Intervista: Kyn

Una band che arriva al debutto con un sound già forte e personale? In aggiunta in un contesto come quello pagan folk, ovvero fortemente legato alla musica tradizionale? Con musicisti esperti e una buona dose di idee si può fare, ed ecco che Earendel è un buon disco, diverso da tutto il resto della scena. Eppure i Kyn possono fare ancora di più e noi di Mister Folk non vediamo l’ora di assistere a un loro concerto. Per saperne di più sulla band, sui testi e su cosa faranno nel 2020, abbiamo intervistato la frontwoman Ida Elena, già passata su queste pagine diverse volte: buona lettura!

Ciao Ida Elena, partiamo dall’inizio con la fondazione del gruppo, la scelta del nome e soprattutto cosa vi ha spinto a suonare la musica che grazie a Earendel ora gira negli impianti audio degli appassionati?

Ciao a te ed a voi che leggete! La fondazione del gruppo nasce da un’esigenza di ampliare le sonorità della musica che scrivo ed insieme a Gino Hohl (Kel Amrun) abbiamo iniziato io a scrivere e lui ad arrangiare. Non ci bastava però! Le canzoni si orchestravano sempre più e necessitavano di strumenti e vocalità ben precise, che a noi mancavano. Ho pensato allora di chiedere ai già miei compagni di armi nei Fairy Dream Albert Dannenmann (Blackmore’s Night) e Heiko Gläser (Tinnitus Brachialis) ed hanno subito sposato il progetto. Mancava ancora qualcosa però: a quel punto, ho messo un annuncio su “Musicisti medievali in Germania” ed in nemmeno 5 minuti due dei musicisti che avrei sempre voluto avvicinare ma non avevo mai osato, mi hanno scritto perché subito interessati, ovvero Anja Novotny (The Dolmen) e Dirk Kilian (Triskilian). Tutti polistrumentisti pazzeschi e super motivati, abbiamo registrato l’album in un mese e mezzo! Però mancava un mastermind, qualcuno capace di dare un gran suono a tutto questo. Ho girato il nostro progetto al mio compagno di metal Tomas Goldney (Bare Infinity) che si è non solo mostrato super entusiasta, ma ha deciso anche di rappresentarci come label, la Blackdown Music! Inutile dire che il suo lavoro è stato pazzesco! Quando abbiamo sentito il master non potevamo crederci! Venendo al nome, beh, ho chiesto al mio amico Jarl dei Valhalla Viking Victory, come si dicesse “eredità” in Old Norse, e mi ha suggerito Kyn. Non ho avuto bisogno di sentire altro, anche perché ho avuto l’appoggio della mia amica, nonché consigliera già nota ai lettori, Pamela Ceccarelli, in arte Ixia, che è di gusti molto difficili!

Earendel è il disco di debutto, eppure già suona personale e diverso dal resto della scena. Quali sono le realtà che vi hanno influenzato a livello musicale e quali, invece – se ce ne sono – vi hanno spinto verso la sperimentazione?

Ti ringrazio! Beh, suonando musica medievale da tanti anni, sia io che i miei compagni, abbiamo sentito la necessità di osare, di tentare una strada meno battuta o completamente vergine, anche rischiando che questo lavoro potesse non essere ben accolto dai fan del genere. È stato fondamentale collaborare con Tomas che invece non ha un orecchio abituato alla musica medievale e ci ha aiutato ad aggiustare il tiro. In generale però, sia io che Gino siamo fan dei Dead Can Dance e dei Rammstein e abbiamo pensato: che succederebbe se si incontrassero?

Stilisticamente cercate di portare delle nuove sonorità in un genere che in linea di massima cerca di suonare sempre simile a se stesso. Come avete maturato questa decisione? Siete soddisfatti di quanto realizzato fino a questo momento?

Come dicevo prima, la voglia di novità rispetto alla nostra esperienza fino ad oggi, ci ha spinto a tentare questa strada. Siamo contenti del risultato, ma ci piace migliorare e spingerci sempre oltre, perciò mi sento di dire che il nostro lavoro migliore non lo abbiamo ancora composto!

