Vinterblot – Realms Of The Untold

Vinterblot – Realms Of The Untold

2016 – full-length – Nemeton Records

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Phanaeus: voce – Vandrer: chitarra – Auros: chitarra – Eruner: basso – Wolf: batteria

Tracklist: 1. Evoked By Light – 2. Frostbitten – 3. Unveiling The Night’s Curtain – 4. The Summoning – 5. Vagrant Spirits In A Misty Rainfall – 6. …Of Woods And Omen – 7. Stone Carved Silence – 8. Throne Of Snakes – 9. Triumph Recalls My Name (bonus track)

VinterblotRealmsOfTheUntold

Il gelido vento del Nord non era così freddo e minaccioso da non si sa quanti anni. C’è stato un tempo in cui non si contavano le uscite discografiche qualitativamente eccellenti provenienti dalla Scandinavia, ma così come è nato, il gelido vento del Nord è quasi scomparso: tra band che si scioglievano o altre che cambiavano stile quasi rinnegando quanto fatto in passato, l’affilato alito di morte è stato dimenticato, o quasi. In verità qualche formazione è andata avanti per la propria strada, ma il sound e l’attitudine degli anni ’90 non hanno più attirato orde di metallari inferociti come in passato, e la scena è rimasta nell’oscurità, pur non disdegnando, di tanto in tanto, qualche piacevole colpo di scena.

Il nuovo lavoro dei pugliesi Vinterblot è un vero colpo al cuore (e al collo!): la creatura partorita dal quintetto italiano è spaventosa e al contempo ammaliante, in grado di far rivivere il glorioso passato con un approccio contemporaneo e personale. Le premesse, d’altronde, c’erano tutte: all’interessante demo For Asgard del 2010 è seguito il buon debutto Nether Collapse di due anni più tardi, lavori in grado di far conoscere la band anche oltre i confini nazionali e di gettare delle solide basi per l’eccellente Realms Of The Untold.

Tutto, in questo cd, è fatto in ottima maniera. La copertina, opera del noto Marco Hasmann (Flashgod Apocalypse, Faust ecc.), e il layout grafico di Saverio Giove (mente degli ottimi progetti Emyn Muil, Valtyr e Ymir) permettono all’ascoltatore di entrare immediatamente nel mood del disco, ma la prima grande nota positiva che balza all’orecchio – prima ancora di constatare la bontà delle composizioni – è senz’altro la divina produzione del guro Dan Swanö (Nightingale ed ex Bloodbath, al lavoro dietro la consolle per una quantità di gruppi da fare impressione). I suoni dei Vinterblot non sono mai stati così potenti, reali, cattivi e puliti (le registrazioni sono avvenute al Sun Keeper Studio e il Sudestudio per la batteria), gli strumenti sono mixati in maniera esemplare, la sezione ritmica colpisce sempre duro e le chitarre sono ottimamente risaltate dal lavoro alla consolle del musicista/engineer svedese. Infine, una doverosa menzione per i testi e il concept che riguarda la magia, l’alchimia e l’esoterismo: il disco è diviso in tre capitoli (Antimomy, Realgar e Onyx, tre minerali) da tre brani ciascuno, per un totale di nove composizioni, numero di completezza e compimento.

