Intervista: Corte Di Lunas

Dopo la recensione del bell’EP The Journey – lavoro che mi ha emozionato non poco –, era d’obbligo intervistare i Corte Di Lunas, band in attività da diversi anni e che, tra cambi di formazione e di stile, hanno molto da narrare. La cantante Giordana ha risposto alle domande con grande disponibiltà, permettendoci così di entrare nel mondo del settebello friulano, tra racconti e curiosità, in attesa del prossimo disco che vedrà la luce nei primi mesi del 2020. Buona lettura!

Essendo questa la prima intervista su Mister Folk, iniziamo parlando della storia dei Corte Di Lunas: le origini del gruppo e del nome, i dischi pubblicati e i palchi calcati.

Il gruppo nasce come formazione medievale di musica “da strada” nel 2009, e solo successivamente decide di portare avanti un progetto parallelo, rivisitando alcuni brani di musica medievale e tradizionale in chiave rock. Questo connubio dà vita al primo disco, interamente strumentale, che esce nel 2010 con il titolo Plaudite ‘Sì Più Forte. Dopo i primi concerti con questa nuova formazione il progetto appassiona a tal punto che si decide di separare la formazione medievale (che prende il nome di Menestrelli Di Lunas) dalla Corte di Lunas. Sempre nello stesso periodo i fondatori decidono di ampliare la line-up inserendo anche parti cantate. Così nel 2012 entro io (Giordana) ed esce il secondo disco Ritual, che dà spazio anche ad alcuni brani originali del gruppo. Da qui, la band comincia a calcare diversi palchi di festival italiani come Montelago, Druidia, Triskell, Mutina Boica, Dumeltica, Yggdrasil e altri. Nel frattempo, la decisione di comporre altra musica propria è arrivata da sé e da qui nasce Lady Of The Lake (2015), album dalle influenze rock/metal. Dopo un ulteriore cambio di line-up, infine, quest’anno è uscito The Journey, EP che lancia un nuovo viaggio della band, alla ricerca di un nuovo sound!

Vi ho visto dal vivo al Montelago Celtic Festival, forse era il 2013. Sono passati diversi anni e alcune cose sono cambiate nei Corte Di Lunas, sia musicalmente che di formazione.

Decisamente sì. Sicuramente l’abbandono di uno dei membri fondatori dopo la stagione del 2016 è stato uno dei cambiamenti più importanti e ciò ha influenzato anche le scelte musicali e compositive. Un’altra svolta considerevole è derivata dall’ingresso di tre nuovi membri: Mary al flauto, David al bouzouki e Martina alla ghironda. Ma in definitiva, il cambiamento più importante è stato quello di mentalità all’interno della band, ed il nostro modo di concepire e scrivere la nostra musica.

Il nuovo EP è una sorta di rinascita per la band? Come vi sentite ora che avete pubblicato questo cd?

Carichi! Abbiamo avuto riscontri positivi non solo in Italia, ma anche in Europa e persino dall’America! Dopo il periodo di stallo dovuto ai cambi di formazione non vedevamo l’ora di comporre e proporre ai fan qualcosa di nuovo. La pubblicazione di The Journey è stato un momento particolarmente “liberatorio”. Dal 2016 ad oggi abbiamo attraversato una fase veramente sofferta del nostro percorso, e ora che finalmente abbiamo visto la fine di questo periodo e abbiamo visto la quantità di prove e difficoltà che siamo riusciti a superare non possiamo che essere un po orgogliosi del nostro lavoro ed entusiasti per il periodo a venire. The Journey è sotto tutti gli aspetti un punto di rinascita per la band.

La copertina è molto semplice, è forse un modo per dire “concentratevi sulla musica” in un mondo che guarda sempre più l’estetica invece dell’essenza?

Esattamente, volevamo incuriosire i vecchi fan e quelli nuovi, puntando a qualcosa di minimale che lasciasse spazio alla nostra musica e alle nuove grafiche, dato il restyling di logo e scritta. Il logo, in particolare, rappresenta proprio l’evoluzione del gruppo. Nei precedenti lavori, l’uroboro era più semplice, ma ci siamo accorti che, viste le varie difficoltà affrontate nel corso degli anni, avevamo bisogno di dare un’immagine più significativa e perciò abbiamo scelto di trasformarlo in qualcosa di più forte: un drago. La sua ala avvolge parte del corpo, come a volerne proteggere l’essenza, mentre sulla coda si può notare la cresta composta da sette spine, una per ogni componente della band. Inoltre non poteva mancare il nostro amato ciclo lunare, sviluppato sulla coda del drago.

