Vanaheim – En Historie

Vanaheim – En Historie

1997 – EP – autoproduzione

VOTO: 7,5 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Marius Johansen: voce – Rune Tyvold: chitarra – Jon Rasmussen: chitarra, voce – Lars Håkon Olsen: basso – Øyvind Skog: batteria – Fredrik Haraldsen: tastiera

Tracklist: 1. Elysium – 2. Riket – 3. Krig – 4. Heimferd – 5. Blodig Krigsmark – 6. Sorg – Fred

Nel 1995 a Bærum, Norvegia, nascono i Vanaheim. L’idea della band è molto semplice e diretta: suonare viking metal raccontando nei testi storie di folklore locale e di mitologia norrena. Tempo due anni e la band guidata dalla coppia di chitarristi Rune Tyvold e Jon Rasmussen dà alle stampe l’EP (all’epoca si chiamava mcd, ovvero “mini cd”) En Historie, lavoro composto da sette brani per un totale di quasi trenta minuti di musica.

L’iniziale Elysium è una classica intro atmosferica che dura un giro di lancetta ed ecco arrivare Riket, primo brano vero del dischetto. Fin dai secondi iniziali ci si può rendere conto dei “barocchismi” di chitarra e tastiera, particolarità che fa i Vanaheim immediatamente riconoscibili. Il doppio cantato harsh/pulito è gradevole e nella sua semplicità, considerato anche il periodo storico, il pezzo risulta essere particolarmente gradevole. La successiva Krig è la composizione più lunga del cd (7:18) ed inizia con chitarre soft e voce pulita per una sorta di effetto Vintersorg pre Vintersorg (Mr.V debutterà con il suo progetto nel 1998). La canzone si sviluppa alternando brevi accelerazioni dal vago sapore medievale, rallentamenti nei quali la chitarra recita la parte del leone e importanti parti con la tastiera di Fredrik Haraldsen a dettare melodie e umori. L’intermezzo Heimferd conduce a Blodig Krigsmark: qui la musica classica è proprio parte della canzone e il viking metal dei Vanaheim assume automaticamente un’aura culturalmente difficile da trovare nel metal estremo del 1997. Il cantato segue la linea musicale, sempre a metà strada tra ricami barocchi e voglia di spaccare tutto: il risultato è convincente ed è questo che fa En Historie un piccolo pezzo di musica che gli amanti del viking/folk dovrebbero conoscere. L’ultimo brano “vero” è Sorg, un pezzo che suona un po’ diverso dal resto con quell’alone oscuro delle strofe e i riff doom del bridge. Si giunge, infine, a Fred, lungo outro tastieristico: elegante e arcaico, un buon modo per chiudere un cd interessante che forse meriterebbe di essere menzionato quando si parta di vecchio viking metal.

En Historie, pur essendo un prodotto norvegese pubblicato nel 1997, è un lavoro autoprodotto. La bella copertina (sì, la grafica rispecchia le tecniche dell’epoca) è un buon biglietto da visita per la musica, la produzione è discreta e del mastering se n’è occupato Tom Kvålsvoll, vero e proprio guru del settore che può vantare lavori con Arcturus, Dimmu Borgir, Ihsahn, Trollfest, Windir, Cor Scorpii, Emperor e i nostri Lou Quinse del bel Lo Sabbat, tra gli altri. Con En Historie i Vanaheim avevano iniziato bene la carriera: in quanti posso dire di aver realizzato un mcd che, nel suo piccolo, è passato alla storia?

Short Folk #5

Shot Folk, ovvero recensioni senza troppi giri di parole. Ben dodici dischi/EP/singoli raccontati in poche righe con la semplicità e la sincerità di Mister Folk. Piccole sorprese e piacevoli conferme dal mondo folk/viking, dritti al punto senza perdere tempo. Buona lettura e folk on!

