Mister Folk Fest: ci siamo!

Domenica 23 aprile sta arrivando, finalmente.

Dopo mesi di attesa, un infinito scambio di messaggi, email e telefonate tra organizzatori, musicisti e ospiti, sta per arrivare il (si spera primo di una lunga serie) MISTER FOLK FEST!

Le band partecipanti sono quattro, tutte italiane e di gran valore: si parte con orchi Blodiga Skald, si prosegue con i pagani Dyrnwyn, tocca poi ai feroci Vinterblot per arrivare infine all’headliner della serata, gli abruzzesi Selvans con uno show a dir poco speciale.

I primi due gruppi sono la migliore espressione del folk metal romano, dal sound personale e coinvolgente. I pugliesi Vinterblot tornano sul palco del Traffic dopo la trionfale serata con i Windir e freschi della partecipazione al prestigioso Inferno Festival in Norvegia, mentre i Selvans presenteranno un set molto particolare nominato “Tribute To The Past” che, come dichiarato dalla band stessa, non sarà più ripetuto in futuro. Si tratta di un tributo/saluto in onore del batterista/cantante e fondatore Jonny: saranno suonate delle canzoni del vecchio repertorio (!!!) con la presenza di alcuni ospiti molto speciali.

Non solo musica, però. A interagire con gli spettatori prima e dopo i concerti ci sarà il gruppo di rievocazione vichinga Valhalla Viking Victory (ma attenti a non farli arrabbiare, altrimenti sono guai!) e potrete ammirare i lavori della brava illustratrice Elisa Urbinati, autrice, tra le altre cose, delle copertine delle compilation di Mister Folk.

Infine, oltre al merchandise dei gruppi, ci sarà un banchetto con i libri Folk Metal. Dalle origini al Ragnarök e Tolkien Rocks. Viaggio musicale nella Terra di Mezzo a prezzi stracciati, e chi acquisterà un libro avrà una cartolina di Asa, ultimo – bellissimo – disco di Falkenbach. L’ultima novità in ordine di tempo è L’IDROMELE DI MISTER FOLK, una bottiglietta limited edition da 250ml con del buon idromele fatto con tanto amore per voi fan del folk metal.

A immortalare la serata ci sarà A&G Photostudio, nome che realizzerà un docufilm sull’evento che verrà successivamente caricato sulla pagina Youtube di Mister Folk.

Insomma, non avete scuse per mancare: buona musica e contorno sono ottimi per passare una bella serata tutti insieme, più siamo e meglio è! 🙂

INFO & COSTI:
Apertura porte: 20.15
Blodiga Skald: 20.30
Dyrnwyn: 21.20
Vinterblot: 22.10
Selvans: 23.30

Biglietto in cassa: € 10, ma lasciando il nome in bacheca e condividendo l’evento pubblicamente, potrete pagare € 8.

Indirizzo: Traffic Live, Via Prenestina 738 – 00155 Roma

Dischi recensiti e interviste:

Blodiga Skald – Tefaccioseccomerda (EP) e intervista 2016

Dyrnwyn – Fatherland (demo) e Ad Memoriam (EP), intervista 2015 e intervista 2017

Vinterblot – Realms Of The Untold e intervista 2014

Selvans – Selvans / Downfall Of Nur (split)

Intervista: Dyrnwyn

I romani Dyrnwyn, a due anni esatti del demo Fatherland (2013), hanno pubblicato l’EP Ad Memoriam, un sei pezzi che rafforza la volontà della band di distinguersi dal resto della scena, parlando delle vicende legate all’Antica Roma in un mondo troppo spesso “nordcentrinco”. É con grande piacere che ho scambiato due parole con alcuni di loro, buona lettura!

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Tra il demo Fatherland e l’EP Ad Memoriam sono passati due anni esatti: quali sono le maggiori differenze tra i due lavori?

In primis una maggiore omogeneità di tematiche. Se là si trattava di tracce tra loro abbastanza diverse e col solo filo conduttore di un folk metal ancora in sperimentazione, con Ad Memoriam siamo già su un piano che possiamo definire più affine a quello che tratteremo nel prossimo album, ossia l’Antica Roma. Secondariamente, possiamo notare anche una maggiore maturità compositiva e tecnica.

Pensate di essere maturati e migliorati grazie all’esperienza accumulata in quel lasso di tempo? Se sì, in cosa lo riscontrate?

Assolutamente sì. Siamo maturati su tutti i fronti: quello strettamente compositivo, quello tecnico ma anche sul piano artistico. Con diversi concerti alle spalle, infatti, abbiamo avuto modo di conoscere a fondo la scena musicale metal e rock laziale (e non). Abbiamo insomma maggiore coscienza di noi stessi, di ciò che vogliamo e fare e di ciò che ci circonda.

