Calico Jack – Calico Jack

Calico Jack – Calico Jack

2019 – full-length – Underground Symphony

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Giò: voce – Melo: chitarra – Toto: chitarra – Giggi: basso – Caps: batteria – Dave: violino

Tracklist: 1. The Secret Of Cape Cod – 2. Where Hath Th’ Rum Gone? – 3. Death Beneath The Wave – 4. Devil May Care – 5. Caraibica – 6. Songs From The Sea – 7. Sharkbite Johnny – 8. Grog Jolly Grog – 9. Straits Of Chaos – 10. Under The Flag Of Calico Jack – 11. Jolie Rouge

Che siate appassionati di cinema, di serie tv o di letteratura non fa differenza: il debutto dei Calico Jack vi farà venire un’incredibile voglia di vivere le avventure di Jack Sparrow e del Capitano Flint, per non parlare poi di Jack Rackham, divenuto famoso col nome di Calico Jack, pirata che ha ispirato il nome e la musica della band milanese. Tra scorribande in alto mare, taverne malfamate, rum e tutti i cliché del genere pirate metal, i Calico Jack confezionano un debutto brillante e piacevole, ricco di momenti divertenti e melodie di violino accattivanti. Musica, testi e vestiario hanno a che fare con i pirati, ma tolto l’immaginario grottesco e l’idea iniziale, nulla ha che spartire con gli Alestorm, la band più famosa di questo genere. Il gruppo guidato dal cantante Giò suona un metal dalle tinte estreme, caratterizzato dall’utilizzo del growl e in qualche rara occasione si sfiora il death metal per quel che concerne l’aspetto chitarristico, con gli interventi di violino che portano momenti delicati e più ricercati.

I Calico Jack si sono formati nel 2011 ed hanno pubblicato solamente un demo e l’EP Panic In The Harbour nel 2012 e 2013, dopodiché anni di silenzio silenzio e una manciata di esibizioni live che hanno aiutato la band a maturare e a suonare compatta. Il risultato di tanto tempo trascorso in sala prove è questo Calico Jack, disco che esce per la storica etichetta italiana Underground Symphony, label che negli ultimi tempi si è avvicinata al folk metal pubblicando l’esordio degli Aexylium Tales From This Land.

Con un buon mix di brani tratti dai vecchi lavori (rivisti e migliorati in alcuni episodi) e nuove canzoni, Calico Jack è probabilmente il punto di arrivo della prima parte di carriera per i pirati lombardi. Il minutaggio complessivo di settanta minuti – ripartito in undici tracce – è rischiosamente elevato per la proposta musicale e il pericolo di aver messo troppa carne al fuoco è dietro l’angolo: forse un paio di brani in meno avrebbero reso il disco più scorrevole e diretto ma comunque corposo?

Where Hath Th’ Rum Gone? e Devil May Care sono probabilmente i pezzi migliori del disco: sfacciati e divertenti, con l’ottimo violino (della registrazione se n’è occupata l’ex Furor Gallico Laura Brancorsini data la temporanea indisponibilità del titolare Dave) a seminare note con gusto e allegria in un contesto che passa con disinvoltura da momenti di festa e confusione ad altri minacciosi e oscuri. L’opener The Secret Of Cap e Cod mette subito in chiaro la direzione stilistica dei Calico Jack, tante volte qualcuno si aspettasse una versione aggiornata dei Running Wild, mentre la strumentale Songs From The Sea (in realtà con molti riferimenti irlandesi nei giri folk) regala momenti di danza e spensieratezza. Grog Jolly Grog, canzone che non manca mai nei concerti della formazione lombarda, porta in dote un ritornello semplice quanto azzeccato e l’ambiziosa Under The Flag Of Calico Jack, con i suoi diciotto minuti di durata, mostra che i Calico Jack non hanno paura di andare oltre la “classica canzone”, riuscendoci pure bene.

Il veliero dei Calico Jack è finalmente pronto per salpare nel mondo del pirate metal e, data la bravura della ciurma, non faticherà poi molto a conquistare terre e bottini, potete starne certi… per la benda di Barbanera!

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Calico Jack – Panic In The Harbour

Calico Jack – Panic In The Harbour

2013 – EP – autoprodotto

VOTO: 6,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Giò: vocals – Toto: chitarra – Melo: chitarra – Ricky Riva: basso – Dave: violino – Caps: batteria

Tracklist: 1. Where Hath Th’ Rum Gone? – 2. House Of Jewelry – 3. Grog Jolly Grog – 4. Deadly Day In Bounty Bay

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Con una copertina che più esplicita non si può e un nome preso dal famoso corsaro britannico John, conosciuto come Calico Jack e “inventore” della bandiera per eccellenza, la Jolly Roger, cosa ci si può aspettare se non spassoso pirate metal? La band lombarda, attiva dal 2011 e con all’attivo il demo Scum Of The Seas, torna alla carica con l’EP Panic In The Harbour, dischetto contenente quattro brani, indovinate un po’, di pirate metal!

Fin dal primo ascolto è possibile notare come i Calico Jack abbiano fatto le cose per bene: dalla produzione alla qualità delle canzoni, per finire con le prove dei musicisti, tutto è migliore rispetto al demo, segno che i ragazzi si sono dati un gran da fare in sala prove.

Where Hath Th’ Rum Gone? è la spassosa opener di Panic In The Harbour: il violino di Dave è veloce e ricorda i Korpiklaani di qualche album fa, le chitarre e la sezione ritmica creano un discreto muro sonoro e l’impatto sull’ascoltatore è sicuramente buono. Più pacata House Of Jewelry, dal ritmo tipicamente heavy metal e con la parte centrale molto interessante tra assoli di sei corde e melodie di violino che si incastrano con gusto. Grog Jolly Grog è una composizione molto varia, che alterna momenti scalmanati ad altri più ricercati (gustoso l’ultimo minuto e mezzo!); nel finale i Calico Jack mostrano sì di saper far casino, ma anche di essere in grado di creare una buona canzone. I primi due minuti di Deadly Day In Bounty Bay, brano che conclude l’EP, sono estremamente piacevoli e melodici, tra dolci note di violino e accordi morbidi di chitarra, mentre il resto della canzone è più classicamente Calico Jack. La lunga composizione (otto minuti e mezzo di durata) scorre piacevolmente fino all’ultimo secondo, un pezzo diretto, semplice e ben realizzato.

L’unico punto a rischio di Panic In The Harbour è la voce di Giò: il suo growl profondo e pesante non è facile da assimilare e sicuramente farà storcere il naso a più di una persona. Rispetto al demo Scum Of The Seas il singer è migliorato e ora il suo vocione, dopo alcuni ascolti, si adatta bene alla musica del gruppo. Sicuramente si può fare ancora meglio, ma pezzi come Grog Jolly Grog testimoniano che l’abbinamento pirati/growl si può fare e che possono uscire anche momenti eccellenti.

Il suono dell’EP è una nota positiva: Panic In The Harbour è registrato bene considerando che è un autoprodotto di un giovane gruppo con non molta esperienza. Anche il mixaggio è curato: tutti gli strumenti hanno il giusto spazio, i volumi sono ben regolati e i complimenti per Caps, che si è occupato anche di questo aspetto, quindi, sono d’obbligo.

Diversi gruppi, dopo l’esplosione degli Alestorm (o la riscoperta dei Running Wild?), si sono appassionati al mondo dei pirati, e anche in Italia esistono alcune band dal buon potenziale: i Calico Jack sono i primi a realizzare un lavoro semi professionale e ben fatto. Attenzione quindi, i pirati sono tra noi!  YAAARRRR!!!

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