Intervista: Furor Gallico

Si sono fatti attendere un sacco di anni, ma alla fine ne è valsa la pena: Songs From The Earth è un signor disco, il nuovo capolavoro dei Furor Gallico. Prima del concerto romano al Traffic Live Club (QUI il report) ho intervistato Davide e Luca, rispettivamente voce e chitarra della band. Tra freddo pungente e strani oggetti per sedersi (!) comodi, a un anno di distanza dalla precedente chiacchierata, ecco tutto quel che c’è da sapere sui Furor Gallico!

Furor_Gallico

La più ovvia delle domande: cosa avete fatto tra il primo e il secondo disco?

Davide: Tra il 2010 e il 2015, parliamo di quattro anni e mezzo… è passato veramente molto tempo per molteplici motivi. Innanzitutto in questi anni abbiamo intrapreso delle nuove avventure, anche a livello lavorativo, nel senso che siamo entrati in contatto con l’agenzia Bagana Rock Agency e con la Scarlet Records, quindi già queste due cose ti portano ad affrontare il lavoro in un’altra maniera, e se serve a prenderti più tempo. Inoltre ci sono stati diversi cambi di line-up, la scrittura del disco, il periodo di registrazione e cosa ben importante è stata la ricerca del suono, perché noi il disco ce l’avevamo pronto, se non ricordo male, a fine 2013. Il problema è che se hai i brani finiti ma non suonano come dici tu vai a riprendere il lavoro che hai fatto e dire “no, questo non è il suono che dico, lavoriamo ancora”. Alla fine abbiamo lavorato con Alex Azzali agli Alpha Omega Studio che ha ripreso in mano tutto il lavoro fatto in studio di registrazione e l’ha stravolta. Il suono del disco è completamente diverso da quello delle registrazioni, e meno male!

Accennavi ai cambi di line-up e già l’anno scorso ti ho fatto una breve intervista per saperne di più. La domanda seria è: il chitarrista Stefano è a Londra, il bassista Fabio in America… ma che gli fate voi ai musicisti?

Davide: Puzziamo! (risate, nda) Stefano è andato a Londra per un discorso lavorativo, voleva andare a lavorare all’estero…

Luca: E alla fine c’è rimasto!

Davide: Stesso discorso per Fabio, lui ci ha parlato candidamente, dicendo che aveva intenzione di andare negli Stati Uniti per affrontare un discorso, nel suo caso, più musicale che altro, lo sentiamo e vediamo su internet che gli va bene.

Sul disco alla batteria c’è Paulovich, ora però avete Mirko, giusto?

Davide: La batteria per il disco l’ha scritta Simone che all’epoca suonava con noi, poi ha lasciato la band ed è subentrato Mirko, però per quel che riguarda le registrazioni Mirko era appena entrato e non era stato ufficializzato, quindi abbiamo pensato di fare una cosa prendendo poi due piccioni con una fava, perché volevamo un batterista che personalizzasse il lavoro mettendoci del suo, inoltre avere un guest nel disco, che è una cosa che noi amiamo fare. Tu se ci hai seguito anche live hai visto che ci piace avere ospiti e quindi abbiamo colto la palla al balzo, prendendo Federico Paulovich dei Destrage che ha accettato subito la proposta. Ora c’è Mirko che sta portando live il disco.

Secondo me il disco è veramente bellissimo, in particolare ho apprezzato che c’è sempre il vostro marchio…

Davide: Che è il bassista, è vero, fa di cognome Marchio! (risate, nda)

… il vostro sound pur avendo delle canzoni diverse tra di loro per stile.

Davide: Leggevamo di recente una recensione su Metallized dove il recensore apprezzava i primi tre brani perché in linea con il nostro sound perché effettivamente i Furor Gallico, con il primo disco, hanno dato una sorta d’impronta musicale con il primo disco, abbastanza riconoscibile. Tutto sommato non abbiamo mai voluto fossilizzarci su un unico suono, nel senso che noi abbiamo fatto un discorso banalissimo su quel che significa il genere folk metal, cioè un cazzo, perché folk è la musica tradizionale e metal è il metal. Il fatto che i Furor Gallico si siano collocati in un certo tipo di folk metal con il primo disco non significa che debbano rimanere lì. Il fatto che Stefano un giorno sia entrato in sala prove con Steam Over The Mountain c’ha preso benissimo a tutti , ci siamo detti “perché non farla” anche se totalmente inaspettata. Idem per Diluvio, un brano che se lo metti in Viaggio Senza Vento (capolavoro dei Timoria, nda) ci sta da Dio!

