Intervista: Selvans

Selvans, ovvero uno dei progetti più interessanti dell’odierno panorama del metal estremo. Autori di lavori sempre assolutamente ispirati, gli artisti abruzzesi sono tornati sul mercato sul finire del 2018 con un disco, Faunalia, di ammaliante bellezza e intensa passione. Il mai scontato Haruspex ha risposto alle mie domande e a quelle dell’amico Marco Migliorelli, penna sopraffina del mondo heavy metal, con sincera trasparenza. Buona lettura! 

Faunalia mira a cambiare il sound dei Selvans dall’interno. Quando e come hai maturato il bisogno di allargare gli orizzonti espressivi rispetto a Lupercalia?

Subito dopo l’uscita di Lupercalia, ma potrei dire anche prima… Vedi, Selvans è una creatura in continua evoluzione ma è tutto ‘già scritto’, non cambia a seconda di mode o fattori esterni. Con Faunalia abbiamo compiuto un passo avanti in una direzione ben precisa ma non ci fermeremo di certo qui, sin dall’inizio ho deciso nomi e dettagli dei primi tre album e il prossimo album sarà l’ultimo tassello dell’evoluzione di cui sopra, poi si vedrà.

In questo cambiamento senti che in futuro sarà la musica a guidarti o anche i testi, le tematiche, le letture guideranno con profitto d’arte il vostro sound?

Sarò sicuramente influenzato da tutti gli aspetti da te citati, come del resto è successo fino ad ora.

“A dark italian opus”. Non è un mistero la grande cura che dedichi ad ogni aspetto dell’artwork, interpretazione visiva non solo dei testi ma anche possibile chiave di lettura scenica in sede live, è giusto parlare di una “nuova incarnazione” e in che direzione senti di evolvere con questo secondo studio album?

Con Faunalia il nostro percorso si connota maggiormente di sonorità e argomenti prettamente italiani. Concordo sul concetto di ‘nuova incarnazione’: è un album – giustamente – diverso dal primo, ma la proposta è stata ‘rinnovata’ e non ‘cambiata’; ogni brano di questo nuovo lavoro conserva un legame con il precedente e ne avrà uno con il terzo album. Il passaggio da Lupercaliaa Faunaliaè un lento viaggio attraverso le epoche, tra suoni e folklore del nostro Paese.

Un vecchio pianoforte, le candele che illuminano la stanza, la legna che arde nel camino. Quanto c’è di tutto ciò nelle canzoni dei Selvans e quanta importanza riveste il luogo dove componi sulle tue idee che successivamente diventano canzoni?

È molto importante e credo si possa percepire ascoltando. Hai dipinto uno scenario non troppo dissimile da quello in cui ho composto la maggior parte dei brani di Selvans in questi anni. In particolar modo, penso che l’oscurità aiuti a creare un legame con la propria arte e spesso anche durante le prove che precedono dei concerti ricerco un’atmosfera del genere con i ragazzi della band.

Il latino non è una novità per i Selvans, eppure rispetto al passato, mai è stato così protagonista come in Anna Perenna. Che puoi dirci in merito all’adattamento del testo alla voce? Per te si è trattato di passare dallo screaming tradizionale a un cantato-recitato teatrale: raccontaci questa esperienza.

Quel tipo di cantato non resterà un esperimento isolato in Selvans. I diversi stili di cantato che puoi ascoltare su quest’album hanno un significato preciso: quando urlo – ad esempio – non lo faccio ‘tanto per’, c’è un motivo dietro e sinceramente uno screaming dall’inizio alla fine avrebbe ucciso un brano del genere ‘svuotando’ il testo del suo significato e facendolo scadere in qualcosa di scontato. La priorità per un brano così profondo era invece di raggiungere emotivamente l’ascoltatore e – perché no? – spingerlo a tradurne il testo dal latino.

Attraverso un comun denominatore, la montagna, Magna Mater Major Mons e Requiem Aprutii intrecciano la leggenda alla drammatica realtà del terremoto. Due le novità che vorremmo approfondire con te: sul piano musicale, il richiamo alla musica del maestro Ennio Morricone. Sul piano tematico, Requiem Aprutii, brano che per la prima volta avvicina i Selvansalla realtà “dei nostri tempi”.

