Incursed – Elderslied

Incursed – Elderslied

2014 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Narot Santos: voce, chitarra ritmica – Asier Fernández: chitarra solista – Juan Sampedro: basso – Asier Amo: batteria – Jon Koldo Tera: tastiera

Tracklist: 1. Song Of The Ancient (intro) – 2. Heart Of Yggdrasil 
- 3. Raging Wyverns
 – 4. The Wild Hunt – 5. Beer Bloodbath
 – 6. Tidal Waves 
- 7. Jötnar – 8. A Fateful Glare (interlude) – 9. Lady Frost – 10. The Undying Flame (Homeland part II) – 11. Suaren Lurraldea (The Land of Fire) – 12. One Among A Million
- 13. Promise Of Hope (outro)

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A due anni dall’interessante Fimbulwinter arriva il terzo sigillo degli spagnoli Incursed, preceduto di un mese dall’EP Beer Bloodbath, dischetto che ha fatto girare il nome della band anche grazie alla cover del tema principale de Il Trono Di Spade. Il disco, intitolato Elderslied, è composto da tredici tracce per una durata complessiva di ben sessantotto minuti, decisamente troppi per una band che potrebbe fare il definitivo salto di qualità concentrandosi maggiormente su un numero minore di composizioni. I brani sono mediamente buoni, ma la presenza di alcuni pezzi sottotono, come ad esempio Tidal Waves e Suaren Lurraldea, oltre ad abbassare la qualità del disco, appesantiscono l’ascolto non semplice dovuto all’alto minutaggio. Un peccato, perché Elderslied è un cd veramente ben realizzato, compresa la produzione “moderna” e compatta, con gli strumenti tutti ben equalizzati per un risultato finale di prim’ordine. La copertina, invece, appare fin troppo digitale e fredda, non adatta al disco.

Tra le canzoni riuscite meglio, si devono citare Heart Of Yggdrasil, nella quale le chitarre taglienti e la tastiera folkeggiante compiono un ottimo lavoro, The Wild Hunt, dal delizioso violino presente nel bridge, il battagliero mid tempo di Jötnar dalle chitarre massicce e l’ottima Lady Frost, dal violento inizio al fulmicotonee la voce stranamente grim. Chiaramente, ma è bene dirlo, tra i brani degni di attenzione sono presenti Raging Wyverns e Beer Bloodbath, tutti e due presenti nella tracklist dell’EP. Discorso a parte, invece, per One Among A Million, oltre dieci minuti di metal elegante ed estremo dalle tinte folk, all’interno dei quali i musicisti si sbizzarriscono creando un pezzo elaborato, ricercato e ben riuscito. In Elderslied sono presenti anche un’intro (troppo lungo), un intermezzo e un outro che nasconde la ghost track Game Of Thrones.

Buoni momenti di extreme metal, aperture folk, melodie accattivanti e un’interpretazione vocale di livello sono gli elementi miscelati in un songwriting maturo e intelligente. Con questo disco gli Incursed rafforzano il proprio nome nella scena folk metal europea; Elderslied è un cd non perfetto, ma assolutamente godibile e in grado di regalare bei momenti. La sensazione è che per il definitivo salto di qualità non manchi poi molto.

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Sechem – Ren

Sechem – Ren

2013 – EP – autoprodotto

VOTO: 6 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Marie: voce – Michael: chitarra – Carlos: basso – Marta Sacri: flauto – Paolo: tastiera – David: batteria

Tracklist: 1. Son Of The Sun – 2. Queen Of Nubia – 3. Osiriac Triad

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La formazione spagnola Sechem nasce nel 2010 dalla volontà della flautista Marta Sacri, desiderosa di unire al metal sonorità orientali che rimandano all’antico Egitto. La formazione, dopo i classici problemi di stabilità, è pronta, nel 2013, a registrare la propria prima creatura Ren.

L’EP vede la luce a metà agosto ed è composto da tre brani per una durata complessiva di circa quindici minuti. Il genere suonato può essere etichettato, come suggerito dalla band stessa, oriental folk metal, in quanto alla componente heavy metal – incentrata su mid tempo lineari e priva di estremismo sonoro/vocale – si aggiunge il flauto che crea melodie dal sapore orientale. Le chitarre sono utilizzate più come tappeto per dar spazio e luce al lavoro Marta Sacri, strumentista principale nell’economia della band madrilena.

Son Of The Sun apre l’EP: la voce soave di Marie, insieme ad alcuni effetti, ci introduce nel mondo Sechem prima che la chitarra e la batteria facciano il proprio ingresso. Il brano è lineare ma dotato di un buon ritornello che, nella sua semplicità, rimane facilmente impresso nella mente. L’unico neo del brano (e di Ren nella sua totalità) risiede proprio nella voce della singer, spesso priva di mordente e poco teatrale. Non una cattiva prova la sua, ma sicuramente c’è da migliorare l’espressività e la tecnica. Queen Of Nubia prosegue su mid tempo e riff melodici, con l’ottimo lavoro della coppia Paolo (onnipresente con la tastiera) e Marta che donano al pezzo un’epicità e un’oscurità tipica dell’oriente mediterraneo. Osiriac Triad chiude l’EP in maniera convincente tra chitarre doom e linee vocali azzeccate: tra piccole cavalcate sul dorso di dromedari e affascinanti melodie, il brano si distingue dai precedenti per una maggiore varietà nel songwriting e la voglia della band di osare di più (è presente anche un’inaspettata accelerazione che ben si abbina con la delicata voce della cantante), creando così la canzone più vivace ed efficace del lotto.