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Leggi Short Folk #4

Ættir – Ættir

2019 – EP – Gateway Music

4 tks – 22 mins – VOTO: 8

Se dovessi fare il nome di un gruppo realmente valido che non ha avuto il successo che avrebbe meritato direi sicuramente Huldre. La band danese, prima del recente scioglimento, ha realizzato due bellissimi album e suonato in alcuni festival nord europei, senza tuttavia ricevere il giusto riconoscimento di critica e pubblico. Gli Ættir vedono in formazione due ex Huldre, la talentuosa cantante Nanna Barslev e il chitarrista Lasse Olufson: il risultato è un gran bel mix di folk e doom con ottimi spunti della sei corde (Stilnet Vind) e il violoncello che interviene sempre al momento del bisogno prendendosi il giusto spazio. Su tutto si erge la voce teatrale della Barslev, vera frontwoman in grado innalzare ulteriormente la qualità dei brani. L’EP di debutto è ottimo e cresce la curiosità di ascoltare il primo full-length.

Blot – Howl From The North

2020 – full-length – autoprodotto

7 tks – 41 mins – VOTO: 8

Attivi dal 2007, i norvegesi Blot arrivano solo ora al secondo full-length dopo il buon esordio Ilddyrking di cinque anni fa. Howl From The North presenta una band ancora più sicura dei propri mezzi, autrice di un black/viking di qualità. La musica è diretta e cruda, non c’è spazio per paraculate e attira giovani, solo viking metal sparato a giusta velocità (tolta I Takt Med Fanden, mid-tempo dalle chitarre grasse e Fanitullen, strumentale folk oriented) con un gusto per le melodie (i Dissection, non a caso coverizzati nel debutto, sono spesso presenti) e si arriva spesso a sfiorare il SognaMetal. La conclusiva Berserker Storm, con i suoi dieci minuti abbondanti di durata, è il giusto sigillo per un lavoro maturo che merita di essere conosciuto dal grande pubblico.

Cult Of Frey – By The Blood Of Odin: Part 1 – Midgard

2020 – full-length – UKEM Records

8 tks – 72 mins – VOTO: 7

Paul Clark e Tossell sono i musicisti dietro ai Cult Of Frey, nome che vede la propria nascita nel 1991 e che tre anni più tardi ha visto la realizzazione di un demo. Dal 2005 al 2020 il duo inglese ha pubblicato un paio di dischi sotto il nome Sleipnir prima di tornare al nome originale. ByThe Blood Of Odin: Part 1 – Midgard prosegue dove Oaths Sworn In Blood & Mead (2013) si fermava, ovvero un viking metal che funziona bene su rocciosi mid-tempo, sempre con il santino di Quorthon era Hammerheart stretto tra le mani. Una produzione migliore avrebbe sicuramente aiutato il risultato finale, interessante nonostante la durata del disco. Brani lunghi ed epici, melodie solenni e continui richiami a shieldwall e valorosi fratelli caduti in battaglia: classico e mai fuori moda.

Feigd – Heidenskapens Strid

2019 – full-length – autoprodotto

7 tks – 42 mins – VOTO: 8,5

L’autoproduzione Heidenskapens Strid dei Feigd è un mistero: si può, nel 2020, pubblicare tanta musica media/mediocre con il supporto delle etichette e poi avere questo album senza lo straccio di supporto da label più o meno grandi? Il valore del secondo full-length di questa one-man band norvegese è fuori discussione, puro viking metal che non disdegna riff di chitarra che “osano” varcare anche altri generi, con una produzione professionale e, soprattutto, un’ispirazione che a tratti toglie il fiato (la title-track, per gli amanti del SognaMetal). Il disco in questione è uscito lo scorso autunno e chissà se arriverà mai almeno la versione cd: in caso di pubblicazione avremo la conferma che il dio della musica c’è e ogni tanto ci mette mano.

Tagarot – Tales From Noreia

EP – 2020 – autoprodotto

5 tks – 15 mins – VOTO: 7

Il progetto austriaco Tagarot arriva al secondo EP in carriera dopo Veleda’s Prophecy del 2016, ma in realtà molte cose sono cambiate in questi anni. Non più band vera e propria, ma ora progetto del polistrumentista Julian Brockmeier, precedentemente responsabile di cornamusa, flauti, bouzouki e mandolino e ora alle prese anche con gli strumenti a corda, mentre per la voce si è avvalso dell’ospite Phil Zeo. Il folk metal proposto è semplice e diretto, con alcuni rimandi agli Eluveitie più celtici e grande attenzione ai ritornelli e alle melodie portanti. Tales From Noreia è un EP breve – tre brani “veri” più intro e outro – che fa ben sperare per il futuro.

