Haegen – Immortal Lands

Haegen – Immortal Lands

2017 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Leonardo Lasca: voce – Samuele Secchiaroli: chitarra – Nicholas Gubinelli: basso – Tommaso Sacco: batteria – Eugenio Cammoranesi: tastiera – Federico Padovano: flauto

Tracklist: 1. Stray Dog – 2. Legends – 3. Gioie Portuali – 4. Fighting In The River – 5. Incubo – 6. Gran Galà – 7. The Princess And The Barbarians – 8. Bazar – 9. The Tale – 10. Terre Immortali – 11. My Favourite Tobacco

A due anni dall’EP di debutto Tales From Nowhere, tornano con un nuovo lavoro i marchigiani Haegen. Il nuovo disco è un full-length autoprodotto di undici tracce per un totale di cinquantadue minuti. La musica dei ragazzi tirrenici è un folk metal abbastanza personale, dinamico e ben suonato. Rispetto al precedente EP non si notano particolari evoluzioni musicali, ma è la produzione a fare la differenza: il lavoro in studio svolto da Manuele Pesaresi di D. Engine Studio è buono, i suoni potenti e il missaggio abbastanza equilibrato anche se a volte si ha l’impressione che la voce di Leonardo Lasca potesse essere messa in maggiore risalto.

A Stray Dog spetta l’onere di aprire il disco: chitarre rocciose, la voce graffiante di Lasca e le melodie di flauto di Federico Padovano sono gli elementi principali non solo della canzone, ma dell’intero disco. La band si trova a proprio agio con i tempi medi, dimostrazione ne sono le varie Legends e Fighting In The River, quest’ultima caratterizzata da un mood vagamente oscuro che non stona affatto con il resto dell’album. Incubo, come suggerisce il titolo, è molto cupa e pesante, ma non per questo non godibile, con forse l’unico difetto che risiede nelle rime utilizzate, un po’ troppo scolastiche. Uno dei pezzi meglio riusciti è Gioie Portuali, dal testo spassoso e dal tiro vincente, una canzone in grado di fare la differenza anche dal vivo. Grande Galà è un’altra composizione ben riuscita, ritmata e coinvolgente fin dalle prime note. In Bazar troviamo degli interessanti spunti mediterranei: gli Haegen si sono sforzati di tirar fuori dagli strumenti delle melodie e situazioni diverse dal solito e il buon risultato è la migliore ricompensa possibile. Per The Tale vale lo stesso discorso: spesso il voler uscire dalla confort zone fa bene e anche in questo caso la band anconetana sforna una canzone assolutamente piacevole, delicata, una power ballad come non se ne sentono quasi mai nel folk metal; piccolo appunto personale, avrei visto bene The Tale a metà scaletta, in modo da “spezzare” in due il disco. Immortal Lands volge al termine con gli otto minuti di… Terre Immortali! Anche qui gli Haegen sorprendono e si ripete quanto detto qualche riga prima, ovvero che quando Lasca e soci decidono di osare qualcosa il buon risultato è garantito. La spassosa My Favourite Tobaccco è il miglior modo per concludere un disco riuscito e divertente con qualche inevitabile calo di tensione.

La produzione è molto potente e piena, i suoni grossi e abbastanza definiti; il missaggio poteva essere più curato a favore della voce e dei fiati (a volte un po’ affogati nel marasma sonoro), con un livello in meno per la tastiera/fisarmonica. I passi in avanti rispetto Tales From Nowhere sono evidenti e questa è la strada giusta per godere a pieno della musica degli Haegen.

Immortal Lands è un bel debutto autoprodotto ma, per quanto ben fatto, mostra dei punti migliorabili e non rappresenta il disco definitivo degli Haegen. Normale che sia così, in fondo questo è il primo full-length e lungo i cinquantadue minuti (soprattutto nell’ultima parte) si percepiscono tutte le potenzialità dei giovani musicisti. In attesa del passo successivo, che sicuramente sarà ancora migliore, godiamoci questo Immortal Lands: band da seguire con attenzione e assolutamente da non perdere live.

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Intervista: Haegen

Tornano sulle pagine di Mister Folk i marchigiani Haegen dopo l’intervista di fine 2014, l’occasione è la pubblicazione dell’EP Tales From Nowhere, un cinque pezzi che non potrà non far piacere agli amanti del folk metal più spensierato. Il nuovo lavoro è, chiaramente, al centro dell’attenzione…

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Come siete arrivati alla realizzazione di Tales From Nowhere?

