Già due anni senza i Folkstone

Ieri mi è capitato di vedere una storia Instagram con i Folkstone in concerto due anni fa in quel di Milano, una data del tour di addio. Mi è tornato in mente questo articolo scritto proprio due anni fa, dopo il famoso annuncio social nel quale si comunicava la fine della band e le ultime date live. Per qualche motivo l’articolo non è mai stato pubblicato fino a oggi, rivisto e “aggiornato”, ma il contenuto è lo stesso. Un po’ di ricordi personali, qualche riflessione… un articolo diverso dagli altri pubblicati qui su Mister Folk, ma che viene dal cuore.

I Folkstone non sono stati solamente il gruppo più importante e famoso della scena folk metal italiana, ma rappresentano forse la miglior porta d’ingresso per i curiosi che si affacciano per la prima volta in questo mondo fatto di violini e cornamuse, arpe e flauti, oltre che di chitarre e batterie. Prima di celebrare i Folkstone è bene ricordare, al di là della qualità musicale (che non è mai mancata, diciamolo subito!), che se il folk metal in Italia ancora oggi gode di buona salute lo si deve proprio alla band di Lore e soci.

Poco più di due anni fa, come un fulmine a ciel sereno, i Folkstone annunciarono tramite la propria pagina Facebook che il viaggio iniziato nel 2005 giungeva ormai al termine, tempo una manciata di selezionati concerti per salutare vecchi e nuovi amici (e per raccogliere i meritati applausi, aggiungo!) e sarebbe calato il sipario in maniera definitiva. Ancora oggi non si conoscono con certezza le motivazioni di questo split, e inutili congetture a parte – le quali sui social hanno purtroppo trovato spazio – la spinta in questa direzione sembra essere la classica energia che viene meno dopo anni di tour, dischi e impegni promozionali.

I Folkstone hanno inciso sette album (contando anche Sgangogatt) e rilasciato un paio di testimonianze live (con il bonus dvd presente in Diario Di Un Ultimo), ma soprattutto hanno girato in lungo e largo l’Italia, portando divertimento e sorrisi a migliaia di persone. Era il 2010 quando vidi per la prima volta i guerrieri orobici sul palco, e ancora me lo ricordo come se fosse ieri: si trattava di un “pacchetto” incredibile formato da Kalevala hms (pure loro in procinto di sciogliersi a breve) in apertura, Furor Gallico, Folkstone e gli storici Skyclad in veste di headliner, al caro vecchio Boulevard di Misano Adriatico (RN), un concerto di grande coinvolgimento con quattro gruppi che non necessitano certo di una presentazione. Da allora, ogni anno è stato buono per vedere almeno un concerto dei Folkstone: cambiavano i musicisti ed uscivano nuovi dischi, ma il divertimento e il sudore ai loro spettacoli erano sempre gli stessi.

Al di là della questione musicale – c’è chi li preferisce i primi album, più ruspanti, chi le ultime e più riflessive pubblicazioni e chi, per non sbagliare, ha trovato del buono in tutti i dischi – è l’attitudine dei Folkstone ad aver sempre colpito la gente. Musicisti in gamba, preparati, ma soprattutto persone alla mano, gentili, che non si sono mai tirate indietro per una chiacchiera post concerto, regalando sempre grandi sorrisi. Com’è normale che sia alcuni erano più “caciaroni” e amavano passare le ore a bere birra in mezzo alla gente (Andreas in questo era un vero fenomeno!) e chi era di indole riservata, ed era bello scoprire ogni volta un lato del carattere di qualcuno che si lasciava andare a ricordi di gioventù o piccole storie di vita privata: per molti di noi fan i Folkstone sono stati una sorta di fratelli, anche se magari per una sola sera all’anno. Il rapporto musicista-fan è sempre stato bello e sincero e ciò, unito alla musica e all’impegno sul palco, non ha fatto altro che accrescere la stima e l’amore verso la band capitanata da Lore.

