresso non lascia mai indifferenti. Blàr Allt Nam Bànag è un buon pezzo che unisce il death metal melodico delle chitarre con graziose melodie folk, il tutto valorizzato dall’ottimo ritornello cantato a due voci (clean/growl) e il pregevole stacco a tre quarti di canzone che fa tanto Suidakra dei tempi d’oro. La seconda traccia è la ritmata Warrior I Am, lineare quanto bellicosa e dal gustoso assolo di chitarra anticipato da note celtiche. Il titolo della canzone successiva la dice lunga sulle intenzioni degli Under Siege: Time For Revenge è infatti il brano più crudo del platter e l’influenza della band di Johan Hegg sono piuttosto chiare. Beyond The Mountains è una signora composizione dalle radici ancorate nel viking metal più massiccio ed epico, non avrebbe sfigurato nella tracklist di …Magni Blandinn Ok Megintíri. L’ascolto di Under Siege prosegue con Invaders, oscura e minacciosa nella quale si mette in mostra la compatta sezione ritmica, vero motore trainante della band; prima della fine della canzone troviamo un coro maestoso ed elegante, una vera chicca che mostra il potenziale del gruppo laziale. Arriva con Sotto Assedio la sorpresa dell’album: cantata in italiano è senz’altro l’highlight di Under Siege grazie alle ritmiche incalzanti e al ritornello da cantare dal secondo ascolto può diventare la Legio Linteata degli Under Siege. One To Us è un po’ anonima nonostante l’importante contributo della tastiera e il finale di cornamusa, ma forse paga lo scotto di stare in mezzo a Sotto Assedio e Bright Star Of Midnight, probabilmente le canzoni migliori del lotto. Quest’ultima parte soft e acustica per poi accendersi e diventare una sorta di malinconica power ballad che ricorda i migliori Ensiferum dei primi lavori qui rivisti in chiave personale: essendo Bright Star Of Midnight l’ultima traccia del cd non poteva esserci finale migliore di questo.

Il disco è curato nei minimi dettagli, l’artwork è ricco e accattivante e insieme al disco è possibile ricevere il booklet in formato libro ricco di illustrazioni, testi e tutte le info tecniche. La produzione è molto potente ma perfettibile: alzando il volume si ha l’impressione che la produzione e i “livelli” siano stati tirati al limite e il suono tende un po’ a distorcere.

Il debutto degli Under Siege è assolutamente positivo e “giusto” in tutto, dall’artwork al minutaggio finale passando, ovviamente, per la qualità delle canzoni. La band è agguerrita e determinata a portare la loro musica epica sui campi di battaglia dove sicuramente mieterà un gran numero di vittime.

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Morhana – When The Earth Was Forged

Morhana – When The Earth Was Forged

2015 – full-length – Art Of The Night Productions

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Maciej “Dzidek” Dzido: voce, chitarra – Patryk “Blady” Marczak: chitarra – Grzegorz “Zombeck” Lewandowski: basso – Igor Pisarek: batteria – Karina “Kari” Duczynska: flauto, voce – Laura Gantner: violino

Tracklist: 1. Intro – 2. When The Earth Was Forged – 3. Morhana – 4. Mgła – 5. The Traveller – 6. Trolls On The Sea – 7. Dreamland – 8. WTF – 9. Plinn – 10. Strzyga – 11. Sleeping Knight – 12. Giants Of Ice (bonus track)

Varsavia, capitale della Polonia, ha una buona scena folk metal composta da un discreto numero di band. Morhana è una realtà esistente dal 2006 che ha pubblicato nel corso degli anni un paio di demo, un EP e una raccolta con i migliori pezzi dei demo. Nel 2015, grazie all’etichetta Art Of The Night Productions – che in Polonia fa la voce grossa avendo in roster una gran quantità di gruppi locali –, esce il primo full-length dal titolo When The Earth Was Forged, nel quale sono raccolti sette brani tratti dalle precedenti uscite (chiaramente con un arrangiamento rivisto e una nuova registrazione) più tre composizioni nuove e un intro dalla breve durata.

