Intervista: Haegen

Tra pochi giorni saranno protagonisti a Roma in una serata tutta dedicata al folk metal. Con il buon Immortal Lands fresco di stampa e tanta voglia di fare, gli anconetani Haegen ci raccontano la nascita della loro ultima creatura, le influenze e i testi delle canzoni e i recenti cambi di formazione: buona lettura!

Inizierei parlando del processo creativo che ha portato alla realizzazione di Immortal Lands.

In un certo senso Immortal Lands è da considerarsi una “compilation” di nostre canzoni, nata essenzialmente per soddisfare due esigenze: da un lato incidere su CD dei brani che avevamo composto da qualche tempo, e che non vedevamo l’ora di poterle ascoltare registrate, così da poterle condividere con tutti anche al di fuori dei live; dall’altro la necessità di far sentire al pubblico qualcosa di nuovo, svecchiando un po’ il nostro repertorio con alcuni nuovi pezzi più recenti.

Il disco suona compatto e potente, credo che il merito sia in buona parte di Manuele Pesaresi, la persona che si è occupata della registrazione e del missaggio. Come vi siete trovati con lui e ci sono aneddoti simpatici da raccontare che riguardano le fasi di registrazione?
Con Manuele ci siamo trovati davvero bene fin da subito: è un vero professionista, e il suo lavoro è stato davvero pazzesco, soprattutto per la grande pazienza che ha dimostrato nel gestirci mentre lo importunavamo con tutte le domande/richieste fatte durante le registrazioni. Sopportare sei persone che parlano (e non solo) una sopra l’altra non è cosa semplice, beh, lui c’è riuscito!

Come mai non avete bissato la collaborazione con Mauro Mancinelli dei DPF Studio? Vi eravate detti molto soddisfatti del lavoro svolto da lui per Tales From Nowhere.

Nonostante l’amicizia e la splendida collaborazione che abbiamo vissuto per il nostro primo EP (registrare da Mauro è stato fantastico, ti faceva veramente sentire uno di casa!), per Immortal Lands abbiamo sentito la necessità di uscire da ciò che conoscevamo, dal nostro “piccolo mondo” di conoscenze, alla ricerca di qualcosa di nuovo che potesse ispirarci, quindi non tanto per una questione di professionalità (che nel DPF Studio abbonda alla grande!), quanto per un discorso di nuove tematiche, nuovi stimoli tratti dalla novità delle situazioni.

Cosa è successo dalla pubblicazione di Immortal Lands a oggi?

Dalla tanto agognata uscita del CD, avvenuta con molta fatica, abbiamo cominciato a portarlo in giro con noi e a proporlo nei nostri live, anche se verso la fine del 2017 ci siamo presi una “pausa” dalla scena per alcune problematiche interne al gruppo da risolvere, che hanno frenato tutte le nostre attività e da cui ci stiamo ora riprendendo. Una di esse è stata la scelta da parte del nostro bassista Nicholas Gubinelli di lasciare il progetto, dovuta a problemi di natura personale che comprendiamo appieno, e per il quale gli auguriamo il meglio nel prossimo futuro.

Inoltre vorrei chiedervi della separazione da Federico Padovano: come mai avete deciso di fare a meno del flauto quando questo è sempre stato uno strumento più che presente nelle vostre canzoni?

Questa è, per legarci alla precedente domanda, l’altro scoglio interno al gruppo, purtroppo. É stata una decisione consapevole, e non poco sofferta, alla quale siamo giunti ragionando tutti assieme in un’ottica puramente professionale, quindi non è stata una decisione dettata da problemi personali. Possiamo riassumere dicendo che, per i nuovi progetti a venire, la figura di un whistle, per sua natura strumento acustico, legato ad una sola tonalità, si sarebbe rivelata marginale rispetto alla totalità del progetto, negando quindi a Federico la possibilità di una degna comparsa sul palcoscenico come flautista, se non occasionalmente: praticamente si sarebbe ritrovato a fare solo qualche riff in qualche canzone, e la cosa per un bravo musicista come lui non ci è sembrata sensata. Ci mancherà, questo è più che certo, ma crediamo che questa sia la soluzione migliore per il progetto Haegen, almeno per il momento.

