Intervista: Dusius

Il debutto dei Dusius Memory Of A Man è arrivato a ciel sereno e ha colpito piacevolmente per il taglio professionale e il concept originale e anche piuttosto intricato. Ad aggiungere curiosità nei confronti della band emiliana, un mini tour in Inghilterra lo scorso autunno; insomma, di buoni motivi per intervistare questo “nuovo” gruppo folk metal ce ne sono in abbondanza, quindi spazio alle risposte dei ragazzi, buona lettura!

Per prima cosa direi di raccontare la vostra storia ai lettori di Mister Folk.

Ciao lettori di Mister Folk! La nostra band nasce nel 2010 come un gruppo di quattro amici (Rocco alla chitarra, Manuel alla voce, Erik al basso e Alessandro alle tastiere) accomunati dalla passione per la musica e con una grande voglia di scrivere canzoni proprie. Già dopo poco tempo la formazione ha avuto modo di allargarsi con l’entrata di altri due membri (Fabien alla batteria e Manuele come seconda chitarra) e il debutto col primo show in assoluto per Amnesty International a Parma. Nel 2013 siamo riusciti a produrre il nostro primo EP Slainte. Dopo qualche anno passato sotto una prima etichetta si è aggiunto il nostro settimo membro (Davide a flauti e cornamusa) giungendo alla formazione definitiva ad oggi della nostra band. Come ben sapete, a marzo scorso abbiamo pubblicato il nostro primo album Memory Of A Man sotto Extreme Metal Music.

Memory Of A Man è il vostro debutto. Vi chiedo come ci siete arrivati e come vi siete preparati a un evento e traguardo così importante.

In questi anni in realtà abbiamo scritto e composto il nostro album in modo molto “rilassato”, ovvero non ci siamo posti né delle scadenze né degli obiettivi, ma semplicemente abbiamo provato ad esprimere noi stessi attraverso le nostre competenze e i nostri gusti personali cercando di fonderli al meglio, in modo che il tipo di suono ricercato potesse rappresentare quello che c’è alla base del nostro gruppo: un profondo legame di amicizia. A questo proposito teniamo a sottolineare che in questo album abbiamo inserito tutte le canzoni che, anche quando il gruppo stesso era in forma “embrionale”, avevamo composto assieme, non scartando nulla nel tempo ma comunque rielaborandole e perfezionandole, tenendo sempre conto della “traccia”, dell’intenzione originale che le ha fatte nascere. Questo perché per noi esse rappresentavano non solo un semplice album ma un’opera con un valore intrinseco, l’espressione dei nostri diversi stili e delle nostre storie, nella sua evoluzione. Essi sono stati i nostri primi lavori, e ci sembrava giusto portare alla luce i nostri “figli”.

Quali sono stati i feedback finora ricevuti? Siete soddisfatti del risultato finale sia in termini di suono che di composizione?

I pareri ricevuti sono stati un 50 e 50: come ci aspettavamo alcuni hanno apprezzato il nostro sound, definendolo particolare ed interessante, altri invece hanno espresso pareri negativi. Noi abbiamo accettato qualsiasi opinione e siamo davvero contenti di tutti i feedback ricevuti nel bene e nel male. I gusti sono personali e chiaramente i giudizi negativi sono all’ordine del giorno, soprattutto quando ci si mette in gioco con un debut album che è stato volutamente un azzardo. In realtà siamo abbastanza convinti che alla fine dei conti siano questo tipo di opinioni ad essere più importanti. Le critiche possono aiutare a migliorare e magari prendere in considerazione aspetti che inconsciamente o distrattamente avevamo sottovalutato, per inesperienza o avventatezza. Non siamo pentiti della nostra opera, che riteniamo sincera e che, come detto, abbiamo deciso di pubblicare per intero dalla sua forma embrionale, con i suoi pregi e i suoi difetti. Siamo generalmente soddisfatti del risultato ottenuto. Ma ci consideriamo anche una band in itinere, la strada davanti a noi è davvero lunga: non abbiamo nessuna fretta, ma la voglia di migliorare è tanta.

Il disco è stato pubblicato con la tedesca Extreme Metal Music, per la quale la vostra rappresenta la prima uscita. In quale modo siete entrati in contatto con un’etichetta con zero dischi pubblicati? Come stanno procedendo le cose con loro?

Con il nuovo album già pronto nel 2016 abbiamo deciso di contattare diverse etichette e valutare eventuali proposte, accettando alla fine l’offerta di Extreme Metal Music: nella seconda metà del 2016, dopo aver incontrato Roberto e Valerio dell’etichetta, abbiamo firmato ed eccoci qua. Ci troviamo molto bene, c’è una grande professionalità, tanta comunicazione e voglia da entrambe le parti di mettersi in gioco. In sintesi si sta creando un rapporto sempre più stretto e siamo molto soddisfatti! Speriamo lo siano anche loro!

