Intervista: Sorcieres

La Francia ha una ricca scena folk/pagan metal, ma per qualche ragione non ha mai prodotto gruppi in grado di imporsi a livello internazionale. I giovani Sorcières hanno qualità e grinta da vendere e potrebbero essere la prossima sorpresa proveniente dall’underground: d’altra parte un lavoro avvincente come il debutto Empoisonné non si realizza tutti i giorni e a sentire le parole del leader Thibaut Marlard c’è da scommettere che ce la metteranno tutta per emergere.

– SCROLL DOWN FOR ENGLISH VERSION! – 

Un grande ringraziamento a Chiara Coppola per la traduzione dell’intervista e per aver aggiunto alcune domande particolarmente interessanti.

Benvenuti su Mister Folk! Presentate il gruppo ai lettori del sito.

Ciao e grazie! Siamo una band black/folk metal dal nord della Francia. Ho iniziato questo progetto musicale da solo nel 2016 e ho conosciuto i miei compagni di band un anno dopo. Conoscevo il cantante Pierre-Alain da molti anni, ma fino ad allora era troppo timido per provare a cantare in una band, anche se era davvero bravo.  Abbiamo registrato un EP nel 2016 con gli ex membri Roman (chitarra) e Alex (batteria), e abbiamo suonato in Francia e Belgio, poi nel 2020 la lineup è cambiata un po’ con Tritt (dai Cave Growl, un’altra band folk metal francese) alla batteria e me alle chitarre; gli altri membri sono Marie (violino) e David (basso). Abbiamo registrato il primo album Empoisonné durante la crisi del Covid-19 e ora siamo pronti a salire di nuovo sul palco!

Il vostro nome significa streghe: da dove nasce questa scelta e c’è un legame tra il nome e i testi delle canzoni?

Questa è una forte figura mitica a cui ci sentiamo legati, perché è senza tempo e la puoi trovare in ogni cultura, ha un profondo legame con la natura, la società, l’oscurità interiore, la psicologia e il folklore. Quindi sì, ci sono molti riferimenti alla stregoneria nei testi. Ma non siamo legati a questo nome, ci sentiamo liberi di fare canzoni e testi su molti altri argomenti.

Dovendo dare delle coordinate musicale ai lettori che non vi conoscono, come descrivereste la vostra musica e con quali gruppi sentite di avere qualcosa in comune?

Suoniamo blackened folk metal con un po’ di heavy metal e a volte parti di death metal, siamo aperti a molte influenze, ma dobbiamo restare folk ed extreme metal. Ci piacciono ovviamente Finntroll, Moonsorrow, Thyrfing, ma anche Otyg, Asmegin, Agalloch, Melechesh, Primordial, Negura Bunget… e molte altre, ma queste sono solo le influenze maggiori.

Avete da poco pubblicato il primo full-length dal titolo Empoisonné (tr.: avvelenato), un lavoro per me ben fatto e piacevole da ascoltare. Potete raccontare qualsiasi cosa sul vostro nuovo disco!

È stato un lavoro enorme, dato che abbiamo fatto tutto da soli (registrazione, missaggio, illustrazioni…) e abbiamo avuto qualche difficoltà con le restrizioni del Covid-19: molte discussioni sull’album erano solo via discord o telefono, le chitarre e la batteria erano registrate separatamente a casa. Ho registrato sia la chitarra ritmica, solista che quella folk, ecco perché ora stiamo cercando un secondo chitarrista per suonare l’album.

Trovo la copertina dell’album molto bella, volete dirci qualcosa a riguardo? Cosa rappresenta la donna all’interno della luna?

Grazie, questo è un villaggio che brucia su una collina, facendolo sembrare come un vulcano, circondato da foreste dove puoi vedere sagome di streghe. Alcuni elementi sono presi dalla cover dell’EP, ma li trovi solo se guardi attentamente. La ragazza nella luna rappresenta il destino di una donna condannata per stregoneria. Questa è la storia principale dell’album.

Su Empoisonné è presente una sola canzone che fa parte del precedente EP Sombres Danses: vuol dire che in due anni avete creato tanta nuova musica e che la ritenete migliore di quanto realizzato in passato? Troveranno spazio le vecchie canzoni in un prossimo lavoro, magari ri-arrangiate o in chiave acustica?

