Live Report: Alestorm e Skálmöld a Roma

ALESTORM + SKÁLMÖLD

1 dicembre 2018, Orion Club, Ciampino, Roma

Due tra i gruppi folk/viking metal più amati dal pubblico folk/viking metal sbarcano in Italia per ben quattro concerti e la seconda tappa nello stivale è all’Orion di Ciampino, Roma. Alestorm e Skálmöld sono band che in questi anni hanno raccolto sempre più consensi a suon di dischi ben fatti e convincenti (e coinvolgenti) show. Inoltre l’accoppiata pirati/vichinghi, con buona pace di Chris Bowes che spesso ha giocato su questo dualismo, si rivela sempre vincente e il buon numero di spettatori in una piazza non particolarmente calda per questo genere lo dimostra.

Ad aprire la serata ci sono i romani Sailing To Nowhere, ma l’arrivo al locale è giusto in tempo per l’intro degli Skálmöld, che si lanciano senza freni con la fragorosa Árás, canzone tratta dall’eccellente debutto Baldur. La band suona compatta, i suoni in posizione centrale sono buoni e il pubblico risponde con crescente calore alle incitazioni di Björgvin Sigurðsson e soci. L’ora a disposizione degli islandesi passa velocemente con le canzoni tratte da tutti gli album finora pubblicati: le tipiche tre chitarre s’intrecciano con eleganza e i cori a più voci (con la novità di Helga Ragnarsdóttir alle tastiere in sostituzione di Gunnar Ben per questo tour) che sono da sempre marchio di fabbrica del gruppo di Reykjavík, vengono esaltati nelle varie Narfi, Að Vetri e Niðavellir. Dal nuovo disco vengono suonate Sverðið e Móri, ma è un peccato non aver potuto ascoltare Mara, forse la traccia migliore di Sorgir. Con la classica (ed epica!) Kvaðning gli Skálmöld lasciano il palco tra i meritati applausi prima del consueto bagno di folla per foto e autografi al banchetto del merchandise.

Scaletta Skálmöld: 1. Árás – 2. Gleipnir – 3. Sverðið – 4. Múspell – 5. Niflheimur – 6. Narfi – 7. Móri – 8. Niðavellir – 9. Að Vetri – 10- Kvaðning

L’intro trash dà inizio al concerto degli Alestorm, al ritorno a Roma dopo molti anni di assenza. Il pubblico è partecipe fin dai primi istanti anche perché iniziare lo show con Keelhauled vuol dire fare le cose seriamente fin dai minuti iniziali. Il mattatore della serata è chiaramente il frontman Christopher Bowes, leader indiscusso della band e autore di un’infinita quantità di scenette sul palco e con gli spettatori delle prime file. Versi assurdi, smorfie da terza elementare, furti di birre e improbabili posizioni sono solo alcune delle armi a disposizione di Bowes, autore comunque di una prova vocale più che discreta; il resto della band svolge il lavoro in maniera precisa e senza particolari eccessi. La scaletta è un party greatest hits e così vengono riproposti i singoli di successo degli scozzesi come Mexico e Nancy The Tavern Wench, Drink e Shipwrecked, con la cover Hangover che vede al microfono un ospite australiano che si presenta scolando due birre Ceres in contemporanea: tutto molto Alestorm! Il concerto è lungo il giusto, 80 minuti per diciotto brani – senza momenti morti o noiosi – è quel che ci si aspetta da una band come gli Alestorm e difficilmente qualcuno potrà lamentarsi per una canzone mancante. Il finale è riservato a due pezzi da novanta come Wolves Of The Sea e Fucked With An Anchor, canzone arricchita da un’infinità di diti medi alzati tra band e pubblico. Grandi sorrisi a fine concerto, le luci si accendono e scatta la caccia all’autografo con i musicisti, Bowes in particolare, ma è il cantante/tastierista in primis a uscire tra il pubblico per continuare i siparietti iniziati sul palcoscenico.

Scaletta Alestorm: 1. Keelhauled – 2. Alestorm – 3. Magnetic North – 4. Mexico – 5. Over The Seas – 6. The Sunk’n Norwegian – 7. No Grave But The Sea – 8. Nancy The Tavern Wench – 9. Rumpelkombo – 10. 1741 (The Battle Of Cartagena) – 11. Hangover (Taio Cruz cover) – 12. Pegled Potion – 13. Bar Und Imbiss – 14. Captain Morgan’s Revenge – 15. Shipwrecked – 16. Drink – 17. Wolves Of The Sea (Pirates Of The Sea cover) – 18. Fucked With An Anchor

