Intervista – Balt Hüttar

I Guardiani del Bosco, ovvero i Balt Hüttar, si raccontato ai microfoni di Mister Folk e lo fanno con passione e desiderio di far conoscere la propria musica e la loro amata terra cimbra. Tra folk metal e rune,  Malpaga Folk & Metal Fest e approfondimenti sui testi, ne esce una chiacchierata piacevole quanto interessante, che fa venire una gran voglia di ascoltare nuovamente il debutto Trinkh Met Miar camminando nella natura tanto amata dai Balt Hüttar

Ciao Balt Hüttar, benvenuti su Mister Folk! Raccontate ai lettori la storia della band: come vi siete formati, l’origine del nome e perché avete scelto di suonare folk metal.

Grüus-ach! Ciao a tutti! Tutto è nato nel 2011 da un’idea di Mattia, che voleva cercare di unire la sua passione per la musica popolare di matrice nordeuropea e quella per il metal. Allora in Altopiano non si era ancora sentito nulla del genere e la proposta ha intrigato da subito Federico, poi Jonathan e Tiziano Broccardo (il nostro primo bassista); la formazione mancava però di un elemento fondamentale: uno strumento popolare (Mattia suonava solamente la chitarra). Così, dopo alcune ricerche, i quattro ragazzi hanno conosciuto Ilaria, che allora suonava perlopiù in ambito prettamente ‘folkloristico’, ed è subito scoccata ‘la scintilla’. Dopo circa un anno Nicola ha preso il posto di Tiziano e da allora siamo rimasti stabili. Fin da subito il progetto ha avuto un forte legame con la cultura cimbra, al nostro retaggio (legato appunto alla matrice nordeuropea), ed è questo che ci ha portati a scoprire e identificarci sempre più nella realtà del folk metal. Già dal nome che abbiamo scelto si evince il legame con la cultura cimbra e le tematiche del genere: Balt Hüttar significa, in cimbro, Guardiani del Bosco; una già implicita espressione del legame con la nostra terra, la natura e gli antichi valori.

Nel 2014 avete pubblicato il demo Tzimbar Tantze, come e quanto siete cambiati da allora?

Questi quattro anni sono stati ricchi di fantastiche esperienze che ci hanno fatti crescere molto, ci hanno cambiati e proiettati in un’ottica diversa, un’ottica che ci ha portati alla pubblicazione di Trinkh Met Miar. L’evento più importante per questa svolta è stato sicuramente il Vicenza Rock Contest: tutti i premi (primo posto assoluto, miglior band vicentina, miglior band metal ecc.), gli apprezzamenti e le occasioni che ci ha offerto ci hanno infuso molta fiducia nel progetto e siamo così riusciti ad avere lo ‘slancio’ per proiettarci in una dimensione nuova. Prima eravamo sicuramente molto più ‘grezzi’, mentre ora cerchiamo di curare molto più i dettagli, soprattutto in fase compositiva e di armonizzazione. Anche l’aspetto ‘linguistico’ è cambiato molto: abbiamo implementato molto le lyrics in cimbro, grazie ad un costante studio della lingua e al crescente legame con l’Istituto di Cultura Cimbra di Roana.

Come siete giunti alla Areasonica Records?

Una volta ultimate le registrazioni di Trinkh Met Miar ci siamo subito adoperati per trovare un’etichetta che lo potesse sostenere e, dopo una travagliata ricerca fra le più indicate secondo noi, ci siamo imbattuti nella e-mail di Areasonica. Così ci siamo sentiti via e-mail e via Skype trovando un accordo comune. Da lì è iniziata concretamente la nostra collaborazione.

Siete soddisfatti del risultato finale di Trinkh Met Miar? Ci raccontate qualche storia relativa alla composizione delle canzoni e del periodo passato in studio di registrazione?

Sì, pensiamo che il nostro potenziale sia ben espresso dal disco. Ovviamente abbiamo ancora molta strada da fare, ma per noi Trinkh Met Miar costituisce un obiettivo raggiunto e un solido punto di partenza per i lavori futuri. Andrea dello studio Produzioni Fantasma ha fatto, secondo noi, un ottimo lavoro per le nostre e sue possibilità (al momento della registrazione) ed è stato molto disponibile e simpatico. Sicuramente è stata una bellissima esperienza per tutti, delle giornate per noi molto divertenti e stimolanti. Per quanto riguarda degli aneddoti della composizione, ci viene in mente com’è nata Bar Zeinan Noch Hia (tr.: Noi Siamo Ancora Qua): era una sera (sembrava come tante altre) in cui dovevamo far prove e, al nostro arrivo, ci siamo accorti che le chiavi della saletta erano state portate via da qualcuno. Non ci siamo persi d’animo e ci siamo ‘rifugiati’ in una stanza adiacente (sempre nella stessa struttura) dove si trovava un vecchio pianoforte; così, partendo da uno spunto portato da Jonathan abbiamo iniziato tutti insieme a scriverne il testo e a comporne la melodia con il pianoforte e gli strumenti elettrici senza amplificazione; le prove successive tutto ha preso più corpo, ma la struttura è nata così: senza neanche la sala prove.