Musicalmente mi pare che siate tornati a una musica più soft dopo il rock di Lady Of The Lake. Cosa ha portato a questa virata stilistica?

Ci piaceva l’idea di riproporre canzoni nostre in chiave più folk e meno rock/metal, dopo appunto la sperimentazione di Lady Of The Lake. Sicuramente è dovuto ad una crescita personale e alle diverse esperienze singolarmente vissute. Discutendo prima fra di noi e poi con i nuovi membri del gruppo per definire meglio i propositi, ci siamo trovati tutti sulla stessa lunghezza d’onda e l’EP ne è la dimostrazione.

Per il brano The Journey avete girato un bel videoclip: come è nata l’idea del video e ci sono storie e aneddoti da raccontare riguardanti le riprese?

The Journey è in assoluto la canzone che più rappresenta il percorso affrontato dal gruppo e volevamo renderle giustizia, volevamo far sapere ai fan che siamo tornati e che siamo più energici di prima,  proponendo un contenuto che finora non avevamo mai avuto occasione di realizzare, ovvero un videoclip. Ci premeva trasmettere un’idea di unione, infatti si vede la band che intraprende un viaggio, camminando fianco a fianco perché è così che noi attualmente stiamo vivendo questa esperienza. Le riprese si sono svolte in due giornate diverse: la prima è stata dedicata proprio alla parte narrata. Possiamo dire che più di qualcuno è miseramente scivolato sulle foglie secche, mentre qualcun altro tende ad ancheggiare piuttosto vistosamente! Nella seconda giornata si sono svolte le riprese in cui suoniamo e lì ci sono state bacchette volanti, il nostro bassista che ondeggiava di continuo e qualche altra figura pessima fortunatamente non inserita nel lavoro finale! Però abbiamo una raccolta di questi bloopers gelosamente custodita nei nostri cellulari…

Star Of The County Down è un bellissimo brano irish folk. Trovo che le canzoni tradizionali irlandesi riescano a parlare d’amore in una maniera dolce e diversa da tutti gli altri. Come mai avete scelto questa canzone?

Vero? Con una tale semplicità nel testo, questa canzone riesce a trasportarci in un altro mondo e sembra quasi di sentire il profumo della Contea di Down. E, in realtà, è un brano che già da tempo portavamo live e il pensiero di come sarebbe potuto uscire con i nuovi arrangiamenti di flauto, bouzouki e ghironda ci intrigava molto. Il risultato finale ci è piaciuto talmente tanto da volerlo includere nell’EP.

Lady Of The Lake è un brano che avete già inciso, ma ora lo presentate in chiave acustica e il risultato è veramente bello. Ci sono altre canzoni vorreste riarrangiare e presentare in questa maniera? Magari un EP con altre composizioni, sempre acustiche?

Ci stiamo pensando da tempo, perché ci siamo meravigliati del risultato di Lady Of The Lake e ci abbiamo preso gusto. Molto probabilmente una volta terminata la scrittura del disco (e manca poco) ci concentreremo anche su degli arrangiamenti in chiave acustica. A me piacerebbe molto riarrangiare Lost In Fairyland e Stone In The Sand (due brani dai toni molto rock/metal). Vedremo cosa ne salterà fuori!

La vostra musica è molto intensa e tocca l’anima di chi vi ascolta. Cosa rappresenta per voi la musica e cosa vorreste trasmettere con le sette note?

Ti ringrazio per questa frase e anche per la domanda. Vibrazioni, coinvolgimento, immedesimazione.Per noi la musica è una forma di espressione che ci permette di sognare, di creare in un istante eterno e di vagare in spazi sconosciuti. Di metterci in gioco come musicisti, ma soprattutto come persone. Di curare ferite e dare senso al bene e al male. Questo ci lega ad ogni persona che riusciamo a raggiungere e, in un periodo dove non si fa altro che cercare divisioni, ci permette di azzerare pregiudizi, bandiere e contrasti.

Il prossimo passo è un nuovo disco? Anticipazioni?

