Intervista: Kalevala hms

Con un disco schizofrenico (in senso buono!) come If We Only Had A Brain, l’intervista non poteva che essere fuori ogni logica e senza regole. Anzi, una regola c’è, ovvero dire quello che si vuole nel modo che si preferisce. E i Kalevala hms lo hanno fatto. Loro parlano di Premio Pulitzer per queste risposte: li vedremo nella primavera 2021 a New York a ricevere in prestigioso riconoscimento???

La prima domanda è piuttosto scontata: come mai tanti anni per avere il nuovo album?

  1. a) Siamo lenti.
  2. b) Abbiamo avuto tanti problemi di cambi di formazione, nessuno vuole suonare senza guadagnare soldi, il gatto ci ha mangiato i compiti.
  3. c) Le cose per noi sono andate sempre peggio, volevamo sciogliere la band ma ci dispiaceva andarcene in sordina, per cui abbiamo speso 5000 euro per fare un album spaccaculo.

La copertina è piuttosto inusuale per il genere, a partire dal colore predominante. In particolare mi chiedo il significato del mattoncino Lego che si trova in alto a sinistra.

  1. a) Abbiamo sempre fatto copertine molto colorate, il mattoncino richiama il precedente album in studio There And Back Again, che era dedicato ai nerd e all’immaginazione e presentava in copertina la foto di un triskell costruito coi Lego.
  2. b) Abbiamo sempre fatto copertine molto colorate. Quel particolare mattoncino ci ha sempre portato fortuna, lo conserviamo gelosamente e lo portiamo sempre con noi in tour all’interno della cassa della batteria.
  3. c) Abbiamo sempre fatto copertine molto colorate. La Lego e la Disney ci mantengono, il fatto di non lavorare ci dà la possibilità di avere molto tempo per rendere assurdamente complicata la nostra musica.

Dopo quindici anni la fisarmonica non fa più parte del sound dei Kalevala hms e al suo posto ora troviamo il violino. Avevate voglia di cambiare oppure non avete trovato un sostituto valido alla fisarmonica?

  1. a) Eravamo molto affezionati alla fisarmonica perché era molto comoda, poteva fare agevolmente sia tappeti accordali che melodie e rendeva caratteristico il nostro suono, abbiamo deciso di cambiare perché ci piace la vita difficile, amiamo gli sforzi non remunerativi e adoriamo le cause perse.
  2. b) È proprio così, non abbiamo trovato nessun fisarmonicista che si imparasse pezzi complicati, avesse voglia di snaturare il suono del suo strumento e apprezzasse lunghe e sfiancanti prove e dormire per terra dentro gli scantinati senza portare a casa un soldo. Ancora non ne capiamo il motivo.
  3. c) Viola e violino sono fichissimi ed Enrico Cossu è una persona molto piacevole. Inoltre è sardo, questo aumenta la percentuale di sardi nel gruppo e viene utile per il golpe che stiamo preparando.

Ascoltando le parole delle canzoni direi che viviamo in un mondo di merda. Siamo davvero spacciati?

  1. a) Sì.
  2. b) È sempre stato un mondo di merda, un posto pieno di idioti, disposti a credere le cose più stupide, gente che ha paura e per questo si comporta in modo riprovevole, brutte persone che fanno male agli altri. La novità è solo il fatto che ci stiamo rapidamente autodistruggendo e che quando ci sveglieremo sarà troppo tardi.
  3. c) No, viviamo in un mondo incredibile. Basta un filo di vento e possiamo sentire in mezzo alla merda e al veleno l’odore della primavera. Non sappiamo affatto cosa succederà domani, nessuno può prevederlo. Èun mondo inspiegabile, pieno di mistero, non abbiamo idea di cosa morirà e di cosa nascerà. Noi per sicurezza abbiamo scritto Song To Sing In Case Of Armageddon, un brano che contiene una sequenza di parole che abbiamo accuratamente studiato e che serve a far ricominciare il mondo in caso di distruzione totale. Va imparata a memoria e non usata a sproposito.

Rispetto ai precedenti lavori i testi sono davvero oscuri e trattano alcune delle più grandi brutture della storia. È lo specchio del tempo che viviamo? In fondo sento che c’è anche un barlume di speranza: è quello che volete trasmettere con le vostre canzoni?