L’extreme folk metal dei Morhana è piuttosto diretto e molto del merito della buona qualità la si deve al violino di Laura Gantner e al flauto di Karina Duczynska, strumenti fondamentali per la riuscita delle canzoni. I riff di chitarra sono potenti ma raramente dalla forte personalità, così come la sezione ritmica si mette a disposizione dei brani non cercando gloria fine a se stessa: la title track è l’esempio migliore di quanto appena detto. Le composizioni sono per la maggior parte dei mid-tempo studiati per lasciare grande spazio e libertà agli strumenti folk, ma non mancano momenti acustici (Morhana) o altri più melodici senza rinunciare a delle robuste chitarre (vagamente debitrici a Zakk Wylde) come in Mgła. The Traveller è uno dei pezzi più interessanti dell’album grazie a un convincente insieme di voce femminile durante le strofe, gutturale maschile (bridge e ritornello) e accelerazioni/rallentamenti mai banali e sempre funzionali alla riuscita della canzone. Capitolo a parte per WTF, up-tempo in levare dalla forte ilarità che porta a saltellare e lasciarsi andare per i quattro minuti di durata:

Why I’m walking so fuckin’ straight?
Have I drank something today?
Why my mind is so clear?
Where the fuck is my beer?”

Da menzionare anche lo strumentale Plinn e la conclusione affidata all’accoppiata Strzyga / Sleeping Knight, canzoni un po’ differenti da tutte le altre per stile, molto intense e con il cantato maschile clean, elemento inedito nelle prime nove tracce. Come bonus track è presente Giants Of Ice, cruda e grezza, forse la più estrema del lotto nonostante le deliziose note del flauto.

Il debutto dei Morhana è un mix di canzoni scritte anni fa e nuove composizioni, i cinquantuno minuti di When The Earth Was Forged, anche grazie all’efficace lavoro alla consolle di Romuald Vorbrodt, sono un buon punto di partenza per i giovani polacchi. La seconda parte del cd mette in mostra tutte le capacità dei musicisti che sono ora chiamati a realizzare un disco ancora migliore e più vario.

Best Album 2017: Scuorn!

BEST ALBUM 2017

Il 2017 è stato un anno ricco di album belli. Non sono mancate le sorprese, le delusioni e le mezze delusioni, ma oggi si parla solo di bella musica e per fortuna non è stata poca. La selezione dei dischi più meritevoli è stata difficile, sono rimasti fuori lavori meritevoli e nomi importanti, ma una lista di venti o più dischi avrebbe avuto poco senso.

Il 2016 ha visto vincere Runaljod – Ragnarok dei Wardura il titolo di Miglior Disco dell’anno, chi si siederà per dodici mesi sul trono del folk/viking metal?

1°: Scuorn, 130 voti: Parthenope è stato senza ombra di dubbio il disco rivelazione del 2017, e non solo in ambito pagan folk. Il debutto della one-man band campana ha lasciato tutti a bocca aperta, un lavoro trasversale che oltrepassa i confini del genere e che ammalia per la sua romantica bellezza.

2°: Helheim, 84 voti: il primo disco di un certo peso uscito nel 2017 è stato landawarijaR degli Helheim, esiste modo migliore di iniziare l’anno? Il sound dei norvegesi è affilato e stordente, ricco di sfumature e imprevedibili momenti emozionanti. Inoltre, la citazione di Impressioni Di Settembre non poteva assolutamente passare inosservata.

3°: Bloodshed Walhalla, 51 voti: Drakhen, mente e corpo dei Bloodshed Walhalla, è motivo d’orgoglio per noi italiani. Il suo terzo disco Thor, il più ostico per via dei settanta minuti spalmati in appena otto tracce, è una gemma preziosa purtroppo sconosciuta ai più. Viking metal ma non solo.

