Intervista: :NODFYR:

Ho scoperto l’esistenza dei :NODFYR: girando per il sito della Van Records: c’era questa neonata band che stava per pubblicare un EP di due brani in formato cd e vinile 7″. La descrizione diceva “pagan metal” e con musicisti che avevano fatto parte degli Heidevolk. Tanto è bastato per farmi acquistare In Een Andere Tijd nel 2017, un breve lavoro di rara intensità, ma ci sono voluti ben quattro anni per poter avere tra le mani il disco di debutto Eigenheid, una solida conferma di pagan metal quadrato e potente. Intervistare la band olandese era a dir poco obbligatorio e i musicisti non si sono certo tirati indietro con risposte scolastiche. Musica sincera che viene direttamente dal cuore: ascoltatela dopo aver letto questa piacevole chiacchierata.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Marzia Vettorato per la traduzione dell’intervista.

Chi segue Mister Folk già ha avuto modo di leggere di voi, ma vi chiedo comunque di iniziare l’intervista con la classica introduzione della band.

I :NODFYR: sono nati nel 2011, da un’idea mia e di Niels: volevamo creare musica di sfondo pagano, ma che avesse anche un’aura più solenne. Il nome ‘nodfyr’ si riferisce a un rituale pagano legato al fuoco, ma per noi simboleggia anche l’inizio di qualcosa di nuovo, una nuova avventura creativa che si focalizza in maniera precisa su questioni di natura più spirituale e personale, e che non si limita a cantare di eventi storici. In seguito alla decisione di Niels di perseguire altri obiettivi, mi sono unito a Jasper e Mark degli Alvenrad, e insieme abbiamo portato avanti il progetto.

Ho acquistato il vostro EP In Een Andere Tijd appena uscito e devo confessarvi che non vedevo l’ora di poter ascoltare questo disco. Siete soddisfatti del lavoro fatto?

Sì, direi che sia maturato piuttosto bene. È sempre interessante ascoltare qualcosa del passato e notare quanti progressi abbiamo fatto da allora, ma sento che quel lavoro rappresenti in maniera perfetta quello che era il nostro stato d’animo del momento: per questo, direi che sia qualcosa di cui andiamo ancora molto fieri!

Siete nati nel 2011, ma il primo lavoro è stato pubblicato sei anni più tardi e per il full-length ce ne sono voluti nove. Come mai tutto questo tempo?

È stato tutto dovuto al fatto che eravamo coinvolti in molti progetti diversi: non è stato sempre facile conciliare i nostri diversi impegni e l’energia creativa. È stata la prima volta in cui io, Jasper e Mark abbiamo lavorato insieme: possiamo dire di avere personalità e modalità di comporre musica molto differenti; quindi, ci è voluto un po’per equilibrare il tutto. Alla fine, siamo tutti molto devoti alla causa dei :NODFYR:, e sebbene ognuno di noi abbia le proprie idee su come raggiungere gli obiettivi creativi, riusciamo sempre a venirci incontro. Nutro un profondo rispetto verso Jasper e Mark, come musicisti ma ancor di più come persone: perciò, anche se i processi creativi possono essere davvero estenuanti, ne vale sempre la pena!

Eigenheid è uscito qualche mese fa, come è stato accolto dal pubblico? Potendo tornare indietro cambiereste qualcosa?

Fortunatamente, abbiamo ricevuto molti feedback positivi! Nel momento in cui si scrivono musica e testi, è come se si desse alla luce qualcosa; perciò, amiamo incondizionatamente la nostra “creatura”…ma è stato bello sapere che anche altre persone ne abbiano tratto qualcosa. Non credo che avremmo realizzato questo album in maniera differente anche se ne avessimo avuto la possibilità: abbiamo impiegato molto tempo per comporlo e registrarlo; quindi, tutte le nostre decisioni sono state prese in maniera consapevole.

La prima volta che vi ho ascoltato ho pensato che suonaste come i primissimi Heidevolk, ma più epici e quadrati. Voi cosa ne pensate e come “vedete” la vostra musica?

Sono d’accordo, condividiamo alcuni tratti, e credo che sia perché Niels era molto coinvolto nella stesura dei testi sia del primo album degli Heidevolk, sia della prima canzone dell’EP dei :NODFYR:. Suppongo che anche le mie parti vocali possano giocare il proprio ruolo in questo. Con i :NODFYR: ho l’impressione di avere un po’più di solennità e malinconia, e anche i testi sono di natura molto più personale. Anche se sono felice dei risultati ottenuti con gli Heidevolk a quei tempi, avevo sempre di più in mente il pensiero di dover compromettere le mie preferenze musicali e concettuali: in una band composta da sei persone, ognuna delle quali con opinioni molto forti, può essere inevitabile che qualcosa non corrisponda ai propri gusti. Personalmente, trovo che i :NODFYR: mi portino meno a scendere a compromessi: si accordano con ciò che desidero in una band in termini di musica, testi e artwork. Credo che anche gli altri pensino lo stesso!

La grafica del disco è veramente bella, ma nel libretto avrei gradito la presenza della traduzione dei testi in inglese per poterli comprendere. Volete raccontarci qualcosa sulla scelta della copertina e nel prossimo lavoro ci saranno i testi tradotti?