Le prime note di Evoked By Light, chitarre “melodiche” che si intrecciano con un aggressivo lavoro di batteria, introducono la profonda voce gutturale di Phanaeus. Non poteva esserci apertura più interessante di un manifesto sonoro e intellettuale come questo. Riff spacca collo, violenza sonora che lascia spazio e si alterna con suggestive partiture di ottime melodie e reminiscenze di alcuni grandi gruppi degli anni ’90 sono gli ingredienti di questi quarantuno minuti di death metal nordico che non soffre di momenti di stanca, tritando l’udito dell’ascoltatore per tutta la durata del platter. Il possente mid-tempo di Frostbitten sembra poter rivelare alcuni dei nomi di riferimento per i Vinterblot, ma la band è brava nel personalizzare anche le soluzioni meno originali. L’ottimo guitarwork – marchio di fabbrica della band pugliese – di Unveiling The Night’s Curtain caratterizza con successo il brano che alterna sfuriate aggressive con momenti meno brutali ma non per questo meno intensi. La suggestiva The Summoning sembra fatta apposta per essere suonata in concerto: tra repentini cambi di tempo e parti d’atmosferico terrore, è una killer song ideale per ogni live show. Vagrant Spirits In A Misty Rainfall suona inizialmente minacciosa quanto deliziosamente melodica quando le due asce si lasciano andare a suggestivi fraseggi dissectioniani; l’andatura del brano rimane comunque oscura fino al gustoso finale di tremolo picking, particolarmente ispirato. Le suggestive chitarre acustiche di …Of Woods And Omen fermano momentaneamente il massacro da parte dei Vinterblot, rendendo la successiva Stone Carved Silence ancora più feroce di quel che già normalmente suonerebbe: una composizione figlia dell’amore dei cinque musicisti per la grande musica scandinava della prima metà degli anni ’90, quando il death metal non era ancora stato imbastardito da ritornelli con voce pulita e soluzioni catchy di dubbio gusto. L’ottava traccia Throne Of Snakes è la più inquietante e pesante a livello di atmosfera di tutto l’opus: in questi tre minuti di durata l’ottimo cantato di Phanaeus e le trame delle sei corde, con l’instancabile sezione ritmica, composta da Eruner al basso e Wolf alla batteria, che lavora in maniera egregia, lasciano un senso di gradevole incompiuto; non a caso il finale è un semplice quanto etereo fadeout, soluzione può lasciare stupito l’ascoltatore, ma che si rivela particolarmente azzeccata. Realms Of The Untold finisce in maniera inaspettata, ma che può essere vista come una porta aperta per eventualmente proseguire il discorso musicale/lirico nel prossimo disco. La canzone Triumph Recalls My Name (originariamente pubblicata come singolo digitale nel marzo 2014) è la gradita bonus track, un imponente muro sonoro contro il quale è un grande piacere sbattere e sanguinare.

Realms Of The Untold è un lavoro di prima categoria: fosse uscito dalla Scandinavia o dalla terra d’Albione avrebbe probabilmente guadagnato le copertine dei più prestigiosi magazine del settore, invece i Vinterblot sono del profondo sud Italia e la strada per la gloria è di conseguenza più lunga, ma, data la caparbietà del quintetto e la musica di questo cd, tutt’altro che irraggiungibile. La musica, d’altra parte, è la sola cosa che realmente conta, e quella del quintetto di Bari è di eccellente qualità.

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Intervista: Vinterblot

In occasione del Sognametal Tour ho avuto la possibilità di scambiare due parole con i talentuosi Vinterblot. Il cantante Phanaeus e il chitarrista Vandrer si sono dimostrati simpatici e cordiali come sempre, dando alcune piccole anteprime sul disco attualmente in lavorazione e svelando come si muove e nutre la creatura Vinterblot.

V1Iniziamo parlando del concerto di questa sera: ovvero come siete arrivati a suonare con i Windir, le sensazioni e com’è andato lo show. Ma parto con un pensiero che ho sentito esprime da alcune persone mentre eravate sul palco, ovvero che su disco siete bravi, ma dal vivo rendete ancora di più, sia per l’aspetto scenico che per esperienza pur essendo un gruppo relativamente giovane, quindi complimenti per l’esibizione.

