Intervista: M.A.I.M.

Mister Folk da voce all’underground italiano: questa volta a raccontarsi sono i bellunesi M.A.I.M., autori sul finire del 2013 dell’EP Hostëria. In attesa del prossimo lavoro, un full length, leggiamo cosa hanno da dirci!

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Dopo diversi mesi dalla pubblicazione cosa provate ascoltando l’EP Hostëria?

Siamo molto soddisfatti del lavoro, in particolare di come la resa sul cd sia fedele al suono e alle sensazioni che vogliamo proporre da vivo. Inoltre registrare Hostëria è stata un’esperienza indimenticabile anche perché è stata l’ultima volta che abbiamo suonato con il nostro ex-tastierista “Neno”, scomparso di recente, e riascoltandolo ogni tanto la lacrimuccia ci scappa…

Hostëria è cantato in lingua inglese, ma in un paio di canzoni ci sono delle piccole parti in italiano: come mai questa scelta? C’è possibilità, in futuro, di avere un brano interamente in italiano?

Le parti narrate sono nate con intento parodico nei confronti di molti gruppi power seri (come i Rhapsody Of Fire, ad esempio) che inseriscono nei loro dischi parti recitate più o meno involontariamente comiche: noi abbiamo voluto inserirne di deliberatamente demenziali e ci è sembrato giusto farlo nella nostra lingua madre. Al momento non abbiamo in cantiere canzoni completamente in italiano, ma ci piace provare cose nuove e non è da escludere che qualcosa salti fuori.

Ascoltando The Frozen Pass e il successivo Hostëria è possibile riscontrare alcune differenze tra i due cd e la progressione del sound. Come e quanto pensate di essere evoluti come musicisti e come gruppo?

Sicuramente abbiamo imparato a conoscerci meglio, a superare quelli che erano i nostri limiti tecnici iniziali e a guardare verso altri generi. Quantificare quanto ci siamo evoluti è difficile, anche perché non è stato un processo conscio: semplicemente abbiamo sempre fatto quello che ci andava di fare e in generale non ci siamo mai preoccupati di come la gente ci ha etichettato negli anni.

State lavorando al primo full length, cosa potete dire in merito?

Al momento stiamo ancora definendo diverse cose, ma posso anticiparti che verrà registrato in estate e sarà una summa di tutto ciò che abbiamo fatto nei nostri sei anni di attività, quindi molti pezzi saranno familiari a chi ci segue. Abbiamo in cantiere un concept album, molto più folk ed atmosferico, di cui proponiamo già dal vivo un paio di pezzi, ma prima di tuffarci in un’impresa del genere vogliamo fare un passo indietro e tirare le somme della strada fatta finora.

C’è una data, anche solo indicativa, per la pubblicazione del disco?

Azzardo periodo autunno-inverno, ma in mezzo possono succedere davvero molte cose. Anche le nostre precedenti release sono “uscite-quando-sono-uscite”, quindi preferisco non sbilanciarmi.

In alcuni frangenti mi avete ricordato i Kalevala hms in versione più hard’n’heavy. Vi sentite vicini a loro musicalmente e cosa pensate della band di Parma?

Ti rispondo a titolo personale: li ho visti dal vivo un paio di volte e mi sono piaciuti molto, Musicanti di Brema in particolare è un disco che adoro, ma mi sento abbastanza sicuro nel dire che non rientrano nelle nostre influenze di gruppo, né ci sentiamo particolarmente vicini a loro, anzi, penso che, al netto di una certa allegria e goliardia di fondo, siano una band molto lontana da quello che cerchiamo di proporre.

Sul fronte live non ho visto molto movimento. Pochi locali dove suonare, difficoltà organizzative o una vostra scelta per avere tempo al fine di concentrarvi sul disco?

Al momento tutte e tre le cose combinate… viviamo in una delle zone d’Italia meno densamente popolate e nel nostro capoluogo c’è un unico locale che dà a dei gruppi metal la possibilità di esibirsi; un po’ di anni fa le cose andavano diversamente e c’erano decine di locali con un folto pubblico di appassionati, ora, purtroppo, la scena si è spostata altrove. Al momento suonare per noi vuol dire fare trasferte il che non solo è oneroso dal punto di vista personale, ma anche molto difficile da organizzare: ti assicuro che, dal momento che siamo contrari per principio al pay-to-play e siamo affezionati all’idea del D.I.Y., è veramente dura convincere un qualsiasi gestore di locale extra-veneto (ad esempio di Udine o Trento) ad ospitarti, e quindi investire su di te, dal momento che non puoi garantire pubblico. In ogni caso, ultimamente non siamo stati così con le mani in mano: quest’inverno abbiamo fatto alcune date trivenete e in questo mese di maggio abbiamo avuto date nel bellunese e nella marca trevigiana.

Come si fa a suonare “epic Casera metal”? Spiegate ai lettori questa definizione.

