Mister Folk Fest: il photo report

Il primo Mister Folk Fest è ormai archiviato e tutto è andato bene anche grazie al fondamentale aiuto di persone speciali; due di queste sono Alessandro Torelli e Gianluca Soriconi, ovvero i video/foto reporter che hanno immortalato il festival. Ricordandovi che stiamo lavorando sul docufilm della serata che sarà pubblicato sul canale Youtube di Mister Folk, vi lascio a questa bella carrellata di immagini che ritraggono le quattro band sul palco.

SELVANS:

VINTERBLOT:

DYRNWYN:

BLODIGA SKALD:

VARIE:

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Intervista: Furor Gallico

Si sono fatti attendere un sacco di anni, ma alla fine ne è valsa la pena: Songs From The Earth è un signor disco, il nuovo capolavoro dei Furor Gallico. Prima del concerto romano al Traffic Live Club (QUI il report) ho intervistato Davide e Luca, rispettivamente voce e chitarra della band. Tra freddo pungente e strani oggetti per sedersi (!) comodi, a un anno di distanza dalla precedente chiacchierata, ecco tutto quel che c’è da sapere sui Furor Gallico!

Furor_Gallico

La più ovvia delle domande: cosa avete fatto tra il primo e il secondo disco?

Davide: Tra il 2010 e il 2015, parliamo di quattro anni e mezzo… è passato veramente molto tempo per molteplici motivi. Innanzitutto in questi anni abbiamo intrapreso delle nuove avventure, anche a livello lavorativo, nel senso che siamo entrati in contatto con l’agenzia Bagana Rock Agency e con la Scarlet Records, quindi già queste due cose ti portano ad affrontare il lavoro in un’altra maniera, e se serve a prenderti più tempo. Inoltre ci sono stati diversi cambi di line-up, la scrittura del disco, il periodo di registrazione e cosa ben importante è stata la ricerca del suono, perché noi il disco ce l’avevamo pronto, se non ricordo male, a fine 2013. Il problema è che se hai i brani finiti ma non suonano come dici tu vai a riprendere il lavoro che hai fatto e dire “no, questo non è il suono che dico, lavoriamo ancora”. Alla fine abbiamo lavorato con Alex Azzali agli Alpha Omega Studio che ha ripreso in mano tutto il lavoro fatto in studio di registrazione e l’ha stravolta. Il suono del disco è completamente diverso da quello delle registrazioni, e meno male!

Accennavi ai cambi di line-up e già l’anno scorso ti ho fatto una breve intervista per saperne di più. La domanda seria è: il chitarrista Stefano è a Londra, il bassista Fabio in America… ma che gli fate voi ai musicisti?

Davide: Puzziamo! (risate, nda) Stefano è andato a Londra per un discorso lavorativo, voleva andare a lavorare all’estero…

Luca: E alla fine c’è rimasto!

Davide: Stesso discorso per Fabio, lui ci ha parlato candidamente, dicendo che aveva intenzione di andare negli Stati Uniti per affrontare un discorso, nel suo caso, più musicale che altro, lo sentiamo e vediamo su internet che gli va bene.

Sul disco alla batteria c’è Paulovich, ora però avete Mirko, giusto?

Davide: La batteria per il disco l’ha scritta Simone che all’epoca suonava con noi, poi ha lasciato la band ed è subentrato Mirko, però per quel che riguarda le registrazioni Mirko era appena entrato e non era stato ufficializzato, quindi abbiamo pensato di fare una cosa prendendo poi due piccioni con una fava, perché volevamo un batterista che personalizzasse il lavoro mettendoci del suo, inoltre avere un guest nel disco, che è una cosa che noi amiamo fare. Tu se ci hai seguito anche live hai visto che ci piace avere ospiti e quindi abbiamo colto la palla al balzo, prendendo Federico Paulovich dei Destrage che ha accettato subito la proposta. Ora c’è Mirko che sta portando live il disco.

Secondo me il disco è veramente bellissimo, in particolare ho apprezzato che c’è sempre il vostro marchio…

Davide: Che è il bassista, è vero, fa di cognome Marchio! (risate, nda)

… il vostro sound pur avendo delle canzoni diverse tra di loro per stile.

