Montelago Celtic Festival 2019

MONTELAGO CELTIC FESTIVAL – XVII EDIZIONE

3 AGOSTO 2019, ALTOPIANO DI COLFIORITO (MC)

Testo di Mister Folk, foto di Persephone.

Parlare di Montelago a chi non ci è mai stato non è semplice: qualcuno di famoso diceva che “parlare di musica è come danzare di architettura” e in un certo senso raccontare quel che si vive e prova a far parte del popolo del Montelago Celtic Festival è tutto tranne che semplice. Si potrebbe dire che si fa parte di una famiglia, una famiglia allargata composta soprattutto da sconosciuti, ma tra sconosciuti basta un sorriso per diventare amici e “fratelli di folk”.

Montelago è un festival dove la musica, la buona musica, è al centro dell’intera manifestazione, ma anno dopo anno sono aumentate le attività extra musicali, arrivando a questa edizione, la diciassettesima, a rappresentare una bella fetta dell’interesse potenziale del festival. Veramente tanti, infatti, sono stati i workshop e i corsi che si sono alternati nelle varie tende predisposte, senza dimenticare l’accampamento storico e la “classica” battaglia delle 19.00, il torneo seven di rugby e il mercatino che conta decine di bancarelle/stand con artigianato e altre interessanti mercanzie.

I vostri Mister Folk e Persephone, per motivi lavorativi, hanno potuto partecipare alla terza e ultima giornata del festival, quella del 3 agosto, data che è anche l’anniversario del nostro matrimonio celtico, svolto proprio a Montelago nel 2013, e che quindi risulta essere un giorno speciale e magico al tempo stesso.

 

Felicemente spostati dal 2013

Una volta oltrepassato l’ingresso si entra in un mondo magico, dove i problemi di tutti i giorni sono messi da parte e non c’è tempo nemmeno d’iniziare a orientarsi che già si viene assorbiti dal Flowers Of Montelago, ovvero il torneo seven di rugby: grinta e mete spettacolari sono la norma dello sport più bello che ci sia. Si prosegue con i giochi celtici (lancio del tronco, lancio della pietra e tiro della fune), ma la musica che proviene dal Mortimer Pub è troppo accattivante per non seguirla: sul palco ci sono i The Led Farmers, band irlandese che fa saltare tutti i numerosi presenti davanti al palco. Simpatici e con una buona presenza scenica, tornano per il bis richiesto a gran voce dalla platea con il cantante Brendan Walsh che annuncia l’esecuzione della “canzone più bella mai scritta” e attacca col banjo il riff iniziale di Smells Like Teen Spiritsdei Nirvana: seguono scene apocalittiche di pogo e danze sfrenate, per la felicità di tutti quanti, spettatori e musicisti. Dopo l’abbuffata di folk rock e polvere è il momento di (continuare) a bere e cosa di meglio se non la deliziosa birra al Varnelli? E così, dopo birre, shot e cose varie offerte da amici, conoscenti e sconosciuti, arriva il momento dell’epica battaglia che ha visto coinvolto l’intero accampamento storico, ma nel frattempo il festival offre tante altre alternative: corsi sulla lavorazione dell’argilla e sulla creazione degli incensi mentre i Folkamiseria suonano al Mortimer Pub, con i workshop degli strumenti folk che si svolgono senza sosta e sempre con un gran seguito. Ci sono anche presentazioni di libri, danze scozzesi e i matrimoni celtici (sempre emozionanti!) celebrati dalla sacerdotessa Alessandra McAjvar ed è un peccato non potersi dividere in tanti Mister Folk per poter assistere a tutti gli eventi in programma.

Per quel che mi riguarda, i cani sono i vincitori morali del Montelago Celtic Festival, qui una piccolissima carrellata di amici a quattro zampe fotografati tra una coccola e l’altra:

Il sole si nasconde dietro le bellissime montagne dell’altopiano e la temperatura cala bruscamente (da 27 gradi a 14 in un attimo, alle 4 di mattina i gradi saranno soltanto 8!), ma per fortuna alle 21 iniziano i concerti sul main stage. Poco prima c’è anche tempo per una breve esibizione dei Corte Di Lunas, con gli stand alimentari che vanno a gonfie vele e il mercatino che s’illumina di magia. I polacchi Beltaine sono molto bravi e il loro set è un buon modo per “scaldare” i motori del pubblico che grida e applaude con forza quando alle 23 sale sul palco Hevia, il musicista asturiano con il merito di aver portato la cornamusa e il folk a un livello di popolarità che va ben oltre il confine degli appassionati di questa musica. José Ángel Hevia Velasco dialoga spesso e volentieri con il pubblico in un ottimo italiano e spiega la storia delle canzoni; soprattutto, incanta quando suona e la band che lo accompagna (ne fa parte anche la sorella Maria, percussionista) sfodera una tecnica e una precisione invidiabile. Come prevedibile il concerto si chiude con Busindre Reel, la canzone che lo ha reso famoso nel mondo (in Italia, all’epoca della pubblicazione, fu il singolo più trasmesso dalle radio, facendo mangiar polvere a Lunapop, Ligabue, Jovanotti ed Enrique Iglesias), accolta da un boato dalle migliaia di persone accalcate sotto al palco.