Ci sono canzoni che suoniamo da molto tempo (A Feu Et à Sang, Défloraison), e nuove (Cavalière Des Ronces, Dans Ces Eaux). Non so se sono migliori, ci piacciono la maggior parte e vogliamo ancora suonare i brani più vecchi dell’EP. Ad esempio, suoniamo Ophidia ogni volta in concerto. Ma ora abbiamo troppe canzoni per un normale spettacolo di 45 minuti, dovremo scegliere.

Ho davvero apprezzato la musica e il testo delle canzoni di Empoisonné, soprattutto Les Yeux Verts. Ci volete parlare del suo testo?

Grazie, questa canzone è la descrizione delle streghe che circondano il villaggio, vengono da luoghi diversi e radunano i loro spiriti di notte, questo secondo le leggende dei contadini locali, ma nessuno le ha viste davvero con precisione. Gli occhi verdi (Les Yeux Verts) dovevano essere un segno di magia e quindi del diavolo.

Farete un concept album interamente dedicato alle streghe del medioevo o sull’ultima strega europea Anna Goldi? O qualcosa su Salem…

Penso che non faremo un album su un preciso evento storica, non perché non sia interessante, ma perché tutti possono leggere su esso su Wikipedia, preferiamo inventare una storia da noi.

Ci sono leggende e storie francesi di streghe? Ci potete consigliare libri o canzoni che trattano questi argomenti?

C’è una regione nella Francia centrale chiamata Berry che è piena di superstizioni e storie di stregoneria, anche ancora ai nostri giorni. Nella nostra regione ho solo sentito della leggenda di Marie Grauète. Puoi trovare canzoni su questo in picard antico (lingua regionale), ma è solo una storia usata per tenere i bambini lontani dalle paludi. La cosa interessante è quando non puoi distinguere tra la leggenda e la realtà, c’erano molti fatti di stregoneria in Francia, persino a corte.

Molti gruppi folk metal hanno inciso dischi o EP completamente acustici: vi piace la dimensione più intima e credere che farete qualcosa del genere in futuro?

Sì, ci piacerebbe fare un EP acustico (magari non un album intero) in futuro. Questo si adatterebbe perfettamente alle melodie delle nostre canzoni, facciamo già prove acustiche a volte quando siamo fuori.

Se ci sarà la possibilità di realizzare un album acustico prenderete in considerazione l’idea di aggiungere flauti e voci pulite o proseguirete col contrasto tra strumenti acustici e voce growl?

Sicuramente, ci piacerebbe aggiungere molti strumenti. Amo il suono del clarinetto con la sua vibe balcanica/orientale, e il flauto traverso penso vada bene con le nostre canzoni, ma forse anche una fisarmonica. Mi piacerebbe molto provare il mix di growl del metal con gli strumenti acustici come fecero gli Ensiferum alcuni anni fa. Questo è ciò che ci piace nel sottogenere del folk metal: è difficile farlo suonare giusto, ma puoi provare diverse combinazioni musicali.

Siete di Lille: com’è la scena musicale dalle vostre parti? Vi sentite parte di quella folk/viking francese e in generale di quella europea? Ci sono gruppi con i quali collaborate e vi aiutate a vicenda?

C’è una scena metal veramente attiva nella nostra regione! Non molte band folk metal, ma abbiamo molti amici in band heavy, symphonic, black o death. Johanne dei Dust and Darkness suona il flauto nel nostro album (L’auberge Des Corps Perdus). Volevo invitare altri ospiti sull’album, ma non avevamo abbastanza tempo, sarà per la prossima volta! Speriamo di vedere i concerti locali tornare al più presto possibile a Lille. Conosciamo molte band folk metal francesi perché ci abbiamo già suonato (il batterista ed io eravamo in altre band folk metal prima dei Sorcières). Puoi ascoltare i Toter Fisch, Boisson Divine, Adaryn, Veliocasses, Arseis, Drenai, Mormieben, Piktan Matkan. È una piccola scena se la compari alla scena black metal francesi o di altri generi, ma ogni band ha idee interessanti e un’identità forte.

