Intervista: Arstidir lifsins

Il nome Árstíðir lífsins per me significa qualità musicale assoluta. La formazione europea, nella sua carriera iniziata nel 2008, ha pubblicato cinque full-length, due EP e due split di eccellente pagan black metal, sicuramente tra gli esponenti più bravi, interessanti e personali dell’interno mondo che ruota intorno al folk/viking metal. Ma, nonostante la musica e l’aspetto grafico dei loro lavori, quello degli Árstíðir lífsins non è mai stato un nome chiacchierato e discusso dal giornalismo italiano, sia cartaceo che digitale. Forse perché la loro proposta non è delle più dirette e semplici, un po’ perché anche nelle nascenti riviste, per questo tipo di musica non c’è mai spazio, e sicuramente perché ai diretti interessati più di tanto non interessa (basta leggere la prima risposta), fatto sta che non conoscere (e non far conoscere) la musica degli Árstíðir lífsins è una vera cattiveria: con la scusa dell’ultimo Saga á tveim tungum II: Eigi fjǫll né firðir ho contattato la band per parlare dei vari aspetti della loro musica e anche per saperne di più su musicisti che non godono della luce dei riflettori. Il mio consiglio è di leggere questa chiacchierata e poi correre ad acquistare i loro dischi.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Marzia Vettorato per la traduzione dell’intervista.

Benvenuti su Mister Folk! Per cominciare, vorrei dirvi che vi ritengo uno dei migliori gruppi in assoluto, eppure qui in Italia non siete molto conosciuti, basta cercare (e leggere) le poche recensioni presenti sul web, figurarsi sulle riviste. Dopo anni di carriera e cinque dischi pubblicati, come vi spiegate questo?

Stefán: Ciao Fabrizio, ti ringrazio per le tue belle parole e per questa intervista. Devo ammettere che il nostro interesse riguardo la promozione e la reazione globale alla nostra musica è piuttosto limitato. Certo, siamo felici di vedere una costante crescita nell’interesse e una risposta positiva ad ogni uscita, ma ciò non ha mai influito sul nostro modo di fare musica.

Come state vivendo questo difficile periodo legato al Covid-19?

Stefán: Fortunatamente stiamo tutti e tre bene, nonostante la situazione. Ci troviamo in tre paesi diversi (Norvegia, Svezia e Germania), e ovviamente viviamo la pandemia di Covid-19 in maniera differente. Nel complesso, stiamo bene e andiamo avanti con la band, non siamo stati fortemente colpiti da ciò che è accaduto nell’ultimo anno e mezzo.

Parliamo dei due Saga á tveim tungum: due dischi da pubblicare insieme (o un vero e proprio doppio album) era un rischio troppo grosso per l’etichetta? Da qui nasce la pubblicazione dei due lavori a un anno di distanza? A me è piaciuto il fatto di avere un anno per assimilare Saga I, in modo che quando Saga II è arrivato, ero pronto per ascoltarlo e farlo mio.

Stefán: Inizialmente eravamo d’accordo con l’etichetta nel pubblicare le due parti come singoli album. Anche se la musica e i testi sono connessi tra loro in maniera intricata, entrambe le sezioni di Saga á tveim tungum vengono intese come singole entità, dunque è stato logico scegliere due date di uscita: da quel che ho potuto dedurre, anche i fan e i media hanno apprezzato questa scelta. In più, il nostro split con la band black metal islandese Carpe Noctem, intitolato Aldrnari, è uscito nel periodo intercorso tra i due album, e anch’esso necessitava di attenzione.

L’estetica dei vostri album è sempre splendida: quanto lavoro di ricerca c’è dietro ogni pubblicazione e vi piacerebbe fare qualcosa di ancora più ricco, tipo wooden box e cose del genere? Siete appassionati di cd metal “belli” esteticamente o vi siete sempre concentrati sulla musica?

Stefán: Sin dagli inizi, alla fine del 2008, c’è sempre stata l’intenzione di rispettare quelli che forse sono i tre principi fondamentali per le pubblicazioni di una band: musica, testi e layout. Oggi, questi aspetti mantengono un’importanza fondamentale per noi, e vengono affrontati con la massima cura. A differenza di molte band, investiamo molto tempo ed energia nei testi e nel layout, forse nella stessa misura di quel che facciamo per la musica stessa.

