Intervista: Stormbreker

Qualche anno fa scoprii casualmente l’esistenza dei :Nodfyr:, concreta pagan metal band priva di fronzoli. Acquistato immediatamente lo sfizioso EP di debutto In Een Andere Tijd, rimasi in attesa di un seguito. Seguito arrivato lo scorso marzo che mi ha portato alla conoscenza degli Stormbreker, duo formato da ex Heidevolk coinvolti tra passato e presente proprio nei :Nodfyr:. Il curriculum dei musicisti parla da solo, ma il primo assaggio degli Stormbreker era talmente gustoso da non poter fare a meno di comprare il piccolo wooden box e scambiare qualche parola con Joris (voce) e Niels (chitarra e basso). Buona lettura!

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione dell’intervista.

Siete in attività dal 2019 e dopo due anni avete pubblicato Overzee. Volete raccontare la vostra storia?

Niels: Sicuro! In effetti lavoriamo sugli Stormbreker dal 2019, ma dal momento che è iniziato più come un progetto che come una band a tempo pieno, potremmo prenderci il nostro tempo per trovare il nostro suono. Creare quelle canzoni e scolpirle deve venire naturalmente. Ho iniziato con un’idea nel 2016: fare musica ispirata dallo spirito dell’esplorazione marittima olandese, scrissi un mucchio di canzoni su questo tema in mente. Ho contattato Joris per vedere se fosse interessato a collaborare di nuovo, visto che abbiamo lavorato molto bene insieme in passato. Joris ha sentito una connessione con due canzoni nelle quali si è immedesimato. Da allora, il suono si è evoluto in quello che senti nelle nostre prime due canzoni adesso.

Heidevolk e Nodfyr sono i punti in comune con voi Stormbreker. La vostra è un’amicizia che va al di là della musica?

Niels: Penso che io e Joris siamo quasi sempre della stessa opinione quando si tratta di musica, il che rende il lavorare insieme facile e divertente. Il fatto che facciamo musica insieme dal 2002 significa che abbiamo un certo livello di fiducia nelle capacità l’uno dell’altro e sappiamo quando darci spazio per lavorare o quando spingerci l’un l’altro in avanti. Ho un grande rispetto per Joris come cantante e, più importante, come essere umano, e so che facciamo del nostro meglio quando lavoriamo insieme, condividendo una visione comune.

Joris: Da quando abbiamo iniziato a fare musica insieme nel 2002, ho notato che Niels e io abbiamo una chimica creativa che ci lega da sempre. Anche se a volte percorriamo percorsi musicali differenti, troviamo sempre il modo di tornare l’uno dall’altro. A parte dall’eroismo di cui scriviamo, possiamo passare molto tempo a parlare di vecchi videogiochi, macchine e gatti quindi è anche un grande piacere uscire quando non stiamo facendo canzoni!

Vi autodefinite “Dutch Nautical Metal”: immagino che il mare sia la vostra passione (ma con Heidevolk e :Nodfyr: non ricordo testi legati a questo tema, ma potrei sbagliare) e vorrei sapere se vi piace andare in barca o se vi limitate a leggere libri e vedere film a tema.

Niels: Per me personalmente il mare è un posto bello e meraviglioso che ha un una connessione profonda con l’eredità culturale olandese e con l’urgenza di esplorare l’ignoto. Amo stare sulla spiaggia, essere umiliato da quanto sono vasti gli oceani e pensare agli esploratori di un tempo, sapendo che era la passione e la convinzione che li ha fatti attraversare i mari nonostante le scoraggianti probabilità. Comunque, personalmente ho facilmente il mal di mare quindi non mi diverte molto stare sulle barche, ahah.

Joris: Se sono in una città portuale, vado sempre al porto per guardare le barche, mi piace pensare a dove siano state e a cosa abbiano visto. Non possiedo una barca, ma cerco di fare giri in barca più che posso! Da bambino andavo in vacanza su una piccola isola chiamata Vlieland, prendere il traghetto era sempre un’esperienza impressionante. Quando avevo 19 anni ho preso il traghetto da Hirsthals in Danimarca a Kristiansand in Norvegia. Ricordo di essere rimasto sbalordito da quanto fosse grande la barca quando sono salito a bordo, e di essere ancora più stupito nello scoprire che il mare può sbatterla in giro come una bambola di pezza durante il brutto tempo sullo Skaggerak. Amo la vista, l’odore e il suono del mare! Non mangio molto pesce però.

La copertina di Overzee è veramente bella. Il quadro Haven Bij Zonsondergang di Jan Claesz Rietschoof lo avete scoperto visitando il museo di Amsterdam dove è conservato? Perché avete scelto proprio questo quadro?

Joris: Credo di averlo trovato in un libro quando stavo cercando per una cover adatta. Come puoi sapere ci sono MOLTI dipinti marini olandesi tra cui scegliere, ma questo si è rivelato eccezionale. Si respira l’atmosfera dell’inizio di un viaggio, con un orizzonte seducente e il sole che tramonta sulla terra che stai per lasciare. Niels ed io abbiamo convenuto che questo fosse il più adatto per la nostra prima uscita.

