Intervista: Alphayn

Austria, heathen metal. No, non si sta parlando degli Heathen Foray, ma degli Alphayn, nuova formazione che ha debuttato, coraggiosamente, con un full-length autoprodotto di buona qualità. Alphayn che hanno in comune con gli Heathen Foray il cantante, Robert Schroll, ma è bene dirlo, i punti in comune terminano qui. Proprio con Rob ho parlato del cd Heimkehr, un lavoro ben curato in grado di dare belle soddisfazioni agli amanti del pagan metal più crudo e diretto. 

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Un ringraziamento a Flavia Di Luzio per la traduzione dell’intervista.

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Come è nato il gruppo e quali sono gli obiettivi degli Alphayn?

Ho studiato a Vienna e lì ho conosciuto queste persone meravigliose. L’idea ci è venuta davanti a una birra. Molti di noi erano amici già da prima di cominciare a fare musica. Amiamo fare musica insieme, intrattenerci gli uni con gli altri e uscire in gruppo. Gli Alphayn sono il risultato della nostra amicizia.

Pubblicare subito un full-length senza passare per almeno un demo o un EP è spesso rischioso, eppure voi siete riusciti a realizzare un buon lavoro. Pensi sia dovuto al fatto che siete dei musicisti con esperienza?

Ah! Forse. In realtà si tratta anche del semplice fatto che fare un demo o un EP è comunque un lavoro impegnativo. Volevamo usare meglio il nostro tempo. Volevamo fare un full-length di alta qualità.

Heimkehr si presenta bene esteticamente: un digipack elegante per una band debuttante e per di più senza il supporto di una casa discografica non è cosa di tutti i giorni!

Sì. Siamo molto soddisfatti. La grafica della copertina è stata realizzata da Fabrizio de Rossi, nostro amico nonché già autore della copertina di Inner Force degli Heathen Foray. Ci piaceva molto l’idea di produrre un digipack e, per essere onesti, c’era un’offerta speciale presso la casa discografica che ha prodotto l’album. 😉

Come mai la scelta di pubblicare da soli il disco? Maggiore libertà artistica o sfiducia verso il music business?

Nulla di tutto ciò. L’abbiamo fatto e basta. Non volevamo aspettare di raggiungere un accordo. Volevamo fare quest’album. E con “quest’album” intendo proprio l’album che ora puoi sentire. L’album che tieni tra le mani. Non cambieremmo neanche UNA cosa.

Quali sono i pro e i contro di autoprodursi il disco di debutto?

Pro: puoi fare ciò che vuoi quando vuoi. Sei il “manager” di te stesso. Non ci sono etichette che assorbono parte del tuo guadagno.

Contro: Con un’etichetta hai molta più promozione e il tuo cd arriva nei negozi.

Musicalmente vi ho trovato molto “quadrati”, un sound roccioso, omogeneo e non piatto. Tra l’altro penso che avete le capacità per osare qualcosa in più per il prossimo lavoro… sei d’accordo?

Totalmente. Amo il sound di Heimkehr (grazie a Marco Cudan). Siamo una band giovane. Abbiamo bisogno di trovare la nostra strada e questo disco è solo l’inizio.

Quali sono le fonti d’ispirazione per la band? Quali gruppi ammirate maggiormente? Siete influenzati anche da situazioni extra musicali (libri, film ecc.)?

Tra i gruppi che ammiriamo di più ci sono ottime band pagan “underground”, ma certamente anche band più note… Musica a parte, siamo influenzati anche da altre cose. I pezzi Alarich e Wir Rufen Deine Wölfe si ispirano a delle poesie. E Reise trae spunto dalla serie di romanzi di Stephen King La Torre Nera.

I testi sono presenti all’interno del booklet, ma ti va di parlarne un po’ ai lettori che non conoscono il tedesco?

Alarich: poesia di August Graf von Platen. Il titolo originale dell’opera era Das Grab am Busento.

Weltenanfang: parla dell’origine del mondo e dei primi esseri viventi come il gigante Ymir. Inoltre riguarda anche il primo conflitto.

Wetz die Krallen: la canzone parla del diavolo che è in noi. Del nostro lato oscuro. Nella canzone ci si chiede se, a volte, possa far bene liberare il nostro lato selvaggio.

Maschinenmonster: temiamo le macchine che creiamo? Una società high tech è desiderabile?

Reise: sì, questa canzone parla di Roland di Gilead e della ricerca della Torre Nera. Adoro i libri di Stephen King!