I vostri dischi non solo semplicemente dei cd di metal estremo, ma sono dei veri e propri “documentari” che spaziano dalla musica ai testi e alle note, per finire con una grafica sempre curatissima e utile per coloro che vogliono saperne di più su quello che dite in musica. È vostra intenzione quella di far avvicinare più possibile gli ascoltatori ai temi che trattate nei testi?

Stefán: Sì, è certamente così. Come ho già detto nella risposta precedente, puntiamo sempre a presentare un mix di musica, testi e layout, di cui si dovrebbe godere il più possibile nell’insieme, ad esempio con un formato fisico. Ogni uscita ha un tema specifico, che solitamente viene affrontato in modalità differenti. Nondimeno, il nostro layout consiste generalmente in due sezioni principali: la prima mostra i testi dell’album in lingua norrena, presentati con il layout di un autentico manoscritto islandese medievale. La seconda parte presenta i testi in norreno con un layout e uno script moderni, e lo stesso vale anche per le traduzioni in inglese e per i credits. In più, aggiungiamo sempre al layout immagini di oggetti tipici della nostra cultura e di xilografie che rappresentano sezioni dei testi. Per via del nostro background culturale – due di noi hanno compiuto studi di filologia norrena, e uno di noi ha studiato composizione -, prendiamo molto sul serio i nostri testi, i nostri artwork e la nostra musica, e basiamo tutto sui risultati di ricerche meticolose e standard accademici moderni.

Avete sempre realizzato delle canzoni molto lunghe, ma nella conclusiva Ek sá halr at Hóars veðri hǫsvan serk Hrísgrísnis bar vi siete superati, arrivando quasi a diciotto minuti di durata. In che modo i vostri pezzi crescono e aumentano di durata e quando capite che è il momento di fermarsi? Avete mai temuto che canzoni da 13-15 minuti risultino ostiche per l’ascoltatore?

Stefán: Grazie per il complimento. La canzone a cui ti riferisci è il brano conclusivo del nostro nuovo album. Generalmente tendiamo a inserire brani lunghi al termine dei nostri lavori, i quali sono prima di tutto basati sulle storie narrate negli album, e in particolare proprio su queste tracce. Ciò nonostante, non puntiamo a scrivere brani lunghi di proposito: solitamente tendiamo a lasciare la scrittura della musica aperta al suo naturale corso e sviluppo. L’unico limite che impostiamo è quello di rispettare la durata dei lati del vinile, e la corrispondente suddivisione dei singoli brani per la loro lunghezza.

In Saga II ho notato che le parti atmosferiche/ambient sono più presenti del solito e spesso sono ipnotiche accompagnatrici verso un mondo che si distacca dalla parte fisica della vita. Non nego di aver avuto modo di utilizzare alcune cose vostre per meditare con risultati sorprendenti. Come nascono questi brani/parti di canzoni e come vi regolate per utilizzarle, nel senso: hanno uno scopo di apertura/chiusura del brano o c’è di più?

Stefán: Sì, Saga á tveim tungum II: Eigi fjǫll né firðir contiene più tracce con influenze ambient di qualunque nostro precedente lavoro. Questo dipende innanzitutto dai testi e dalla storyline complessiva dell‘album, e dal suo predecessore diretto, Saga á tveim tungum I: Vápn ok viðr. Tutti i nostri lavori si basano su storie autoconclusive, che meglio si interpretano come singole entità. Di conseguenza, anche le tracce ambient che fanno parte del nostro ultimo album ricoprono la stessa importanza delle altre, in termini sia musicali, sia testuali.

Parliamo dei vostri “gemelli” Helrunar. Marsél, mi chiedo come sia possibile avere due band differenti ma entrambe autrici di dischi splendidi e mai sottotono. Inoltre, ti chiedo se quando lavori a nuova musica “decidi prima” per chi creare qualcosa di nuovo, oppure se lo capisci dopo averci lavorato.