Abbiamo pensato a tradurre i testi, ma avevamo la forte impressione che tutta la loro essenza poetica sarebbe andata perduta: ci sono alcune espressioni che sono semplicemente troppo difficili da tradurre senza sacrificarne il significato o il sentimento. Invece, abbiamo optato per inserire informazioni dettagliate sui social media, in modo tale da dare un’idea del contenuto dei testi anche a coloro che non parlano la nostra lingua. Il dipinto sulla copertina di Eigenheid si intitola “Heidelandschap bij Oosterbeek” (“Brughiera vicino Oosterbeek”), ed è opera di Cornelis Lieste (1817 – 1861), il “pittore della luce” specializzato in paesaggi romantici e noto per le sue ampie vedute del cielo e per le basse linee dell’orizzonte. Dal 1854 e fino al 1856, Lieste visitò regolarmente la colonia di artisti romantici plein air di Oosterbeek, un villaggio che si trova vicino ad Arnhem, il capoluogo della regione della Gheldria (Gelderland in neerlandese, N.d.T.).

A proposito di testi, vi chiederei quindi di parlarci delle tematiche trattate nelle canzoni, e se c’è un testo in particolare che volete approfondire con noi.

Certamente! La prima canzone di Eigenheid, Mijn oude volk, è un’ode ai nostri antenati lontani, gli antichi popoli germanici da cui discendiamo. In essi vediamo le nostre radici più profonde e crediamo di dovere la nostra esistenza al modo in cui hanno plasmato la nostra storia. Anche se molti secoli ci separano,  sentiamo di avere una forte connessione con loro. Le loro storie, le loro azioni, la loro arte e i miti si trovano alla base della nostra identità e continuano ad ospitarci anche oggi. Gelre, Gelre è dedicata alla nostra terra natia. La Gheldria e le nostre anime sono connesse e la sua natura, storia e il suo folkore sono per noi fonti inesauribili di ispirazione. Secondo la saga di Wichard, il drago che venne ucciso da lui e/o da suo fratello Lupold nell’anno 878, avrebbe gridato incessantemente “Gelre, Gelre”. Questo è poi divenuto il nome dell’omonima città di Geldern, del ducato di Guelders, e dell’odierna regione della Gheldria. I boschi, la brughiera, i prati, la terra argillosa, le grandi dune di sabbia viva, i fiumi, i castelli, le antiche città e i piccoli villaggi della Gheldria racchiudono tutti tantissimi ricordi e memorie, e possiamo ancora udire l’urlo del drago. Le parole del testo riguardano la scoperta del proprio destino e la formazione del proprio futuro e la rivelazione del destino, che portano a diventare ciò che siamo. Crediamo che noi tutti abbiamo una storia da seguire e un ruolo da ricoprire in questa vita. Come musicisti e narratori, abbracciamo il nostro destino e procediamo seguendo il sentiero che le Norne hanno preparato per noi. Driekusman riguarda il nostro folklore. Si tratta di un canto (e di una danza) tradizionale che proviene dall’Olanda orientale, e narra di un amore impossibile. Ammiriamo la capacità che queste antiche canzoni hanno di riunire persone di ogni generazione, e con sentieri di vita differenti. La nostra versione, risultato di una collaborazione con i Folkcorn, esprime il nostro amore sia per il folk tradizionale, sia per il metal contemporaneo. Bloedlijn riguarda le proprie origini, i legami familiari e i tratti che abbiamo ereditato dai nostri antenati diretti. I frutti raccolti dopo aver scosso l’albero genealogico sono molti! Gli anziani tornano in noi e li portiamo nel futuro. Zelf è uno dei primi brani che abbiamo scritto. Riguarda un viaggio personale, il fatto di stabilire il proprio percorso e scrivere la propria saga. È basata sull’idea idea di sacrificarsi, mutare la propria pelle e crescere continuamente, per raggiungere appieno il proprio potenziale. Nagedachtenis è un testamento e un “balsamo” per coloro che sono rimasti indietro, dopo che il viaggio verso il cielo ha avuto inizio.

Due membri su tre fanno parte degli Alvenrad, band che apprezzo e che è presente nell’archivio della webzine. Conoscendo la loro proposta mi sarei aspettato qualche influenza progressive nel sound dei :NODFYR:, invece voi marciate dritti come carri armati!

Ahahah, è vero, tutte le loro brame progressive scorrono libere negli Alvenrad, ma con i :NODFYR: mostrano molto di più del loro lato tradizionale. Hanno in uscita un nuovo album intitolato Veluws IJzer, che riguarda la regione della Veluwe.

Drieuksman è la canzone più folk del disco, una strumentale da tre minuti che ben spezza il ritmo dell’album. È nata con questa intenzione?

Jasper e Mark hanno arrangiato nuovamente una parte di questa canzone tradizionale in un brano più oscuro rispetto all’originale. Direi che ciò simboleggia lo spettro dei nostri interessi musicali, da ciò che è antico e allegro, per arrivare a cose più contemporanee e malinconiche!

Wording invece ha una forte influenza doom e il risultato è davvero ottimo! Seguite la scena doom e quali sono i gruppi che maggiormente vi interessano? La canzone è nata dal riff principale per poi proseguire o ha avuto una genesi differente?

Ti ringrazio! Si, di tanto in tanto apprezziamo tutti una buona dose di doom. La mia band preferita di questo genere sono di gran lunga gli italiani Abysmal Grief! Sono anche un grande fan di Type O Negative, Candlemass e My Dying Bride, anche i Reverend Bizarre vanno giù bene, e Will Of Gods Is A Great Power degli Scald è un capolavoro del pagan doom! Alcuni di noi si sono cimentati nel Supernatural Doom Metal in un progetto chiamato Gaistaz… Sì, con Wording la canzone è evoluta a partire dal riff principale, Mark e Jasper hanno avuto l’idea e il brano si è praticamente composto da solo, a partire da quel punto. Se ben ricordo, è stata l’ultima canzone che abbiamo completato per l’album.