Il vostro modo di suonare a parlare del mondo marittimo è diverso da tutti gli altri gruppi metal, vi chiedo quindi in quale modo nascono le vostre canzoni. La musica si adatta ai testi o è il contrario?

Niels: per le due canzoni su Overzee, la musica è venuta per prima. Joris ha avuto l’idea del tema dei testi delle due canzoni. Come ho già detto nella risposta alla tua prima domanda, scrissi un certo numero di canzoni, due delle quali sono state scelte come “prova del concetto”, per vedere se ciò che volevamo fare funzionava. Ma per le nostre nuove canzoni, stiamo provando un approccio diverso in cui è impostato un tema centrale e la musica o i testi possono prendere forma in parallelo.

Di cosa parlano la title-track e Richtingloos?

Joris: Overzee parla del desiderio di avventura e di vedere cosa c’è oltre l’orizzonte. La canzone rappresenta l’inizio del nostro nuovo progetto e in un certo senso l’inizio del “viaggio dell’eroe”. Per gli olandesi il mare è sempre stato un mistero e un pericolo, ma anche un portale per nuove esperienze e grandi ricompense. Ascoltiamo la sua chiamata come i nostri connazionali hanno fatto secoli prima di noi. Richtingloos parla di un senso di assenza di direzione che si può sentire sia in mare aperto che nella propria mente.

Avete pubblicato l’EP solo in formato digitale e in un piccolo wooden box con conchiglie e una chiavetta usb con all’interno i file mp3, foto e altro ancora. Come mai questa scelta così particolare per una band all’esordio e che si auto produce tutto?

Niels: Penso che come band esordiente che si affaccia nell’oceano delle band metal che pubblicano demo, sia importante distinguersi. Tutti hanno CD o cassette e i media digitali o in streaming sono il modo migliore per condividere la tua musica al giorno d’oggi. Oltre a questo, la nostra musica è disponibile gratis online, quindi volevamo offrire qualcosa di unico per coloro che avessero voluto la copia fisica! L’intero packaging è anch’esso a tema nautico, un messaggio nella bottiglia 😊. L’aggiunta di conchiglie e denti di squalo completa il packaging e lo rende memorabile.

Ho acquistato il vostro bel wooden box, ma sono un amante del formato cd: pubblicherete Overzee anche in cd in un prossimo futuro?

Niels: Innanzitutto grazie mille per il tuo supporto acquistando la nostra demo! Non abbiamo piani imminenti per il formato CD, ma chissà cosa può accadere! Vedremo dove ci porterà il vento.

Immagino che abbiate pronta della nuova musica, potete dire qualcosa a riguardo?

Niels: Infatti, stiamo lavorando su nuova musica! Non voglio dire molto, ma il nuovo materiale è più ambizioso e più personale, ampliandosi in più direzioni musicali come un fiume scorre verso il mare. Naturalmente conserverà nel cuore e nell’anima il tema centrale della marineria olandese.

Il Covid-19 ha rovinato i vostri piani? Volevate portare sul palco la vostra musica? Avete “speso” questo tempo per creare nuova musica?

Joris: Penso che la pandemia abbia rovinato in piani di tutti in una certa misura, ma personalmente ho lavorato su nuova musica per diverse band/progetti. È la mia terapia per rimanere sani di mente, il mio sfogo di emozioni, sia positive che negative.

A proposito di mare e storie ad esso collegate, volete consigliarci qualche bel libro o film?

Joris: Ci sono un paio di eroi marittimi molto intriganti le cui biografie meritano di essere lette, come Willem Barentsz, Piet Hein e, naturalmente, Michiel de Ruyter. Mi è piaciuto molto il film “Admiral” del 2015! Inoltre, dai a Fungus – “Kaap’ren varen” e Bots – “Zeven dagen lang” un giro per ottenere una buona interpretazione degli anni ’70 di alcune canzoni tradizionali. Per quanto riguarda le leggende, la nave fantasma “l’olandese volante” è la più famosa, ha persino ispirato Richard Wagner.

Vi ringrazio per il tempo concesso, volete aggiungere qualcosa?

Joris: Vorremmo ringraziarti per questa intervista e speriamo che le nostre canzoni portino la vostra mente ben oltre le onde!

ENGLISH VERSION:

You are active since 2019 and after two years you published Overzee. Would you like to tell us your story?

Niels: Sure! We have indeed been working on Stormbreker since 2019, but since it started as more a project than a full-time band, we could take our time to find our sound. Creating these songs and sculpting them just has to flow naturally. I started out with an idea, back in 2016; music inspired by the spirit of Dutch nautical exploration. I wrote a bunch of songs with that theme in mind. I contacted Joris to see if he was interested in collaborating again, since we worked really well together in the past. Joris felt a connection with two songs that spoke to him the most. From that, the sound developed to what you can hear in our first two songs now.