Heimkehr: una, come dire, tipica canzone vichinga. Facendo ritorno da un’incursione le tribù vichinghe trovano la loro dimora distrutta.

Rache: Vendetta! Per l’insediamento distrutto!

Wir Rufen Deine Wölfe: poesia di Friedrich Hilscher.

Abstieg: simpatica storiella di un tale che, durante una passeggiata, viene soccorso da Thor in persona e sottratto alle grinfie dei Goblin.

La band è attualmente al lavoro per il successore di Heimkehr? Oppure ci sarà una certa “alternanza” tra Heathen Foray e Alphayn?

Heathen Foray e Alphayn sono due band distinte. Mi piacerebbe poter dedicare lo stesso tempo a entrambe le band. In tutta sincerità devo ammettere che negli ultimi mesi ho un po’ trascurato gli Alphayn. Spero di avere più tempo quanto prima… Con gli Alphayn abbiamo preparato del nuovo materiale. E stiamo lavorando su altro ancora.

Sia Alphayn che Heathen Foray suonano heathen metal: quali, secondo te, le differenze tra i due gruppi?

Penso che gli Alphayn siano un po’ più brutali. E sì, i Foray sono più melodici. Gli Alphayn sono più rudi. E i loro testi non saranno in inglese. Ci sono musicisti e compositori diversi, nonché influenze di altro tipo. Certo c’è lo stesso “background testuale”, la stessa voce, data la mia presenza. Vediamo un po’ come si evolveranno in futuro le due band. É qualcosa di molto interessante, anche per me. E spero davvero di avere la forza e la resistenza per continuare a prestare la mia voce a entrambi i gruppi.

Grazie per l’intervista e di nuovo complimenti per il disco, a te lo spazio.

Grazie a te per averci dato quest’opportunità. Mi piacerebbe avere la traduzione del tuo libro. Magari in futuro?! (chissà, spero di poter fare presto la versione inglese di Folk Metal. Dalle Origini al Ragnarök, nda) Saluti all’Italia!

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ENGLISH VERSION: 

First of all, tell us how the project Alphayn was born and what your objectives are.

I studied in Vienna. And there I met this wonderful people. And out of a Beer there was the Idea born. Most of us were friends before we started making music. We love doing music together, hanging around and going out together. Alphayn is the consequent result of our friendship.

You recorded neither a demo nor an EP and you decided to release directly a full-length. It can be a risky decision but you did a good job. Do you think it’s due to the fact that you are experienced musicians?

Ha! Maybe. But it is also a very simple fact that making a demo or EP is hard work too. We wanted do use our time better. We wanted to make a full length record in a cool quality.

Heimkehr looks really good: it’s pretty uncommon to see such an elegant digipack, especially when it comes to a brand new band that isn’t supported by a record label!

Yes. We are very satisfied. A friend of us, Fabrizio de Rossi, did the cover artwork. He also made the coverart for Heathen Foray’s Inner Force. We loved the idea of producing a digipack and, to be honest, there was a special offer at the company which produced the album. 😉

Why did you choose to self-publish your album? Is it a matter of greater artistic freedom or of distrust of the music business?

Nothing like that. We just did it. We didn´t wanted to wait for a deal. We wanted to do this album. And by “this album” I mean that album you can listen to. That album you are holding in your hands. We would not change ONE thing.

What are the pros and cons of self-producing a debut album?

Pro: you can do everything at your own time. You are your own “manager”. There is no label which is cutting something from your income. Contra: you have much more promotion with a label. You get your Cd into the stores with a label.

From a musical point of view, I found you well grounded, with a rugged, homogeneous and absolutely not flat sound. Among other things, I think you have all the credentials to attempt to do something more in your next work… do you agree?

Totally. I love the sound of Heimkehr (thanks to Marco Cudan). We are a young band. And we have to find our own way and this record is just the beginning.

Who/what inspires you the most? What bands do you admire the most? Are you affected by extra-musical situations too? (books, films etc.)

There are great “underground” pagan bands but of course the great ones also… Besides music there are some things inspiring us. The songs Alarich and Wir Rufen Deine Wölfe are inspired by poems. And Reise is highly influenced by King’s Dark Tower books.

Lyrics are included in the booklet. Would you mind telling something about them in order that our non-German speaking readers can get a sense of the topics raised?

Alarich: A poem by August Graf von Platen. The name of the poem is originally Das Grab am Busento.

Weltenanfang: It is about the beginning of the world. About the first beings like Ymir the giant. It is also about the first dispute.