Gelre, Gelre è un vero e proprio inno! Non a caso avete pubblicato la canzone lo scorso agosto come antipasto di questo cd.

Era davvero il brano più adatto, piuttosto semplice da imparare e rappresentativo riguardo il tema dell’album! Il video è stato girato in una location storica che di solito è chiusa al pubblico; quindi, la canzone ci ha anche aperto alcune porte!

In un post pubblicato su Facebook a metà giugno parlate di iniziare un nuovo viaggio dopo aver concluso quello di Eigenheid. Potete dirci qualcosa circa lo stato dei lavori?

Ci stiamo lavorando! L’ obiettivo  finale è quello di pubblicare un nuovo album su un tema che abbiamo già deciso, e prima di questo pubblicheremo un paio di singoli che non ne faranno parte. Di certo, spero che non ci vorranno altri dieci anni per pubblicare un altro full-length…

Grazie per il vostro tempo; potete chiudere la chiacchierata come meglio preferite.

Grazie mille per l’intervista, Fabrizio! Speriamo che il tuo pubblico abbia apprezzato sia la nostra conversazione, sia l’album!

Joris in concerto

ENGLISH VERSION:

Mister Folk followers have already read something about you: anyway, I would like to ask you to start this interview by introducing yourself and the band.

:NODFYR: was started back in 2011 by Niels and me, we wanted to make heathen music with a more solemn vibe. The name ‘nodfyr’ refers to a pagan fire ritual but to us it also symbolized the start of something new, a fresh creative adventure with a clear focus on more spiritual and personal matters rather than just singing about historic events. After Niels decided to pursue other goals I hooked with Jasper and Mark of the band Alvenrad, and together we carried the torch further. 

I purchased your EP, In Een Andere Tijd, right after its release: I must confess that I couldn’t wait to listen to it. Are you satisfied with your job?

Yes, I would say it aged pretty well. It’s always interesting to hear stuff from the past and to notice how we developed since then, but I feel that release perfectly captured the mood we were in at that moment so it’s something we’re still very proud of!

The band was founded in 2011, but your first work has been released six years after, and it took nine years for the full-length. Why have you waited so long?

That has everything to do with the fact that we’re involved in a lot of different projects and that it was not always easy to combine our agendas and creative energies. It was the first time Jasper, Mark and I worked on an album together and it’s safe to say we have very different personalities and ways of writing music, so that took a little adjusting. In the end we’re all very committed to the cause of :NODFYR: and while we each have our ideas how to reach our creative goals we always manage to find each other somehow. I have a huge respect for them as musicians but more importantly as persons, so even though the creative processes can be very exhausting they’re always worth the effort!

Eigenheid was released a few months ago: what about the public reception? If you had the possibility of turning back time, would you change something?

We got a lot of positive feedback thankfully! When writing the music and lyrics it’s basically like giving birth to yourself so we love our baby no matter what, but it was good to hear other people also got something out of it. I don’t think we would have done anything in a different way if we would get the chance, we took a lot of time writing and recording it so all our decisions were very conscious.

During my first listen to your music, I thought that it sounded similar to Heidevolk’s one, remembering their very first works… but your style was more epic and solid. What is your opinion about that? How do you “see” your music style?

I agree it shares some similarities, I think that’s because Niels was very much involved in the songwriting of both the first Heidevolk album and the first song of the :NODFYR: EP. I suppose my vocals may play a role in that too. With :NODFYR: I feel we have a bit more solemness, moodiness and the lyrics are of a far more personal nature. Even though I’m happy with what I achieved with Heidevolk at the time I increasingly had the idea that I had to compromise my musical and conceptual preferences, and in a band with six people with very strong opinions it may be inevitable that not everything is according to your own taste. :NODFYR: is less compromising to me personally, it’s in accordance with what I want the band to be like in terms of music, lyrics and artwork. I suspect the other people involved in it have similar thoughts about that themselves too!

The album shows awesome graphics, but in my opinion, it would have been nice to see the English translation of the lyrics in the booklet, to understand them better. Would you like to tell us something about the choice of the cover image? Are you thinking about including the translated lyrics in your next work?

We thought of translating the lyrics but felt too much of the poetic essence would be lost, certain ways of saying things are just too hard to translate without sacrificing meaning or feeling. Instead we opted for extensive liner notes on our social media to give people that do not speak our language an idea what we sing about. The painting on the cover of Eigenheid is called “Heidelandschap bij Oosterbeek” (“heath landscape near Oosterbeek”), by Cornelis Lieste (1817 – 1861). The “painter of the light” specialized in Romantic landscapes and was known for his wide skies and low horizons. From 1854 until 1856 he regularly visited the artist colony of Romantic plein-air painters in Oosterbeek, a village near the Gueldrian capital Arnhem.

Speaking of the lyrics, I would like to ask you to tell us more about the themes of your songs. Would you like to talk about some lyrics in a more detailed way?