Heidevolk and :Nodfyr: are the points in common with you Stormbreker. Is yours a friendship that goes beyond music?

Niels: I think Joris and myself are almost always on the same page when it comes to music, which makes working together effortless and fun. The fact that we have been creating music together since 2002 means we have a level of trust in each others capabilities and know when to give each other space to work or when to push each other forward. I have great respect for Joris as a vocalist and more importantly, as a human being, and I know we do our best work when we work together, sharing a common vision.

Joris: Since we started making music together back in 2002, I noticed Niels and I have a creative chemistry that will always bind us. Even though we sometimes walk different musical paths we always find our way back to each other. Apart from the heroics we write about, we can spend a lot of time talking about stuff like old video games, cars and cats so it’s also a great pleasure hanging out when we’re not making songs!

You define yourself as “Dutch Nautical Metal”: I imagine that the sea is your passion (but with :Nodfyr: and Heidevolk I don’t remember texts related to this theme, but I could be wrong) and I would like to know if you like boating or if you just read books and see themed movies.

Niels: For me personally, the sea is a beautiful and wonderful place that has a deep connection to Dutch heritage and an urge to explore the unknown. I love being on the beach, being humbled by how vast the oceans are and think about the explorers of old. Knowing that it was passion and conviction that made them cross the seas in spite of the daunting odds. However, I personally get seasick real easy so I don’t enjoy being on boats that much, haha.

Joris: If I’m in a port town I always go to the harbor to check out boats, I love thinking about where they’ve been and what they’ve seen. I don’t own a boat but I try to go on boat rides as much as possible! As a kid we used to go to a small island called Vlieland on holiday, taking the ferry there was always a very impressive experience. When I was 19 I took the ferry from Hirsthals in Danmark to Kristiansand in Norway. I remember being amazed by how huge the boat looked when I boarded, and being even more amazed to find out the sea can toss it around like a ragdoll during bad weather on the Skaggerak. I love the sight, smell and sound of the sea! I don’t eat much fish though.

Overzee’s cover is very beautiful. Did you discover the Haven Bij Zonsondergang painting by Jan Claesz Rietschoof by visiting the museum in Amsterdam where it is kept? Why did you choose this painting?

Joris: I believe I found it in a book when looking for a suitable cover. As you may know we have a LOT of Dutch sea paintings to choose from but this one stuck out. It breathes the atmosphere of the start of a journey, with a luring horizon and the sun setting on the land you’re about to leave behind. Niels and I agreed this was most fitting for our first release.

Your way of playing and your way of speaking of the nautical world is different from all the other metal bands, so I ask you how your songs are born. Does the music fit the lyrics or is it the other way around?

Niels: For the two songs on Overzee, the music came first. Joris came up with the lyrical themes for the two songs. As I said in answer to your first question, I wrote a number of songs of which two were picked as a ‘proof of concept’, to see if what we wanted to do worked. But for our new songs, we are trying a different approach in which a central theme is set, and the music or lyrics can take shape in parallel.

What are the title track and Richtingloos about?

Joris: Overzee is about the yearning for adventure and to see what lies beyond the horizon. The song represents the start of our new project and in a way the beginning of the “hero’s journey”. To the Dutch the sea has always been a mystery and a danger, yet also a gateway to new experiences and great rewards. We heed its call like our countrymen did centuries before us. Richtingloos is about a sense of directionless which one can feel both on the open water as well as in one’s mind. 

You have published the EP only in digital format and in a small wooden box with shells and a USB stick with mp3 files, photos and more inside. Why this particular choice for a band making its debut and which produces everything for itself?

Niels: I think as a beginning band to make a splash in the ocean of metal bands who release demo’s, it is important to stand out. Everyone has CDs or cassettes, and digital or streaming media is the best way to share your music nowadays. Besides that, our music is available for free digitally, so we wanted to offer something unique for those who wanted a physical copy! The whole package is also keeping with the nautical theme; a message in a bottle 😉 Adding the sea shells and sharktooth are all little details that complete the package and make it something memorable.

I bought your beautiful wooden box, but I love the CD format: will you release Overzee in CD in the near future?

Niels: First of all, thank you for your support by buying our demo! We have no current plans for a CD format, but who knows what will happen! We will just have to see where the wind will take us.

I guess you have some new music ready, can you say something about it?

Niels: Indeed, we are working on new music! I don’t want to say too much, but the new material is more ambitious and more personal, branching out in several musical directions like a river flowing towards the sea. It will of course retain the central theme of the Dutch seafaring in its heart and soul.

Did covid-19 ruin your plans? Did you want to bring your music on stage? Have you “spent” this time creating new music?

Niels: I think the pandemic ruined everyone’s plans to a degree, but personally I have just been working on new music for several bands/projects. It’s my therapy to stay sane, my outlet of emotions, both positive and negative.