Davide: Leggevamo di recente una recensione su Metallized dove il recensore apprezzava i primi tre brani perché in linea con il nostro sound perché effettivamente i Furor Gallico, con il primo disco, hanno dato una sorta d’impronta musicale con il primo disco, abbastanza riconoscibile. Tutto sommato non abbiamo mai voluto fossilizzarci su un unico suono, nel senso che noi abbiamo fatto un discorso banalissimo su quel che significa il genere folk metal, cioè un cazzo, perché folk è la musica tradizionale e metal è il metal. Il fatto che i Furor Gallico si siano collocati in un certo tipo di folk metal con il primo disco non significa che debbano rimanere lì. Il fatto che Stefano un giorno sia entrato in sala prove con Steam Over The Mountain c’ha preso benissimo a tutti , ci siamo detti “perché non farla” anche se totalmente inaspettata. Idem per Diluvio, un brano che se lo metti in Viaggio Senza Vento (capolavoro dei Timoria, nda) ci sta da Dio!

Parliamo un attimo…

Davide: Dei Timoria! Allora, i Timoria sono nati a Brescia nel…

A Brescia tra Timoria e In.Si.Dia… me cojoni! (segue una breve discussione su Brescia che si conclude con un “grande Colony! nda) Steam Over The Mountain all’inizio proprio non mi piaceva, mi dicevo “è una canzone che non c’entra nulla col disco”.

Davide: Non te l’aspetti!

Poi piano piano, a forza di ascoltare il brano, penso di aver capito il senso, e ora l’apprezzo, mentre Diluvio m’ha subito fatto impazzire.

Davide: Temevamo che Diluvio potesse non piacere proprio perché nel momento in cui proponi musica come la nostra – death metal, prendila proprio alla larga – se vai a proporre una ballata, il mio timore personale, ma credo che sia condiviso, è “cazzo te ne esci con un pezzo frocio” e la gente non è contenta. Invece ti posso dire che dall’inizio del tour che la gente l’apprezza e la sa meglio di me. Però effettivamente con il senno di poi che un brano di quel tipo, una bellata melodica, è molto più fruibile ed è facile che piaccia fin dal primo ascolto. Va un attimo decontestualizzata dal resto, per fortuna è piaciuta pur essendo un brano dei Furor Gallico, dai quali ti aspetti altre sonorità. Per quel che riguarda Steam Over The Mountain sappiamo perfettamente che non piace a tutti, sappiamo perfettamente che ai concerti molti dicono “vabbè non fate quella, fatene un’altra”, però fa anche quella parte di noi, e ovviamente continueremo a portarla, è bella! A noi piace… la prima regola dei Furor Gallico è di non parlare mai dei Fur… a no, quello è Fight Club! (altre risate! nda) La regola dei Furor Gallico è che i brani li fai se piacciono, non al pubblico, ma a noi.

Davide, ti vedo un sacco professionale, un cazzone professionale!

Davide: Sì, ma poi vado a ubriacarmi! Dovresti vedermi a lavoro, minchia, ammazzo tutti!

Tra un disco e l’altro son passati quasi cinque anni, ma siete sempre rimasti sulla cresta dell’onda e la gente vi ha sempre seguito e supportato. Come ve lo spiegate?

Davide: Io non me lo sono mai spiegato! Una delle ultime date che abbiamo fatto prima di pubblicare il disco, eravamo al Colony con gli Stormlord e c’era tanta gente, finito il concerto eravamo nel backstage e di dicevamo “ragazzo, io non me lo spiego”. In realtà nessuno di noi se lo spiega, perché se proponi sempre lo stesso show, magari ti rompi i coglioni! Invece abbiamo sempre avuto un discreto successo, diciamo così, nel senso che la gente è sempre venuta a vederci… boh!

