Intervista: Calico Jack

L’attività del sito misterfolk.com inizia nella primavera del 2013 e i Calico Jack furono tra i primi gruppi a essere ospitati su queste pagine. La pirate metal band con sangue e sudore (e rum!) ha pubblicato il debutto omonimo su Underground Symphony a ben sei anni di distanza dall’EP Panic In The Harbour (e per l’occasione furono anche intervistati: potete leggere le loro risposte QUI). Dopo tanto lavorare e vista la bontà del risultato finale direi che i pirati lombardi si sono più che meritati l’intervista che state per leggere. Ragazzi, ora però ridatemi il gatto!

Sono passati ben sei anni tra Panic In Harbour a Calico Jack: cosa è successo in questo lasso di tempo?

Partiamo col botto! In questi sei anni da Panic In The Harbour è successo l’universo! Il nostro vecchio bassisti Ricky Riva ci ha lasciati per raggiungere un nuovo lavoro e trasferirsi in Svezia con la sua donna, abbiamo cercato un rimpiazzo passando tra vari cialtroni e troll che pur di avere un momento di gloria si spacciavano per musicisti, abbiamo suonato molto con Andrea Bluesman che ha preso il posto del basso per diverso tempo, abbiamo visto tante band suonare con noi, abbiamo fondato il Mediolanum Folk Fest assieme agli Athesis, che già alla sua prima edizione aveva riscosso molto successo, sempre promuovendo le band che hanno suonato con noi e che ai tempi nessuno conosceva, abbiamo stretto amicizia con band internazionali come Lothlorien o Vorgrum, abbiamo diviso il palco con band dello stampo di Negură Bunget e Týr. Insomma sono stati anni intensi e i lavori per l’uscita di questo nuovo album hanno dato filo da torcere tra fonici incompetenti oppure troppo pieno di loro per dare importanza a un’opera prima come la nostra.

Avete pubblicato il vostro debutto su Underground Symphony: come siete riusciti a strappare il contratto alla storica label tricolore?

Non è stato difficile, nel campo della musica estrema le persone sono molto più disponibili di quello che si vuole far credere, e poi raggiunte le mille copie vendute dell’album abbiamo promesso che restituiremo loro le rispettive famiglie.

Ora che il disco è stato pubblicato, vi sentite più leggeri? Immagino che avere tra le mani il frutto di anni di passione e sacrificio sia una grande soddisfazione!

È una soddisfazione immensa, vedere arrivare la scatola con tutti i digipak è stato come vedere arrivare dalla nursery un’infermiera sexy col tuo pargolo in braccio, non sai per cosa commuoverti. Ci sentiamo più leggeri ma anche più gasati e non vediamo già l’ora d far uscire il secondo album!

Quali sono a vostro parere i punti di forza del disco? C’è un brano che secondo voi racchiude l’animo dei Calico Jack? Infine, dovendo puntare su una sola canzone per conquistare il pubblico, quale scegliereste e perché?

Sicuramente i punti di forza sono le ritmiche sempre diverse, ci conosci e sai che i nostri pezzi sono sempre frizzanti e movimentati, l’abilità di Caps alla batteria riesce a dare spazio a nuove ambientazioni e ritmi a tratti più tribali come in Caraibica per non parlare delle magistrali improvvisazioni di violino di Laura Brancorsini. Puntare a una sola canzone per conquistare il pubblico? Bella domanda! Tutti i pezzi dell’album devono essere unici, tutti raccontano una storia e tutti raccontano la nostra storia. Ognuno di noi ha dato una parte di se in ogni pezzo, abbiamo anche una traccia di diciotto minuti, la nostra più grande sfida nel riuscire a renderla briosa, interessante e mai monotona, potrete trovare lì una marea di influenze musicali tutte coerenti tra loro seppur diverse, non è facile, ci abbiamo lavorato per anni e poi mesi e mesi di prove per riuscire a registrare, è stata un’impresa… c’è chi non riesce a mantenere l’attenzione del pubblico nemmeno con una da undici minuti!

Under The Flag Of Calico Jack dura ben diciotto minuti: come è nata una canzone del genere e come vi siete trovati a gestire un minutaggio così elevato? Avete mai avuto la paura di “strafare”?

Strafare non è una paura ma un obiettivo! Under The Flag Of Calico Jack è stata, come dicevamo prima, la nostra più grande sfida! È nata dal sogno di un folle poi trascritto dalle mani di un pazzo! La ciurma è molto più grande di quello che sembra e mantiene viva la nostra ispirazione ed è la nostra molla creativa, questo pezzo è per loro, per ogni singolo membro. Non ci siamo lanciati in questo pezzo per fare la solita gara a chi lo ha più lungo, è il caso di dirlo, ma è per tutti coloro che credono in noi, che ci supportano e sostengono, per dire a loro “ecco cosa avete fatto per noi”.