Tales From Nowhere per noi Haegen è un grande traguardo nella sua semplicità, nato dopo la nostra prima demo Haegen e molti live passati a suonare nuove canzoni, accorgendoci col l’andare del tempo che qualcosa nel nostro gruppo si stava evolvendo, così verso fine 2014 avvertimmo tutti la necessità di registrare qualcosa di nuovo, che si avvicinasse di più a ciò che eravamo diventati durante quell’anno molto intenso, ricco di cambiamenti.

Quali sono le differenze maggiori rispetto al demo di debutto?

Sono molteplici le differenze, dalla voce del cantante che ha fatto dei grandi passi in avanti, alla maggiore presenza del flauto nei brani, vero strumento acustico del nostro gruppo, così come è cresciuta la nostra ricerca artistica in canzoni e testi, cercando continuamente il nostro stile, ma la cosa che più di tutte è cambiata è la serietà con cui tutti noi abbiamo affrontato questo progetto, consapevoli di voler creare qualcosa che ci rappresentasse al meglio delle nostre capacità.

La produzione è un punto di forza del vostro lavoro: come vi siete trovati al DPF Studio?

É stata una bellissima collaborazione! Mauro Mancinelli, tra l’altro da prima nostro grande amico, è una persona davvero in gamba, sia a livello professionale che a qualunque altro livello, non potevamo davvero chiedere persona migliore con cui lavorare: lo consigliamo vivamente a tutti i colleghi musicisti.

Dal Castello Alla Foresta è l’unica canzone in italiano: pensate di continuare a cantare in inglese o non vi ponete limiti in tal senso?

In questo EP abbiamo voluto inserire solo lei come canzone dal testo italiano, ma ne abbiamo già pronte altre con rime italiane, e molto probabilmente continueremo a usare entrambe le lingue, a seconda di cosa ci ispiri la canzone durante la sua composizione. La nostra ricerca artistica è in constante divenire, sotto questo punto di vista tutto può accadere!

Mi fai una panoramica sui testi dell’EP?

Tales From Nowhere principalmente parla di due temi che si compenetrano in tutte le sue canzoni, uno è quello delle leggende e dei miti delle nostre terre, sia inventate da noi come Russian Disaster, sia storie originali prese dalla tradizione come Make A Wish; l’altro tema è la nostra storia di gruppo, ovviamente non in tono autobiografico, che si mescola alle leggende che cantiamo nelle nostre canzoni.

Quali credi che siano i punti di forza della band? E in cosa pensi che dovreste migliorare?

Per quanto riguarda i punti di forza sicuramente c’è l’inesauribile fantasia nella creazione di nuove canzoni, non facciamo in tempo a terminarne una che altre sono già in coda, e per il momento non siamo mai rimasti senza pezzi da creare; spesso ci fanno i complimenti sulla scena live, ma sicuramente lì c’è ancora da imparare molto, limando dettagli e particolari, aspirando a quella perfezione tecnica e scenica a cui qualunque gruppo ambisce, senza mai accontentarsi.

Un parere sulla scena italiana?

Per quanto riguarda l’ambito musicale ovviamente se ne potrebbe parlare per ore; c’è da dire che in molti posti il nostro tipo di musica è ben accetto, e durante l’anno vengono organizzati moltissimi live folk metal, anche se poi spesso sono solo i grandi eventi ad essere presi seriamente, a scapito dei piccoli; parlando di live abbiamo avuto la fortuna e l’onore di poter condividere il palco con grandi band come VallorcH, Diabula Rasa, Mortimer Mc Grave e Furor Gallico, che ci hanno dato oltre a belle amicizie l’esempio e la spinta per credere in ciò che vogliamo fare, raggiungendo, un giorno speriamo non lontano, i loro livelli.

State lavorando a del nuovo materiale? Avete in mente una nuova uscita, e se sì, cercherete un’etichetta?

Di nuovo materiale ne abbiamo abbastanza per fare un nuovo cd bello pieno, anche perché senza canzoni nuove per ora non ci siamo stati mai; solo ora ne stiamo facendo due-tre nuove, e questo processo di creazione va avanti anche tra un live e l’altro, ci riesce abbastanza spontaneamente. Riguardo l’etichetta, stiamo cercando di farci sentire in giro, sperando che qualcuno ci ascolti e, piacendogli, ci accolga a braccia aperte.

Qual è l’obbiettivo degli Haegen?

