Merkfolk – The Folk Bringer

Merkfolk – The Folk Bringer

2015 – full-length – Art Of The Night Productions

VOTO: 7 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Maria “Mery” Wometaźniak: voce – Irmina Frackiewicz: chitarra – Lukasz Hawryluk: basso – Rafax “Baton” Frackiewicz: batterita – Katarzyna Nowosadzka: violino – Kacper Pawxowicz: fisarmonica

Tracklist: 1. Intro – 2. Nananana – 3. Wiła – 4. Topielica -5. The Song Of The Possessed – 6. Instrumental – 7. Weselisko – 8. Meadows And Fields – 9. Trust – 10. Merkfolk – 11. Śwagry – 12. Wingstone – 13. Postrzyżyny – 14. Outro

Prosegue il viaggio di Mister Folk all’interno dell’interessante scena folk metal della Polonia: dopo Time Of Tales, Black Velvet Band, Radogost e Valkenrag tocca oggi ai Merkfolk, band attiva dal 2012 che prima del debutto The Folk Bringer risalente al 2015 ha pubblicato solamente un singolo di due brani. La formazione è composta da sei musicisti e all’epoca di questa release ricopriva il ruolo di cantante Maria “Mery” Wometaźniak, vera mattatrice del disco con la sua voce aggressiva e sporca in forte contrasto con la sua figura esile. Il folk metal dei Merkfolk è personale e alterna momenti di grande leggerezza ad altri decisamente più violenti e crudi, trovando un buon equilibrio tra le due anime della band e tirando fuori alcuni brani davvero degni di nota. The Folk Bringer ha un solo problema, ed è la lunghezza. Non che cinquantuno minuti siano troppi, ma quattordici tracce, soprattutto se al debutto su lunga distanza, non sono facili da gestire e può succedere, come in questo caso, di inserire due/tre brani non all’altezza della situazione, rischiando di compromettere in parte quanto di buono fatto in precedenza.

Le migliori tracce del disco sono The Song Of The Possessed (una delle quattro canzoni cantate in inglese, le altre sono in polacco) e Instrumental: il primo è un bel sali-scendi di emozioni con i pregevoli inserti di un violino quasi timido e le roboanti accelerazioni di doppia cassa. Instrumental è invece il classico pezzo delicato da metà tracklist, ottimo per far riprendere fiato all’ascoltatore prima di lanciarsi all’ascolto della seconda parte del cd. Un’altra composizione che spicca sulle altre è Topielica: diretta e orecchiabile grazie alle melodie folk, graffiante e breve, non a caso è stata scelta come singolo e videoclip. C’è poi Weselisko, up-tempo delizioso e simpatico però troppo vicino a due pezzi da novanta come Vodka e Beer Beer dei Korpiklaani.

L’aspetto grafico di The Folk Bringer non teme rivali: il digipak è di ottima qualità e curato nei minimi particolari, così com’è ben fatto il booklet da sedici pagine con tutti i testi e le foto dei musicisti. Molto buono anche il sound del cd, potente il giusto ed equilibrato nel missaggio. La chitarra potrebbe suonare più definita, ma nel complesso tutti gli strumenti sono ben ripresi e il risultato finale è più che soddisfacente.

Questo dei Merkfolk è un discreto debutto che mostra una band capace e motivata a fare bene. Ci sono alcune piccole sbavature dettate probabilmente dall’inesperienza, ma il risultato finale non è intaccato: The Folk Bringer è un esordio musicalmente convincente e molto bello a livello estetico.

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Radogost – Dziedzictwo Gór

Radogost – Dziedzictwo Gór

2015 – full-length – Art Of The Night Productions

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Łukasz “Mussi” Muschiol: voce, chitarra – Marian Kolondra: chitarra – Rafał Bujok: basso – Marcin “Talar” Tatar: batteria – Młody: violino

Tracklist: 1. Na Dnie Wielkiej Góry – 2. Raróg – 3. Idę Wśród Gwiazd – 4. To Płynie W Twojej Krwi – 5. Pożoga – 6. Ponad Głębiami Czarnych Wód – 7. Czarne Xęstwo – 8. W Sercu Burzy – 9. Oto Mej Duszy świątynia – 10. Ananke – 11. Słowa Ze Stali – 12. Dziedzictwo – 13. Dalej Wprost Przed Siebie – 14. Wild Hunt (Geralt Story)

Nel rurale paesotto di Brenna, diecimila anime nel profondo sud della Polonia, si sono formati nel 2006 i Radogost. La storia è molto semplice: scelto il nome del dio dell’ospitalità nella mitologia slava, i nostri si concentrano sui pezzi propri e dopo due demo piuttosto frettolosi – entrambi del 2006 – le cose iniziano a migliorare. Il full-length di debutto W Cieniu Wielkiego Dębu e soprattutto il successivo Dark Side Of The Forest sono lavori discreti, ma è con Dziedzictwo Gór, pubblicato in cooperazione con Art Of The Nigth Productions (già incontrata con i Black Velvet Band) che si vedono i primi risultati realmente positivi.