La canzone Bazar propone degli spunti mediterranei molto particolari ma non ripresi nelle altre canzoni. Come è nata la canzone e siete arrivati a concepire un brano del genere?

Bazar è il frutto della nostra vita adolescenziale, passata tra sagre di paese, fiere provinciali e feste tra amici, in cui la birra e l’allegria facevano da padroni indiscussi. La canzone in sé è nata da un fischiettio allegro del nostro Leonardo, proprio durante una di queste feste a casa del nostro chitarrista Samuele, e di lì a breve quel fischiettio si è tramutato in una canzone che è un po’ un elogio a queste atmosfere, talvolta di fiera di paese, talvolta di locali nebbiosi frequentati da gente strana, ma alla fine queste storie si sono rivelate sempre divertenti avventure, serate che ci hanno accompagnato da quando siamo diventati prima di tutto amici, e poi anche fratelli di musica.

Terre Immortali è un brano lungo e dal sound ricercato. Nella recensione del disco affermo che quando vi “lasciate andare” riuscite sempre a creare ottime canzoni per niente scontate e anzi particolarmente interessanti. Voi, da musicisti, come vivete la creazione delle canzoni? Come vi comportate quando vi rendete conto che state andando “oltre” la classica canzone?

Realizzare una canzone per noi è soprattutto divertimento, passione per quello che si fa e per quello che vogliamo comunicare attraverso quelle note, quei ritmi e quelle parole. Le prime canzoni le abbiamo create soprattutto per gioco e per sfogo, senza starci troppo a pensar su. Poi le conquiste di vari palchi e la crescita musicale di ognuno di noi ci ha portato ad elaborare nuove canzoni più ricercate, in un processo che possiamo tranquillamente definire come “appena avviato”: quando capisci che sei riuscito con gli altri a creare qualcosa di nuovo, qualcosa che funziona, la sensazione che si condivide è sicuramente bellissima, ma è quando il pezzo che avevi ideato, e su cui hai lavorato con tutti per molto tempo, suona meglio di quanto avresti mai potuto immaginare, è lì che scatta davvero l’euforia, e cresce la passione per quel che stai creando, spingendoti a dare sempre di più nella prossima composizione. Grosso modo è questo quello che è successo con Terre Immortali.

Una canzone che mi è piaciuta molto è Gioie Portuali, sia per il testo spassoso che per la musica ritmata e incalcante. Vi siete sentiti un po’ gli Alestorm d’Ancona mentre la suonavate in studio? 🙂 Una canzone del genere vi è venuta così bene perché abitate sulla costa?

Indubbiamente il tema marinaresco della canzone è dovuto alla nostra vicinanza con Ancona e la sua realtà portuale, come quelle di altre città costiere in cui molti fatti divertenti, nella storia passata e recente, sono accaduti e continuano ad accadere, e da cui il nostro Leonardo ha tratto ispirazione per il testo di Gioie Portuali. Per quanto riguarda gli “Alestorm d’Ancona” beh, c’è da dire che agli inizi eravamo soliti eseguire alcune loro canzoni come cover e sicuramente sono uno di quei gruppi da cui abbiamo preso ispirazione soprattutto all’inizio, per cui, in un certo senso, una piccola parte di noi è sicuramente debitrice di artisti come loro.

The Tale è una sorta di power ballad, composizione piuttosto rara nel mondo folk metal. Me ne parlate un po’?

The Tale è una canzone un po’ diversa dalle altre per la sua tematica molto particolare: abbiamo scelto di narrare una vera leggenda della nostra tradizione, la storia di una donna che, per pena d’amore, si lascia morire nel mare, ed esso, commosso dal gesto, la trasforma in una bellissima sirena. La musica non poteva che essere una ballad contaminata dai ritmi delle nostre canzoni di campagna: iniziando con una sorta di “valzer” paesano che, seguendo il pathos crescente della narrazione, sfocia nella trasformazione magica della sirena, in un crescendo di sonorità sempre più epiche e potenti.

Pensate di aver trovato il vostro sound definitivo con il nuovo disco oppure potrebbero esserci novità nei prossimi lavori?

Questa forse è una domanda a cui non sapremmo mai dare una risposta certa, o meglio, a cui non vogliamo dare, almeno per il momento: la nostra ricerca musicale e personale è costante e in continuo divenire, e abbiamo ancora molto da imparare e da dare come gruppo, per cui pensiamo proprio che potrebbero esserci novità nei prossimi lavori, o almeno è quello che speriamo!