Come avete vissuto il periodo Covid-19? Ne avete “approfittato” per comporre nuova musica o avete, se così si può dire, “ricaricato le pile”?

Abbiamo avuto molti concerti cancellati nel 2020 il che è stato veramente frustrante, quello è stato un periodo molto triste per noi e per i musicisti in generale, quindi abbiamo usato questo tempo per finire alcune canzoni, aggiornare le altre e finalmente registrare l’album!

Progetti per questa ultima parte dell’anno e per il 2022?

Al momento stiamo cercando un secondo chitarrista, e vogliamo suonare live di nuovo. Molte canzoni dall’album non sono ancora mai state suonate sul palco, quindi non vediamo l’ora! Dovremmo avere uno o due concerti in autunno e ne abbiamo già uno carino per il 2022. Solo in Francia per ora. Forse inizieremo a scrivere musica per un altro album in inverno ma dobbiamo prima provare la scaletta attuale.

Siamo ai saluti finali, volete aggiungere qualcosa?

Grazie per le tue domande e la recensione dell’album, continuate così con la webzine di Mister Folk, ci piacerebbe suonare in Italia!

ENGLISH VERSION:

Welcome on Mister Folk! Introduce the group to the readers of the site.

Hello and thank you! We are a Black Folk Metal band from northern France. I started this musical project alone in 2016 and met my bandmates one year later. I knew the singer: Pierre-Alain for many years, but until then he was too shy to try his voice in a band, although he was really good. We recorded an EP in 2019 “Sombres Danses” with former members Roman (guitar) and Alex (drums), and played in France and Belgium, then in 2020 the lineup changed a bit with Tritt (from Cave Growl, an other french folk metal band) playing the drums, and me on guitars, the other members being Marie (violin) and David (bass). We recorded the first full-length album Empoisonné during the Covid-19 crisis and now we are ready to hit the stage again!

Your name means “witches”: where does this choice come from and is there a link between the name and the lyrics of the songs?

This is a strong mythical figure that we feel connected to, because it’s timeless and you can find it in every culture, it has a deep link with nature, society, inner darkness, psychology and folklore. So yes there are many references to witchcraft in the lyrics. But we are not bound by this name, we feel free to make songs and lyrics about a lot of other subjects.

If you have to give musical coordinates to the readers who don’t know you, how would you describe your music and with which bands do you feel you have something in common?

We play blackened folk metal with some heavy metal and sometimes death metal parts, we are open to many influences, but it must stay folk, and extreme metal. We like of course Finntroll, Moonsorrow, Thyrfing, but also Otyg, Asmegin, Agalloch, Melechesh, Primordial, Negura Bunget… and many more, but these are the main influences.

You recently have published the first full-length entitled Empoisonné (tr.: poisoned), a well done work and pleasant to listen to. You can tell anything about your new record!

It was a lot of work since we did everything ourselves,(recording, mixing, illustrations..) and we had some difficulties with the covid restrictions: a lot of discussions about the album were only via Discord or telephone, the guitars and drums were recorded separately at home. I recorded both rythm, lead and folk guitar, that’s why we are now looking for a second guitarist to play the album.

I think that the album’s cover is very beautiful, would you like to tell us something about it? What does the lady in the moon mean?

Thank you, this is a village burning on a hill, making it look like a volcano, surrounded by forests where you can see witches’ shapes. Some elements are taken from the EP cover, but you will find them only if you look closely. The lady in the moon represents the destiny of a woman executed for witchcraft. That is the main story of the album.

On Empoisonné there is only one song that is part of the previous EP Sombres Danses: does it mean that in two years you have created a lot of new music and that you think it is better than what you have done in the past? Will the old songs find their place in a future work, perhaps re-arranged or in an acoustic key?

There are songs we play for a long time (A Feu Et à Sang, Défloraison), and new ones (Cavalière Des Ronces, Dans Ces Eaux) I don’t know if they are better, we like most of them and we still want to play older songs from the EP. For example we play Ophidia every time in concert. But now we have too many songs for a regular 45 min show, we will have to choose.

I really appreciate the music and the lyrics of all the songs in Empoisonné, in particular Les Yeux Verts. Would you tell us what all the lyrics are about?