Nel disco ci sono canzoni “tipicamente” folk metal fatte bene come Dating A Witch e Trink Bain, Trink, ma credo che voi diate il meglio quando nella composizione andate “oltre” il classico del genere, è il caso di Tzimbar Baip e Tantzasto Met Miar. Cosa pensate di quanto vi ho appena detto? Quali sono le sensazioni che da musicisti provate nel suonare le varie canzoni?

Le tue parole ci fanno molto piacere, noi cerchiamo di inserire sempre qualcosa di diverso in ogni canzone, cerchiamo di attingere a più ispirazioni possibili per ottenere dei risultati spesso anche inaspettati. Il mondo della musica popolare è immenso (anche se ci si sofferma su un’area relativamente ristretta, come quella nordeuropea) e noi vorremmo spaziare il più possibile, unendo sonorità diverse, anche in base alle tematiche trattate. Un esempio di questo può essere proprio Tantzasto Met Miar, che assume sonorità e strutture più ‘popolari’ e ‘folkloristiche’, accordandosi col testo (di rimando, a livello concettuale e strutturale, prettamente popolare. Suonare le proprie canzoni è un’emozione unica, indescrivibile, soprattutto quando alla loro base ci sono concetti, emozioni e legami personali forti. Vedere poi altre persone che ascoltano, apprezzano, e cantano insieme a te queste espressioni di te stesso e del tuo retaggio è una sensazione ancora più speciale, che riempie di gioia.

Il titolo del disco e la copertina hanno un legame tra di loro?

Certamente: il titolo è un invito diretto a festeggiare insieme, a condividere dei momenti speciali, e la copertina raffigura proprio uno di questi momenti di festa. L’illustrazione si rifà all’antichità, quando era in uso festeggiare attorno a dei grandi falò, richiama quindi anche il folclore arcaico dei nostri antenati, anche attraverso l’ambiente in cui si svolge la scena: si tratta infatti di un luogo ben preciso del nostro Altopiano, l’Altar Knotto (“Antico Masso” in cimbro), un’enorme pietra in bilico su uno strapiombo che si dice fosse teatro di celebrazioni rituali e dei sacrifici in epoche remote.

Perché il titolo è scritto anche con le rune? Non credete che sia un po’ una forzatura visto che il disco racconta della vostra terra?

Assolutamente no, il legame dei Cimbri con la cultura germanica è innegabile e ancora visibile in alcune tradizioni e nella lingua, e anche questo è uno dei nostri obiettivi: ricreare un legame fra la cultura cimbra e quella da cui essa discende direttamente. Oltretutto, come riferito anche dallo studioso locale Giancarlo Bortoli nel suo libro “Hanepoz – L’Incudine di Thor”, ci sono delle testimonianze secondo le quali in Altopiano, prima di essere state distrutte durante l’affermazione del Cristianesimo, ci fossero delle pietre con incisioni legate al mondo germanico, fra le quali proprio delle rune del Futhark.

I testi sono in inglese, italiano e cimbro. Perché la scelta di esprimervi in tre lingue? Sarà così anche in futuro?

Questa nostra scelta deriva dalla volontà di far conoscere la cultura della nostra piccola realtà in Italia e nel mondo, in un messaggio di unità che contribuisca a salvaguardare la sopravvivenza della cultura cimbra. Per questo pensiamo di continuare in questa direzione, mescolando sonorità e influssi diversi, magari concedendo sempre più spazio alla nostra antica parlata.

Ci sono dei testi ai quali siete più legati e che tenete a far conoscere ai lettori di Mister Folk?

Ognuna delle nostre canzoni per noi rappresenta qualcosa di unico, perché in ognuna di esse abbiamo riversato passione, sentimenti e messaggi che ci stanno a cuore e in ognuna abbiamo cercato di dare qualche particolarità che la contraddistingua. Per quanto riguarda prettamente i testi, forse i più significativi per noi sono quelli di Maine Liibe Perg (tr.: Mia Cara Montagna) e di Khriighenacht (tr.: Notte di Guerra): il primo è un vero e accorato inno alla nostra Terra, alla sua travagliata storia e al legame con essa (e con la natura stessa), mentre il secondo è il racconto del dramma della guerra (nello specifico, della Prima Guerra Mondiale, che ha pesantemente colpito l’Altopiano e la sua gente) attraverso gli occhi di un soldato in trincea che ne resta sopraffatto in un crescente delirio di sofferenza.