Certainly! The first song on Eigenheid, Mijn oude volk is an ode to our distant ancestors, the ancient Germanic peoples that we descended from. In them we see our deepest roots and we believe we owe our existence to the way they shaped our history. Even though we are divided by many centuries we feel strongly connected to them. Their stories, deeds, art and myths stand at the very basis of our identity and they continue to inspire us to this day. Gelre, Gelre is dedicated to our home soil. Gelderland and our souls are interwoven, and its nature, history and folkore are unending sources of inspiration to us. According to the saga of Wichard, the dragon that was slain by him and/or his brother Lupold in the year 878 would incessantly cry “Gelre, Gelre”. This became the namesake of the town of Geldern, the duchy of Guelders, and present-day Gelderland. The woods, heath, meadows, clay, sand drifts, rivers, castles, ancient cities and tiny villages of Gelderland all carry so many memories, and we can still hear the dragon’s cry. Wording is about discovering one’s own destiny, shaping one’s own future, the unraveling of fate and becoming who we really are. We believe we all have a narrative and a part to play in this life. As musicians and storytellers we embrace our fate and act accordingly by treading the path set before us by the Norns. Driekusman deals with our folklore. It’s a traditional song and dance from the east of the Netherlands and it’s about an impossible love. We admire the ability of these old songs to bring people from all generations and walks of life together. Our version, a collaboration with Folkcorn, expresses our love for both traditional folk and contemporary metal. Bloedlijn is about ancestry, family ties and the traits we inherited from our direct forebears. The fruits yielded from shaking the family tree are many! The elders return in us and we carry them into the future. Zelf is one of the first we wrote. It is about a personal journey, setting your own course and writing your own saga. It is based on the idea of sacrificing, shedding skin and continuously growing in order to reach your full potential. Nagedachtenis is a testament and a healing for those left behind after the journey to the hall up high commences.

Two members of your band also play in Alvenrad: I truly appreciate them, and they are in our webzine’s archive as well. Being aware of their style, I expected some progressive influence also in :Nodfyr:’s sound… but apparently, you march straight, like tanks!

Hahaha, yes all their progressive urges flow freely in Alvenrad but with :NODFYR: they show more of their traditional sides. They have a new album called Veluws IJzer coming up, dealing with the Veluwe region.

Driekusman sounds like the most folk-influenced song: being an instrumental track, it gives a break to the general rhythm of the whole album. Have you composed it with this purpose in mind?

Jasper and Mark rearranged some of this traditional song into a darker piece then the original. I guess this symbolizes the spectrum of our musical interests, from old and happy to contemporary and moody!

On the other hand, Wording shows a strong doom influence, with a great final result! Are you followers of the doom scene, and are you particularly interested in some bands? It looks like the song developed around the main riff: did you conceived it this way, or you had something different in your mind?

Thank you! Yes we all appreciate a good dose of doom from time to time. By far my favorite band in this genre is Italy’s Abysmal Grief! I’m also a big fan of Type O Negative, Candlemass and My Dying Bride, stuff like Reverend Bizarre also goes down well and Will Of Gods Is A Great Power by Scald is a pagan doom masterpiece! Some of us have tried their hand at Supernatural Doom Metal in a project called Gaistaz… Yes, with Wording the song evolved from the main riff, Mark and Jasper came up with the idea and the song practically wrote itself from that point on. If I recall correctly it was the last song we finished for the album.

Gelre, Gelre is a real hymn! No wonder that you released it last August as an “appetizer” of the whole album.

It was the most fitting song indeed, pretty easy to get into and also representative of the topic of the album! The video was shot at a historic location normally closed to the public so the song even opened some doors for us!

In mid-June, you shared a statement on your Facebook page, saying that “the time has come to start a new journey”, after the final release of Eigenheid. Could you tell us something about the “progress of work”?

We’re underway! The goal is eventually to release a new album around a theme that we have already decided, and before that we will release a couple of non-album singles. I sure I hope it won’t take another decade before we release a full-length…

Thank you for your time. You can end our chat as you wish!

Grazie mille for the interview Fabrizio! We hope your audience has enjoyed the interview and the album!

Mark in concerto

Nodfyr – Eigenheid

:Nodfyr: – Eigenheid

2021 – full-length – Van Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Joris: voce – Mark: chitarra, basso – Jasper: tastiera

Tracklist: 1. Mijm Oude Volk – 2. Gelre, Gelre – 3. Wording – 4. Driekusman – 5. Bloedlijn – 6. Zelf – 7. Nagedachtenis

Gli olandesi :Nodfyr: arrivano finalmente a pubblicare il full-length di debutto dopo anni d’attesa: l’EP In Een Andere Tijd aveva lasciato gli amanti del pagan metal più roccioso con una gran voglia di nuove canzoni e sono trascorsi oltre tre anni per poter ascoltare Eigenheid, disco che di diritto finirà tra le migliori release dell’anno. Le coordinate musicali sono le stesse dell’EP, ovvero robusto pagan metal diretto e lineare impreziosito dalla profonda voce di Joris (ex Heidevolk, attualmente voce anche degli Stormbreker). Eigenheid è composto da sette tracce per un totale di quarantuno minuti. Il disco si presenta molto bene in un elegante digipak arricchito da una splendida copertina bucolica e un booklet semplice con i testi (in olandese e purtroppo non tradotti) e le info necessarie. La Vàn Records in questo non si parlare dietro, dando sempre attenzione e cura ai dettagli dell’aspetto grafico e visivo del prodotto cd. La produzione è perfetta per la musica, potente e pulita ma reale nei suoni, in grado di mettere in risalto i passaggi di Mark e Jesper (che troviamo insieme negli interessanti Alvenrad); il mastering è stato curato da Greg Chandler, già al lavoro con Fen, The Flight Of Sleipnir e Kawir. Infine sono da menzionare gli ospiti presenti sul disco, ovvero il batterista Nico (dietro le pelli per gli Stormbreker) e la cantante Tineke Roseboom (Blaze Bayley e guest anche per gli Stormbreker, sempre loro).