Tersivel – Embers Beneath The Spirit

2020 – single – autoprodotto

1 tks – 6 mins – VOTO: SV

Abbiamo incontrato i Tersivel per la prima volta nel 2011 grazie al debutto For One Pagan Brotherhood, ma è con l’ottimo Worship Of The Gods di sei anni più tardi che il nome della band inizia a girare per davvero tra gli appassionati del pagan metal. Esce ora il singolo/videoclip Embers Beneath The Spirit: una canzone cupa e pesante, nella musica e nel testo dove si parla di depressione, vuoto interiore e della necessità di trovare la luce del sole per uscirne, distante da storie di antichi dei e fratellanza pagana come la band argentina (ora trasferitasi in Svezia) ci aveva abituato. La curiosità per la prossima release sale sempre di più…

Trollheart – Once Upon The Troll

2020 – full-length – Infinityum Productions

13 tks – 50 mins – VOTO: 7

The Finns have Finntroll, the Norwegians have Trollfest or the Canadians have Trollwar so it was time to the French to have their own Troll Metal band!”. La dichiarazione è chiara, così come le intenzioni della one man band di Nantes. Sulle influenze c’è poco da dire: Finntroll con un riffing più marcato e presente in fase di composizione e una buona dose di black metal. Le tredici tracce scorrono bene senza momenti di stanca ma anche senza sussulti particolari. Come debutto senza demo/EP/singoli precedenti non ci si può certo lamentare e la produzione ben fatta aiuta la bontà della musica con suoni corposi (la batteria però è un po’ troppo “computerizzata”!). Once Upon The Troll è un album fatto da un troll per gli amanti dei troll più chiassosi e sporchi: se siete tra questi fatevi avanti!

Vengeful Spectre Vengeful Spectre

2020 – full-length – Pest Productions

6 tks – 46 mins – VOTO: 7,5

In attività da poco più di un anno, i Vengeful Spectre sono solo l’ultimo di un nutrito numero di gruppi provenienti dalla Cina che arrivano alla pubblicazione del disco con distribuzione mondiale. Seguendo l’esempio di Black Kirin, Sigh e Frozen Moon, ovvero della frangia più estrema della scena cinese, i Vengeful Spectre hanno realizzato un esordio feroce e letale, che unisce metal estremo con strumenti tipici cinesi, creando atmosfere incredibili che si alternano a sfuriate black/thrash o riff debitori al death metal dei Behemoth di quindici anni fa. Sei canzoni sono abbastanza per capire il talento di questi musicisti asiatici, bravi nel realizzare un vero e proprio panzer sotto forma di musica.

WelicoRuss – Siberian Heathen Horde

2020 – full-length – El Puerto Records

47 mins – 9 tks – VOTO: 7,5

Siberian Heathen Hordeè il terzo full-length dei WelicoRuss, band in attività dal 2002 che porta avanti un discorso musicale che a grandi linee può essere inquadrato come symphonic pagan black metal. La componente sinfonica è in ogni lavoro più presente e in questo cd diventa fondamentale sia per le aperture melodiche (spesso con ritornelli e voci pulite) che per creare melodie quasi sempre in primo piano. Non mancano momenti debitori al black metal e momenti quasi sognanti, ma il cammino intrapreso dalla formazione d’origine siberiana pare chiaro e il risultato è buono. Tra Dimmu Borgir d’annata, Carach Angren e Khors, sono ora meno aggressivi rispetto a qualche anno fa, ma più maturi a livello compositivo, i WelicoRuss sono pronti a fare il grande passo se qualche label importante vorrà scommettere su di loro.

Short Folk #4

Shot Folk, ovvero recensioni senza troppi giri di parole. Ben dodici dischi/EP/singoli raccontati in poche righe con la semplicità e la sincerità di Mister Folk. Piccole sorprese e piacevoli conferme dal mondo folk/viking, dritti al punto senza perdere tempo. Buona lettura e folk on!

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Aephanemer – Prokopton

2019 – full-length – Primeval Records/Napalm Records

8 tks – 44 mins – VOTO: 8

Partiamo dalla fine, ovvero: se un’etichetta grande e potente come la Napalm Records decide di ristampare (con tanto di bonus cd) un disco uscito pochi mesi prima per conto di una label a dir poco underground, allora vuol dire che in quel disco c’è della musica che vale la pena di conoscere. È il caso di Prokopton, secondo full-length dei francesi Aephanemer, una bomba di death metal melodico (un po’ Suidakra più cattivi, un po’ Wintersun meno prolissi) con fondamentali parti di tastiera che rendono la proposta meno aspra e più accattivante. La cantante/chitarrista Marion Bascoul ha un bel growl graffiante e il gruppo gira alla perfezione: la title-track e The Sovereign sono forse le canzoni più rappresentative, ma il cd non presenta cali qualitativi. La scoperta del 2019.