Songs From The Sea è una canzone strumentale inusuale, con tracce di folk irlandese a farla da padrone. Non accade spesso di avere a che fare con un brano del genere, soprattutto in un genere come il vostro. Direi quindi che per la realizzazione di questo disco non vi siete posti dei limiti e il risultato in tal senso è ottimo perché Calico Jack è un cd fresco e vario. Siete d’accordo con me? Come è venuta fuori una strumentale come Songs From The Sea?

Si siamo d’accordo, Songs From The Sea è un pezzo strumentale più particolare di altri, non è una ballad, si può ballare o ci si può scapocciare e tiene bene alto il livello sia dal tuo avvocato che ad una gara di rutti, ne siamo fieri. L’ispirazione è stata semplice in realtà, il mare è pieno di canzoni e tradizioni quanto la terra ferma, ma pochi si soffermano ad ascoltare, a ricordare; quindi ci piazziamo noi in questo buco e godendoci anche molto.

Ho trovato gli interventi di violino sempre molto utili a dare un qualcosa in più alla canzone, uno strumento mai invadente e al servizio del risultato finale. Come lavorate in sala prove, c’è una persona in particolare che porta i pezzi pronti o lavorate insieme nel creare le nuove canzoni?

Il nostro processo creativo è molto divertente per noi. Come già detto ognuno mette qualcosa di sui nei pezzi che scriviamo. Toto compone e scrive e tutti noi mettiamo il nostro per renderlo ancora più unico è perfetto. Ci sono casi in cui il processo è stato inverso, ad esempio Jolie Rouge, scritta da Melo, oppure Where Hath th’Rum Gone in cui è nata prima tutta la parte di violino da Dave.

L’unico difetto che ho riscontrato del vostro disco è l’eccessiva lunghezza. Ho pensato “forse hanno messo tutte queste canzoni perché ne hanno scritte tante senza pubblicarle e questa è la loro occasione”. Nel senso che se ci fosse stato un EP due/tre anni fa forse qualcuna sarebbe finita lì e non sul full-length. Quanto mi sbaglio?

Parecchio! In realtà abbiamo anche rifatto e inserito pezzi già noti ed altre canzoni le abbiamo tenute per il secondo album, lo abbiamo fatto per dare coerenza al nostro lavoro e dare a chi ci ha supportati sin dalla prima demo la possibilità di sentire alcuni pezzi più amati in una qualità migliore. Questo è il primo album, nasce dalle ceneri di ciò che è stato prima e si evolve. La lunghezza è un fattore relativo, siamo solo più abituati ad album più brevi fatto da canzoni più brevi, noi non potremmo condensare l’emozione che vogliamo trasmetterti in tre minuti di brano.

Le registrazioni delle parti di violino sono state affidate a Laura Brancorsini perché Dave era indisponibile. Dopo tanti anni di attesa e duro lavoro non si poteva aspettare che Dave fosse arruolabile per lo studio?

La vicenda con Dave è più profonda di così, la creazione di un album è un processo lungo e stressante, spesso una band non ne esce per nulla o non ne esce integra, vi assicuriamo che non sono interviste per fare i fighi quelle che sentite in giro. Ad ogni modo ora siamo ancora noi e vogliamo restarlo… almeno fino al prossimo album! XD

Ho visto l’intera serie Black Sails e mi è piaciuta molto. Qualcuno di voi l’ha seguita? Opinioni a riguardo?

No spoiler please! Giò è ancora alla seconda stagione! L’opinione su Black Sails è positiva, pur avendo un concetto della moda e dei dialoghi avulso da qualunque accuratezza storica… è divertente ed avvincente, il fatto che sia un prequel all’ isola del tesoro la rende ancora più epica, per non parlare dei personaggi storici all’ interno della narrazione.

Sempre a tema pirati, ho letto i due libri di Björn Larsson dedicati a John Long Silver e li ho trovati deliziosi e in grado di raccontare la vita con l’occhio del pirata, nel bene e nel male. Anche qui vi chiedo se conoscete i libri e se avete un parere su questi volumi.

Siamo abbastanza appassionati di letteratura sui pirati, il nostro Giggi ha tutta la collana di Masters And Commanders, Giò ha tutta la trilogia dei pirati di Evangelisti e sì, abbiamo letto anche La Vera Storia Del Pirata Long John Silver. Particolare, avvincente, un buon spaccato sociale tra aristocrazia e comunità, tra legalità ed illegalità, personalmente riesce a dare anche ottimi consigli di vita.

