Dyrnwyn – Il Culto Del Fuoco

Dyrnwyn – Il Culto Del Fuoco

2021 – full-length – Cult Of Parthenope

VOTO: 9 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Thierry Vaccher: voce – Alessandro Mancini: chitarra – Alberto Marinucci: chitarra – Ivan Cenerini: basso – Ivan Coppola: batteria – Michelangelo Iacovella: tastiera

Tracklist: 1. Il Culto Del Fuoco – 2. Aurea Aetas – 3. Vae Victis – 4. Triumpe – 5. Le Forche Caudine – 6. Leucesie – 7. Sentinum – 8. Armilustrium

Il 2021 non poteva iniziare meglio: nel giro di pochi mesi sono usciti tre dischi italiani che non soffrono la concorrenza estera e che sicuramente avranno ottimi riscontri in tutto il mondo. Dopo Apocalypse con Pedemontium e Bloodshed Walhalla con Second Chapter, tocca ora ai Dyrnwyn con Il Culto Del Fuoco prendersi i meritati riflettori e dare gioia agli appassionati del folk pagan metal. La band romana, forte del nuovo contratto con la Cult Of Parthenope, pubblica il secondo lavoro Il Culto Del Fuoco in un bel digipak a sei pannelli con tanto di booklet illustrato ricco di foto, testi e tutte le informazioni sul lavoro in studio. Il cd, come il precedente Sic Transit Gloria Mundi vede il prezioso contributo di Riccardo Studer (Stormlord) alla consolle, autore anche delle fondamentali orchestrazioni.

L’iniziale title-track suona fin dai primi secondi epica e drammatica, e sono proprio questi due aggettivi a descrivere nel migliore dei modi la musica dei Dyrnwyn. I temi trattati – alcuni selezionati eventi dell’antica Roma – richiedono esattamente questo tipo di musica. Si nota subito, inoltre, un lavoro maggiormente profondo delle chitarre, più dinamiche e fresche rispetto al passato. Tutto questo non fa altro che alzare l’asticella della qualità che, è bene ricordarlo, era già a buon livello col precedente lavoro. Aurea Aetas è un brano vario stilisticamente che spazia dal mid-tempo a parti simil black sinfonico senza tralasciare le melodie del flauto suonate dell’ospite Jenifer Clementi. L’inizio di Vae Victis è un vero assalto sonoro e il proseguo non è da meno: cala la velocità, ma l’intensità continua ad essere bella alta e le orchestrazioni che si sovrappongono ai riff secchi delle sei corde non fanno altro che accentuare questa urgenza. La quarta canzone è Triumpe, massiccia e cupa, introdotta da un minuto e mezzo di narrato e sottofondo folk che ricorda le ultime cose dei Draugr. La band abruzzese è un nome di riferimento per i Dyrnwyn e un paio di volte durante l’ascolto de Il Culto Del Fuoco si palesa l’influenza degli autori del capolavoro De Ferro Italico. Con Le Forche Caudine si giunge a un piccolo capolavoro che tratta di un avvenimento della seconda guerra sannitica (321 a.C.) nella quale i Romani furono sconfitti dai Sanniti. La musica segue la drammaticità degli eventi e a colpire sono gli ottimi giri di chitarra: la coppia Mancini/Marinucci è più in forma che mai! Leucesie alterna momenti frizzanti e quasi di allegro folk metal con parti decisamente più cupe e fortemente cinematografiche (merito anche delle sempre eccellenti orchestrazioni), ma è con la seguente Sentinum che la formazione italiana tocca il massimo per intensità e trasporto. Sentinum, oggi Sassoferrato in provincia di Ancona, ai piedi dell’Appennino umbro/marchigiano, è il luogo dove si svolse una delle battaglie più importanti dell’antichità, quella Battaglia Delle Nazioni del 295 a.C. che vide la vittoria dei Romani sulla lega creata da Galli Senoni, Etruschi, Umbri e Sanniti, dando così il via libera alla conquista dell’Adriatico da parte dei Romani.

Davanti agli occhi degli eserciti
Si lancia contro l’orda
Sprona il cavallo verso le file
Serrate dei Galli
E trova la morte trafitto
Dalle sagitte nemiche
Condannando gli avversari

Allo stesso fato

L’epicità delle gesta narrate nel testo va a braccetto con quella musicale, tra mid-tempo battaglieri e brevi ma ferali accelerazioni. Il Culto Del Fuoco è concluso da un brano strumentale da ben quattro minuti, Armilustrium. Non il classico “outro”, ma un brano vero e proprio, privo di voce, che porta a conclusione un signor disco.

