Intervista: Vansind

L’underground folk metal è vasto, affollato e pieno di band di valore. I danesi Vansind stanno cercando di farsi largo a suon di chitarre e tin whistle grazie al breve ma riuscito EP MXIII. Mister Folk ha il piacere di farvi leggere le parole del gruppo nord europeo, alla prima intervista italiana: buona lettura!

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Un grande ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione dell’intervista.

Credo che questa sia la vostra prima intervista italiana, iniziamo quindi parlando della vostra storia.

Ciao Mister Folk, un caldo saluto per te e per tutti i tuoi lettori dalla Danimarca e dai Vansind, e un enorme grazie a te per averci dato l’opportunità di dirvi un po’ su noi stessi e sulla nostra musica! La band Vansind è un settetto, e sebbene si possa dire che proveniamo dalla città di Slagelse, i nostri membri si trovano in tutta la Danimarca da Copenaghen a Fredericia. La band si è formata nel 2019 quando Danni Jelsgaard (batteria) e Rikke K. Johansen (tastiere, whistle e cornamuse) hanno deciso di mettersi insieme e forse provare a colmare un vuoto sulla scena musicale danese lasciato in parte dallo scioglimento della band Huldre e in parte da alcune digressioni di altre band dalla parte più folk del genere metal. J. Asdgaard (voce), Gustav Solberg (chitarra), Line Burglin (voce), Morten Lau (basso) ed infine Tor Hansen (chitarra) furono ingaggiati e così il viaggio iniziò. Ciò che i membri hanno in comune è, prima di tutto, l’amore per la musica e il desiderio di fornire alla scena danese un po’ di metal con un atteggiamento sprezzante e in danese.

Prima di questo EP avete pubblicato due singoli, ne volete parlare?

È vero che abbiamo pubblicato due singoli, anche se il secondo è stato pubblicizzato come una premessa all’uscita di MXIII, e quindi compare anche sull’EP. Il nostro primo singolo, Valborgsnat/Walpurgis’ Night è del 2019 e rappresenta sicuramente l’inizio della band in termini di composizione e scrittura. Tutti erano coinvolti nella scrittura o nell’arrangiamento della musica, e da allora è stato il modo in cui lo facciamo.

MXIII è un EP di tre brani: presentatelo ai lettori di Mister Folk e raccontateci come avete vissuto questi mesi dopo la pubblicazione.

“MXIII” contiene le tre canzoni Fra Fremmed Kyst (03:39). Den Farlige Færd (05:23) e Gæstebudet (07:14), che raccontano ognuna una storia di coraggio, onore, oppressione, dei, re e ancelle… Insomma le cose che un vichingo potrebbe sognare alla vigilia della battaglia. Fra Fremmed Kyst (“From Strange Shores”) è una storia di disperazione, di mettere tutto in gioco per l’obiettivo comune e di ciò che potrebbe accadere se tenti il destino una volta di troppo. Den Farefulde Færd (“The Dangerous Journey”) è la storia dal titolo dell’EP, che racconta del re danese Svend Forkbeard, la cui forza e coraggio lo aiutarono a conquistare l’Inghilterra, ma i cui figli videro la propria ambizione e gelosia porre fine ai sogni del padre. Infine Gæstebudet (“La Festa”) racconta l’antica storia di uno dei tanti volti della guerra; l’incontro tra un soldato e una giovane donna che non finisce bene per nessuno dei due.

Di cosa trattano i vostri testi?

Saldamente radicati nella terra dei loro antenati, i Vansind suonano per la battaglia, danze a catena e l’innalzamento dei corni mentre le melodie folk incontrano il metallo solido e il vibrante mix di ringhi brutali e canto femminile. I temi dei testi sono tratti da antiche superstizioni e mitologia scandinava, nonché dalla tradizione della storia, e si combinano con la musica per formare un insieme festoso e cupo. Dove il luccichio negli occhi incontra il luccichio dell’acciaio esiste Vansind, e se ti unisci alla danza potresti intravedere il Valhalla stesso. In termini di materiale narrativo, il danese (e la tradizione scandinava) è assolutamente pieno di grandi racconti, e la storia scandinava è piena di saghe, faide e superstizioni, che creano testi epici e tuttavia ancora riconoscibili.

MXIII rimarrà in digitale o ci sono possibilità che venga stampato in formato fisico?

Al momento rimarrà in formato digitale, anche perché stiamo lavorando per registrare qualche altra canzone in un futuro non troppo lontano. Stiamo considerando di rendere disponibile anche una versione su CD, anche se nulla è deciso a questo punto.

Mi è piaciuta veramente molto l’alternanza delle voci, sicuramente un vostro punto di forza. Avete avuto difficoltà a trovare questo equilibrio o è stata una cosa spontanea e semplice?

