Live Report: The Dublin Legends a Roma

CITY OF ROME CELTIC FESTIVAL

The Dublin Legends + Mortimer McGrave + Hurry Up! + LyraDanz

11 luglio 2018, Parco Schuster, Roma

Dopo ben 30 anni di attesa, i The Dubliners sono finalmente tornati a suonare in Italia. La band si chiama ora The Dublin Legends e i musicisti sono in gran parte cambiati, ma l’essenza e l’amore per l’irish folk sono sempre gli stessi. Grazie al lavoro di Musica Celtica Italia, i The Dublin Legends sono stati l’apice del City Of Rome Celtic Festival (la prima edizione risale al 2014 e potete leggere il report QUI), evento che ha visto esibirsi sul palco del Parco Schuster – location molto gradevole, verde e adatta a tutte le età, con il solo prezzo delle birre da correggere per le prossime edizioni – quattro band e la scuola di danza irlandese/scozzese Rois. A contorno della musica una serie di botteghe artigianali a tema e l’accampamento storico dei Fortebraccio Veregrense con i vari rievocatori ad interagire con il pubblico prima e dopo l’esibizione di scherma storica che ha incuriosito molte persone.

I primi a salire sul palco sono stati LyraDanz capitanati dalla soave voce di Caterina Sangineto: il loro balfolk elegante colpisce fin dal primo ascolto e dispiace aver assistito a un concerto dalla breve durata di circa mezz’ora. Tra le canzoni proposte una menzione speciale la merita I Tram Di Milano, dall’atmosfera malinconica e sognante: sicuramente una band che ha guadagnato nuovi fan e che vale la pena di vedere ancora dal vivo. Con gli Hurry Up! si cambia musica, si va sulla strumentale e le atmosfere si fanno irish e celtiche. Il pubblico – comunque ancora timido – inizia ad avvicinarsi al palco e la band riesce a far smuovere e ballare gli spettatori. Anche per loro vale lo stesso discorso dei LyraDanz: i ragazzi ci sanno fare e meritano di essere visti nuovamente dal vivo, sperando in un set più lungo. I Mortimer McGrave, terzi in ordine di scaletta, non vanno per il sottile: esperienza e un modo di comunicare con la platea diretto e divertente, con il bonus di canzoni che in concerto rendono al 200%, non fanno altro che scaldare ulteriormente l’ambiente con uno show tra sacro e profano, musica folk suonata con perizia ma anche – o soprattutto? – col sorriso sulle labbra. Tra tutti i brani spicca sicuramente Sotto La Quinta Non È Amore, cantata nel ritornello anche dal pubblico tra sghignazzi e divertimento. I Mortimer McGrave sono da sempre una certezza, con loro sul palco si assiste a uno spettacolo completo che in pochi sono in grado di regalare al pubblico.

Il piatto forte della serata, lo sappiamo, sono i quattro irlandesi dal nome che dice tutto: The Dublin Legends. In giro tra pub e palcoscenici internazionali, il gruppo di Dublino è un vero e proprio monumento vivente della musica dell’Isola di Smeraldo, essendo in giro col nome The Dubliners dal lontanissimo 1962. Il quartetto capitanato dall’arzillo quasi 78enne Seán Cannon ha proposto come setlist un vero e proprio greatest hits, cosa inevitabile considerando i decenni trascorsi dalla loro ultima tappa italiana. Dirty Old Town, Leaving Of Liverpool, Spanish Lady e The Galway Races sono brani immortali in grado di far cantare e commuovere tutti quanti, ma non sono mancati momenti particolarmente toccanti come Fáinne Geal An Lae (brano cantato in gaelico) e la conclusiva Molly Malone, canzone che ha strappato più di una lacrima ai presenti. Nel mezzo una manciata di canzoni da cantare a pieni polmoni: Seven Drunken Nights, Whiskey In The Jar, Wild Rover e Black Velvet Band sono pezzi immortali che da soli valgono il prezzo del biglietto. Paul Watchorn, Gerry O’Connor (il quale si è esibito in un gustoso assolo di banjo), Shay Kavanagh e Seán Cannon sul palco si divertono a suonare e rimangono piacevolmente sorpresi quando il pubblico canta i ritornelli o le canzoni più famose. Il City Of Rome Celtic Festival si trasforma con loro sul palco in una grande festa di appassionati di musica folk e nostalgici dell’Irlanda (non si contavano le maglie verdi con il trifoglio sul petto). Il tempo passa velocemente e dopo le note conclusive di Molly Malone i The Dublin Legends lo promettono: Italia, ci vediamo l’anno prossimo!