Thank you, this song is the description of the witches surrounding the village, they come from different places and gather their spirits at night… according to the legends of the local peasants, but no one has really seen them precisely. Green eyes (Les Yeux Verts) were supposed to be a sign of magic and therefore the devil.

Will there be a concept album entirely dedicated to medieval witches or to the last European witch, Anna Goldi? And what about Salem’s witches?

I think we won’t make an album about a precise historical event, not because it’s not interesting but because everyone can already read about it on Wikipedia, we prefer to invent a concept or story ourselves.

Are there any French interesting legends or stories about witches? Would you recommend us some books or songs about that?

There is a region in the middle of France called Berry which is full of superstitions and witchcraft stories, even still in our days. In our region I only heard about the legend of the Marie Grauète. You can find songs about it in old picard (regional language) but it’s just a story used to keep the children away from the swamps. The interesting thing is when you can not tell the difference between the legends and reality, there were a lot of witchcraft affairs in France, even at the royal court.

Many folk metal bands have recorded fully acoustic records or EPs: do you like the more intimate dimension and believe that you will do something like this in the future?

Yes, we would love to do an acoustic EP (maybe not a full album) in the future. That would fit the melodies of our songs perfectly, we already make acoustic rehearsals sometimes when we are outside.

If there will be the possibility of an acoustic album, will you consider the idea to add some flutes and the clean voice or you’ll keep the contrast between acoustic music and growl?

Definitely, we would like to add many instruments. I love the sound of the clarinet with its balkanic/oriental vibe, and classical flute and I think it fits well with our songs, but maybe accordion too. I would love to try the mix of metal growls and acoustic instruments like Ensiferum did a few years ago. That’s what we like in the folk metal subgenre: it’s hard to make it sound right but you can try a lot of musical combinations.

You are from Lille: how it’s the music scene in your area? Do you feel part of the French folk / viking scene and in general of the European one? Are there any groups you collaborate with and help each other with?

There is a very active metal scene in our region! Not so much folk metal but we have a lot of friends in heavy, symphonic, black or death metal bands. Johanne from the band Dusk and Darkness is playing the flute on our album (L’auberge Des Corps Perdus). I wanted to invite more guests to the album but we didn’t have enough time, it will be for the next one! We hope to see the local concerts coming back as soon as possible in Lille. We know a lot of French Folk Metal bands since we already played with them (the drummer and I were in folk bands before Sorcières) You can check out Toter Fisch, Boisson Divine, Adaryn, Veliocasses, Arseis, Drenai, Mormieben, Pitkan Matkan… It is a small scene if you compare it to French black metal or other genres, but every band has interesting ideas and a strong identity.

How did you lived the Covid-19 period? Did you “take advantage” of it to compose new music or did you “recharge your batteries”, so to speak?

We had many concerts cancelled in 2020, which was very frustrating, that was a very grim period for us and musicians in general, so we used this time to finish some songs, upgrade the others and  finally record the album!

Do you have any plans for this last part of the year and for 2022?

We are currently looking for a second guitarist, and we want to play live again. Many songs from the album haven’t been played on stage yet so we can’t wait! We should have one or two concerts in autumn and already have a nice one for 2022. Only in France for now. Maybe we’ll start to write music for another album this winter but we must first practice the current set list.

We are at the final greetings; would you like to add something?

Thank you for your questions and the album review, keep up the great work with Mister Folk webzine,  we would love to play in Italy!

Sur Austru – Obarsie

Sur Austru – Obarsie

2021 – full-length – Avantgarde Music

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Tibor Kati: voce, chitarra, tastiera – Mihai Florea: chitarra – Ovidiu Corodan: basso – Sergiu Nădăban: batteria – Ionut Cadariu: flauto, tastiera – Petrică Ionuţescu: strumenti tradizionali

Tracklist: 1. Cel Din Urmă – 2. Taina – 3. Codru Moma – 4. Cant Adânc – 5. Caloianul – 6. Ucenicii Din Hârtop I – 7. Ucenicii Din Hârtop II

A due anni dal bel debutto Meteahna Timpurilor, tornano con un nuovo lavoro dal titolo Obârşie i Sur Austru, band che ricorderete essere nata dopo i tragici eventi che hanno riguardato i Negură Bunget nel 2017. La formazione romena conferma quanto di buono fatto nel primo cd, proseguendo il cammino in ambito folk black metal senza la volontà e il bisogno di apportare chissà quale cambiamento alla propria proposta: d’altra parte, perché cambiare se quello che si fa continua a piacere e il risultato è invidiabile? Obârşie con i suoi cinquantasei minuti di durata risulta essere un signor disco, di facile ascolto per chi già conosce la creatura di Tibor Kati (e anche quella prima di Negru), altamente elettrizzante per chi si avvicina con questo full-length alla musica tradizionale romena unita al black metal.