  1. a) Èl o specchio del sentimento che vive una generazione. La sensazione che tutto quello che per 30/40 anni avevamo dato per scontato sia destinato a crollare: l’Europa, la democrazia, l’ambiente, la possibilità per l’uomo di vivere pacificamente. La speranza che si sente nell’album è quell’energia immotivata che si prova col corpo più che con la mente, è la scossa bio-elettrica del presente.
  2. b) È lo specchio del sentimento che vivono i Kalevala hms. La sensazione (quasi la certezza) che la band stia per crollare sotto il peso delle difficoltà e con essa il sogno che fare una musica anarchica, immaginativa, potente possa superare le barriere di genere, le difficoltà di ascolto, che possa insomma interessare a qualcuno. La speranza che si sente nell’album è quell’energia immotivata che si prova col corpo più che con la mente, è la scossa bio-elettrica del sentire che quello che fai è rock’n’roll, nonostante tutto.
  3. c) Trattare le brutture della storia forse può fare in modo che qualche ente benefico ci dia dei soldi, la speranza che senti è quella di campare alle spalle di brave persone, sfruttando insomma la beneficenza per il nostro tornaconto personale

Avete reinterpretato alcuni brani famosi per i film Disney. Il significato di ciò è che siamo cresciuti e il mondo lo vediamo diverso (e sicuramente meno accattivante) di quando eravamo bambini e innocenti?

  1. a) Il fatto che ci siano due brani Disney è un caso, sono solo due brani che ci piacevano molto.
  2. b) Sono solo due brani che ci piacevano molto, sarà un caso che siano proprio due brani Disney?
  3. c) Si è proprio come hai detto tu, la perdita dell’innocenza e tutte quelle cose lì. Non bisogna mai fare incazzare l’intervistatore.

La storia dietro Die Moorsoldaten è incredibile: il vostro è un omaggio al coraggio di quelle persone apparentemente senza speranza che invece hanno trovato il modo di prendere in giro e fregare i propri aguzzini?

  1. a) È un omaggio a chi non si annulla di fronte a una realtà distruttiva ma al contrario ne fa arte, spirito e canto di battaglia.
  2. b) È un promemoria per tutti: la bellezza di quell’inno è sopravvissuta ma non ha cambiato una virgola dell’orribile contesto storico in cui è nata.
  3. c) È l’affermazione potente e decisa che il nazifascismo è solo sterco.

Trovo il disco molto vario e pieno di spunti interessanti. Dovendo scegliere una canzone come rappresentante dell’intero album, quale scegliereste, e perché?

  1. a) Song To Sing In Case Of Armageddon, perché riassume un po’ tutti i colori e gli approcci dell’album.
  2. b) Victory Is For Suckers, perché descrive un po’ la nostra condizione personale attuale e il fatto che ce ne sbattiamo di come andrà tutto a finire.
  3. c) Dumbo Alla Parata Nera, perché ci piacciono molto gli elefanti e molto poco i fascisti.
  4. d) Mickey Finn, perché quando la suoniamo ci dà parecchia soddisfazione e perchè è il nostro cocktail immaginario preferito.
  5. e) Cyberkampf, perché è un pezzo da paura.
  6. f) If We Only Had A Brain, perché ci paga la Disney e perché recita “we could have a millione liking us pretending to be vikings”, che è un po’ la storia della nostra vita.
  7. g) Die Moorsoldaten, perché c’è il Coro dei Malfattori.
  8. h) Root Radioed, perché sarà il pezzo sottovalutato dell’album e a noi piacciono i pezzi sottovalutati.
  9. i) Medusa, perché nella parte sussurrata che c’è verso la fine abbiamo infilato tutti ma proprio tutti quelli che conosciamo, quelli che ci hanno aiutato e quelli che ci hanno fatto delle cattiverie, quelli che ci hanno fatto ridere e quelli che ci hanno fatto piangere, così quando la suoniamo live possiamo sentirci addosso vent’anni di deliri e naufragi senza che nessuno capisca niente.
  10. l) No Cheese = Blue Cheese, perché siamo l’unica band rock metal al mondo che fa un pezzo wave ispirato a Verne mettendo nel titolo il Gorgonzola.
  11. m) For The Old World, perché  la nostalgia è una roba da mammolette.
  12. n) Elettrochoc, perché ce lo meritiamo.
  13. o) Les Peintres, perché pensiamo che tutti gli artisti debbano andare a morire in guerra.
  14. p) Principessa, perché è il nostro travestimento quando siamo soli.
  15. q) Tribù, perché altrimenti si offende.

Avete stupito un po’ tutti reinterpretando un gran bel pezzo dei Matia Bazar, una canzone che se si ascolta attentamente il testo fa quasi paura. Come siete giunti a questa scelta e forse il testo “duro” ha contribuito alla scelta essendo vicino ai temi da voi trattati nel disco?