Con una promessa del genere salutiamo il festival – organizzato veramente bene, per il dopo show è previsto anche il set celtic di DJ Skillahar – ci si può allontanare dal Parco Schuster con il sorriso sulle labbra, noi l’anno prossimo ci saremo!

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Triddana – Twelve Acoustic Pieces

Triddana – Twelve Acoustic Pieces

2017 – full-length – autoprodotto

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Juan José Fornés: voce, chitarra, tastiera – Diego Rodrigues: basso – Pablo Allen: cornamusa, whistle

Tracklist: 1. Becoming – 2. When The Enemy’s Close – 3. Spoke The Firefly – 4. Gone With The River – 5. Flames At Twilight – 6. Echo Through The Days – 7. The Wicked Wheel – 8. Born In The Dark Age – 9. Galloping Shadows – 10. Shouting Aloud – 11. Everlasting Lie – 12. Men Of Clay – 13. Who Wants To Live Forever (Queen cover)

Quella dei Triddana è storia nota per chi ascolta regolarmente folk metal, ma è bene ricordare le origini della band argentina prima di proseguire. Il gruppo nasce nei primi mesi del 2011 dopo il brutto split dagli Skiltron, quando ben quattro musicisti abbandonano il gruppo dando vita ai Triddana. Ne è seguito un duello a distanza fatto di album folk metal (due a testa) sempre belli e convincenti. Twelve Acoustic Pieces è, invece, una sorpresa: un disco acustico dopo appena due cd è un tantino rischioso, anche se la band ha deciso di rendere questa uscita disponibile solamente in versione digitale (forse proprio perché conscia del poco mercato?): peccato.

Il pericolo di lavori come questo è quello di trovarsi ad ascoltare brani acustici di canzoni metal semplicemente suonate con la chitarra acustica o elettrica senza distorsori vari. Ben altra cosa è invece quando la band si mette d’impegno e ri-arrangia, almeno in parte, le composizioni, adattandole di conseguenza alle diverse sonorità acustiche e impreziosendo determinati momenti a seconda del gusto di chi suona: Twelve Acoustic Pieces fortunatamente fa parte della seconda tipologia di lavori acustici. I Triddana sono stati molto bravi a lavorare sulle singole composizioni e a farle suonare sempre fresche e dinamiche, cosa assolutamente non scontata.

Le canzoni sono equamente prese (6 e 6) dai due dischi Ripe For Rebellion del 2012 e The Power & The Will (2015), più un’inedita cover dei Queen. Ad aprire le danze ci pensa l’ottima Becoming, semplicemente uno dei brani migliori scritti dai Triddana e che continua a convincere anche con la nuova veste acustica. Un altro pezzo davvero ben riuscito è When The Enemy’s Close: l’anima rock della band si sente anche senza distorsioni e i cori da stadio suonano bene in questo contesto più soft. Il gruppo di Buenos Aires se la cava alla grande anche con le composizioni più delicate e intime, come nel caso di Spoke The Firefly, lento che tocca il cuore di ogni ascoltatore. In Twelve Acoustic Pieces c’è spazio anche per le (forti) influenze irish folk: Flames At Twilight e Galloping Shadows sono l’esempio più lampante, ma in quasi tutte le canzoni c’è spazio per melodie e sonorità accostabili alla verde Irlanda (l’inizio di The Wicked Wheel, per fare un altro titolo). Tra momenti divertenti e spensierati (Gone With The River) ed altri più meditativi (Everlasting Lie), ma sempre con cornamuse e flauti di Pablo Allen in grande evidenza, si arriva alla conclusione del disco con Who Wants To Live Forever, grandissima canzone dei Queen e chiaramente legata al film Highlander, pellicola di culto degli anni ’80. L’interpretazione dei Triddana è assolutamente degna di nota e il singer Juan José Fornés non sfigura al cospetto di uno dei migliori cantanti della storia, sua maestà Freddy Mercury.

Necessità artistica o sfizio dei musicisti, poco cambia: Twelve Acoustic Pieces è un full-length valido e affascinante, realizzato molto bene e che merita di trovare posto nella collezione di quelle persone vicine alle sonorità folk/irish rock. In attesa del prossimo cd “folk metal” non rimane che sperare nella pubblicazione di Twelve Acoustic Pieces in versione fisica.