Wetz die Krallen: This song is about the devil within. About your darkest side. The song asks if it is good sometimes to let your wild side free.

Maschinenmonster: Do we fear the machines we create? Is a high tech society desirable?

Reise: yes, this song is about Roland from Gileads search for the dark tower. I love the books from Stephen King!

Heimkehr: Your, not so, typical viking song. Comming home from a raid the viking crew finds their home destroyed.

Rache: Revenge! For the destroyed settlement!

Wir Rufen Deine Wölfe: A poem by Friedrich Hilscher.

Abstieg: A lovely little story about a fool strolling around getting saved from Goblins by Thor himself.

Is the band currently working on the successor to Heimkehr? Will there be a kind of “alternation” between Heathen Foray and Alphayn?

Heathen Foray and Alphayn are two different bands. I would love to give both bands the same amount of time. Honestly I have to admit that I neglected Alphayn in the last months. I hope that there will be more time soon. There is new material for Alphayn. And we are working on more.

Both Alphayn and Heathen Foray play heathen metal: in your opinion, what are the differences between these two bands?

I think Alphayn is a little more brutal. And yes, Foray is more melodious. Alphayn is rougher. And there wont be English lyrics in Alphayn. There are different musicians, composers, different influences. Yes there is the same “lyrical background”, the same voice, because of me. Let us see how both of the bands are going to develop in the future. It is very interesting. Also for me. And I really hope to have the power and the stamina to lend my voice both bands.

Thanks for the interview and, one more time, congratulations on your album. Please, feel free to add any comments.

Thanks for the chance to hold this interview. I would love to have a translation from your Book. But maybe in the future?! (I hope, maybe after the summer Folk Metal. Dalle Origini al Ragnarök could be translated in english language! nda) Greetings to Italy!

Alphayn – Heimkehr

Alphayn – Heimkehr

2014 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Robert Schroll: voce – Hias Müllner: chitarra solista – Ralf Haider: chitarra ritmica – Andreas Hoffmann: basso – Cari “Käpt’n” Koren: batteria

Tracklist: 1. Aufbruch (intro) – 2. Alarich – 3. Weltenanfang – 4. Wetz die Krallen – 5. Maschinenmonster – 6. Reise – 7. Heimkehr – 8. Rache – 9. Wir rufen Deine Wölfe – 10. Abstieg
alphayn-heimkehrIn appena un anno di attività arrivano al debutto su lunga distanza gli austriaci Alphayn, nuova realtà che vede alla voce il buon Robert Schroll, singer dei tosti Heathen Foray. La proposta musicale della band di Vienna è un pagan metal piuttosto diretto e senza fronzoli, che mira a colpire l’ascoltatore con brani semplici e accattivanti. Heimkehr è un full length autoprodotto di trentotto minuti contenente nove brani più intro.

L’assalto sonoro di Heimkehr parte, dopo il breve Aufbruch (intro), con Alarich, brano di classico heathen metal con buoni fraseggi di chitarra e la personalità di Schroll subito in evidenza. La traccia successiva Weltenanfang è divisa in sei parti (Am Anfang, Gegensatze, Das erste Wesen, Ein Mensch, Lebenswahn – dove è presente un discreto assolo di chitarra-, Epilog) e rappresenta bene il sound degli Alphayn, fatto di melodie mai festose e riff quadrati. Wetz die Krallen ha un piglio più cupo rispetto alle altre composizioni, ma a stupire positivamente è il cambio di stile a metà brano, inaspettato quanto gradito. Dopo la scolastica Maschinenmonster è il turno di Reise, probabilmente la canzone meglio riuscita del lotto. Le chitarre di Müllner e Haider fanno un gran lavoro tra fraseggi, momenti maideniani e riff accattivanti, con la chicca rappresentata dal ritornello in voce clean. La title track è una “classica” canzone degli Alphayn, con la particolarità del break centrale di batteria e basso, un diversivo semplice e intelligente che spezza il ritmo della canzone (e del disco), portando una ventata d’aria fresca nonostante i neanche trenta minuti trascorsi dall’iniziale intro Aufbruch. L’ottava canzone, Rache, è tostissima: lenta e cadenzata, massiccia e dal sapore ’90, nonostante la breve e feroce accelerazione verso la fine, è una vera mattonata che toglie ogni speranza di serenità. Cambio di sonorità per Wir rufen Deine Wölfe, dal vago sapore folkeggiante (l’unica in tutto il cd) e le chitarre nuovamente protagoniste prima della bella conclusione di Heimkehr rappresentata da Abstieg, mid tempo teutonico quadrato e massiccio.