Certamente, l’EP è stato un breve assaggio che ci è servito per “rinascere” e prendere le misure sia livello di sound che come formazione. Nei nostri progetti abbiamo la pubblicazione di un album di tracce originali, all’inizio del 2020. I brani parleranno di leggende della nostra terra natia, il Friuli Venezia Giulia, e ognuno di essi sarà la storia musicata di una di queste storie. Questo sarà accompagnato anche da altri contenuti, diciamo “multimediali” (per non spoilerare troppo!).

Mister Folk tratta principalmente folk/viking metal, vi chiedo quindi se conoscete alcuni gruppi del genere e se trovate interessanti alcuni elementi di questo stile musicale.

La nostra Marty è una fan sfegatata degli Eluveitie, li segue da oltre dieci anni e si è senz’altro fatta influenzare dal loro stile. Alcune voci non troppo segrete narrano che la sua passione per questo strumento sia nata proprio da lì! Altri gruppi che vanno sicuramente menzionati sono i Korpiklaani e i Finntroll, fra i più famosi, ma vorremmo citare in modo particolare gli Elvenking ed Mago De Oz. Sono stati parte fondamentale degli ascolti di alcuni nostri componenti, sia il nostro batterista Riccardo che il nostro bouzouki-man David hanno militato in gruppi folk metal, e queste band hanno rappresentato una grande fonte di ispirazione per la loro crescita musicale in quel periodo. E anche se per ora abbiamo preso le distanze dalle sonorità metal, come dicevamo prima, dobbiamo comunque ringraziare questi gruppi per averci iniziati a questo genere e percorso.

Vi faccio nuovamente i complimenti per l’EP da poco pubblicato e spero di vedervi presto in concerto. A voi le parole finali!

Scegliamo allora poche parole semplici che parlano di noi, augurandoci che possano ispirare anche voi. Raccontano una storia di quelle scritte a mano, con pazienza. Una storia di paziente rinascita e trasformazione.

“The journey itself keeps you alive
the path, the way allows you to rise.”

Grazie per la bellissima intervista e che i nostri sentieri si incrocino ancora presto!

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Corte Di Lunas – The Journey

Corte Di Lunas – The Journey

2019 – EP – autoprodotto

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Giordana: voce, percussioni – Nicolas: chitarra – Massimo: basso – Riccardo: batteria – Martina: ghironda – David: bouzouki – Maria Teresa: flauti

Tracklist:1. The Journey – 2. Eolo – 3. Star Of The County Down – 4. Lady Of The Lake (acoustic version)

I friulani Corte Di Lunas tornano a farsi sentire con un EP composto da quattro brani che, in un certo senso, significa una nuova rinascita. La band ha all’attivo tre dischi (Plaudite ‘sì Più Forte, Ritual e Lady Of The Lake) che dal 2010 in poi hanno segnato un’evoluzione musicale non di poco conto dallo strumentale renaissance folk rock dell’esordio al rock con brani originali dell’ultimo. Nel mezzo c’è stata molta attività live (li ho conosciuti grazie al Montelago Celtic Festival anni orsono) che ha permesso alla band di farsi apprezzare anche per la giusta attitudine sul palco. The Journey nasce dopo un periodo di transizione che ha visto dei cambiamenti in seno alla band e la cosa si rispecchia anche nella musica: il precedente Lady Of The Lake è un disco piuttosto roccioso per i canoni dei Corte Di Lunas, che con questi quattro brani tornano a sonorità più delicate e sognanti.

La title-track è un pezzo equilibrato, ogni strumento ha il suo spazio e contribuisce al successo della canzone. La voce di Giordana, espressiva e graffiante quando ce n’è bisogno, guida la band nel ritornello diretto e d’immediata assimilazione: sicuramente una delle migliore composizioni dei Corte Di LunasEolo prosegue stilisticamente quando fatto nell’opener, con un ritmo maggiormente sostenuto e gustosi intermezzi di flauto ad arricchire il già vasto repertorio musicale del gruppo. Il terzo brano in scaletta è Star Of The County Down, meravigliosa ballata irlandese dal testo romantico ed emozionante, un bel pezzo irish folk nel quale il protagonista rimane ammaliato dalla bellezza di Rosie McCann e canta di come sia impossibile non pensare sempre a lei. Chiude il dischetto Lady Of The Lake, versione acustica della composizione che dà il titolo al terzo full-length. In questa veste la canzone assume contorni fiabeschi e sognanti: lasciarsi trasportare delle note musicali non è mai stato tanto dolce e bello.