Cernunnos – The Svmmoner

2019 – EP – autoprodotto

4 tks – 14 mins – VOTO: 7

Gli argentini Cernunnos (da non confondere con quelli italiani!) tornano con un nuovo EP dopo aver dato alle stampe il disco Leaves Of Blood nel 2016 e l’EP Mother Earth di tre anni prima. The Svmmoner contiene tre brani e un intro per un totale di quasi tredici minuti: il sound si fa ogni pubblicazione più personale e vario, con due canzoni molto distanti tra loro come la title-track (voce pulita e ghironda a iosa) e la conclusiva The Arcane Below, vicina al death metal per voce e ritmiche, ma gustosa nei break folk dalle tinte celtiche. Nel loro piccolo i Cernunnos sono una sicurezza e al giorno d’oggi non è poco.

Equilibrium – Renegades

2019 – full-length – Nuclear Blast

10 tks – 47 mins – VOTO: 4

Ricordate gli Equilibrium di Sagas e Rekreatur, per non parlare di quelli del debutto Turis Fratyr? Bene, gli Equilibrium del 2019 in comune con quelli che hanno pubblicato i dischi prima citati hanno solamente il nome e il chitarrista René Berthiaume. Cambi di formazione, nuove influenze e la volontà di variare la propria proposta (o la classica mancanza d’ispirazione) hanno portato il gruppo tedesco a incidere Renegades, lavoro che prende le distanze da tutto quello proposto negli anni precedenti. Di folk metal non c’è traccia e non è il “cambio di genere” il problema, ma l’inconsistenza dei brani. Il lavoro delle tastiere (sempre molto presenti) è come al solito accattivante, ma sono le canzoni a non funzionare: soluzioni fin troppo piatte e deboli per convincere l’ascoltare a premere nuovamente play, figurarsi a comprare il cd.

Havamal – Tales From Yggdrasil

2019 – full-length – Art Gates Records

9 tks – 49 mins – VOTO: 7,5

Dopo il promettente EP del 2017 Call Of The North, tornano con il disco di debutto gli Havamal svedesi, da non confondere con gli Hávamál tedeschi che fanno folk metal. Tales From Yggdrasil è composto da otto tracce (più un intro) di buonissimo death metal melodico con spruzzate di folk metal alla Ensiferum soprattutto per quel che riguarda le orchestrazioni e le melodie di chitarra. Nei testi si parla di divinità scandinave e guerrieri senza paura, temi che ben si addicono a una proposta così potente e bellicosa ma che dà molta importanza alle aperture melodiche, ai dettagli delle sei corde e agli interventi di tastiera. Tales From Yggdrasil è in grado di fare la gioia di chi cerca metal estremo, cultura vichinga e sonorità scandinave in un unico disco.

Nifrost – Blykrone

2019 – full-length – Dusktone

10 tks – 42 mins – VOTO: 7

Il secondo disco dei Nifrost conferma i pareri sulla band: bravi, autori di buone canzoni e che conoscono bene il genere che suonano. Il viking metal è il loro pane quotidiano e se in alcuni momenti possono ricordare gli ultimi Windir, in altri danno l’impressione di trovarsi bene anche con quelle venature progressive (ma solo venature!) di Helheim ed Enslaved. Hanno personalità i ragazzi e Blykrone è un lavoro che piacerà non poco ai cultori del genere; se non conoscete la band questo è un ottimo modo per farlo a patto che poi andiate ad ascoltare anche i precedenti Motvind e Myrket Er Kome.