Torniamo in zona palco per il concerto dei Folkstone, la temperatura fa battere i denti, ma il buon alcool e il folk metal dei bergamaschi scaldano a dovere e si balla e canta i classici di Lore e soci. La formazione è cambiata con il recente Diario Di Un Ultimo, ma la band è affiatata e incita a più riprese il pubblico a gridare; la scaletta presenta molti brani tratti dagli ultimi lavori con forse poco spazio riservato ai primi dischi, ma è una scelta in linea con l’evoluzione musicale (e non solo) che i Folkstone hanno intrapreso da Il Confine in poi. Il pubblico è dalla loro, i cori sono urlati al cielo e sorprende piacevolmente notare come tante persone ben oltre i cinquanta anni sappiano i testi a memoria delle varie Escludimi e I Miei Giorni: l’arte dei Folkstone raggiunge tutti ed è difficile rimanere indifferenti.

La stanchezza vince sul desiderio di godere fino all’ultimo secondo di Montelago e verso le quattro ci si ritira per una breve ma fondamentale dormita prima di ripartire alla volta della capitale. Montelago Celtic Festival è un evento che rimane nel cuore e non se ne ha mai abbastanza. L’organizzazione è sempre impeccabile, le persone che partecipano sono adorabili e il programma diventa anno dopo anno sempre più ricco e vario. Si inizia quindi il conto alla rovescia: – 364 giorni a MCF 2020!

Green Clouds – The New Celtic Sensation

Green Clouds – The New Celtic Sensation

2010 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Graziana Giansante: oboe, English horn – Marzia Ricciardi: violino – Cristina Patrizi: basso elettrico e acustico – Valentina Lauri: batteria, percussioni

Tracklist: 1. Green Joy – 2. Merry Me – 3. North Wind – 4. McMarsante – 5. An Irish Walk – 6. Queen Of The Storm – 7. Never Breath – 8. Happy Sheep – 9. Little Celtic Love – 10. 3 Irish – 11. Glory To The Knight – 12. Drowsy Maggie – 13. Sleeping Fairy (bonus track)

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Green Clouds è una formazione di musica folk che negli ultimi anni si è fatta notare per una serie di date in Italia e all’estero in location prestigiose a seguito della pubblicazione del cd The New Celtic Sensation nel 2010. La caratteristica principale della band sta nell’essere composta unicamente da donne che si esibiscono sul palco con delle maschere, fatto che le ha rese immediatamente note nella scena. Le Green Clouds, però, sono prima di tutto delle musiciste preparate ed esperte, le quali hanno realizzato, con l’aiuto del produttore Francesco Marchetti (che ha composto e arrangiato la quasi totalità dei pezzi contenuti nel cd), The New Celtic Sensation. La volontà del gruppo è quello di aggiornare la musica tradizionale attraverso la ricerca e la sperimentazione (a tal proposito è da ascoltare il singolo rilasciato circa un anno fa dal titolo Celtica Trance): il risultato è un disco che tende al classico ma che al contempo lascia intravedere alcuni aspetti diversi dal solito e che sicuramente saranno sviluppati e portati alla luce con il prossimo full length.

The New Celtic Sensation è composto da tredici tracce, tutte di buona qualità, che variano da pezzi danzabili e più ritmati a quelli maggiormente introspettivi e ricercati. Ben undici i brani originali (o liberamente ispirati alla musica celtica), tra i quali spiccano la gioiosa Happy Sheep (titolo bellissimo!), un vero inno alla vita, Never Breath dove a spiccare è il basso pulsante di Cristina Patrizi il groove è di prim’ordine, Little Celtic Love che, come intuibile dal titolo, è un bel momento romantico e la conclusiva Sleeping Fairy, bonus track dolce e perfetta ninna nanna per ogni pargolo celtico. Molto bella 3 Irish, canzone della tradizione della verde Irlanda e ddella verde Irlandaa citare anche Drowsy Maggie, altra traditional ma decisamente più “moderna” e probabile ponte verso le nuove sonorità annunciate per il secondo lavoro.

La produzione è molto curata: gli strumenti, anche quelli dei numerosi ospiti, sono perfettamente bilanciati (la registrazione è avvenuta a Roma al Novo Sonum Studio, del missaggio se ne sono occupati Francesco Marchetti e Graziana Giansante all’Underbed Studio) e il risultato finale è decisamente gradevole. Piuttosto povero, invece, il booklet, molto spartano e con i soli titoli, ringraziamenti e le note tecniche.

Al di là delle canzoni, quello che si prova durante l’ascolto e che rimane anche dopo la conclusione delle tredici composizioni è la sensazione di pace e tranquillità, quel senso di armonia con la terra che si prova passeggiando in un folto bosco dell’Appennino centrale o ammirando un paesaggio da sogno dalla vetta di una montagna da poco scalata. Quel senso che si prova anche in alcune occasioni mondane e apparentemente confusionarie come il Montelago Celtic Festival, LA festa celtica in Italia.

Con la buona musica la mente è libera di volare dove solitamente non s’arrischia, una necessità che in molti abbiamo ma che troppo spesso si è costretti a mettere da parte. Con le Green Clouds tutto questo, invece, è possibile. Disco decisamente consigliato agli amanti della musica folk/irlandese, in attesa del nuovo (e più elettrico) cd in uscita entro il 2014.