VANDRER: Ti ringraziamo! Per quel che riguarda il concerto di stasera dobbiamo fare un ringraziamento a Gabbo di No Sun Music/Shores Of Null, siamo più che grati per averci concesso di partecipare. I Windir per noi sono stati, sono tutt’ora e saranno un’influenza molto importante per il nostro sound, anche dagli inediti che sveleremo prima della pubblicazione dell’album nelle nostre prossime date si potranno intuire le nuove direzioni dell’album, abbastanza evolute rispetto ai lavori precedenti. Sai, con gli anni le idee si fanno un po’ più chiare e riesci ad essere più rilassato…

Mi dispiace per il poco pubblico, Roma purtroppo è così, suonano i Windir e c’è appena qualche decina di spettatori, suonano i Rotting Christ e sono poche di più, forse perché ci sono concerti spesso e qualche volta addirittura due gruppi in due locali diversi la stessa sera, non so com’è da voi in Puglia…

VANDRER: Bari non delude quasi mai. Oddio, sui gruppi grossi non puoi mai andare sul sicuro perché ci sono discorsi di prezzo, ma anche io sono sorpreso (si riferisce alla data del Sognametal Tour, nda) ma sono fiducioso che per i Windir ci sarà la giusta audience.

PHANAEUS: Temevamo che ci fossero ancora meno persone, considerando che abbiamo suonato alle 20 ci aspettavamo dieci persone (sorride, nda). Non è un discorso curriculare che ora aggiungiamo questo tassello alle nostre date live, ma è proprio un aspetto emozionale per noi, anche senza pubblico sarebbe stato un onore. Se ti posso svelare un segreto, alcuni di noi avevano già prenotato i voli aerei per venire a vedere la data, poi magicamente dopo due settimane ci siamo trovati a suonarci.

Visto che ne avete accennato e che in concerto avete proposto un pezzo nuovo leggermente diverso dal “solito”, iniziamo a parlare del nuovo disco…

VANDRER: Stiamo componendo, una canzone è fatta!

PHANAEUS: Per quel che riguarda il nuovo pezzo preferiamo ancora non rivelare il titolo…

VANDRER: Aspettiamo l’ultimo minuto prima di fare annunci.

PHANAEUS: Ci piaceva però svecchiare la set-list, anche perché essendo il prossimo album un passo in avanti, è sicuramente diverso dal precedente non perché sono canzoni nuove, ma perché il sound è molto più sviluppato, sentito. Ci sono meno restrizioni, non so se ricordi il famoso discorso sul precedente album (si riferisce all’intervista del 2012 in occasione del Fosch Fest, nda), meno pippe mentali, stiamo veramente seguendo l’ispirazione, anche l’esperienza maturata fino adesso ci sta sicuramente aiutando, decisi su quello che stiamo facendo, quindi dargli un preview era doveroso.

State componendo, quindi avete in mente un data di pubblicazione, autoprodotto o cercherete un’etichetta?

VANDRER: Abbiamo idea di pubblicare sotto un’etichetta, quindi è possibile che non sia un autoprodotto, ma nel caso non dovessimo trovare una label, saremmo felicissimi di fare un autoprodotto. L’aiuto professionale di un’etichetta è sicuramente meglio. Siamo al lavoro su cover e artwork…

PHANAEUS: Posso dirti che è un concept album.

Non puoi dirmi che è un concept senza nemmeno dire l’argomento!

PHANAEUS: Mi piace far sentire l’odore della pietanza!

Quindi in futuro uscirà un concept album con un po’ di canzoni, forse con un’etichetta…

VANDRER: Lo sappiamo che non ti stiamo dicendo niente, perdonaci!

PHANAEUS: Se possiamo essere sinceri fino in fondo, siamo così riluttanti perché ci facciamo 3000 pippe, è tutto in divenire, potremmo dire una cosa oggi e tra una settimana chissà. Le idee ci sono, il concept c’è…

VANDRER: I brani, ci tengo a specificarlo, sono in lavorazione da due anni e mezzo, quindi il tempo darà i suoi frutti, nel senso che ci stiamo accorgendo che più tempo abbiamo a disposizione, che è poco perché abbiamo vite molto impegnate tra lavoro e università, ma stiamo cercando di dare il massimo. Possiamo dire che sicuramente non prima di primavera 2015 ci sarà l’album, anche per

In realtà ci siamo dentro fino al collo, stiamo scegliendo con chi lavorare per il prossimo videoclip e la nostra palude, al momento, è la vita quotidiana che si può conciliare con dei limiti con la nostra vita da musicofili.