Come definireste Ad Memoriam e quali ritenete essere i suoi punti forti? C’è qualcosa che avreste voluto o potuto fare diversamente?

Il maggiore punto forte dell’EP è sicuramente quello di presentare tracce che sono omogenee come tematiche, ma assolutamente diversificate da un punto di vista musicale. Chiunque ascolti Ad Memoriam è certo di non annoiarsi mai! Qualcosa che avremmo potuto fare diversamente, in tutta onestà, non sapremmo dirlo. Magari qualche passaggio, qualche riff, qualche melodia o una strofa cantata oppure un ritornello. Si tratta comunque di dettagli. Nel complesso siamo molto soddisfatti.

I testi ricoprono per voi grande importanza. Vi va di spiegare il significato di ogni canzone contenuta in Ad Memoriam e se c’è un legame che le lega tra di loro?

Le canzoni sono tutte ispirate al folklore e alla storia romana. Grande spazio è lasciato anche all’aspetto “guerresco” dell’Antica Roma; dopotutto non dobbiamo mai dimenticare che si trattava di una civiltà largamente dedita alle arti belliche. Entrando nel merito dei singoli pezzi: Sangue Fraterno narra della nascita di Roma e dello scontro fratricida che ne seguì; Sigillum tratta temi strettamente pagani e anticristiani, e nello specifico il titolo fa riferimento a una piccola statua (il Sigillum, appunto) raffigurante un antenato che veniva collocata e venerata all’interno del focolare domestico; Tubilustrium racconta la festività romana che si teneva il 23 marzo e il 23 maggio, ed era una celebrazione che apriva le campagne militari (il titolo richiama il lavaggio delle tube di guerra, strumenti musicali utilizzati sul campo di battaglia); Teutoburgo, infine, narra la celebre disfatta subita da Varo nel 9 d.C. per opera di Arminio, capo germanico.

Musicalmente trovo Ad Memoriam più fluido rispetto a Fatherland, le composizioni sono meno spigolose e in generale si nota un songwriting più maturo e personale rispetto al passato…

Sì, c’è molto più lavoro dietro (sia di tempo che di investimento economico).

Da dicembre 2015, periodo di pubblicazione dell’EP, ad oggi sono passati molti mesi e qualcosa è cambiato in casa Dyrnwyn: il cantante Thanatos è stato sostituito da Daniele Biagiotti, ma da quanto ho capito siete in ottimi rapporti con il vostro ex frontman. Cosa è successo tra di voi? Cosa vi ha spinto a scegliere Daniele come sostituto?

Thanatos aveva altri impegni con suoi gruppi più vecchi e di comune accordo abbiamo deciso di cambiare. Ciò che ci ha spinto a scegliere Daniele (presentatoci dallo stesso Thanatos) è stata sia la sua preparazione tecnica che la sua esperienza professionale sul palco.

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Dall’uscita di Ad Memoriam è passato quasi un anno e sicuramente sarete in fase di composizione di nuove canzoni. Ce ne sono alcune pronte e come suonano? Continuerete a parlare della gloriosa Roma anche nella prossima release?

Sì, siamo in fase di composizione e possiamo già rivelare che alcuni pezzi sono pronti e li porteremo live nelle future serate. Quanto alle tematiche, sì, continueremo a parlare dell’Antica Roma.

State lavorando a un nuovo disco? In caso, si può sapere qualcosa a riguardo?

Sì, stiamo lavorando a un full-length. Non si tratterà di concept vero e proprio ma sarà comunque incentrato su un argomento in particolare e un determinato periodo storico. Non riveliamo quale di preciso per non rovinare l’effetto sorpresa, ma possiamo intanto dire che non parleremo di eventi già ampiamente trattati in ambito musicale (Annibale, Spartaco, Giulio Cesare ecc.).

Come nascono le canzoni dei Dyrnwyn? Si parte dalla musica e si abbina il testo oppure, avendo pronte le parole cercate di adattare la musica ad esse?

I nostri pezzi, per le nuove composizioni, stanno nascendo partendo da una idea iniziale di “scaletta” e di tematiche (talvolta anche di testi), ai quali poi andiamo aggiungendo la musica in un secondo momento. Precedentemente invece il lavoro veniva svolto al contrario, ossia ci si vedeva e si tiravano fuori riff e melodie alle quali poi si dava forma di canzone.

Ora che siete nella scena folk metal da qualche anno, in quale stato di salute vi pare? Ho visto che avete legato molto con gli Atavicus, quindi vi chiedo come sentite la “fratellanza”, se una ce n’è, nel mondo folk.