Il disco si presenta in un digipack sobrio dove il colore dominante è il nero, con il booklet che vede la presenza di testi, foto e le informazioni base. Tutto il processo di registrazione, missaggio e mastering è avvenuto all’Origin Audio di Vienna con Marco Cudan: il suono è bello potente (il basso di Andreas Hoffmann ricorda quello di D.D. Verni degli Overkill), pulito ma al tempo stesso ruspante come il genere suonato richiede.

La voce di Robert Schroll è una sicurezza: bravo a interpretare i brani, ottimo nel cambiare spesso tonalità e stile senza disorientare l’ascoltatore, è la vera marcia in più per un gruppo nato con le idee chiare: crudo heathen metal senza strumenti tradizionali o motivi allegri e spensierati. Una piacevole e inaspettata scoperta in un settore un po’ fermo in attesa (da anni) dei grandi nomi; gli Alphayn sono già pronti per i palcoscenici europei e per soddisfare gli amanti del pagan metal.

Intervista: Theudho

La pubblicazione del limitatissimo singolo Wargus Sit! è la scusa per intervistare Jurgen, voce e chitarra dell’heathen metal band Theudho. Un’ottima occasione per parlare del recente cd, ripercorrere la carriera del gruppo e scoprire piccole curiosità in attesa del prossimo lavoro.

SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION!

Un ringraziamento a Luca Taglianetti per la traduzione dell’intervista.

TPartiamo dal nuovo singolo Wargus Sit! Due cover punk invece di pescare dal “classico” repertorio viking, come mai questa scelta? Chi ha scelto i pezzi?

Registrare – di nuovo – un paio di canzoni classiche di Bathory, Slayer o di black metal scandinavo sarebbe stato un po’ stantio e prevedibile, così abbiamo scelto di intraprendere un altro percorso. L’idea di registrare alcune cover punk è nata mentre ascoltavo alcuni vecchi album punk ed è subito sembrata ottima e innovativa. Siccome molta parte della musica punk è abbastanza simile stilisticamente ad alcuni subgeneri del mondo metal, non abbiamo avuto bisogno di cambiare molto per rendere queste canzone nostre. Voglio dire, anche band come Slayer, Megadeth, Anthrax, Sepultura e Metallica sono state pesantemente influenzate dalla musica punk e hanno registrato cover punk, quindi non c’era nessuna ragione per non farlo noi stessi.

Nelle info del disco avete scritto che avete deciso di fare questo cd per “festeggiare” il nuovo drummer Hammerman: come siete entrati in contatto con lui?

La scena metal nella parte fiamminga del Belgio è terribilmente piccola, quindi ci conosciamo più o meno tutti o per lo meno per sentito dire. In precedenza siamo stati in cartellone con alcune delle sue altre band e abbiamo amici in comune. Le sue abilità come batterista ci hanno sempre attirato, quindi abbiamo deciso di chiedergli di suonare la batteria per noi. Fortunatamente ha accettato.

Nell’artwork dallo stile punk c’è una scritta “fuck Cradle Of Filth”. Vi stanno antipatici, avete avuto problemi con loro in qualche show o cosa?

Non prendere troppo sul serio ciò che c’è scritto all’interno di Wargus Sit! Ci sono molti “graffiti da bagno pubblico” senza senso scarabocchiati lì – ad esempio la frase che citi. Inoltre, non chiamare il nostro bassista “per divertirti un po’”.

Avete partecipato a molti tribute album: tra i tanti, quale cover realizzata è quella che vi ha dato maggiore soddisfazione? E quale vi piacerebbe fare in futuro?

Credo che quelle che ci hanno soddisfatto di più sono le cover di Falkenbach, Bathory e Summoning. Al momento non stiamo cercando di partecipare attivamente ad altri album di cover o tributo. A volte siamo invitati a registrare una cover. Se ci piace la band e sentiamo che possiamo fare qualcosa di degno, accettiamo.

Come e quanto sono cambiati i Theudho dai tempi del debut album Treachary ad oggi?

Penso che i Theudho si siano evolutati molto attraverso gli anni. Sono passati dieci anni da quando ho dato vita ai Theudho come una one-man band. Da allora abbiamo avuto molti chitarristi, bassisti e batteristi che si sono avvicendati. Tutti hanno portato qualcosa di nuovo e diverso nella band, l’interazione tra musicisti alla fine ti rende un musicista migliore. Se ascolti gli album cronologicamente uno dopo l’altro, vedrai che le composizione sono diventate più varie, più melodiche, semplicemente migliori.