Sono cresciuto con le musiche di Morricone e da anni mi chiedevo come mai nessun mio connazionale, che avesse usato temi sinfonici in un contesto metal, si fosse mai ispirato allo stile del Maestro o comunque a qualcosa di ‘nostrano’ nel farlo. 
Sinceramente annoiato dalla diffusa pomposità pseudo-hollywoodiana in quel che mi capita di ascoltare in giro, ho pensato di fare qualcosa di diverso e che sentissi più vicino alla mia cultura.
 Riguardo a Requiem Aprutii penso che al giorno d’oggi si tenda a dare per scontato tutto ciò che riguarda l’identità di una band, del tipo: ‘appaiono in un certo modo quindi suoneranno sicuramente un dato genere e parleranno di determinate tematiche’. E chi lo dice? Probabilmente la pigrizia e l’ignoranza di chi ascolta o peggio di chi suona… Penso che – purché mantenga un marchio riconoscibile come Selvans – un nostro brano possa trattare potenzialmente di ogni cosa.

In Faunalia, Selvans ha per la prima volta dei veri e propri ospiti, da Agghiastru a Mercy degli Ianva, ad arricchire un già fitto sottobosco di parti liriche e strumentali legate al folclore: raccontaci queste collaborazioni.

Non è la prima volta! Anche sul primo album abbiamo avuto degli ospiti per alcune parti e non furono presentati in modo diverso da quelli di Faunalia. 
Certo, ammetto che il peso storico di Agghiastru e Mercy venga percepito diversamente da chi legge i loro nomi tra gli ospiti di quest’album, ma una cosa che ho tenuto a precisare sin dall’inizio ad ognuno è che la loro partecipazione non sarebbe stata preceduta da alcun comunicato altisonante, come pare essere usanza oggigiorno. 
Non sono d’accordo con questo modo di fare, mi sembra un’implicita ammissione di mediocrità, sembra dia il messaggio che l’unico motivo di interesse per l’album sia la presenza di quattro frasi cantate da un ospite… Èuna questione di rispetto per gli artisti coinvolti, ma soprattutto per ciò che stai creando. Conosco e stimo gli artisti che ho voluto su Faunalia: li ho contattati, hanno apprezzato quel che avevo scritto per loro e hanno accettato.
In generale, ho le idee molto chiare su chi debba collaborare con Selvans e so che se scorgessi anche il minimo ‘secondo fine’ perderei immediatamente interesse.

Sulla produzione di Faunalia ci sono stati pareri contrastanti: chi la ritiene troppo grezza e sporca, che addirittura “rovina” le canzoni, e chi la reputa perfetta perché quel suono è il ponte tra il black metal e l’espressione artistica che da sempre caratterizza Selvans. Dalla registrazione e dalla pubblicazione del disco è ormai passato diverso tempo, come “senti” ora Faunalia?

Sento che abbia il suono che deve avere.

Per la prima volta in un disco di Selvans la batteria è reale: quali sono le motivazioni che hanno spinto in questo senso? Il discorso produzione, ricollegandosi anche alla domanda precedente, ha subìto delle variazioni rispetto al modo di lavorare solito?

Prima di Faunalia abbiamo sempre utilizzato una batteria elettronica, sia per una questione di budget, sia – ahimé – di logistica; inoltre, per ricoprire in pianta stabile il ruolo che fu di Jonny su Clangores Plenilunio, avevo bisogno di qualcuno che fosse addentro al progetto e conoscesse bene le mie intenzioni rispetto alle parti di batteria. Dopo anni di concerti, alcol e chilometri condivisi con Hyakrisht, penso che attualmente sia l’unico in grado di ricoprire questo compito, per questo suonerà sicuramente anche sul prossimo album.

La decisione di utilizzare la batteria ha influenzato il songwriting oppure le canzoni sono nate in maniera spontanea e successivamente sono state ideate e realizzate le tracce di batteria?

No, in fase di songwriting non è cambiato nulla.

Clangores Plenilunio preparò il terreno a Lupercalia, istituendo un forte legame di continuità fra le due uscite. Lo split con Downfall Of Nur dal canto suo non rivelò nulla di quello che sarebbe stato Faunalia. Split, EP, quanto possono contribuire al processo creativo di una band nell’interregno fra un album e l’altro? Li consideri le “prove generali” prima del grande passo del full-length?