4°: Nokturnal Mortum: 39 voti: si fanno sentire poco i Nokturnal Mortum, ma quando lo fanno tirano fuori un discone come Істина/Verity e allora non si può che stare alle loro regole e aspettare tanti anni tra un cd e l’altro. Il furore dell’est colpisce ancora!

5°: Ereb Altor, 38 voti: puro viking metal, il sogno di ogni Quorthon adepto. L’ultimo lavoro Ulfven è un concentrato di tutto quello che un lavoro viking deve avere con un tocco prettamente nordico che completa alla grande un quadro veramente bello.

Gli altri: Vintersorg e King Of Asgard mancano la top 5 per appena un voto: Till Fjälls del II fa urlare di gioia ancora oggi a un anno dalla sua pubblicazione, mentre :taudr: dei vichinghi svedesi bada alla sostanza nei 33 minuti del disco a suon di riff ruvidi e canzoni potenti. Un grande ritorno è quello di Crom grazie all’ottimo When Northmen Die, con le classiche sonorità che da sempre contraddistinguono il progetto tedesco, ovvero l’unione del viking e del power più melodico. In campo piratesco non si può non citare i pazzi Alestorm con il loro No Grave But The Sea (il bonus cd cantato dai cani è da pelle d’oca…), mentre è da fare un discorso a parte per i toscani Wind Rose, freschi di mini tour in Giappone: Stonehymn è un signor disco di cazzuto power/folk legato in parte all’immaginario tolkieniano, ma la band sembra riscuotere più successo nel resto del mondo che in casa propria. Una manciata di voti sono andati ai fantastici The Flight Of Sleipnir, autori di Skadi, cd dalle sempre sorprendenti sonorità viking/stoner, così come pochi ne hanno presi anche i cupi Havukruunu: Kelle Surut Soi è un bellissimo disco ed è un peccato che in Italia quasi nessuno se ne sia accorto. Una menzione, infine, va agli inglesi Skyclad, tornati con un nuovo disco, il buon Forward Into The Past, dopo otto anni di silenzio.

E il 2018? In pochi giorni saranno sul mercato due nomi come Arkona ed Heidevolk, ma non dimentichiamo l’underground, sempre ricco e interessante, con Dalriada, Hordak, Adavant e Grimner per citare alcuni nomi. Il meglio, ne sono certo, deve ancora arrivare.

Infine vi ricordo che è stata pubblicata da poco la nuova compilation di Mister Folk, la numero 5! Potete scaricare gratis e legalmente 22 gruppi underground e l’artwork di Elisa Urbinati Illustration per scoprire e ascoltare tanta buona musica! MISTER FOLK COMPILATION Vol. V

 

Intervista: Infinitas

Quella degli svizzeri Infinitas è una proposta insolita: heavy thrash ed elementi folk in un unico album sono merce rara anche perché l’accoppiamento è sicuramente rischioso oltre che davvero insolito. Civitas Interitus, il loro ultimo album, è la risposta a ogni dubbio. Curiosi di saperne di più, di come è nato questo connubio e cosa pensa la band? Ha risposto alle domande la cantante Andrea Böll, buona lettura!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION –

Un ringraziamento a Stefano Zocchi per la traduzione dell’intervista.

Ho da poco recensito il vostro Civitas Interitus, ma prima di passare al disco vorrei che vi presentaste ai lettori di Mister Folk.

Siamo gli Infinitas e veniamo dal bellissimo paese di Muotathal, in Svizzera. La nostra line-up attuale ha Andrea alla voce, Selv alle chitarre e Piri dietro alla batteria. Però al momento siamo in cerca di persone divertenti capaci di suonare bene che il violino e il basso.

Il vostro primo lavoro è l’EP Self-Destruction del 2015. Come e quanto sono cambiati gli Infinitas negli ultimi due anni?

Da un punto di vista musicale non siamo cambiati molto. Le nostre canzoni hanno più struttura, ma in pratica lavoriamo ancora a ognuna individualmente. Ci sono stati dei cambi di strumento in formazione, che sono il motivo per cui stiamo cercando qualcuno per violino e basso. Tempo fa avevamo una ragazza ai flauti, ma ormai siamo passati oltre quel periodo, è l’ora che gli Infinitas trovino una line-up stabile per creare le fondamenta su cui basare un suono creativo e magnifico.