La musica dei Radogost è un classico extreme folk metal, ben rappresentato dall’opener Na Dnie Wielkiej Góry, uno dei momenti migliori dell’intero cd. Melodie di violino, robusti riff di chitarra e voce aggressiva sono i punti fermi della band, brava a realizzare canzoni piacevoli e, pur quasi tutte con lo stesso schema, dinamiche. Un altro brano riuscito è To Płynie W Twojej Krwi, dal mood più oscuro e dagli intrecci sei corde/violino molto interessanti. Non mancano comunque delle piccole variazioni, come in Raróg con echi di heavy metal classico, oppure la brutale Ponad Głębiami Czarnych Wód, dalla prima parte che non stonerebbe in un Covenant dei Morbid Angel. C’è spazio anche per una canzone strumentale (Czarne Xęstwo) e la thrasheggiante Oto Mej Duszy świątynia, e in generale non sono presenti composizioni sottotono e meri riempitivi. Manca però il colpo di genio, quello sforzo in più in grado di fare la differenza.

La registrazione di Dziedzictwo Gór è discreta, sufficientemente pulita e con una batteria ben fatta, ma il risultato finale sembra rimanere intrappolato nelle casse, non c’è l’esplosione sonora che ci si aspetta quando si alza il volume. Anche il booklet non è dei migliori: foto a colori e testi completi, ma con tante pagine a disposizione si poteva osare qualcosa di più.

A fine ascolto cosa rimane? Sicuramente la certezza che i Radogost ci sanno fare e che sono in grado di creare canzoni realmente valide, ma al tempo stesso rimane un po’ d’amaro in bocca per alcune scelte non eccellenti, in primis la decisione di inserire ben quattordici tracce, decisamente troppe anche per l’ascoltatore più fanatico del folk metal. Il giudizio finale e il voto potevano e dovevano essere più alti: la band di Brenna ha dimostrato di saper fare davvero bene.

Black Velvet Band – Pożoga

Black Velvet Band – Pożoga

2015 – full-length – Art Of The Night Productions

VOTO: 8recensore: Mr. Folk

Formazione: Jaromir: voce – Peter: chitarra, mandola – Marcin: chitarra – Flavio: basso – Zdzisław: batteria

Tracklist: 1. Ruiny – 2. Nowa Krew – 3. Nie Mamy Skrzydeł – 4. Kołowrót – 5. Zamieć – 6. Z Tej Ziemi Powstałem – 7. Imperium

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La Polonia è una nazione che in questo sito non ha trovato molto spazio: gli unici nomi presenti nell’archivio sono quelli dei seminali Graveland grazie al disco Thunderbolts Of The Gods del 2013 e i giovani Time Of Tales con l’EP Enter The Gates. Eppure da quelle terre per noi molto lontane, esiste una scena folk metal davvero interessante, magari giovane e senza nomi da pelle d’oca, ma i gruppi che ne fanno parte sembrano avere tutti quanti le idee ben chiare e una spiccata personalità fin dal cd di debutto. Alcuni di questi gruppi li incontreremo nelle prossime settimane, ma tutti quanti hanno lo stesso punto di riferimento, ovvero Art Of The Night Productions, etichetta che sta facendo molto per promuovere e far conoscere la scena folk metal della propria nazione.