Pagan Throne – Dark Soldier

2019 – EP – Eternal Hatred Records

5 tks – 18 mins – VOTO: 7

I brasiliani Pagan Throne confermano con questo EP Dark Soldier quanto di buono fatto ascoltare in passato, in particolare sul secondo disco Swords Of Blood. Il pagan black metal dei cinque musicisti è piuttosto diretto, ma non disdegna le orchestrazioni e le melodie quando ben si incastrano con il resto della musica. Piccoli dettagli (i suoni vagamente orientali di Empty And Cold, alla fine la migliore composizione del cd e il testo in lingua madre di Ascensão Ao Poder Do Sol), rendono l’ascolto sempre interessante anche se i Pagan Throne non inventano nulla. Bravi nel fare bene quello che sanno fare, e tanto basta per farseli piacere.

Teshaleh – Born Of Fire

2019 – EP – autoprodotto

5 tks – 20 mins – VOTO: 7,5

Da Baltimora, USA, una piacevole scoperta in ambito folk metal da una terra che si sta facendo lentamente conquistare dalle orde europee costantemente in tour. Born Of Fire è un EP di cinque brani ben costruiti, dal doppio cantato femminile e ricco di strumenti violino, cornamusa, flauto e ciaramella. I Teshaleh suonano insieme dal 2017, ma ascoltando il cd sembra di avere a che fare con una formazione molto più esperta e dotata. Il sound è personale e accattivante, qualche influenza ogni tanto esce fuori (Huldre su tutti), ma per essere un EP di debutto difficilmente si può sperare in qualcosa di meglio. In trepidante attesa del full-length.

Varg – Wolfszeit II

2019 – full-length – Napalm Records

10 tks – 45 mins – VOTO: 6

Ri-registrare un proprio disco ha senso se l’originale suona male a causa del budget o dell’inesperienza, oppure se il lavoro è “vecchio” di venti anni e si ha il desiderio di poter ascoltare le vecchie canzoni con il potente sound attuale. Il debutto Wolfszeit risale al 2007 e, detto francamente, non suona male: è la classica produzione sporca ma giusta per il genere per una band tedesca di pagan metal. Quindi perché questo inutile dischetto nel 2019? La risposta può essere solamente legata alla volontà di far circolare nuovamente quelle canzoni dato che l’album originale è praticamente introvabile: all’epoca furono stampate solamente 2000 copie. Detto ciò, la speranza è che i Varg, dopo aver suonato nuovamente in studio queste canzoni, prendano spunto dal proprio passato per evitare la pubblicazione di lavori pessimi come Guten Tage Das End e Aller Lügen.

Vosegus – Terre Ancestrale

2019 – full-length – autoprodotto

5 tks – 42 mins – VOTO: 7,5

I francesi Vosegus si formano nel 2018 e un anno dopo danno alle stampe il disco di debutto Terre Ancestrale. Solitamente in così poco tempo non c’è modo di creare un lavoro realmente maturo, invece la band di Nantes tira fuori cinque canzoni di ottimo pagan/black metal dalle tinte oscure che rapisce l’ascoltatore fin dal primo ascolto. I brani durano tutti sette minuti, con la conclusiva title-track che invece raggiunge i dodici minuti; la produzione è buona per il genere e le canzoni scorrono bene senza momenti di stanca. Un peccato, quindi, che il disco sia al momento solo digitale: chi non vorrebbe supportare un gruppo del genere acquistando il cd?

Short Folk #3

Shot Folk, ovvero recensioni senza troppi giri di parole. Ben dodici dischi/EP/singoli raccontati in poche righe con la semplicità e la sincerità di Mister Folk. Piccole sorprese e piacevoli conferme dal mondo folk/viking, dritti al punto senza perdere tempo. Buona lettura e folk on!

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Apocalypse – Si Vis Pacem, Para Bellum

2018 – full-length – autoprodotto

8 tks – 51 mins – VOTO: 6,5

Dal nord Italia arriva un nuovo progetto che tutto deve ai Bathory: sul sito della one-man band Apocalypse, infatti, si legge che l’intero lavoro è in onore di Quorthon. Effettivamente la musica (e non solo) ricalca fedelmente l’idea viking/black di Blood Fire Death, peccando però in suoni ed esperienza: tutte cose che con il tempo il giovanissimo Erymanthon potrà controllare meglio al fine di realizzare un lavoro maturo in grado di competere con i migliori seguaci dei Bathory periodo viking metal, ovvero Ereb Altor e Bloodshed Walhalla. Nel frattempo di nuovi sviluppi Si Vis Pacem, Para Bellum è un disco in grado di far stare bene tutti i nostalgici di Blood Fire Death.