Siete una band formata da musicisti che non vivono nello stesso paese, ti chiedo quindi in quale modo vi organizzate per le prove e per scrivere le canzoni.

Le canzoni le scrivo principalmente io, anche se spero che dal prossimo album in poi la composizione possa essere molto più corale (ovviamente rodando il lavoro di squadra, questo avverrà sempre di più). Per le prove, siamo tutti professionisti e quindi non è facile trovare dei fine settimana liberi per tutti, ma alla fine, quando riusciamo ad organizzarci, proviamo tre giorni filati! Ci fidiamo l’un dell’altro e questo aiuta il lavoro individuale e poi quello di squadra.

Come descriveresti la musica dei Kyna una persona che ancora non ha avuto modo di ascoltarvi?

Kyn è il bimbo mai nato dal matrimonio dei Rammstein con i Dead Can Dance ahahah! Scherzi a parte, Kyn parte dalle fondamenta della cultura pagana, anche grazie alla riscoperta delle nostre leggende (è stato fondamentale per me partire dalle leggende siciliane e unirle al nord Europa, anche perché la Sicilia è stata dominata dai mori, ma anche dai normanni e dagli Staufer, che erano tedeschi) e si evolve nella musica moderna tramite l’elettronica. Questi due generi sono molto diversi tra loro ma hanno in comune il potere dell’estasi, della trance, quando sono al loro apice. Speriamo di esserci riusciti!

Unire il nord Europa con il sud Europa è uno dei vostri obiettivi, e devo dire che ci siete riusciti bene e con personalità. È stato difficile farlo oppure, data la bravura e l’esperienza dei musicisti, è stato un processo naturale?

Per me è stato un piacere cercare di rendere giustizia alla contaminazione tra questi due mondi perché in fin dei conti è ciò che avviene anche in questa band: sono la sola italiana in un gruppo di tedeschi che considero tra i migliori in Germania. Poi abbiamo lo Svizzero che è neutrale ahahah! Ma anche lui in quanto a bravura non scherza!

Parliamo dei testi: quelli in italiano sono chiaramente comprensibili e alcuni funzionano davvero bene come La Leggenda Di Colapesce. Ti chiedo invece di raccontarci di cosa parlano le varie Kyn e Herr Mannelig.

Ti ringrazio, in pratica La Leggenda Di Colapesce si è scritta da sola! Ero come in trance mentre scrivevo. Per la parte in tedesco mi ha aiutata Anja perché avevo il terrore di scrivere corbellerie. Kyn parla delle donne, dell’esigenza di non essere più messe in disparte in un mondo governato dagli uomini e di trovare la forza nelle nostre radici, come le donne vichinghe ad esempio, che nella società vichinga non erano affatto messe in disparte, anzi! Herr Mannelig è una sorta di soap opera medievale! C’è questa strega/troll che vuole conquistare questo bell’uomo grazie al suo denaro e lotta contro di lui, povero malcapitato (come potete sentire nell’intro). Ci riuscirà? Lo scoprirete nel prossimo episodio di Kyn, la serie!

Alcuni brani presentano un cantato in doppia lingua. È una scelta legata alla “musicalità” oppure è per esprimere meglio un concetto?

Diciamo che per alcuni brani era quasi obbligatorio, come quando comincia a cantare il re in Colapesce, Federico II che era tedesco. Oppure Fata Morgana, leggenda Arturiana (che perciò canta in inglese) ambientata in Sicilia. Ho voluto esplorare maggiormente la mia lingua, l’italiano, ma siccome si tratta di un progetto corale, è giusto che l’inglese sia predominante in modo da essere chiaro ciò che cantiamo a tutti noi della band.

Ora che il disco è fuori lo porterete sui palchi europei? Ci sarà un tour o una serie di date selezionate? Anche in questo caso, quanto è difficile organizzare persone distanti tra loro migliaia di chilometri per poter salire sul palco?

Ci stiamo ancora assestando per i live: è un progetto molto ambizioso e vogliamo dare il massimo nei concerti, che saranno dei veri e propri show, ma non voglio dire di più. Diciamo solo che il prossimo anno ne vedrete delle belle!