The Journey è un EP che mostra il nuovo corso dei Corte Di Lunas, ma che conferma la bravura dei musicisti e la bontà del progetto. Non resta altro, a questo punto, di attendere il nuovo disco con The Journey nel lettore cd a ingannare il tempo e, se possibile, di vederli all’opera in concerto. Bentornati Corte Di Lunas!

Intervista: Cernunnos’ Folk Band

Le terre marchigiane sono note, tra le altre cose, anche per il vino (e chi ama l’underground non può che pensare ai Kurnalcool, band culto di Falconara, Ancona): proprio al vino i simpatici Cernunnos’ Folk Band danno tanta rilevanza e ci spiegano le motivazioni in questa gustosa intervista. Ma non solo: spazio al loro primo EP Summa Crapula, al sogno di suonare al Montelago Celtic Festival e altro ancora. In alto i calici!

foto di Stefano Santaroni

Iniziamo con la classica presentazione della band: come e quando vi siete formati, quali sono i vostri obiettivi.

Ciao e grazie per questa intervista. I Cernunnos’ folk band nascono da un progetto del cantante Marco Castellani che nell’ottobre 2014 inizia a scrivere testi e arrangiamenti e a reclutare musicisti. A settembre 2016 si forma la band, sette elementi che includono flauto traverso e fisarmonica. Summa Crapula, il nostro primo EP, viene registrato a febbraio 2018. Terminate le registrazioni la band cambia batterista, la fisarmonica viene sostituita dal violino ed entra ufficialmente Andrea Pulita come secondo cantante dopo aver partecipato anche alle incisioni nei cori. Forte di otto elementi la band ha già in serbo materiale per il primo LP, oltre a continuare la scrittura di pezzi e continua ad esibirsi dal vivo. I nostri obiettivi sono quelli di suonare, divertirci e creare insieme nuova musica oltre a, naturalmente, migliorare sempre di più come band e come singoli musicisti.

Siete marchigiani ed avete scelto Cernunnos come nome, perché questa scelta? Conoscete la band argentina con il vostro stesso nome che suona dal 2012 e fa anch’essa folk metal?

Il legame fra la nostra regione, le Marche appunto, e la cultura celtica non è poi così lontano come qualcuno potrebbe pensare. È infatti storicamente appurato che intorno al 390 a.C. una tribù celtica, i Galli Senoni, scesero dai loro territori originari per poi stanziarsi fra Ravenna e il fiume Esino, andando di fatto ad invadere territori fino ad allora occupati dagli Umbri. Proprio nelle attuali Marche, fondarono la loro capitale: Sena Gallica, oggi conosciuta col nome di Senigallia. Inoltre molti resti di antiche necropoli celtiche sono state rinvenuti fra Arcevia e Osimo proprio a testimonianza della lunga permanenza dei Galli nelle nostra terra. Cernunnos è una divinità celtica cornuta, custode dei boschi e degli animali, il dio che fa fluire il corso della vita e della morte. Lo abbiamo scelto per evidenziare il nostro legame a una filosofia di connessione con la natura e con l’adottare uno stile di vita semplice e genuino, ciò che faceva parte della storia dell’uomo e che oggi, purtroppo, sembra si stia andando perdendo sempre di più. Per quanto riguarda l’altra band folk metal dal nome simile al nostro lo abbiamo scoperto solo in un secondo momento. Fortunatamente il nome ufficiale della nostra band è Cernunnos’ Folk Band, proprio per differenziarci da altri gruppi. Segnalo a tal proposito anche l’esistenza di un’altra band chiamata Cernunnos, americana, che suona symphonic black metal.

Passiamo a parlare dell’EP Summa Crapula: avete tutto lo spazio a vostra disposizione per raccontare quello che si cela dietro e dentro le quattro tracce che lo compongono.

Summa Crapula si apre con Vino, inno alla sacra ambrosia degli Dei, compagno di miti, leggende e storielle divertenti. La canzone è un nostro omaggio a tale bevanda e a tutti i bei momenti che ha segnato. Segue poi Nella Taverna, vera e propria party song dell’EP dove narriamo dell’importanza che la taverna (ma anche i piccoli pub o bar di paese) hanno come luogo di socializzazione e svago. Con Valhalla invece ci spostiamo verso toni più epici, andando ad attingere dalla mitologia norrena che da sempre ci affascina e ci incuriosisce. Il finale è riservato a Dall’Alto delle Guglie, una vera e propria dichiarazione di disprezzo verso ciò che l’istituzione Chiesa ha rappresentato nei suoi 2000 e più anni di storia: un covo di nefandezze e menzogne mascherate dietro una facciata di apparente santità che del messaggio originale di Gesù Cristo non ha nemmeno l’ombra.