Delirium – Urkraft

2019 – full-length – Black Sunset

8 tks – 36 mins – VOTO: 7

Pagan metal 100% teutonico: tanto dovrebbe bastare per inquadrare la direzione musicale dei Delirium, formazione in attività dal 2006 e autrice di due full-length e due EP. Il nuovo disco Urkraft arriva a ben cinque anni di distanza da Wolfshenker, ma sostanzialmente l’attitudine e la “durezza” delle composizioni è sempre la stessa. Breve e diretto, Urkraft è destinato a fare la gioia di chi segue con interesse le uscite discografiche della sempre fertile Germania e può essere un buon inizio per chi si vuole avvicinare a queste sonorità.

Draugûl – Plagueweaver

2019 – EP – Wolfmond Production

4 tks – 21 mins – VOTO: 7,5

Il nome tolkieniano Draugûdovrebbe essere più che noto agli amanti del viking black metal, essendo la one-man band autrice di quattro interessantissimi dischi tra il 2013 e il 2017, l’ultimo dei quali è Winterspell. Il polistrumentista Vargblod torna con un EP limitato a 100 copie contenente quattro brani di metal epico e oscuro, con riferimenti blackeggianti e riff che rimandano ai Bathory. Si tratta di un lavoro di transizione in attesa del quinto full-length, ma la qualità dei singoli pezzi è alta e il consiglio non più essere che quello di accaparrarsi una copia prima che finiscano.

Eldhrimnir – Deuses Alcoolicos Do Bar

2019 – full-length – autoprodotto

9 tks – 37 mins – VOTO: 7

Folk metal con tematiche alcooliche? Sicuramente non è il binomio più originale della nostra musica preferita, ma quel che conta è che Deuses Alcoolicos Do Bar sia un disco ben fatto: si ascolta tutto d’un fiato senza cali qualitativi, nove tracce di folk metal godereccio sulla scia dei Korpiklaani (soprattutto per quel che riguarda l’impatto del cantante), con alcune parti che rimandano al rock folk dei Flogging Molly e altre dove viene messa maggiormente in mostra la voce propria del gruppo. Un buon inizio, non c’è che dire.

Garmskrik – Великанская Зима

2018 – full-length – SoundAge Productions

7 tks – 41 mins – VOTO: 7,5

Dopo anni di gavetta, EP e demo, è arrivato il momento per i russi Garmskrik di pubblicare il full-length di debutto nell’ultimo giorno del 2018. L’esperienza delle precedenti release ha sicuramente pesato sul risultato finale di Великанская Зима, lavoro maturo e personale, privo di cali d’ispirazione e che presenta una registrazione di grande qualità. Il pagan black metal della band di Arkhangelsk risente delle (giuste) influenze di Khors e – in minor parte – Nokturnal Mortum, portando avanti comunque un discorso musicale proprio, ricco di fulminanti accelerazioni di doppia cassa e brevi ed inaspettati stacchi acustici. Nulla di nuovo, insomma, ma fatto veramente bene: consigliati!

Hands As Wings – Man Must Fall

2018 – EP – autoprodotto

4 tks – 22 mins – VOTO: 7

La Grecia, terra stranamente poco vicina al folk metal, è la patria degli Hands As Wings, qui alla prima pubblicazione con l’EP Man Must Fall. Il folk metal del power duo composto da Ursus Demens (voce e basso) e Meesigma (batteria e chitarra) è incentrato sui tempi medi, inni di potenza, voce pulita ed epicità, con la conclusiva Dreams Down Deep più cupa e doomish, con tanto di scream vocals in alcuni passaggi particolarmente significativi. Man Must Fall (bella la copertina!) è un inizio incoraggiante, ma per il full-length all’altezza serve maggiore varietà.

Heather Wasteland – The Sverd

2019 – single – autoprodotto

4 tks – 20 mins – VOTO: 6,5

Abbiamo già incontrato gli Heather Wasteland in occasione del loro EP di debutto Under The Red Wolfish Moon, un lavoro stravagante (tre bassi in formazione, nessun cantante) diverso da questo maxi singolo The Sverd, nel quale la principale novità è la presenza della voce. Le tracce del disco sono quattro, ma la canzone è una sola: versione “normale”, celtica, in russo e strumentale in pre-produzione. Si tratta quindi della classica uscita per mostrare i piccoli ma significati cambiamenti, in attesa di un prodotto più corposo.