  1. a) Ce l’ha suggerita Rossella Volta e ci è piaciuta moltissimo.
  2. b) Ci piaceva moltissimo e abbiamo chiesto a Rossella Volta se ce la poteva suggerire.
  3. c) È un testo apparantemente bizzarro, ma come dici tu molto duro, una denuncia della violenza che c’è nell’omologazione. Quando il pezzo si sedimenta nell’ascoltatore si sente proprio un dolore, per questo secondo noi risulta così tagliente. Siamo stati un po’ intimiditi dall’originale, che ha suoni e arrangiamento bellissimi, ma ci piaceva talmente che abbiamo deciso di affrontarla (poi Rossella Volta insisteva di brutto).

Vi sentite parte di una scena musicale? Quanto sono cambiate le cose negli ultimi otto-dieci anni?

  1. a) Certo, siamo tutti amici delle band che hanno suonato con noi, parte di un grande fermento, l’eccitazione ci travolge. Le cose vanno sempre meglio e stavamo pensando di colonizzare la luna.
  2. b) No, lo siamo stati prima, un po’, è stato bello avere compagnia. Adesso non ci caga più nessuno. Le cose sono molto peggiorate per noi. Attorno alla band c’è un pubblico ridotto di aficionados, anche se forse questo disco non piacerà nemmeno a loro. Questa frase è l’ultima cosa che scriveremo. Addio.
  3. c) Vorremmo le stesse visualizzazioni che hanno i video dei Furor Gallico. Sarebbe possibile?

Vi ringrazio per il tempo che avete dedicato a questa intervista e spero di poter ascoltare tanta buona musica dei Kalevala hms nei prossimi anni. Chiudete la chiacchierata aggiungendo tutto quello che volete!

Perdonateci.

Intervista: Kalevala hms

Tanti anni di carriera, dischi di grande qualità, show divertenti e appassionanti: per i Kalevala hms è arrivato il momento di fermarsi un attimo, pubblicare un disco/dvd imponente per poi ripartire più carichi che mai. L’eccellente Tuoni Baleni Fulmini è uscito da pochi mesi, quale miglior “scusa” per scambiare due chiacchiere con il simpatico cantante Simone Casula?

Kalevala1In questo periodo si vendono pochi dvd e pochissimi dischi: come vi è venuto in mente di pubblicare un cd/dvd???

È che siamo masochisti. In realtà ci troviamo in un circuito musicale in cui al pubblico piace ancora andare a vedere concerti e comprare i CD, sfogliare il booklet e farselo autografare. Ci sono ancora molti nostalgici che preferiscono avere in mano un prodotto materiale, e sono così anch’io.

Nella sezione “backstage” del Disco Video dite di aver fatto il live in studio per far capire a chi non ha mai avuto l’opportunità di vedervi on stage. Come mai, allora, non avete optato per un classico live album?

Diciamo che il nostro live album è il DVD. Ci tenevamo a mostrare anche il lato visuale del nostro spettacolo. Invece il CD live in studio ci ha permesso di raccogliere vecchi pezzi, aggiungere cover, ospitare artisti vari. Inoltre i fans ci dicono spesso che amano i nostri CD ma dal vivo siamo sempre meglio. Perciò abbiamo sperimentato la registrazione in diretta, per rendere lo stesso effetto del concerto. Un’ottima esperienza, che potremmo ripetere.

Solitamente un lavoro come Tuoni Baleni Fulmini rappresenta un punto di arrivo e al contempo il nuovo punto di partenza per una band. Cosa rappresenta per voi?

Esattamente ciò che dici. E’ il frutto di un lungo e faticoso lavoro, ma è anche un investimento per il futuro. Inoltre la leggenda dice che la sua uscita segna la fine della proverbiale sfiga dei Kalevala.

Scegliere tra le canzoni dei vostri dischi, varie cover che avete in repertorio e i brani tradizionali non deve essere stato semplice selezionarne solamente dodici: in quale maniera le avete decise?

Come al solito: con una gara tra rane a chi salta più lontano. Ognuno di noi scommette su una rana e se vince sceglie una canzone. Magari fosse così. In realtà passiamo ore e ore a discutere di quale sia la scaletta migliore.

Kalevala4Le cover dei brani tradizionali/anarchici sono semplicemente favolosi, ma devo dire che l’arrangiamento del pezzo dei Black Sabbath rappresenta, secondo me, l’apice della vostra personalità.

Grazie mille. Pensa che parliamo di quella cover da anni, ma solo adesso l’abbiamo realizzata. Probabilmente non era “matura” e non sarebbe venuta come volevamo. Ora ne siamo fieri, anche perché è un omaggio al tipo di musica che ha ispirato la band fin dalle origini.

Lore lo avete invitato perché la sua voce è perfetta per Il Galeone o perché il testo è perfetto per l’uomo Lore?

