Intervista: Corte Di Lunas

Meno di un anno fa i friulani Corte Di Lunas erano ospiti di queste pagine per raccontare il ritorno sulle scene grazie all’EP The Journey dopo un periodo non semplice che ha portato molti cambiamenti in seno alla band. Il tempo di incidere il nuovo album Tales From The Brave Lands ed ecco nuovamente i talentuosi musicisti a parlare di musica, di leggende locali e di posti da visitare quando si potrà tornare a viaggiare per il piacere di farlo. Un consiglio: leggete con gusto questa intervista, Giordana e soci non si sono certo risparmiati per rispondere alle domande!

Anno nuovo e disco nuovo: com’è tornare a incidere un album dopo diversi anni?

Un lungo, lunghissimo percorso, al quale ancora stentiamo a credere di essere riusciti ad arrivare in fondo! Scherzi a parte, come sai il tempo trascorso fra i due album è stato per noi particolarmente sofferto, la ricerca di una nuova formazione e una nuova stabilità ha richiesto quasi due anni per realizzarsi. Le difficoltà sono state tante, non lo neghiamo, ma essere arrivati fin qui nonostante tutto ed essere riusciti a pubblicare il nostro quinto lavoro in studio è motivo di grande orgoglio per noi. Dopo tutto il trascorso sapevamo che prima di cimentarci nella realizzazione di un nuovo album avremmo dovuto lavorare a tutto tondo con la nuova formazione. Uno dei motivi che ha portato alla realizzazione di The Journey è stata proprio la necessità di ricercare una nuova intesa musicale. Detto fatto, a distanza di meno di un anno dall’uscita dell’EP siamo riusciti a pubblicare il nuovo album, e non potete immaginare la soddisfazione. Quello passato è stato l’anno più impegnativo in assoluto nella storia della band e ad oggi, purtroppo, la strada non sembra in discesa per il periodo avvenire: come per molte altre band, molte delle date già confermate per la promozione dell’album sono state annullate. Ma nonostante tutto non siamo rimasti con le mani in mano, e, mentre prendiamo una breve deviazione dal cammino, la priorità è comunque quella di costruire per il futuro.

L’EP The Journey ha fatto girare nuovamente il vostro nome dopo un po’ di silenzio e soprattutto ha permesso alla nuova formazione di fare squadra. Credo che se avete inciso un disco bello come Tales From The Brave Lands è anche grazie a l’affiatamento che avete raggiunto. È così?

Certamente, l’esperienza compositiva e di registrazione dell’EP ci ha permesso di maturare un nuovo sound. Il 2019 è stato per noi un anno di grande produttività, e The Journey in particolare ha portato la band a lavorare come un team sotto ogni punto di vista. Non saremmo mai riusciti a pubblicare un album in così poco tempo se non ci fosse stata intesa e gran impegno da parte di tutti. La differenza di sound tra The Journey e Tales From The Brave Lands ne è la prova. L’EP è stato il modo migliore di conoscere i punti di forza della nuova formazione e valorizzarli nella realizzazione dell’album.

Come sono nate le canzoni dell’album? C’è un particolare modo di comporre oppure seguite tutti l’istinto?

Come saprai il disco è una raccolta di storie della nostra terra. Il concept lo avevamo ben chiaro da anni, tanto che due dei brani che abbiamo inserito nell’album erano già stati scritti prima del cambio di formazione. Nella ricerca narrativa e nella scrittura dei testi c’è stata molta partecipazione da parte di ognuno di noi: abbiamo approfondito e scelto con cura le leggende che volevamo narrare, mettendoci nei panni dei nostri personaggi. Per la composizione, in generale, non abbiamo un metodo sistematico, dipende molto dal brano e dalle idee che ne scaturiscono: di alcuni brani è stato prima scritto il testo, di altri invece la melodia, nata da ciò che la leggenda ci ispirava. In fase di arrangiamento poi il pezzo viene modellato e limato affinché il sound resti omogeneo. Una cosa di cui andiamo fieri è che, partecipando attivamente tutti e sette al processo creativo, ognuno ha portato un pezzo della propria personalità e delle proprie influenze musicali all’interno del disco: questo ha contribuito a dare freschezza e varietà ai pezzi.