I vostri quattro album in poche parole:

– Treachery: L’album più spontaneo dei Theudho. Molte canzoni furono scritte e registrate in soli due giorni. Le tracce fluiscono naturalmente, nulla è forzato.

– The Völsunga Saga: Il primo album ad avere un input sostanziale dal lead guitarist che avevamo a quel tempo. Siccome era anche un grande tastierista/pianista, l’album divenne più keyboard-oriented rispetto al primo. È chiaramente un album di passaggio tra il “vecchio” e il “nuovo” stile

– Cult Of Wuotan: Mi piace davvero tanto la musica di questo album, ma se chiedessi a tutt’e quattro i ragazzi che ci hanno suonato cosa ne pensano, la risposta sarebbe la stessa: estremamente insoddisfatti del missaggio e in particolare del suono della batteria . Il fatto che la nostra etichetta abbia pagato molto per il missaggio, rende la cosa ancora più deludente. Questo è l’unico album dei Theudho che penserei seriamente di ri-registrare o ri-mixare. Anche se alcune persone mi hanno detto che l’album gli piace così com’è. Siccome la line-up con cui abbiamo registrato l’album è scomparsa, sarebbe inutile farlo ora. Penso che faremo ciò che hanno fatto i Suffocation con le canzoni di Breeding The Spawn: ri-registrare tracce scelte per altre pubblicazioni, come bouns tracks o b-sides

– When Ice Crowns The Earth: forse il nostro miglior album ad oggi, ma è stato registrato nella situazione più assurda; la line-up che ha registrato l’album è diversa da quella che l’ha scritto! I demo e il cd contengono lo stesso materiale, ma è una band completamente diversa che lo suona. In ogni caso, When Ice Crowns The Earth ha il miglior songwriting. Dan Swanö ha fatto un ottimo lavoro alla masterizzazione. Se non avete mai ascoltato Theudho fino ad ora e dovete scegliere un album, rubate questo online J

Nell’EP War Into The World c’è un’immagine con un “divieto” di troll e la scritta “no flutes, no humpa, no trolls, no party. 100 Germanic wrath”. Una chiara dichiarazione d’intenti…

Quel piccolo logo è sostanzialmente una reazione alla comune e leggermente irritante concezione di alcuni fan e recensori che ogni band con dei testi “pagani” abbia avuto per forza influenze dal folk o “humppa”. Sono cresciuto con l’heavy and il thrash metal degli ’80 e il death e black metal dei ’90, quelle influenze sono il fulcro del nostro stile. La musica e le danze tradizionali finniche non sono parte delle nostre influenze. Non c’è nessunissima ragione di collegarci a un certo sub-genere o supporre che suoniamo come certe band a causa di alcune similarità testuali superficiali. Ho disegnato questo logo anni fa come uno “scherzo da infiltrato”. Ovviamente, è stato ispirato dal logo di DSP “No fun, no mosh, no core, no trends”. È stato usato per la prima volta da una band di nome Waelcyrge. Successivamente anche i ragazzi di Heimat l’hanno usato. È stato su tutte le nostre uscite da allora, giusto per evitare confusione e porre le giuste aspettative

Siete attivi dal 2002, come vedete la scena da allora? Cosa è cambiato? Internet e le possibilità di realizzare facilmente dischi in casa è una buona cosa oppure si da spazio a chi non è ancora pronto per realizzare cd?

Ad essere onesto sono abbastanza fuori da ogni scena. L’intera industria musicale sta crollando, è sotto gli occhi di tutti. Penso che alla fine ci stiamo dirigendo verso una situazione in cui ogni band dovrà registrare i propri album con mezzi molto limitati e renderli disponibili solo in formato digitale, tagliando i costi di stampa, imballaggio e artwork. So per certo che molti artisti di grafica e studi di registrazione non se la stanno passando molto bene a causa di ciò. Alla fine hanno dovuto rinunciare alla loro vera passione per guadagnarsi da vivere in un lavoro senza sbocchi. Siccome sembra che oggigiorno l’attenzione della gente duri solo due secondi e semplicemente non si ha il tempo di gustare ogni pezzo musicale pubblicato, sono sicuro che molte ottime band non saranno notate e affonderanno ingloriosamente in un mare di eccessive uscite. È in ciò che si sentirà la mancanza di buone etichette; esse lavoravano, diciamo, come filtro. Una band fondamentalmente registrava dei demo finché veniva ritenuta abbastanza valida da una terza parte che era disposta a investire dei soldi. Né andare in tour per una band underground sembra un’idea economicamente fattibile. Non penso che l’intera teoria di registrare un album come “biglietto da visita” e guadagnare soldi solo con i live sia credibile. Inoltre, le band famose e i promotori richiedono soldi dai gruppi spalla piuttosto che avere la decenza di pagarli.