Civitas Interitus è un concept album interessante sia per la musica che per i testi. Vorrei partire da quest’ultimi e ascoltare il racconto della storia narrata nelle canzoni…

C’è effettivamente una storia che attraversa l’intero album, dall’Intro all’Outro. Racconta di diversi demoni e di come distruggono la città di Lunatris. Ogni demone distrugge una parte diversa della città, per assicurarsi che non ci sia via di scampo e che alla fine venga completamente demolita. Il nostro protagonista prova terrore, pericolo e resistenza. Sente che c’è qualcosa di strano e cerca un luogo sicuro, ma non riesce a trovarlo. Alla fine scappa con una barca e attraversa il mare.

Reputo il vostro full-length un disco ben riuscito, ma a colpirmi particolarmente sono stati i ritornelli. Credo che dietro ci sia un gran lavoro e il risultato è sempre di altissima qualità. Era un vostro obiettivo quello di creare dei ritornelli accattivanti e di facile assimilazione?

È una buona domanda. Sappiamo apprezzare un ritornello che attira, ma preferiremmo avere una canzone che sia intrinsecamente consistente. Lavoriamo con molta cura su ogni canzone e lasciamo che i membri del gruppo ci inseriscano le loro idee, anche se ciò significa che ogni tanto bisogna aggiustare il songwriting di Selv. Non ci fermiamo finché ogni membro non è soddisfatto del risultato, e anche finché non gli piace suonarlo. Vogliamo che gli altri sentano la nostra passione.

In Skylla sembra di ascoltare degli echi maideniani: la band di Steve Harris è tra le vostre influenze?

Ci piacciono i Maiden e il nostro precedente bassista, Pauli, è forse il più grande fan degli Iron Maiden sulla faccia del pianeta. Ci sono parecchie band che hanno influenzato le nostre canzoni, come Skylla: Amorphis, Children Of Bodom, Opeth, Wintersun, Ensiferum ecc. Certe influenze sono abbastanza riconoscibili, ogni tanto.

Avete dato molta importanza al booklet, che infatti è bello e davvero curato nei minimi dettagli. In particolare mi ha colpito la mappa, ritengo sia molto importante per comprendere meglio i testi e avere visivamente sotto controllo i luoghi dove avviene la storia.

Esatto, ci abbiamo messo un sacco di passione e lavoro sia nel booklet che nel design. Per noi è importante che l’ascoltatore non senta solo poche canzoni, ma che capisca l’intera storia dietro all’album. Per questo abbiamo pensato che una mappa avrebbe potuto essere d’aiuto per visualizzare il tutto. Il booklet offre parecchio a chi ha un occhio per i dettagli – e anche il lavoro artistico è qualcosa a cui vale la pena dare un’occhiata. Molti danno solo un’occhiata alla mappa e capiscono subito cosa stia succedendo.

La prima volta che vi ho ascoltato il pensiero è stato “wow, thrash e folk insieme, questa è una novità!”. Come vi è venuta l’idea di mischiare due generi molto differenti tra loro e c’erano all’interno della band qualcuno che non era d’accordo? Che voi sappiate, ci sono altre band che uniscono questi due generi?

All’inizio volevamo solo suonare thrash con voce femminile e violini. Per fortuna abbiamo creato qualcosa di ancora più unico. Ci sono ancora elementi thrash, e anche folk, ma abbiamo inserito anche cose melodic e death. Alla fine della fiera, non importa che genere suoniamo. Vogliamo solo divertirci e dare vita alle nostre idee. Selv si occupa di scriverle. È lui la persona dietro alle idee e alla visione del gruppo, e le tira fuori con la chitarra. Di sicuro ci sono band con un suono simile al nostro a cui ci comparano, come gli Skyclad. Non ne avevamo mai nemmeno sentito parlare finché qualcuno non ha detto che suonavamo simili a loro. Hanno un suono unico, che mischia parecchi generi, proprio come noi. Però non ci piacciono i confronti, perché non sono importanti. La cosa più importante è se la musica ti piace o no. Ad esempio se Selv tira fuori una nuova idea e piace a tutti gli altri, la suoniamo senza guardare il genere. Se non ci piace, non la suoniamo – è semplice.