Il mix delle voci era una chiara visione sin dall’inizio, avendo l’opportunità di avere entrambe le estremità dello spettro vocale, è un ottimo modo per evolvere sia la musica che la narrazione, e osiamo dire che siamo soddisfatti del modo in cui sta andando per noi finora.

La scena danese conta pochi gruppi ma tutti molto talentuosi. Vi sentite parte della scena e ci sono delle band con le quali andate maggiormente d’accordo?

La nostra scena musicale nazionale è stata molto dormiente negli ultimi 18 mesi circa, alla luce dell’epidemia covid. Perciò non abbiamo avuto l’opportunità di lavorare e di fare concerti con molte altre band, anche se le cose stanno andando molto bene su questo fronte e finora abbiamo prenotato per una mezza dozzina di lavori questo autunno. Sembra che siamo stati ben accolti dagli ascoltatori, e siamo molto ansiosi di mostrare la nostra musica dal vivo sul palco con alcuni buoni amici come i ragazzi e le ragazze di Svartsot, Aettir, Vanir e altri.

In alcuni momenti ho sentito degli echi degli Svartsot, forse per via del connubio voce growl/tin whistle. Sono una vostra influenza? Quali sono i gruppi che sentite più vicini?

Si potrebbe dire che gli Svartsot sono un’influenza, ma in termini di composizione e stile stiamo cercando di rivendicare il nostro interesse e di non copiare troppo da nessuno. Detto questo, siamo chiaramente influenzati dalle band che abbiamo ascoltato nel corso degli anni, ma questa è una vasta gamma di influenze considerando le varie età dei membri della band (abbiamo tra i 23 e i 44 anni), quindi per indicare una singola band come influenza principale sarebbe troppo semplicistico.

Immagino stiate già lavorando alle nuove canzoni: potete dirci qualcosa? Quali saranno i prossimi passi della band?

Stiamo infatti finendo un po’ di nuove canzoni e speriamo di rilasciare un altro EP verso ottobre o novembre, e stiamo anche programmando di iniziare a scrivere del materiale per ciò che diventerà un full-length, che registreremo prima o poi in primavera. Nel frattempo stiamo lentamente riempiendo il nostro calendario con concerti, una cosa che ci è mancata tantissimo nell’ultimo anno e mezzo, quindi speriamo di vedervi in tournée il prossimo anno e, con un po’ di fortuna, di avere un album pronto per voi la prossima estate!

Vi ringrazio per la disponibilità, volete aggiungere qualcosa?

Un ultimo ringraziamento a Mister Folk, ai tuoi lettori e a tutte quelle persone che ci hanno dato una risposta così positiva nel corso di questi mesi così difficili. Insieme batteremo questa pandemia, e quando ci ritroveremo dall’altra parte festeggeremo come se fosse il 1013! Tanti saluti e tanto affetto dai Vansind.

ENGLISH VERSION:

I think this is your first Italian interview, so let’s start with your story.

The band Vansind is a septet, and though we can be said to be from the town of Slagelse, our members are located across Denmark from Copenhagen to Fredericia. The band began in 2019 when Danni Jelsgaard (drums) and Rikke K. Johansen (keys, whistles, bag pipes) decided to get together and maybe try and fill a void on the Danish music scene left in part by the dissolution of the band Huldre and in part by certain other bands digression from the more folksy part of the metal genre. Recruited were J. Asdgaard (vocals), Gustav Solberg (guitar), Line Burglin (vocals), Morten Lau (bass) and finally Thor Hansen (guitar) and thus the journey began. What the members have in common is, first and foremost, a love for music and the desire to provide the Danish scene with some devil-may-care, dansable and Danish metal.

Before this EP you published two singles: would you like to talk about that?

It’s true we published two singles, although the second one was publicized as a build up to the release of MXIII, and so also features on the EP. Our first single, Valborgsnat/Walpurgis’ Night is from 2019 and certainly represents the beginning of the band in terms of composing and writing. Everyone was involved in the writing or arranging of the music, and that’s been the way we do it since then.

MXIII is an EP of three songs: present it to the readers of Mister Folk and tell us how you have lived these months after its publication.

MXIII contains the three songs Fra Fremmed Kyst (03:39), Den Farlige Færd (05:23) and Gæstebudet (07:14), that each tell a story of courage, honour, oppression, gods, kings and maids.. in short of the things a viking might dream of on the eve of battle. Fra Fremmed Kyst (“From Strange Shores”) is a tale of desperation and of putting everything on the line for the common goal, and of what may happen if you tempt the Fates once too often. Den Farefulde Færd (“The Dangerous Journey”) is the story from the title of the EP, telling of the Danish King Svend Forkbeard, whose strength and courage helped him conquer England, but whose sons saw their own ambition and jealousy end their father’s dreams. Finally Gæstebudet (“The Feast”) tells the old story of one of the many faces of war; the meeting between a soldier and a young woman that doesn’t end well for either of them.