L’opener Cel Din Urmă con i suoi tredici minuti può essere vista come l’emblema musicale del disco: elegante nel suo avanzare tra richiami al folk romeno e la sezione prettamente metal, atmosferico quando se ne presenta l’occasione ma che non si risparmia quando c’è da aumentare l’aggressività. Una canzone che da sola potrebbe essere quasi un EP tanto è lunga e bella da ascoltare. La successiva Taina si muove sulle stesse orme di Cel Din Urmă, anche essa con un minutaggio che sconfina i dieci giri di lancetta: le chitarre, anche quando “veloci”, suonano sempre pulite e taglienti, con la sezione ritmica impegnata a dare dinamicità e groove al brano. Codru Moma, “appena” quattro minuti, è un bell’intermezzo strumentale molto atmosferico nel classico stile Sur Austru che conduce a Cant Adânc, canzone dalla linea vocale “orecchiabile” e con un tocco sinfonico (tra tastiere e cori) veramente bello; a metà composizione tutto cambia, il growl e la sei corde, per la prima volta veramente minacciosa, mutano l’umore fino a farlo diventare nero alla fine del pezzo. Percussioni e melodie folkloristiche danno inizio a Caloianul con uno stile che i fan dei Negură Bunget sicuramente non potranno fare a meno di amare ed è la parte più interessante della canzone, mentre a stupire è il basso di Ovidiu Corodan posto in apertura di Ucenicii Din Hârtop I, canzone che successivamente si snoda tra sonorità folk black, frammenti acustici, ritmi coinvolgenti e un finale onirico davvero affascinante. Obârşie termina con la seconda parte di Ucenicii Din Hârtop, brano standard per Kati e soci, dal forte accento melodico anche nei momenti black oriented.

Al termine di Obârşie le sensazioni sono solamente positive: la musica è di qualità, le emozioni trasmesse forti e diverse tra di loro. Questo è, come Meteahna Timpurilor, un disco che porta la mente a volare verso la Romania, alla scoperta dei luoghi e delle vicende che rendono tanto affascinante una terra a noi lontana e un gruppo in grado di mettere in musica il folklore (i testi trattano dei Solomonari, entità magiche in grado di controllare le condizioni metereologiche) con tanta maestria come i Sur Austru, una necessaria colonna sonora. A tutto ciò bisogna necessariamente aggiungere la bellezza del digipak: dalla carta, ai colori, all’inusuale (ma azzeccatissima!) scelta di “tagliare” il centro della copertina per creare quello che sembra essere un ingresso mistico alla musica dei Sur Austru. Udito e vista vanno a braccetto: Obârşie è già da considerare come uno dei migliori lavori dell’anno.

Finntroll – Nifelvind

Finntroll – Nifelvind

2010 – full-length – Century Media Records

VOTO: 8 – recensore: Mr.Folk

Formazione: Vreth: voce – Routa: chitarra – Skrymer: chitarra – Tundra: basso – Beast Dominator: batteria – Trollhorn: tastiera, voce – Virta: tastiera

Tracklist: 1. Blodmarsch (intro) – 2. Solsagan – 3. Den Frusna Munnen – 4. Ett Norrskensdåd – 5. I Trädens Sång – 6. Tiden Utan Tid – 7. Galgasång – 8. Mot Skuggornas Värld – 9. Under Bergets Rot – 10. Fornfamnad – 11. Dråp

Al tempo dell’annuncio della pubblicazione di Nifelvind i fan dei Finntroll si divisero in due: da una parte chi sperava in un proseguimento sonoro di quanto fatto con il precedente Ur Jordens Djup, ovvero un sound oscuro e vicino a un certo tipo di black metal, e chi invece sognava un ritorno a sonorità danzerecce e ironiche di Nattfodd. La copertina, con quella cornice che ricorda il disco del 2004, e il disegno centrale, più un mostro che un troll, non faceva altro che mettere punti interrogativi sulle sonorità di Nifelvind. L’ascolto delle dodici tracce rivela il semplice arcano: il disco è esattamente a metà tra la ferocia tetra di quanto pubblicato tre anni prima e il cazzeggio trollesco che li ha resi immortali con il singolo Trollhammaren.