L’opener Mijm Oude Volk è lenta e cadenzata, dal tono malinconico, con le tastiere che accompagnano bridge e ritornello fino all’inevitabile ma piacevolissima accelerazione che rende il pezzo vario e accattivante. Gelre, Gelre sembra essere fatta per far cantare il pubblico ai concerti: chitarre e melodie semplici che rimandano agli Heidevolk dei primi lavori hanno sempre un gran fascino! Wording suona dannatamente doom nel riff principale e nell’atmosfera, alla quale fa da contraltare la folkeggiante Driekusman, strumentale da tre minuti che ricorda un po’ le sagre bavaresi tutte birra e carne alla brace, ma con un tocco di eleganza che rimanda alla musica classica. Dopo un intermezzo inaspettato ma gradito, si torna alle classiche sonorità dei :Nodfyr: con Bloedlijn: l’epicità si unisce alla drammaticità del cantato, con la chitarra che finalmente si fa largo verso il finale tra riff efficaci e un breve assolo. La successiva Zelf si assesta su quanto fatto nelle precedenti canzoni, forse un po’ prevedibile ma comunque in grado di funzionare alla grande anche in virtù di una lunga parte strumentale che nella sua semplicità la distingue dalle altre tracce. Settima e ultima canzone di Eigenheid è Nagedachtenis, la quale inizia con gli strumenti acustici per lasciare presto il palcoscenico a chitarre elettriche e batteria. Mid-tempo e cantato teatrale, melodie semplici e orecchiabili, ma soprattutto la bravura dei tre musicisti nel creare brani di qualità con un sound subito riconoscibile pur essendo questa appena la seconda release.

Eigenheid è un debut album al quale non manca niente: canzoni e impatto sonoro da band collaudata, presentazione del cd impeccabile e, soprattutto, musica di qualità. Acquisto consigliato non solo agli appassionati del pagan metal, ma anche ai giovani musicisti perché quello dei :Nodfyr: è l’unico modo per realizzare buona musica al netto del talento: nessuna fretta e tanto tempo speso in sala prove cercando di tirare fuori le migliori canzoni possibili.

Intervista: Arstidir lifsins

Il nome Árstíðir lífsins per me significa qualità musicale assoluta. La formazione europea, nella sua carriera iniziata nel 2008, ha pubblicato cinque full-length, due EP e due split di eccellente pagan black metal, sicuramente tra gli esponenti più bravi, interessanti e personali dell’interno mondo che ruota intorno al folk/viking metal. Ma, nonostante la musica e l’aspetto grafico dei loro lavori, quello degli Árstíðir lífsins non è mai stato un nome chiacchierato e discusso dal giornalismo italiano, sia cartaceo che digitale. Forse perché la loro proposta non è delle più dirette e semplici, un po’ perché anche nelle nascenti riviste, per questo tipo di musica non c’è mai spazio, e sicuramente perché ai diretti interessati più di tanto non interessa (basta leggere la prima risposta), fatto sta che non conoscere (e non far conoscere) la musica degli Árstíðir lífsins è una vera cattiveria: con la scusa dell’ultimo Saga á tveim tungum II: Eigi fjǫll né firðir ho contattato la band per parlare dei vari aspetti della loro musica e anche per saperne di più su musicisti che non godono della luce dei riflettori. Il mio consiglio è di leggere questa chiacchierata e poi correre ad acquistare i loro dischi.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Marzia Vettorato per la traduzione dell’intervista.

Benvenuti su Mister Folk! Per cominciare, vorrei dirvi che vi ritengo uno dei migliori gruppi in assoluto, eppure qui in Italia non siete molto conosciuti, basta cercare (e leggere) le poche recensioni presenti sul web, figurarsi sulle riviste. Dopo anni di carriera e cinque dischi pubblicati, come vi spiegate questo?

Stefán: Ciao Fabrizio, ti ringrazio per le tue belle parole e per questa intervista. Devo ammettere che il nostro interesse riguardo la promozione e la reazione globale alla nostra musica è piuttosto limitato. Certo, siamo felici di vedere una costante crescita nell’interesse e una risposta positiva ad ogni uscita, ma ciò non ha mai influito sul nostro modo di fare musica.

Come state vivendo questo difficile periodo legato al Covid-19?

Stefán: Fortunatamente stiamo tutti e tre bene, nonostante la situazione. Ci troviamo in tre paesi diversi (Norvegia, Svezia e Germania), e ovviamente viviamo la pandemia di Covid-19 in maniera differente. Nel complesso, stiamo bene e andiamo avanti con la band, non siamo stati fortemente colpiti da ciò che è accaduto nell’ultimo anno e mezzo.

Parliamo dei due Saga á tveim tungum: due dischi da pubblicare insieme (o un vero e proprio doppio album) era un rischio troppo grosso per l’etichetta? Da qui nasce la pubblicazione dei due lavori a un anno di distanza? A me è piaciuto il fatto di avere un anno per assimilare Saga I, in modo che quando Saga II è arrivato, ero pronto per ascoltarlo e farlo mio.

Stefán: Inizialmente eravamo d’accordo con l’etichetta nel pubblicare le due parti come singoli album. Anche se la musica e i testi sono connessi tra loro in maniera intricata, entrambe le sezioni di Saga á tveim tungum vengono intese come singole entità, dunque è stato logico scegliere due date di uscita: da quel che ho potuto dedurre, anche i fan e i media hanno apprezzato questa scelta. In più, il nostro split con la band black metal islandese Carpe Noctem, intitolato Aldrnari, è uscito nel periodo intercorso tra i due album, e anch’esso necessitava di attenzione.

L’estetica dei vostri album è sempre splendida: quanto lavoro di ricerca c’è dietro ogni pubblicazione e vi piacerebbe fare qualcosa di ancora più ricco, tipo wooden box e cose del genere? Siete appassionati di cd metal “belli” esteticamente o vi siete sempre concentrati sulla musica?