È molto semplice! Basta fare riferimento a quanto vicine tra loro sono le release di cui si parla: Clangores Plenilunio uscì un anno prima di Lupercalia,  lo split con Downfall Of Nur un anno dopo quindi siamo all’interno di quello che chiamerei il ‘primo capitolo’ della storia di Selvans, conclusosi con il live album Hirpi. Il ‘secondo capitolo’ è iniziato con Faunalia e scoprirete dove porterà.

Due album ed un EP in pochi anni sono un gran risultato per Selvans, soprattutto considerando la qualità dei vostri lavori. Il cammino intrapreso è ancor più personale dopo Faunalia. Cosa resta, sul piano artistico, della tua esperienza con i Draugr? Quanto ancora può, in generale, darti la scena black metal?

Quando esordimmo con Selvans qualcuno scrisse che era il passo successivo a quanto fatto con i Draugr; mi fa piacere che sia stato visto così perché so quanto affetto c’era per quella band, ma non credo sia del tutto corretto. Vedi, sul piano artistico non penso che Selvans sia stato influenzato dai Draugr ma che, al contrario, la mia presenza nella band abbia influenzato aspetti del sound e della struttura di alcuni brani dei Draugr e ad oggi, è questo aspetto ciò che il pubblico può ritrovare dei Draugr in Selvans. 
Del resto, i primi brani di Selvans sono materiale scritto mentre ero nei Draugr, proprio perché sentivo il bisogno di fare qualcosa di diverso e totalmente mio. 
Sulla scena non so risponderti perché di solito nel far parte di quella o quell’altra scena metal dovresti seguire un codice comportamentale, di immagine, gusti, sound ed altre cazzate da gregge che non fanno per me.

Giriamo la domanda: cosa può dare Selvans alla scena black metal, alla scena italiana e alla scena metal internazionale?


Non mi piacciono gli ‘spot’ ma so bene cosa Selvans dà al sottoscritto: la possibilità di esprimersi in totale libertà. C’è qualcosa di più importante?

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Intervista: Selvans

I Selvans in pochi anni di attività sono riusciti a creare un grande interesse nei propri confronti: ottima musica, attitudine molto forte, intensi live show e una profondità della proposta fuori dal comune hanno fatto sì che la band abruzzese non passasse inosservata. L’occasione per parlare con il leader Haruspex è la recente uscita del live album Hirpi, presentato anche al Mister Folk Fest dello scorso aprile.

Le vostre ultime due uscite discografiche sono di quelle che ultimamente – e sbagliando – vengono definite “minori”, ovvero uno split e un live. Perché avete deciso di lavorare a questi progetti?

É ciò che sentivamo di fare in questo momento di transizione tra il primo e il secondo album.

Lo split con Downfall Of Nur è semplicemente imperdibile. Dalle intro alle canzoni vere e proprie, senza dimenticare l’ottimo artwork, tutto è di grande impatto e assoluta professionalità. Come nasce lo split e cosa avete cercato di trasmettere con questo lavoro?

Ho conosciuto Antonio dopo l’uscita dei nostri due album e abbiamo pensato di scrivere un’opera a quattro mani. Fin dall’inizio, l’intento è stato quello di non uscire con il solito split, lo definirei più un album collaborativo e il risultato finale è il degno continuum di Umbras De Barbagia e Lupercalia.

Di live album nel genere folk/black ce ne sono veramente pochi, soprattutto se la band non è di quelle affermate a livello internazionale. Come vi è venuta l’idea di realizzare il live Hirpi e rappresenta in un certo senso il termine della prima parte di carriera del progetto Selvans?

É una release limitata a 300 copie edita da Avantgarde in occasione dei due show dello scorso Aprile dedicati a nostro fratello Jonny. Alla fine dello scorso anno, un amico ci fece avere le registrazioni di due nostri concerti a Pescara. Ascoltandole, ci siamo resi conto che vi erano 5 pezzi di cui eravamo pienamente soddisfatti e che – guarda caso – costituivano una summa del nostro percorso artistico dallo scioglimento dei Draugr ad oggi, abbiamo quindi deciso di pubblicarli.

Avete recentemente suonato un paio di concerti molto speciali denominati Tribute To The Past con la presenza in scaletta di alcuni brani dei Draugr. Perché la decisione di non ripetere questo tipo di show in futuro?

Il Tribute To The Past è stato un appuntamento annuale in onore di Jonny dove nulla era lasciato al caso: la data, la set-list, gli ospiti… Ciò a cui avete assistito un mese fa è la forma ultima e ideale di questo tributo per cui non ha senso continuare a riproporlo.