What are your lyrics about? What are you most inspired by for your lyrics? Is Danish folklore full of legends to be inspired by?

Firmly rooted in the soil of their ancestors Vansind play for battle, chain dances and the raising of horns as folkish melodies meet solid metal and the vibrant mix of brutal growls and female singing. The lyrical themes are harvested from ancient superstitions and Scandinavian mythology as well as the lore of history, and combines with the music to shape a whole that is both festive and somber. Where the glint on the eye meets the glint of steel Vansind exists, and if you join in the dance you may just catch a glimpse of Valhal itself. In terms of story material Danish (and Scandinavian lore) is absolutely rife with great tales, and Scandinavian history is full of sagas, feuds and superstitions, making for epic and yet still relatable lyrics.

Will MXIII remain digital or are there chances that it will be printed in physical format?

At the moment it will remain digital, not in the least because we’re working towards recording a few more songs in the not-too-distant future. We are considering making at least a CD-version available too, though nothing is decided at this point.

I enjoyed the alternation of the two voices, this is one of your strong points. Did you have difficulty finding this balance or was it spontaneous and simple?

The mix of vocals was a clear vision from the beginning, having the opportunity to call on both ends of the vocal spectrum is a great way to evolve both the music and the storytelling, and we dare say we’re pleased with the way it’s working out for us so far.

The Danish scene has a few but very talented groups. Do you feel part of that scene and are there any bands you get along better with?

Our national music scene has been very much dormant during the last 18 months or so, in light of the Covid-epidemic. Thus we haven’t had the opportunity to works and gig with many other bands, although things are very much looking up on this front and we’re booked for half a dozen jobs this fall so far. It seems we’ve been well received by the listeners though, and we’re very eager to showcase our music live on stage with a few good friends such as the guys and girls of Svartsot, Aettir, Vanir and others.

In some moments I heard some echoes from Svartsot, maybe for the union of growl and tin whistle. Are they one of your influence? Which group do you feel closest to?

You might say that Svartsot are an influence, but in terms of composition and style we’re very much trying to claim our own stake and not copy too much from anyone. That being said we’re clearly influenced by the bands we’ve listened to over the years, but that is a broad array of influences considering the various ages of band members (we’re between 23 and 44 years of age), so to point out a single band as main influence would be far too simplistic.

I suppose you’re working on some new songs: can you tell us something about that? What will the next steps of the band be?

We are indeed finishing up a few new songs  and hope to release another EP come October or November, and are also planning to start writing material for what will become a full-length album, that we will be recording sometime next spring. In the meantime we’re slowly filling up our calendar with gigs, a thing that we’ve been missing so, so much over the last year and a half, so we hope we’ll be seeing some of you on the road over the next year and, with a bit of luck, have an album ready for you next summer!

Thanks for the availability, would you like to add something?

A final thanks to Mister Folk, your readers and all the people that have given us such a positive response over these last difficult months. Together we’ll beat this pandemic, and when we meet on the other side we’ll celebrate like it’s 1013! Many regards and much love from Vansind.

Intervista: Heidra

Il nuovo disco degli Heidra, The Blackening Tide, è semplicemente uno dei migliori lavori pubblicati nel corso del 2018. Muovendosi con disinvoltura e senza limiti tra folk, death ed heavy, la band danese ha realizzato una piccola gemma di epicità e buon gusto. Inoltre, sempre nel corso del 2018, hanno partecipato alla seconda edizione del Mister Folk Festival (potete vedere QUI il video dell’esibizione), quindi motivi per intervistarli ce ne sono in abbondanza: il legame Copenhagen – Roma è molto più datato e forte di quanto si possa pensare. La parola alla band e in particolare a Carlos, persona squisita e mai avara di parole.

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Un ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione delle domande e risposte.

Il nuovo cd esce per la Time To Kill Records, etichetta di Roma. Come siete entrati in contatto con la label e perché avete scelto di lavorare con loro?

Carlos: Ho una connessione di lunga durata con l’Italia, Gabbo degli Shores Of Null suonava in una band messicana 13 anni fa in cui entrai specificatamente per il tour in Sud America. Qui è dove conobbi Gabbo e gli altri membri della sua band The Orange Man Theory. Un anno dopo siamo andati di nuovo in tour, ma questa volta Marco Mastrobuono si è unito alla band, eravamo tutti session player in qualche modo, quindi conosco i ragazzi da abbastanza tempo. Vivevo già in Danimarca allora.