Stefán: Sin dagli inizi, alla fine del 2008, c’è sempre stata l’intenzione di rispettare quelli che forse sono i tre principi fondamentali per le pubblicazioni di una band: musica, testi e layout. Oggi, questi aspetti mantengono un’importanza fondamentale per noi, e vengono affrontati con la massima cura. A differenza di molte band, investiamo molto tempo ed energia nei testi e nel layout, forse nella stessa misura di quel che facciamo per la musica stessa.

I vostri dischi non solo semplicemente dei cd di metal estremo, ma sono dei veri e propri “documentari” che spaziano dalla musica ai testi e alle note, per finire con una grafica sempre curatissima e utile per coloro che vogliono saperne di più su quello che dite in musica. È vostra intenzione quella di far avvicinare più possibile gli ascoltatori ai temi che trattate nei testi?

Stefán: Sì, è certamente così. Come ho già detto nella risposta precedente, puntiamo sempre a presentare un mix di musica, testi e layout, di cui si dovrebbe godere il più possibile nell’insieme, ad esempio con un formato fisico. Ogni uscita ha un tema specifico, che solitamente viene affrontato in modalità differenti. Nondimeno, il nostro layout consiste generalmente in due sezioni principali: la prima mostra i testi dell’album in lingua norrena, presentati con il layout di un autentico manoscritto islandese medievale. La seconda parte presenta i testi in norreno con un layout e uno script moderni, e lo stesso vale anche per le traduzioni in inglese e per i credits. In più, aggiungiamo sempre al layout immagini di oggetti tipici della nostra cultura e di xilografie che rappresentano sezioni dei testi. Per via del nostro background culturale – due di noi hanno compiuto studi di filologia norrena, e uno di noi ha studiato composizione -, prendiamo molto sul serio i nostri testi, i nostri artwork e la nostra musica, e basiamo tutto sui risultati di ricerche meticolose e standard accademici moderni.

Avete sempre realizzato delle canzoni molto lunghe, ma nella conclusiva Ek sá halr at Hóars veðri hǫsvan serk Hrísgrísnis bar vi siete superati, arrivando quasi a diciotto minuti di durata. In che modo i vostri pezzi crescono e aumentano di durata e quando capite che è il momento di fermarsi? Avete mai temuto che canzoni da 13-15 minuti risultino ostiche per l’ascoltatore?

Stefán: Grazie per il complimento. La canzone a cui ti riferisci è il brano conclusivo del nostro nuovo album. Generalmente tendiamo a inserire brani lunghi al termine dei nostri lavori, i quali sono prima di tutto basati sulle storie narrate negli album, e in particolare proprio su queste tracce. Ciò nonostante, non puntiamo a scrivere brani lunghi di proposito: solitamente tendiamo a lasciare la scrittura della musica aperta al suo naturale corso e sviluppo. L’unico limite che impostiamo è quello di rispettare la durata dei lati del vinile, e la corrispondente suddivisione dei singoli brani per la loro lunghezza.

In Saga II ho notato che le parti atmosferiche/ambient sono più presenti del solito e spesso sono ipnotiche accompagnatrici verso un mondo che si distacca dalla parte fisica della vita. Non nego di aver avuto modo di utilizzare alcune cose vostre per meditare con risultati sorprendenti. Come nascono questi brani/parti di canzoni e come vi regolate per utilizzarle, nel senso: hanno uno scopo di apertura/chiusura del brano o c’è di più?

Stefán: Sì, Saga á tveim tungum II: Eigi fjǫll né firðir contiene più tracce con influenze ambient di qualunque nostro precedente lavoro. Questo dipende innanzitutto dai testi e dalla storyline complessiva dell‘album, e dal suo predecessore diretto, Saga á tveim tungum I: Vápn ok viðr. Tutti i nostri lavori si basano su storie autoconclusive, che meglio si interpretano come singole entità. Di conseguenza, anche le tracce ambient che fanno parte del nostro ultimo album ricoprono la stessa importanza delle altre, in termini sia musicali, sia testuali.

Parliamo dei vostri “gemelli” Helrunar. Marsél, mi chiedo come sia possibile avere due band differenti ma entrambe autrici di dischi splendidi e mai sottotono. Inoltre, ti chiedo se quando lavori a nuova musica “decidi prima” per chi creare qualcosa di nuovo, oppure se lo capisci dopo averci lavorato.

Marsél: Beh… il segreto potrebbe essere nel fatto che mi concedo del tempo per me stesso, in ogni processo creativo. Ci sono persone che sembrano avere stimoli creativi in ogni momento e in maniera costante, ma io non sono così. Ho bisogno di tempo tra una creazione e l’altra, per riprendermi, per studiare, per vivere, per sviluppare nuove idee – e anche Sebastian (l’altro songwriter negli Helrunar) è molto simile a me da questo punto di vista. Per questo motivo trascorre sempre un certo periodo prima che un nuovo lavoro degli Helrunar venga prodotto e pubblicato. Tuttavia, quando si tratta degli Árstiðir lífsins, le cose vanno in maniera un po’ differente. Stefán e Árni sono i principali compositori e arrangiatori, e il mio ruolo nel processo creativo non è così grande. Sicuramente aggiungo delle idee, quando si tratta di linee vocali, concept ecc., e recentemente ho anche scritto per la prima volta dei testi per gli Árstiðir lífsins (e ciò mi rende piuttosto felice!), ma nel complesso la mia parte è molto più rilassata. Apprezzo molto che Stefán e Árni siano sempre così attivi e creativi, e che io possa far parte di questo grandioso progetto dedicato al norreno, epico e così autentico! Il loro spirito mi ispira spesso, quindi di certo avviene qualche scambio artistico più o meno nascosto tra Helrunar e Árstiðir lífsins.