Avete mai temuto di essere poco thrash per i thrashers e poco folk per chi ama il folk?

Ahah, e perché dovremmo? Sul serio, siamo chi siamo e c’è sempre qualcuno a cui non piacerai e lo sappiamo. Non lasciamo che sia una cosa che ci influenza. A volte scriviamo canzoni pesanti, a volte cose più rilassate. Non costringiamo nessuno a ascoltarci. Se non ti piace, va bene così. Ovviamente ci fa piacere se apprezzi la nostra musica. Ci sarà sempre qualcuno che dice che non siamo abbastanza thrash o che chiede più elementi folk a gran voce. Questo tipo di feedback riconosce l’esistenza del nostro lavoro, e noi andiamo avanti come vogliamo visto che ci sono altrettante persone che dicono che siamo il mix perfetto di merda pesante e melodica (heavy and melodic shit).

Il disco è un autoprodotto: una scelta precisa da parte vostra o mancanza di valide alternative?

L’abbiamo scelto noi. Due di noi sono musicisti a tempo pieno, che ci permette di svolgere i nostri compiti durante il giorno. È interessante osservare cosa succede durante la produzione, il rilascio e il marketing di un album. Per noi è importante non solo vedere, ma anche comprendere quel processo. Vogliamo continuare così finché possiamo e accumulare esperienza. Un giorno magari lasceremo qualcosa ad altre persone, ma alla condizione che il risultato finale sia sempre approvato da noi. Per ora facciamo tutto noi.

Dopo la release di Civitas Interitus su cosa state lavorando? Ci sono nuove canzoni in cantiere?

C’è un lyric video, e stiamo filmando un video. Ci sono anche dei progetti segreti, roba top secret di cui non possiamo ancora parlare. Ti dico solo questo: la fabbrica delle idee sta facendo gli straordinari. C’è un sacco di movimento nel nostro studio.

Grazie per la disponibilità, avete tutto lo spazio per aggiungere qualsiasi cosa vi passi per la testa.

Grazie davvero a Mister Folk per questa intervista, e soprattutto grazie a te, caro lettore, per essere arrivato fin qui e leggere della nostra roba. È davvero figo. Se vuoi tenerti aggiornato sugli Infinitas puoi dare un’occhiata a www.infinitasband.ch, su Youtube, Facebook e ovviamente Bandcamp. Siamo sempre alla ricerca di opinioni costruttive. A presto \m/

ENGLISH VERSION:

I’ve just reviewed Civitas Interitus, but before moving on to the album I’d like to ask you to introduce yourselves to Mister Folk’s readers.

We are Infinitas and are from the beautiful town of Muotathal, Switzerland. Our current line up consists of Andrea on vocals, Selv on guitar and Piri on drums. However, we are looking for skilled, fun people to play violin and bass.

Your first work is the Self-Desctruction EP, from 2015. How and how much has Infinitas changed in the past few years?

We haven’t really changed much from a musical point of view. Our songs might be a bit more structured, but basically we treat each song individually. We’ve had a few instrumental changes, hence why we’re undergoing another change and that’s why we are looking for somebody at violin and bass. Some time ago we had a girl playing the flute, although we have moved on and it’s time for Infinitas to find a stable line up to create a foundation and provide creative and awesome sound based upon.

Civitas Interitus is an interesting album to listen to, both regarding music and lyrics. I’d like to start from here, and listen to the story that is being told throughout the tracks…

There is indeed a story leading through the whole album, from Intro to Outro. It’s about several demons and how they destroy the city of Lunatris. Each demon ravages a different part of the city to make sure the whole city stands no chance and eventually will be completely demolished. Our protagonist experiences danger, fear and resistance. He feels something isn’t right and is in search of a safe place, but can’t find one. Eventually he escapes by boat and travels across the sea.