Parliamo un attimo…

Davide: Dei Timoria! Allora, i Timoria sono nati a Brescia nel…

A Brescia tra Timoria e In.Si.Dia… me cojoni! (segue una breve discussione su Brescia che si conclude con un “grande Colony! nda) Steam Over The Mountain all’inizio proprio non mi piaceva, mi dicevo “è una canzone che non c’entra nulla col disco”.

Davide: Non te l’aspetti!

Poi piano piano, a forza di ascoltare il brano, penso di aver capito il senso, e ora l’apprezzo, mentre Diluvio m’ha subito fatto impazzire.

Davide: Temevamo che Diluvio potesse non piacere proprio perché nel momento in cui proponi musica come la nostra – death metal, prendila proprio alla larga – se vai a proporre una ballata, il mio timore personale, ma credo che sia condiviso, è “cazzo te ne esci con un pezzo frocio” e la gente non è contenta. Invece ti posso dire che dall’inizio del tour che la gente l’apprezza e la sa meglio di me. Però effettivamente con il senno di poi che un brano di quel tipo, una bellata melodica, è molto più fruibile ed è facile che piaccia fin dal primo ascolto. Va un attimo decontestualizzata dal resto, per fortuna è piaciuta pur essendo un brano dei Furor Gallico, dai quali ti aspetti altre sonorità. Per quel che riguarda Steam Over The Mountain sappiamo perfettamente che non piace a tutti, sappiamo perfettamente che ai concerti molti dicono “vabbè non fate quella, fatene un’altra”, però fa anche quella parte di noi, e ovviamente continueremo a portarla, è bella! A noi piace… la prima regola dei Furor Gallico è di non parlare mai dei Fur… a no, quello è Fight Club! (altre risate! nda) La regola dei Furor Gallico è che i brani li fai se piacciono, non al pubblico, ma a noi.

Davide, ti vedo un sacco professionale, un cazzone professionale!

Davide: Sì, ma poi vado a ubriacarmi! Dovresti vedermi a lavoro, minchia, ammazzo tutti!

Tra un disco e l’altro son passati quasi cinque anni, ma siete sempre rimasti sulla cresta dell’onda e la gente vi ha sempre seguito e supportato. Come ve lo spiegate?

Davide: Io non me lo sono mai spiegato! Una delle ultime date che abbiamo fatto prima di pubblicare il disco, eravamo al Colony con gli Stormlord e c’era tanta gente, finito il concerto eravamo nel backstage e di dicevamo “ragazzo, io non me lo spiego”. In realtà nessuno di noi se lo spiega, perché se proponi sempre lo stesso show, magari ti rompi i coglioni! Invece abbiamo sempre avuto un discreto successo, diciamo così, nel senso che la gente è sempre venuta a vederci… boh!

Luca: Soprattutto nelle ultime date abbiamo cercato di proporre qualcosa di nuovo, oltre a nuove canzoni… abbiamo fatto un mini set acustico di pezzi vecchi, altre cose più ricercate nel sound dal vivo e magari questa cosa è piaciuta. Siamo un gruppo che propone le stesse cose da anni e non ti aspetti…

Semplicemente la gente riconosce la bontà della musica e delle persone che ci sono dietro…

Davide: Abbiamo notato un ricambio tra il pubblico. I fedeli ci sono sempre, mi riferisco alla Folk Family che ci sarà anche domani a Parma e io c’ho una paura fottuta! Loro seguono la scena folk e sono sempre presenti, ma negli altri show c’è sempre stato un certo ricambio, e nel merchandise abbiamo venduto qualcosa. Tu dici “se il pubblico è sempre lo stesso non ti prende la maglia due volte”, quindi il ricambio c’è stato. Ora, com’è possibile il fatto che sia sempre andato bene, forse è il discorso che faceva Luca.

Come siete arrivati alla Scarlet Records?

