Vanir – Særimners Kød

Vanir – Særimners Kød

2011 – full-length – Mighty Music

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Andreas Bigom: voce, tastiera – Phillip Kaaber: chitarra – Sara Oddershede: cornamusa, flauto – Sabrina Glud: violin – Lars Bundvad: basso – Martin Håkan: batteria

Tracklist: 1. Af Brages æt – 2. Gildet – 3. Elverkongens Brud – 4. Særimners Kød – 5. Rejsen Til Udgårdsloke – 6. Suttungs Mjød – 7. Lokes Listighed – 8. Niddings Dom – 9. Holmgang – 10. Togtet – 11. Langt Over Havet

vanir-saerimners_kodLe copertine, spesso, dicono tutto quel che c’è da sapere del disco che rappresentano. Quella di Særimners Kød, prima opera dei danesi Vanir, lo fa in maniera chiara: un burbero, muscoloso e rozzo vichingo intento a bere birra mentre mangia un maiale arrosto, classica rappresentazione dell’immaginario di chi non ha mai letto un libro di F. Donald Logan, Gwin Jones, Johannes Brǿndsted o Rudolf Pörtner.

Quel che si può ascoltare durante i quasi trentasei minuti di Særimners Kød è un extreme folk metal piuttosto allegro e di facile presa, infarcito di strumenti tradizionali che spesso ricoprono un ruolo di primaria importanza, con la particolarità di avere dei ritornelli che senza dover necessariamente ricorrere al trucchetto della voce pulita, risultano particolarmente incisivi.

Dopo un breve gironzolare senza contratto discografico, i Vanir riescono a pubblicare ufficialmente Særimners Kød grazie alla danese Mighty Music. La band di Roskilde, dopo un solo demo (anno 2010) realizza un full length sì “semplice”, ma anche incredibilmente efficace e godereccio, dal songwriting di qualità e che mantiene la propria freschezza a distanza di tempo e dopo ripetuti ascolti. Ovviamente non tutto è perfetto, ci sono dei dettagli che andrebbero rivisti, delle piccole cose che in alcuni punti minano la linearità della proposta, ma nel complesso, tanto più considerando la poca esperienza del gruppo, non pesano nell’economia del platter.

Af Braget Æt conferma che il vichingo della copertina è piuttosto propenso ai piaceri della tavola: cibo, brindisi e urla di uomini mezzi ubriachi sono la giusta introduzione per Gildet, brano ritmato e goliardico, con la fisarmonica a dettare melodie e un’attitudine positiva. La successiva Elverkongens Brud non si discosta molto dalla traccia precedente, se non per una voce più growl e maligna, mentre la musica continua a seguire le coordinate, ormai classiche, dettate anni fa dai Korpiklaani. La title track si presenta più cadenzata e con le cornamuse in primo piano; il vocione profondo di Andreas Bigom appare un pochino forzato nel contesto, pur incastrandosi bene nelle ritmiche della chitarra di Phillip Kaaber (sempre un “contorno” e mai strumento principale). La canzone è tirata un po’ troppo per le lunghe, una ripetizione in meno del bridge-chorus (molto belli, la parte migliore della traccia) avrebbe probabilmente reso l’ascolto più piacevole. Di nuovo velocità con Rejsen Til Udgårdsloke, ritmiche folk e voce aggressiva sono gli ingredienti della composizione. Dopo la rabbia delle precedenti canzoni, torna la spensieratezza con Suttungs Mjød, tra flauti, violini e atmosfere maggiormente ariose; le melodie risultano essere molto piacevoli e i “lalalalala” del coro sono sempre efficaci in questo genere musicale. Lokes Listighed è un up-tempo dal ritornello vincente e dalla strofa dove è facile immaginare il famoso vichingo ormai ubriaco battere a tempo di musica i pugni sulle tavole appiccicose di birra e avanzi di carne. Dopo l’intermezzo Niddings Dom a base di cornamusa e tamburo, è il turno di Holmgang, uno dei brani migliori di Særimners Kød: Sara Oddershede è, con la sua cornamusa, la protagonista del pezzo, tra riff incisivi e i cambi di tempo del batterista Martin Håkan. Penultimo brano del debutto targato Vanir è Togtet, danzereccia canzone da ballare barcollanti e con i piedi pesanti da troll, urlando frasi senza senso nel momento in cui rimangono solo la voce e la batteria, per poi ripartire più scoordinati e sudati che mai appena gli strumenti elettrici riprendono vita. In chiusura troviamo Langt Over Havet, brano lento e malinconico, in grado di riportare alla mente i loro conterranei Svartsot. Dopo tanta (positiva) confusione, un po’ di tranquillità ci vuole; probabilmente lo stesso pensiero del vichingo che, dopo aver riempito la pancia di maiale e, soprattutto, tanta birra, aver urlato e fatto confusione tra il ritmo della musica e le gesta impacciate dei suoi compagni di serata, varca la porta per tornare alla propria abitazione, tra un passo insicuro e il successivo, pensando unicamente al giaciglio che lo aspetta.