Note di colore: la prima è sicuramente la grande papera gialla che troneggia a centro palco, regina indiscussa della serata e negli ultimi anni eletta a immagine degli Alestorm, anche se poi i bonus disc li fanno con i cani. Christipher Bowes ha una mise alquanto improbabile ed è anche per questo che gli si vuole tanto bene. L’ultima volta che vidi gli Alestorm (Bologna 2011) aveva degli accecanti pantaloni color giallo fluo, questa volta ha una graziosa cannottiera con un delfino gay, il kilt marchiato Alestorm – da vero scozzese! – e una sorta di sandali color blu. A proposito di piedi, Baldur Ragnarsson degli Skálmöld ha sempre suonato a piedi scalzi, ma ultimamente la cosa ha preso piede (scusate il gioco di parole!) tra gli altri membri del gruppo e così anche il bassista Snæbjörn Ragnarsson e la tastierista Helga Ragnarsdóttir hanno suonato l’intero concerto scalzi. Tra l’altro, i tre musicisti sono fratelli, sarà una coincidenza l’aver suonato tutti a piedi nudi? Infine, meritano una citazione tutti i pirati che hanno arricchito la serata con cappelli da filibustieri, bandane con teschi e sosia più o meno credibili di Jack Sparrow.

Quella dell’Orion è stata una serata intensa e divertente, con i gruppi che si sono espressi ai massimi livelli e la buona risposta di pubblico che, ci auguriamo, possa indurre i promoter a organizzare nuovi e validi concerti folk metal nella capitale.

Annunci

Live report: Haegen a Roma

HAEGEN + STILEMA

4 marzo, Let It Beer, Roma

In campo folk metal l’underground italiano ha poco o nulla da invidiare a quello estero: decine di band interessanti e personali, scoppiettanti show e personaggi pittoreschi sono all’ordine del giorno per chi frequenta l’ambiente. Quello del 4 marzo a Roma è stato un concerto (organizzato da Musica Celtica Italia e Mister Folk) di spessore e gli spettatori ne son rimasti a dir poco soddisfatti: sul palco del Let It Beer sono saliti sul palco gli Stilema di Ladispoli (Roma) e gli Haegen di Ancona, due realtà diverse ma unite sotto il vessillo del folk metal.

I primi a suonare sono stati gli Stilema e in una manciata di brani hanno mostrato tutto quello che sanno fare: canzoni lunghe e intrigate, brani malinconici o up-tempo massicci ma sempre fortemente melodici sono alla portata della band laziale e grazie alla voce versatile di Gianni Izzo riescono a interpretare le varie forme musicali con grande personalità. La parte del leone la fa l’ultima uscita Ithaka, EP che sta rilanciando il nome del gruppo nella scena odierna: le canzoni tratte da questo cd sono ben eseguite e il pubblico apprezza l’impegno e la bravura degli Stilema, riservando loro i meritati applausi.

Scaletta Stilema: 1. Utopia – 2. Girone Dei Vinti – 3. Ophelia – 4. Sole D’inverno – 5. Ithaka – 6. Tra Leggende E Realtà

Breve cambio palco e gli Haegen sono pronti a iniziare. Fin dai primi istanti il cantante Leonardo Lasca prende il centro della scena e con i suoi modi sinceri e grotteschi riesce a coinvolgere il pubblico inizialmente distante e a fine serata sotto al palco a chiedere nuove canzoni e bis a volontà. Per la band marchigiana era la prima uscita con la nuova line-up e tutto ha funzionato alla grande, i ragazzi si sono divertiti e soprattutto hanno fatto saltare e sorridere gli spettatori a suon di Gioie Portuali, Gran Galà, Incubo e Stray Dog, tutti brani tratti dall’ultimo Immortal Lands. C’è un brano, però, che ha fatto impazzire la platea, ovvero Russian Desaster. Gli Haegen, non contenti, durante il bis, l’hanno anche suonata nella simpatica versione 8 bit per la gioia di tutti quanti. Finisce così un concerto fisico e divertente e che ha confermato la bravura dei giovani musicisti anche in sede live

Scaletta Haegen: 1. Gioie Portuali – 2. Legends – 3. Stray Dog – 4. Dal Castello Alla Foresta – 5. The Princess And The Barbarians – 6. Incubo – 7. Fighting In The River – 8. The Soul Of Your Worst Death – 9. Terre Immortali – 10. My Favourite Tobacco – 11. Russian Desaster – 12. Gran Galà – 13. Haegen – 14. Russian Desaster 8 bit

Quella del Let It Beer è stata una bella serata (peccato la poca gente!) con gruppi veramente in gamba che meritano di essere conosciuti e visti in sede live da più persone possibili. Folk on!

Live Repert: Latium Folk Fest

LATIUM FOLK FEST

DEMOTERION + SEVENTH GENOCIDE + DYRNWYN + RAS NÎR

4 maggio 2014, Closer Club, Roma

LFF1

Il 4 maggio al Closer Club di Roma si è svolto il primo Latium Folk Fest, serata dedicata al folk metal (e generi vicini) che ha visto avvicendarsi sul palco quattro giovani realtà dell’underground italiano. Nonostante il giorno non particolarmente favorevole (domenica sera) e un bill composto da nomi sconosciuti ai più, il pubblico ha risposto in maniera incoraggiante, dando soddisfazione agli organizzatori e spronandoli a ripetere l’iniziativa in futuro. Da segnalare la mostra dell’illustratrice Elisa Urbinati con una serie di dipinti a tema fantasy, compreso quello che è stato utilizzato come copertina per il cd Mister Folk Compilation vol.I.