Speaking of the sea and stories about it, do you want to suggest us some good book, or film or even songs or Dutch marine legends?

Joris: There are a couple of very intriguing maritime heroes whose biographies are worth a read, such as Willem Barentsz, Piet Hein and of course Michiel de Ruyter. I quite liked the 2015 film ‘Admiral’! Also, give Fungus – ‘Kaap’ren varen’ and Bots – ‘Zeven dagen lang’ a spin to get a good 70s interpretation of some traditional songs. Regarding legends the ghost ship the ‘Flying Dutchman’ is the most famous, it has even inspired Richard Wagner.

Thank you for the time, would you like to add something?

Joris: We would like to thank you for this interview and we hope our songs will take your mind far beyond the waves!

Stormbreker – Overzee

Stormbreaker – Overzee

2021 – EP – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Joris: voce – Niels: chitarra, basso, tastiera

Tracklist: 1. Overzee – 2. Richtingloos

Le carte per sorprendere le hanno tutte: musicisti navigati, bravura nel comporre musica, un tema lirico affrontato poco e in maniera diversa dalle altre band della scena e idee originali per far parlare di sé. Gli olandesi Stormbreker, nati un paio di anni fa, tirano fuori il breve EP Overzee che contiene solo due canzoni per un totale di quasi undici minuti, eppure fin dai primi giri di chitarra è possibile capire che si ha a che fare con roba seria. Dietro al progetto ci sono Joris Van Gelre (ex Heidevolk, voce dei primi quattro album) e Niels Riethrst (anche lui ex Heidevolk, chitarra nel debutto del 2005 De Strijdlust Is Geboren), entrambi coinvolti in forme diverse negli ottimi :Nodfyr:. Overzee è un lavoro di Dutch Nautical Metal – come lo definiscono i due musicisti –, in pratica dell’ottimo pagan metal con testi legati alla magia del mare. Prendete gli Heidevolk più massicci e lenti, cambiate le tematiche delle liriche, ed ecco gli Stormbreker.

La title-track inizia con una chitarra solitaria che porta al classico mid-tempo ricco di melodie con la possente voce di Joris a innalzarsi su tutto. La composizione presenta diversi cambi che la rendono varia e fresca nei suoi minuti di durata per quello che probabilmente sarà lo stile principale delle canzoni che andranno a comporre il prossimo lavoro. La seconda traccia è Richtingloos, più cadenzata e cupa rispetto all’opener, ugualmente godibile anche se durante l’ascolto manca la luce come in un cielo coperto da nubi cariche di pioggia. Nei due brani sono presenti diversi ospiti che meritano di essere menzionati: alla batteria è presente Nico de Wit (:Nodfyr:), la seconda voce è di Jesse Middelwijk (Slechtvalk ed ex Heidevolk), mentre quella femminile è di Tineke Roseboom (anche lei guest dei :Nodfyr: e in passato alla corte di Blaze Bayley), bravi tutti a dare quel qualcosa in più alle canzoni.

Overzee è un EP forse troppo breve, ma ascoltandolo si capisce immediatamente quante potenzialità abbiano gli Stormbreker. Il lavoro è disponibile solamente in formato digitale: niente cd, ma è stata prodotta una piccola quantità di deliziosi wooden box a tema marittimo con conchiglie, messaggi da decifrare e una bottiglia con la penna usb nel tappo contenente musica e foto del gruppo, chiaramente andati a ruba in poco tempo. Gli Stormbreker hanno tutte le capacità di tirare fuori un lavoro di debutto già maturo e personale, non resta che aspettare cullati dalle onde del mare ascoltando Overzee.

Short Folk #4

Shot Folk, ovvero recensioni senza troppi giri di parole. Ben dodici dischi/EP/singoli raccontati in poche righe con la semplicità e la sincerità di Mister Folk. Piccole sorprese e piacevoli conferme dal mondo folk/viking, dritti al punto senza perdere tempo. Buona lettura e folk on!

Leggi Short Folk #1

Leggi Short Folk #2

Leggi Short Folk #3

Leggi Short Folk #5

Aephanemer – Prokopton

2019 – full-length – Primeval Records/Napalm Records

8 tks – 44 mins – VOTO: 8

Partiamo dalla fine, ovvero: se un’etichetta grande e potente come la Napalm Records decide di ristampare (con tanto di bonus cd) un disco uscito pochi mesi prima per conto di una label a dir poco underground, allora vuol dire che in quel disco c’è della musica che vale la pena di conoscere. È il caso di Prokopton, secondo full-length dei francesi Aephanemer, una bomba di death metal melodico (un po’ Suidakra più cattivi, un po’ Wintersun meno prolissi) con fondamentali parti di tastiera che rendono la proposta meno aspra e più accattivante. La cantante/chitarrista Marion Bascoul ha un bel growl graffiante e il gruppo gira alla perfezione: la title-track e The Sovereign sono forse le canzoni più rappresentative, ma il cd non presenta cali qualitativi. La scoperta del 2019.

