Intervista: Melethor

Giovani e con le idee chiare, i Melethor ci portano sulle loro montagne con l’EP Tales From The Apennines pubblicato pochi mesi fa, lavoro che è un tributo all’Appennino Pistoiese. Ho contattato i musicisti della band folk black metal per saperne di più sull’interessante progetto e dare loro la possibilità di raccontare i prossimi passi nel mondo metal underground e la loro visione musicale.

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Ciao a tutti e grazie mille per questa intervista. Noi siamo i Melethor, una band toscana, precisamente di Pistoia. Ci siamo formati nell’autunno del 2024 e la nostra musica trae ispirazione dalle storie, dalla natura e dalle tradizioni popolari della nostra regione, con particolare attenzione verso la zona dell’Appennino. Abbiamo pubblicato il nostro primo singolo, Long, Ancient Road…, il 12 dicembre 2025, estratto dal nostro EP Tales From The Apennines uscito il 2 gennaio 2026. Ad oggi stiamo completando la formazione e scrivendo nuovo materiale per un futuro full-length.

Come nasce il nome Melethor e cosa significa?

Melethor deriva dall’elfico Sindarin e significa “Colui che ama”. È un cliché tipico quello dell’omaggio a Tolkien nelle band metal con influenze folk, si sa…, per noi, però, ha un significato preciso: tutta la nostra musica è un atto di devozione nei confronti delle nostre radici, delle quali non ci dimentichiamo ma a cui non restiamo mai aggrappati. La nostra musica vuole essere un’opportunità di crescita e di evoluzione, non di chiusura.

Avete adottato dei “war names”, potete spiegarci il significato e il perché della scelta?

Inizialmente è nato per scherzo e per “rito”, perché all’inizio, prima che nascessero i Melethor, facevamo un black metal molto grezzo con forti influenze dungeon synth (la “componente toscana” ancora non c’era). “Luχume” è un piccolo omaggio alla nostra regione: è infatti il nome etrusco del Lucumone, la massima autorità delle città etrusche. “Tom-Hawk” è un gioco di parole con il nome reale, mentre “Dunkschrei” significa “Grido Oscuro” ed è, naturalmente, il nome del cantante. Da questo punto di vista ci siamo genuinamente divertiti: fa parte del gioco.

Avete da poco pubblicato l’EP Tales From The Apennines, un lavoro che, come detto nella recensione, è breve ma intenso. Raccontateci come è nato.

Questo EP nasce dalla necessità di fare una musica che superasse i nostri normali canoni compositivi. Avevamo già una band death metal, i Nihilence (con cui facciamo tutt’ora diversi concerti), ma che all’epoca della nascita del progetto Melethor era ancora in stasi. Volevamo riprendere quella vecchia vena black metal che avevamo abbandonato due anni prima e ampliarla. Così ci siamo trovati (Luχume e Tom-Hawk) nelle nostre rispettive case e abbiamo scoperto di non aver mai perso la nostra sintonia compositiva: qualsiasi cosa componiamo è sempre migliorata dalla mano dell’altro. Decidemmo quindi di dare un nome a questa “rinascita” e così tutto ebbe inizio.

