Avathar – Bûrgulu Kû-Ghâra

Avathar – Bûrgulu Kû-Ghâra

2019 – full-length – Gollum’s Treasures

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Witch King: voce, chitarra, basso, drum programming – Scatha: tastiera, voce

Tracklist: 1. Pimeyden Aika – 2. Autumn Of Lothlorien – 3. Gloomweaver – 4. The Great Battle – 5. Kadotettu – 6. The Wind – 7. Tower Of The Moon – 8. Houses Of Pain – 9. To The Land Veiled In Mist – 10. Lost In The Waves – 11. Come Down With Us – 12. Nan Elmoth – 13. Sharp Glance

Non visto (Melkor, nda) giunse così finalmente nella buia regione di Avathar, angusto paese che si estendeva a sud della Baia di Eldamar alla falde orientali delle Peróri, e le sue lunghe e tristi spiagge si allungavano verso sud, prime di luce e inesplorate. Lì, sotto le nude pareti dei monti, accanto al freddo mare scuro, le ombre erano le più profonde e fitte che vi fossero al mondo; e in Avathar, in segreto e all’insaputa di tutti, Ungoliant aveva posto la propria dimora.

(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion)

Il Tolkien metal, o Tolkien black metal, è un mondo tanto vasto quanto poco conosciuto. Alcuni gruppi sono riusciti a raggiungere il successo e a firmare con etichette leader del settore, altri sono invece relegati all’underground più oscuro e nascosto, portando avanti la fiamma tolkieniana senza chiedere altro se non la pubblicazione di un nuovo album di tanto in tanto. I finlandesi Avathar fanno parte di questa categoria: non si tratta certo di soldi o di “voler sfondare”, ma di sincera passione per i libri del Professore. Attivi dal 2000, raggiungono con questo Bûrgulu Kû-Ghâra la cifra di tre album pubblicati, a ben tre lustri dalla coppia Shadows e Where Light And Shadow Collide, quindici anni di attesa parzialmente mitigata da una manciata di demo rilasciati in cento copie a volta. Ma anche dall’ultimo demo dal titolo Dark Paths di anni ne sono passato ben nove e il sospetto che il duo di Ojakkala fosse arrivato al capolinea era più che plausibile, mentre a sorpresa – e grazie al supporto della Gollum’s Treasures, etichetta che lavora solo con band a tema tolkieniano e fantasy – vede la luce questo monumentale Bûrgulu Kû-Ghâra, lavoro ambizioso e ricco di canzoni ispirate, a cavallo tra epic metal, black metal e qualche reminiscenza folk.

Bûrgulu Kû-Ghâra è un album composto da tredici canzoni per una durata complessiva che supera i novanta minuti. Proprio la durata è l’unico neo di un disco in grado di emozionare ed eccitare in più punti, capace di far vivere sulla pelle dell’ascoltatore le vicende narrate in Autumn Of Lothlorien o in The Great Battle:

Beneath the blackened sky
Where the shadows lie
Morgoths reign of darkness and pain
Will end in the fire forged by the One

Non passa inosservata l’oscura Gloomweaver che contrasta non poco con la successiva The Great Battle, brano che esprime musicalmente tutta l’epicità e la drammaticità di una battaglia nella Terra di Mezzo con un tocco alla Manowar nella melodia della strofa. Di tutte le composizioni, Tower Of The Moon (tratta dal demo del 2008 From The Other Side) è quella che convince in meno, ma gli Avathar si riprendono subito con la doppietta Houses Of Pain / To The Land Veiled In Mist, ma è in realtà tutta la seconda parte di Bûrgulu Kû-Ghâra a funzionare bene e non mostra momenti meno intensi di altri. La produzione aiuta la buona riuscita del full-length: i suoni pastosi e robusti portano la musica a un livello di epicità incredibile e le chitarre in particolare godono della giusta brillantezza pur in un contesto tendente al dark. Gli oltre dieci minuti di Sharp Glance chiudono degnamente il ritorno degli Avathar, un brano che mescola tutti gli ingredienti del duo finlandese ed ennesima dimostrazione di bravura per Witch King e Scatha.