La scena folk metal è molto vivace e attiva, ma non in tutta Italia. Sicuramente il Centro e il Sud sono meno ricchi di gruppi e visibilià, infatti se andiamo a vedere la provenienza delle band che suonano questo genere musicale, la maggior parte risiede dall’Emilia Romagna in su. Quanto agli Atavicus, sì, siamo molto legati a loro anzitutto perché siamo stati grandi fan dei Draugr e, dopo il loro scioglimento, abbiamo continuato a seguire molto da vicino le due formazioni nate successivamente, i Selvans e gli Atavicus. Apprezziamo molto entrambe le band, ma con quest’ultimi, forse per una maggiore affinità di tematiche e di attitudine, abbiamo trovato un forte legame che potremmo definire una vera e propria fratellanza, appunto. Siamo stati infatti felici e onorati di aver condiviso il palco con loro durante l’esibizione al Traffic di Roma a gennaio 2016, dove abbiamo insieme a due membri degli Atavicus una cover dei Draugr (L’Augure e il Lupo). Quanto alla fratellanza nel mondo folk, crediamo ci sia sul serio, forse perché scrivere e narrare la propria terra e tradurre l’affetto che se ne prova in musica, ti fa comprendere lo stesso sentimento da parte di altre band anche lontanissime dall’Italia che però trattano lo stesso genere musicale.

Sempre più gruppi dedicano molto tempo e impegno al merchandise che va oltre la classica maglietta nera con il logo o la copertina del cd. Oggettistica varia e bottiglie di alcool sembrano interessare più dei dischi musicali, come è possibile, secondo voi, essere arrivati a questo punto?

Anzitutto occorre dire che questo tipo di merchandise riguarda solo poche, e molto famose, bands. Secondariamente c’è un discorso di tipo “economico” da fare: se io band produco della musica e la vendo (sotto forma di cd, di concerto, di maglietta ecc.), è normale che raggiunta una certa notorietà io possa anche eventualmente spingermi a esplorare altri, per così dire, “supporti” del mio prodotto. Ed ecco il proliferare di birre, tazze, accendini e altro. Non ci vediamo niente di immorale, d’altronde se un fan è felice di avere a casa la tazza col logo della propria band, beh, perché non farlo contento?

Tempo fa mi avete confessato che vi sarebbe piaciuto pubblicare un album in quantità limitatissima in formato digipak o qualcosa del genere, ma per Ad Memoriam non è accaduto. Rimane il desiderio e la possibilità che ciò avvenga, magari con il prossimo lavoro?

Sicuramente sì, contiamo col full-length di poterlo fare (disponibilità economica permettendo).

Negli ultime mesi la line-up della band ha subito dei cambiamenti: qual è la situazione attuale?

La situazione attuale è che siamo ancora alla ricerca di membri fissi come chitarra ritmica e flauto. Al momento per i live abbiamo persone che possono aiutarci, il 21 gennaio (al Traffic di Roma, con Ephyra e Blodiga Skald, ndMF) si esibiranno con noi Anton Caleniuc (cantante dei Blodiga Skald) alla chitarra ritmica e Jenifer Clementi al flauto traverso. (eventuali interessati possono contattare la band tramite la pagina Facebook, ndMF)

Grazie per la disponibilità, ci si vede a qualche concerto romano!

Grazie a te e ai lettori di Misterfolk.com! E se non ti presenti ai nostri prossimi concerti ti veniamo a prendere sotto casa!!!

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Intervista: Blodiga Skald

Recensendo l’EP di debutto dei romani Blodiga Skald dall’amichevole titolo Tefaccioseccomerda, ammetto che il dubbio mi era venuto. Ora, ad intervista conclusa, ne ho la certezza: questi ce l’hanno a morte con gli elfi!

NB: lettura sconsigliata agli amanti dei vari Legolas e Tauriel, che non esiste.

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Partiamo dalla più classica delle domande: come, quando e perché vi siete formati?

L’idea nasce da Nicola (batterista) e Daniele (chitarrista) circa due anni fa, l’intento è unire metal moderno, folk metal di stampo nord europeo e musiche da sagra! Il primo anno di attività vede l’entrata nella band in pianta stabile di Ludovica (tastiere e fisarmonica) e nel novembre del 2015, con delle difficoltà dovute a vari cambi di line-up, esce il primo EP Tefaccioseccomerda. La line-up si stabilizza con l’entrata di Emanuele (basso) e Anton (voce e flauti).

Cosa significa Blodiga Skald? Perché pensate sia adatto alla vostra musica?