Marsél: Beh… il segreto potrebbe essere nel fatto che mi concedo del tempo per me stesso, in ogni processo creativo. Ci sono persone che sembrano avere stimoli creativi in ogni momento e in maniera costante, ma io non sono così. Ho bisogno di tempo tra una creazione e l’altra, per riprendermi, per studiare, per vivere, per sviluppare nuove idee – e anche Sebastian (l’altro songwriter negli Helrunar) è molto simile a me da questo punto di vista. Per questo motivo trascorre sempre un certo periodo prima che un nuovo lavoro degli Helrunar venga prodotto e pubblicato. Tuttavia, quando si tratta degli Árstiðir lífsins, le cose vanno in maniera un po’ differente. Stefán e Árni sono i principali compositori e arrangiatori, e il mio ruolo nel processo creativo non è così grande. Sicuramente aggiungo delle idee, quando si tratta di linee vocali, concept ecc., e recentemente ho anche scritto per la prima volta dei testi per gli Árstiðir lífsins (e ciò mi rende piuttosto felice!), ma nel complesso la mia parte è molto più rilassata. Apprezzo molto che Stefán e Árni siano sempre così attivi e creativi, e che io possa far parte di questo grandioso progetto dedicato al norreno, epico e così autentico! Il loro spirito mi ispira spesso, quindi di certo avviene qualche scambio artistico più o meno nascosto tra Helrunar e Árstiðir lífsins.

Conoscete qualche gruppo italiano? Anche al di fuori dell’ambito folk/viking metal.

Stefán: No, non che io ne sia a conoscenza. Ma il nostro interesse personale verso band di quel sottogenere è abbastanza limitato. In generale, la maggior parte delle nostre influenze musicali si ritrovano al di fuori del metal, o al massimo in alcune delle più note band black, doom e death metal degli anni ’80, ’90 e dei primi anni 2000.

Il vostro nome è da sempre legato alla Ván Records, etichetta che vi pubblica fin dal debutto del 2010, con Jotunheima Dolgferð. Oltre all’amicizia con Sven credo che si sia totale fiducia nei confronti della Ván Records e del loro operato. È così?

Stefán: Sì, siamo davvero buoni amici con Sven e alcuni degli altri impiegati della Ván Records, ormai da più di dieci anni. Ci sentiamo davvero a casa alla Ván Records, e apprezziamo la maggior parte delle band pubblicate da loro (ad esempio, i lavori di Svartidauði, The Ruins of Beverast, The Devil’s Blood, Antlers, Atlantean Kodex, Our Surival Depends On Us, Sulphur Aeon, Urfaust, Caronte, Sweven, Sinmara e Almyrkvi) (aggiungo i nomi Lindy-Fay Hella, Nodfyr e Knoest, che trovate o troverete su queste pagine, ndMF). Ma al di là del fattore professionale, ci sentiamo a casa anche a livello personale alla Ván Records, e siamo in contatto anche in amicizia con alcuni membri delle altre band, ad esempio degli Svartidauði e dei The Ruins of Beverast. Quindi, sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista personale, la Ván Records è ed è sempre stata la dimora perfetta per gli Árstíðir lífsins.

Cosa c’è oltre la musica ? Quali sono le vostre passioni e hobby?

Stefán: Abbiamo un range di interessi molto ampio al di fuori della musica metal. Al di là dell’ovvio interesse per l’arte medievale e premoderna, per la letteratura e le attività culturali inerenti, ad alcuni di noi piace ascoltare una vasta gamma di musica, giocare a videogame classici e più moderni, fare escursioni all’aria aperta, e anche dipingere e giocare a Warhammer 40000, nelle versioni da tavolo.

Classica domanda prima di terminare l’intervista: state lavorando a nuova musica?

Stefán: Sì, lo stiamo facendo. Abbiamo già composto un EP, che speriamo di registrare completamente entro l’inizio del 2022. L’EP consta di due lunghi brani, per una durata totale di 45 minuti, e ai cui testi ha contribuito anche Marcel, come già detto. In più, anche il concept per il nostro prossimo album è pronto, e presto inizieremo a lavorarci in maniera più specifica. Ad ogni modo, non credo che registreremo il nostro prossimo album prima della fine del 2022.

Vi ringrazio per avermi concesso questa intervista e sono davvero orgoglioso di ospitarvi su Mister Folk. Potete terminare la chiacchierata come preferite e salutare i vostri fan italiani.

Stefán: Grazie per l’intervista.

ENGLISH VERSION:

Welcome to Mister Folk! First, I would like to tell you that, in my opinion, you are by far one of the best bands, even though you are not so famous in Italy. There are very few reviews of your works online, let alone on physical magazines. How would you explain this situation, after many years of career and five releases?

Stefán: Hello Fabrizio, and thank you for your kind words, as well as for this interview. I must admit our interest in the promotion and overall response to our music is rather limited. We sure enjoy seeing a constant rise of interest and positive response in our music with every release, but that never had any consequences on how we make our music.

How are you dealing with the difficult scenario of the Covid-19 pandemic?