Luca: Soprattutto nelle ultime date abbiamo cercato di proporre qualcosa di nuovo, oltre a nuove canzoni… abbiamo fatto un mini set acustico di pezzi vecchi, altre cose più ricercate nel sound dal vivo e magari questa cosa è piaciuta. Siamo un gruppo che propone le stesse cose da anni e non ti aspetti…

Semplicemente la gente riconosce la bontà della musica e delle persone che ci sono dietro…

Davide: Abbiamo notato un ricambio tra il pubblico. I fedeli ci sono sempre, mi riferisco alla Folk Family che ci sarà anche domani a Parma e io c’ho una paura fottuta! Loro seguono la scena folk e sono sempre presenti, ma negli altri show c’è sempre stato un certo ricambio, e nel merchandise abbiamo venduto qualcosa. Tu dici “se il pubblico è sempre lo stesso non ti prende la maglia due volte”, quindi il ricambio c’è stato. Ora, com’è possibile il fatto che sia sempre andato bene, forse è il discorso che faceva Luca.

Come siete arrivati alla Scarlet Records?

Davide: Noi lavoriamo con Bagana Agency da due anni e ci hanno dato Michele Boccalone, che è il nostro tecnico audio e abbiamo imparato con lui una quantità di cose inimmaginabile. Bagana ha fatto una ricerca per quella che poteva essere una casa discografica giusta per noi e siamo arrivati alla Scarlet. C’hanno fatto un’ottima proposta, pertanto… scrivi “pertanto” che sembro una persona colta! Hanno ristampato il primo disco che sarà disponibile dal 18 aprile e presso gli store online e per quel che riguarda il futuro stiamo un attimo a vedere come ci si muove.

Ho visto il video della cover di Breaking The Law dei Judas Priest suonata al Montelago Celtic Festival: strana da sentire, ma figa. Ho pensato che un pezzo del genere, “fuori” dal folk metal, sarebbe una bonus track divertente, oppure buona per un EP. Avete mai pensato di realizzare un EP con cover, live ecc?

Davide: Sai, la settimana scorsa eravamo sul furgone e ascoltavamo Fleshgod Apocalypse, è partita The Forsaking che è una delle mie preferite, ed ho detto “minchia ragazzi, facciamo la cover e mettiamola sul disco”, però diciamo che l’idea è che se facciamo un album deve essere nostro, ne abbiamo parlato un pochino ed è per noi la soluzione migliore. Sono cose interessanti… però pensiamo a fare il terzo disco…

Ditemi qualcosa…

Davide: Tendenzialmente sarà un full-length come questo, abbiamo già iniziato a fare qualcosa… In verità è pronto, ce l’abbiamo di là!

Allora andiamo ad ascoltarlo, giuro che spengo il registratore!

FG2

Live Report: Sognametal Tour

SOGNAMETAL TOUR

VREID/WINDIR/ULCUS + POSTHUM + VINTERBLOT

15 ottobre 2014, Traffic Live Club, Roma

LocandinaWindirCi sono due tipi di live show: il concerto “semplice” e l’evento. Quello dei Windir e del Sognametal Tour è più di un evento, è un unicum, un sogno che diventa realtà.

Come appassionato di musica ho ancora pochi desideri in fatto di concerti: Led Zeppelin, Ac/Dc e Kiss, il resto o l’ho già visto, o non mi interessa più di tanto. Poi ci sono i sogni, alcuni ormai impossibili, come la reunion e tour dei Rainbow del duo Dio/Blackmore, una fantasia avuta fin da metà anni ‘90. In ambito folk/viking erano due i sogni: Windir e Otyg. Se per quest’ultimi le possibilità in futuro non dovrebbero mancare (sempre che Vintersorg riesca a trovare i soldi per pubblicare il terzo disco, ormai pronto da tempo), quella della band nata dalla volontà di Valfar nel 1994 sembrava dover rimane tale. Ma succede che l’impossibile diventi possibile, anche se con qualche differenza rispetto al sogno iniziale. La morte di Terje Bakken nel gennaio 2004 ha chiuso in maniera definitiva la carriera dei Windir (dalle cui ceneri sono nati i Vreid), salutata il 3 settembre (compleanno di Terje) di quello stesso anno con uno show d’addio con Vegard, fratello di Valfar, alla voce.