I believe your full-length is a well-realized album, but I was particularly impressed by the choruses. There’s a lot of work behind them, I believe, with very high quality results. Was writing catchy choruses able to easily hook the listener one of your goals?

That’s a good question. We appreciate a catchy chorus, however we’d rather have a song that is inherently consistent. We work meticulously on every song and let band member bring in their thoughts, even though it means that Selv’s song writings need to be changed again at times. That’s the way our songs are being made. We won’t stop until every single member is happy with the result and also loves to play it. We want others to be able to feel our passion.

There’s some Iron Maiden-ish influence in Skylla; is Steve Harris’ band one of your main influences?

We like Iron Maiden and our former bass player, Pauli, is probably the world’s greatest Iron Maiden fan. There’s quite a few bands which have influenced our songs, such as Skylla: Amorphis, Children Of Bodom, Opeth, Wintersun, Ensiferum etc. Every now and then certain influences are recognizable .

You put a lot of care into the booklet, which is very refined even down to the smallest details. I’m particularly impressed by the map, which I felt was very important to understand the lyrics and visualize all the locations where the story is set in.

That’s right, we have put a big effort and lots of passion into the booklet and design. It’s important to us that the listener doesn’t just get to hear a few songs, but rather understand the whole story behind the songs. That’s why we thought a map would help visually through the songs and album. The booklet offers so much to all who have an eye for details – also the artwork is worth checking out J All others just look at the map and instantly know what’s going on.

The first time I listened to your works I thought “wow, thrash and folk? That’s definitely new!” How did you come up with this idea of mixing two very different genres, and was anybody in the band who disagreed? Do you know of any other band playing this peculiar mix?

Initially we wanted to play thrash metal with female vocals and violins. Fortunately we created something even more unique. There’s still some thrash elements around and also folk, but we include even melodic and death metal elements. At the end of the day, it’s not important what kind of music we play. We just want to have fun and fulfil our own ideas. Selv writes our songs. He’s the man with the ideas and visions and rings them out with his guitar. Surely there are bands with similar music to whom we get compared to, like Skyclad. We had never heard of them before till somebody compared us to them. They produce an unique sound with different genres mixed together, a bit just like us. However we don’t really like comparisons, because they are not important. The most important thing is whether you like certain music or not. For example when Selv brings up a new idea of a song and we all dig, we play it no matter what genre. If we don’t like it, we don’t play it – simply put.

Have you ever been afraid of not being thrash enough for thrashers and not folk enough for folk lovers?

Haha why should we? Seriously, we are who we are and there’s always people who don’t like you and we know that. We don’t let that fact influence us. Sometimes we create heavy songs, sometimes we come up with soft stuff. We don’t force anyone to like our music. If you don’t dig it, fair enough. Of course we appreciate if you like our music. Obviously there’s always people who claim we were not thrash enough or who ask for more folk elements. Feedback like these acknowledge our work and we continue our way since there are equally as many people who say we play the perfect mix of heavy and melodic shit.

The album is self-published: was this by choice or by necessity?

It was our choice. Two of us are full-time musicians, which allows us to run our daily errands during the day. It’s a very interesting process to see what it all takes to produce, release and market an album. It’s important to us to not only see but also to understand that very process. We want to keep this up for as long as we can and gain experience. One day we might be willing to outsource certain parts but only as long as we have a say in the final product. As of now we still do all the work.

After having released Civitas Interitus, what are you working on now? Any new tracks?

A lyric video and we are also working on a music clip. On the other side we are working on secret projects, highly classified stuff we can’t tell anything about just yet. Just this: the creativity factory is working overtime. There’s lots of action going on in our studio.

Thank you for your availability, here’s all the space you want to say anything you might want to say.