Tutto il lavoro si basa su un viaggio, in cui ogni tappa è dipinta da vari racconti e paesaggi specifici che richiamano a dei luoghi che abbiamo studiato ed esplorato. Beyond Time and Space vuole essere l’inizio di questo viaggio: il passaggio in una dimensione diversa e non necessariamente antica, ma “sganciata dalle regole comuni”. Long, Ancient Road… è dedicata ai vari sentieri dell’Appennino e in particolare a Lucchio, un paese di Bagni di Lucca che si trova sulla cima di un monte, praticamente attaccato al versante. La cosa più bella però, oltre all’antico campanile ricoperto di edera e sotto cui si trovano memoriali della seconda guerra mondiale, è la rocca in cima al paese, dalla quale puoi osservare l’immensità di vette verdi e imponenti che serpeggiano lungo l’orizzonte. La strada per arrivare lassù è un pò impervia, non delle peggiori, ma sembra davvero di entrare in un altro piccolo emisfero a sé stante quando arrivi in cima, specialmente nei mesi primaverili o invernali, in cui il paese è vuoto e richiama un senso di meditazione e dispersione nel paesaggio. A Land to Conquer racconta dell’assedio da parte di Castruccio Castracani a Serra Pistoiese, una frazione ancora esistente dell’attuale comune di Marliana sulla Montagna pistoiese. Molti paesani sarebbero stati uccisi e la Pieve di Sant’Andrea di Furfalo distrutta. Di questa Pieve (Pievaccia dalle nostre parti) oggi rimangono ancora le macerie in parte ristrutturate in cui abbiamo scattato diverse foto, tra cui anche la copertina. È un posto affascinante e ogni tanto capita di fare qualche scoperta interessante in certi periodi dell’anno, specialmente nei solstizi. Mihi Radices è un intermezzo e un momento di risveglio: si osserva improvvisamente dall’esterno il viaggio, la tensione cala e musicalmente è un momento di tranquillità prima del finale vero e proprio. Spirit Of The Lake è il finale, una ripresa violenta e improvvisa, con un epilogo tragico. In Toscana ci sono diverse storie dedicate ai Laghi e in generale se ne trovano moltissimi in tutto l’Appennino. Il soggetto del racconto (invece di “vendere l’anima al diavolo”) si rivolge allo “Spirito del Lago”, simbolo della natura al quale dona il proprio destino pur di terminare il proprio dolore: il cerchio si chiude, la natura ci assorbe, si ritorna nel “grembo” e il ciclo si ripete.

L’Appennino è al centro della vostra musica. Volete raccontarci come lo vivete e cosa rappresenta per voi?

Luχume: Se sei delle nostre parti, non è raro imbatterti prima o poi nelle Montagna pistoiese. Crescendo, in me non sono mai svanite la fascinazione e l’emozione che si provano di fronte a certi paesaggi e quando si udiscono certi racconti. Lentamente ho cominciato ad interessarmi e a leggere libri, a parlare con le persone del posto e a esplorare sentieri un po’ dimenticati. È qui che si scoprono pievi abbandonate, ruderi, piccole cappelle, paesi sperduti, racconti antichi, personaggi affascinanti… Mi chiesi come fosse possibile che nessuno avesse reso omaggio a tutto questo. Naturalmente ho visitato spesso anche la zona di Bagni di Lucca, la Garfagnana ecc. Non mi sono fatto mancare nulla. Il perché di questa fascinazione e ricerca credo di doverlo ancora comprendere e penso che i Melethor mi aiutino in questo: esplorare il senso di meraviglia.

Tom-Hawk: Per me la montagna insegna rispetto, pazienza, perseveranza e forza d’animo. Costringendoci a “parlare” col proprio corpo, ci obbliga a riconoscere i propri limiti e, a differenza del frastuono cittadino che spesso scoraggia il pensiero e l’introspezione, ci invita alla concentrazione e al silenzio. Come dice Luχume, è un luogo dove si sperimentano introspezione e serenità, permettendo di liberarci dai pensieri negativi e percepire un senso di appartenenza e di esplorazione delle proprie radici.

Avete pubblicato Tales From The Apennines in digitale e, in piccola quantità, in musicassetta, ma non in CD. Come mai questa scelta?

Avendo appunto anche i Nihilence a cui pensare, non è semplice andare di pari passo con più progetti all’attivo! Quando è capitata l’occasione di produrre del formato fisico, ci è stata proposta la cassetta e noi abbiamo accolto con entusiasmo la cosa, sia per una questione estetica che come tributo all’underground (che predilige questo tipo di formato). Sicuramente non ci faremo mancare dei CD in futuro!

Parlateci della copertina. La spada (e quella specifica) ha un particolare significato?

La spada è un oggetto simbolico che può attingere a diversi significati: può essere un’arma che difende o che attacca, può essere un peso da portarsi sulle spalle o un simbolo di appartenenza. Noi abbiamo usato, in particolare, una spada che richiama quelle templari; storicamente, infatti, l’ordine era presente anche in certi luoghi dell’Appennino. Inoltre, la spada usata nella copertina è adagiata all’altare dell’antica Pievaccia descritta prima. Per noi è quindi un simbolo di sacralità e testimone di tempi ormai dimenticati

Quali sono i punti di riferimento della band?