Per festeggiare i venti anni dalla nascita della grande band, e per omaggiare lo sfortunato musicista a dieci anni dalla sua scomparsa, i membri ex Windir hanno pensato di portare in giro il Sognametal Tour – con Vegard alla voce – dividendo lo show in tre parti: la prima dedicata ai Windir, quella centrale ai Vreid e Ulcus e l’ultima nuovamente ai Windir.

Il Traffic Club è la sede dello show romano. Vanno giustamente ricordati e ringraziati gli organizzatori per lo sforzo e il coraggio di proporre una data così insolita, che fortunatamente alla fine ha ripagato gli sforzi con una discreta affluenza. Ad aprire la serata i pugliesi Vinterblot, formazione ben rodata ed esperta nonostante la giovane età. La band è stata compatta e coinvolgente come sempre, il loro pagan death metal è di un livello veramente alto e i ragazzi meritano sicuramente ben più dei trenta spettatori presenti alla loro esibizione. La breve set list ha visto anche l’esecuzione di un nuovo brano – bello e personale – momentaneamente privo di titolo che finirà nel secondo full length attualmente in lavorazione (e per saperne di più non perdetevi l’intervista online prossimamente!). I norvegesi Posthum sono i secondi a calcare il palco del Traffic: il loro black metal melodico e orecchiabile ha riscosso una buona dose di applausi. La musica è lineare e diretta, sicuramente non originale, ma suonata bene e con passione. Breve cambio palco ed è il turno degli headliner, per la precisione Vreid/Windir/Ulcus. Inutile dirlo, ma la gente presente al locale era lì unicamente per la storica viking metal band e per omaggiare il talentuoso Valfar. L’intro Byrjing crea un’attesa spasmodica, placata dall’irruenza di Arntor, Ein Windir, tratta dal meraviglioso Arntor. La brutale On The Mountain Of Goats (dall’ultimo lavoro in studio, Likferd) e la micidiale accoppiata Dance Of Mortal Lust / The Spiritlord (dal capolavoro 1184) chiudono la prima parte di show: Vegard lascia il palco a quelli che in realtà sono i Vreid, i quali hanno deliziato gli spettatori con un black metal personale e vario, capace di variare da quello windiriano di Under Isen (I Krieg, 2007) a quello più rock’n’roll di Pitch Black (eseguita a fine concerto) o parzialmente elaborato di The Ramble, canzone d’apertura di Welcome Farewell dello scorso anno. C’è spazio per un brano degli Ulcus, gruppo in attività dal negli anni ‘90, fino a quando tutti i musicisti sono entrati a far parte dei Windir, fino ad allora one man band. La canzone eseguita è stata The Profound Power, tratta dall’unico cd pubblicato Cherish The Obscure. Il concerto volge al termine con la grezzissima sorpresa Krigaren Si Gravferd, durettamente dal primo demo dei Windir Sogneriket del 1994, per poi lasciarsi ipnotizzare per nove minuti dalle struggenti melodie di Svartesmeden Og Lundamyrstrollet, prima di lasciare il palco con il classico Journey To The End, testamento musicale di Valfar e della sua creatura.

Le prestazioni dei musicisti sono state ottime, in particolar modo Steingrim ha picchiato il drum kit con precisione e cattiveria fino all’ultimo istante, ma parlare di tecnica o precisione è inutile per un concerto dove ha regnato l’emozione e il cuore. Ho visto ragazzi cantare a memoria i testi in norvegese, ho visto persone con le lacrime agli occhi, ho visto metallari abbracciati ed emozionati. Io ero tra di loro, con tutta la passione e la fede verso la musica di Valfar, ein Windir.

SCALETTA:

1. Byrjing (Windir) – 2. Arntor, Ein Windir (Windir) – 3. On The Mountain Of Goats (Windir) – 4. Dance Of Mortal Lust (Windir) – 5. The Spiritlord (Windir) – 6. The Ramble (Vreid) – 7. The Reap (Vreid) – 8. Speak Goddamnit (Vreid) – 9. Under Isen (Vreid) – 10. The Profound Power (Ulcus) – 11. Krigaren Si Gravferd (Windir) – 12. Svartesmeden Og Lundamyrstrollet (Windir) – 13. Pitch Black (Vreid) – 14. Journey To The End (Windir)