Blodiga Skald vuol dire “skald sanguinari” in svedese, gli skaldi sono il corrispettivo nordico dei nostri menestrelli, e sanguinari perché stiamo dalla parte degli orchi, notoriamente poco inclini alla diplomazia, ah e anche perché facciamo metal!!!

Parlando del vostro EP d’esordio, la prima cosa che si nota è il titolo Tefaccioseccomerda. Ora, prendetevi tutto lo spazio necessario per spiegare questo titolo dai risvolti filosofici. J

La leggenda narra che un giorno, in sala prove, una voce delirante urlò “non te regge di chiamà l’EP te faccio secco merda”. “Fatto”. E comunque considerando l’anima aggressiva del nostro concept ci sta bene.

L’impressione che ho avuto ascoltando Tefaccioseccomerda è che avete due anime che si equilibrano, quella caciarona e becera da una parte e quella maggiormente professionale e seria (nel senso di prendere seriamente la musica) dall’altra. Stanno così le cose?

Esattamente. Noi odiamo prenderci troppo sul serio, ma dobbiamo comunque suonare nel miglior modo possibile (le prove in saletta sono molto più naziste di quello che si potrebbe dire). Il nostro obiettivo è far divertire il pubblico, farlo ridere e al contempo donargli uno spettacolo professionale.

A distanza di un anno dalla pubblicazione di Tefaccioseccomerda, quali pensate siano i pregi più evidenti del cd?

Non ti saprei dire bene; i pezzi registrati sono stati i nostri primi brani in assoluto e non ti nascondo che avrei cambiato qualcosa col senno di poi. Il maggior pregio che riscontrano i nostri ascoltatori è che i pezzi sono immediati e funzionano sin da subito, penso sia questo il pregio più evidente.

Come descrivereste la musica dell’EP a un lettore che non ha mai ascoltato il vostro cd?

Sagra di paese metal con risvolti epici.

Nell’ultima traccia dell’EP, Valzer Of Disgrace, è presente… un valzer per orchi?!

Ahahahah sì assolutamente. Il testo parla proprio di orchi che ballano, noi siamo gli skald degli orchi, chi dovrebbe suonargli il valzer???

I testi delle canzoni narrano di orchi pronti a tutto pur di squartare le razze nobili. Cosa vi hanno fatto di male i poveri elfi? Sentitevi liberi di spiegare i testi e riportare curiosità a riguardo.

Il “concept” del gruppo é quello di raccontare appunto storie di orchi, nei mondi fantasy si canta sempre di grandi eroi umani, elfi etc., noi abbiamo deciso che anche gli orchi si meritano dei cantastorie, ed eccoci qui! Ogni testo racconta una storia, alcune sono collegate fra loro altre no, alcune sono veri e propri canti epici che lodano le gesta in battaglia (come Rhun che uscirà nel primo full-length del gruppo) altre invece sono racconti di disavventure tragicomiche che accompagnano i nostri anti-eroi nella loro vita (No Grunder No Cry parla di un orco che va in battaglia senza spada perché se l’è dimenticata, o Blood And Feast che vede invece protagonista una squadra di orchi che gioca a palla con un goblin). Altra curiosità, abbiamo deciso che ogni volta che un orco parla in prima persona nei nostri testi, lo farà in russo, perché è una lingua che sà di malvagio e il nostro cantante la parla più che fluentemente!

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I Blodiga Skald non photoshoppati.

Cosa hanno di tanto affascinante gli orchi? Perché siete dalla loro parte?

Come dicevo prima, in ogni mondo fantasy hanno sempre perso, sono sempre stati sbeffeggiati, ora basta!

L’interesse per orchi e cattivi in generale prosegue anche nei vari GdR, videogiochi e romanzi fantasy?

Si siamo dei nerd di vecchia data. Proprio quelli brutti insomma! Ogni settimana il gruppo si riunisce per giocare a giochi da tavola, leggiamo tantissimi romanzi fantasy e abbiamo svariati gruppi di Dungeons & Dragons all’attivo!

Avete da poco pubblicato online la cover de La Isla Bonita di Madonna: come mai questa scelta insolita? Il risultato finale, parere personale, è molto godibile. Avete intenzione di seguire le orme dei pazzi Trollfest, autori di cover fuori dall’ordinario?

Assolutamente sì, sono cover che a nostro avviso funzionano e dissacrano un po’ l’ambiente metal. Come sempre per noi l’importante è divertire e stupire! E poi fa ridere, dai, La Isla Bonita con la fisarmonica e le chitarre metal ahahah!

Ho saputo di un concept con testi, mappe e altro, che avete preparato e che svelerete col tempo. Dobbiamo aspettarci un full-length a breve o preferite aumentare l’esperienza con un altro EP?