In The Devil’s Bridge è ospite Lorenzo Marchesi, vi chiedo quindi come è nata la collaborazione e se all’interno della band ci sono dei fan dei Folkstone. (lo chiedo perché nella scorsa intervista avete menzionato altri gruppi come Eluveitie, Mago De Oz, Elvenking, Korpiklaani e Finntroll)

Ovviamente lo siamo tutti! Sono una grande fonte di ispirazione e, all’annuncio dello scioglimento, ci si è spezzato il cuore. Non credo smetteremo mai di ringraziarli per il contributo e la spinta che hanno dato alla scena folk italiana. Quando è stato composto il brano, abbiamo da subito voluto inserire una voce maschile che interpretasse il Diavolo, fondamentale ai fini della narrazione. Ci abbiamo riflettuto a lungo, e, dopo diverse settimane, proprio ascoltando Diario Di Un Ultimo, ci siamo detti che la voce di Lore sarebbe stata perfetta! Perciò abbiamo pazientemente aspettato la loro data qui in Friuli e semplicemente glielo abbiamo proposto a fine concerto. Così è nata la nostra fantastica collaborazione, e davvero non potevamo chiedere di meglio!

Orcolatè anche una canzone dei Kanseil e ovviamente parla della stessa storia. Volete raccontare ai lettori come nasce la leggenda? Conoscete la versione della band veneta?

Certo, la conosciamo e i Kanseil sono nostri amici. Apprezziamo molto i loro lavori, e per alcune cose ci siamo ispirati a loro! Orcolat parla del tremendo terremoto del 1976, che uccise un migliaio di persone e distrusse un intero paese: è un tema molto sentito, sia qui che in Veneto. Per noi era molto importante inserirlo nel progetto, e abbiamo cercato di dare una chiave di lettura diversa per poter alleggerire un tema di per sé molto angosciante, in modo da non urtare la sensibilità di nessuno. Questa leggenda è stata inventata dal popolo friulano subito dopo l’accaduto, e da lì tramandata. Racconta dell’Orcolat, l’“Orcaccio”, innamorato follemente della bella Amariana, che tuttavia  non ricambiava il suo amore, ma, anzi, ne era terrorizzata. Per sfuggire all’ossessione dell’Orco chiese aiuto ad una fata, che la trasformò nella montagna oggi conosciuta come Monte Amariana, per l’appunto. Quando lui lo scoprì impazzì dal dolore e giurò che mai più l’avrebbe lasciata riposare: le urla strazianti del mostro riecheggiarono nella valle, fino a causare quello che poi è stato il peggior terremoto di sempre per la gente del posto. Una storia molto triste, che speriamo serva a non dimenticare mai ciò che il Friuli affrontò, sempre a testa alta.

Avete inciso nuovamente Eolo, canzone già presente in The Journey, e non sembrano esserci grandi differenze tre le due versioni. Perché lo avete fatto? Forse perché a livello lirico era un pezzo perfetto per il disco (e musicalmente una bella composizione)?

Eolo è nata proprio per far parte di questo concept, narrando essa la leggenda della nascita di Trieste. Abbiamo deciso di dare un assaggio di ciò che sarebbe stato questo progetto inserendola nell’EP, ma non potevamo assolutamente escluderla dall’album. L’abbiamo interamente ri-registrata, con un nuovo suono di ghironda, nuove scelte a livello di arrangiamento all’inizio, e, a livello generale, un taglio decisamente più rock rispetto alla versione di The Journey.

Scjaraçule Maraçule è un canto del Friuli Venezia Giulia per invocare la pioggia, la musica è un pezzo di storia friulana che risale al tardo medioevo e per il testo vi siete rifatti a quello del poeta del ‘900 Zannier. In poco più di tre minuti avere riunito storia, poesia e tradizioni ri-arrangiando il tutto con gusto e personalità, cosa non facile soprattutto se si ha a che fare con Branduardi e la sua Ballo In Fa Diesis Minore. Eravate in un certo senso “intimoriti” dall’inevitabile confronto?