Primi a suonare, dopo un soundcheck non semplicissimo, i RAS NÎR di Verona attaccano con il loro death/viking d’ispirazione amon amarthiana. I suoni un po’ confusionari non aiutano i giovani musicisti che comunque s’impegnano e cercano di far roteare le teste degli spettatori a suon di headbanging. Oltre a una manciata di brani propri, vengono proposte ben tre cover degli Amon Amarth (War Of The Gods da Surtur Rising, Pursuit Of The Vikings e Guardians Of Asgaard), non tutte, però, riuscite alla perfezione. Sicuramente ai RAS NÎR va riconosciuta la grande volontà di farsi conoscere nonostante non abbiano, al momento, pubblicato alcun cd, raggiungendo Roma a proprie spese. Con il duro lavoro potranno dire qualcosa di interessante in futuro.

SCALETTA RAS NÎR: 1. My Goblet – 2. Battle Against Fenrir – 3. War Of The Gods – 4. Ragnarök – 5. Building Our Fate – 6. Pursuit Of Vikings – 7 Valkyriur – 8. Guardians Of Asgaard

La serata s’infiamma con i romani Dyrnwyn, band che ha esordito nel 2013 con il demo Fatherland e che si presenta sul palco con un look accattivante e sanguinario. Il folk metal dei capitolini conquista il pubblico (al picco numerico durante la loro esibizione) e dal vivo le canzoni rendono ancora di più rispetto alla versione in studio anche grazie all’esperienza del singer Thanatos. I quattro brani del cd si confermano di buon spessore, ma è l’inedito Fratelli Di Sangue a sorprendere per dinamicità e freschezza, veramente una bella canzone di puro folk metal! Conclude il concerto la cover L’Augure E Il Lupo dei Draugr, pezzo che fa cantare e pogare praticamente tutte le persone sotto al palco.

SCALETTA DYRNWYN: 1. Intro/Dyrnwyn – 2. Battle Prayer – 3. Fratelli Di Sangue – 4. Fatherland – 5. Whispering Wood – 6. L’Augure E Il Lupo

L’atmosfera cambia completamente quando a salire sullo stage del Closer Club sono i Seventh Genocide, visti di recente al Romaobscura II. La band è in gran forma e i brani suonano compatti e violenti, con picchi eccellenti di delicatezza e sentimento nei tanti stacchi acustici/atmosferici che caratterizzano le canzoni. Le nuove composizioni in particolare, le quali faranno parte del full length Breeze Of Memories di prossima uscita, spiccano sulle altre per la grande malinconia di alcune parti che colpiscono favorevolmente la platea. A fine concerto solo applausi per la band post black metal, una piccola realtà che merita di essere conosciuta dal grande pubblico.

SCALETTA SEVENTH GENOCIDE: 1. Breeze Of Memories – 2. Be – 3. Through Woods And Fire – 4. Il Lampo – 5. Behind This Life – 6. Martial Eyes

Chiudono il mini festival gli abruzzesi Demoterion: la lunga scaletta vede protagoniste quattro canzoni su cinque dell’EP Prometheus e diverse nuove composizioni che andranno a formare il full length di debutto Echi Di Battaglia, in uscita in autunno. L’epic death metal dei sei musicisti è di buona qualità e il poco pubblico rimasto in sala (il concerto si è protratto ben oltre l’una di notte, non il massimo per chi il giorno dopo si deve alzare presto) ha gradito i riff massicci dei due chitarristi e il growl del cantante Riccardo Litta. God’s Servant e Prometheus sono pezzi che rendono molto bene dal vivo, così come le nuove Silnt Lages Inter Arma ed Echi Di Vittoria: un ottimo antipasto in vista del disco che verrà.

SCALETTA DEMOTERION: 1. Intro/Through The Runes – 2. Silnt Lages Inter Arma – 3. God’s Servant – 4. Denial Of The Warlord – 5. Prometheus – 6. Plague From The North – 7. Eternal Flame Of Vegance – 8. Magister Militum – 9. Echi Di Vittoria – 10. Thirst Of Conquest

Il Latium Folk Fest è stato, nel suo piccolo, un successo: vedere quattro gruppi uniti nel realizzare una data praticamente unica per la capitale è motivo di grande soddisfazione. Il pubblico ha gradito lo spettacolo e le band hanno dato il massimo per metter su un evento di qualità. Con la speranza di poter replicare l’esperienza nel 2015 per la seconda edizione.

LFF2