Avete pubblicato il demo For Asgard nel 2010 e Nether Collapse due anni può tardi, ora a fine 2014 nel mezzo della lavorazione del nuovo disco, ascoltando i vecchi pezzi, quali sensazioni avete?

PHANAEUS: Innanzitutto una sensazione nostalgica, perché anche solo sfogliando il booklet e vedere della facce più giovani fa una certa impressione. Poi ascoltando le canzoni percepisci il cambiamento perché noi abbiamo dei pezzi in lavorazione, un concept definito, cover artwork che è quasi definita, e risentendo quanto fatto in passato emergono le inesperienze, che certe cose potevano essere fatte meglio, non c’era un punto di vista oggettivo sulla musica, soprattutto dal punto di vista tecnico e della produzione, però riascoltando viene da rimproverarti su alcune inesperienze.

Sono proprio queste però le cose che ti fanno maturare come musicista e non solo…

PHANAEUS: Esatto.

La musica e i testi dei Vinterblot sono influenzati anche da cose extra musicali quali libri, film, vita quotidiana ecc.?

PHANAEUS: Siamo un gruppo eterogeneo come interessi primari, nella stesura dell’album non ci sono ispirazioni particolari, occupandomi io dei testi e del concept cerco di non convogliare delle vere scritture in maniera specifica, perché fondamentalmente gli album partono sempre da una prima canzone che da l’ispirazione, già ti crea un’immagine in mente, e io cerco di mettere su carta quella che è l’immagine. Le influenze personali vanno dal cinema, sono un appassionato di Mario Bava e Dario Argento, però l’immaginario del gruppo è eterogeneo. Io ho degli interessi cinematografici e di letture diverse da quelle che ha lui…

Dimmele al volo, così le metto dentro: cinema e libri…

VANDRER: Serie TV, grande passione…

The Walking Dead, che è ricominciato da poco?

PHANAEUS: Colombo ahah!

A-Team! Però all’epoca si chiamavano telefilm e duravano diversi anni e c’erano tutti i giorni!

PHANAEUS: Era bellissima la parola telefilm!

VANDRER: Oddio, qualsiasi serie che sia intensa. Le mie letture sono saggi e fantasy, ma cerco di acquisire più informazioni possibile tramite internet. Una cosa che possiamo dirti è come nasce un nostro album. Lavoriamo su due binari, musica e testo, io della prima con arrangiamenti e melodie, poi in sala prove si prendono le decisioni importanti, tutti insieme. Ci teniamo in contatto tutti i giorni, io ho un riff, una canzone e lui mi risponde con uno stimolo concettuale, mi propone un’idea, quella che è una visione, una possibile cover artwork, un immaginario, il nostro approccio è anche molto spirituale, il nostro gruppo ha anche a che fare con la nostra vita. Non facciamo un genere di ribellione come il punk, non vogliamo che il nostro sia uno sfogo, ma dare al mondo quelle che sono le nostre emozioni e trasformarle in musica. Una preview che possiamo dire è che c’è un grado di sperimentazione diversa, ci sarà una novità piuttosto evidente che coinvolge sia la musica che i testi e si intreccerà con nuovi sentieri e percorsi, andando di pari passo nella tracklist, che sarà, al nostro solito, un cammino.

PHANAEUS: Per tirare le somme, anche per le domande precedenti, siamo un gruppo formato da persone differenti che però vanno in un’unica direzione.

VANDRER: Facciamo i conti col il passato e con il futuro, ovviamente nessuno si lascia condizionare da “no, questa cosa non la possiamo fare”, abbiamo barriere fino a un certo punto, ma è giusto fare un discorso organico.

PHANAEUS: Fondamentalmente i testi partono da delle suggestioni, proprio perché vogliamo che nel progetto ci siano le energie di tutti, anche se vedi il nuovo merchandising… in pratica, l’albero ha delle radici che sono cinque teste, che hanno caratteristiche diverse e vanno di direzioni diverse, però sono le nostre individualità che puntano verso l’alto, le radici che sviluppano l’albero e lo rendono saldo al terreno. Scrivere testi che parlano dei miei interessi significherebbe svilire quello che è il nostro concetto di gruppo, suggestioni e un approccio rituale della musica. L’individualità, le peculiarità di ognuno al servizio di tutti.

