Alestorm – Curse Of The Crystal Coconut

Alestorm – Curse Of The Crystal Coconut

2020 – full-length – Napalm Records

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Christopher Bowes: voce, tastiera – Máté Bodor: chitarra – Gareth Murdock: basso – Peter Alcorn: batteria – Elliot Vernon: tastiera

Tracklist: 1. Treasure Chest Party Quest – 2. Fannybaws – 3. Chomp Chomp – 4. Tortuga – 5. Zombies Ate My Pirate Ship – 6. Call Of The Waves – 7. Pirate’s Scorn (Donkey Kong Country cover) – 8. Shit Boat (No Fans) – 9. Pirate Metal Drinking Crew – 10. Wooden Leg Part 2 (The Woodening) – 11. Henry Martin

Quanto sono importanti i singoli? Verrebbe da dire che anni fa, sicuramente decenni fa, erano fondamentali per la fortuna o meno di un album: i passaggi radio/tv e la fruibilità di una canzone potevano voler dire milioni di copie o fallimento. Nel 2020, con lo streaming e la possibilità (illegale) di ascoltare o scaricare il disco prima della sua reale pubblicazione, ha senso parlare in una recensione di singoli e videoclip? Nel caso degli Alestorm, sì. La band scozzese ha pubblicato ben quattro anteprime, le primi tre una peggio dell’altra, un po’ per la musica ma soprattutto per i video musicali. Il primo singolo è stato Treasure Chest Party Quest, dal video imbarazzante che distoglie l’attenzione dalla musica, decente. Poco dopo è arrivato il turno dell’azzardo Tortuga, anche in questo caso dal video brutto per una canzone che rappresenta per i musicisti la possibilità di osare e che se ascoltata nel contesto album ha anche un suo senso, ma rilasciata in solitaria ha creato più irritazione cutanea che altro. Il terzo singolo scelto è stato Fannybaws, in linea con il sound degli Alestorm e dal videoclip a tema piratesco impreziosito dalla presenza di Peter Dinklage (Tyrion Lannister ne il Trono Di Spade). Ultima anticipazione di Curse Of The Crystal Coconut è stata Pirate Metal Drinking Crew, canzone “classica” per la formazione scozzese e dal video semplicissimo (studio, piscina, uscite durante le registrazioni avvenute in Thailandia), pubblicata a ridosso dell’uscita del disco. Ascoltando queste quattro tracce, o peggio, guardando i videoclip, c’era ben poco da stare allegri: qualità bassa e attenzione che viene assorbita dalle immagini a discapito della musica. Cosa succede, invece, se si ascolta il disco senza distrazioni, concentrati solamente sulla musica? Beh, le cose cambiano, e non poco. Pirate Metal Drinking CrewTreasure Chest Party Quest e Fannybaws diventano dei brani da godersi dal vivo, Tortuga un esperimento non per forza fallimentare. A queste vanno aggiunte Zombies Ate My Pirate Ship (gli Alestorm incontrano gli Ensiferum dei ritornelli più epici), l’esilarante Chomp Chomp, la divertente Call Of The Waves, il “classico” e spensierato Pirate’s Scorn (qualcuno ricorda Donkey Kong?), gli otto minuti di Wooden Leg Part 2 (The Woodening), quasi a voler dire a tutti quanti “sì, sappiamo anche creare canzoni più complesse se ne abbiamo voglia” tra sfuriate quasi black metal e sintetizzatori alla Muse, e la conclusiva Henry Martin, finta ballad acustica cantata con il cuore dal sempre sgraziato Bowes.

Che gli Alestorm siano incastrati in un mondo che ora gli va un po’ stretto è chiaro da tempo (e dichiarato anche nelle interviste), ma il mondo dei pirati consente ai musicisti di girare il globo divertendosi e facendo divertire, quindi il “sacrificio”, se così si può chiamare, alla fine si può fare. Le scappatelle musicali (e i progetti paralleli, più o meno seri) permettono loro di continuare a produrre musica di qualità senza negarsi di tanto in tanto qualche capriccio, quindi ben vengano. Si sta parlando di un lavoro che è stato male presentato con videoclip e singoli sbagliati, ma che alla fine vale la pena dei soldi spesi per l’acquisto. Giocoso, irriverente, a tratti scontato (nel senso che arriva esattamente dove il fan vuole che si arrivi) e dai testi che giocano con l’universo piratesco, metal e folk metal:

Aeons ago when the ancients ruled
Otyg and Lumsk, celebrating Yule
But then the damn pirates came along and said
YO HO HO – You’re fucking dead!

In quanti che hanno letto questo testo conoscono i Lumsk, e dico Lumsk perché spero che gli Otyg non ci sia bisogno di chiederlo tanto sono fondamentali?

A rendere il sesto lavoro degli scozzesi ancora più interessante troviamo un buon numero di ospiti, tra i quali spiccano lo spettrale Vreth (voce dei Finntroll, presente su Chomp Chomp) e il violino di Ally Storch-Hukriede (Subway To Sally, ex Haggard), con Matt Bell dei Troldhaugen che ha dato una mano in fase di scrittura. Gli Alestorm più gli ospiti e le sapienti mani del fido Lasse Lammert (Warrel Dane, Wind Rose, Svartsot, Asmegin) – che ha svolto tutti i lavori alla consolle – hanno alla fine realizzato un lavoro che può essere considerato il meno riuscito in carriera, ma che comunque sa dare soddisfazioni a chi lo ascolta e ci si avvicina senza troppe pretese.

2 thoughts on “Alestorm – Curse Of The Crystal Coconut

  1. Ho scoperto gli Alestrom per caso navigando su You Tube. E’ vero che il tema piratesco si esaurisce rapidamente, ma loro sfornano spesso brani interessanti. Non mi pronuncio sui video di cui hai parlato (non li ho ancora visti), ma ricordo che quello di “Drink” era semplice, ma divertente!

    • Bello scoprire gli Alestorm “navigando” 😀 Alla fine sono bravi musicisti che fanno buon intrattenimento – e a loro questo si chiede -, se ti capita vai a un loro concerto perché live sono proprio bravi!

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