Fimbulvet – Heidenherz

Fimbulvet – Heidenherz

2016 – raccolta – Einheit Produktionen

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: “Ewige Winter”: Stephan Gauger: voce, chitarra – Marco Volborth: basso – Felix Zimmermann: batteria

“Der Ruf In Goldene Hallen”: Stephan Gauger: voce, chitarra – Marco Volborth: basso – Falko Knoll: batteria

Bonus tracks: Stephan Gauger: voce, chitarra – Christian Fröhlich: chitarra – Steffen Mehlhorn: basso – Hannes Köhler: batteria

Tracklist: CD1 “Ewiger Winter”: 1. Heer Der Ewigkeit – 2. Thronend – 3. Sonnenuntergang – 4. Schlacht Im Schenee – 5. Verschneite Welt – 6. Walveters Pfand – 7. Der Raben Raunen – 8. Wälderritt – 9. Nebel – 10. Gjallarhorn – Aug Nach Wigrid – 11. Erinnerung – 12. Walvaters Pfand (bonus track) – 13. Wälderritt (bonus track)

CD2 “Der Ruf In Goldene Hallen”: 1. Intro – 2. Der Ruf In Goldene Hallen – 3. Schwert Aus Stein – 4. Heidenherz – 5. Das Letzte Feuer – 6. Helias Bann – 7. Gewandung Der Zeit – 8. Am Stamme Yggdrasils – 9. Klang Des Waldes – 10. Horn Der Vernichtung – 11. Schwert Aus Stein (bonus track) – 12. Heidenherz (bonus track)

Operazione di “recupero” per la Einheit Produktionen: Heidenherz dei tedeschi Fimbulvet è un doppio cd contenente i primi due full-length della band con l’aggiunta di qualche bonus track. Ci si potrebbe domandare il perché di questa uscita, la risposta è semplice: Ewiger Winter (2006) è un cd che il gruppo si è autofinanziato, mentre Der Ruf In Goldene Hallen è stato pubblicato dalla Eichenthron (label che ha realizzato appena tre dischi) in sole mille copie. Entrambi i cd sono praticamente introvabili e quindi questo Heidenherz è sicuramente il benvenuto tra i fan della formazione proveniente dalla Thuringia, oltre un buon modo per promuovere il nome del gruppo vista la qualità estetica della confezione e il prezzo invitante. La raccolta si presenta in un elegante digipak a sei pannelli correlato da un booklet da ventiquattro pagine con i testi delle canzoni, le informazioni tecniche per ogni disco e una foto dell’ultima line-up con i crediti delle bonus track.

Ewiger Winter è un disco di debutto sopra la media: dal sound personale e con una manciata di canzoni davvero efficaci (l’opener Heer Der Ewigkeit e la sontuosa Thronend sono due ottimi esempi), è sì il primo passo dei Fimbulvet, ma anche un disco a suo modo storico nel mondo del pagan metal tedesco. La produzione old style e senza ritocchi da studio può suonare anacronistica al giorno d’oggi, ma è lo specchio di una band sincera che ha fatto del proprio meglio in studio riuscendo a tirar fuori dei suoni in linea con il genere suonato. Le bonus track sono le ri-registrazioni delle canzoni Walvaters Pfand e Wälderritt: con i suoni del 2016 acquistano nuova vita per potenza e pulizia, ma chiaramente perdono quel fascino dovuto alla genuina veste underground di dieci anni prima.

Il CD2 contiene Der Ruf In Goldene Hallen, uscito originariamente nel 2008, e un paio di bonus track. Il secondo disco dei Fimbulvet prosegue senza scossoni quando realizzato nel debutto, ma le canzoni sono più compatte e ben amalgamate, inoltre la registrazione è di gran lunga migliore seppur lo studio utilizzato per l’intero lavoro di registrazione, mix e mastering sia lo stesso, ovvero il Powertrack di Enrico “Löwe” Neidhardt, una garanzia per quel che riguarda il pagan metal teutonico. I cinquanta minuti di Der Ruf In Goldene Hallen scorrono veloci e senza intoppi, con la parte centrale del disco che è praticamente perfetta e mostra la band della Thuringia al massimo della forma. Le due bonus track sono la ri-registrazione di Schwert Aus Stein, in verità non molto differente dall’originale, e l’ottima versione acustica di Heidenherz, talmente ben riuscita da fa venir voglia di ascoltare un intero disco dei Fimbulvet in chiave acustica.

Heidenherz è un ottimo modo per recuperare i primi due lavori della band ormai introvabili con l’aggiunta di gustose bonus track. Conoscere Ewiger Winter e Der Ruf In Goldene Hallen dovrebbe far parte del bagaglio culturale di ogni appassionato di pagan metal e la Einheit Produktionen permette ciò con un formato e una grafica accattivante: cosa si può volere di più?

Varg – Göttardämmerung

Varg – Göttardämmerung

2017 – EP – Napalm Records

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Freki: voce, chitarra – Managarm: chitarra – Hati: chitarra – Skill: basso – Fenrier: batteria

Tracklist: 1. Götterdämmerung – 2. Hel – 3. Beißreflex – 4. Knochenpfad

La carriera dei Varg sembrava ormai segnata, destinata a una mediocrità quasi fastidiosa dopo il brutto Guten Tad e il terribile Das Ende Alle Lügen, usciti rispettivamente nel 2012 e nel 2016. Non che la band tedesca abbia mai brillato per originalità o grandi canzoni, ma i primi lavori erano buoni esempi di pagan metal tedesco un po’ becero e caciarone, sicuramente piacevole da ascoltare sia in studio che in contesto live.

La title-track è una bordata carica di ferocia e riff tanto semplici quanto potenti. Il cantato del gigante Freki e la furia della batteria di Fenrier sono le colonne portanti di questi convincenti quattro minuti. L’attacco di Hel è violento e accattivante al tempo stesso, ma è il ritornello il punto forte della canzone: la melodia di chitarra e la linea vocale sono di ottima fattura e a guadagnarci è l’intera composizione. La terza traccia è Beißreflex, forse il pezzo meno ispirato fino al break a un minuto dal termine in pieno stile metalcore che comunque non stona nel contesto un po’ “moderno” del brano. Chiude l’EP Knochenpfad, dall’insolita struttura che alterna parti soft e parlate con giri di chitarra compatti e lineari per un risultato discreto anche se un po’ spiazzante.

Dal poco che si può ascoltare, pare che Götterdämmerung sia un tentativo di tornare allo spirito d’inizio carriera, un pagan metal rozzo e sporcato da influenze moderne, un po’ coatto nell’anima, nel complesso comunque convincente e ben fatto. Forse l’errore Das Ende Alle Lügen (lavoro del quale, è giusto dirlo, vanno più che fieri, anche grazie all’ingresso nella top 20 tedesca) è stato compreso e i lupi tedeschi vogliono farsi perdonare? Difficile. Più plausibile, invece, che la band voglia andare avanti unendo le due anime che sembrano essere intrappolate in Freki e soci.