I Black Velvet Band si formano nel 2008 a Lublino, nella parte orientale della Polonia. Pożoga è il secondo disco dopo il debutto Pieśni Obłąkane del 2013 (più due singoli e un EP) e proprio rispetto al primo lavoro si può notare una certa maturazione: l’extreme folk metal del quintetto è potente e personale, ricco di spunti interessanti e nel complesso realizzato con grande precisione e gusto. L’iniziale Ruiny è un potentissimo brano dalla doppia cassa feroce, che si apre però con dei cori epici e una soffice chitarra acustica. Quando però parte la canzone vera e propria non ce n’è per nessuno tanto è imponente la sezione ritmica e preciso il lavoro delle chitarre. La strofa in particolare non può lasciare indifferente l’ascoltatore, così come le taglienti accelerazioni dal riffing vagamente black metal colpiscono nel segno. In tutto questo però non viene meno l’aspetto melodico ed epico, come si può ben ascoltare verso il finale di canzone. La seconda traccia Nowa Krewz prosegue la verve massiccia dell’opener anche se con minor foga: il ritmo è più lento e le trame di chitarre più elaborate, soprattutto nella parte finale, dove le note di Peter e Marcin risultano di grande importanza. Nie Mamy Skrzydeł ha una forte componente folk e tradizionale; per un paio di minuti è priva di chitarre distorte e quando queste fanno il loro ingresso comunque non modificano di molto la composizione. Arriva quindi il momento di due canzoni dalla durata importante, entrambe dal minutaggio che si aggira sui nove minuti. La prima è Kołowrót: intrecci di sei corde e una certa lentezza rendono il brano molto cupo e intenso, ma è l’interpretazione vocale di Jaromir a fare la differenza; la breve accelerazione in concomitanza dell’assolo non fa altro che marcare maggiormente la pesantezza di questa bella canzone. Segue Zamieć, un lungo viaggio guidato da chitarre acustiche e pregevoli interventi di violoncello; il singer è sempre protagonista di una buona prestazione, ma a stupire è lo stacco tipicamente maideniano a due minuti dal termine, un guitar riffin’ già ascoltato non si sa quante volte, ma che piazzato nel momento giusto, come nel caso dei Black Velvet Band, non fa che bene. Z Tej Ziemi Powstałem è un riuscito riassunto di quanto ascoltato precedentemente: ritmi non elevati, sezione ritmica compatta e le due chitarre a macinare riff efficaci. L’ultimo brano del disco è Imperium e la formula è un po’ quella delle precedenti composizioni: momenti di quiete (chitarre acustiche, arpeggi, atmosfere rilassate) si alternano ad altri più concitati, con il dinamico lavoro del bravo Zdzisław a dettare i ritmi da dietro il drum kit. Il sali-scendi di emozioni e ritmi è una caratteristica della band e in questa composizione il risultato è davvero buono.

Per Pożoga nulla è stato lasciato al caso e il numero di ospiti aiuta a capire quanto i Black Velvet Band abbiano puntato su questo lavoro. Wera Kijewska al violoncello, Michał Waszczyk al pianoforte (nell’ultima traccia), Paweł “Hoodee” Chyła alla chitarra e soprattutto i due cori Sine Nomine e Kairos danno un tocco di classe che non sempre è possibile riscontrare in questo genere. A tutto ciò c’è da aggiungere la buona produzione opera di un solo uomo: Paweł “Hoodee” Chyła ha, infatti, curato tutte le fasi della registrazione, compreso il missaggio finale e il mastering.

Nonostante siano solamente sette composizioni per ben cinquantaquattro minuti di durata, Pożoga si lascia ascoltare con grande piacere. I Black Velvet Band hanno lavorato sodo in sala prove e i risultati dei loro sforzi è un full-length che testimonia la crescita non solo della band ma anche dell’intera scena polacca.

Time Of Tales – Enter The Gates

Time Of Tales – Enter The Gates

2014 – EP – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Grzegorz Słomba: voce, chitarra solista – Tomasz Frask: chitarra ritmica – Bartosz Majerski: basso – Piotr Ungeheuer: batteria – Piotr Występek: tin whistle

Tracklist: 1. Enter The Gates – 2. Liar – 3. Journey Unknown – 4. Warriors Of Fire

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Dalla Polonia arriva una piacevole sorpresa in ambito folk metal: si tratta dei Time Of Tales, band nata nel 2009 e proveniente da Mielec, fresca autrice dell’EP Enter The Gates.

Musicalmente si può parlare di un folk metal ricco di spunti interessanti e dal sapore melodico nonostante il cantato aggressivo di Grzegorz Słomba: il suo growl ben si adatta alla musica del gruppo, il risultato è piacevole e non si ha mai l’impressione di trovarsi di fronte a una scelta forzata.