Conoscete qualche gruppo italiano? Anche al di fuori dell’ambito folk/viking metal.

Stefán: No, non che io ne sia a conoscenza. Ma il nostro interesse personale verso band di quel sottogenere è abbastanza limitato. In generale, la maggior parte delle nostre influenze musicali si ritrovano al di fuori del metal, o al massimo in alcune delle più note band black, doom e death metal degli anni ’80, ’90 e dei primi anni 2000.

Il vostro nome è da sempre legato alla Ván Records, etichetta che vi pubblica fin dal debutto del 2010, con Jotunheima Dolgferð. Oltre all’amicizia con Sven credo che si sia totale fiducia nei confronti della Ván Records e del loro operato. È così?

Stefán: Sì, siamo davvero buoni amici con Sven e alcuni degli altri impiegati della Ván Records, ormai da più di dieci anni. Ci sentiamo davvero a casa alla Ván Records, e apprezziamo la maggior parte delle band pubblicate da loro (ad esempio, i lavori di Svartidauði, The Ruins of Beverast, The Devil’s Blood, Antlers, Atlantean Kodex, Our Surival Depends On Us, Sulphur Aeon, Urfaust, Caronte, Sweven, Sinmara e Almyrkvi) (aggiungo i nomi Lindy-Fay Hella, Nodfyr e Knoest, che trovate o troverete su queste pagine, ndMF). Ma al di là del fattore professionale, ci sentiamo a casa anche a livello personale alla Ván Records, e siamo in contatto anche in amicizia con alcuni membri delle altre band, ad esempio degli Svartidauði e dei The Ruins of Beverast. Quindi, sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista personale, la Ván Records è ed è sempre stata la dimora perfetta per gli Árstíðir lífsins.

Cosa c’è oltre la musica ? Quali sono le vostre passioni e hobby?

Stefán: Abbiamo un range di interessi molto ampio al di fuori della musica metal. Al di là dell’ovvio interesse per l’arte medievale e premoderna, per la letteratura e le attività culturali inerenti, ad alcuni di noi piace ascoltare una vasta gamma di musica, giocare a videogame classici e più moderni, fare escursioni all’aria aperta, e anche dipingere e giocare a Warhammer 40000, nelle versioni da tavolo.

Classica domanda prima di terminare l’intervista: state lavorando a nuova musica?

Stefán: Sì, lo stiamo facendo. Abbiamo già composto un EP, che speriamo di registrare completamente entro l’inizio del 2022. L’EP consta di due lunghi brani, per una durata totale di 45 minuti, e ai cui testi ha contribuito anche Marcel, come già detto. In più, anche il concept per il nostro prossimo album è pronto, e presto inizieremo a lavorarci in maniera più specifica. Ad ogni modo, non credo che registreremo il nostro prossimo album prima della fine del 2022.

Vi ringrazio per avermi concesso questa intervista e sono davvero orgoglioso di ospitarvi su Mister Folk. Potete terminare la chiacchierata come preferite e salutare i vostri fan italiani.

Stefán: Grazie per l’intervista.

ENGLISH VERSION:

Welcome to Mister Folk! First, I would like to tell you that, in my opinion, you are by far one of the best bands, even though you are not so famous in Italy. There are very few reviews of your works online, let alone on physical magazines. How would you explain this situation, after many years of career and five releases?

Stefán: Hello Fabrizio, and thank you for your kind words, as well as for this interview. I must admit our interest in the promotion and overall response to our music is rather limited. We sure enjoy seeing a constant rise of interest and positive response in our music with every release, but that never had any consequences on how we make our music.

How are you dealing with the difficult scenario of the Covid-19 pandemic?

Stefán: Fortunately, all three of us are doing fine despite the circumstances. We live in three different countries (Norway, Sweden, and Germany), and experience the Covid-19 pandemic differently, of course. But overall, we are good and proceeded with the band largely unaffected by the happenings of the previous 1 ½ years.

Let us talk about Saga á tveim tungum: was it too risky for your label to release them together, maybe in the shape of a double album? Is this the idea behind your choice of releasing them one by one? I have had 1 whole year to fully enjoy Saga I: in this way, I had been ready to completely appreciate the following Saga II.

Stefán: Both band and label agreed on releasing the two parts as individual albums at an early stage, long before they were recorded. Although the music and texts are intricately connected, both parts of Saga á tveim tungum are understood as individual entities. Hence, two release dates were a logical choice, and from what I gather, both media and fans enjoyed this, too. Furthermore, our split release with the Icelandic black metal band Carpe Noctem entitled Aldrnari was released in between the two albums and needed to receive its individual attention, too.

Your albums always have an amazing appearance: what is the process that leads you to create such a refined design? Would you like to make something even richer in refinement (for example, packing the albums in wooden boxes, etc.)? Do you have a preference for “aesthetically pleasant” CDs, or you have always focused more on music?

Stefán: Since the start of the band in late 2008, there always was the intention to respect the perhaps three most important aspects a band should embrace with each release: music, lyrics, and layout. To this day, all three aspects remain equally important to us and are dealt with great care. Different to many other bands nowadays, we invest much time and energy into lyrics and layout, perhaps about just as much as we invest for the music itself.

Your releases are not just some extreme metal albums, but real “documentaries” that range from music to lyrics and notes, ending with well-finished graphics (which are useful to know more about the concepts underlying your music). Is it a choice made to help listeners to come close to your world?