Il confronto era certamente inevitabile. Questo tuttavia non ci ha inibito, e abbiamo fortemente voluto includere questo pezzo così importante della nostra tradizione. Abbiamo cercato più versioni e di diversi artisti (cogliendo l’occasione per ascoltare lo stesso Branduardi a ripetizione), e poi abbiamo lavorato sodo per renderla unica e “nostra”. Sfruttando quindi cori polifonici e quella vena prog che ogni tanto fa capolino nei nostri pezzi, abbiamo creato la nostra versione di questo brano. Siamo davvero orgogliosi di poterlo portare al di fuori della nostra terra natìa!

La chiusura è affidata a Rosander, composizione da oltre sette minuti e con una parte piuttosto robusta e rock, con cori e un assolo di chitarra, tutto piuttosto diverso dal resto del materiale, anche se tutto suona 100% Corte Di Lunas. Come è nata la canzone e mentre la stavate realizzando vi siete resi conto che era un po’ diversa dalle altre?

Rosander è stata concepita fin da subito come suite di chiusura di questo progetto. È la storia di una principessa ribelle che, dopo anni di fiera solitudine, trovò l’amore. Dopo la promessa di eterno amore, il suo principe fu tuttavia costretto a salpare per mare. Il mare è però una creatura volubile, e sorprese il giovane con una violenta burrasca, che ne affondò la nave. Le lacrime di dolore della principessa divennero un torrente, ed ella divenne roccia, dando così vita alla Val Rosandra. La storia ci ha talmente intrigato che abbiamo deciso di dare al pezzo una dimensione teatrale. Ci siamo immedesimati in questo meraviglioso personaggio e abbiamo cercato di metterne in musica le speranze, l’angoscia, la rabbia ed infine il dolore, in tre atti, quasi come fosse un musical. Amiamo molto giocare con gli stili e questo pezzo ci ha dato una grandissima opportunità in tal senso. Nata inizialmente da un’idea piano e voce della nostra flautista (Mary), abbiamo poi rielaborato questo brano racchiudendo tutti gli elementi presenti nelle dieci tracce precedenti: melodie meste e riff incalzanti, cambi di tempo, suoni ambientali e recitati. Il tutto è impreziosito dall’arpa di Lucia Stone, che ringraziamo ancora una volta per aver preso parte a questo progetto!

La copertina con la mappa del Friuli Venezia Giulia ricorda per colore e stile quella classica de Il Signore Degli Anelli. Una scelta voluta oppure si tratta di un caso?

È stata decisamente una scelta. Amiamo Tolkien e il mondo che è riuscito a creare, per noi è un pilastro! Quelle narrate in Tales From the Brave Lands sono leggende, perciò ci è parso naturale associarci al mondo del fantasy, consapevoli che anche molti dei nostri fan sono amanti del genere. Ogni miniatura presente sulla mappa rappresenta un brano: il folletto è uno Sbilf (che si dice essere presente nelle foreste dell’alto Friuli, e che rimanda appunto a The Last Of Sbilfs), le tre ragazze che danzano sono coloro che invocano la pioggia in Scjaraçule Maraçulee così via. Un grazie immenso va a l’illustratrice Giulia Nasini, che ha fatto un lavoro splendido, combinando le nostre idee alle sue con grande sensibilità! All’interno del booklet troverete anche le magnifiche foto di Ermes Buttolo, dove potrete vederci nei panni dei protagonisti delle nostre storie.

Nuovo disco e nuovo videoclip, questa volta la scelta è caduta su Vida. Il video è spettacolare e credo che la storia meriti di essere raccontata…