Se si parla di pirate metal si fa sempre e solo il nome degli Alestorm: volete suggerire ai lettori qualche altro nome interessante da seguire?

Eh Cazzo sì! Ragazzi non dovete scordare le radici, la band pirate metal per eccellenza! I Running Wild!!! Senza loro gli Alestorm non sarebbero mai esistiti anche se in alcune interviste dicono il contrario. La musica piratesca è molta come ad esempio i Toterfish, i The Privateers, anche fuori dal metal esistono gruppi davvero insuperabili come i Ye Banished Privateers!!! Ragazzi esplorate i generi e troverete vecchie band pazzesche e nuove band ancora sconosciute ma geniali!!!

Come vi state organizzando per promuovere il disco? Avete già delle date fissate in Italia e suonerete anche all’estero?

La promozione dell’album è in sinergia con la nostra label che sia sta occupando di recensioni e distribuzione dell’album. Noi privatamente stiamo attuando le nostre piccole strategie. La distribuzione è ottima da store online come iTunes a quelli fisici, lo potete trovare ovunque, anche ai nostri concerti

Quali sono le tre cose che un pirata deve necessariamente fare per poter essere definito tale?

Per prima cosa sappi che se sei della polizia devi dircelo! Ragazzi volete vivere pirata? Bevete, scopate e fate il cazzo che vi pare! Essere pirati vuol dire essere liberi! Accumulate il vostro denaro e poi godetevelo come più vi fa stare meglio e venite ai concerti dei Calico Jack!!!!

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Intervista: Calico Jack

Tesori da scoprire, navi da abbordare, rum da scolare… non si sta parlando del nuovo film della Disney, bensì dei Calico Jack, formazione lombarda attiva da un paio di anni che ha da poco rilasciato l’EP Panic In The Harbour. Scopriamo cosa hanno da dirci i pirati italiani…

Calico Jack live

Calico Jack live

Siete una band giovane e poco conosciuta: presentatevi ai lettori di Mister Folk.

La band è stata fondata nel 2011 dai fratelli Toto (chitarra ritmica) e Caps (batteria) con l’obiettivo di fondere l’heavy metal dei mitici ’80 con il più recente folk metal scandinavo, il tutto avvolto da un’atmosfera marinaresca, ispirato dalle canzoni popolari e dai canti marinari della tradizione anglosassone. La ciurma si è formata subito con il violinista Dave, il cantante Giò e il bassista Ricky Riva. Dopo qualche cambiamento si è unito al gruppo anche Melo (chitarra solista). Dopo un paio di apparizioni live al Blue Rose Saloon di Bresso, abbiamo registrato il demo Scum Of The Seas uscito nel novembre 2012. In seguito, ci siamo esibiti in diversi locali di Milano e dintorni e nel frattempo abbiamo composto altre canzoni. A giugno 2013 siamo entrati nei Frequenze Studio di Monza per registrare il nostro primo EP, contenente altre quattro tracce fottutamente piratesche!

L’EP Panic In The Harbour suona più maturo rispetto al demo Scum Of The Seas, e le canzoni sono di qualità superiore. Frutto del lavoro in sala prove?

Il primo demo è stato solo un esperimento fatto anche di fretta che raccoglieva le idee raccolte fino a quel momento e come hai potuto sentire la registrazione era da scantinato anni 90′, senza spendere un euro! Purtroppo come tutte le band agli esordi non possiamo permetterci una registrazione eccellente però con questo nuovo disco abbiamo deciso non solo di affidarci ad uno studio vero, ma abbiamo tirato fuori anche tutta la nostra follia sbronza da serate alcoliche!!

Tutte e quattro i brani sono piacevoli e ben fatti, con Where Hath Th’ Rum Gone? e Grog Jolly Grog, a mio parere, un gradino sopra gli altri due. Avete delle canzoni preferite, e siete completamente soddisfatti del risultato finale?

Pensiamo che tutte le nostre canzoni siano venute fuori come ci aspettavamo, anche se ovviamente si poteva fare di più soprattutto in fase di produzione e mastering… sì, diciamo che le canzoni alcoliche più folk sono quelle che più ci divertiamo a suonare, ma non trascuriamo anche delle composizioni più ragionate come Deadly Day o House Of Jewerly, o gli assoli tipicamente Heavy/Power forse inusuali in un genere come il folk.

Il violino di Dave compie un ottimo lavoro, trovo che dia alla musica quel senso di divertimento sfrenato che in un genere come questo è sempre il benvenuto.

Dave è il più pazzo del gruppo, pensa che la canzone Where Hath Th’ Rum Gone? è stata scritta da lui una notte dopo una pesante sbronza alcolica!