Il primo disco dei Vanir si rivela quindi un lavoro gustoso e invitante per tutti gli appassionati di folk metal che non disprezzano le atmosfere goliardiche e le growl vocals su strumenti come violino e cornamusa.

La produzione, non perfetta, ma che permette tranquillamente di godere delle gesta dei musicisti, aiuta le canzoni dallo spirito più alcoolico proprio grazie a quella minima, ma perenne e assai stuzzicante, “sporcizia” di fondo.

I Vanir iniziano la loro avventura nella maniera giusta. Le undici canzoni che compongono il disco sono una meglio dell’altra: non possiamo far altro che ascoltare e ballare sulle note di Særimners Kød.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.
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Heidra – Awaiting Dawn

Heidra – Awaiting Dawn

2014 – full-length – Mighty Music

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Morten Bryld: voce – Martin W. Jensen: chitarra – Carlos G.R.: chitarra – Morten Kristiansen: basso – Danny Svendsen: tastiera – Mikkel Køster: batteria

Tracklist: 1. Prelude – 2. Awaiting Dawn – 3. Betrayal – 4. Witch Of Prophecy – 5. Into Cursed Lands – 6. The Eyes Of Giants – 7. Wolfborn – 8. The Power Of Gods – 9. Harbinger Of War

heidra-awaiting_dawnI danesi Heidra arrivano al debutto discografico grazie alla Mighty Fight Night, serata organizzata dalla label Mighty Music (etichetta che ha pubblicato il debutto degli Ithilien From Ashes To The Frozen Land  e conta nel proprio roster i thrashers romani Enemynside, al momento in pausa) che li ha visti vincitori e premiati con un contratto discografico e la partecipazione al Copenhell Festival. La band però, è giusto dirlo, era già finita sotto i riflettori degli appassionati grazie all’interessante Sworn To Vengeance del 2012, EP autoprodotto che mostrava un gruppo di belle speranze con non troppa personalità.

La musica è un extreme metal dalle tinte folk, come la lunga opener (dopo il classico intro) mette immediatamente in chiaro. Negli oltre sette minuti di durata sono raccolte tutte le sfumature della band di Copenhagen, a partire dal solido lavoro della sezione ritmica, passando ai riff di chitarra ricchi di stile e creatività, per concludere con la voce, principalmente harsh che non disdegna brevi (ma convincenti) puntate nel clean, soprattutto per alcuni ritornelli ben congegnati. Altra caratteristica degli Heidra è la ricerca della melodia, come si può intuire dai primi due minuti di Betrayal e dal bridge/chorus della canzone. Witch Of Prophecy ha un ottimo ritornello cantato in pulito che per musicalità e batteria si dichiara fortemente influenzato dal power metal (con tanto di “vero” assolo di chitarra), dove la tastiera, mai invasiva e sempre preziosa nel creare trame che rendono i pezzi meno diretti e più ricercati, dona eleganza alla composizione. Into Cursed Lands e The Eyes Of Giants possono andare a braccetto: pur diverse suonano omogenee e l’ascolto delle due canzoni fila liscio tra sei corde graffianti, buone melodie e cori mascolini che si aggiungono all’ottimo cantato di Morten Bryld. In Wolfborn, traccia marcatamente folk oriented, è presente l’ospite Jimmy Hedlund, axeman dei Falconer, il quale suona l’assolo per quello che è uno dei pezzi forti di Awaiting Dawn. Le conclusive The Power Of Gods e Harbinger Of War sono due mid tempo dalle caratteristiche diverse per sonorità e umore, ma dal risultato simile: piacevoli all’ascolto, ma che non aggiungono nulla al disco.

La produzione è molto buona, potente e definita. Andy La Roque e Olof Berggren (che recentemente abbiamo incontrato in Black Moon Rising dei Falconer) si sono occupati di registrazione e produzione, con ottimi risultati. La copertina è di Dragan Paunovic, il quale aveva già realizzato quella dell’EP targato 2012.

Gli Heidra confezionano un disco di discreta qualità. La musica, pur non particolarmente personale, è divertente e intrattiene bene per tutti i quasi cinquanta minuti di durata. Durante l’ascolto di Awaiting Dawn emergono alcuni aspetti dove i musicisti riescono ad esprimere il loro meglio, mentre a volte non riescono a far “esplodere” il brano nella sua totalità. Quel che è certo è che la band ha tutte le capacità per compiere un salto qualitativo per poter spiccare nell’oceano di discrete metal band in circolazione.