Siete reduci dal Malpaga Folk & Metal Fest, come vi siete trovati? Come è stato il concerto e quali sono stati i feedback a fine serata?

È stata una bella esperienza, una giornata che ricorderemo (anche per il gran caldo, a cui non siamo abituati! 😀 )! Il concerto è stato molto divertente e, nonostante l’orario della nostra esibizione, c’è stata una bella risposta del pubblico (che ringraziamo); questo, naturalmente ci ha riempiti di gioia e di energia, noi abbiamo dato il massimo e speriamo di aver fatto divertire tutti tanto quanto ci siamo divertiti noi. L’evento è senz’altro uno fra i più significativi a cui abbiamo partecipato, con delle band fantastiche e un pubblico numeroso ed energico… che dire? Speriamo di ripetere presto questa esperienza!

Pensate che un evento come il Malpaga Folk & Metal Fest sia “solo” un festival musicale o c’è qualcosa che va oltre la musica?

Sinceramente pensiamo che dove c’è Musica (quella vera), come al Malpaga, ci siano sempre dei valori e dei messaggi che vanno oltre il mero intrattenimento. In eventi come questi si entra quasi in un altro mondo, dove si possono fare esperienze uniche, fare amicizie singolari e conoscere realtà nuove e affascinanti.

Come pensate di muovervi nei prossimi mesi? Siete in fase di scrittura del nuovo materiale?

Siamo già da qualche mese (nonostante i numerosi impegni live) al lavoro su materiale nuovo, stiamo cercando di sperimentare ancora e ci stiamo dando da fare! Abbiamo ancora delle soprese in serbo riguardo Trinkh Met Miar e comunque siamo già proiettati verso un auspicato secondo album, che speriamo rappresenti un’evoluzione, un passo in avanti nel nostro percorso artistico e una nuova occasione per fare nuove amicizie e vivere altre belle esperienze.

Vi sentite parte della scena folk metal nazionale? Ci sono band con le quali vi trovate bene e/o stimate particolarmente?

Sì, era un nostro grande sogno quello di entrare a far parte di un panorama musicale più ampio e condiviso e speriamo di esserci riusciti con Trinkh Met Miar. Certo, dobbiamo fare ancora molta strada, ma ci sentiamo appena entrati in questo fantastico mondo e ci piacerebbe molto riuscire a ritagliarci il nostro piccolo spazio, così come i Cimbri ritagliarono il proprio sulle nostre montagne più di mille anni fa. In tutti questi anni abbiamo condiviso il palco con moltissime band, fra cui molti bravissimi musicisti e persone in gamba; senza dubbio nutriamo stima per tantissime di queste band del panorama nazionale (e internazionale), ma ci sono rimasti particolarmente impressi soprattutto i momenti condivisi con i Folkstone e i Furor Gallico, oltre alle forti amicizie instauratesi con i 4th Dimension e gli Arcana Opera. Ma ricordiamo sempre con piacere tutti gli artisti che abbiamo avuto modo di conoscere e con cui abbiamo condiviso delle belle esperienze.

Grazie per l’intervista, a voi le parole di chiusura.

Grazie a voi di Mister Folk per lo spazio che ci avete dedicato! Speriamo che il nostro costante impegno e il nostro duro lavoro possano piacere a molti e che così la nostra millenaria cultura non venga dimenticata, trovando nella nostra musica una nuova vita. Invitiamo tutti a seguirci sulla nostra pagina Facebook e sul nostro profilo Instagram, guardare i nostri video su YouTube (tramite il nostro canale e quello di Areasonica), ascoltarci gratuitamente su Spotify, magari acquistare il nostro Trinkh Met Miar (anche su iTunes e Amazon Music) e, naturalmente, venirci a trovare ai nostri concerti! Borbeisgott! Grazie!

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Intervista: Dyrnwyn

I romani Dyrnwyn, a due anni esatti del demo Fatherland (2013), hanno pubblicato l’EP Ad Memoriam, un sei pezzi che rafforza la volontà della band di distinguersi dal resto della scena, parlando delle vicende legate all’Antica Roma in un mondo troppo spesso “nordcentrinco”. É con grande piacere che ho scambiato due parole con alcuni di loro, buona lettura!