Altro legame con la città di Roma è lo studio di registrazione: The Blackening Tide, infatti, è stato registrato presso il Kick Recording Studio da Marco Mastrobuono e il risultato finale è di altissimo livello. Quali sono i dischi che avete ascoltato e che vi hanno convinto a scegliere questo studio? Quanto sono durate le registrazioni e ci sono aneddoti che volete raccontare relativi alle registrazioni e alla permanenza romana?

Carlos: Personalmente, almeno in termini di suono della chitarra, sono sempre stato un tipo thrash metal, quei suoni di chitarra che si sentono negli Exodus o negli Overkill che mi spiazzano, ma ho anche una forte influenza heavy e death metal. Gli altri ragazzi guardavano a suoni di chitarra dai Falconer ai Pagan’s Mind a suoni più eleganti. Non sono sicuro di cosa stia cercando Dennis (batteria), ma lui è più tipo da sound moderno, come quello degli Aborted. Quindi, lavorando con un produttore come Marco, questa è una cosa davvero ottima, lui ha un buon orecchio per i dettagli, la melodia, l’armonia e la brutalità! Forse una storia curiosa è che un giorno mentre camminavamo in direzione dello studio  ci siamo un po’ persi e siamo finiti a via Copenaghen, beh forse non così curiosa. Il processo di registrazione è durato per circa un mese, quindi per un bel po’. Abbiamo mangiato tantissimo buon cibo e siamo andati a tanti bei concerti.

La copertina è di grande impatto, ma anche “romantica”; credo abbia un legame con i testi, è così? Cosa rappresenta di preciso e chi è l’autore?

James: Sì, l’immagine è connessa al testo. È un’immagine dell’eroe della storia (che è anche sulla cover di Awaiting Dawn) che sta guardando su un oceano nero che ha attraversato per trovare lo strumento della sua salvezza. Questa “Marea Oscurata” è anche da dove prende il nome l’album. [Blackening Tide, N.d.t.]

Nei testi si prosegue la storia iniziata anni fa in Awaiting Dawn, la volete raccontare ai lettori di Mister Folk?

James: Awaiting Dawn racconta la storia di un Re che è stato tradito e destituito da suo fratello e della sua battaglia per radunare un nuovo esercito per riprendersi il trono. Il concetto di quella canzone e del nome dell’album è l’attesa dell’alba del giorno della battaglia e di una, presunta, vendetta. The Blackening Tide continua la storia e si apre con Dawn e il Re indirizza i suoi uomini alla battaglia. Quindi The Price In Blood è la battaglia in sé. Quindi, essendo un album metal e rimanendo un sacco di storie da raccontare, le cose vanno orribilmente per il nostro protagonista e un’intera armata di orrori lo aspetta…

Dall’EP Sworn Of Vengeance a The Blackening Tide ne è passato di tempo e voi siete evoluti e migliorati senza snaturare il sound, dando sempre più personalità alla musica composta. Quanta fatica è costata questa evoluzione e siete soddisfatti di quanto fatto finora?

Carlos: È divertente, perché io penso che le canzoni di Sworn To Vengeancesiano tecnicamente più impegnative delle nuove, ma le nuove canzoni suonano più mature ed elaborate. Penso che abbia a che fare con il trovare il nostro sound, e una volta che lo trovi, lentamente prendi tutti gli elementi non necessari e li metti fuori dall’equazione. Non è stato così difficile onestamente, anche perché per la maggior parte del tempo Morten ha scritto gli “scheletri” delle canzoni e quindi sulla base del flusso di idee, gli altri membri della band aggiungevano idee alle canzoni, a volte è un processo molto naturale, altre volte alcune canzoni necessitano di più tempo.

Per me la vera sorpresa di The Blackening Tide è l’eccellente prova al microfono di Morten, ottimo nello scream e fantastico nel pulito. Ha una sicurezza e un timbro incredibile e ogni volta che cambia registro vocale è un’emozione e un piacere ascoltarlo. Mi chiedo quindi se le canzoni sono state pensate anche in funzione di valorizzare la sua voce.

Carlos: Morten dovrebbe rispondere a questa, ahah, ma sì, perché ci sarebbe stata più enfasi sul suo cantato clean, ha concentrato la composizione sulle sue parti in clean, quindi la musica ha supportato la voce.

Lady Of The Shade ha un break particolare e insolito, l’ho trovato molto interessante. Mi piacerebbe sapere come è nato il brano e quella parte nello specifico e se si ricollega al testo.

Carlos: Questa è una canzone che composi molto tempo fa e io e Morten abbiamo iniziato a lavorarci due anni fa più o meno, la parte di cui parli è nata mentre ci lavoravamo su, ero tipo “hey, che ne pensi di questo!” e Morten ha solamente preso nota ahah. Sono sempre stato un fan del sincopato, che si usa molto nel thrash metal. Poi anche Morten e Martin hanno lavorato alle altre parti della canzone più tardi.