Cernunnos – The Svmmoner

2019 – EP – autoprodotto

4 tks – 14 mins – VOTO: 7

Gli argentini Cernunnos (da non confondere con quelli italiani!) tornano con un nuovo EP dopo aver dato alle stampe il disco Leaves Of Blood nel 2016 e l’EP Mother Earth di tre anni prima. The Svmmoner contiene tre brani e un intro per un totale di quasi tredici minuti: il sound si fa ogni pubblicazione più personale e vario, con due canzoni molto distanti tra loro come la title-track (voce pulita e ghironda a iosa) e la conclusiva The Arcane Below, vicina al death metal per voce e ritmiche, ma gustosa nei break folk dalle tinte celtiche. Nel loro piccolo i Cernunnos sono una sicurezza e al giorno d’oggi non è poco.

Equilibrium – Renegades

2019 – full-length – Nuclear Blast

10 tks – 47 mins – VOTO: 4

Ricordate gli Equilibrium di Sagas e Rekreatur, per non parlare di quelli del debutto Turis Fratyr? Bene, gli Equilibrium del 2019 in comune con quelli che hanno pubblicato i dischi prima citati hanno solamente il nome e il chitarrista René Berthiaume. Cambi di formazione, nuove influenze e la volontà di variare la propria proposta (o la classica mancanza d’ispirazione) hanno portato il gruppo tedesco a incidere Renegades, lavoro che prende le distanze da tutto quello proposto negli anni precedenti. Di folk metal non c’è traccia e non è il “cambio di genere” il problema, ma l’inconsistenza dei brani. Il lavoro delle tastiere (sempre molto presenti) è come al solito accattivante, ma sono le canzoni a non funzionare: soluzioni fin troppo piatte e deboli per convincere l’ascoltare a premere nuovamente play, figurarsi a comprare il cd.

Havamal – Tales From Yggdrasil

2019 – full-length – Art Gates Records

9 tks – 49 mins – VOTO: 7,5

Dopo il promettente EP del 2017 Call Of The North, tornano con il disco di debutto gli Havamal svedesi, da non confondere con gli Hávamál tedeschi che fanno folk metal. Tales From Yggdrasil è composto da otto tracce (più un intro) di buonissimo death metal melodico con spruzzate di folk metal alla Ensiferum soprattutto per quel che riguarda le orchestrazioni e le melodie di chitarra. Nei testi si parla di divinità scandinave e guerrieri senza paura, temi che ben si addicono a una proposta così potente e bellicosa ma che dà molta importanza alle aperture melodiche, ai dettagli delle sei corde e agli interventi di tastiera. Tales From Yggdrasil è in grado di fare la gioia di chi cerca metal estremo, cultura vichinga e sonorità scandinave in un unico disco.

Nifrost – Blykrone

2019 – full-length – Dusktone

10 tks – 42 mins – VOTO: 7

Il secondo disco dei Nifrost conferma i pareri sulla band: bravi, autori di buone canzoni e che conoscono bene il genere che suonano. Il viking metal è il loro pane quotidiano e se in alcuni momenti possono ricordare gli ultimi Windir, in altri danno l’impressione di trovarsi bene anche con quelle venature progressive (ma solo venature!) di Helheim ed Enslaved. Hanno personalità i ragazzi e Blykrone è un lavoro che piacerà non poco ai cultori del genere; se non conoscete la band questo è un ottimo modo per farlo a patto che poi andiate ad ascoltare anche i precedenti Motvind e Myrket Er Kome.

Pagan Throne – Dark Soldier

2019 – EP – Eternal Hatred Records

5 tks – 18 mins – VOTO: 7

I brasiliani Pagan Throne confermano con questo EP Dark Soldier quanto di buono fatto ascoltare in passato, in particolare sul secondo disco Swords Of Blood. Il pagan black metal dei cinque musicisti è piuttosto diretto, ma non disdegna le orchestrazioni e le melodie quando ben si incastrano con il resto della musica. Piccoli dettagli (i suoni vagamente orientali di Empty And Cold, alla fine la migliore composizione del cd e il testo in lingua madre di Ascensão Ao Poder Do Sol), rendono l’ascolto sempre interessante anche se i Pagan Throne non inventano nulla. Bravi nel fare bene quello che sanno fare, e tanto basta per farseli piacere.

Teshaleh – Born Of Fire

2019 – EP – autoprodotto

5 tks – 20 mins – VOTO: 7,5

Da Baltimora, USA, una piacevole scoperta in ambito folk metal da una terra che si sta facendo lentamente conquistare dalle orde europee costantemente in tour. Born Of Fire è un EP di cinque brani ben costruiti, dal doppio cantato femminile e ricco di strumenti violino, cornamusa, flauto e ciaramella. I Teshaleh suonano insieme dal 2017, ma ascoltando il cd sembra di avere a che fare con una formazione molto più esperta e dotata. Il sound è personale e accattivante, qualche influenza ogni tanto esce fuori (Huldre su tutti), ma per essere un EP di debutto difficilmente si può sperare in qualcosa di meglio. In trepidante attesa del full-length.