Dopo il classico intro a base di rumori oscuri della natura parte la bellissima Solsagan, perfetta nel mettere subito le cose in chiaro e dare un’indicazione stilistica per il proseguo dell’album, ricca di influenze black metal e con il vigoroso drumming ad opera di Beast Dominator, parti furioseche si alternano a cori e ritmi decisamente divertenti in grado di far saltare saltare anche i metallari più seriosi in sede live. La seguente Den Frusna Munnen è meno aggressiva e forse meno ispirata dell’opener, pur avendo una strofa che rimane impressa fin dal primo ascolto. Molto meglio la terza canzone in scaletta Ett Norrskensdåd con i suoi simpatici strumenti a fiato che donano al brano un non so che di gitano, ricordando la spensieratezza tipica dei Trollfest. I Trdens Sång ci riporta al sound quasi primitivo del debutto Midnattens Widunder: veloce, cupa e dannatamente efficace, dove l’aspetto trollesco della loro musica viene meglio a galla. Tiden Utan Tid alterna ritmi tribali a sfuriate di doppia cassa e urla furiose del bravo Vreth, in quello che forse è il brano più completo a livello compositivo, nel quale i Finntroll mostrano – se mai ce ne fosse ancora bisogno – che come loro sanno unire folk metal, orchestrazioni e influenze di musica estrema non è capace nessun altro. Quella che segue è una bellissima ballata folk dal titolo Galgasång: l’immagine che viene spontanea è quella dei sei musicisti intorno ad un falò nel bel mezzo di una foresta tra fiumi di alcool e chitarre strimpellanti. Si torna a spingere sul pedale dell’acceleratore con Mot Skuggornas Värld e i suoi ritmi humppa dopo un inizio orchestrale. Ma il meglio deve ancora arrivare e ha come nome titolo Under Bergets Rot: brano perfetto per ballare di notte ululando alla luna tra ritmi animaleschi travolgenti e sonorità gitane, una canzone perfetta per i concerti e che su disco rende bene l’idea della potenza dei Finntroll. Peccato che dopo un brano così ispirato ci sia subito dopo quello più debole del lotto, in quanto Fonfamnad è una composizione priva di mordente. Chiude l’album Dråp, che con i suoi sette minuti risulta essere la canzone più lunga dell’album, canzone che alterna umori differenti portando a conclusione un disco vario e intrigante. C’è spazio anche per una bonus track, la già citata Under Bergets Rot per l’occasione rinominata Under Dvrgens Fot e arrangiata in maniera diversa, perdendo però parte della sua forza, ovvero il ritmo incalzante.

Quello che rimane alla fine dell’ascolto è la sensazione che i finnici abbiamo tirato fuori un album sicuramente valido e ben fatto, forse un pelino troppo lungo e con un paio di canzoni non esaltanti, ma in grado di soddisfare sia chi intende il folk metal come occasione di festa sia chi vive la musica come una cosa più “seria” e vicino ad uno stile di vita. Nifelvind si trova a metà strada tra ritorno all’humppa e le recenti bordate feroci, rendendo alla fine soddisfatti tutti quanti: in fondo basta avere questo cd nel lettore stereo per vivere l’emozione di essere avvolti dalle fredde foreste nordiche abitate da creature oscure ma in fondo buffe come i troll.