Stefán: Fortunately, all three of us are doing fine despite the circumstances. We live in three different countries (Norway, Sweden, and Germany), and experience the Covid-19 pandemic differently, of course. But overall, we are good and proceeded with the band largely unaffected by the happenings of the previous 1 ½ years.

Let us talk about Saga á tveim tungum: was it too risky for your label to release them together, maybe in the shape of a double album? Is this the idea behind your choice of releasing them one by one? I have had 1 whole year to fully enjoy Saga I: in this way, I had been ready to completely appreciate the following Saga II.

Stefán: Both band and label agreed on releasing the two parts as individual albums at an early stage, long before they were recorded. Although the music and texts are intricately connected, both parts of Saga á tveim tungum are understood as individual entities. Hence, two release dates were a logical choice, and from what I gather, both media and fans enjoyed this, too. Furthermore, our split release with the Icelandic black metal band Carpe Noctem entitled Aldrnari was released in between the two albums and needed to receive its individual attention, too.

Your albums always have an amazing appearance: what is the process that leads you to create such a refined design? Would you like to make something even richer in refinement (for example, packing the albums in wooden boxes, etc.)? Do you have a preference for “aesthetically pleasant” CDs, or you have always focused more on music?

Stefán: Since the start of the band in late 2008, there always was the intention to respect the perhaps three most important aspects a band should embrace with each release: music, lyrics, and layout. To this day, all three aspects remain equally important to us and are dealt with great care. Different to many other bands nowadays, we invest much time and energy into lyrics and layout, perhaps about just as much as we invest for the music itself.

Your releases are not just some extreme metal albums, but real “documentaries” that range from music to lyrics and notes, ending with well-finished graphics (which are useful to know more about the concepts underlying your music). Is it a choice made to help listeners to come close to your world?

Stefán: Yes, it certainly is. As mentioned in my previous reply, we always aim to present a mixture of music, lyrics and layout, which at best should be consumed together, i.e. in a physical format. Each release has a specific topic, which usually is expressed in different ways. Nevertheless, our layout generally consists of two main parts: The first features the Old Norse texts of the respective release, presented in an authentic medieval Icelandic manuscript layout. The second features the Old Norse texts in a modern layout and script type, as well as the English translations and credits. In addition, we always add images of cultural objects and woodcuts to the layout that represent sections of the texts. Due to our educational background – two of us are educated in Old Norse philology and one in composition –, we take our lyrics, artwork and music very serious and base it on metriculous research and modern academic standards.

Your tracks have always been quite long, but the final one, Ek sá halr at Hóars veðri hǫsvan serk Hrísgrísnis bar, is even longer: almost 18 minutes. You have outdone yourselves! How do your songs grow up in length, and how do you understand when it’s time to stop? Have you ever dreaded the idea that 13 – 15 minutes long songs might have been too irksome for the audience?

Stefán: Thank you for the compliment. The song you refer to is the final track on our newest album. Generally, we tend to have long tracks to close our albums, which is first and foremost based on the stories told on our albums, and on these tracks in particular. Nevertheless, we do not aim to compose long songs on purpose and usually leave the writing of the music open for its natural course to develop. The only limitation we set is to respect the length of vinyl sides, and to the corresponding separation and individual lengths of the tracks.

I have noticed that in Saga II there is a massive presence of ambient/atmospheric parts, more than usual: my impression is that they can lead you to another world, which is far from the physical one. Sometimes I have also listened to some of your works as a soundtrack for meditation sessions, with surprising results. What is the idea behind the creation of these sections, and in which way you decide how to use them? Have they only a “closing/opening” function, or is there something more?

Stefán: Yes, Saga á tveim tungum II: Eigi fjǫll né firðir features more ambient-influenced tracks than any of our previous records. This is first and foremost caused by the lyrics and overall storyline on that album, and its corresponding predecessor, Saga á tveim tungum I: Vápn ok viðr. All our albums are based on closed stories, which at best are understood as entities. Accordingly, also the ambient tracks on our newest album are equally important for the album as other tracks, both on musical and lyrical terms.

Let us talk a bit about Helrunar, who can be considered as your “twins”. Marsél, I ask myself how it is possible to manage two bands of this calibre, who produced awesome and never undertone albums. I would also like to know how you make your decisions when you create new music for your bands: do you previously choose the “recipient” of new tracks, or you decide while the work is in progress?