Assolutamente full-length, entreremo in sala di registrazione ad aprile, quindi continuate a seguirci!!!

Cosa state facendo in questo momento e quali sono i programmi per i prossimi mesi?

Ora stiamo componendo e perfezionando i pezzi per le registrazioni di aprile, in più stiamo ampliando tutto il nostro concept per renderlo più godibile a chi vorrà inoltrarsi nell’ascolto del nostro primo full-length.

Sono felice di aver dato spazio a una nuova interessante realtà italiana, vi lascio lo spazio per concludere l’intervista, fatene buon uso! J

Intanto ti ringraziamo del supporto e dello spazio dedicatoci, continuate a seguirci e ricordate sempre ELFO INFAME PER TE SOLO LAME!!!

Intervista: Dyrnwyn

La prima intervista ai Dyrnwyn risale a un anno e mezzo fa, in occasione del Romaobscura II con Primordial headliner. In quell’occasione intervistai anche i toscani Wolfingar, due belle chiacchierate nate per caso e anche per questo molto interessanti. La tecnologia, però, mi abbandonò poco tempo più tardi, perdendo in questo modo i file audio delle interviste. Per i Wolfingar non ho potuto recuperare poiché la band si è sciolta, ma dai romani Dyrnwyn mi sono fatto perdonare con una lunga chiacchierata pomeridiana in quel di San Lorenzo, novanta minuti che potete leggere qui sotto. Tra patatine e soft drink, la sezione ritmica (Ivan Coppola alla batteria e Ivan Cenerini al basso) ha risposto con sincerità e simpatia alle mie domande. 

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Iniziamo parlando della storia del gruppo e ditemi qualcosa sul nome…

Ivan Coppola: Partiamo dalla pronuncia, visto che tutti dicono i “Dirnuin”, “Darwin”, “Dauinin” e “grazie a quelli che hanno suonato prima e i Korrigans!” (risate generali, nda). Si pronuncia “Durnuin”. Per il nome abbiamo fatto un sondaggio, a un certo punto – quando ancora non sapevamo bene la direzione da prendere – erano usciti nomi in inglese, in italiano no perché non ci convincevano, poi lui (l’altro Ivan, nda) ha tirato fuori Dyrnwyn che in gaelico è il nome della spada Excalibur.

Ivan Cenerini: Uno dei tredici tesori di Britannia che si pensa sia Excalibur.

Ivan Coppola: Avevamo pensato di fare il primo demo sui tesori di Britannia, ma poi sono cambiate le cose, vabbè.

Ivan Cenerini: Se guardi il nuovo logo vedi la scritta Dyrnwyn con la spada incastonata nella roccia.

Ivan Coppola: E insomma il nome ci è piaciuto, ci piace il fatto che la gente s’impanica e non ricorda il nome… (altre risate, nda)

Ivan Cenerini: La scelta del nome stava diventando una cosa talmente tanto lunga che c’impediva di fate tutto… anche i live… “ragà non c’avemo il nome”… il nome ci piaceva, il richiamo al folk c’era, quindi va bene così.

La storia del gruppo?

Ivan Cenerini: L’idea è stata di noi due, suonavamo in un altro gruppo, eravamo appassionati al genere da un bel po’ di anni, a me la passione è venuta anni fa quando ascoltai per la prima volta Falkenbach, il secondo cd, ho detto “cavolo, questo genere non l’ho mai ascoltato, mi piacerebbe avere un gruppo per fare queste cose”, ma suonavo in un’altra band di tutt’altro genere, così ho detto a Ivan “perché non proviamo a fare un gruppo?”. Ci siamo presto accorti che a Roma non c’era nessuno che suonava questo genere, c’abbiamo messo un anno a trovare il primo musicista, Rick il chitarrista ritmico, da lì abbiamo iniziato in tre a fare le prime canzoni. La svolta l’abbiamo avuto quando abbiamo preso la flautista, Michela, lo strumento folk che cercavamo.

Ivan Coppola: Rick veniva dal thrash, diceva “voglio provare cose nuove” e noi gli abbiamo dato un sacco di nomi da ascoltare. Ovviamente lui si è fermato agli Ensiferum, per il resto era “questi sono troppo lunghi, troppo lenti ecc”. Poi è invecchiato, o ha sbattuto la testa e siamo riusciti a fare la prima canzone, ma senza flauto stava prendendo una piega Amon Amarth e non lo volevamo perché era una cosa trita e ritrita…

Ivan Cenerini: Nel 2015 non puoi fare musica innovativa, ma volevamo dare un’impronta nostra senza copiare troppo gli altri gruppi.