Avathar – Bûrgulu Kû-Ghâra

Avathar – Bûrgulu Kû-Ghâra

2019 – full-length – Gollum’s Treasures

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Witch King: voce, chitarra, basso, drum programming – Scatha: tastiera, voce

Tracklist: 1. Pimeyden Aika – 2. Autumn Of Lothlorien – 3. Gloomweaver – 4. The Great Battle – 5. Kadotettu – 6. The Wind – 7. Tower Of The Moon – 8. Houses Of Pain – 9. To The Land Veiled In Mist – 10. Lost In The Waves – 11. Come Down With Us – 12. Nan Elmoth – 13. Sharp Glance

Non visto (Melkor, nda) giunse così finalmente nella buia regione di Avathar, angusto paese che si estendeva a sud della Baia di Eldamar alla falde orientali delle Peróri, e le sue lunghe e tristi spiagge si allungavano verso sud, prime di luce e inesplorate. Lì, sotto le nude pareti dei monti, accanto al freddo mare scuro, le ombre erano le più profonde e fitte che vi fossero al mondo; e in Avathar, in segreto e all’insaputa di tutti, Ungoliant aveva posto la propria dimora.

(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion)

Il Tolkien metal, o Tolkien black metal, è un mondo tanto vasto quanto poco conosciuto. Alcuni gruppi sono riusciti a raggiungere il successo e a firmare con etichette leader del settore, altri sono invece relegati all’underground più oscuro e nascosto, portando avanti la fiamma tolkieniana senza chiedere altro se non la pubblicazione di un nuovo album di tanto in tanto. I finlandesi Avathar fanno parte di questa categoria: non si tratta certo di soldi o di “voler sfondare”, ma di sincera passione per i libri del Professore. Attivi dal 2000, raggiungono con questo Bûrgulu Kû-Ghâra la cifra di tre album pubblicati, a ben tre lustri dalla coppia Shadows e Where Light And Shadow Collide, quindici anni di attesa parzialmente mitigata da una manciata di demo rilasciati in cento copie a volta. Ma anche dall’ultimo demo dal titolo Dark Paths di anni ne sono passato ben nove e il sospetto che il duo di Ojakkala fosse arrivato al capolinea era più che plausibile, mentre a sorpresa – e grazie al supporto della Gollum’s Treasures, etichetta che lavora solo con band a tema tolkieniano e fantasy – vede la luce questo monumentale Bûrgulu Kû-Ghâra, lavoro ambizioso e ricco di canzoni ispirate, a cavallo tra epic metal, black metal e qualche reminiscenza folk.

Bûrgulu Kû-Ghâra è un album composto da tredici canzoni per una durata complessiva che supera i novanta minuti. Proprio la durata è l’unico neo di un disco in grado di emozionare ed eccitare in più punti, capace di far vivere sulla pelle dell’ascoltatore le vicende narrate in Autumn Of Lothlorien o in The Great Battle:

Beneath the blackened sky
Where the shadows lie
Morgoths reign of darkness and pain
Will end in the fire forged by the One

Non passa inosservata l’oscura Gloomweaver che contrasta non poco con la successiva The Great Battle, brano che esprime musicalmente tutta l’epicità e la drammaticità di una battaglia nella Terra di Mezzo con un tocco alla Manowar nella melodia della strofa. Di tutte le composizioni, Tower Of The Moon (tratta dal demo del 2008 From The Other Side) è quella che convince in meno, ma gli Avathar si riprendono subito con la doppietta Houses Of Pain / To The Land Veiled In Mist, ma è in realtà tutta la seconda parte di Bûrgulu Kû-Ghâra a funzionare bene e non mostra momenti meno intensi di altri. La produzione aiuta la buona riuscita del full-length: i suoni pastosi e robusti portano la musica a un livello di epicità incredibile e le chitarre in particolare godono della giusta brillantezza pur in un contesto tendente al dark. Gli oltre dieci minuti di Sharp Glance chiudono degnamente il ritorno degli Avathar, un brano che mescola tutti gli ingredienti del duo finlandese ed ennesima dimostrazione di bravura per Witch King e Scatha.