Marsél: Well… the key might be that I take some time for myself, in any creative process. There are people who seem to have a constant creative output all the time, but I am not like that. I need time in between to recover, to study, to live, to evolve new ideas – and Sebastian (the other Helrunar-Songwriter) is pretty much like me that way. That is why it always takes some time before a new Helrunar-album is produced and released. When it comes to Árstiðir lífsins, things are, however, a little different. Stefán and Árni are the main-composers and -arrangers here, and my part in the creative process is not that big. I do add some ideas, especially when it comes to vocal lines or concepts or whatever, and recently I wrote Árstiðir lífsins-lyrics for the first time (which makes me quite happy!), but all in all my part of the work is far more relaxed. I appreciate it a lot that Stefán and Árni are so creative and active all the time, that I can be a part of this great, epic, and so authentic-Old-Norse-project! Their spirit often inspires me, too, so there certainly is some kind of more or less hidden artistic exchange between Helrunar and Árstiðir lífsins.

Do you know any Italian bands, even outside the folk/viking metal scene?

Stefán: No, not that I am aware of any. But our own interest in bands from that subgenre of heavy metal is rather limited. Generally, most of our musical influences are either found outside of heavy metal, or in some of the more known black, doom and death metal classics from the 1980s, 1990s and early 2000s.

Your name has always been related to Ván Records, the label that publishes your albums since your debut in 2010 with Jotunheima Dolgferð. You are friends with Sven, the, and I suppose that there is now a relationship based on trust in Ván Records work. Is it like that?

Stefán: Yes, we indeed are good friends with Sven and some of the other employees of Ván Records since more than a decade now. We feel very home at Ván Records and enjoy most of the bands released by that label (such as releases by Svartidauði, The Ruins of Beverast, The Devil’s Blood, Antlers, Atlantean Kodex, Our Surival Depends On Us, Sulphur Aeon, Urfaust, Caronte, Sweven, Sinmara and Almyrkvi). But apart from their work, also on a personal level we feel home at Ván Records and have a friendly contact with some of the other bands such as Svartidauði and The Ruins of Beverast. So from both personal and artistic points of view, Ván Records is and has always been a perfect home for Árstíðir lífsins.

What do you like to do besides the music? What are your interests and hobbies?

Stefán: We have a quite wide range of interests outside of metal music. Apart from obvious interests in medieval and Early Modern art, literature, and related cultural activities, some of us enjoy listening to a wide range of music, playing classic and modern computer games, go hiking, as well as painting and playing Warhammer 40.000 table games.

Now, the usual question before ending the interview: are you working on new music?

Stefán: Yes, we do. We have already composed an EP, which hopefully will be fully recorded by the beginning of 2022. The EP consist of two long songs with a total playing time of 45 minutes, and to which Marcel contributed the lyrics, as mentioned above. In addition, the concept for our next album is done, too, and we will soon start to work more specifically on that release. Nevertheless, it is unlikely that we will record our next album before late 2022.

Thank you very much for this interview, I am proud and honoured to host you on Mister Folk. You can close our chat as you wish and leave a message to your Italian fans.

Stefán: Thank you for the interview.

2 thoughts on “Intervista: Arstidir lifsins

  1. Ricordo sorridendo quando questo inverno ti avevo chiesto (a livello inconscio, retoricamente:)) se li conoscessi!!! non fosse per la latitudine, direi che amo scoprire l’acqua calda. Basta anche solo tenere in mano un loro album per trovare conferma, prima ancora dell’ascolto, alle loro parole. La CURA, sincera, vera, culturalmente appassionata prima ancora che professionalmente legata al marketing del prodotto, è evidente, pur senza ridondanze. Per ora resto con “Vapna…”, la loro musica è affascinante ma come avete detto, non immediatamente accessibile. Resta un mistero perchè non siano pedissequamente seguiti come altre band, nelle riviste dedicate al metal estremo. In genere, rappresentano un modo di intendere la musica metal che corrisponde a quell’ormai lontano impulso iniziale che tanto tempo fa mi spinse fra questi lidi, senza più far ritorno.

    • Credo che non siano seguiti come altre band per due motivi: 1) a loro non interessa più di tanto e infatti lo hanno detto nell’intervista. Inoltre non suonano dal vivo 2) a differenza di altri – faccio un esempio di band “simile”: Enslaved – sono ancora meno accessibili, più impegnativi da ascoltare e quindi meno “accattivanti”. Le riviste, beh, lasciamole perdere che dietro a questo tipo di musica non ci vanno di certo 😀

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