Ivan Coppola: Folk senza cadere nei cliché, che comunque ci stanno, ma non abusarne fino al punto che l’ascoltare fa “oh ma questo è il riff tipo”, “oh, mi sembra il giro di”. Diciamo che l’evoluzione è stata flautista più Fabio…

Ivan Cenerini: il cantante, scrivi Thanatos sennò quando legge l’intervista dice “perché non m’avete chiamato Thanatos!”.

Ivan Coppola: “Con il mio war name, perché io sono true kult!”. Vabbè, Thanatos cantava già nei Korrigans, ma stando a Roma aveva il tempo da dedicare a un’altra band.

Ivan Cenerini: L’ultimo a entrare è stato il tastierista, che ha dato quello che serviva per riempire meglio il suono. Appena ultima la line-up abbiamo realizzato il demo.

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Come mai, a Roma, non ci sono i musicisti folk metal, o se ci sono si nascondono? Alla fine qui ci siete solo voi… nel 2010 ho recensito il demo degli Oak Roots, ma non si sa che fine abbiano fatto, e poco tempo fa è uscito un gruppetto nuovo, se non sbaglio.

Ivan Cenerini: I Blodiga Skald, ci abbiamo suonato insieme qualche tempo fa al Closer.

Perché in una città come Roma il folk metal non va? Anzi, quando suonano i Folkstone i locali sono pieni, quando suona un qualsiasi altro gruppo si arriva a cento paganti se va bene?

Ivan Coppola: Molti musicisti vogliono trovare il progetto già avviato, con una propria identità, vogliono inserirsi. Non proprio trovare la pappa fatta, ma prima di trovare Rick c’hanno chiamati in pochi. Non so se è un periodo dove la gente preferisce altri generi, forse semplicemente il musicista preferisce entrare in un contesto formato, dove tempo due-tre mesi sei sul palcoscenico.

Forse è un discorso che va bene in Lombardia dove ci sono venti gruppi, ma a Roma c’è un gruppo e devi aspettare che muore il chitarrista per entrare. Tu musicista non suoni mai?

Ivan Cenerini: La cosa strana è che Roma ha una grande storia millenaria, ma il folk metal non è proprio arrivato. Il folk metal è nel nord Italia, ci sono un sacco di gruppi tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ma se scendi un po’ non ne trovi, non solo nel Lazio. A Roma vedo un sacco di annunci di gruppi che fanno doom, death e black, qualcuno prova a fare thrash, altro no. Quando io cercavo sugli annunci trovavo sempre “chitarrista cerca gruppo death”, nessuno che parlava di folk metal.

E tutte quelle persone che vanno a vedere i concerti?

Ivan Cenerini: Vanno vedere i Folkstone perché li conoscono tutti, ma quando hanno suonato i Windir, che sono un gruppo storico, in quanti eravamo, ottanta? Una spiegazione logica non c’è, si possono fare solo supposizioni. Roma ha una storia bellissima, la gente c’è, possibile che non ci sono venti persone che suonano folk?

Ivan Coppola: C’è molta gente che gli piace fare folk, ma non metal. Oppure c’è bisogno che qualcuno inizi a dire “a Roma c’è il folk metal. Roma c’è”.

Ivan Cenerini: Al nord ci sono molti eventi, già solo col Fosch Fest, il Malpaga, tante serate che organizzano i gruppi stessi.

Ivan Coppola: La vicinanza dei gruppi è importante, ci si organizza tra di loro.

Come sapete, un anno fa ho provato a organizzare qualcosa qui a Roma, ma non è facile perché gruppi non ce ne sono, quelli di fuori vogliono giustamente dei soldi, poi il pubblico non c’è e se non c’è il pubblico non c’è l’incasso e gli eventi non si organizzano più in futuro. Un cane che si morde la coda.

Ivan Coppola: É più facile per noi spostarci verso il nord che la gente del nord scenda a Roma.

Ivan Cenerini: A Roma c’è bisogno del nome.

Ivan Coppola: La risposta te l’aggiusti tu! La risposta è “vaffanculo Mister Folk”! (risate, nda)

Scrivo che avete blaterato venti minuti senza saper dare una risposta sensata, piove…

Ivan Coppola: La risposta è “vaffanculo Mister Folk”! (risate, nda)

Ivan Cenerini: Cambia domanda!

Ivan Coppola: Per me è la cipolla.

Sono passati più di due anni dal demo Fatherland: ascoltandolo ora, cosa provate? Di solito a una domanda del genere la risposta è sempre “nostalgia”.

Ivan Cenerini: No, no!

