Furor Gallico – Songs From The Earth

Furor Gallico – Songs From The Earth

2015 – full-length – Scarlet Records

VOTO: 8,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Davide: voce – Luca: chitarra – Mattia: chitarra – Marco: basso – Mirko: batteria – Paolo: tin whistles, bouzouki & cornamusa – Becky: arpa celtica – Riccardo: violino

Tracklist: 1. The Song Of The Earth – 2. Nemàin’s Breath – 3. Wild Jig Of Beltaine – 4. La Notte Dei Cento Fuochi – 5. Diluvio – 6. Squass – 7. Steam Over The Mountain – 8. To The End – 9. Eremita

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L’attesa è terminata: a quattro anni e mezzo dall’omonimo debutto, i Furor Gallico tornano con un nuovo disco, Songs From The Earth. In questi anni di cose ne sono successe, numerosi tour e cambi di musicisti in particolare. Dopo gli ultimi ingressi di Riccardo al violino e Mattia alla chitarra, la band ha finalmente trovato la necessaria tranquillità per entrare in studio e pubblicare con l’italiana Scarlet Records il nuovo full-length.

La domanda, chiaramente, è una soltanto: com’è Songs From The Earth? È bello. Bello, ben suonato, ottimamente registrato. Diverso da Furor Gallico, com’è normale che sia: sono passati tanti anni tra i due lavori, la band nel frattempo ha suonato moltissimo in giro, i musicisti sono maturati e hanno preso coscienza delle proprie possibilità. Ultima cosa, e non da poco, i diversi cambi di formazione hanno rivoluzionato il sound: sempre folk metal, ma ora maggiormente dinamico e aperto ad influenze esterne. Il folk metal dei Furor Gallico è diventato ancor più vario, maturo e vivace rispetto al passato, una vera goduria per le orecchie. 

Il disco inizia con The Songs Of The Earth, un ottimo brano d’apertura nel quale la sezione folk sposa delicatamente il lato estremo del gruppo. Il risultato è decisamente buono anche grazie alla dinamicità e ai cambi di tempo della batteria. La seconda traccia, Nemàin’s Breath, vede la cornamusa gran protagonista, e racconta delle battaglie nelle quali le bagpipes erano utilizzate come guida per i soldati. Tempi cadenzati e un alone oscuro rendono perfetto l’asse testo-musica. L’arpa di Becky introduce Wild Jig Of Beltaine, folk metal del migliore tipo. Gli strumenti tradizionali accompagnano le chitarre lungo il cammino con eccellente gusto, con un retrogusto irlandese che porta a pensare ai pub dell’isola di smeraldo, dove anziani e giovani si lasciano trasportare dall’alcool nell’oblio più nebbioso. La Notte Dei Cento Fuochi è l’ennesimo gran bel pezzo di Songs From The Earth, ritmato e dal piglio aggressivo pur non suonando estremo. La seconda parte del brano è più soft nonostante le chitarre elettriche, con i cori veramente ben riusciti (i quali ricordano una festa con molte persone, come quella che ha ispirato la canzone) che portano La Notte Dei Cento Fuochi alla conclusione. Diluvio stupisce, e non poco. Delicata, malinconica, bella e intensa. Un nuovo modo per il gruppo di esprimersi, con ottimi risultati. Sotto certi punti di vista, potrebbe sembrare una canzone romantica dei Lingalad in chiave metal:

Grida la tempesta
Urla la tormenta
Dell’amore per la pioggia e dell’innocenza
Di un passato immerso nell’ardore
Del tempo che ne sbiadisce il dolore

Invece si tratta di un nuovo brano dei Furor Gallico, maturati nella composizione e nelle tematiche (e non che nel debutto fossero banali…) trattate. Squass, sicuramente un brano rappresentativo del lato più goliardico della band, è destinato a diventare un classico al pari de La Caccia Morta. Nel testo si racconta di questo folletto che ride degli ubriachi di ritorno a casa dall’osteria che, a seconda delle versioni, li fa inciampare. Il brano è musicalmente diverso dagli altri, con un bel giro di basso iniziale e dal piglio sicuramente allegro e spensierato, divertente da ballare in concerto. A spiccare sul resto sono la parte centrale, quasi jazzata e ottima nel descrivere la confusione che regna nella testa dell’ubriaco, e il cantante Davide, bravo e teatrale nell’interpretare le buffe vicende narrate.

Mutevole è il confine tra una ciucca e la realtà

Segue la canzone che meno ci si aspetta dai Furor Gallico, quella Steam Over The Mountain dal pesante piglio moderno, una sorta di esperimento dove le parti folkloristiche non sono messe da parte, ma utilizzate e inserite in maniera diversa rispetto al solito. Non semplice l’ascolto, soprattutto le prime volte, ma quando si “capisce” il brano, tutto scorre più facilmente. To The End è una composizione più tradizionale, dove il violino di Riccardo è d’importanza primaria e dona al pezzo un tocco romantico che ben contrasta le strofe più veloci e il growl di Davide “Cica”; il finale è particolarmente ispirato, degno di una band di grande talento come sono i Furor Gallico. Chiude il disco Eremita, ennesima conferma della bontà della musica proposta dai musicisti lombardi. Interessante notare come le nove canzoni che compongono Songs From The Earth siano tutte diverse tra di loro pur portando avanti delle sonorità di base che permettono immediatamente di riconoscere il gruppo. Eremita alterna momenti quieti con arpa e melodie soavi ad accelerazioni di doppia cassa e violino con una naturalezza e un buon gusto che in pochi si possono permettere.

La copertina è stata realizzata dal mago belga Kris Verwimp (Månagarm, Absu, Suidakra, Arkona, Vintersorg ecc.), il quale aveva già lavorato con la band per Furor Gallico. L’albero della copertina rappresenta la Natura e i teschi la pochezza dell’uomo, il quale è colpevole di distruggere la Terra ma che è destinato a soccombere dinanzi la terrificante grandezza della Natura. Il disco è stato registrato presso i Metropolis Studio di Milano, dove hanno inciso, tra gli altri, Depeche Mode, PFM e New Trolls, e mixato e masterizzato da Alex Azzali presso gli Alpha Omega Studio. Tutto perfetto, dalla voce alle chitarre piene e definite, dalla sezione ritmica agli strumenti tradizionali, nitidi come non mai.

Si sono fatti attendere diversi anni, ma alla fine i Furor Gallico hanno confezionato un bellissimo disco, e si può tranquillamente dire che è valsa la pena aspettare così tanto tempo. Gli ospiti presenti, Luca Veroli dei Diabula Rasa alla cornamusa, Simon Papa dei MaterDea alla voce e Sergio Colleoni del Fosch Fest ai cori, sono assai graditi e impreziosiscono ulteriormente le nove canzoni del disco.

Songs From the Earth conferma quello sono i Furor Gallico: una grande band, ormai punto di riferimento per la scena. Questi ragazzi meritano, oltre a palcoscenici e tour di prima serie, un successo enorme.

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