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Tra il demo Fatherland e l’EP Ad Memoriam sono passati due anni esatti: quali sono le maggiori differenze tra i due lavori?

In primis una maggiore omogeneità di tematiche. Se là si trattava di tracce tra loro abbastanza diverse e col solo filo conduttore di un folk metal ancora in sperimentazione, con Ad Memoriam siamo già su un piano che possiamo definire più affine a quello che tratteremo nel prossimo album, ossia l’Antica Roma. Secondariamente, possiamo notare anche una maggiore maturità compositiva e tecnica.

Pensate di essere maturati e migliorati grazie all’esperienza accumulata in quel lasso di tempo? Se sì, in cosa lo riscontrate?

Assolutamente sì. Siamo maturati su tutti i fronti: quello strettamente compositivo, quello tecnico ma anche sul piano artistico. Con diversi concerti alle spalle, infatti, abbiamo avuto modo di conoscere a fondo la scena musicale metal e rock laziale (e non). Abbiamo insomma maggiore coscienza di noi stessi, di ciò che vogliamo e fare e di ciò che ci circonda.

Come definireste Ad Memoriam e quali ritenete essere i suoi punti forti? C’è qualcosa che avreste voluto o potuto fare diversamente?

Il maggiore punto forte dell’EP è sicuramente quello di presentare tracce che sono omogenee come tematiche, ma assolutamente diversificate da un punto di vista musicale. Chiunque ascolti Ad Memoriam è certo di non annoiarsi mai! Qualcosa che avremmo potuto fare diversamente, in tutta onestà, non sapremmo dirlo. Magari qualche passaggio, qualche riff, qualche melodia o una strofa cantata oppure un ritornello. Si tratta comunque di dettagli. Nel complesso siamo molto soddisfatti.

I testi ricoprono per voi grande importanza. Vi va di spiegare il significato di ogni canzone contenuta in Ad Memoriam e se c’è un legame che le lega tra di loro?

Le canzoni sono tutte ispirate al folklore e alla storia romana. Grande spazio è lasciato anche all’aspetto “guerresco” dell’Antica Roma; dopotutto non dobbiamo mai dimenticare che si trattava di una civiltà largamente dedita alle arti belliche. Entrando nel merito dei singoli pezzi: Sangue Fraterno narra della nascita di Roma e dello scontro fratricida che ne seguì; Sigillum tratta temi strettamente pagani e anticristiani, e nello specifico il titolo fa riferimento a una piccola statua (il Sigillum, appunto) raffigurante un antenato che veniva collocata e venerata all’interno del focolare domestico; Tubilustrium racconta la festività romana che si teneva il 23 marzo e il 23 maggio, ed era una celebrazione che apriva le campagne militari (il titolo richiama il lavaggio delle tube di guerra, strumenti musicali utilizzati sul campo di battaglia); Teutoburgo, infine, narra la celebre disfatta subita da Varo nel 9 d.C. per opera di Arminio, capo germanico.

Musicalmente trovo Ad Memoriam più fluido rispetto a Fatherland, le composizioni sono meno spigolose e in generale si nota un songwriting più maturo e personale rispetto al passato…

Sì, c’è molto più lavoro dietro (sia di tempo che di investimento economico).

Da dicembre 2015, periodo di pubblicazione dell’EP, ad oggi sono passati molti mesi e qualcosa è cambiato in casa Dyrnwyn: il cantante Thanatos è stato sostituito da Daniele Biagiotti, ma da quanto ho capito siete in ottimi rapporti con il vostro ex frontman. Cosa è successo tra di voi? Cosa vi ha spinto a scegliere Daniele come sostituto?

Thanatos aveva altri impegni con suoi gruppi più vecchi e di comune accordo abbiamo deciso di cambiare. Ciò che ci ha spinto a scegliere Daniele (presentatoci dallo stesso Thanatos) è stata sia la sua preparazione tecnica che la sua esperienza professionale sul palco.

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Dall’uscita di Ad Memoriam è passato quasi un anno e sicuramente sarete in fase di composizione di nuove canzoni. Ce ne sono alcune pronte e come suonano? Continuerete a parlare della gloriosa Roma anche nella prossima release?

Sì, siamo in fase di composizione e possiamo già rivelare che alcuni pezzi sono pronti e li porteremo live nelle future serate. Quanto alle tematiche, sì, continueremo a parlare dell’Antica Roma.

State lavorando a un nuovo disco? In caso, si può sapere qualcosa a riguardo?