Molto volentieri! La leggenda narra della regina Vida che, fiera e benevola, regnava sulle valli del Natisone. In una giornata come tante, però, il quieto vivere del suo popolo fu incrinato dalla terribile notizia portata da un messaggero: gli Unni stavano arrivando. Fu così che la regina, con il sangue freddo che la distingueva, prese la decisione di abbandonare villaggio e castello e di rifugiarsi assieme al suo popolo nella Grotta di San Giovanni d’Antro (ed è proprio in questa grotta, situata vicino a Cividale del Friuli, che sono state girate le riprese del nostro videoclip). Vi giunsero attraverso un passaggio conosciuto solo da pochi e portandosi appresso viveri e tutto l’occorrente per sopravvivere il più a lungo possibile. Gli Unni non tardarono ad arrivare ma trovarono il villaggio deserto; allora scoprirono la grotta, ma, non potendola raggiungere, decisero di attendere che il popolo morisse di fame. Dopo diverso tempo, quando le provviste stavano per finire, la regina decise di prendere l’ultimo sacco di frumento rimasto e di rovesciarlo, dall’alto della grotta, ai piedi di Attila, affermando di averne tanti altri quanto i chicchi in esso contenuti. Il tiranno, ingannato dall’astuzia di Vida, decise di abbandonare il villaggio e così il popolo fu salvo.

Domanda difficile: dovendo scegliere una sola canzone per far conoscere i Corte Di Lunas e il Friuli Venezia Giulia, quale scegliereste e perché?

Domanda difficile, è vero, ma direi che probabilmente è proprio Vida che ben si presta ad entrambi gli scopi. Certo è riduttivo pensare di far conoscere il Friuli tramite una singola leggenda, ma la regina Vida riveste molto bene lo spirito “brave” che contraddistingue il popolo friulano, gente coraggiosa, onesta e orgogliosa. Musicalmente parlando, poi, sentiamo questo brano molto nostro per la sua vena rock capace di smuovere e dare energia: se dovessimo introdurre qualcuno alla nostra musica questa sarebbe una buona scelta da cui partire (non a caso abbiamo scelto proprio questo pezzo come primo singolo estratto dall’album!).

Alcuni titoli sono in italiano ma poi i testi soprattutto in inglese. Da un disco che parla di leggende di una terra precisa e con una copertina che è una mappa mi aspettavo molto di più nella nostra lingua o in dialetto friulano. Questa scelta è dovuta alla volontà di essere accessibili a più persone possibili e quindi far arrivare le storie del Friuli oltre confine?

Esatto, abbiamo pensato fosse una buona cosa rendere comprensibile ai più le nostre storie. Prendiamo come esempio La Dama Bianca: è una leggenda famosa e presente in molti luoghi d’Europa e prevalentemente conosciuta come The White Lady. Volevamo che la nostra fosse riconoscibile, che rappresentasse la versione italiana della storia, senza però sacrificare l’accessibilità a chi non viene dalla nostra terra. In alcuni brani abbiamo tuttavia scelto di utilizzare il nostro dialetto. Tiare (“Terra”) è un’invocazione agli spiriti dei nostri antenati, affinché scendano sulla nostra terra per raccontarci queste leggende perse nel tempo. E quale mezzo migliore per raggiungere le anime antiche delle nostre terre se non la lingua della nostra tradizione? Unitamente ad un’impronta musicale più pagan, crediamo il friulano si sia ben prestato a ricreare una dimensione rituale e viscerale. L’altro pezzo in friulano è il già citato Scjaraçule Maraçule, pietra miliare della cultura friulana.

Il 2020 è iniziato nei peggiori dei modi e di conseguenza non potete, per ora, supportare la pubblicazione di Tales From The Brave Lands con delle date live. Dato l’obbligo di stare in casa, ne state approfittando per creare nuova musica, oppure non è il momento buono visto quello che accade fuori la porta di casa?

È sempre un buon momento per comporre qualcosa di nuovo! Alcuni di noi hanno già avuto delle idee e stiamo già pensando al futuro, a cosa ci sarà dopo Tales From The Brave Lands. Possiamo assicurarvi che non rimarremo fermi molto a lungo. Dato il momento, però, ci stiamo dedicando prevalentemente alla creazione di contenuti, per promuovere l’album e la band. Ci piacerebbe riuscire a mantenere alto il morale, sia il nostro che quello degli amici che ci seguono, cercando di essere presenti e coinvolgendoli il più possibile!

Siamo nel post pandemia e si può girare liberamente, quali luoghi consigliereste a un turista per conoscere e godere della vostra regione?