James: Da un punto di vista del testo, la musica viene per prima senza un’idea fissa su come sarà. I testi furono scritti per la musica da James e poi arrangiati da James e Morten.

La title-track è per me la canzone più bella che avete mai inciso, e la conclusiva Hell’s Depths è la perfetta conclusione del disco. Cosa potete raccontarti a proposito di queste composizioni?

Penso che sia il culmine di un lungo processo di maturazione compositiva, tra il cercare il nostro sound e al tempo stesso cercare di migliorare, avere canzoni più accattivanti e cercare di fare canzoni che ci piacerebbe ascoltare se noi fossimo ascoltatori.

Parliamo del videoclip di Lady Of Shade, che è spettacolare. Anche qui c’è un legame con la città di Roma. Raccontate la vostra esperienza che so essere stata degna di Bear Gryll. 🙂

Carlos: Grazie! Sono felice che ti sia piaciuto. Beh, è una storia a sé stante! Potrei scrivere un libro sulla storia del processo di creazione di Lady Of The Shade. Tutto è partito qualche anno fa, quando vidi il video di Quiescentdei Shores Of Null e ho pensato “Wow, chiunque lo abbia fatto, voglio che sia lui o lei a fare il prossimo video degli Heidra!” Quindi ho scoperto dopo da Gabbo degli Shores che lo aveva fatto Martina, e dissi “un giorno lavoreremo insieme” e quel giorno venne! Dopo aver registrato con Marco e dopo aver finito il primo video dal nuovo album (The Blackening Tide) ho iniziato a pensare al secondo video, alcuni mesi dopo esserci incontrati con gli Shores a Copenaghen, quando erano in tour con gli Harakiri For The Sky e dopo aver parlato, Gabbo mi mostrò qualcosa del nuovo materiale video di Martina e mi appassionò. Alla fine contattai Martina e iniziammo a fare brainstorming su cosa avremmo potuto fare. Martina ha avuto l’idea di fare qualcosa sulla luce del video di Tornekratt dei dei Kampfar (video tratto da Profan, disco del 2015, ndMF), più intorno all’idea che alle animazioni al computer e creando un’atmosfera più organica e penso che ci siamo riusciti! Comunque, salterò tutta la logistica, ma wow il primo giorno di riprese, che esperienza emozionante! E a mani basse, la più delicata troupe con cui io abbia mai lavorato. Immaginate, volare da Copenaghen a Roma, se mi ricordo bene, presi un volo diverso da quello degli altri ragazzi, poi andare in macchina da Martina poi andare sul luogo approssimativamente a due ore da Roma nel mezzo della foresta, poi la location era ad un’ora di cammino da dove erano i mezzi. Questo significava ovviamente che dovevamo portare tutto l’equipaggiamento su e giù dalla collina nel mezzo della foresta per un’ora avanti e indietro, ed era molto equipaggiamento: luci, fuochi, batteria e ovviamente le cose per filmare! Io ero già esausto e non avevamo ancora iniziato. Martina e la crew lavoravano sodo per assicurarsi che tutto fosse apposto, trucco, luci, cibo, caffè (faceva freddo!). Dopo poche ore abbiamo iniziato a filmare, per tutta la notte e abbiamo finito alle 5 del mattino, ma a quel punto ovviamente dovevamo pulire e trasportare tutto indietro nei furgoni, al gelo, nel buio più totale, nel mezzo dei boschi e distanti ore da un letto caldo. Non una singola persona della crew si stava lamentando, tutti erano concentrati sul lavoro e su cosa andava fatto, incredibile! E questo era solo per le riprese con la band, le altre scene con gli attori che vedi nel video furono fatte credo uno o due mesi dopo le nostre. E, di nuovo, quei ragazzi lavorarono in condizioni dure, e furono guerrieri! Salute a loro e alla crew!

Ci sarà un tour per promuovere il disco? Passerete in Italia prossimamente? Ho ancora negli occhi e nelle orecchie la vostra bellissima esibizione al Mister Folk Festival, avete conquistato tutti gli spettatori di quella sera!

Sì vogliamo fare dei tour, ma è difficile trovare dei promoter, band con cui suonare e posti dove fare tour, ma ci stiamo lavorando su! Speriamo di tornare in Italia il più presto possibile e grazie per le gentili parole, sicuramente vi terremmo informati!

Cosa fanno gli Heidra quando non suonano? Quali sono i vostri lavori e i vostri hobby?

James: Io insegno scienze in una scuola internazionale e intaglio cucchiai di legno.

Carlos: Sono un membro della facoltà e insegno agli studenti universitari a Copenaghen.

Morten: Io lavoro ad un game store chiamato “Games”

Dennis: Fabbro professionista!