Ivan Coppola: Da batterista ti dico che quando sono uscite le recensioni, tra quelle meno benevole, ce n’era una che diceva “il batterista amorfo”… fuck you! (risate, nda). Magari non considerando che il batterista ha molta voce in capitolo nella composizione, perché a noi piace comporre le canzoni tutti insieme… magari c’era un pezzo bloccato che riusciva ad andare avanti con un’idea del batterista o della flautista. Le cose ora sono molto cambiate, ma all’epoca erano parti di batteria molto semplici, il che non vuol dire che fanno schifo. Quando ho fatto il demo ho dato il mio 110%, ma anche 200%, e ho pensato alla batteria funzionale al folk… non sono il tipo che ama fare mega rullate o mega blast beat – all’epoca perché non ci arrivava la tecnica – però io sono nato con un batterista jazz che mi ha insegnato che devi suonare per la musica, fare quello che la musica richiede per valorizzarla. In un genere come il folk metal, dove il batterista spesso non vede l’ora di andare a 2000 e mettere il doppio pedale, invece arriva il batterista che viene dal metal classico e magari al recensore la cosa non va giù, anche se i pezzi filano bene.

Ivan Cenerini: Il problema è che si parla di un cd fatto di fretta. Più che nostalgia io direi rimpianto, perché è un cd che sarebbe potuto venire molto meglio, ma per la fretta di farlo subito e avere “qualcosa” tra le mani… sono pezzi che a risentirli adesso ci diciamo “ma siamo davvero noi a suonare ‘sta roba?”. Poteva essere fatto tutto molto meglio.

Allora passiamo all’EP: ditemi tutto quello che potete! (Il titolo del cd, notizia recente, è Ad Memoriam, nda)

Ivan Cenerini: Dopo il demo abbiamo deciso di fare tutti i pezzi in italiano, parleranno di Roma antica e pagana, in vari episodi. Cronologicamente partono dalla nascita della città e arrivano fino a Teutoburgo, brano di chiusura dell’EP. Quattro canzoni più due composizioni strumentali.

Ivan Coppola: I quattro episodi parlano di una Roma nata giovane e divenuta guerriera e militare, fino a pagare il prezzo dell’arroganza.

Musicalmente cosa mi potete dire?

Ivan Cenerini: I brani sono più complessi rispetto a quelli del demo, come musicisti abbiamo fatto tutti quanti dei passi in avanti, in particolare i pezzi sono diversi l’uno dagli altri. Si passa dal malinconico all’allegrotto spinto con variazioni lento/veloce, qualche influenza black, un batterista meno amorfo… continuiamo ad avere la nostra impronta malinconica con inserti folk molto importanti.

Ivan Coppola: La tastiera e il flauto sono molto presenti, a differenza del demo dove erano meno d’impatto. Il nostro sforzo è quello di fare ascoltare il nostro lavoro più maturo e consapevole dove il flauto ha la stessa importanza della chitarra.

Ivan Cenerini: Ed è per questo che ci stiamo impiegando molto tempo. Magari c’è un pezzo che portiamo avanti per settimane, poi ci rendiamo conto che qualcosa non va e lo smontiamo completamente…

Quando uscirà?

Ivan Cenerini: Entro l’anno sicuramente, salvo complicazioni!

Cosa è secondo voi il folk metal?

Ivan Cenerini: Per essere precisi noi ci definiamo pagan/folk metal…

E cos’è il pagan metal? (risate, nda)

Ivan Cenerini: Il pagan metal, per me, è sinonimo di viking metal, ovvero quella specie di black metal che black non è che parla di tematiche pagane, per me il pagan metal sono i Moonsorrow, che però ci mettono il folk. I Kawir della Grecia sono pagan metal. Noi partiamo da quello… no aspetta, torniamo indietro, sennò non si finisce più. Il folk metal è il metal suonato con gli strumenti folk che parla del folklore del popolo che si vuol trattare.

Ivan Coppola: Io la vedo in maniera più romantica: sono stato al Fosch Fest e lì si respirava il folk metal, quei temi trattati, di leggende popolari… è parlare e valorizzare le proprie radici, nel mio caso dell’antica Roma. Noi abbiamo una storia che il mondo ci invidia e anche se oggi siamo derisi e presi in giro una volta eravamo un popolo importante, è bene parlare non solo dei vichinghi, di Thor e di Odino, ma anche di Marte e Giove. Il folk metal è il modo di esprimere la mia passione verso la mia terra, così come i Furor Gallico ci fanno conoscere le loro storie, così io spero di far conoscere la nostra.

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Ivan Coppola durante la registrazione di Ad Memoriam.

Cosa pensate del marketing nel folk metal e del pay to play?