Il growl profondo di Giò, invece, non sempre è facile da digerire. Ci si aspetterebbe una classica voce pulita, mentre il growl si fa fatica ad assimilarlo. Anche in questa maniera cercate di distinguervi dagli altri?

Giò: Beh più che con l’utilizzo della voce growl a distinguere la band è il come viene usato. Spesso mi ritrovo a sparare degli intricati scioglilingua in inglese che il caro Toto mi scrive e mi obbliga a cantare ad una velocità disumana. Certo questo non avviene in ogni singolo pezzo ma trovo che questa piccola vena thrash che ogni tanto torna in superficie aiuti a caratterizzarci ancora di più. Riguardo alla digeribilità della mia voce sto cominciando una cura a base di ormoni femminili per renderla più dolce della panna!!!

Immagino che i testi ruotino attorno a temi quali rum e alcool, mari da esplorare e navi da assalire, mi sbaglio?

Le tematiche riguardano tutto il mondo dei pirati, le leggende o i racconti di pura invenzione come la vicenda di Sharkbite Johnny, i mostri marini come il Kraken, il Grog, un bevanda a base di acqua e Rum…

"Poulpe Colossal" attacks a merchant ship (1810, Pierre Dénys de Montfort)

“Poulpe Colossal” attacks a merchant ship (1810, Pierre Dénys de Montfort)

Com’è un concerto dei Calico Jack? Proponete alcune cover?

Un concerto dei Calico Jack è una cannonata in faccia!!! E ovviamente ci si ubriaca di brutto! Di cover abbiamo fatto dei classici come Beer Beer e Vodka (dei Korpiklaani, nda), adesso vogliamo proporre qualcosa di diverso che non si sente spesso come Black Hand Inn dei grandissimi Running Wild.

Cosa vi affascina del mondo dei pirati? Da dove viene questa passione?

Il più grande appassionato di pirati è Toto che infatti ha creato la band, ha composto le prime canzoni e ha scritto i testi. A noi tutti il mondo della pirateria affascina molto e troviamo che sia una tematica originale rispetto ai soliti vichinghi, troll ecc., infatti le band metal nel mondo che si dedicano a questo tema si contano sulle dita di una mano… almeno possiamo vantarci di essere gli unici stronzi che fanno folk piratesco in Italia ahah!

Pensate che libri come L’isola Del Tesoro possano essere uno spunto valido per comporre musica?

L’Isola del Tesoro è stata l’opera che ha praticamente inventato il genere delle avventure piratesche, insieme ai romanzi storici di Defoe. Se non ci fosse stato quel libro, poche persone oggi conoscerebbero le imprese e la vita delle ciurme dell’Età dell’Oro della pirateria, anche grazie al carisma di Long John Silver, uno dei personaggi più riusciti della letteratura. Tutto quello che riguarda i pirati prende spunto in qualche modo dall’opera di Stevenson, e magari anche i Calico Jack prima o poi gli renderanno omaggio direttamente!

Il vostro parere sugli Alestorm? Li trovo molto divertenti e dall’attitudine giusta per suonare il loro scottish pirate metal…

Gli Alestorm sono sicuramente una band matta e irresistibile dal vivo, sono ovviamente simili a noi visti i temi trattati, ma noi vogliamo parlare del mondo dei pirati in modo un po’ diverso dal loro, diciamo meno demenziale. Comunque ci teniamo a precisare che il nostro sound si rifà di più al pirate metal dei Running Wild (che tra l’altro sono stati i primi a fondare il genere e a portarlo ad alti livelli) che non a quello degli Alestorm e i pirati come li intendiamo noi non hanno nulla a che fare con Johnny Depp e Orlando Bloom! A questo si aggiunge l’influenza moderna della voce growl e delle melodie folk allegre, anche se ognuno di noi è influenzato da diversi generi come il power, il thrash, il death e l’heavy metal classico… non ce la sentiamo di etichettarci come una band puramente folk. Quando ci dicono: ragazzi dovete fare questo, suonare quest’altro, noi rispondiamo: amico, siamo i Calico Jack e suoniamo quel cazzo che ci pare!!

Salutate i lettori del sito da vere canaglie dei mari!

Ahoy!!! Ci si vede sotto il palco! Comprate i nostri dischi, downloadateli e spacciateli in giro! (con noi la pirateria non è un reato!) Passate dal nostro fottuto canale youtube, dalla nostra pagina Facebook e dal nostro sito per tenervi sempre aggiornati sulle nostre depravate scorribande tra i sette mari!! Yo-ho-hooo!!

Bang!

Bang!

Calico Jack live