Sei un’artista molto impegnata e tra progetto solista e band sei sempre al lavoro. Cosa farai nei prossimi mesi musicalmente parlando?

Ci provo! Nei prossimi mesi sarò impegnata con i concerti solisti di Natale e con i miei progetti acustici con Fairy Dream, Gino Hohl e la straordinaria polistrumentista e cantante svizzera Adaya, perlopiù tra Svizzera e Germania. Da gennaio in poi, daremo full gas con le prove dei Kyn! E ci saranno delle sorprese!

Ti ringrazio per la disponibilità, vuoi aggiungere qualcosa e salutare i lettori di Mister Folk?

Grazie a voi, intervista molto interessante come sempre. Vorrei solo dire che è importante credere in ciò che si fa, anche quando si ha la sensazione che le altre persone storceranno il naso: è proprio allora che stiamo facendo bene!

Intervista: Ida Elena DeRazza

Abbiamo incontrato Ida Elena grazie all’EP Native Spirit, ora è tempo di conoscerla un po’ meglio. Quella che segue è una lunga chiacchierata nella quale l’artista si è aperta e ha raccontato con sincerità della sua musica e dei molti progetti che la vedono coinvolta. Buona lettura!

foto di Chris Kissadjekian

Native Spirit è il tuo ultimo lavoro: un cd ricco di sfaccettature della musica folk e rock, con un’aurea quasi pop che rende il disco godibile fin dal primo minuto. Questo era il tuo obiettivo quando hai iniziato a lavorarci? Come definisci la tua musica?

Innanzitutto ti ringrazio per definire il disco “godibile”: questo è fondamentale per me perché il mio desiderio è che la mia musica, seppur con il proprio stile e marchio di fabbrica, possa essere fruibile dagli ascoltatori più variegati e che ognuno possa trovare la canzone in cui più si ritrova. Non sono molto brava a definire in generale, soprattutto la mia musica, ma credo che sia “una finestra su un mondo magico in cui tutti possono trovare un angolo di sano distacco dalla realtà di tutti i giorni. Un bosco incantato alle spalle di una metropoli”. Che dici, rende l’idea?

Native Spirit è composto da cinque canzoni che nonostante abbiano un filo conduttore unico sono comunque abbastanza differenti tra di loro per stile e sound. Credi sia il risultato della musica e dell’arte che ti circonda ogni giorno?

Senza dubbio! Da brava nerd quale sono, tendo spesso ad estraniarmi nelle situazioni sociali o formali e immagino tutto ciò che vedo ambientato in una fantomatica Terra di Mezzo! Ad esempio, un “party” post teatro, una situazione sociale insomma, a cui partecipai mi ispirò “Til My Last Breath”: tutti i presenti erano agghindati e squadravano chiunque passasse, come dei vampiri che osservano la preda umana. Poi arrivò il tipo dai “capelli neri e occhi zaffiro” e l’ispirazione fu completa. Mi rendo conto di avere un problema con la realtà hahah.

Il singolo The Butterfly rimane in testa fin dal primo ascolto. Il ritornello, in particolare, è davvero bello. Vuoi raccontare qualche aneddoto legato alla canzone?

Grazie di cuore! Beh, ammetto che la parte di flauto la devo al mio arrangiatore e pianista Luca Bellanova: stavamo registrando di brani per l’EP e vidi questo file nominato “irish song”. Gli chiesi “posso sentire?” ed era la melodia di flauto di The Butterfly. Dissi subito “mi dai questo pezzo che ci scrivo una canzone?”, Luca accettò e l’indomani avevo interamente scritto e composto The Butterfly! Inoltre c’è da dire che sono fissata con le farfalle, le incontro molto spesso e nelle situazioni più impensabili! Quindi, trovando un modo divertente per parlare della metamorfosi di ciascuno di noi e del fare attenzione a ciò che si desidera, venne fuori una favola un po’ dark, man mano che scrivevo la musica, veniva magicamente giù il testo!

Per The Butterfly è stato realizzato il videoclip: dove è stato girato e sei soddisfatta del risultato finale?