Cambiamo un attimino discorso: l’album che in questo momento vi ronza sempre in testa perché è il suo momento.

PHANAEUS: Un album degli Ahab, doom.

VANDRER: Helrunar, l’album è Baldr ok íss, pagan black metal band tedesca.

Conosco, è un gruppo che ha recensito Alice prima di conoscerci…

VANDRER: pagan black freddissimo, ma anche molto profondo e mitologico, che è la nostra passione numero uno. La passione per la mitologia è una costante che ci guida, ci lasciamo anche guidare dai miti. Geograficamente possiamo dire che nel prossimo album ci espanderemo, in passato siamo sempre stati accostati alla Svezia e Scandinavia. Non sonorità mediterranee, però è un discorso più universale, senza latitudine, sull’essenza umana. Come la mitologia, possono cambiare le forme ma i simboli son quelli, gli insegnamenti son quelli, gli archetipi sono quelli.

– La chiacchierata va avanti su interviste su word e face to face, polpettoni da leggere e risposte in fotocopia… –

VANDRER: ci devi scusare per questi voli pindarici, ci perdiamo, in realtà questo è esattamente quello che siamo noi, i Vinterblot in fase di composizione. Ci lasciamo coinvolgere, siamo persone emotive e andiamo dove le nostre energie di trasportano. A volte siamo sicuri e gettiamo le fondamenta, altre abbiamo bisogno di più tempo.

PHANAEUS: La fase di esposizione delle tue idee è quella più confusionaria perché non riesci a trovare le parole, hai le idee chiare, ma la parola che stai per dire non è mai quella che esprime esattamente al 100% quello che vuoi dire.

VANDRER: Il genere si allarga, sarà sempre più difficile catalogarci perché la nostra natura è ibrida, siamo stati attaccati per questa cosa, i vichinghi…

Ti piace la serie Vikings?

VANDRER: sì molto, anche se non è politicamente e storicamente corretta per dei nomi un po’ farlocchi, ma quando c’è stato quel sacrificio a Uppsala sono rimasto molto colpito perché rappresenta, parentesi personale, ciò da qui siamo partiti all’inizio, il nome Vinterblot. Esprime quel paganesimo molto crudo e diretto che a noi piace e ispira, che rappresenta la nostra musica se dovessimo trovare un’immagine. Tornando alla nostra natura ibrida, noi punteremo su questo fatto, sarà il nostro cavallo di battaglia invece che il nostro cavallo di Troia ahah!

PHANAEUS: È un album più intenso perché esprime al meglio le nostre personalità, sentirai ancor più nei riff di Fabio e del “nuovo arrivato” Auros nei soli, me al pieno delle potenzialità. Non diciamo che sarà l’album definitivo eh…

VANDRER: magari sarà un album di transizione! Ma un album fondamentale per noi.

PHANAEUS: Esatto! Sentiamo che sarà un album molto più potente rispetto al precedente perché ci stiamo lasciando andare alle nostre ispirazioni, con un pizzico di esperienza in più. Magari farà cacare, non lo so eh!

VANDRER: Faremo una cosa che a noi piace.

PHANAEUS: Il nostro obbiettivo primario è fare un album che noi vorremmo acquistare da ascoltatori.

Nether Collapse è l’album che all’epoca avreste acquistato?

VANDRER: Per il fattore artistico siamo sempre stati più che indipendenti e sinceri, assolutamente.

PHANAEUS: Si tratta di una pressione interiore, di vite e di stress, cercare di massimizzare il tempo ed essere il più spontanei possibile, ma a volte c’è qualcosa che lascia dei margini di miglioramento già appena l’hai fatto.