Come reputate Summa Crapula a qualche mese dalla pubblicazione, ne siete soddisfatti? Può essere considerato un primo punto di arrivo o un nuovo punto di partenza?
Decisamente è un punto di partenza. Come tutte le opere prime, trattandosi di un demo autoprodotto praticamente ha senza dubbio delle ingenuità e sicuramente alcune cose potevano essere fatte diversamente, ma allo stesso tempo rappresenta una pietra miliare nella storia della band, una fotografia del nostro primo periodo, forse grezzo, forse poco raffinato ma genuino, sincero e con quella carica primordiale che solo le prime opere hanno. Da qui possiamo dare vita al progetto vero e proprio, evolvendoci, rinnovandoci ed affinandoci. Da Summa Crapula possiamo avere un riscontro con noi stessi. Possiamo imparare dai nostri errori e produrre materiale migliore.

Ascoltando i testi pare chiara la vostra identità di party band con la predilezione per il vino. Io li ho trovati un po’ ingenui e credo che possiate fare un lavoro migliore sia per quel che riguarda le linee vocali che per quel che viene cantato. Qual è il vostro parere rispetto a queste critiche?

Ogni critica, se ben motivata e posta in modo costruttivo è un importantissimo spunto di crescita personale e professionale. I nostri primi pezzi sono sbarazzini e semplici perché è quello il mood che volevamo dare a quei pezzi: una band composta da ragazzi giovani e vitali, che suonano non tanto per mandare chissà quale messaggio ma per divertirsi e divertire, soprattutto. Già nella canzone Dall’Alto Delle Guglie, però, iniziamo ad affrontare tematiche più impegnate, come anche nei nuovi pezzi su cui stiamo lavorando.

State componendo nuove canzoni e in caso potete dare qualche anticipazione? Le “vecchie” canzoni vanno bene così o state rimettendo mano anche a quelle?

Siamo una band e prima ancora siamo persone, esseri umani. È normale un’evoluzione all’interno della nostra vita e di conseguenza anche all’interno di ciò che proponiamo come gruppo. I nostri brani in lavorazione, come detto prima, andranno a mostrare agli ascoltatori il nostro lato più introspettivo, oltre che portare alla luce tematiche che ci stanno particolarmente a cuore, pur senza dimenticare quell’anima “festaiola” che ci ha caratterizzati finora e dovrà sempre caratterizzarci.

Rispetto al cd la formazione è cambiata: chi sono i nuovi arrivati e cosa stanno portando alla causa Cernunnos’?

Ogni cambiamento porta sempre qualcosa con sé e fortunatamente possiamo affermare con orgoglio che i cambiamenti che ha affrontato la band hanno portato finora solo lati positivi: Benedikt è un batterista estremamente preparato e capace nonostante la giovane età e questo non può che essere un bene. Con l’aggiunta di Andrea alla voce possiamo anche iniziare a esplorare tutto un nuovo mondo di intendere canzoni e melodie vocali, potendo ora giocare maggiormente su cori e armonie. Infine, Federico col suo violino e le sue idee, ha portato tutta una nuova ventata di freschezza all’interno del sound della band. Ognuno dei membri della band, vecchi e nuovi, sta contribuendo al massimo e questo non può che renderci felici e fieri di quanto stiamo ottenendo.

Siete in contatto con altre realtà locali? Vi sentite parte di una scena?

Siamo in contatto con altre band, come è normale che sia, per scambiarci consigli, palchi e date. Però non possiamo di certo ancora considerarci parte integrante della scena folk metal italiana, al massimo ci stiamo appena affacciando ad essa, ma siamo fermamente intenzionati a ritagliarci il nostro spazio in essa.

Nella biografia raccontate di sognare il palco del festival di Montelago. È strano che una metal band sogni Montelago invece dei “classici” Wacken o Hellfest. Immagino quindi che abbiate un forte legame con il Montelago Celtic Festival, è così?