In Friuli si può trovare di tutto! La nostra regione offre scenari di ogni tipo: si possono ascoltare le onde del mare infrangersi sulle rocce di Trieste, città storica e meravigliosa, in cui si erge il Castello di Miramare. Salendo un po’ non possiamo tralasciare Redipuglia, dove c’è la possibilità di visitare il conosciuto sacrario dedicato alle vittime della Prima Guerra Mondiale o Aquileia con i suoi numerosi resti romani. Non troppo distante si trova Palmanova, la famosa città stellata patrimonio dell’Unesco! Un altro passaggio obbligatorio sicuramente è quello al Castello di Udine. Non possiamo, inoltre, non citare la bellissima Cividale del Friuli (in cui è ambientata la leggenda del Ponte del Diavolo – la nostra The Devil’s Bridge!), che offre innumerevoli sorprese. E San Daniele? L’importante è che non ve ne andiate senza assaggiare i diversi vini regionali, altrimenti verrebbe presa come un’offesa! Qui abbiamo parlato solo di alcune delle meritevoli mete del Friuli. Insomma, potremmo parlarne per ore. Noi friulani siamo un popolo orgoglioso e fiero di vivere in una regione così ricca di storia e di cultura.

È sempre un piacere ascoltare la vostra musica e avere modo di scambiare due parole: speriamo di riuscire a conoscerci a Montelago! Oltre al classico #stateacasa cosa volete aggiungere per terminare l’intervista?

In effetti, ci sarebbe una cosa che ci terremmo ad aggiungere: #staybrave, folks! A inizio marzo, in un momento in cui i social media erano inondati di tensione, paura e rabbia, abbiamo infatti dato vita allo “#staybrave Project”, che mira a diffondere messaggi di coraggio e speranza. Abbiamo chiesto ai nostri “Brave Folks” di inviarci del materiale musicale, video o anche immagini, disegni, poesie… qualsiasi cosa li facesse sentire impavidi in questo periodo buio. Tutto ciò che ci viene mandato lo condividiamo sulla nostra pagina Facebook e sul nostro profilo Instagram, come fossimo un grande esercito di guerrieri a distanza! Due sere a settimana inoltre teniamo le “Chiacchiere a Corte”, un format in diretta Facebook, in cui chiacchieriamo con ogni volta un ospite diverso dalla scena folk italiana. Oramai siamo arrivati quasi alla ventesima puntata! È un’occasione per stringere amicizie e legami, tenere compagnia alle persone a casa, ma anche diffondere la cultura folk. Presto inoltre annunceremo delle altre importanti novità, relative a come ci terremo attivi nel prossimo futuro, in cui (probabilmente) non si potrà suonare live ancora per un po’. Non ci rimane che ringraziarti per le tue domande e il tuo tempo. Speriamo che questo periodo passi in fretta e che si possa presto incontrare, magari davanti ad una bella pinta di birra!

Corte Di Lunas e Folkstone!

Intervista: Corte Di Lunas

Dopo la recensione del bell’EP The Journey – lavoro che mi ha emozionato non poco –, era d’obbligo intervistare i Corte Di Lunas, band in attività da diversi anni e che, tra cambi di formazione e di stile, hanno molto da narrare. La cantante Giordana ha risposto alle domande con grande disponibiltà, permettendoci così di entrare nel mondo del settebello friulano, tra racconti e curiosità, in attesa del prossimo disco che vedrà la luce nei primi mesi del 2020. Buona lettura!

Essendo questa la prima intervista su Mister Folk, iniziamo parlando della storia dei Corte Di Lunas: le origini del gruppo e del nome, i dischi pubblicati e i palchi calcati.