Varg – Wolfszeit II

2019 – full-length – Napalm Records

10 tks – 45 mins – VOTO: 6

Ri-registrare un proprio disco ha senso se l’originale suona male a causa del budget o dell’inesperienza, oppure se il lavoro è “vecchio” di venti anni e si ha il desiderio di poter ascoltare le vecchie canzoni con il potente sound attuale. Il debutto Wolfszeit risale al 2007 e, detto francamente, non suona male: è la classica produzione sporca ma giusta per il genere per una band tedesca di pagan metal. Quindi perché questo inutile dischetto nel 2019? La risposta può essere solamente legata alla volontà di far circolare nuovamente quelle canzoni dato che l’album originale è praticamente introvabile: all’epoca furono stampate solamente 2000 copie. Detto ciò, la speranza è che i Varg, dopo aver suonato nuovamente in studio queste canzoni, prendano spunto dal proprio passato per evitare la pubblicazione di lavori pessimi come Guten Tage Das End e Aller Lügen.

Vosegus – Terre Ancestrale

2019 – full-length – autoprodotto

5 tks – 42 mins – VOTO: 7,5

I francesi Vosegus si formano nel 2018 e un anno dopo danno alle stampe il disco di debutto Terre Ancestrale. Solitamente in così poco tempo non c’è modo di creare un lavoro realmente maturo, invece la band di Nantes tira fuori cinque canzoni di ottimo pagan/black metal dalle tinte oscure che rapisce l’ascoltatore fin dal primo ascolto. I brani durano tutti sette minuti, con la conclusiva title-track che invece raggiunge i dodici minuti; la produzione è buona per il genere e le canzoni scorrono bene senza momenti di stanca. Un peccato, quindi, che il disco sia al momento solo digitale: chi non vorrebbe supportare un gruppo del genere acquistando il cd?

Heidevolk in Italia per 3 concerti

Il fine settimana si preannuncia rovente per gli amanti del pagan/folk metal: gli olandesi Heidevolk, infatti, saranno in terra italiana per tre concerti, un’occasione da non perdere per gli tutti gli appassionati del genere!

La formazione di Arnhem sarà protagonista di tre show imperdibili, ecco le date e i locali:
22 novembre 2019, Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI) – evento FB
23 novembre 2019, Revolver Club, S. Donà Di Piave (VE) – evento FB
24 novembre 2019, Traffic Live, Roma – evento FB

Gli Heidevolk nascono nel 2002 e in appena tre anni stupiscono tutti quanti con la pubblicazione del debutto De Strijdlust Is Geboren, un album gagliardo e personale, robusto e caratterizzato dal doppio cantato pulito e profondo, decisamente “macho” e che si sposa alla perfezione con la musica rude e diretta dei musicisti. Non tarda ad arrivare la firma con la Napalm Records, label che da allora cura i dischi del combo proveniente dalla regione Gelderland. In totale sono stati realizzati sei full-length, un EP e lo split – dieci anni addietro – con gli Alestorm, anche loro su Napalm Records e all’epoca sulla rampa di lancio. In questi anni gli Heidevolk non hanno mai sbagliato un colpo, incidendo sempre lavori validi, ma se proprio si devono fare dei nomi, allora il prima menzionato debutto De Strijdlust Is Geboren e Batavi possono essere considerati come i migliori del lotto.

Ad accompagnare l’ormai storica band olandese ci saranno due realtà underground della scena italiana: Kormak e Hell’s Guardian. I primi, pugliesi, hanno esordito lo scorso anno con il cd Faerenus e propongono un folk metal con elementi death e symphonic, mentre i secondi, lombardi, sono in attività dal 2009, ma solo negli ultimi anni sono riusciti a pubblicare del materiale: per loro all’attivo ci sono due full-length e un EP di death metal melodico.

Heidevolk + Kormak + Hell’s Guardian è un bel mix di esperienza e gioventù, un appuntamento da non perdere e che per giunta capita nel fine settimana: assolutamente vietato mancare!

NB – Mister Folk parteciperà alla data romana e in quell’occasione sarà presente anche il banchetto della Mister Folk Distro.