Da una parte è comprensibile il desiderio di inserire più canzoni possibili in un disco che vede la luce dopo che l’ombra sembrava essersi impossessata della carriera degli Avathar, ma ascoltare l’intero disco tutto d’un fiato è cosa tutt’altro che semplice anche se, quando ci si riesce, è una gran soddisfazione. Delle tredici tracce, sette sono inedite, mentre le restanti sono prese (e ri-registrate) dai demo prima menzionati: un lavoro di recupero giusto perché queste canzoni sono tra le più ispirate del cd e sarebbe stato un peccato lasciarle da parte. Da fan della musica e potenzialmente interessato alla proposta degli Avathar, avrei preferito il formato doppio cd con nel primo disco gli inediti e nel secondo le ri-registrazioni dei vecchi brani; tra l’altro i due cd avrebbero avuto entrambi una durata di circa quarantacinque minuti ciascuno. Questo però non cambia di certo il giudizio più che positivo su Bûrgulu Kû-Ghâra, un album che non può mancare nella collezione degli appassionati del Tolkien metal, interessante dal punto di vista lirico e ricco di canzoni in grado di far tremare anche gli Uruk-Hai di Saruman.

Perpetual Dawn – Pale Blue Skies…

Perpetual Dawn – Pale Blue Skies…

EP – 2013 – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Daniel Kuzmanovski (voce, chitarra, basso, tastiera)

Tracklist: 1. Pale Blue Skies Burn First – 2. Moment Of Apprehension – 3. Submerged – 4. Insomnia – 5. Disclosure (And Loss) – 6. Perpetual Dawn

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La storia del progetto Perpetual Dawn ha inizio nel 2009 ad Adelaide, sud dell’Australia, quando il polistrumentista Daniel Kuzmanovski decide di creare musica che unisse le fredde sonorità del nord Europa con melodie del folklore. Nello stesso anno vede la luce il demo …and Become The Essence Of Night, dischetto molto legato al melodic black metal, mentre esce quattro anni dopo (dicembre 2013) l’EP Pale Blue Skies…, dove le influenze folk si uniscono alla base black creando, grazie anche all’ottimo uso della voce, un sound personale e dinamico. Il cd è limitato a 500 copie e presenta un booklet ben curato con tutto quello che serve: foto, testi e informazioni in un’elegante veste grafica.

I ventisei minuti del disco cominciano con Pale Blue Skies Burn First, una traccia di appena due minuti dal sapore malinconico grazie alle iniziali chitarre acustiche e alle melodie (caratteristica vincente dell’intero lavoro) mai banali che si incastrano alla perfezione con il drumming ad opera dell’ospite Brody Green. La successiva Moment Of Apprehension vede il doppio cantato clean/scream spesso sovrapporsi per un effetto di grande presa. Le influenze swedish black sono palesi e i giri chitarristici risentono dell’importanza del mai abbastanza compianto Jon Nödtveidt, leader dei Dissection; da menzionare lo stacco a tre quarti di canzone, semplice e d’impatto. Il terzo brano Submerged è un up-tempo dal sapore nordico e dal piglio melodico, lineare nell’incedere e tagliente nell’approccio. Molto più folkeggiante la breve Insomnia, nella quale melodie e arpeggi clean si alternano ad assoli di chitarra e cavalcate heavy di buona fattura. Disclosure (And Loss) è un pezzo strumentale che introduce la conclusiva Perpetual Dawn, traccia da oltre sette minuti durante la quale le caratteristiche dei Perpetual Dawn vengono enfatizzate, rendendo il brano ancora più epico e melodico dei precedenti. Kuzmanovski si dimostra un musicista in gamba e maturo, gestendo bene l’ampio minutaggio e confezionando una canzone di non semplicissimo ascolto, ma di qualità.

Con una musica del genere, la produzione suona come ci si può aspettare: decisamente ’90 e sporca il giusto come i gruppi di serie B dell’epoca erano soliti avere. Canzoni come Moment Of Apprehension e Insomnia sarebbero ben meno convincenti con un sound più pulito e moderno, complimenti quindi a Kuzmanovski che ha registrato e mixato il tutto nella sua casa, ad eccezione delle parti di batteria, registrate nell’abitazione del drummer Green.

Il progetto Perpetual Dawn, dopo il discreto demo di cinque anni fa, compie un bel passo in avanti con questo Pale Blue Skies, un cd convincente e curato sotto tutti gli aspetti. Sarà interessante scoprire come si comporterà il mastermind in un eventuale full length, intanto massimo supporto ad un musicista onesto e in gamba come Kuzmanovski!