Il gruppo nasce come formazione medievale di musica “da strada” nel 2009, e solo successivamente decide di portare avanti un progetto parallelo, rivisitando alcuni brani di musica medievale e tradizionale in chiave rock. Questo connubio dà vita al primo disco, interamente strumentale, che esce nel 2010 con il titolo Plaudite ‘Sì Più Forte. Dopo i primi concerti con questa nuova formazione il progetto appassiona a tal punto che si decide di separare la formazione medievale (che prende il nome di Menestrelli Di Lunas) dalla Corte di Lunas. Sempre nello stesso periodo i fondatori decidono di ampliare la line-up inserendo anche parti cantate. Così nel 2012 entro io (Giordana) ed esce il secondo disco Ritual, che dà spazio anche ad alcuni brani originali del gruppo. Da qui, la band comincia a calcare diversi palchi di festival italiani come Montelago, Druidia, Triskell, Mutina Boica, Dumeltica, Yggdrasil e altri. Nel frattempo, la decisione di comporre altra musica propria è arrivata da sé e da qui nasce Lady Of The Lake (2015), album dalle influenze rock/metal. Dopo un ulteriore cambio di line-up, infine, quest’anno è uscito The Journey, EP che lancia un nuovo viaggio della band, alla ricerca di un nuovo sound!

Vi ho visto dal vivo al Montelago Celtic Festival, forse era il 2013. Sono passati diversi anni e alcune cose sono cambiate nei Corte Di Lunas, sia musicalmente che di formazione.

Decisamente sì. Sicuramente l’abbandono di uno dei membri fondatori dopo la stagione del 2016 è stato uno dei cambiamenti più importanti e ciò ha influenzato anche le scelte musicali e compositive. Un’altra svolta considerevole è derivata dall’ingresso di tre nuovi membri: Mary al flauto, David al bouzouki e Martina alla ghironda. Ma in definitiva, il cambiamento più importante è stato quello di mentalità all’interno della band, ed il nostro modo di concepire e scrivere la nostra musica.

Il nuovo EP è una sorta di rinascita per la band? Come vi sentite ora che avete pubblicato questo cd?

Carichi! Abbiamo avuto riscontri positivi non solo in Italia, ma anche in Europa e persino dall’America! Dopo il periodo di stallo dovuto ai cambi di formazione non vedevamo l’ora di comporre e proporre ai fan qualcosa di nuovo. La pubblicazione di The Journey è stato un momento particolarmente “liberatorio”. Dal 2016 ad oggi abbiamo attraversato una fase veramente sofferta del nostro percorso, e ora che finalmente abbiamo visto la fine di questo periodo e abbiamo visto la quantità di prove e difficoltà che siamo riusciti a superare non possiamo che essere un po orgogliosi del nostro lavoro ed entusiasti per il periodo a venire. The Journey è sotto tutti gli aspetti un punto di rinascita per la band.

La copertina è molto semplice, è forse un modo per dire “concentratevi sulla musica” in un mondo che guarda sempre più l’estetica invece dell’essenza?

Esattamente, volevamo incuriosire i vecchi fan e quelli nuovi, puntando a qualcosa di minimale che lasciasse spazio alla nostra musica e alle nuove grafiche, dato il restyling di logo e scritta. Il logo, in particolare, rappresenta proprio l’evoluzione del gruppo. Nei precedenti lavori, l’uroboro era più semplice, ma ci siamo accorti che, viste le varie difficoltà affrontate nel corso degli anni, avevamo bisogno di dare un’immagine più significativa e perciò abbiamo scelto di trasformarlo in qualcosa di più forte: un drago. La sua ala avvolge parte del corpo, come a volerne proteggere l’essenza, mentre sulla coda si può notare la cresta composta da sette spine, una per ogni componente della band. Inoltre non poteva mancare il nostro amato ciclo lunare, sviluppato sulla coda del drago.

Musicalmente mi pare che siate tornati a una musica più soft dopo il rock di Lady Of The Lake. Cosa ha portato a questa virata stilistica?

Ci piaceva l’idea di riproporre canzoni nostre in chiave più folk e meno rock/metal, dopo appunto la sperimentazione di Lady Of The Lake. Sicuramente è dovuto ad una crescita personale e alle diverse esperienze singolarmente vissute. Discutendo prima fra di noi e poi con i nuovi membri del gruppo per definire meglio i propositi, ci siamo trovati tutti sulla stessa lunghezza d’onda e l’EP ne è la dimostrazione.