Da una parte è comprensibile il desiderio di inserire più canzoni possibili in un disco che vede la luce dopo che l’ombra sembrava essersi impossessata della carriera degli Avathar, ma ascoltare l’intero disco tutto d’un fiato è cosa tutt’altro che semplice anche se, quando ci si riesce, è una gran soddisfazione. Delle tredici tracce, sette sono inedite, mentre le restanti sono prese (e ri-registrate) dai demo prima menzionati: un lavoro di recupero giusto perché queste canzoni sono tra le più ispirate del cd e sarebbe stato un peccato lasciarle da parte. Da fan della musica e potenzialmente interessato alla proposta degli Avathar, avrei preferito il formato doppio cd con nel primo disco gli inediti e nel secondo le ri-registrazioni dei vecchi brani; tra l’altro i due cd avrebbero avuto entrambi una durata di circa quarantacinque minuti ciascuno. Questo però non cambia di certo il giudizio più che positivo su Bûrgulu Kû-Ghâra, un album che non può mancare nella collezione degli appassionati del Tolkien metal, interessante dal punto di vista lirico e ricco di canzoni in grado di far tremare anche gli Uruk-Hai di Saruman.

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Perpetual Dawn – Pale Blue Skies…

Perpetual Dawn – Pale Blue Skies…

EP – 2013 – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Daniel Kuzmanovski (voce, chitarra, basso, tastiera)

Tracklist: 1. Pale Blue Skies Burn First – 2. Moment Of Apprehension – 3. Submerged – 4. Insomnia – 5. Disclosure (And Loss) – 6. Perpetual Dawn

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La storia del progetto Perpetual Dawn ha inizio nel 2009 ad Adelaide, sud dell’Australia, quando il polistrumentista Daniel Kuzmanovski decide di creare musica che unisse le fredde sonorità del nord Europa con melodie del folklore. Nello stesso anno vede la luce il demo …and Become The Essence Of Night, dischetto molto legato al melodic black metal, mentre esce quattro anni dopo (dicembre 2013) l’EP Pale Blue Skies…, dove le influenze folk si uniscono alla base black creando, grazie anche all’ottimo uso della voce, un sound personale e dinamico. Il cd è limitato a 500 copie e presenta un booklet ben curato con tutto quello che serve: foto, testi e informazioni in un’elegante veste grafica.

I ventisei minuti del disco cominciano con Pale Blue Skies Burn First, una traccia di appena due minuti dal sapore malinconico grazie alle iniziali chitarre acustiche e alle melodie (caratteristica vincente dell’intero lavoro) mai banali che si incastrano alla perfezione con il drumming ad opera dell’ospite Brody Green. La successiva Moment Of Apprehension vede il doppio cantato clean/scream spesso sovrapporsi per un effetto di grande presa. Le influenze swedish black sono palesi e i giri chitarristici risentono dell’importanza del mai abbastanza compianto Jon Nödtveidt, leader dei Dissection; da menzionare lo stacco a tre quarti di canzone, semplice e d’impatto. Il terzo brano Submerged è un up-tempo dal sapore nordico e dal piglio melodico, lineare nell’incedere e tagliente nell’approccio. Molto più folkeggiante la breve Insomnia, nella quale melodie e arpeggi clean si alternano ad assoli di chitarra e cavalcate heavy di buona fattura. Disclosure (And Loss) è un pezzo strumentale che introduce la conclusiva Perpetual Dawn, traccia da oltre sette minuti durante la quale le caratteristiche dei Perpetual Dawn vengono enfatizzate, rendendo il brano ancora più epico e melodico dei precedenti. Kuzmanovski si dimostra un musicista in gamba e maturo, gestendo bene l’ampio minutaggio e confezionando una canzone di non semplicissimo ascolto, ma di qualità.

Con una musica del genere, la produzione suona come ci si può aspettare: decisamente ’90 e sporca il giusto come i gruppi di serie B dell’epoca erano soliti avere. Canzoni come Moment Of Apprehension e Insomnia sarebbero ben meno convincenti con un sound più pulito e moderno, complimenti quindi a Kuzmanovski che ha registrato e mixato il tutto nella sua casa, ad eccezione delle parti di batteria, registrate nell’abitazione del drummer Green.

Il progetto Perpetual Dawn, dopo il discreto demo di cinque anni fa, compie un bel passo in avanti con questo Pale Blue Skies, un cd convincente e curato sotto tutti gli aspetti. Sarà interessante scoprire come si comporterà il mastermind in un eventuale full length, intanto massimo supporto ad un musicista onesto e in gamba come Kuzmanovski!