Avete firmato con la romana Hellbones Records: di che tipo di contratto si tratta e quali sono stati i motivi che vi hanno spinto ad accettare la loro proposta?

Chiamarlo semplicemente “contratto” non rende veramente l’idea di quello che significa entrare nella “famiglia Hellbones” che, nonostante sia una piccola realtà condivisa da molte band della scena underground come noi, a nostro parere è qualcosa di speciale. Sarà per la collaborazione con Daniele Hellbones, che fin da subito è andata ben al di là dei semplici rapporti professionali, diventando una vera amicizia; sarà per la bella atmosfera che si respira e la voglia di fare che c’è tra i suoi membri; sarà perché non si parla mai di vincoli e limiti ma di supporto, amicizie e collaborazioni tra locali e musicisti… insomma, esistono fin troppi motivi per non darsi fiducia reciproca.

Guardando indietro, cosa provate per i primi lavori Haegen e Tales From Nowhere?

Un misto di orgoglio e tenerezza per la nostra prima demo Haegen, perché è grazie a quei semplici brani che siamo arrivati fino a qui con le nostre forze, ma soprattutto per merito dei tanti amici che ci hanno supportato cantando a squarciagola canzoni come Vodka’n’Beer o I Wanna Drink; per Tales From Nowhere la tenerezza lascia lo spazio ad una maggiore “consapevolezza”, se pur acerba, di quello che si stava creando nella nostra sala prove e in una vera sala di registrazione, in un processo che è tutto in divenire con lo stesso Immortal Lands. Per sintetizzare, siamo fieri della nostra storia pregressa, anche nella sua banale semplicità, perché quei ragazzi che incisero la loro prima demo sono ancora qui a parlare e suonare, se pur cresciuti.

Cosa vi aspettate dalla data romana del 4 marzo? Ci saranno delle sorprese?

Per il 4 marzo ovviamente ci saranno delle novità, a partire dal cambio di line-up, sperando di essere all’altezza della sfida che ci attende nell’immediato futuro, e per questo dando il massimo per tutti coloro che saranno presenti. E poi chissà, magari qualche chicca è in serbo per la serata… chi verrà, vedrà!

Quale sarà il prossimo passo degli Haegen?

Il prossimo passo del gruppo è quello di tornare il prima possibile a pieno regime, sponsorizzare il neonato Immortal Lands a livello nazionale e internazionale (si spera!) e cominciare a “fare sul serio” tra spettacoli e mondi affini. Nel mentre stiamo già pensando ad un nuovo lavoro, composto esclusivamente da brani inediti, per proseguire nel lungo percorso della crescita musicale.

Grazie per la disponibilità, avete un messaggio da urlare al mondo?

Intanto ringraziamo te per l’opportunità che ci hai dato con questa intervista per far conoscere a tutti i nostri amici alcuni punti di vista personali sulle tante cose dette, e per concludere, cosa dire… Stay Folk Brothers!

Gli Haegen torneranno a farvi scatenare come mai prima d’ora, intanto vi aspettiamo a Roma, al “Let It Beer Live Club” questa domenica con gli Stilema ad aprire le danze e la presentazione del libro “Folk Metal. Dalle Origini al Ragnarok”!!! Vi aspettiamo numerosi e carichi a bestia, “daje che ce spassemo”! A domenica regà!!!

NB – Tutte le informazioni riguardanti il concerto Haegen + Stilema le trovate QUI.

Annunci

Haegen – Immortal Lands

Haegen – Immortal Lands

2017 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Leonardo Lasca: voce – Samuele Secchiaroli: chitarra – Nicholas Gubinelli: basso – Tommaso Sacco: batteria – Eugenio Cammoranesi: tastiera – Federico Padovano: flauto

Tracklist: 1. Stray Dog – 2. Legends – 3. Gioie Portuali – 4. Fighting In The River – 5. Incubo – 6. Gran Galà – 7. The Princess And The Barbarians – 8. Bazar – 9. The Tale – 10. Terre Immortali – 11. My Favourite Tobacco