Nell’archivio del sito trovate i seguenti articoli riguardanti i tre gruppi:

HEIDEVOLK
Recensione Uit Oude Grond, 2010
Recensione Batavi, 2012
Recensione Velua, 2015

KORMAK
Recensione Faerenus, 2018
Intervista 2018

HELL’S GUARDIAN
Recensione Follow Your Fate, 2014
Intervista 2014

Heidevolk – Uit Oude Grond

Heidevolk – Uit Oude Grond

2010 – full-length – Napalm Records

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Joris Den Boghtdrincker: voce – Mark Splintervuyscht: voce – Reamon Bomenbreker: chitarra – Sebas Bloeddorst: chitarra – Rowan Roodbaert: basso – Joost den Vellenknotscher: batteria

Tracklist: 1. Nehalennia – 2. Ostara – 3. Vlammenzee – 4. Gelders Lied – 5. Dondergod – 6. Reuzenmacht – 7. Alvermans Wraak – 8. Karel Van Egmond – 9. Levenlots – 10. Deestring – 11. Best Bij Nacht

Terzo disco per gli Heidevolk che, forti della spinta promozionale della Napalm Records, sono diventati un nome di spicco nella scena folk metal. Non si sta parlando di una popolarità pari a quella dei leader Finntroll o Korpilaani, ma è un dato di fatto che sempre più persone negli anni scorsi si siano appassionate alla musica dei sei metallers olandesi. Ad affascinare è sicuramente la genuinità della proposta, un pagan metal diretto, poco elaborato e di grande impatto. Uit Oude Grond (“From Old Soil” la traduzione in inglese) presenta delle piccole ma importanti novità che danno un senso di evoluzione alla loro musica. Non che i nostri con il terzo cd abbiano virato verso quale lido stilistico, ma ascoltando i precedenti album (De Strijdlust Is Geboren e Valhalla Wacht) non ci si può non accorgere che qualcosa effettivamente sia cambiato. Quello che balza subito all’orecchio è la produzione: a differenza dei primi due dischi, questa è potente, pulita e nitida, forse un pochino ovattata: una maggiore enfasi alle frequenze medio-alte avrebbe probabilmente giovato al risultato finale. L’altra cosa che si nota subito è il guitar work più elaborato rispetto al passato, meno statico e con un pizzico d’innovazione rispetto ai primi due album, quanto basta per proporre qualcosa di nuovo e non restare ancorati ai soliti schemi compositivi.

Uit Oude Grond contiene dodici tracce, due delle quali strumentali, per un totale di cinquanta minuti.L’opener Nehalennia racchiude in sé tutti gli elementi caratteristici del “nuovo” corso degli Heidevolk: riffing leggermente più ricercato (pur rimanendo in un contesto tecnico/compositivo piuttosto semplice), le voci dei due cantanti – vero marchio di fabbrica, nonché segno distintivo della band – di Joris Den Boghtdrincker e Mark Splintervuyscht che cercano di essere più melodiche che in passato, riuscendo al tempo stesso a non perdere la “virilità” che li caratterizza, e per concludere un maggior peso alla componente folk. La seconda traccia è Ostara, una canzone decisamente “pagana” che ricorda le atmosfere del debutto De Strijdlust Is Geboren, in particolare lo stacco centrale con la seguente parte up-tempo che suona fieramente battagliera. Vlammenzeeè una delle canzoni più veloci del disco, con il batterista Joost den Vellenknotscher sugli scudi, autore di una prova solida senza cercare di strafare: la sua precisa doppia cassa e il buon gioco di tom rendono la canzone dinamica e scorrevole. Lenta e atmosferica è invece Gelders Lied, dove l’animo più delicato e malinconico degli Heidevolk viene a galla, regalandoci un brano come mai il sestetto olandese aveva composto. Si ritorna alle sonorità di qualche anno prima con Dondergod, brano “classico” per il gruppo originario della Gheldria (Gelderland in olandese), con un buon alternarsi di parti veloci e altre più lente dove i cantanti provano – con discreto successo – ad essere più melodici che aggressivi. Reuzenmacht è un mid tempo convincente che vede nelle sezioni centrale e finale due brevi assoli di chitarra, fatto questo piuttosto isolato nella discografia del gruppo. Ed ecco la vera sorpresa dell’album: Alvermans Wreaak, una strumentale di oltre cinque minuti di durata, nella quale gli Heidevolk dimostrano che anche a livello compositivo qualcosa è cambiato, essendo questo brano segno di grande maturità. Dopo un inizio acustico con mandolino e violino la canzone prende ritmo e potenza, con l’ingresso della batteria prima e della chitarra elettrica poi. La parte centrale vede la batteria aumentare drasticamente di velocità e il riffing delle chitarre si fa serrato (e decisamente maideniano), mentre assoli di chitarra e violino s’intrecciano prima di tornare al tema iniziale, per poi finire con battiti di mano a tempo come avviene nelle migliori taverne dove si balla, si canta e si beve in allegria. Si ritorna a sonorità seriose con Karel Van Egmond, brano che pur non essendo brutto risulta essere il più fiacco del disco nonostante qualche spunto interessante nella parte centrale. Levenlotsinvece è l’altro piccolo gioiello di questo Uit Oude Grond: assolutamente perfetti tutti i giri di chitarra, così come perfette sono le due voci sia nelle strofe che – soprattutto – nel ritornello, uno dei momenti migliori del disco nonostante sia di una semplicità disarmante. Come penultima traccia c’è una strumentale acustica dal titolo Deesting che nulla aggiunge alla tracklist ed è facile vittima dello “skippare” al brano successivo, l’interessante Best Bij Nacht che, come l’opener Nehalennia, presenta tutte le caratteristiche degli Heidevolk 2010. Non poteva esserci chiusura migliore per di un disco decisamente valido che prosegue l’evoluzione iniziata con Valhalla Wacht, un’evoluzione musicale lenta ma costante, che senza grossi scossoni dà l’opportunità all’ascoltatore di poter assorbire al meglio i nuovi input che i sei pagan metallers inseriscono di volta in volta nella propria musica.