Il Festival Celtico di Montelago è un po’ una seconda casa per molti di noi, è ciò che ci ha uniti, fin dall’inizio, in alcuni casi prima ancora che la band esistesse: è parte di noi. Vogliamo inoltre essere realisti, i palchi più grandi saranno per il futuro. L’importante è procedere per passi e tappe, senza voler correre troppo. Per ora vogliamo Montelago, poi, ottenuto quello, magari punteremo anche il Wacken o l’Hellfest.

A proposito di concerti, com’è un live dei Cernunnos’ Folk Band? Suonate altre canzoni oltre a quelle dell’EP? Fate delle cover?

Se dovessi descrivere in una parola i nostri live, userei il termine ENERGICI. Durante gli show suoniamo i quattro pezzi dell’EP, altri pezzi ancora non pubblicati e due cover dei Folkstone: Prua Contro Il Nulla e Lo Stendardo. In futuro contiamo di aggiungere sempre nuove canzoni nostre e magari variare anche le cover andando a pescare da brani popolari e tipici del genere.

Per concludere: quali sono, secondo voi, i punti di forza dei Cernunnos’ Folk Band e in cosa invece credete di dover migliorare?

I nostri punti di forza sono senza dubbio presenza scenica e coinvolgimento del pubblico. Ovunque abbiamo suonato abbiamo ricevuto grande riscontro dal pubblico che si è sempre divertito e ha apprezzato la performance. Crediamo comunque di dover migliorare tutto, perché siamo giovani e possiamo e soprattutto DOBBIAMO migliorare. Non bisogna mai fermarsi nella propria isoletta felice ma puntare sempre oltre l’orizzonte.

Grazie per la disponibilità, a voi i saluti.

Grazie a te per l’intervista, vi aspettiamo in giro per fare casino con noi sopra e sotto il palco, IN ALTO I CALICI!

la nuova formazione in concerto

Live Report: Montelago Celtic Festival 2014

MONTELAGO CELTIC FESTIVAL – XII EDIZIONE

1-2 AGOSTO 2014, ALTOPIANO DI COLFIORITO (MC)

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NB: il report si riferisce alla sola giornata di sabato 2 agosto.

Il Montelago Celtic Festival è un appuntamento fisso per ogni amante della musica e del sano divertimento. Non importa se negli altri trecentosessantatre giorni si ascolta metal, blues o indie rock, il MCF ha la capacità di adunare ventimila persone e farle divertire, emozionare e ballare tutte quante.

L’altopiano di Colfiorito (MC) è splendido più che mai, soprattutto dopo un anno nella caotica (ma comunque bellissima) Roma: il verde dei boschi e l’azzurro del cielo sembrano usciti dai quadri preraffaeliti dei maestri inglesi dell’800, il terreno – tolta l’area per il campeggio – è compatto e asciutto nonostante gli acquazzoni dei giorni precedenti, e di questo si possono solo ringraziare gli Dei. L’aria fresca e pulita accoglie ogni spettatore, i suoni in lontananza di cornamuse o del simpatico speaker che commenta il torneo di rugby mette di buon umore… insomma, tutto perfetto anche per la XII edizione del festival druidico dell’Appennino umbro-marchigiano!

Anche questa volta io e Persephone confermiamo le impressioni avute negli scorsi anni: il Montelago Celtic Festival è il miglior evento al quale abbiamo mai partecipato, sia da spettatori che da reporter. L’ospitalità del personale, a partire dai botteghini per concludere con la security, è impressionante, tutti gentilissimi e cordiali come è impossibile da trovare in un festival che raccoglie così tante persone. Il lavoro di noi addetti ai lavori viene semplificato al modo, l’organizzazione è una macchina perfetta ormai rodata e sicura. Anche questo rende MCF unico.

Come sempre, il programma è ricco di eventi, incontri, corsi e attività di vario tipo. La Tenda Tolkien ha visto, tra le altre cose, la presentazione del mio libro Folk Metal. Dalle Origini Al Ragnarök (Crac Edizioni) e le conferenze sui alcuni grandi amori come quello tra Aragorn e Arwen e tra Robin e Marian, sulla storia della cornamusa e gli strumenti musicali della tradizione celtica, oltre ai deliziosi matrimoni celtici. Non mancano corsi di cornamusa, arpa e chitarra acustica a cura di veri maestri dello strumento.