A due anni dall’EP di debutto Tales From Nowhere, tornano con un nuovo lavoro i marchigiani Haegen. Il nuovo disco è un full-length autoprodotto di undici tracce per un totale di cinquantadue minuti. La musica dei ragazzi tirrenici è un folk metal abbastanza personale, dinamico e ben suonato. Rispetto al precedente EP non si notano particolari evoluzioni musicali, ma è la produzione a fare la differenza: il lavoro in studio svolto da Manuele Pesaresi di D. Engine Studio è buono, i suoni potenti e il missaggio abbastanza equilibrato anche se a volte si ha l’impressione che la voce di Leonardo Lasca potesse essere messa in maggiore risalto.

A Stray Dog spetta l’onere di aprire il disco: chitarre rocciose, la voce graffiante di Lasca e le melodie di flauto di Federico Padovano sono gli elementi principali non solo della canzone, ma dell’intero disco. La band si trova a proprio agio con i tempi medi, dimostrazione ne sono le varie Legends e Fighting In The River, quest’ultima caratterizzata da un mood vagamente oscuro che non stona affatto con il resto dell’album. Incubo, come suggerisce il titolo, è molto cupa e pesante, ma non per questo non godibile, con forse l’unico difetto che risiede nelle rime utilizzate, un po’ troppo scolastiche. Uno dei pezzi meglio riusciti è Gioie Portuali, dal testo spassoso e dal tiro vincente, una canzone in grado di fare la differenza anche dal vivo. Grande Galà è un’altra composizione ben riuscita, ritmata e coinvolgente fin dalle prime note. In Bazar troviamo degli interessanti spunti mediterranei: gli Haegen si sono sforzati di tirar fuori dagli strumenti delle melodie e situazioni diverse dal solito e il buon risultato è la migliore ricompensa possibile. Per The Tale vale lo stesso discorso: spesso il voler uscire dalla confort zone fa bene e anche in questo caso la band anconetana sforna una canzone assolutamente piacevole, delicata, una power ballad come non se ne sentono quasi mai nel folk metal; piccolo appunto personale, avrei visto bene The Tale a metà scaletta, in modo da “spezzare” in due il disco. Immortal Lands volge al termine con gli otto minuti di… Terre Immortali! Anche qui gli Haegen sorprendono e si ripete quanto detto qualche riga prima, ovvero che quando Lasca e soci decidono di osare qualcosa il buon risultato è garantito. La spassosa My Favourite Tobaccco è il miglior modo per concludere un disco riuscito e divertente con qualche inevitabile calo di tensione.

La produzione è molto potente e piena, i suoni grossi e abbastanza definiti; il missaggio poteva essere più curato a favore della voce e dei fiati (a volte un po’ affogati nel marasma sonoro), con un livello in meno per la tastiera/fisarmonica. I passi in avanti rispetto Tales From Nowhere sono evidenti e questa è la strada giusta per godere a pieno della musica degli Haegen.

Immortal Lands è un bel debutto autoprodotto ma, per quanto ben fatto, mostra dei punti migliorabili e non rappresenta il disco definitivo degli Haegen. Normale che sia così, in fondo questo è il primo full-length e lungo i cinquantadue minuti (soprattutto nell’ultima parte) si percepiscono tutte le potenzialità dei giovani musicisti. In attesa del passo successivo, che sicuramente sarà ancora migliore, godiamoci questo Immortal Lands: band da seguire con attenzione e assolutamente da non perdere live.

Intervista: Haegen

Tornano sulle pagine di Mister Folk i marchigiani Haegen dopo l’intervista di fine 2014, l’occasione è la pubblicazione dell’EP Tales From Nowhere, un cinque pezzi che non potrà non far piacere agli amanti del folk metal più spensierato. Il nuovo lavoro è, chiaramente, al centro dell’attenzione…

haegen1

Come siete arrivati alla realizzazione di Tales From Nowhere?

Tales From Nowhere per noi Haegen è un grande traguardo nella sua semplicità, nato dopo la nostra prima demo Haegen e molti live passati a suonare nuove canzoni, accorgendoci col l’andare del tempo che qualcosa nel nostro gruppo si stava evolvendo, così verso fine 2014 avvertimmo tutti la necessità di registrare qualcosa di nuovo, che si avvicinasse di più a ciò che eravamo diventati durante quell’anno molto intenso, ricco di cambiamenti.