Grazie per la disponibilità e di nuovo complimenti per il disco, lo continuo ad ascoltare anche dopo aver scritto la recensione perché è davvero bello! Spero di vedervi presto in Italia, ciao!

Grazie!

live at Mister Folk Festival 2018

ENGLISH VERSION:

The new album is out for Time To Kill Records, a label based in Rome. How did you get in touch with the label and why did you choose to work with them?

Carlos: I have an old lasting connection with Italy, Gabbo from Shores Of Null use to play in a Mexican band some 13 years ago which I joined specifically for a South American tour. This is when I met Gabbo and the other guys from his former band The Orange Man Theory. A year later we toured again but this time Marco Mastrobuono joined in the band, we were all in a way session players, so I´ve known the guys for quite a long time. I was already living in Denmark back then.

Another connection with Rome is the recording studio: The Blackening Tide has been recorded in the Kick Recording Studio by Marco Mastrobuono and the final result has a very high quality. Which album have you heard that make you choose this studio? How much time did the recording take and there are some curiouse stories that you want to tell us about the recording process or your permanence in Rome?

Carlos: Personally at least in terms of guitar sound I´ve always been more of a thrash metal guy, guitar sounds like the ones you hear in Exodus or Overkill just blow me away, but I also have a strong heavy metal and death metal influence. The other guys were looking at guitar sounds from Falconer to Pagan´s Mind to more elegant sounds. I´m not really sure what Dennis (drums) was looking for but he is definitely a more modern sounding guy, like Aborted. So working with a producer like Marco was a really good thing, he has an ear for detail, melody, harmony and brutallity! Maybe a courisous story was that one day when we were walking towards the studio we got a bit lost and we ended up at Copenhagen street, well maybe not that curious. The recording process took almost a month, so quite a while. We ate so much good food and went to some really good gigs!

The front cover has a big impact on us, but is also “romanic”; I believe that it has a link with the lyrics, is that true? What does it represent and who is the author?

James: Yes, the picture is connected to the lyrics. It’s the image of the ‘hero’ of the story (who is also on the Awaiting Dawn cover) looking out upon a cursed black ocean that he has to cross to find the instrument of his salvation. This ‘Blackening Tide’ is also from where the album gets its name.

In the lyrics you carry on the story that begun with Awaiting Dawn, do you want to tell that story to our readers?

James: Awaiting Dawn tells the story of a King who has been betrayed and deposed by his brother and his battle to gather a new army to retake the throne. The concept of that song and album name is the awaiting of the dawn of the day of battle and, one assumes, revenge. The Blackening Tide continues the story and opens with Dawn as it arrives and King adresses his men about the fight to come. Then The Price In Blood is the battle itself. Then, this being a metal album and there being plenty of story time left, things go horribly worng for our protagonist and whole host of new horrors await him…

From the EP Sworn Of Vengeance to The Blackening Tide a lot of time has passed, and you “evolved” yourself without denaturalize your sound, giving more and more personality to the music you create. How much effort did that evolution required and are you satisfied of what you did up to the present?

Carlos: It´s funny because I think the Sworn To Vengeance songs are more technically challenging than the new ones, but the new songs sound more matured and worked on. I think it has to do with finding your own sound, and once you do, you just slowly take all the unnecessary elements out of the equation. It has not been that hard honestly, also because for the most part Morten writes most of the song skeletons and then depending on the flow of ideas, the other members add ideas to the songs, sometimes it´s very natural and sometimes some songs take a long time.

To me the real surprise of The Blackening Tide is the good demonstration of Morten with the mic, excellent with the scream and fantastic with the clean parts. He has a self-confidence and an incredible timbre and everytime he change range is a pleasure and an emotion to hear that. I want to ask you if the songs have been designed to add value to his voice.

Carlos: Morten should answer this one haha, but yes, because there was going to be more emphasis on his clean singing, he phocused the composing on his clean parts so the music supported the vocals.

Lady Of The Shade has a particular and inusual break, I found it very interesting. I’d like to know how it’s born the song and that break in particular and if it’s connected with the lyric.

Carlos: This is actually a song I composed a long time ago and Morten and I started working on it almost two years ago, the part you talk about was actually born while we were working on it, I was just like “hey what about this!” and Morten just took note haha. I´ve alway been a syncopate fan used a lot in thrash metal. Then Morten and Martin also worked on other parts of that song later in the process.

James: From a lyrical standpoint, the music came first without any firm ideas as to what it might be about. The lyics were written to the music by James and then arranged by James and Morten.

The title-track to me is the best song that you’ve ever recorded, and the last trakHell’s Depths is the perfect conclusion of the album. What can you tell us about these compositions?

Carlos: I think it is the culmanation of a long composing maturity process, between looking for our sound and at the same time looking to improve, have better and catchier songs and just trying to make songs that we would like to listen to if we were the listeners.