Per il brano The Journey avete girato un bel videoclip: come è nata l’idea del video e ci sono storie e aneddoti da raccontare riguardanti le riprese?

The Journey è in assoluto la canzone che più rappresenta il percorso affrontato dal gruppo e volevamo renderle giustizia, volevamo far sapere ai fan che siamo tornati e che siamo più energici di prima,  proponendo un contenuto che finora non avevamo mai avuto occasione di realizzare, ovvero un videoclip. Ci premeva trasmettere un’idea di unione, infatti si vede la band che intraprende un viaggio, camminando fianco a fianco perché è così che noi attualmente stiamo vivendo questa esperienza. Le riprese si sono svolte in due giornate diverse: la prima è stata dedicata proprio alla parte narrata. Possiamo dire che più di qualcuno è miseramente scivolato sulle foglie secche, mentre qualcun altro tende ad ancheggiare piuttosto vistosamente! Nella seconda giornata si sono svolte le riprese in cui suoniamo e lì ci sono state bacchette volanti, il nostro bassista che ondeggiava di continuo e qualche altra figura pessima fortunatamente non inserita nel lavoro finale! Però abbiamo una raccolta di questi bloopers gelosamente custodita nei nostri cellulari…

Star Of The County Down è un bellissimo brano irish folk. Trovo che le canzoni tradizionali irlandesi riescano a parlare d’amore in una maniera dolce e diversa da tutti gli altri. Come mai avete scelto questa canzone?

Vero? Con una tale semplicità nel testo, questa canzone riesce a trasportarci in un altro mondo e sembra quasi di sentire il profumo della Contea di Down. E, in realtà, è un brano che già da tempo portavamo live e il pensiero di come sarebbe potuto uscire con i nuovi arrangiamenti di flauto, bouzouki e ghironda ci intrigava molto. Il risultato finale ci è piaciuto talmente tanto da volerlo includere nell’EP.

Lady Of The Lake è un brano che avete già inciso, ma ora lo presentate in chiave acustica e il risultato è veramente bello. Ci sono altre canzoni vorreste riarrangiare e presentare in questa maniera? Magari un EP con altre composizioni, sempre acustiche?

Ci stiamo pensando da tempo, perché ci siamo meravigliati del risultato di Lady Of The Lake e ci abbiamo preso gusto. Molto probabilmente una volta terminata la scrittura del disco (e manca poco) ci concentreremo anche su degli arrangiamenti in chiave acustica. A me piacerebbe molto riarrangiare Lost In Fairyland e Stone In The Sand (due brani dai toni molto rock/metal). Vedremo cosa ne salterà fuori!

La vostra musica è molto intensa e tocca l’anima di chi vi ascolta. Cosa rappresenta per voi la musica e cosa vorreste trasmettere con le sette note?

Ti ringrazio per questa frase e anche per la domanda. Vibrazioni, coinvolgimento, immedesimazione.Per noi la musica è una forma di espressione che ci permette di sognare, di creare in un istante eterno e di vagare in spazi sconosciuti. Di metterci in gioco come musicisti, ma soprattutto come persone. Di curare ferite e dare senso al bene e al male. Questo ci lega ad ogni persona che riusciamo a raggiungere e, in un periodo dove non si fa altro che cercare divisioni, ci permette di azzerare pregiudizi, bandiere e contrasti.

Il prossimo passo è un nuovo disco? Anticipazioni?

Certamente, l’EP è stato un breve assaggio che ci è servito per “rinascere” e prendere le misure sia livello di sound che come formazione. Nei nostri progetti abbiamo la pubblicazione di un album di tracce originali, all’inizio del 2020. I brani parleranno di leggende della nostra terra natia, il Friuli Venezia Giulia, e ognuno di essi sarà la storia musicata di una di queste storie. Questo sarà accompagnato anche da altri contenuti, diciamo “multimediali” (per non spoilerare troppo!).

Mister Folk tratta principalmente folk/viking metal, vi chiedo quindi se conoscete alcuni gruppi del genere e se trovate interessanti alcuni elementi di questo stile musicale.