Quali sono le differenze maggiori rispetto al demo di debutto?

Sono molteplici le differenze, dalla voce del cantante che ha fatto dei grandi passi in avanti, alla maggiore presenza del flauto nei brani, vero strumento acustico del nostro gruppo, così come è cresciuta la nostra ricerca artistica in canzoni e testi, cercando continuamente il nostro stile, ma la cosa che più di tutte è cambiata è la serietà con cui tutti noi abbiamo affrontato questo progetto, consapevoli di voler creare qualcosa che ci rappresentasse al meglio delle nostre capacità.

La produzione è un punto di forza del vostro lavoro: come vi siete trovati al DPF Studio?

É stata una bellissima collaborazione! Mauro Mancinelli, tra l’altro da prima nostro grande amico, è una persona davvero in gamba, sia a livello professionale che a qualunque altro livello, non potevamo davvero chiedere persona migliore con cui lavorare: lo consigliamo vivamente a tutti i colleghi musicisti.

Dal Castello Alla Foresta è l’unica canzone in italiano: pensate di continuare a cantare in inglese o non vi ponete limiti in tal senso?

In questo EP abbiamo voluto inserire solo lei come canzone dal testo italiano, ma ne abbiamo già pronte altre con rime italiane, e molto probabilmente continueremo a usare entrambe le lingue, a seconda di cosa ci ispiri la canzone durante la sua composizione. La nostra ricerca artistica è in constante divenire, sotto questo punto di vista tutto può accadere!

Mi fai una panoramica sui testi dell’EP?

Tales From Nowhere principalmente parla di due temi che si compenetrano in tutte le sue canzoni, uno è quello delle leggende e dei miti delle nostre terre, sia inventate da noi come Russian Disaster, sia storie originali prese dalla tradizione come Make A Wish; l’altro tema è la nostra storia di gruppo, ovviamente non in tono autobiografico, che si mescola alle leggende che cantiamo nelle nostre canzoni.

Quali credi che siano i punti di forza della band? E in cosa pensi che dovreste migliorare?

Per quanto riguarda i punti di forza sicuramente c’è l’inesauribile fantasia nella creazione di nuove canzoni, non facciamo in tempo a terminarne una che altre sono già in coda, e per il momento non siamo mai rimasti senza pezzi da creare; spesso ci fanno i complimenti sulla scena live, ma sicuramente lì c’è ancora da imparare molto, limando dettagli e particolari, aspirando a quella perfezione tecnica e scenica a cui qualunque gruppo ambisce, senza mai accontentarsi.

Un parere sulla scena italiana?

Per quanto riguarda l’ambito musicale ovviamente se ne potrebbe parlare per ore; c’è da dire che in molti posti il nostro tipo di musica è ben accetto, e durante l’anno vengono organizzati moltissimi live folk metal, anche se poi spesso sono solo i grandi eventi ad essere presi seriamente, a scapito dei piccoli; parlando di live abbiamo avuto la fortuna e l’onore di poter condividere il palco con grandi band come VallorcH, Diabula Rasa, Mortimer Mc Grave e Furor Gallico, che ci hanno dato oltre a belle amicizie l’esempio e la spinta per credere in ciò che vogliamo fare, raggiungendo, un giorno speriamo non lontano, i loro livelli.

State lavorando a del nuovo materiale? Avete in mente una nuova uscita, e se sì, cercherete un’etichetta?

Di nuovo materiale ne abbiamo abbastanza per fare un nuovo cd bello pieno, anche perché senza canzoni nuove per ora non ci siamo stati mai; solo ora ne stiamo facendo due-tre nuove, e questo processo di creazione va avanti anche tra un live e l’altro, ci riesce abbastanza spontaneamente. Riguardo l’etichetta, stiamo cercando di farci sentire in giro, sperando che qualcuno ci ascolti e, piacendogli, ci accolga a braccia aperte.

Qual è l’obbiettivo degli Haegen?

L’obbiettivo primario con cui questo gruppo va avanti dalla sua nascita è sempre lo stesso, divertirci facendo divertire, ma allo stesso tempo proponendo la nostra musica con impegno, passione e serietà, perché ci si diverte di più quando si fanno le cose per bene, riuscendo ad apprezzare i risultati dei tuoi sforzi, e puntando sempre più in alto.