Talk about the videoclip of Lady Of The Shade, that is spectacular. Here there is a connection with Rome too. Tell us about your experience that I’ve heard it was something worthy of the attention of Bear Grylls. 🙂

Carlos: Thank you! Glad you like it. Well this is a story on it´s own! I could write a book about the Lady Of The Shadecreation process. It all started some years ago when I saw a Shores Of Null video Quiescent and I just thougt “wow whoever did that I want him or her to do the next Heidra video!”. Then I found out later on through Gabbo from Shores Of Null that it had been Martina, and I said “one day we will work together”and so that day did come! After we recorded with Marco and after the first video from the new album was finished (The Blackening Tide) I started thinking about the second video, some months after we met with Shores Of Null in Copenhagen when they were on tour with Harikiri for the Sky and  talked Gabbo showed me some of Martina´s new video material and it just blew me away. Eventually I got in touch with Martina and started brainstorming about what we could do. Martina came up with the idea of having something around the light of Kampfar’s video Tornekratt, more around the idea rather than the computer animatinos and creating a more organic atmosphere, and I think we actually achieved that! Anyways, I´ll skip all the logistics, but wow the first day of shooting, what an amazing experience! And hands down the most dedicated film crew I´ve ever worked with. Imagine, flying from Copenhagen to Rome, If I remember correctly I took a different flight than the other guys, then going by car to Martina´s place then to the location approx two hours from Rome in the middle of the forest, then the location was one hour walking from where the transport was. This means of course that we had to carry all the equipment up and downhill in the middle of the forest for one hour there and back, and it was a lot of equipment, lightning, pyro, instruments, drums and of course filming stuff! I was already exahusted and we did not even had started yet. Martina and the crew were working hard to make sure everything was in place, makeup, lights, food, coffee (it was cold!). After a few hours we started shooting, all night and finished ar 5:00 in the morning, but then of course we had to clean up and carry everything back to the vans, freezing cold, mega dark in the middle of the woods hours from a warm bed. Not one sigle person from the crew was complaining, everybody was focused on the job and on what had to be done, amazing! And this was only the band shots, the other scenes with the actors you see on the video was I think one or two months after we made our shots. And again those guys worked under really harsh conditions and still they were warriors! Cheers to them and to the crew!

Will there be a tour to promote the album? Will you pass through Italy soon? I’ve still in my ears and in my eyes your beautiful exibition at Mister Folk Festival, you seduced lot of fan that time!

Yes we do want to tour, but it is difficult to find promoters, bands and places to tour with, but we are working on it! We hope we can go back to Italy as soon as possible and thanks for the kind words, we will definitely keep you informed!

What do Heidra when they’re not playing? What are your hobby and your jobs?

James: I teach science in an international school and carve wooden spoons.

Carlos: I´m a faculty member and teach international university students in Copenhagen.

Morten: I work at a games store called Games.

Dennis: Professional blacksmith.

Thank you for the availability and, again, congratulations for the album, I continue to listen to it even after I wrote the review because is really beautiful! I hope to see you soon in Italy, bye!

Thank you!

live at Mister Folk Festival 2018

Heidra – The Blackening Tide

Heidra – The Blackening Tide

2018 – full-length – Time To Kill Records

VOTO: 8,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Morten Bryld: voce – Martin W. Jensen: chitarra – Carlos G.R.: chitarra – James Atkin: basso – Dennis Stockmarr: batteria

Tracklist: 1. Dawn – 2. The Price In Blood – 3. Rain Of Embers – 4. Lady Of The Shade – 5. A Crown Of Five Fingers – 6. The Blackening Tide – 7. Corrupted Shores – 8. Hell’s Depths

Quattro anni dopo il debutto Awaiting Dawn i danesi Heidra tornano a farsi sentire con un nuovo disco targato Time To Kill Records e la prima cosa che si nota ascoltando il cd è la “nuova” strada intrapresa dai musicisti di Copenhagen. Non che ci sia da stupirsi: se l’EP Sworn Of Vengeance (2012) risentiva dell’influenza degli Ensiferum, già con il full-length di due anni più tardi Morten Bryld e soci avevano piantato il seme del cambiamento che ha dato i propri frutti con The Blackening Tide. Sia chiaro, non si parla di una vera e propria trasformazione, ma di una sana, gagliarda e pienamente riuscita maturazione artistica che ha portato gli Heidra dall’essere una “classica” (e dotata) formazione folk metal in un gruppo dalla difficile catalogazione: i riferimenti folk non mancano, ma le orchestrazioni si sono fatte più incisive, le chitarre di Carlos G.R. e Martin W. Jensen prendono spesso il centro del palco a suon di veloci note e melodie accattivanti, ma il vero protagonista del cd è senza ombra di dubbio il cantante Morten Bryld. La sua voce potente ed espressiva è in grado di dare una marcia in più ai brani, soprattutto quando passa con estrema naturalezza dal growl al pulito suscitando ogni volta un misto di stupore e ammirazione. Il grande lavoro svolto sulle linee vocali, anche quelle meno memorizzabili che non fanno parte dei ritornelli, sono create per dar risalto alla voce del frontman e tutti questi sforzi si riflettono sul risultato finale.

