DUIR – T.S.N.R.I. – Impermanenza

DUIR – T.S.N.R.I. – Impermanenza

2022 – full-length – autoprodotto

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Giovanni De Francesco: voce – Leonardo Cunico: chitarra – Mirko Albanese: chitarra – Andrea Zanini: basso – Matteo Polinari: batteria – Thomas Zonato: cornamusa, ghironda, low whistle

Tracklist: 1. Parerga – 2. Essere Dio – 3. Cenere Di Sogni – 4. Sentieri Non Tracciati – 5. Solitudine

Attivi dal 2013, i Duir arrivano ora al debutto su lunga distanza con T.S.N.R.I. – Impermanenza, lavoro autoprodotto che mostra una band matura e personale. La formazione veneta ha esordito nel 2014 con il demo Tribe per poi pubblicare quattro anni più tardi l’EP Obsidio, entrambi buoni per approcciarsi al sound di De Francesco e soci, a volte aspro e graffiante, e capire l’evoluzione musicale che ha portato il sestetto a realizzare l’album in esame. Pur non stravolgendo le cose, è evidente come i musicisti abbiano maturato esperienza in questi anni, sfornando un disco valido e fresco pur non inventando nulla: metal estremo, vicino al black per oscurità e non per velocità, strumenti folkloristici e melodie mai scontate e presenti solo nei momenti giusti, sono alla base della riuscita delle quattro tracce che compongono T.S.N.R.I. – Impermanenza.

Dopo l’intro Parerga si scatena l’ottima Essere Dio, composizione che alterna momenti ieratici ad altri sinistri e cupi senza mai, però, perdere di vista l’obiettivo finale: le accelerazioni e rallentamenti della sezione ritmica, uniti agli strumenti a fiato di Thomas Zonato, donano dinamicità al pezzo, convincente in ogni momento. Cenere Di Sogni vede protagonista la cornamusa dopo una breve prima parte quasi shoegaze, la cornamusa però non ha né lo spazio né le sonorità riscontrabili nel folk metal in quanto in questo contesto è più di accompagnamento e preziosa nel riempire gli spazi lasciati dagli altri strumenti. Il risultato è delizioso ed elegante, un bel contrasto con le urla e le parti tirate black metal della canzone. Il titolo della quarta traccia, Sentieri Non Tracciati, sembra riferirsi alla direzione musicale dei Duir, coraggiosi (e bravi) a unire strumenti folk e metal estremo senza per questo ricalcare la strada percorsa da altri act europei. La conclusiva Solitudine vede la chitarra maggiormente in mostra e il break che si ha dopo aver scollinato metà canzone porta una ventata di freschezza a un album che suona spesso claustrofobico. Tornano la voce sporca e i riff pesanti delle sei corde, ma l’atmosfera è ormai cambiata e sembra vedere un po’ di luce in lontananza. In questo modo termina l’ascolto di T.S.N.R.I. – Impermanenza, sorprendente e pericoloso disco che porta a fare i conti con se stessi.

I Duir hanno fatto il classico passo in avanti, diventando una band dal suono personale e riconoscibile, capaci di realizzare canzoni dalla lunga durata che però scorrono velocemente e a fine ascolto di T.S.N.R.I. – Impermanenza si pensa “ma è già finito?”, spingendo di nuovo il tasto play. Non era facile fare tutto questo, ma la formazione veneta ha lavorato duro e i risultati sono sotto gli occhi di tutto. Il folk black metal ha una nuova declinazione e, con un punta di orgoglio, possiamo dire che è tutta italiana.

2 thoughts on “DUIR – T.S.N.R.I. – Impermanenza

  1. Come non bastassero le tue parole, non mi ci è voluta più di una canzone per trovarne conferma. Il resto lo ascolterò da quel bel dischetto tondo che piace a noi vecchietti. “te possino”, Mr folk, hai colpito ancora. E brave davvero queste genti da Verona. PS: strano siano autoprodotti, possibile nessuna label delle nostre li abbia adocchiati? non ci credo!

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