Grazie per l’intervista, hai a disposizione lo spazio conclusivo …

Per concludere, ringraziamo innanzi tutto te caro Fabrizio, che ci segui e ci supporti sempre, così come chiunque fosse arrivato così in fondo da poter leggere la conclusione! Ne approfittiamo per ricordare che tra poco potrete acquistare / degustare il nuovissimo EP!!! Vi consigliamo di ascoltarlo dopo una bella cena con gli amici, garantirà l’intrattenimento promesso! Seguiteci su Facebook e sul canale Youtube Haegen Official! STAY FOLK!!! STAY HAEGEN!!!

Haegen – Tales From Nowhere

Haegen – Tales From Nowhere

2015 – EP – autoprodotto

VOTO: 6,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Leonardo Lasca: voce – Samuele Secchiaroli: chitarra – Nicola Scalzotto: basso – Tommaso Sacco: batteria – Eugenio Cammoranesi: tastiera – Federico Padovano: flauti

Scaletta: 1. Dal Castello Alla Foresta – 2. Haegen – 3. Make A Wish – 4. Russian Disaster – 5. The Soul Of Your Worst Death

Nati nel 2012 in provincia di Ancona, gli Haegen tornano a farsi sentire a un anno dal demo di debutto, e lo fanno con un EP di cinque pezzi, Tales From Nowhere, che mette in risalto le qualità del gruppo marchigiano. Le differenze dall’acerbo primo lavoro sono evidenti e denotano il buon lavoro svolto in sala prove, a partire dalla produzione, per finire con la composizione dei brani.

Quello degli Haegen è un folk metal non facile da definire in quanto non sono riscontrabili palesi influenze da parte di act blasonati, il che fa senz’altro onore al gruppo di Osimo, ma che può spiazzare l’ascoltatore meno ferrato. Sicuramente questo fatto è un grande merito che va riconosciuto agli Haegen, capaci in pochi mesi di passare da brani non sempre di buon spessore, a composizioni personali e accattivanti.

Tales From Nowhere inizia con Dal Castello Alla Foresta, unico pezzo cantato in italiano. Il ritmo prende fin dal primo ascolto, la fisarmonica è padrona delle melodie e stupisce in positivo la voce del cantante Leonardo Lasca, leggermente sporca il tanto che basta per renderla perfetta per il sound della band. La seguente Haegen ha sonorità vagamente francesi, forse un tributo all’origine del nome (per capire è possibile leggere l’intervista al gruppo QUI). Il ritornello è il punto di forza, ma l’intero brano, grazie alle prove ordinate e convinte dei singoli musicisti, si rivela essere particolarmente ispirato. Make A Wish prosegue la strada del precedente brano, ma in maniera più oscura e pesante, come se il sole fosse improvvisamente scomparso lasciando spazio a nuvoloni carichi di pioggia; la parte finale della traccia, più movimentata dal punto di vista musicale, presenta pregevoli spunti strumentali e inaspettati cambi di tempo che la rendono particolarmente dinamica. Divertente e allegra, Russian Disaster è caratterizzata dalla fisarmonica che recita un ruolo fondamentale nell’economia del brano e dai cori imponenti nella loro semplicità, tra accelerazioni e ritornelli urlati. Chiude Tales From Nowhere la canzone The Soul Of Your Worst Death, dal mood oscuro (come suggerisce il titolo), ma che presto si scrolla di dosso l’oscurità a favore di un folk metal frizzante e movimentato.

La produzione è decisamente buona, il lavoro svolto nello studio di registrazione DPF Studio da Mauro Ulag è sopra la media considerando che si tratta della prima “vera” incisione per gli Haegen: tutti gli strumenti ne escono vincitori, ma è la voce “adulta” di Leonardo Lasca a trainare spesso i pezzi.

Tales From Nowhere è un bel passo in avanti per la giovane formazione italiana: canzoni piacevoli e l’attitudine giusta per il genere sono importanti tanto quanto non scimmiottare band famose, cosa assai rara quando si è ai primi anni di attività. Di lavoro ce n’è ancora molto da fare, ma gli Haegen hanno sicuramente intrapreso la via giusta.