VANDRER: Per rispondere alla domanda: sì, quando siamo usciti dallo studio abbiamo detto “questo è il nostro massimo”. Ma c’erano dei brani composti nel 2011, con la band formata da due/tre anni, con il cantante arrivato dopo due anni, anche io mi son gettato nella composizione a diciotto anni, che cosa voglio dire… che è stata la nostra prima esperienza, quindi noi siamo soddisfatti per tanti aspetti di quell’album in relazione alla poca esperienza che avevamo e noi eravamo felici della resa sonora e degli arrangiamenti…

Ho giusto ascoltato Nether Collapse la settimana scorsa ed è sempre una figata, da ascoltatore continuo a pensare che sia un gran bell’album!

VANDRER: Prima eravamo più giovani, più diretti e meno meditativi, ma quell’istinto ci piace, siamo fieri.

PHANAEUS: Ti guardi indietro e Nether Collapse è come l’adolescenza, quando sei pieno di brufoli. Siamo soddisfatti di quell’album ma adesso vogliamo esprimere la maturità.

VANDRER: Se vuoi stiamo qua a parlare altre due ore…

Con tutto il rispetto, ma tra poco suonano i Windir e non ce li possiamo perdere… ragazzi grazie per l’intervista!

VANDRER: Hail Valfar!

PHANAEUS: Ti ringraziamo, è sempre un piacere e grazie per la disponibilità.

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Intervista: Demoterion

I Demoterion sono in circolazione da poco tempo, ma hanno le idee ben chiare sul da farsi: dopo l’EP Prometheus, uscito a fine 2013, già si lavora al full length previsto per fine anno. Agguerriti e giovanissimi, li ho intervistati per saperne di più… furore abruzzese!

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Vi faccio i complimenti per la qualità del dischetto, tanto più considerando la vostra giovanissima età. Come si è formato il gruppo e quali erano (e sono) i vostri obbiettivi?

Prima di tutto grazie mille dei complimenti, si fa quel che si può! Beh, diciamo che il gruppo si è formato tramite l’incontro tra me e  l’altro chitarrista, Gianmarco, ad un concerto del suo vecchio gruppo “Chemical Warfare”, dove discutendo di musica ci è venuta l’assurda idea di mettere su un gruppo folk/melodic death! Assurda poiché in Abruzzo, specialmente nella nostra provincia, Teramo, dire che c’è poca gente che suona e ascolta il genere è un complimento! I nostri obbiettivi erano quelli di unire lo stile death metal più incazzato con le classiche melodie pagan/epic metal con lievi sfumature folk, e il risultato è, appunto, l’EP Prometheus.

Se non sbaglio “Demoterion” non ha un vero significato, è giusto? Come siete arrivati a scegliere questo nome?

Sì, dietro la storia del nome c’è un aneddoto! Ovvero, all’inizio per una sbagliata interpretazione attribuimmo a “Demoterion” il significato di “Incatenato”, e dato questo e dato il fatto che pensavamo erroneamente fosse greco lo riconducemmo al mito di Prometeo e alla cultura ellenica! Da qui anche il nome dell’EP, Prometheus! Recentemente tramite alcuni studi più seri siamo riusciti a trovare il significato vero di “Demoterion”, ovvero “Terra Della Bestia”!

Un cd di quattro pezzi realizzato pochi mesi dopo la nascita del gruppo: come si svolge la vostra fase di composizione? Dal tempo impiegato direi che tutto è filato liscio come l’olio!

Per Prometheus abbiamo fatto tutto in velocità e in modo poco studiato a dirla tutta, ovvero costruzione dei riff – molto semplici e diretti -, arrangiamento tastiera e basso e batteria, scrittura testi! Diciamo che è tutto nato dalla mia testa e da quella di Gianmarco. Invece per il prossimo disco sarà tutto molto più studiato, strutturato e pensato in chiave differente e ogni traccia sarà arrangiata dal membro corrispettivo e non solo da me e Gimmy come per il lavoro precedente.

Come definite le vostre canzoni? A quali gruppi vi piace accostare la vostra proposta musicale?