Davide: Noi lavoriamo con Bagana Agency da due anni e ci hanno dato Michele Boccalone, che è il nostro tecnico audio e abbiamo imparato con lui una quantità di cose inimmaginabile. Bagana ha fatto una ricerca per quella che poteva essere una casa discografica giusta per noi e siamo arrivati alla Scarlet. C’hanno fatto un’ottima proposta, pertanto… scrivi “pertanto” che sembro una persona colta! Hanno ristampato il primo disco che sarà disponibile dal 18 aprile e presso gli store online e per quel che riguarda il futuro stiamo un attimo a vedere come ci si muove.

Ho visto il video della cover di Breaking The Law dei Judas Priest suonata al Montelago Celtic Festival: strana da sentire, ma figa. Ho pensato che un pezzo del genere, “fuori” dal folk metal, sarebbe una bonus track divertente, oppure buona per un EP. Avete mai pensato di realizzare un EP con cover, live ecc?

Davide: Sai, la settimana scorsa eravamo sul furgone e ascoltavamo Fleshgod Apocalypse, è partita The Forsaking che è una delle mie preferite, ed ho detto “minchia ragazzi, facciamo la cover e mettiamola sul disco”, però diciamo che l’idea è che se facciamo un album deve essere nostro, ne abbiamo parlato un pochino ed è per noi la soluzione migliore. Sono cose interessanti… però pensiamo a fare il terzo disco…

Ditemi qualcosa…

Davide: Tendenzialmente sarà un full-length come questo, abbiamo già iniziato a fare qualcosa… In verità è pronto, ce l’abbiamo di là!

Allora andiamo ad ascoltarlo, giuro che spengo il registratore!

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Live Report: Furor Gallico a Roma

FUROR GALLICO + KORRIGANS + DYRNWYN

20 marzo 2015, Traffic Live Club, Roma

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Serata di folk metal tricolore al Traffic di Roma, dove si sono esibiti i Furor Gallico, freschi autori dell’eccellente Songs From The Earth, ben supportati da Korrigans e Dyrnwyn.

I primi a salire sul palco i romani Dyrnwyn, già noti sulle pagine di Mister Folk grazie al demo del 2013 Fatherland. Purtroppo non sono riuscito a seguire completamente lo show della band capitolina, ma si può tranquillamente affermare che i Dyrnwyn hanno tutte le capacità per tenere palcoscenici importanti vista la bontà della proposta musicale, confermando – e migliorando – il parere più che positivo dato in occasione del Latium Folk Fest. La mezz’ora a loro disposizione passa velocemente e i pontini Korrigans portano on stage tutta la furia dei Volsci: tutte le canzoni sono tratte dal buonissimo debutto Ferocior Ad Rebellandum, uscito sul finire del 2014 su Nemeton Records. L’iniziale Latium Vetus non rende al massimo per colpa di un sound sporco e non definito, ma con lo scorrere dello show le cose andranno decisamente meglio. Il pubblico si scalda e inizia a pogare e a fare wall of death, Thanatos, cantante anche dei Dyrnwyn e bravo a reggere due mini concerti di seguito, incita gli spettatori che si gasano con Il Baluardo e proseguono a fare headbanging con la ritmata Corbium Capta Est. La title track del disco e L’animo Degli Eroi si confermano ottime canzoni anche dal vivo, l’ultima in particolare risulta essere perfetta per la chiusura dello show.

Breve cambio di strumentazione e i Furor Gallico s’impossessano del palco, scaldando immediatamente gli spettatori. L’apertura è affidata alle nuove Song Of The Earth e Wild Jig Of Beltaine: entrambe funzionano molto bene in sede live e il pubblico apprezza non poco la scelta. Il debutto Furor Gallico è giustamente rappresentato da diverse canzoni – in particolare Curmisagios e Banshee riscuotono tanti applausi -, ma com’è normale che sia, il recente Songs From The Earth la fa da padrone. Ospite gradito per Medhelan è Cristiano Borchi degli Stormlord, mentre il folletto Squass disturba la band durante la canzone a lui dedicata. Non mancano le discusse Diluvio (bellissima su disco come in concerto) e Steam Over The Mountain massiccia e buona per staccare dal “solito” folk metal. La brutale Cathubova non fa prigionieri ed Eremita chiude il concerto alla grande, prima dei bis Ancient Rites e La Caccia Morta, brano divenuto negli anni un vero e proprio inno.