Il folk metal italiano deve davvero molto ai Folkstone e al Fosch Fest, il festival bergamasco che anni fa faceva sognare tutti gli amanti di questo genere musicale grazie a un’atmosfera unica e un bill ogni anno sorprendente. Per il festival, purtroppo, le cose non sono andate bene, soprattutto dopo l’apertura verso altri generi, ma quello che i Folkstone e Richard Milella, primo manager della band orobica e ideatore del festival, hanno fatto le edizioni iniziali è un qualcosa di forse irrepetibile, consacrando il folk metal nel nostro paese a suon di buona musica e birra di qualità. Se a un certo punto, proprio dopo i primi Fosch Fest, in Italia è scoppiata la “moda” del folk metal, il merito è dei nomi scritti poco fa. Una “moda” che ha portato alla creazione di tanti gruppi musicali, alcuni dei quali tutt’ora in attività con ottimi risultati, un’attenzione del pubblico verso band prima sconosciute sui nostri palchi (ma non nel resto d’Europa) e alla nascita di quella che è poi diventata la scena folk metal italiana. Non che prima non esistessero gruppi del genere, basti pensare ai Death Army che con Ragnarok (2004) hanno probabilmente inciso il primo lavoro “realmente” folk metal in Italia, formazione nella quale troviamo anche Becky dei Furor Gallico e arpa nel debutto Folkstone. Death Army che, nonostante il silenzio discografico, ebbero anche l’opportunità di aprire un Gods Of Metal. Quel che è sicuro, il diffondersi del verbo Folkstone ha dato la spinta al folk metal per emergere e farsi conoscere ma, soprattutto, ha fatto capire ai giovani musicisti che per suonare folk metal e generi vicini (viking, pagan) non si deve necessariamente parlare di Odino e Thor – personaggi affascinanti della mitografia norrena, senza dubbio – ma che è possibile raccontare storie di folklore locale, storie antiche che possono tornare alla luce e trarre ispirazione dalle meraviglie della natura che ci circondano. Questo dei testi “italiani” verrà poi definitivamente sdoganato dai Draugr con il capolavoro De Ferro Italico, ma questa è un’altra storia e forse un giorno ci sarà modo di raccontarla con il giusto tempo e spazio, ma mi piace rimarcare la scelta dei vocaboli da parte di Lore, vero poeta di montagna: frasi come “ed inerti rimangono le remote valli” o vocaboli come “rodire” non si leggono facilmente nei testi dei gruppi musicali.

Quest’articolo inizialmente doveva essere un piccolo resoconto sulla carriera dei Folkstone e raccontare l’evoluzione musicale attraverso i dischi in studio, ma scrivendo mi sono reso conto che per l’evoluzione musicale ci sono le recensioni nell’archivio e oggi la musica passa quasi in secondo piano. Non per la qualità, ma per il lato umano. Ci mancano i Folkstone, ci mancano i loro concerti e ci mancano i sorrisi di Roberta e Lorenzo, ci mancano i movimenti a tempo delle cornamuse e la grinta di Edo. Ci mancano i Folkstone e questo, probabilmente, è l’inequivocabile segno che i ragazzi che hanno iniziato a suonare “per caso” (grazie a un cd compilation della rivista Psycho! contenente un brano degli In Extremo, come ricordato da Andreas e Lore) hanno lasciato nei cuori di tutti noi. Ci mancate tanto, cari Folkstone, ed è sempre bello ricordare i momenti trascorsi insieme.

2 thoughts on “Già due anni senza i Folkstone

  1. Visti per la prima volta nel 2010, divertito tantissimo, poi nel 2012, forse anche di più. Terza volta nel 2017, irriconoscibili: dov’era la voglia di scherzare e fare casino sul palco che mi aveva fatto impazzire le scorse volte? Lì per lì ho pensato a una serata “no” che nella vita di chi fa musica può capitare a tutti, ma a posteriori… forse si poteva capire dove sarebbe finito il percorso…

    Bell’articolo, pieno di passione. Grazie!

    • Ciao Skyclad, grazie per i complimenti 🙂
      Sicuramente i Folkstone del 2010 e 2012 erano diversi da quelli del 2019, non so se per via dei musicisti diversi o della stanchezza accumulata in anni di tour (a volte oltre 60 concerti all’anno). Sicuramente col passare del tempo sono stati più “protetti” da chi li gestiva, ma loro sono sempre stati molto carini e cordiali. Pensa che con il supporto di una vera casa editrice che arriva regolarmente in libreria avevo proposto loro di fare un libro biografico secondo me interessante e diverso dai soliti (in modo da rispecchiare la loro natura), ma la cosa non interessava… ma i calendari sì! 😀

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