Sicuramente starete lavorando al prossimo full-length: è possibile avere qualche anticipazione?

È troppo presto per dare una descrizione completa dato che ancora non abbiamo finito tutte le canzoni. Non sono neanche sicuro quale accordatura di chitarra useremo, siccome parte del nuovo materiale è molto orientato verso sonorità death/black metal e in pratica richiedono una accordatura bassa. Ciò che posso dire è che ci sono ritmi e atmosfere diverse. Dato che stiamo ancora imparando cose nuove ogni giorno, le composizione stanno rivelandosi un po’ superiori rispetto all’album precedente. Pensiamo di provare anche materiale nuovo nella sezione vocale. Ci sono delle tracce di clean vocal anche negli album precedenti, ma stavolta potremmo mischiarle un po’ di più. C’è molto contrasto nella musica, è quindi sensato riflettere ciò anche nella resa vocale. Varie idee sui testi pure stanno girando, ma nulla è stabilito e finite al 100%. Uno dei miei amici svedesi ha espresso l’interesse di scrivere per noi – e sono completamente aperto a questa idea, siccome abbiamo sempre usato lingue diverse in tutti i nostri testi.

Grazie per le risposte, lo spazio è tutto vostro!

Grazie per il tuo interesse per i Theudho. I tuoi lettori possono dare un ascolto al nostro materiale su www.theudho.com e www.facebook.com/theudho!

Hammerman

Hammerman

ENGLISH VERSION:

Let’s start with your new single Wargus Sit! Two punk covers instead of picking up from the classic Viking repertoire, why this choice? Who chose the songs?

It felt a bit stale and all too predictable to – again – record a few classic Bathory, Slayer or Scandinavian black metal songs, so this route seemed like a good and fresh idea. The idea to record some punk covers arose when I was listening to a bunch of old punk albums. Since a lot of punk music is stylistically quite similar to certain subgenres in the metal realm, we didn’t need to change a lot to make these songs our own. I mean, even bands like Slayer, Megadeth, Anthrax, Sepultura and Metallica were heavily influenced by lots of punk music and recorded punk covers, so there’s no reason why we couldn’t.

In the album info you wrote you decided to record this cd to “celebrate” your new drummer Hammerman: how did you get in contact with him?

The metal scene in the Dutch speaking part of Belgium is awfully tiny, so everybody more or less knows everybody or at least is aware of who is who. We’ve been on the same bill with some of his other bands before and have mutual friends. His drumming skills always were an eye-catcher, so we decided to ask him to drum for us. Thankfully, he accepted.

In the punk style artwork there’s written “fuck Cradle Of Filth”. Don’t you like them? had you got any trouble with them in shows? What’s behind this statement?

Don’t take anything that’s written in the inner sleeve of Wargus Sit! too serious. There’s a lot of “public bathroom graffiti” nonsense scribbled in there – that particular line being an example. Also, don’t call our bass player for “a good time”.

You took part to many tribute albums: among these, which cover of the ones you played, has given to you more satisfaction? And which one you’d like to perform in the future?

The most satisfying ones were the Falkenbach, Bathory and Summoning covers, I believe. We’re not actually actively looking to participate in cover or tribute albums. Once in a while, we are invited to record a cover song. If we like the band and if we feel we can come up with something worthwhile, we agree.

How and how much did Theudho change from the debut album Treachery to today?

I think Theudho has evolved quite a bit throughout the years. It’s over a decade since I started Theudho as a one-man band. Since then we had several guitarists, bassists and drummers in and out of the band. They all brought something new and different to the table; interaction with other musicians ultimately makes you a better musician. When you listen to all albums chronologically one after another, it’s safe to say that the compositions are becoming more varied, more melodic and simply better.

Your four albums in few words:

– Treachery: the most spontaneous Theudho album. A lot of the songs were written and recorded in only two days. The tracks just flow naturally, nothing is forced.