I Furor Gallico sono un gruppo particolare: nonostante il secondo disco si sia fatto attendere quasi cinque anni, la notorietà della band non ha mai subito flessioni, con i ragazzi perennemente in tour nonostante i cambi di formazione. Line-up che a Roma si è dimostrata affiatata e compatta, in grado di proporre un grande show (anche grazie all’ottimo lavoro alla consolle del fonico Michele Boccalone, al seguito anche di Lacuna Coil e Marta Sui Tubi), per la felicità degli spettatori – un buon numero, finalmente – che non hanno smesso un attimo di cantare e saltare a ritmo di musica. I musicisti hanno suonato con precisione, ma un paio di nomi devono essere fatti: il primo è quello del frontman Davide Cicalese, il quale alla note scream e growl vocals ha affiancato un pregevole stile clean che ora utilizza con grande sicurezza; altra nota di merito va al giovane batterista Mirko Fustinoni, una piovra al drum kit.

Una deliziosa serata quindi, con tre ottime formazioni di folk metal, ognuna delle quali ha proposto musica personale e accattivante, specchio di una scena tricolore più viva che mai, ancora con molto da dire.

Scaletta Korrigans: 1. Proemio (intro) – 2. Latium Vetus – 3. Il Baluardo – 4. Corbium Capta Est – 5. Ferocior Ad Rebellandum – 6. L’animo Degli Eroi

Scaletta Furor Gallico: 1. Song Of The Earth – 2. Wild Jig Of Beltaine – 3. Banshee – 4. Venti Di Imbolc – 5. Curmisagios – 6. Nemain’s Breath – 7. Medhelan – 8. La Notte Dei Cento Fuochi – 9. Diluvio – 10. Squass – 11. Steam Over The Mountain – 12. Cathubova – 13. Eremita – 14. La Caccia Morta – 15. Ancient Rites

Furor Gallico – Songs From The Earth

Furor Gallico – Songs From The Earth

2015 – full-length – Scarlet Records

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Davide: voce – Luca: chitarra – Mattia: chitarra – Marco: basso – Mirko: batteria – Paolo: tin whistles, bouzouki & cornamusa – Becky: arpa celtica – Riccardo: violino

Tracklist: 1. The Song Of The Earth – 2. Nemàin’s Breath – 3. Wild Jig Of Beltaine – 4. La Notte Dei Cento Fuochi – 5. Diluvio – 6. Squass – 7. Steam Over The Mountain – 8. To The End – 9. Eremita

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L’attesa è terminata: a quattro anni e mezzo dall’omonimo debutto, i Furor Gallico tornano con un nuovo disco, Songs From The Earth. In questi anni di cose ne sono successe, numerosi tour e cambi di musicisti in particolare. Dopo gli ultimi ingressi di Riccardo al violino e Mattia alla chitarra, la band ha finalmente trovato la necessaria tranquillità per entrare in studio e pubblicare con l’italiana Scarlet Records il nuovo full-length.

La domanda, chiaramente, è una soltanto: com’è Songs From The Earth? È bello. Bello, ben suonato, ottimamente registrato. Diverso da Furor Gallico, com’è normale che sia: sono passati tanti anni tra i due lavori, la band nel frattempo ha suonato moltissimo in giro, i musicisti sono maturati e hanno preso coscienza delle proprie possibilità. Ultima cosa, e non da poco, i diversi cambi di formazione hanno rivoluzionato il sound: sempre folk metal, ma ora maggiormente dinamico e aperto ad influenze esterne. Il folk metal dei Furor Gallico è diventato ancor più vario, maturo e vivace rispetto al passato, una vera goduria per le orecchie. 

Il disco inizia con The Songs Of The Earth, un ottimo brano d’apertura nel quale la sezione folk sposa delicatamente il lato estremo del gruppo. Il risultato è decisamente buono anche grazie alla dinamicità e ai cambi di tempo della batteria. La seconda traccia, Nemàin’s Breath, vede la cornamusa gran protagonista, e racconta delle battaglie nelle quali le bagpipes erano utilizzate come guida per i soldati. Tempi cadenzati e un alone oscuro rendono perfetto l’asse testo-musica. L’arpa di Becky introduce Wild Jig Of Beltaine, folk metal del migliore tipo. Gli strumenti tradizionali accompagnano le chitarre lungo il cammino con eccellente gusto, con un retrogusto irlandese che porta a pensare ai pub dell’isola di smeraldo, dove anziani e giovani si lasciano trasportare dall’alcool nell’oblio più nebbioso. La Notte Dei Cento Fuochi è l’ennesimo gran bel pezzo di Songs From The Earth, ritmato e dal piglio aggressivo pur non suonando estremo. La seconda parte del brano è più soft nonostante le chitarre elettriche, con i cori veramente ben riusciti (i quali ricordano una festa con molte persone, come quella che ha ispirato la canzone) che portano La Notte Dei Cento Fuochi alla conclusione. Diluvio stupisce, e non poco. Delicata, malinconica, bella e intensa. Un nuovo modo per il gruppo di esprimersi, con ottimi risultati. Sotto certi punti di vista, potrebbe sembrare una canzone romantica dei Lingalad in chiave metal:

Grida la tempesta
Urla la tormenta
Dell’amore per la pioggia e dell’innocenza
Di un passato immerso nell’ardore
Del tempo che ne sbiadisce il dolore

Invece si tratta di un nuovo brano dei Furor Gallico, maturati nella composizione e nelle tematiche (e non che nel debutto fossero banali…) trattate. Squass, sicuramente un brano rappresentativo del lato più goliardico della band, è destinato a diventare un classico al pari de La Caccia Morta. Nel testo si racconta di questo folletto che ride degli ubriachi di ritorno a casa dall’osteria che, a seconda delle versioni, li fa inciampare. Il brano è musicalmente diverso dagli altri, con un bel giro di basso iniziale e dal piglio sicuramente allegro e spensierato, divertente da ballare in concerto. A spiccare sul resto sono la parte centrale, quasi jazzata e ottima nel descrivere la confusione che regna nella testa dell’ubriaco, e il cantante Davide, bravo e teatrale nell’interpretare le buffe vicende narrate.

Mutevole è il confine tra una ciucca e la realtà

Segue la canzone che meno ci si aspetta dai Furor Gallico, quella Steam Over The Mountain dal pesante piglio moderno, una sorta di esperimento dove le parti folkloristiche non sono messe da parte, ma utilizzate e inserite in maniera diversa rispetto al solito. Non semplice l’ascolto, soprattutto le prime volte, ma quando si “capisce” il brano, tutto scorre più facilmente. To The End è una composizione più tradizionale, dove il violino di Riccardo è d’importanza primaria e dona al pezzo un tocco romantico che ben contrasta le strofe più veloci e il growl di Davide “Cica”; il finale è particolarmente ispirato, degno di una band di grande talento come sono i Furor Gallico. Chiude il disco Eremita, ennesima conferma della bontà della musica proposta dai musicisti lombardi. Interessante notare come le nove canzoni che compongono Songs From The Earth siano tutte diverse tra di loro pur portando avanti delle sonorità di base che permettono immediatamente di riconoscere il gruppo. Eremita alterna momenti quieti con arpa e melodie soavi ad accelerazioni di doppia cassa e violino con una naturalezza e un buon gusto che in pochi si possono permettere.

La copertina è stata realizzata dal mago belga Kris Verwimp (Månagarm, Absu, Suidakra, Arkona, Vintersorg ecc.), il quale aveva già lavorato con la band per Furor Gallico. L’albero della copertina rappresenta la Natura e i teschi la pochezza dell’uomo, il quale è colpevole di distruggere la Terra ma che è destinato a soccombere dinanzi la terrificante grandezza della Natura. Il disco è stato registrato presso i Metropolis Studio di Milano, dove hanno inciso, tra gli altri, Depeche Mode, PFM e New Trolls, e mixato e masterizzato da Alex Azzali presso gli Alpha Omega Studio. Tutto perfetto, dalla voce alle chitarre piene e definite, dalla sezione ritmica agli strumenti tradizionali, nitidi come non mai.

Si sono fatti attendere diversi anni, ma alla fine i Furor Gallico hanno confezionato un bellissimo disco, e si può tranquillamente dire che è valsa la pena aspettare così tanto tempo. Gli ospiti presenti, Luca Veroli dei Diabula Rasa alla cornamusa, Simon Papa dei MaterDea alla voce e Sergio Colleoni del Fosch Fest ai cori, sono assai graditi e impreziosiscono ulteriormente le nove canzoni del disco.

Songs From the Earth conferma quello sono i Furor Gallico: una grande band, ormai punto di riferimento per la scena. Questi ragazzi meritano, oltre a palcoscenici e tour di prima serie, un successo enorme.