L’obbiettivo primario con cui questo gruppo va avanti dalla sua nascita è sempre lo stesso, divertirci facendo divertire, ma allo stesso tempo proponendo la nostra musica con impegno, passione e serietà, perché ci si diverte di più quando si fanno le cose per bene, riuscendo ad apprezzare i risultati dei tuoi sforzi, e puntando sempre più in alto.

Grazie per l’intervista, hai a disposizione lo spazio conclusivo …

Per concludere, ringraziamo innanzi tutto te caro Fabrizio, che ci segui e ci supporti sempre, così come chiunque fosse arrivato così in fondo da poter leggere la conclusione! Ne approfittiamo per ricordare che tra poco potrete acquistare / degustare il nuovissimo EP!!! Vi consigliamo di ascoltarlo dopo una bella cena con gli amici, garantirà l’intrattenimento promesso! Seguiteci su Facebook e sul canale Youtube Haegen Official! STAY FOLK!!! STAY HAEGEN!!!

Haegen – Tales From Nowhere

Haegen – Tales From Nowhere

2015 – EP – autoprodotto

VOTO: 6,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Leonardo Lasca: voce – Samuele Secchiaroli: chitarra – Nicola Scalzotto: basso – Tommaso Sacco: batteria – Eugenio Cammoranesi: tastiera – Federico Padovano: flauti

Scaletta: 1. Dal Castello Alla Foresta – 2. Haegen – 3. Make A Wish – 4. Russian Disaster – 5. The Soul Of Your Worst Death

Nati nel 2012 in provincia di Ancona, gli Haegen tornano a farsi sentire a un anno dal demo di debutto, e lo fanno con un EP di cinque pezzi, Tales From Nowhere, che mette in risalto le qualità del gruppo marchigiano. Le differenze dall’acerbo primo lavoro sono evidenti e denotano il buon lavoro svolto in sala prove, a partire dalla produzione, per finire con la composizione dei brani.

Quello degli Haegen è un folk metal non facile da definire in quanto non sono riscontrabili palesi influenze da parte di act blasonati, il che fa senz’altro onore al gruppo di Osimo, ma che può spiazzare l’ascoltatore meno ferrato. Sicuramente questo fatto è un grande merito che va riconosciuto agli Haegen, capaci in pochi mesi di passare da brani non sempre di buon spessore, a composizioni personali e accattivanti.

Tales From Nowhere inizia con Dal Castello Alla Foresta, unico pezzo cantato in italiano. Il ritmo prende fin dal primo ascolto, la fisarmonica è padrona delle melodie e stupisce in positivo la voce del cantante Leonardo Lasca, leggermente sporca il tanto che basta per renderla perfetta per il sound della band. La seguente Haegen ha sonorità vagamente francesi, forse un tributo all’origine del nome (per capire è possibile leggere l’intervista al gruppo QUI). Il ritornello è il punto di forza, ma l’intero brano, grazie alle prove ordinate e convinte dei singoli musicisti, si rivela essere particolarmente ispirato. Make A Wish prosegue la strada del precedente brano, ma in maniera più oscura e pesante, come se il sole fosse improvvisamente scomparso lasciando spazio a nuvoloni carichi di pioggia; la parte finale della traccia, più movimentata dal punto di vista musicale, presenta pregevoli spunti strumentali e inaspettati cambi di tempo che la rendono particolarmente dinamica. Divertente e allegra, Russian Disaster è caratterizzata dalla fisarmonica che recita un ruolo fondamentale nell’economia del brano e dai cori imponenti nella loro semplicità, tra accelerazioni e ritornelli urlati. Chiude Tales From Nowhere la canzone The Soul Of Your Worst Death, dal mood oscuro (come suggerisce il titolo), ma che presto si scrolla di dosso l’oscurità a favore di un folk metal frizzante e movimentato.

La produzione è decisamente buona, il lavoro svolto nello studio di registrazione DPF Studio da Mauro Ulag è sopra la media considerando che si tratta della prima “vera” incisione per gli Haegen: tutti gli strumenti ne escono vincitori, ma è la voce “adulta” di Leonardo Lasca a trainare spesso i pezzi.

Tales From Nowhere è un bel passo in avanti per la giovane formazione italiana: canzoni piacevoli e l’attitudine giusta per il genere sono importanti tanto quanto non scimmiottare band famose, cosa assai rara quando si è ai primi anni di attività. Di lavoro ce n’è ancora molto da fare, ma gli Haegen hanno sicuramente intrapreso la via giusta.