Memory Of A Man è un concept album. Nella recensione ho evitato di entrare nel dettaglio perché non avevo i testi, ma da quel che ho capito non sembra essere il “tipico” concept folk/pagan metal, ma anzi piuttosto articolato e originale. Avete tutto lo spazio per raccontare nei dettagli questa interessante storia.

Difficile dire cosa sia tipico o meno, abbiamo cercato di creare una storia che fosse il più possibile “nostra” sia a livello creativo che di messaggio. Il vissuto di ognuno di noi, inoltre, ha aiutato nella stesura della trama di base. Il nostro interesse era quello di raccontare qualcosa che potesse invogliare l’ascoltatore a godersi ogni traccia per scoprire come la vicenda si evolve e si conclude, stimolando la sua aspettativa.

Come da titolo si tratta della storia di un uomo, volutamente senza nome ma nonostante ciò, come tutti, con una sua identità e un suo personale vissuto. Esso vive un dramma, una sottile via costellata di perdite, di vendetta e redenzione, di patti e di inganni, sempre sull’orlo della follia. Il protagonista, uomo d’onore, assiste alla perdita di suo padre e, lacerato nell’anima, perde momentaneamente la ragione e cade preda di un irrazionale desiderio di vendetta. Questo si compie con la profanazione di un tempio durante un “baccanale”, che sfocia in crimini che suscitano (ovviamente) l’inevitabile ira degli dei. Viene messo dunque davanti ad una scelta: passare l’eternità tra i tormenti o lavorare come loro schiavo fino ad espiazione compiuta, con la falsa speranza che questo sacrificio basti per escludere la famiglia “dal loro furiosissimo sdegno”. Optando senza esitazione per la seconda alternativa, viene rinchiuso in una “spelonca” dove, giorno e notte accanto ad una forgia, sarà costretto a faticare come un novello Efesto. Il lavoro estenuante e una costante inquietudine per la sorte dei suoi cari lo logorano a tal punto da costringerlo a trovare una via d’uscita comunque inconcepibile. Dopo anni di espiazione il nostro fabbro accetta il suo fato con animo ormai spezzato, e sempre con il costante senso di colpa nei confronti di chi ama. Gli sovvengono dunque alcune visioni del presente nelle quali i suoi figli cadono sotto i colpi inferti da armi da lui stesso forgiate. Tutto ciò suscita in lui un nuovo moto di rivalsa nei confronti delle divinità, alimentato dalla volontà di poter salvare almeno la sua donna, l’unica persona amata rimastagli. Da qui un “patto col diavolo”, con l’antitesi divina che unica potrebbe spezzare il vincolo sacro a cui è stato sottoposto. Il demone gli commissiona due anelli e una spada, senza fornire ulteriori chiarimenti o direttive se non quella di lasciare il luogo del suo calvario a lavoro terminato. Compiuta l’ultima fatica, il nostro fabbro si dirige subito verso casa, dove però lo attende l’ultimo degli inganni. La sua donna, circondata dagli dei, accetta di unirsi in matrimonio col demone, mossa dal rancore verso il marito per aver rovinato la sua vita. Gli anelli sanciscono dunque il nuovo legame e la spada, brandita dal demone, squarcia letteralmente le vesti della donna in un ultimo atto di suprema carnale possessione. Il destino del nostro eroe si chiude così tragicamente. Addentrandosi solitario in un bosco e soppesando le sue azioni, guarda dentro di sé e comprende l’unica soluzione rimastagli. Cala dunque il sipario su un tentativo ancora non realizzato di ultima e definitiva liberazione, accompagnato dalla ricerca dei leggendari e benevoli spiriti del bosco (i “dusius”), gli unici che gli possano fornire conforto nel momento del trapasso.

Una storia molto simile a quella del Faust, insomma, ma con elementi più “paganeggianti”, per quanto questa parola ci faccia sorridere. Abbiamo volutamente lasciato vaghi tutti i riferimenti a mitologie esistenti proprio per far cadere l’attenzione su ciò che accade e come esso viene vissuto dal protagonista, sul contenuto stesso della nostra storia, non senza poter far viaggiare la fantasia.

Dusius live @ Northampton, UK

Musicalmente unite elementi folk con metal estremo e il risultato è piuttosto personale. Quali sono i vostri gruppi di riferimento e come nasce una canzone dei Dusius?