Stefán: Yes, it certainly is. As mentioned in my previous reply, we always aim to present a mixture of music, lyrics and layout, which at best should be consumed together, i.e. in a physical format. Each release has a specific topic, which usually is expressed in different ways. Nevertheless, our layout generally consists of two main parts: The first features the Old Norse texts of the respective release, presented in an authentic medieval Icelandic manuscript layout. The second features the Old Norse texts in a modern layout and script type, as well as the English translations and credits. In addition, we always add images of cultural objects and woodcuts to the layout that represent sections of the texts. Due to our educational background – two of us are educated in Old Norse philology and one in composition –, we take our lyrics, artwork and music very serious and base it on metriculous research and modern academic standards.

Your tracks have always been quite long, but the final one, Ek sá halr at Hóars veðri hǫsvan serk Hrísgrísnis bar, is even longer: almost 18 minutes. You have outdone yourselves! How do your songs grow up in length, and how do you understand when it’s time to stop? Have you ever dreaded the idea that 13 – 15 minutes long songs might have been too irksome for the audience?

Stefán: Thank you for the compliment. The song you refer to is the final track on our newest album. Generally, we tend to have long tracks to close our albums, which is first and foremost based on the stories told on our albums, and on these tracks in particular. Nevertheless, we do not aim to compose long songs on purpose and usually leave the writing of the music open for its natural course to develop. The only limitation we set is to respect the length of vinyl sides, and to the corresponding separation and individual lengths of the tracks.

I have noticed that in Saga II there is a massive presence of ambient/atmospheric parts, more than usual: my impression is that they can lead you to another world, which is far from the physical one. Sometimes I have also listened to some of your works as a soundtrack for meditation sessions, with surprising results. What is the idea behind the creation of these sections, and in which way you decide how to use them? Have they only a “closing/opening” function, or is there something more?

Stefán: Yes, Saga á tveim tungum II: Eigi fjǫll né firðir features more ambient-influenced tracks than any of our previous records. This is first and foremost caused by the lyrics and overall storyline on that album, and its corresponding predecessor, Saga á tveim tungum I: Vápn ok viðr. All our albums are based on closed stories, which at best are understood as entities. Accordingly, also the ambient tracks on our newest album are equally important for the album as other tracks, both on musical and lyrical terms.

Let us talk a bit about Helrunar, who can be considered as your “twins”. Marsél, I ask myself how it is possible to manage two bands of this calibre, who produced awesome and never undertone albums. I would also like to know how you make your decisions when you create new music for your bands: do you previously choose the “recipient” of new tracks, or you decide while the work is in progress?

Marsél: Well… the key might be that I take some time for myself, in any creative process. There are people who seem to have a constant creative output all the time, but I am not like that. I need time in between to recover, to study, to live, to evolve new ideas – and Sebastian (the other Helrunar-Songwriter) is pretty much like me that way. That is why it always takes some time before a new Helrunar-album is produced and released. When it comes to Árstiðir lífsins, things are, however, a little different. Stefán and Árni are the main-composers and -arrangers here, and my part in the creative process is not that big. I do add some ideas, especially when it comes to vocal lines or concepts or whatever, and recently I wrote Árstiðir lífsins-lyrics for the first time (which makes me quite happy!), but all in all my part of the work is far more relaxed. I appreciate it a lot that Stefán and Árni are so creative and active all the time, that I can be a part of this great, epic, and so authentic-Old-Norse-project! Their spirit often inspires me, too, so there certainly is some kind of more or less hidden artistic exchange between Helrunar and Árstiðir lífsins.

Do you know any Italian bands, even outside the folk/viking metal scene?

Stefán: No, not that I am aware of any. But our own interest in bands from that subgenre of heavy metal is rather limited. Generally, most of our musical influences are either found outside of heavy metal, or in some of the more known black, doom and death metal classics from the 1980s, 1990s and early 2000s.

Your name has always been related to Ván Records, the label that publishes your albums since your debut in 2010 with Jotunheima Dolgferð. You are friends with Sven, the, and I suppose that there is now a relationship based on trust in Ván Records work. Is it like that?

Stefán: Yes, we indeed are good friends with Sven and some of the other employees of Ván Records since more than a decade now. We feel very home at Ván Records and enjoy most of the bands released by that label (such as releases by Svartidauði, The Ruins of Beverast, The Devil’s Blood, Antlers, Atlantean Kodex, Our Surival Depends On Us, Sulphur Aeon, Urfaust, Caronte, Sweven, Sinmara and Almyrkvi). But apart from their work, also on a personal level we feel home at Ván Records and have a friendly contact with some of the other bands such as Svartidauði and The Ruins of Beverast. So from both personal and artistic points of view, Ván Records is and has always been a perfect home for Árstíðir lífsins.

What do you like to do besides the music? What are your interests and hobbies?

Stefán: We have a quite wide range of interests outside of metal music. Apart from obvious interests in medieval and Early Modern art, literature, and related cultural activities, some of us enjoy listening to a wide range of music, playing classic and modern computer games, go hiking, as well as painting and playing Warhammer 40.000 table games.

Now, the usual question before ending the interview: are you working on new music?

Stefán: Yes, we do. We have already composed an EP, which hopefully will be fully recorded by the beginning of 2022. The EP consist of two long songs with a total playing time of 45 minutes, and to which Marcel contributed the lyrics, as mentioned above. In addition, the concept for our next album is done, too, and we will soon start to work more specifically on that release. Nevertheless, it is unlikely that we will record our next album before late 2022.

Thank you very much for this interview, I am proud and honoured to host you on Mister Folk. You can close our chat as you wish and leave a message to your Italian fans.

Stefán: Thank you for the interview.