Il video è stato girato in un posto molto speciale a nord di Roma, le Cascate di Monte Gelato, un posto dove il tempo sembra essersi fermato e che sembra uscito da un libro di Tolkien! Una natura quasi totalmente incontaminata, tra boschi, sorgenti in cui le farfalle e le libellule vengono ad abbeverarsi e in cui puoi trovare anche volpi e cinghiali! Inoltre, non molto lontano c’è un paese medievale che sovrasta una vallata chiamato Calcata, un paese di quasi soli artisti ed artigiani (ex comunità hippy ma non così tanto ex) dove girai il video per The Ballad Of The Silver Dressed Lady con Albert Dannenmann (regia di Giulia Carla de Carlo). The Butterfly (diretto da Francesco Garritano) è un video estremamente poetico in cui il regista ha colto pienamente la filosofia che volevo rappresentare: un mondo fantasy ma reale e con una sua morale. La scena finale (ispirata a Ophelia, ovviamente) mi è costata tremori e gelo nelle ossa per giorni (trenta minuti nell’acqua ghiacciata… il posto di chiama monte gelato, mica monte calduccio) ma il risultato è stato eccezionale e di grande effetto. Sono pienamente soddisfatta!

Folliapoesia è l’unica canzone dell’EP in italiano. Da dove nasce l’idea e pensi di inserire altri brani nella nostra lingua nel prossimo lavoro?

Scriverei molto più spesso in italiano, se non fosse così dannatamente complicato! Scrivere un bel testo in Italiano è molto ostico per me nonostante sia la mia lingua madre, perché le canzoni che compongo hanno linee melodiche molto distese e “smooth” (di nuovo non mi viene il termine in Italiano) e una lingua come l’italiano, con i suoi termini così lunghi e l’impossibilità stilistica di abbreviare le parole, non vi si presta molto. Quando riesco, però, ne sono felicissima! Anche in The Ballad Of The Silver Dressed Lady c’è un inserto in italiano e in Artemis (brano contenuto nel nuovo album dei Bare Infinity The Butterfly Raiser) c’è una preghiera Wicca in Italiano. Insomma, dove posso lo metto, e agli ascoltatori stranieri piace molto!

Nella tua band suona Albert Dannenmann; sicuramente in molti ricorderanno il suo lavoro con i Blackmore’s Night. Vuoi raccontarci come vi siete conosciuti? Qual è il suo apporto alla tua musica?

Albert è uno degli incontri che hanno cambiato la mia vita musicale e personale (negli anni e diventato uno dei miei migliori amici!). Ci siamo incontrati per la prima volta a Brescia a un concerto dei Blackmore’s Night nel 2009 e ancora una volta nel 2011 in Germania (sempre a dei concerti dei Blackmore’s Night). Questa seconda volta però gli avevo scritto una e-mail dove gli dicevo che avevo scritto un pezzo ispirato da lui (The Ballad Of The Silver Dressed Lady) e gli chiedevo se gli interessasse suonarlo. Dopo il concerto m’invitò a suonare con lui e con gli altri musicisti della band in session a un pub e lui mi disse che era interessatissimo a collaborare. Da lì in poi cominciarono le nostre collaborazioni, prima con i Cantus Lunaris, poi con il nostro duo Fairy Dream fino alla collaborazione con la grande casa di produzione di colone sonore per il cinema e la tv Karmaloft. Ora, con un po’ d’esperienza in più, mi sto buttando anche nella carriera solista e, come sempre, so di poter contare sulla grande amicizia e l’ispirazione datami da Albert!

A marzo uscirà il nuovo disco dei greci Bare Infinity, The Butterfly Raiser. Della band tu sei la cantante, mi chiedo quindi come sei finita a cantare in una metal band greca