Sì, stiamo lavorando a un full-length. Non si tratterà di concept vero e proprio ma sarà comunque incentrato su un argomento in particolare e un determinato periodo storico. Non riveliamo quale di preciso per non rovinare l’effetto sorpresa, ma possiamo intanto dire che non parleremo di eventi già ampiamente trattati in ambito musicale (Annibale, Spartaco, Giulio Cesare ecc.).

Come nascono le canzoni dei Dyrnwyn? Si parte dalla musica e si abbina il testo oppure, avendo pronte le parole cercate di adattare la musica ad esse?

I nostri pezzi, per le nuove composizioni, stanno nascendo partendo da una idea iniziale di “scaletta” e di tematiche (talvolta anche di testi), ai quali poi andiamo aggiungendo la musica in un secondo momento. Precedentemente invece il lavoro veniva svolto al contrario, ossia ci si vedeva e si tiravano fuori riff e melodie alle quali poi si dava forma di canzone.

Ora che siete nella scena folk metal da qualche anno, in quale stato di salute vi pare? Ho visto che avete legato molto con gli Atavicus, quindi vi chiedo come sentite la “fratellanza”, se una ce n’è, nel mondo folk.

La scena folk metal è molto vivace e attiva, ma non in tutta Italia. Sicuramente il Centro e il Sud sono meno ricchi di gruppi e visibilià, infatti se andiamo a vedere la provenienza delle band che suonano questo genere musicale, la maggior parte risiede dall’Emilia Romagna in su. Quanto agli Atavicus, sì, siamo molto legati a loro anzitutto perché siamo stati grandi fan dei Draugr e, dopo il loro scioglimento, abbiamo continuato a seguire molto da vicino le due formazioni nate successivamente, i Selvans e gli Atavicus. Apprezziamo molto entrambe le band, ma con quest’ultimi, forse per una maggiore affinità di tematiche e di attitudine, abbiamo trovato un forte legame che potremmo definire una vera e propria fratellanza, appunto. Siamo stati infatti felici e onorati di aver condiviso il palco con loro durante l’esibizione al Traffic di Roma a gennaio 2016, dove abbiamo insieme a due membri degli Atavicus una cover dei Draugr (L’Augure e il Lupo). Quanto alla fratellanza nel mondo folk, crediamo ci sia sul serio, forse perché scrivere e narrare la propria terra e tradurre l’affetto che se ne prova in musica, ti fa comprendere lo stesso sentimento da parte di altre band anche lontanissime dall’Italia che però trattano lo stesso genere musicale.

Sempre più gruppi dedicano molto tempo e impegno al merchandise che va oltre la classica maglietta nera con il logo o la copertina del cd. Oggettistica varia e bottiglie di alcool sembrano interessare più dei dischi musicali, come è possibile, secondo voi, essere arrivati a questo punto?

Anzitutto occorre dire che questo tipo di merchandise riguarda solo poche, e molto famose, bands. Secondariamente c’è un discorso di tipo “economico” da fare: se io band produco della musica e la vendo (sotto forma di cd, di concerto, di maglietta ecc.), è normale che raggiunta una certa notorietà io possa anche eventualmente spingermi a esplorare altri, per così dire, “supporti” del mio prodotto. Ed ecco il proliferare di birre, tazze, accendini e altro. Non ci vediamo niente di immorale, d’altronde se un fan è felice di avere a casa la tazza col logo della propria band, beh, perché non farlo contento?

Tempo fa mi avete confessato che vi sarebbe piaciuto pubblicare un album in quantità limitatissima in formato digipak o qualcosa del genere, ma per Ad Memoriam non è accaduto. Rimane il desiderio e la possibilità che ciò avvenga, magari con il prossimo lavoro?

Sicuramente sì, contiamo col full-length di poterlo fare (disponibilità economica permettendo).

Negli ultime mesi la line-up della band ha subito dei cambiamenti: qual è la situazione attuale?

La situazione attuale è che siamo ancora alla ricerca di membri fissi come chitarra ritmica e flauto. Al momento per i live abbiamo persone che possono aiutarci, il 21 gennaio (al Traffic di Roma, con Ephyra e Blodiga Skald, ndMF) si esibiranno con noi Anton Caleniuc (cantante dei Blodiga Skald) alla chitarra ritmica e Jenifer Clementi al flauto traverso. (eventuali interessati possono contattare la band tramite la pagina Facebook, ndMF)

Grazie per la disponibilità, ci si vede a qualche concerto romano!

Grazie a te e ai lettori di Misterfolk.com! E se non ti presenti ai nostri prossimi concerti ti veniamo a prendere sotto casa!!!

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