Gli Heidevolk con Uit Oude Grond proseguono quindi sulla buona strada tracciata dai primi dischi, pubblicando un lavoro onesto e piacevole all’ascolto. Sopra la media della scena dell’epoca per qualità, ma inferiore rispetto al debutto, questo disco è comunque fondamentale per poter arrivare al successivo Batavi, lavoro epico e potente che ha visto raccogliere i frutti dei semi gettati con Uit Oude Grond.

NB – recensione rivista e aggiornata rispetto alla versione originariamente pubblicata per il sito Metallized.

Nodfyr – In Een Andere Tijd

:Nodfyr: – In Een Andere Tijd

2017 – EP – Ván Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Joris: voce – Mark: chitarra, basso – Jasper: tastiera

Tracklist: 1. In Een Andere Tijd – 2. Ode Aan De Ijssel

Prendete l’eccellente debutto degli Heidevolk De Strijdlust Is Geboren, rendete le chitarre più grasse e imponenti, date una spolverata alla produzione e avrete In Een Andere Tijd, EP di debutto dei :Nodfyr:. Il paragone con gli Heidevolk non è casuale in quanto alla guida dei :Nodfyr: troviamo Joris Van Gelre, storico cantante della famosa pagan metal band olandese dei lavori migliori (ovvero dal debutto fino a Batavi) e che con il suo personale stile vocale caratterizza in maniera massiccia il questo progetto in piedi dal 2011 ma che arriva alla pubblicazione solamente nel novembre del 2017. Completano la formazione Mark Kwint e Jesper Strik, ovvero i due musicisti dietro il monicker Alvenrad (qui trovate la recensione del loro secondo disco Heer). Da segnalare un altro ex Heidevolk che però non fa più parte dei progetto, ovvero Niels Riethorst, chitarrista in De Strijdlust Is Geboren. Con queste premesse era facile immaginare un sound simile tra i due gruppi, meno, invece, l’incredibile qualità di questo EP. Si può dire che In Een Andere Tijd suona come gli Heidevolk non riescono (o vogliono?) più: canzoni epiche e solenni, virili e dirette. La struttura dei pezzi non è particolarmente ricercata, ma i due brani (per un totale di quattordici minuti) centrano in pieno il cuore degli heathen metallers alla ricerca di inni emozionanti e – se vogliamo – un po’ coatti.

Durante la title-track non sfugge all’attenzione il violino dell’ospite Irma Vos – anche lei coinvolta in molte registrazioni degli Heidevolk – la quale dona un tocca di eleganza e delicatezza a un ammasso di muscoli metallici che sembra non conoscere altro che la forza bruta. Il suono dell’acqua che scorre e le note di pianoforte danno il via agli otto minuti di Ode Aan De Ijssel, un bellissimo mid-tempo dai toni malinconici che dopo cori imponenti e chitarre lineari e ispirate si conclude nello stesso delicato smodo in cui è iniziato.

L’EP suona molto bene, esattamente come un disco pagan metal dovrebbe suonare: possente e pulito, ma dal tocco analogico, lontano da chitarre iper compresse e altre fredde modernità. Del mastering in particolare se n’è occupato un vero guru come Patrick W. Engel, il quale ha lavorato con Darkthrone, Dissection e si è occupato di recente di una gran quantità di remastering di grandi nomi come Destruction, Fates Warning e Possessed tra gli altri. La copertina è un quadro del pittore olandese dell’800 J.W. Bilders dal titolo Oude Eiken Te Wolfhezeed è possibile ammirarlo recandosi al Teylers Museum di Haarlem, in Olanda. La grafica del disco (digipak a quattro pannelli) è molto piacevole e ben si addice alla musica e all’etica pagan dei :Nodfyr:; la Ván Records ha pubblicato questo lavoro anche in vinile 7” color viola e in una versione limitata a 96 pezzi con una confezione di cartone chiusa da un sigillo in ceralacca.

Se è vero che una rondine non fa primavera, si può fare un’eccezione per i :Nodfyr: in quanto questo EP, seppur nella sua brevità, mostra tutte le qualità di una band sì agli esordi, ma composta da musicisti esperti e desiderosi di dire la propria ancora a lungo. Non resta quindi che attendere con trepidazione il full-length di debutto che, si può star sicuri, sarà qualcosa di veramente epico.