Per le millemiglia della Vueling? Hahah! Ho sempre voluto cimentarmi con il metal, da quando cominciai ad ascoltare Nightwish e Within Temptation (caso strano, musica medievale e folk e metal sembrano andare sempre più d’accordo) e tre anni fa vidi sponsorizzata sulla home page di Facebook la notizia che i Bare Infinity cercavano una nuova cantante e soprattutto cantautrice. Io risposti quasi per gioco dicendo “si vabbè, stanno in Grecia, figurati se mi rispondono”. Non solo Tomas, fondatore e chitarrista della band, mi rispose, ma si disse molto entusiasta del mio modo di cantare e di scrivere. Cosi, andai ad Atene a incontrarlo e in due ore avevamo già deciso che ci eravamo scelti! A proposito di The Butterfly Raiser, è il perfetto risultato tra la collaborazione tra me e Tomas: scrivere questo disco è stato facilissimo perché noi due siamo molto diversi ma complementari, quindi qualsiasi idea sia nata da me, veniva valorizzata da lui e viceversa. Anche qui c’è una collaborazione di Albert al flauto sul brano più celtico di tutti, Artemis! Questo è un album che consiglio a tutti coloro che amano la fusione tra il folk, il sinfonico e il melodic metal!

Citi più volte il folk metal e il celtic per descrivere le sonorità dei Bare Infinity. Ti chiedo quindi cosa è per te il folk metal e in quale maniera la band è cambiata con il tuo approdo.

Per me il folk metal è il sottogenere del metal che preferisco e non ne ho mai fatto un mistero! Amo le sonorità che vengono dal passato perché continuano a far parte della nostra eredità culturale. Amo molto il risultato che si ottiene mettendo insieme una gaita galiziana o una cornamusa tedesca, ma persino la nostra zampogna (stare a contatto con Albert Dannenmann e suonare in tutti questi festival medievali mi hanno fatto fare una cultura ahah) e dei power chord in distorsione mentre basso e batteria (rigorosamente doppia cassa) prepotentemente preparano una sezione ritmica stile “cavalcata” (non la chiamo io così eh!). È come essere chiamati alle armi da Odino stesso ahah! Seriamente, il mio provenire dalla scena celtic e folk (ma anche dal musical, dove sono diventata drogata di spettacolarità e sonorità avvolgenti, da surrounding appunto) credo che abbia portato la band in una direzione più fantasy, più sognante e meno “romance” (direzione dove molte delle gothic band si spingono… io non so scrivere canzoni d’amore, sigh). Se ne volete un assaggio: Artemis, The Butterfly Raiser e The Sword, The Stone And The Wolf dal nostro nuovo album The Butterfly Raiser vi daranno la prova di ciò che dico, ma anche Sands Of Time, l’assolo lo fa il bouzouki! Direi che anche la musica greca è folk, o no?

Cosa ti piace dell’heavy metal? Sei soddisfatta della tua carriera in questo mondo?

Tendo a preferire sicuramente l’ambiente melodico, etereo e cinematico del mondo metal, ovviamente perché non lascio mai il mio bosco degli elfi J Spero di avere una mia identità in questo ambiente e che questo possa portare un tratto distintivo in più anche alla mia band.

Quali sono i/le cantanti che in ambito metal più apprezzi? Sono anche curioso di sapere i nomi dei cantanti che apprezzi al di fuori del rock…

Senza dubbio Amy Lee: cantante dalla grande personalità e compositrice dallo stile inconfondibile. Credo abbia ispirato molte della mia generazione e quelle dopo. Al di fuori del rock e del metal, Loreena McKennitt è il mio grande punto di riferimento, così come Enya. Inoltre, pur non avendo niente in comune con lei, apprezzo moltissimo Lady Gaga: quando si spoglia dei vestiti eccessivi e degli arrangiamenti appiattenti pop, troviamo un’artista di grande spessore e una pianista eccellente!

Native Spirit è uscito da pochi mesi ma credo che starai già pensando al prossimo passo: puoi anticipare qualcosa?

Ehehe, ovviamente. Sto già componendo i brani che verranno dopo e diciamo solo che vado a passeggiare nel bosco che ho di fronte casa tutti i giorni per trovare l’ispirazione. La mia casa discografica Maqueta Records avrà ancora più cose su cui lavorare prossimamente! A proposito, Native Spirit è adesso disponibile su Amazon di tutta Europa, e abbiamo stampato le t-shirt con la farfallina (non quella di Belen) del mio logo con scritto “come run with me”: la Native Spirit t-shirt.