Lore è perfetto per fare il marinaio rancido, e infatti ha fatto un lavoro eccellente (anche su Musicanti Di Brema). Inoltre siamo amici, e chiamarlo a cantare con noi è un piacere doppio.

Ora, guardando il dvd con l’esibizione al Brintaal, quali sono i primi pensieri che ti vengono in mente?

Nell’ordine: che fatica. Che bufera. Che pubblico.

Siete un’ottima live band. Non a caso suonate molto dal vivo e siete stati più di una volta in Inghilterra per dei brevi tour. Cosa ci raccontate delle esperienze inglesi, delizioso alcool a parte?

Le trasferte londinesi sono sempre state entusiasmanti. Abbiamo trovato un pubblico straordinariamente caloroso, con una voglia matta di divertirsi ma anche dotato di una notevole attenzione ed educazione all’ascolto. Un’esperienza davvero appagante.

Date in Italia e in Inghilterra, ma a Roma c’è speranza di vedervi come musicisti e non solo come turisti?

Ogni tanto riusciamo a venire anche nel centro Italia, ma contiamo di moltiplicare le occasioni. Facciamo così: noi veniamo a suonare e tu ci porti a vedere il Colosseo. (affare fatto! ndMF)

Kalevala3Si sente e legge sempre della differenza tra l’organizzazione italiana e quella straniera per quel che riguarda i concerti: la vostra esperienza cosa dice, conferma?

Non voglio fare discorsi generalizzati, dato che ogni serata è diversa e ci sono molte varianti. Inoltre non abbiamo un’esperienza così costante da poter fornire un quadro ampio della situazione. Di sicuro l’Inghilterra si fa notare per la professionalità di chi lavora con la musica, dagli artisti ai tecnici. Il prodotto è di migliore qualità, perciò più gente segue la musica live. Oppure: più gente segue la musica live, perciò il prodotto ne guadagna in qualità.

Una live band come la vostra ha sicuramente almeno un paio di aneddoti da raccontare: tolto il diluvio del Brintaal, hai la possibilità di farci sorridere con qualche storiella!

I nostri aneddoti sono sempre legati a colpi di sfiga. Ne abbiamo a iosa. Ma una delle immagini che ho stampate nel cervello è quella di noi che scarichiamo i pezzi della batteria dall’auto di Tommy che a sua volta si trova su un carro attrezzi, dato che si è guastata in autostrada. Non credo che molte band siano arrivate ad un festival in queste condizioni.

Il videoclip di Folk Metal, Baby! è proprio bello, si capisce il divertimento che avete provato nel girarlo. Puoi confermare questa impressione? A chi è venuta l’idea dell’uva?

È stato molto divertente, stante il fatto che al termine della giornata eravamo esausti, puzzolenti e infreddoliti. L’idea è stata di Michele Putorti, il regista del video, e noi l’abbiamo accolta subito: corrispondeva allo spirito goliardico e un po’ agreste della band.

In questi anni di carriera avete suonato tantissimo, pubblicato diverse cose, ma i dischi in studio sono solamente due. State lavorando al terzo?

In realtà i due “ufficiali” (cioè usciti per un’etichetta) sono stati preceduti da due auto-produzioni (Worlds End Inn e il mini Rigmarole) e adesso siamo ancora concentrati sulla promozione di Tuoni Baleni Fulmini. Stiamo lavorando a nuovi pezzi ma non abbiamo ancora calendarizzato nulla.

Conoscete i Kalevala russi? In caso, vi piace la loro musica?

Li conosciamo, e qualche tempo fa abbiamo scambiato alcune mail con loro. C’era una reciproca curiosità. Mi piacerebbe suonare insieme a loro, non credo sia mai accaduto che due band omonime suonassero nello stesso festival.

Scegli cinque dischi (tra i tanti) che hanno influenzato il vostro sound e cinque dischi dei quali tu non puoi fare a meno.

I dischi che hanno influenzato e influenzano il nostro sound sono davvero tanti. Posso citarti cinque band che sono state fondamentali per mettere le radici ai Kalevala: Black Sabbath, Led Zeppelin, Jethro Tull, Skyclad, Pogues. Per quanto riguarda me, ti cito: Danzig II – Lucifuge (Danzig), Vol. 4 (Black Sabbath), 70s Essential Remasters (Elvis Presley), The Queen Is Dead (The Smiths), Dopes To Infinity (Monster Magnet). Ma se me lo chiedi domani non garantisco le stesse risposte!

Simone, ti ringrazio per la pazienza e le risposte, e complimenti ancora per l’ottimo lavoro e l’intera carriera di grande qualità!

Grazie mille a te, è stato un vero piacere. Ci vediamo al Colosseo!

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