– The Völsunga Saga: the first album to have substantial input from the lead guitarist we had at the time. Since he was also a great piano/keyboard player, this one became much more keyboard-oriented than the first one. This one clearly is a bridge between the “older” and “newer” style.

– Cult Of Wuotan: I really like the music on this record but if you’d ask all four guys who played on this album what they think about it, the answer would be the same: extremely dissatisfied with the mix and the drum sound in particular. The fact that our label paid a substantial amount to get it mixed, makes it even more disappointing. This is the only Theudho album which I would seriously consider re-recording or remixing. However, quite a few people have told me that they like the album the way it is. Since the line-up with which we recorded that album evaporated, it would be pointless anyhow. I guess we’re doing now what Suffocation did with tracks of Breeding The Spawn: re-record selected tracks for other releases, be it bonus tracks or b-sides.

– When Ice Crowns The Earth: probably our best album to date, but it was recorded in the weirdest situation; the line-up which recorded the album is a different one than the one that wrote the actual album. The demos and the actual record feature the exact same material, but still it’s a totally different band performing. Anyhow, When Ice Crowns The Earth has got our best songwriting to date. Dan Swanö did a really good job on the master. If you have never heard Theudho before and you must pick one album, steal this one online. J

In the War Into The World EP there’s a picture with a troll “no admittance” and the writing “no flutes, no humpa, no trolls, no party. 100% Germanic wrath”. A clear declaration of intents…

That little logo basically is a reaction to the common and slightly annoying misconception of some fans and reviewers that every band with “heathen” lyrics should have lots of folk or even “humppa” influences. I grew up with 80’s heavy and thrash metal and 90’s death and black metal, so those influences are the core of our style. Finnish traditional social dance music is not a part of those influences. There is absolutely no reason whatsoever to try to link us to a certain sub-genre or to expect us sound like certain bands because of some superficial lyrical similarities. I designed this logo years ago as an “insider joke”. Obviously, it was inspired by the DSP “No fun, no mosh, no core, no trends” logo. It was first used by a band called Waelcyrge. Later on, the guys in Heimat used it as well. It has been on all of our releases ever since, just to avoid all confusion to set the right expectations.

You are active from 2002, how do you perceive the scene from then? What has changed? Internet and the possibility to record easily albums at home is something good or this gives the chance to record an album to bands still not ready for it?

I am very much out of touch with any scene, to be fully honest. The whole music industry is crumbling, that much we all know. I guess we’re ultimately heading for a situation where every band will have to record their albums with very limited funds and make them available in a digital format only, cutting the costs of pressing, packaging, artwork… I know for a fact that a lot of graphic artists and recording studios are having a hard time because of this. Ultimately, they are forced to dump their true passion in order to make a living in some dead end job. Since people nowadays seem to have a two second attention span and simply don’t have the time to sample every piece of music out there, I’m sure lots of worthwhile bands won’t get noticed and will ingloriously drown in a sea of oversupply. This is where good labels actually will be missed; they worked as a filter, so to speak. A band would basically record demos until they were considered good enough by a third party that was willing to invest money in them. Going on tour as an underground band doesn’t sound like an economically viable idea either. I don’t think that the whole theory of recording an album as a “business card” and actually earning money by playing live is very credible. Besides, major bands and promoters demand money from support acts rather than having the decency of paying them.

You’re surely working on your next full length: can you give us any anticipations?

It’s way too early to give a comprehensive description since we haven’t finished all songs yet. I’m not even sure which guitar tuning(s) we will be using, as some of the new stuff is very death/black metal oriented and practically begging for lower tunings. What I can tell is that there are a lot of different tempos and moods going on. As we are still learning new things every day, the compositions are becoming a bit more advanced compared to the previous album. We expect to try a lot of new stuff in the vocal department as well. There are short hints of clean vocals on previous albums too, but this time we might mix it up a bit more. There is a lot of contrast in the music, so it makes sense to reflect this in the vocal delivery as well. Some ideas for lyrics are floating around too, but nothing is 100% set and finished. One of my Swedish comrades expressed interest in writing for us – I’m definitely open to that idea, as we have always used different languages throughout the lyrics.

Thanks for your time, please feel free to add anything you want!