La nostra Marty è una fan sfegatata degli Eluveitie, li segue da oltre dieci anni e si è senz’altro fatta influenzare dal loro stile. Alcune voci non troppo segrete narrano che la sua passione per questo strumento sia nata proprio da lì! Altri gruppi che vanno sicuramente menzionati sono i Korpiklaani e i Finntroll, fra i più famosi, ma vorremmo citare in modo particolare gli Elvenking ed Mago De Oz. Sono stati parte fondamentale degli ascolti di alcuni nostri componenti, sia il nostro batterista Riccardo che il nostro bouzouki-man David hanno militato in gruppi folk metal, e queste band hanno rappresentato una grande fonte di ispirazione per la loro crescita musicale in quel periodo. E anche se per ora abbiamo preso le distanze dalle sonorità metal, come dicevamo prima, dobbiamo comunque ringraziare questi gruppi per averci iniziati a questo genere e percorso.

Vi faccio nuovamente i complimenti per l’EP da poco pubblicato e spero di vedervi presto in concerto. A voi le parole finali!

Scegliamo allora poche parole semplici che parlano di noi, augurandoci che possano ispirare anche voi. Raccontano una storia di quelle scritte a mano, con pazienza. Una storia di paziente rinascita e trasformazione.

“The journey itself keeps you alive
the path, the way allows you to rise.”

Grazie per la bellissima intervista e che i nostri sentieri si incrocino ancora presto!

Corte Di Lunas – The Journey

Corte Di Lunas – The Journey

2019 – EP – autoprodotto

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Giordana: voce, percussioni – Nicolas: chitarra – Massimo: basso – Riccardo: batteria – Martina: ghironda – David: bouzouki – Maria Teresa: flauti

Tracklist:1. The Journey – 2. Eolo – 3. Star Of The County Down – 4. Lady Of The Lake (acoustic version)

I friulani Corte Di Lunas tornano a farsi sentire con un EP composto da quattro brani che, in un certo senso, significa una nuova rinascita. La band ha all’attivo tre dischi (Plaudite ‘sì Più Forte, Ritual e Lady Of The Lake) che dal 2010 in poi hanno segnato un’evoluzione musicale non di poco conto dallo strumentale renaissance folk rock dell’esordio al rock con brani originali dell’ultimo. Nel mezzo c’è stata molta attività live (li ho conosciuti grazie al Montelago Celtic Festival anni orsono) che ha permesso alla band di farsi apprezzare anche per la giusta attitudine sul palco. The Journey nasce dopo un periodo di transizione che ha visto dei cambiamenti in seno alla band e la cosa si rispecchia anche nella musica: il precedente Lady Of The Lake è un disco piuttosto roccioso per i canoni dei Corte Di Lunas, che con questi quattro brani tornano a sonorità più delicate e sognanti.

La title-track è un pezzo equilibrato, ogni strumento ha il suo spazio e contribuisce al successo della canzone. La voce di Giordana, espressiva e graffiante quando ce n’è bisogno, guida la band nel ritornello diretto e d’immediata assimilazione: sicuramente una delle migliore composizioni dei Corte Di LunasEolo prosegue stilisticamente quando fatto nell’opener, con un ritmo maggiormente sostenuto e gustosi intermezzi di flauto ad arricchire il già vasto repertorio musicale del gruppo. Il terzo brano in scaletta è Star Of The County Down, meravigliosa ballata irlandese dal testo romantico ed emozionante, un bel pezzo irish folk nel quale il protagonista rimane ammaliato dalla bellezza di Rosie McCann e canta di come sia impossibile non pensare sempre a lei. Chiude il dischetto Lady Of The Lake, versione acustica della composizione che dà il titolo al terzo full-length. In questa veste la canzone assume contorni fiabeschi e sognanti: lasciarsi trasportare delle note musicali non è mai stato tanto dolce e bello.

The Journey è un EP che mostra il nuovo corso dei Corte Di Lunas, ma che conferma la bravura dei musicisti e la bontà del progetto. Non resta altro, a questo punto, di attendere il nuovo disco con The Journey nel lettore cd a ingannare il tempo e, se possibile, di vederli all’opera in concerto. Bentornati Corte Di Lunas!