Ithilien – From Ashes To The Frozen Land

Ithilien – From Ashes To The Frozen Land

2013 – full-length – Mighty Music

VOTO: 6 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Pierre Cherelle: voce, chitarra – Benjamin Delbar: basso – Olivier Bogaert: tastiera – Geoffrey Dell’Aria: cornamusa, whistles – Jerry Winkelmans: batteria

Tracklist: 1. Battle Cry – 2. Unleashed – 3. Rebirth – 4. Sealed Destiny – 5. Through Wind And Snow – 6. Reckless Child – 7. Drinkin’ Song – 8. Mother Of The Night – 9. Stare Into The Deep – 10. Everlasting Dawn – 11. A World Undone – 12. Northern Light

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Nati nel 2005 per volontà del cantante/chitarrista Pierre Cherelle, gli Ithilien arrivano a pubblicare il primo full length solamente nel dicembre 2013. Negli anni precedenti la band belga ha lavorato molto e cambiato diverse volte line-up pubblicando, nel 2011, l’EP Tribute To The Fallen, dischetto che permette loro di far circolare il proprio nome nel circuito folk metal europeo. La firma con la danese Mighty Music porta il gruppo alla realizzazione del debutto From Ashes To The Frozen Land, album contenente dodici tracce per un durata complessiva di sessanta minuti. Proprio l’elevato minutaggio è la prima caratteristica che salta all’occhio: non un problema quando si ha a che fare con i grandi del settore – vedi Moonsorrow – ma decisamente pericoloso per gruppi al primo album.

Gli Ithilien (nome di tolkieniana memoria) suonano un potente extreme metal (chiari i riferimenti al death e black) con una buona dose di folk: il sound è mutato non poco rispetto a Tribute To The Fallen, ora sicuramente più melodico, accattivante e meno derivativo, ma non ancora abbastanza maturo per riuscire a spiccare in un mercato, quello del folk metal, intasato d’uscite provenienti da ogni angolo del mondo.

Dopo il classico intro parte Unleashed, discreto biglietto da visita dove riff heavy si mescolano a potenti accelerazioni e brevi break più estremi. In Rebirth sono presenti cornamuse e belle melodie folk: il sound è meno cupo e aggressivo, ma non per questo meno pesante nonostante la dolcezza di alcuni frangenti. Il bel finale si sviluppa nella successiva Sealed Destiny, uno dei pezzi meglio riusciti del cd: si tratta di uno strumentale di quattro minuti che rimanda ai break di metà disco degli act swedish death degli anni ’90. Un sound magico, un tuffo nel passato impensabile date le premesse musicali, ma decisamente apprezzato. From The Ashes To The Frozen Land prosegue con Through Wind And Snow: velocità media e atmosfere lugubri non lasciano il segno a causa del ripetersi forse eccessivo dei riff. Molto bella, invece, l’accoppiata Reckless Child/Drinkin’ Song: la prima è semplicemente la canzone meglio strutturata e maggiormente coinvolgente dell’album, lunga sette minuti e ricca di cambi d’umore. La seconda, come da titolo, è la classica, allegra e spensierata canzone alcolica che ogni gruppo folk che si rispetti deve avere in repertorio. Dopo questi momenti di allegria e accordi in levare, si torna alla velocità con Mother Of The Night, brano che vive su sonorità death/black anni ’90, tra chitarre taglienti e discreti mid tempo da headbanging. Stare Into The Deeped Everlasting Dawn sono due canzoni musicalmente diverse (la prima incentrata su tempi medi, la seconda maggiormente veloce, dinamica e con un bel break acustico), ma simili per risultato: brani non brutti, ma decisamente innocui. From Ashes To The Frozen Land volge al termine con A World Undone, ennesimo mid-tempo discreto che, però, non porta molto al disco se non uno stacco a metà canzone particolarmente riuscito. Ultimo pezzo in scaletta è Northern Light, un lungo outro atmosferico.

Parlando dei singoli musicisti non si può non apprezzare il cantato sempre convincente di Pierre Cherelle e il drumming di è Jerry Winkelmans; gli axemen e il basso fanno la loro parte con disciplina. Quel che manca è in fase di composizione, non c’è una vera killer song e spesso il la durata delle singole tracce risulta troppo elevata rispetto a quello che le composizioni avrebbero realmente da dire.

From Ashes To The Frozen Land è un disco con diversi alti e bassi, impegnativo da ascoltare e non particolarmente ispirato. Un minutaggio inferiore (con un taglio di due-tre brani) avrebbe sicuramente aiutato, ma è anche vero che gli Ithilien sono al primo vero lavoro e necessitano di tempo ed esperienza per maturare e migliorare. Rimandati, quindi, al prossimo disco, con l’augurio e la speranza di poter ascoltare un cd più dinamico e fresco.