Holy Blood – Voice Of Blood

2019 – full-length – Vision Of God Records

8 tks – 39 mins – VOTO: 6,5

Due anni dopo l’EP Glory To The Heroes e ben cinque da День Отмщения, i paladini del death/folk cristiano tornano con un disco breve e brutale nel quale la componente folk è quasi nulla, sostituita da un impianto chitarristico vicino al melodic death metal più robusto di scuola svedese. Le sette tracce (più un breve intro) sono discrete e niente più e l’ascolto scorre senza particolari scossoni, sia positivi che negativi. Forse è ingiusto da dire, ma senza la componente cristiana che porta curiosità, qualcuno parlerebbe di questo disco degli Holy Blood?

Norvhar – Kauna

2019 – full-length – autoprodotto

7tks – 39 mins – VOTO: 6,5

Questo è un EP fatto veramente bene, dove l’intro ha addirittura un senso e le canzoni sono tutte accattivanti e stilisticamente diverse tra loro. Il problema, l’unico ma piuttosto ingombrante, è che Kauna sembra esser fatto di outtake di Victory Songs degli Ensiferum. Tolta lo voce di Matt che è più cavernosa di quella di Petri Lindroos, il resto segue con religiosa fede quanto realizzato da Markus Toivonen e soci nel 2007. Di sicuro Kauna (del mastering se n’è occupato un guru come Mika Jussila, già con Children Of Bodom, Finntroll e Amorphis tra gli altri) è un buon punto di partenza per una carriera promettente, basta proseguire con maggiore personalità.

Oakenshield – Lyke Wake Dirge

2018 – EP – autoprodotto

3 tks – 14 mins – VOTO: 8

Il progetto di Ben Corkhill torna a farsi sentire a 6 anni di distanza dall’ottimo Legacy, lavoro che nel 2012 ha certificato la bontà musicale della one man band inglese. L’EP Lyke Wake Dirge è composto da sole tre canzoni risalenti al periodo Gylfaginning che però non hanno trovato spazio nella release di debutto. Come al solito si tratta di folk/viking metal di grande qualità, suonato con forte personalità e gusto; ciliegina sulla torta è la riuscita cover dei Bathory Man Of Iron. Questa release unicamente digitale ha visto la luce per far tornare la gente a parlare degli Oakenshield dopo il cambiamento da progetto personale di Corkhill a band vera e propria con tanto di musicisti per i live: non resta che aspettare il prossimo full-length, sperando di non dover aspettare altri 6 anni per ascoltare nuova musica.

Vanvidd – Fødsel

EP – 2019 – autoprodotto

3 tks – 17 mins – VOTO: 7

Un pensiero blasfemo, ma che mi è balenato più volte nel cervello: come suonerebbero i Dissection con una forte componente folk? La risposta sembra provenire da Fødsel, secondo lavoro dei Vanvidd, band del sud Norvegia. Il folk black metal dei gruppo è tagliente e sporco di terra, dannato dalla natura, ma che alla natura deve tutto. Tre brani di emozionante folk black dalle chitarre melodiche, con lo scream di Mathias Dahlsveen incredibilmente somigliante a quello mai dimenticato di Jon Nödtveidt, Dopo il disco d’esordio self-titled (2016), questo Fødsel conferma la bravura del gruppo: è ora che qualche etichetta si accorga di loro.

wulafiR – I

2019 – EP – autoprodotto

4 tks – 25 mins – VOTO: 7,5

Solo project di Grimlach, chitarrista di Eldkraft e Diabolical. Pagan black metal di matrice svedese, dove tutto è cupo, a partire dalla copertina e, soprattutto, lo è l’aspetto musicale. La produzione volutamente sporca aiuta tantissimo e consente all’ascoltatore di entrare nel mood del disco. Non mancano strumenti folk e ripartenze vigorose subito dopo break acustici. Quello che sorprende, oltre alla voce rude ma pulita, però, è il lavoro della chitarra, tutt’altro che scontato: ai classici riff “blackeggianti” si alternano parti più articolate che impreziosiscono l’intero lavoro, un risultato che per attitudine può ricordare i Borknagar con “più chitarre”. è un ottimo EP, l’attesa e la curiosità per il disco, a questo punto, è più che legittima.