Un’altra arma a favore di The Blackening Tide è l’ottima produzione opera di Marco Mastrobuono: i danesi hanno registrato il disco a Roma, presso i Kick Recording Studio e il tempo impiegato nella capitale è stato ben speso data l’elevata qualità che si può ascoltare una volta inserito il cd nel lettore. Gli strumenti sono tutti ben bilanciati, i suoni naturali e frizzanti, l’ascolto potente: l’audio non ha nulla da invidiare ai lavori rilasciati dalle potenti major internazionali. La copertina è in linea con la musica, ovvero epica e “raffinata”, che fa sognare chi la osserva e si immedesima nel personaggio che con regalità ammira il mare in tempesta.

L’iniziale Dawn è probabilmente il miglior esempio della natura camaleontica degli Heidra: muri di chitarre e melodie sognanti si sorreggono sul lavoro della possente sezione ritmica, con il cantante che spazia dal growl al melodico più volte. La seguente The Price In Blood ha un iniziale e adrenalinico tocco power che si trasforma presto in un brano dal sapore folk metal senza però ricordare qualche nome importante della scena. Proprio qui sta il cambiamento degli Heidra: qualunque tipo di canzone propongano lo fanno con personalità e una naturalezza che anni fa non gli era propria. L’ascolto prosegue con Rain Of Embers, inizialmente lenta e malinconica, cresce nella sofferenza e nella crudeltà di pari passo con il concept di The Blackening Tide che a sua volta è il seguito di quanto raccontato nel debutto Awaiting Down. Il re deposto vuole tornare sul trono che è suo di diritto e per farlo scende in battaglia contro il nemico: lo scontro è cruento e sembra vederlo vincitore fino a quando, poco prima di poter gridare alla vittoria, succede qualcosa che scaraventa il re e il suo esercito in un reame infernale. Il break centrale di Lady Of The Shade dà il via a un susseguirsi di cambio tempo, riff inusuali, note di pianoforte e altri dettagli che stupiscono per coraggio e che si incastrano alla perfezione con il resto della canzone. La quinta traccia è A Crown Of Five Fingers, in un certo senso semplice e lineare, caratterizzata dal bellissimo cantato pulito del ritornello, mentre la title-track è forse il brano migliore dell’intera discografia degli Heidra, completa sotto ogni aspetto e abbastanza varia da non far pesare i sei minuti e mezzo di durata. Il cantato è intenso, le chitarre libere di creare e la batteria di Dennis Stockmarr macina pattern potenti e dinamici, con la brutale accelerazione finale che pone fine a una signora canzone. L’arpeggio di chitarra apre Corrupted Shores, traccia che si snoda tra ritmiche up-tempo e ritornelli diretti che portano a Hell’s Depths, ultimo pezzo del cd. Le sonorità sono inizialmente struggenti, sanno di un triste addio, e il bridge, tra intrecci di chitarre e il crescendo vocale, è un inno all’epicità scandinava che si poteva ascoltare in dischi di quindici anni fa. La seconda parte della composizione è più robusta e vede aumentare progressivamente la “cattiveria” fino al break che riporta, infine, alle sonorità struggenti dei primi minuti, come una sorta di cerchio che si chiude avendo detto tutto quello che c’era da dire. Hell’s Depths è forse il miglior modo per chiudere un disco come The Blackening Tide, un emozionante viaggio nel concept portato avanti dalla band, ma anche un viaggio musicale iniziato anni fa e ancora non arrivato a destinazione. Di sicuro, quello che aspetta gli Heidra non è possibile immaginarlo, ma siamo tutti eccitati e curiosi di sapere dove porterà i cinque musicisti.

Il secondo disco di Bryld e soci è quello della consacrazione, ora gli Heidra camminano con le proprie gambe senza essere seguiti dall’ombra di altre band ad ogni nota suonata, ma cosa ancora più importante, The Blackening Tide è un lavoro completo e bello, senza cali di qualità e con numerosi spunti vincenti disseminati tra le varie tracce: quasi cinquanta minuti di musica senza una sbavatura, anzi, interessante fino all’ultimo secondo dell’ultima canzone. Gli Heidra hanno fatto un importante passo in avanti e il responso che riceveranno sarà la giusta ricompensa per il duro lavoro fatto per arrivare fino a questo punto.