La registrazione è a budget zero: nonostante ciò il risultato è decente e bisogna riconoscere il buon lavoro svolto dai ragazzi con i pochi mezzi a disposizione, con gli unici problemi dati dalla sezione ritmica: il basso è praticamente inesistente e la batteria gode di suoni non particolarmente brillanti, soprattutto per quel che riguarda la cassa e i tom. Ottima, infine, la decisione dei Sechem di rendere disponibile gratuitamente l’EP per chiunque lo voglia scaricare tramite il proprio bandcamp.

La band di Madrid è alle prime armi e in alcuni frangenti ce se ne rende conto facilmente: piccole ingenuità di tanto in tanto vengono a galla, ma nel complesso la sufficienza è più che meritata, soprattutto per il coraggio di proporre qualcosa di veramente diverso dal “solito” folk. Aggiustando e migliorando alcune cose i Sechem potranno tornare con un lavoro più maturo e interessante. Curioso di ascoltare la prossima release!

Drakum – Around The Oak

Drakum – Around The Oak

2011 – demo – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Javi: voce – Marc: chitarra – Feni: chitarra – Paula: tastiera – Alicia: basso – Caleb: violino – Conrad: batteria

Tracklist: 1. Around The Oak – 2. Absinthe – 3. The Wanderer

drakum-around_the_oakNati nel 2009 a Barcellona, gli spagnoli Drakum hanno faticato un po’ a farsi conoscere, ma i sacrifici e la bontà della proposta, un classico folk metal con voce growl, hanno portato il gruppo a esibirsi sul palco del prestigioso Metaldays 2013. Il punto di partenza, però, è stato il demo Around The Oak, dischetto genuino realizzato da una formazione giovane ma con le idee chiare.

Il cd contiene tre brani per una durata di poco superiore agli undici minuti. La title track dà inizio alle danze, canzone dal ritmo sostenuto dove fin dalle prime note i Drakum mettono in mostra le proprie armi: melodie semplici ed efficaci, il dolce violino di Caleb, la sezione ritmica compatta e, generalmente, un songwriting di qualità considerando la poca esperienza dei musicisti. Absinthe rispetto all’opener ha una componente folk più marcata (molto carino il dettaglio dello scacciapensieri), pur non mancando assoli di chitarra e il caratteristico growl del cantante. La conclusiva The Wanderer è classica nella struttura e celtica per sonorità, con il finale che presenta delle interessanti accelerazioni atte a dare un tocco di aggressività che in questo contesto ben si addice.

I Drakum confezionano un demo breve ma ben realizzato, le canzoni sono piacevoli all’ascolto e i musicisti sono abili nell’inserire alcuni elementi non classici nel campo del folk metal – basti pensare agli assoli di chitarra presenti in ogni brano – pur non “tradendo” la tradizione.

Si tratta solo di un primo passo datato 2011, sono passati due anni e mezzo dalla pubblicazione di Around The Oak e i Drakum, con una formazione in parte nuova, stanno realizzando il primo full lenght. Le premesse, seppur vecchie, sono buone, non resta che aspettare…

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Schwarzwald – Welcome To Trolland

Schwarzwald – Welcome To Trolland

2012 – demo – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Satur: voce, chitarra, scacciapensieri – Yeray: chitarra – Victor: basso – Marcos: fisarmonica, tastiera – Montse: flauto – Dani: batteria

Tracklist: 1. Welcome To Trolland – 2. What A Terrible Hangover – 3. Folk & Troll – 4. The Feast – 5. The Pursuit Of The Last Beer

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Sono spagnoli, suonano folk metal d’ispirazione nord europea e hanno il nome tedesco, ecco a voi gli Schwarzwald!

La band nasce nel 2005 per volontà di Satur, il quale suona in solitaria fino al 2010, anno in cui gli Schwarzwald (la famosa Foresta Nera) diventano un vero gruppo con l’ingresso degli altri musicisti. Nel dicembre 2012 viene pubblicato il demo Welcome To Trolland, secondo nella storia della formazione originaria di Tenerife e distante per musica e temi trattati da Journey Through The Night del 2005.

Il demo parte bene con la title track, brano dal ritmo sostenuto dove gli strumenti tradizionali trovano ampio spazio. La simpatica copertina ben si adatta alla musica della canzone (e del cd), tra sonorità spensierate e richiami al folklore nordico. In What A Terrible Hangover si prosegue con il folk più veloce e allegro tra il flauto di Montse, lo scream del leader Satur e i classici cori durante i ritornelli per quella che, forse, è la canzone simbolo del demo. Folk & Troll è la traccia più lunga del cd con i suoi cinque minuti abbondanti di durata: la fisarmonica di Marcos ha un ruolo di spicco e l’atmosfera del brano è più oscura rispetto al resto del disco. The Feast, per quanto ben fatta, risulta essere la meno ispirata del lotto, a metà strada tra sonorità allegre e ferocia del metal ma priva del guizzo che la potrebbe far risaltare sulle quattro sorelle. Ultima canzone di Welcome To Trolland è The Pursuit Of The Last Beer, un minuto e mezzo di balli sfrenati e ritmi incalzanti, un ottimo finale per un lavoro convincente.

Il dischetto è diretto e ben fatto, mettendo in chiaro cosa vogliono fare i sei spagnoli: folk metal spassoso e grintoso. La registrazione è buona per essere un demo, con tutti gli strumenti al giusto volume e una discreta pulizia sonora. Prendendo spunto da più scene, ma senza copiare nessuno, gli Schwarzwald sembrano aver già trovato una strada propria. Musica semplice e divertente, ben suonata e senza troppi fronzoli. Il demo è un breve assaggio di quel che i musicisti sanno fare; gli appassionati del folk possono tranquillamente segnarsi il nome della band e aspettare con fiducia la prossima release.

Schwarzwald-Band