Thanks for your interest in Theudho. Your readers are welcome to check out our stuff at www.theudho.com and www.facebook.com/theudho! Hammerman

Heathen Foray – Inner Force

Heathen Foray – Inner Force

2013 – full-length – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Robert Schroll: voce – Bernd Zahn: chitarra – Alexander Wildinger: chitarra – Max Wildinger: basso – Markus Kürgerl: batteria

Tracklist: 1. Inner Force – 2. Illusion – 3. Weischeitskrieg – 4. Wahrheit – 5. Glit Zu Flamme 6. Mei Laund – 7. Ragnaröck – 8. The Wizard’s Life – 9. No Mercy

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A tre anni esatti dal precedente The Passage tornano con un nuovo lavoro gli austriaci Heathen Foray, al terzo full lenght in carriera. La prima cosa che salta all’occhio è l’assenza di un’etichetta discografica: la band, dopo lo split con la tedesca Black Bards ha deciso di proseguire autonomamente per avere completo controllo della propria musica, ma perdendo in fatto di promozione e distribuzione. Il disco, infatti, è reperibile unicamente tramite i vari siti del gruppo e attraverso bandcamp.

Non ci è dato sapere se la qualità di Inner Force sia dovuta all’autoproduzione o se sarebbe stata la stessa in caso di contratto discografico, fatto sta che questo è il miglior lavoro del combo di Graz sia per quel che riguarda il lato prettamente musicale che per quanto concerne la produzione: potente e gagliarda, tutto bilanciato a dovere con il suono sputato fuori dalle casse che avvolge e convince al 100%. Dato caratteristico che si ripete di album in album, alcune canzone (le prime due e le ultime due) sono cantate in inglese, altre – il blocco centrale – in tedesco.

Gli Heathen Foray con gli anni sono evoluti e hanno limato le imperfezioni del passato, sono migliorati e sicuramente maturati, ma soprattutto hanno capito come centrare sempre il bersaglio. Inner Force, brano apripista del cd, è un signor pezzo che racchiude tutto quello che una metal song dovrebbe avere: riff grintosi e dinamici, un assolo di chitarra degno di essere chiamato tale, ottime melodie e soprattutto un ritornello vincente dove, nonostante la voce pulita, non si rischia il poco apprezzabile effetto metalcore. I sei minuti di durata passano con grande piacere per poi approdare al secondo brano in scaletta, Illusion. La canzone è un up tempo dove il singer Robert Schroll, con il suo caratteristico vocione growl, è il padrone della scena insieme alle melodie create dalla coppia di chitarre Zahn/Wildinger. Weischeitskrieg è la prima canzone del disco in lingua tedesca, veloce e graffiante ma con intelligenti rallentamenti che fanno apprezzare ancora di più le successive accelerazioni del batterista Markus Kürgerl. L’ascolto prosegue con la ritmata Wahrheit, composizione piacevole ma non al livello delle precedenti sorelle, dotata comunque di un ottimo assolo di chitarra, e Glit Zu Flamme, dal sapore teutonico e dai riff di qualità. Più oscura è Mei Laund, dagli accordi stoppati e dalle sonorità malinconiche, un buon brano utile a cambiare temporaneamente registro permettendo agli Heathen Foray di mostrare un lato della loro musica sicuramente meno conosciuto. Ragnaröck è un altro grande pezzo di Inner Force, diretto e melodico al tempo stesso, con il binomio ritornello/melodie che fa realmente la differenza al punto che non si può non rimanere affascinati da questa canzone. Torna la voce pulita per la penultima traccia in scaletta, The Wizard’s Life, il tempo dell’introduzione che la chitarra torna distorta e la voce si trasforma in un potente growl.

Knights on the hunt for the head of the wizard
Caught in the woods after days of journey
Seduced by spells of pagan Magic
Hit by a sword in the middle of his abstruse heart

Alcuni passaggi, a fine testo, ricordano vagamente i tipici intrecci dei Dissection, ma durano giusto pochi secondi. No Mercy è l’ultima canzone della tracklist e chiude degnamente il terzo disco della band austriaca a suon di riff thrasheggianti, tupa-tupa di Kürgerl e le classiche belle melodie dei due axemen.

Il cd, uscito a metà settembre, necessita di più ascolti per poter essere apprezzato nonostante l’apparente semplicità della proposta: l’heathen metal (inserito nelle categoria “folk” per praticità) degli Heathen Foray è diventato, con questo Inner Force, dinamico e vincente. Tutto funziona a dovere, partendo dall’ottimo songwriting, passando per le prestazioni dei musicisti, per concludere con la produzione. Un’autoproduzione di questo livello non capita tutti i giorni, e sicuramente va considerato con uno dei migliori dischi in ambito folk/viking di questo 2013.