Continuando a parlare di concerti, l’impressione che ho avuto partecipando alle vostre performance è di non assistere a un “semplice” concerto metal, ma di far parte di un rito arcaico e sacro. Trovi le mie parole inesatte?

No, molti la vivono in questo modo e lo apprezzo.

L’artwork dei vostri album sono sempre molto curati e belli da vedere. Sono dell’idea che l’aspetto visivo rappresenti una parte importante dei vostri lavori, la chiusura di un cerchio aperto con i testi e la musica. É così?

É così.

Tra le note di Lupercalia leggo che la canzone Scurtchìn è ispirata dal corto Baùll e dal racconto Scurtchìn di Daniele Campea e Antonio Secondo: ci puoi dare qualche informazione in più su Baùll e sul racconto? In quale maniera ti hanno colpito fino a darti l’ispirazione per comporre un brano?

Stavo scrivendo un pezzo incentrato sulla figura dell’orco nel folklore del centro Italia, avevo condotto diverse ricerche per il testo ma sentivo che mancasse qualcosa, al che Antonio mi passò questo suo breve racconto intitolato ‘Scurtchìn’ unito con il corto di Daniele ad esso ispirato (‘Baùll’). Non so dirti cosa sia stato, ma nel giro di pochi giorni ho ultimato il testo.

L’ispirazione per O Clitumne!, invece, deriva da Lord Byron e dal poeta latino Sesto Aurelio Properzio. Anche in questo caso ti chiedo in quale modo le loro poesie ti abbiano dato la spinta per la composizione della canzone.

Quando sono ispirato da qualcosa non rifletto sul come o sul perché. L’idea per O Clitumne! è arrivata mentre ero sulle rive del fiume Clitunno (in Umbria). Mi sono imbattuto in quei versi solo successivamente, quando è stato il momento di scrivere il testo.

Quanto è importante la letteratura e l’arte per i Selvans? Quale pensi che sia il ruolo che la poesia può (o dovrebbe) ricoprire nel mondo della musica?

Sono molto importanti poiché entrambe riescono a suscitare in me sensazioni da cui poi nascono alcuni pezzi di Selvans. Molte poesie ispirano testi e molti testi sono vere e proprie poesie.

Selvans live @ Mister Folk Fest

L’idea che ci si fa ascoltando le vostre canzoni è che dietro alla “semplice” musica ci sia un gran lavoro di ricerca. In che modo ti avvicini a un certo strumento e decidi poi di utilizzarlo in qualche frangente? Ci sono forse delle realtà musicali minori o locali che ti affascinano e danno spunto per la tua band?

In modo del tutto casuale. Sono una persona curiosa e al contempo un ascoltatore di musica a tutto tondo. Succede che mentre lavoro ad un pezzo per Selvans mi venga in mente un determinato suono ascoltato anni fa e faccia di tutto per ricrearlo, oppure che commissioni degli strumenti antichi a degli artigiani per poi fare pratica su di essi da autodidatta, come successo di recente grazie alla mia amica Chiara Tesi (Tursen). Di realtà musicali minori che influenzano Selvans ce ne sono molte, ad esempio: sin da bambino ho sempre subito il fascino delle musiche sacre e profane utilizzate nei riti del folklore della mia e di altre regioni.

Tu e Fulguriator siete i Selvans, con i vari live session che vi aiutano per i concerti. Proseguirete in questa maniera oppure pensi ci sia la possibilità di allargare la line-up con gli ingressi ufficiali degli altri musicisti?

Proseguiremo in questa maniera.

Il nuovo disco dei Nokturnal Mortum è appena stato pubblicato, ti chiedo quindi di raccontare come è venuta fuori la possibilità di partecipare al tributo a loro dedicato poi finito nel box 22 Years Among The Sheep e perché avete scelto di incidere il brano Cornua Caprina (Goat Horns).

É uno dei miei pezzi preferiti e mi piaceva l’idea di dover riscrivere il testo – andato perduto – in italiano. Inviammo la nostra versione dopo aver letto il comunicato con cui aprivano le selezioni per le cover da inserire in 22 Years Amon The Sheep e loro apprezzarono molto.

Cosa dobbiamo aspettarci dal progetto Selvans per il futuro?

Un nuovo album.