Abbiamo svariate influenze sia death che black, ma anche progressive, folk e generi musicali che escono dal metal. Comunque, per questo EP le influenze maggiori sono state sicuramente Bathory, Havukruunu, Stormkeep, Obsequiae, Moonsorrow, Ungfell, Vehemence e ovviamente i Windir e gli Emperor, da cui siamo massicciamente influenzati.

Cosa pensate della scena italiana? Ci sono gruppi che stimate particolarmente?

Per quanto riguarda le band italiane storiche, non possiamo non citare Opera IX, Evol, Stormlord, Inchiuvatu e Forgotten Tomb. In Toscana possiamo dire che, per quanto possa non sembrare, ci sono diversi progetti davvero interessanti che stimiamo: Necromorbid, Sinisterghost (con cui siamo in ottimi rapporti), i nostri concittadini e amici Mu:d e Sweet Sadness… Fuori dalla Toscana ci sono Ponte del Diavolo, Orgg, Keres, Urschwur, Abadir, Darkend. Insomma, i progetti non mancano, basta scovarli.

Siete al lavoro su nuovo materiale? Siete orientati verso un altro EP o pensate di essere pronti per un full-length?

Abbiamo scoperto con gran piacere che la nostra vena compositiva non si è mai fermata: abbiamo almeno 20/30 registrazioni di brani diversi, c’è l’imbarazzo della scelta. Non è detto che li useremo tutti, naturalmente, ma di materiale ce n’è in abbondanza, sia strumentale che testuale. Credo che, come detto in precedenza, il prossimo lavoro sarà un full-length, ma tutto può accadere. Nel frattempo stiamo contattando altri musicisti in studio per arricchire la proposta (soprattutto quella folk), senza tralasciare letture e viaggi per accrescere l’ispirazione tematica e costruire un concept ancora più forte. Vogliamo evolverci sempre di più, superare i nostri limiti e portare musica sempre migliore.

Continuerete a parlare dell’Appennino toscano o ci saranno dei cambiamenti nei testi?

Attualmente l’Appennino è un pretesto tematico per parlare anche di altri argomenti. Se ci fai caso, nei nostri testi ci sono spesso riflessioni esistenziali o, se vuoi, “filosofiche”. Naturalmente non credo che parleremo per sempre solo dell’Appennino nello specifico; tuttavia, il folklore toscano è ciò da cui prendiamo più ispirazione ed è la base da cui partono riflessioni, racconti ed esplorazioni. I Melethor ci servono per porci delle domande, non per darci delle risposte. Detto questo, essendo il nostro unico lavoro basato su un certo tema, è normale che le persone ci identifichino con un certo immaginario. Per il prossimo lavoro sicuramente non sarete delusi e in futuro sono certo che varieremo, poiché cresceremo noi e crescerà il progetto, ma senza abbandonare ciò che ci contraddistingue sia come estetica che come sound.

Quali sono i piani dei Melethor a breve e lungo termine?

Ad ora, quello di preparare il più possibile il materiale per i concerti. I nostri brani non sono semplici da realizzare live, ma è stimolante e divertente tirare fuori arrangiamenti nuovi e sperimentare coi suoni. Inoltre ci piace tirare fuori il meglio da ognuno di noi, sia musicalmente che umanamente. Anche per Tales From The Apennines è andata così: tanti ottimi musicisti ci hanno offerto il loro aiuto per migliorare il progetto e noi, con umiltà, li ringraziamo per il valore aggiunto.

Siamo al termine, potete aggiungere quello che volete.

Ci teniamo a ringraziare il Bubinga Sound Studios di Marco Fattibene, nostro produttore e amico che ci ha aiutato a tirare fuori il meglio di noi, e ringraziamo anche i musicisti che hanno contribuito alla riuscita del lavoro: Sasha di Vita alla batteria, Francesco Romeggini al mix e Lorenzo Pinto al mastering. Grazie infinite anche a Francesco Vigni e Nathan Castello (già batterista dei Nihilence) per starci aiutando a portare il progetto live.

Di seguito vi lasciamo qualche link per chiunque volesse supportarci direttamente ascoltando o acquistando la nostra musica e/o il nostro merch. Grazie di cuore a chiunque lo farà.

Se capitate dalle nostre parti e per caso decideste di fare un giro sull’Appennino o sulla Montagna Pistoiese, ricordate che lassù c’è anche un pezzo di noi.

HAILS.

Pagine social dei Melethor: YouTubeInstagramBandcampSito ufficiale

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