La cornice del mercatino è, al solito, entusiasmante, e le bancarelle sono più varie e interessanti che mai: artigianato a tema, libri, riproduzioni di armi, bottiglie di alcool di rara reperibilità e tanto altro ancora sono solo alcuni dei temi trattati dai mercanti, ce n’è per tutti i gusti! Presente anche lo spettacolare torneo di rugby seven e i vari giochi celtici, seguitissimi e con tanti partecipanti che decidono di mettersi alla prova. Il Mortimer Pub è sinonimo di buona birra, musica di qualità e un punto di ritrovo come ce ne vorrebbero in tutte le città d’Italia. L’accampamento storico è sinonimo di qualità: i gruppi di rievocatori presenti sono tra i migliori in Italia e la battaglia che di rito si svolge il sabato alle 20 è tra le cose più spettacolari ed emozionanti dell’intero Montelago Celtic Festival.

La musica è, come sempre, uno dei punti focali della manifestazione. Quest’anno l’organizzazione ha voluto introdurre qualche elemento di novità al sound tradizionale del festival, fatto in se positivo e coraggioso. Dopo l’accensione dei Sacri Fuochi, alle 21 è iniziata la musica sul palco principale, proseguendo fino all’alba. Le brave Medieval Divas rappresentano la novità positiva: tre danzatrici bellydance che hanno portato aria fresca e attirato l’attenzione anche dei più distratti grazie ad uno spettacolo sicuramente “diverso” che ha sicuramente ripagato la fiducia ricevuta. Dopo di loro è stato il turno dell’Elfic Circle Project del grande Andrea Seki e del “boss” Paolo Alessandrini, ideatore del The City Of Rome Celtic Festival, alle prese con sonorità indo-celtiche di grande impatto e, al contempo, delicatezza. Alle 22.15 è il turno dei Mortimer McGrave, semplicemente i padroni del MCF. Suonano ogni anno e continuano a far divertire, cantare e saltare praticamente tutti quanti. Lo show è stato – come al loro solito – di gran qualità, confusionario e irriverente, con alcune classiche gag e momenti di grande musica. La grande bravura dei musicisti non smette mai di sorprende, anche a chi, come il sottoscritto, conosce i vari Andy Silver e Vinnie Sportello di kurnalcooliana memoria ormai da quasi venti anni. Lo spettacolo messo in piedi da Mortimer e Pisellò non ha rivali e la platea non può far altro che lasciarsi trascinare dalle note della band e ballare, saltare, ballare, sorridere e ballare ancora.

I francesi Celkilt sono saliti sul palco belli carichi per riversare sul pubblico il loro massiccio e allegrissimo folk rock: nonostante un viaggio lungo, quattordici ore per raggiungere la sede del festival, i cinque musicisti hanno suonato con grande energia, saltando e correndo per il palco per tutta l’ora dello show. Assolutamente da menzionare l’hit Everyday’s St Patrick’s Day, canzone cantata a gran voce dalle migliaia di persone sotto al palco. Cambio di sonorità con i The Sidh, band che propone un particolare e nuovo insieme di sonorità, con la tastiera in grande evidenza: un sound che non mi ha entusiasmato, anche se buona parte del pubblico ha risposto positivamente al “dance folk” (definizione ascoltata un paio di volte da persone vicine a me mentre il gruppo era sul palco). Si torna al “classico” con i Next Stop Band, ultima band vista prima del crollo fisico che mi ha costretto a tornare nel camper prima del tempo (circa le 4 del mattino). Tra cover di vecchi leoni (Ac/Dc) e pezzi dal sapore country americano, anche grazie a una grande presenza sul palcoscenico e alla bravura dei musicisti, i lombardi (con Daniele Zancheddu dei Kalevala hms alla chitarra) hanno conquistato gli spettatori con uno spettacolo completo e diverso da tutto quello visto in precedenza. L’ora e l’alcool ci hanno costretto al rientro anticipato al camper, perdendo, purtroppo, la prova dell’ultimo gruppo in scaletta, gli Oloferne.

Cosa rimane della dodicesima edizione del Montelago Celtic Festival? Un’incredibile serie di sorrisi, abbracci e brindisi con amici vecchi e nuovi, tanto divertimento a suon di musica, momenti di grande commozione e una sensazione di libertà e vitalità che nei restanti giorni dell’anno si fatica anche solo a immaginare. Appuntamento per il 2015, caro Montelago, sempre con la speranza di incontrare il mitico Valeriooooo!!!

Testo: Mr. Folk – Foto a cura di Persephone