Un litro di rosso prima di mettere mano a qualsiasi strumento è un buon inizio… seriamente, è una definizione che abbiamo coniato qualche tempo dopo la registrazione di The Frozen Pass, quando ci siamo resi conto che quanto stavamo suonando sfuggiva un po’ alla tassonomia metal comunemente in uso, inoltre volevamo qualcosa che rendesse palese la natura genuinamente montanara della nostra proposta. Altri possibili candidati erano “Segadìz” (segatura), “Sapìn” (zappino) e “Manèra” (accetta), ma alla fine la “Casera” (casetta/bivacco in quota) ha prevalso.

Il “pub perfetto” l’avete più trovato o la cerca continua???

Abbiamo suonato e fatto festa in tanti bei locali, ma è una ricerca ideologica: non finirà mai.

Il sogno nel cassetto?

Domanda difficile… al di là del solito, direi organizzare un grande festival metal a Belluno, sperando che possa avvicinare i giovani bellunesi alla musica metal e di conseguenza far ritornare ai vecchi fasti la scena musicale nella nostra vallata.

Grazie per la disponibilità, a voi la chiusura e i saluti!

Grazie a te per l’ intervista! Mi rivolgo anche ai lettori, speriamo di incontrarci personalmente al più presto ad un concerto! Saluti a tutti e, naturalmente, stay metal!

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M.A.I.M. – Hostëria

M.A.I.M – Hostëria

2013 – EP – autoprodotto

VOTO: 6,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Dario De Nart: voce – Carlo De Nart: chitarra, voce – Giovanni Chemello: chitarra – Simone “Mastro” Giovinazzo: basso, voce – Silvia Valletta: violino – Nicola “Nik” De Cesero: batteria

Tracklist: 1. Casera Death Trip – 2. Quest For Perfection – 3. Polenta E Dragon – 4. Blood Stained Walls

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I M.A.I.M. di Belluno arrivano al secondo lavoro con questo EP Hostëria, un quattro tracce che prosegue il discorso musicale intrapreso con The Frozen Pass, cd pubblicato gli ultimi giorni del dicembre 2011, aggiungendo elementi e sviluppando alcune sonorità accennate con il debutto.  La storia della band inizia nel 2008, quando sulle note tipicamente heavy metal di Manowar e Judas Priest muovono i primi passi. L’anno successivo è decisivo l’ingresso in formazione del violino di Silvia Valletta, il quale, com’è naturale che sia, modifica l’approccio musicale della band: il risultato è The Frozen Pass, EP che suona ruvido e ’80 nonostante la presenza del violino, ma che segna al contempo un appesantimento del sound e un songwriting più orientato verso il folk metal.  Il recente Hostëria è la naturale evoluzione di un gruppo che non vuole rimanere ancorato al passato e cerca un sound personale, in parte riuscendoci.

Il cd si apre con Casera Death Trip, up-tempo delizioso dal testo simpatico dove la sezione ritmica è prepotente e il violino lavora di rifinitura sui riff di chitarra. La voce di Dario De Nart è squillante e molto più sicura rispetto al precedente disco e la sezione ritmica fa subito sentire i muscoli. Quest For Perfection è un inno alla ricerca del pub perfetto (“We will travel through the land searching for the perfect pub”), musicalmente molto allegro e piacevole per via dell’arrangiamento. Decisamente divertente la parte in lingua italiana che dona al brano quel qualcosa di grottesco che lo rende semplicemente irresistibile. La terza canzone Polenta E Dragon inizia con la narrazione in lingua madre, ma il testo è in inglese e, come per gli altri pezzi, l’umorismo lo fa da padrone. Riff heavy, stacchi di banjo (strumento presente anche in Quest For Perfection) e ritmiche da headbanging non danno tregua mostrando l’abilità e la coesione del gruppo. Hostëria si chiude con gli oltre nove minuti di durata del brano Blood Stained Walls, tra chitarre graffianti, melodie di violino malinconiche e alcuni frangenti molto teatrali e particolarmente efficaci. Per la prima volta compare anche la voce scream/growl che rinfresca l’aria e dà un’energica frustata buona per la prosecuzione di un brano lungo ed elaborato. I nove minuti scorrono piacevolmente e non si ha l’impressione che i M.A.I.M. abbiano esagerato con il minutaggio.

Il secondo lavoro del combo italiano è quindi un piccolo successo, le canzoni sono strutturate bene ed è chiaro che la band ha lavorato sodo per rendere il proprio sound più personale. Da segnalare il recente cambio di formazione con l’uscita dal gruppo di Silvia Valletta, sostituita da Aurora Torri, la quale suona il flauto traverso: sarà ancora più interessante scoprire il nuovo look della formazione nord italiana, attualmente alle prese con le nuove canzoni che, probabilmente, andranno a comporre il primo full-length. Intanto ci sono da ascoltare i venticinque minuti di Hostëria, spensierato e gustoso heavy/folk metal che odora di pub e sudore.