I Dyrnwyn sono in attività dal 2012 e anno dopo anno, cd dopo cd, hanno dimostrato tanto carattere e voglia di migliorarsi: dal grezzo (e genuino) Fatherland del 2013 al presente Il Culto Del Fuoco ne è passata di acqua sotto i ponti, ma ascoltando tutte le release della band è facile capire il lavoro dei musicisti e i miglioramenti che hanno portato prima all’ottimo Sic Transit Gloria Mundi, e infine a questi cinquanta minuti di folk/pagan metal di prim’ordine. Ormai i Dyrnwyn sono da considerare tra le migliori realtà del genere in Europa, ma dobbiamo sempre a tenere a mente che sono un orgoglio italiano.

Studio Report: Dyrnwyn

Negli anni ’90 acquistavo tutte le riviste rock e metal disponibili in edicola, cercando di conoscere sempre più musica e “farmi una cultura”. Divoravo le riviste eppure non ho mai desiderato farne parte, ma c’era una cosa che mi ha sempre incuriosito e fatto un po’ sognare, ovvero lo “studio report”. Solitamente il giornalista prendeva un volo per la Germania o la Scandinavia, un salto in albergo appena arrivato e veniva portato dal personale della casa discografica nello studio di registrazione dove il gruppo X era impegnato negli ultimi ritocchi del nuovo disco. Il giornalista prendeva appunti e la sera c’era un qualche locale “affittato” dall’etichetta per far stravaccare un po’ tutti, musicisti e giornalisti, con cibo, alcool e musica. Se andava bene il giorno dopo c’era la possibilità di fare un giro in città prima di tornare in Italia con il volo pomeridiano. Tutto questo offerto dalle case discografiche.

Luglio 2020, alla soglia dei quarant’anni ho la possibilità di fare il mio primo studio report. Niente etichette o locali con cibo gratis, ma uno studio di registrazione a Roma con i Dyrnwyn e Riccardo Studer. La band capitolina ha alle spalle diversi lavori, compreso l’ottimo debutto Sic Transit Gloria Mundi (2018, Soundage Productions) e sta completando i lavori per il successore Il Culto Del Fuoco. Al momento non c’è alcun accordo con un’etichetta e di conseguenza non c’è una data per la pubblicazione.

L’appuntamento è al Time Collapse Recording Studio di Studer, il quale ha seguito la band in tutte le fasi della produzione (la batteria è stata però registrata agli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando) e la band quasi al completo – manca il batterista Ivan Coppola – è visibilmente emozionata all’idea di far ascoltare, anche se in forma non definitiva, il nuovo disco. Un’eccitazione che è più che comprensibile data la bontà della nuova musica: Il Culto Del Fuoco è maturo e personale, mostra i Dyrnwyn al 100% delle capacità grazie a un songwriting eccellente e a un affiatamento tra i membri dato da una formazione stabile e al legame d’amicizia che si è creato tra di loro.

La musica che scorre dalle casse è in forma rozza, con equalizzazioni da sistemare, cori da aggiungere e altri dettagli che renderanno Il Culto Del Fuoco ancora più esaltante di quel che è a un primo e provvisorio ascolto. Le canzoni incise sono otto per un totale di circa cinquanta minuti di durata e trattano battaglie e personaggi della Roma della Prima Repubblica. Non ci sono momenti meno ispirati e nell’insieme spicca il cantante Thierry Vaccher, decisamente a suo agio sulle note delle varie Aurea Aetase Va e Victis, la voce perfetta per i Dyrnwyn. Una menzione speciale la meritano Sentinum – evocativa, cupa e potente al tempo stesso – e Forche Caudine, ovvero le due battaglie scelte dai musicisti romani per essere raccontate attraverso la musica. I suoni del cd sono molto potenti e graffianti, tutto molto naturale e piacevole da ascoltare. Il lavoro certosino di Studer per le orchestrazioni si fa sentire e i brani ne guadagnano non poco, ma quel che rimane ad ascolto ultimato è la certezza che i Dyrnwyn abbiano fatto un grande passo in avanti rispetto al già buono Sic Transit Gloria Mundi, diventando in questo modo uno dei nomi di punta del movimento italiano.

La band e Riccardo Studer in studio.