Grazie per l’intervista, concludi tu come preferisci 🙂

Prossimamente sarò in Cornovaglia al “3 Wishes Fairy Festival” con Albert (formazione Fairy Dream) il 17 e 18 Giugno, con il mio progetto solista (ma Albert ci sarà comunque) al festival vichingo Fjallsteinn Vikingr Fes di Montelanico (RM) il 1 luglio prossimo e al favoloso Festival Fantasia si cui sono anche testimonial (non me la tiro giuro, useranno la mia foto come poster) di Schierke, Germania, il 29 e 30 luglio. Altri eventi saranno, spero, annunciati a breve su Facebook e su tutti i social. Grazie a voi!!! E spero di vedervi presto. Un abbraccio dalla vostra heavy metal creature of the forest 😉

Ida Elena – Native Spirit

Ida Elena – Native Spirit

2016 – EP – Maqueta Records

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Ida Elena: voce – Simone Battista: chitarra – Domenico Azzolina: basso – Matteo Di Francesco: batteria, percussioni – Luca Bellanova: piano, harpsichord – Simone Salza: sax, clarinetto – Violetta Sala: flauto traverso – Albert Dannenmann: cornamusa francese, sopranino, low whistle

Tracklist: 1. Runes In My Pocket – 2. ‘Til My Last Breath – 3. The Butterfly – 4. Native Spirit – 5. Folliapoesia

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Direttamente dai boschi fatati e dalle cascate più affascinanti, arriva l’EP di Ida Elena, talentuosa cantante dall’animo celtico. Nata in Sicilia, cresciuta a Roma e cittadina del mondo, la brava musicista vanta prestigiose apparizioni televisive, collaborazioni internazionali (Bare Infinity, Vivaldi Metal Project ecc.), show su palchi da sogno (Wave Gotik Treffen nel 2013) e svariati album e singoli come bagaglio d’esperienza.

Native Spirit è un dischetto dal sound classico eppure personale, con brani in grado di unire le varie anime dell’artista: musica folk e celtica incontrano il rock e atmosfere sognanti, un grande mix di stili e influenze che anche grazie all’aiuto di musicisti esperti (primo tra tutti Albert Dannenmann, ex Blackmore’s Night), Ida Elena DeRazza è riuscita a proporre con eleganza in appena cinque composizioni.

L’iniziale Runes In My Pocket è un bel sali-scendi di sonorità soft e d’impatto, dal ritornello accattivante e pregevoli melodie folk in primo e secondo piano a secondo dei momenti. Quel che impressiona, però, è la voce matura e potente di Ida Elena: si ha immediatamente la certezza di avere a che fare con una voce ben al di sopra della media. ‘Til My Last Breath risente in positivo della passata esperienza nel tributo ai Blackmore’s Night, un bel brano soft ma intenso nell’interpretazione vocale, tuttavia è nel singolo (con relativo videoclip) The Buttefly che Ida Elena DeRazza dà il meglio di se. La canzone è una ballata dal sapore medievale, con ritmi ballabili e l’esplosivo ritornello tra le cose più belle ascoltate in questo 2016. La title-track porta alla mente i suggestivi paesaggi della verde Irlanda, luoghi magici che entrano nel cuore di chi ha la fortuna di visitarli, ed è proprio con il cuore che la toccante Nature Spirit è cantata. L’ultima traccia dell’EP, Folliapoesia, porta subito alla mente i migliori brani dei Lingalad, creatura del musicista/scrittore Giuseppe Festa, vuoi per le sonorità che per il tipo di testo (l’unico in italiano). Una bella conclusione per un lavoro maturo che non potrà che far conoscere e apprezzare Ida Elena nei circuiti folk/celtici.

Detta della bontà del songwriting, soprattutto per la varietà di soluzioni in così pochi brani, va riconosciuto anche l’efficace lavoro in fase di produzione, perfetta per far risaltare la voce, com’è normale che sia in un cd come questo, che per l’equilibrio tra gli strumenti e i bassi rotondi e avvolgenti.

Il disco mette in mostra la bravura di Ida Elena, cantante che dà voce alle fate del bosco. Siete pronti a vivere le avventure raccolte dal grande W.B. Yeats con Nature Spirit a fare da colonna sonora?