Possiamo affermare che non abbiamo propriamente dei gruppi di riferimento, ma ognuno di noi ha i propri gusti personali, a volte molto diversi: si spazia da cantautori come Guccini, a band sperimentali come Ayreon. Esiste comunque una matrice comune, che forse può essere accostata a Ensiferum, Finntroll, Troldhaugen e Trollfest. Solitamente le nostre canzoni nascono dalla proposta di uno dei nostri membri e quindi da un’idea fortemente influenzata dal suo personale stile, poi rielaborata anche dagli altri, e così via. Tenendo conto che ogni volta dobbiamo mettere d’accordo ben sette persone, immaginate la confusione. Ma dove starebbe il divertimento sennò?

Nel finale di Dear Elle c’è una parte con cantato pulito che mi ricorda i tedeschi Powerwolf. Lo avete notato anche voi e che opinione avete della band di Attila Dorn?

Sinceramente conosciamo ben poco i Powerwolf. Se quella parte li ricorda non è stato voluto, ma ci sentiamo comunque onorati del parallelismo. Ps: li abbiamo appena ascoltati, grazie a te, e ci sono piaciuti non poco.

La copertina è molto bella ed evocativa. Ha qualcosa a che vedere con il concept? Perché la scelta del soggetto è ricaduta su un cervo?

Per quanto riguarda il collegamento con il concept, possiamo dire che l’ambientazione della copertina cerca di rievocare quello che viene scritto nei testi, per dare a livello visivo l’idea dello scenario in cui si svolge la maggior parte delle vicende. La pallida luna piena che campeggia alle spalle del cervo viene non solo citata nei testi, ma ha di per sé un certo peso simbolico: rappresenta una “sorta di maestoso bellissimo e terrificante ammasso di eventi che paiono prendere il possesso di tutto lo spettro visivo ed emozionale di chi si presta a guardare, quasi a volerlo schiacciare”. Sembra la citazione di qualche poeta romantico o di un filosofo esteta dedito alla descrizione del sublime, ma no, è solo l’estro creativo del nostro cantante. Il cervo, inoltre, è stato scelto da noi come rappresentazione dello “spirito del bosco” da cui prendiamo il nome: “Dusius”, in un dialetto volgare medievale, significa appunto questo. Altro significato del cervo è quello del “buon auspicio” (dalla mitologia islandese): il fatto che questo animale cambi il palco ogni anno, maturando, rappresenta il rinnovarsi ciclicamente della sua vita, facendo nel contempo tesoro della propria esperienza. Esso è l’emblema dell’invecchiare con saggezza e quindi un buon auspicio per il raggiungimento di una vita piena.

Dopo l’uscita del disco vi siete concentrati sull’attività live? Com’è un vostro concerto? Ci sono brani (cover incluse) che suonate regolarmente ma non avete inciso?

Ovviamente si, stiamo cercando di trovare sempre date interessanti e di suonare con costanza. Abbiamo anche in programma un tour in Regno Unito per questo autunno, ulteriori informazioni sono state pubblicate sulla nostra pagina ufficiale (come avrete capito l’intervista risale allo scorso ottobre, ndMF). I nostri concerti rispecchiano noi stessi: “pane e salame” per così dire, molta spontaneità, un pizzico di teatralità, soprattutto dal nostro frontman e cantante Manuel, che sul palco dà sempre il meglio di sé. Crediamo che per chi ci guarda suonare sia fin da subito evidente il legame forte che ci affiata anche sul palco. Abbiamo invece abbandonato le cover da tempo, anche se a volte ne suoniamo alcune ri-arrangiate, spesso brani che non fanno parte del panorama folk metal, per eventi eccezionali. Suoniamo invece regolarmente alcuni brani in anteprima del prossimo album.

State lavorando a un nuovo disco? Se sì, potete dare qualche anticipazione?

Stiamo lavorando al secondo album, ancora sotto forma di bozza. Le idee ci sono ma sono in costante evoluzione, sia a livello compositivo che di contenuti. Il nostro obiettivo è quello di rendere più omogeneo e riconoscibile il nostro sound, levigare le imperfezioni a cui siamo andati incontro nei nostri lavori passati, come detto, cercando comunque di non snaturarci.

Rinnovo i complimenti per il lavoro svolto, siamo a fine chiacchierata. Lo spazio è tutto vostro!

Ti ringraziamo per la tua recensione e per averci concesso l’opportunità di questa intervista. Ringraziamo anche tutte le persone che ci hanno aiutato ad arrivare fino a qui, che ci supportano e che ci supporteranno.

Nota del cantante: “correte la vostra vita fino in fondo perché non saprete quando cadrete”.

Grazie mille, Dusius

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