La prima canzone dell’EP, la title track, è settata su tempi medi con protagonista Piotr Występek e il suo tin whistle. Tra riff rocciosi, belle accelerazioni (in particolare durante l’assolo di chitarra) e reminiscenze dei migliori Eluveitie, Enter The Gates rappresenta bene il sound della band polacca. Liar inizia con una gustosa cavalcata con whistle e chitarre ben in evidenza per poi diventare una divertente canzone folk metal tra stop’n’go e melodie accattivanti. Dal sapore celtico e cruachaniano, almeno inizialmente, il brano Journey Unknow è impreziosito dal potente lavoro del drummer Piotr Ungeheuer e durante l’ascolto si è pervasi da una sensazione malinconica che probabilmente è quella che accompagna chi abbandona la certezze della propria vita per imbarcarsi in un viaggio che ha come tappa una terra lontana e sconosciuta. Warriors Of Fire è l’ultimo brano dell’EP: breve e movimentato, non mancherà di scatenare il pogo durante i concerti.

I sedici minuti di Enter The Gates passano velocemente grazie alla buona qualità delle canzoni sorretta dalla bontà della produzione. Si tratta di un inizio promettente e abbastanza personale che non mancherà di far circolare il nome Time Of Tales nell’underground europeo. In attesa, si spera presto, di un lavoro dal minutaggio superiore.

Netherfell – Okryte Zapomnieniem

Netherfell – Okryte Zapomnieniem

2013 – demo – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Tomasz Indyka: voce – Piotr Martuś: chitarra, balalaika, tin whistle – Adrianna Zborowska: violino, voce – Wit Rzepecki: cornamusa – Dawid Dunikowski: basso – Mateusz Jędrzejczyk: batteria

Tracklist: 1. Rozdroża – 2. Upiór Kurchanu – 3. Mokosz – 4. Fire of Demise

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Il sottobosco musicale, folk/viking in particolare, e ancor più dell’est Europa, è un continuo fiorire di gruppi che pubblicano dischi e cercano di affermarsi nel resto del continente. Per motivi geografici e spesso anche linguistici, in molti rimangono a noi sconosciuti: un vero peccato perché, come sempre più spesso accade, la musica proveniente dall’underground si mostra di gran qualità e, a volte, financo migliore di quella divulgata da label medio-grandi.

I polacchi Netherfell sono un sestetto in attività dal 2008, ma solo nel giugno 2013 sono riusciti a pubblicare la loro musica, in questo caso il demo Okryte Zapomnieniem. Si tratta di un quattro pezzi dalla breve durata (poco meno di quattordici minuti), ma abbastanza per capire la bravura e la qualità che muove i musicisti di Cracovia.

L’intro Rozdroża serve per far preparare l’ascoltatore alla musica di Upiór Kurchanu, primo vero brano del cd: chitarre secche e la voce growl di Tomasz Indyka creano un bel contrasto con lo straziante violino di Adrianna Zborowska e l’arpa che di tanto in tanto fa capolino nella canzone. L’extreme folk metal dei Netherfell è di stampo moderno, ma non presenta influenze particolarmente palesi e il songwring (di tutte le canzoni) è sempre sopra la media. L’ascolto prosegue con Mokosz, dalle delicate atmosfere russe e non a caso scelto come singolo (il videoclip lo potete vedere a fine recensione). Il cantato principale è opera della violinista, con il vocione del frontman che interviene in alcuni punti. Fire Of Demise è l’ultima traccia del demo, introdotta da arpa e flauto. La canzone si sviluppa in un “classico” brano folk metal dal ritmo vivace e ricco di strumenti tradizionali, davvero ben riuscito.

I musicisti hanno realizzato un dischetto molto interessante dove non cercano di inventare nulla, ma la loro musica è legata alla tradizione senza risultare obsoleta o scontata. Il violino di Adrianna Zborowska è lo strumento principale (le chitarre sono poco più di un tappeto sonoro, mentre la sezione ritmica compie il proprio lavoro in maniera disciplinata), sempre in primo piano tra melodie e momenti quasi solistici. Le due voci, maschile growl e femminile clean, si alternano con buon gusto senza creare, fortunatamente, quell’effetto un po’ ruffiano tipico di quei gruppi che utilizzano lo stesso doppio stile vocale.

I quasi quattordici giri di lancette di Okryte Zapomnieniem passano velocemente e dispiace constatare il silenzio dopo il termine della quarta canzone. I Netherfell sono pronti per affrontare la realizzazione di un disco completo, l’augurio è che trovino presto una label per la pubblicazione.