Noi ci siamo definiti inizialmente “pagan death metal”, fortemente ispirati da band come Vinterblot, Amon Amarth ecc. Diversamente il full length prenderà una vena molto più pagan con riffi ispirati da band come Thyrfing, Bathory, qualcosa sullo stile sempre melodeath/folk alla Ensiferum e anche riff più pagan/black metal sullo stile Moonsorrow!

I testi trattano di mitologia nordica, eppure la title track riguarda la mitologia greca: cosa ha di così affascinante per voi al punto da “dedicargli” il titolo del cd?

Diciamo che come ho detto prima, tutto è dovuto alla mala interpretazione del nome “Demoterion”, nient’altro!

Provenite da una terra “oscura” come l’Abruzzo, eppure cantate di mitologia nordica: cambierà qualcosa in futuro, magari con storie prese da altre epoche (e luoghi), oppure continuerete con il grande Nord?

Sì, senz’altro cambieranno diverse cose nei testi, per esempio la maggior parte saranno in italiano e qualcosa in latino e saranno presenti cori, cosa assente nell’EP ed altre cose…

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A luglio registrerete il full length Echi Di Vittoria: ci saranno canzoni tratte da Prometheus o solo pezzi nuovi? Eventuali sorprese?

Registreremo solo pezzi nuovi, ed avremo un sacco di sorprese, come special guest vocali molto interessanti (a nostro giudizio, poi de gustibus) e saranno presenti anche strumenti puramente folk, ma non voglio entrare nello specifico, a tempo debito ascolterete!

Continuando a parlare di Echi Di Vittoria, non temete di creare un prodotto troppo simile all’EP per via del poco tempo trascorso tra i due?

No no, assolutamente, sarà di gran lunga diverso ,abbiamo le idee ben chiare su cosa produrre ed il giusto tempo per comporre con calma e dedizione!

A fine luglio entrerete in studio di registrazione, sarà un autoprodotto? Come pensate di muovervi con le case discografiche?

Abbiamo già “avvertito” alcune case discografiche, anche alcune abbastanza importanti, che però sorprendentemente sembrano un minimo interessate! Allora appena pronto il full prima di pubblicarlo, ovviamente, lo manderemo a diverse etichette per vede se troviamo qualcosa! Non penso sarà autoprodotto…

In meno di un anno di vita avere realizzato un EP ed avete già annunciato il disco di debutto: chi vi corre dietro???  

Diciamo che abbiamo avuto abbastanza riscontri positivi ed incoraggiamenti che ci hanno spronato ancora di più a registrare a così breve distanza dall’EP! E d’altronde vogliamo dimostrare a tutti cosa siamo in grado di fare! Prometheus è stato concepito solo come una sorta di “presentazione”! Ora dobbiamo cominciare a fare sul serio.

Recentemente la line-up ha subito una perdita: il tastierista Pierpaolo Saccomandi ha lasciato la band, è stato rimpiazzato? Oppure state valutando la possibilità di continuare senza l’apporto delle keyboards?

Attualmente siamo in cerca (disperatamente ahahah) e lui ci aiuta nelle piccole cose, come audizioni varie in zona, supporto per serate importanti già programmate da tempo e cose così! Ci sono stati anche altri cambiamenti nella line-up, a breve annunceremo. (il riferimento è alla sostituzione del bassista Enrico Maria Laudicon il nuovo entrato Cristian ”Asgarðr” Sacchetti, nda).

In cosa pensate di differirvi rispetto gli altri gruppi della scena italiana?

Mah, penso che differentemente dalla gran parte dei gruppi emergenti italiani noi abbiamo preso una vena molto meno folk e/o meno violenta… diciamo una via di mezzo fra i devastanti e immensi Ulvedharr e i nuovissimi Dyrnwyn che hanno una vena molto pagan che a noi in generale piace davvero moltissimo, però tutto in chiave epica-Demoterion ovviamente ahahah!

Siamo arrivati alla fine della chiacchierata, a voi lo spazio!

I ringraziamenti vanno a voi per lo spazio e il tempo a noi dedicato! Grazie ancora, date uno sguardo alla nostra page su Facebook e seguiteci, ne vedrete delle belle! Hails!

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