Thank you very much Mister Folk for this cool interview and many thanks in particular to you, dear reader, for still keeping it up and reading our stuff. Awesome. If you want to be kept updated about Infinitas, don’t forget to check us out at www.infinitasband.ch, Youtube, Facebook and of course Bandcamp. We appreciate any feedback. See you soon \m/

Lysa Gora – To I Hola

Lysa Gora – To I Hola

2013 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Dorota Filipczak-Brzychcy: voce – Marta Jędrzejczyk: voce – Krzysztof Rukat: chitarra – Piotr “Mele” Maleszyk: basso – Krystian “Chrystek” Jędrzejczyk: batteria – Grzegorz “Laser” Lasek: strumenti a percussione – Dawid Banasiuk: flauto – Sylwia Biernat: violino

Tracklist: 1. Zoriuszka – 2. Oracz – 3. To I Hola – 4. Mateus – 5. Matulu Moja – 6. Lipka – 7. Lietila Zozula – 8. Unda – 9. Idzie Zotnierz (bonus track) – 10. Bogurodzica (bonus track)

Nati nel 2012 a Varsavia, Polonia, I Łysa Góra arrivano presto (e con pochissimi concerti alle spalle) al disco di debutto, l’autoprodotto To I Hola, anno 2013. La particolarità di questo album sta nel fatto che tutte le tracce presenti sono canzoni popolari aggiornate e riproposte secondo lo stile Łysa Góra. Il risultato è buono, piacevole all’ascolto e per niente scontato. Inoltre la breve durata complessiva (appena 39 minuti contando anche le due bonus track) aiuta l’ascolto ed evita l’effetto “già sentito” o, peggio ancora, l’inclusione di filler nella tracklist.

Le canzoni, come detto, sono quelle della tradizione polacca e molto spazio trovano le voci delle due cantanti Dorota Filipczak-Brzychcy e Marta Jędrzejczyk, così come non mancano di certo strumenti folk e percussioni varie. Mateus è probabilmente il migliore esempio di brano up tempo, breve e diretto, dall’animo allegro e spensierato. La seguente Matulu Moja è l’opposto: cupa e pesante, diversa (e più intensa) nell’interpretazione vocale, caratterizzata da un muro di chitarre compatto e spesso. La conclusiva Bogurodzica, invece, ha un qualcosa di liturgico e austero che la rendono singolare e accattivante fin dal primo ascolto. In alcuni frangenti del disco i musicisti si spingono oltre il classico folk metal, inserendo fraseggi o ritmi insoliti per questo genere musicale, come nell’opener Zoriuszka, nella quale spiazza (in positivo) la parte funky posta a metà composizione. Momenti come questo non fanno altro che arricchire To I Hola, rendendolo scorrevole e sempre interessante.

La produzione è equilibrata e potente, non perfetta ma in sintonia con la musica di To I Hola. Gli strumenti si sentono tutti in maniera chiara e la sensazione è di avere i Łysa Góra live a pochi metri. Quello che delude è invece l’aspetto visivo/fisico del cd poiché il digipak è privo di booklet e nel pannello interno trovano spazio appena una foto di gruppo e i nomi dei musicisti: decisamente troppo poco anche per un EP di debutto, figurarsi per un full-length. Sarebbe stato bello, ad esempio, poter leggere e capire i testi (rigorosamente in polacco) se fossero stati nel booklet con traduzione inglese a fronte.

Il primo disco dei Łysa Góra (il nome è preso dalla seconda montagna più alta della Polonia) è un buon prodotto per chi ama le voci clean e femminili, apprezza le belle melodie e si rilassa con l’heavy folk privo di estremismi sonori. To I Hola è un primo passo più che convincente in una scena musicale, quella polacca, sempre più affollata e qualitativamente ricca.

Best Album 2017

BEST ALBUM 2017

Ho selezionato alcuni album tra i migliori del 2017, potete votarne 3 (1-7 gennaio):

I selected some albums, you can vote 3 discs (1st-7th, January):

QUI potete scaricare la nuovissima Mister Folk compilation vol. V (22 bands, 100% GRATIS), buon ascolto!