Ivan Coppola: Per me il pay to play è una cazzata! Il discorso di suonare con il nome grosso per farmi pubblicità ti dico di no, al massimo suono gratis, ma a pagare…

Ivan Cenerini: Sono cose che rovinano l’ambiente live…

Ivan Coppola: Sono cose che segnano, tipo “oh, ma chi, i Drago Rosso? Hanno suonato con i Pitone Viola…” magari te lo porti appresso. Che poi se il gruppo merita il resto è fuffa. Il cd parla per te, quello che esce dalla casse. Il discorso folk metal e marketing… boh, non ho mai avuto contatti di questo genere, per me la musica è passione, non ho mai avuto un diavolo tentatore che a tavolino dice cosa si dovrebbe fare. Perché suono? Perché deve diventare il mio lavoro allora non è scendere a compromessi, ma prendere decisioni e accettare il carico di conseguenze che inevitabilmente arriva. Se si vuole restare fedeli al proprio pensiero allora è “che facciamo, mandiamo via Fabio Thanatos e mettiamo la bionda strafiga? Fottiti!”. Ad esempio, io se fossi stato nei Krampus avrei fatto un progetto parallelo cambiando nome, vista la svolta metalcore.

Ma così perdi tutto quello che hai fatto prima, il nome è fondamentale!

Ivan Coppola: Il vero fan sa! Se sei un artista che vale… quello che fa il gruppo non è il nome. I Draugr si potevano chiamare Abruzzo Pagano e spignevano, erano a rullo! Molte persone hanno fatto “ah i Selvans, ah gli Atavicus” dopo lo split dei Draugr, ma questo perché quello che conta è quello che hai composto e lasciato alla gente. Comunque nell’ambiente folk ho visto molta tranquillità e sciallezza

Ivan Cenerini: Che potrebbe essere rovinata dal marketing…

(Inizia un lungo discorso su marketing ed etichette, nda)

Ivan Coppola: Al discorso etichetta non ci abbiamo mai pensato, anche per possibili problemi con i nostri lavori, mentre rimanendo così, liberi, non abbiamo magari il supporto e la diffusione che altri gruppi hanno grazie a professionisti che sanno cosa fanno, però noi magari facciamo “regà, famo sto live? Sì, no, vabbè”, mentre magari sotto un’etichetta potrebbe essere “devi farmi il live” e noi non possiamo perché c’è il “devo studiare” ecc.

Magari questo è un discorso che può farti la Napalm Records che ti dice “c’è questo festival in Germania, vai a suonare”, altrimenti si parla di realtà piccole che organizzano poche date o mini festival con quattro-cinque gruppi.

Ivan Cenerini: Il vantaggio di collaborare con un’etichetta sta nel suonare di più rispetto all’indipendenza…

Ivan Coppola: Noi ci stiamo “sciogliendo” sul palco con questi ultimi concerti che abbiamo fatto, diamo più attenzione agli intro o alle presentazioni delle canzoni, o al coinvolgimento del pubblico. Sono cose che vengono con l’esperienza… l’etichetta la vedo come un impegno in più, ma per il momento voliamo bassi.

In pratica nel Lazio ci sono due gruppi folk, un unico cantante, la domanda è: come lo avete contattato? Veramente non ci sono cantanti per il genere in tutta la regione? Attenzione però, stimo Fabio sia sul palco che su cd (leggi QUI la recensione dei Korrigans), la mia è semplice curiosità!

Ivan Cenerini: Noi abbiamo messo un annuncio su Truemetal e Mercatino Musicale, ci ha contattato lui! Mi rispose “ho altri due progetti, canto growl e scream, mi piacerebbe fare una prova con voi”. Provò due canzoni e capimmo immediatamente che faceva per noi. Poi ha la capacità di improvvisare le linee vocali appena ascolta un pezzo. La scomodità, diciamo così, è che quando ci sono i festival spesso suoniamo sia noi che i Korrigans, e Fabio muore! (risate, nda)

Molti gruppi utilizzano melodie della musica tradizionale che poi inseriscono nei propri brani, in questo modo è facile capire se si stratta di una band scandinava piuttosto che irlandese. Scendendo in Italia la situazione è diversa, perché ci sono (quasi) sempre richiami a gruppi e melodie prese da altre zone. Come mai la nostra musica tradizionale e la storia del paese attira così poco i nuovi gruppi?

Ivan Coppola: Nell’EP noi stiamo cercando di riprodurre un’atmosfera militare e marziale, mentre nella musica romana c’è poco ritmo con l’utilizzo di arpe e cetre, con melodie adatte a balli rituali, magari posso vedere bene un pezzo così come intermezzo, ma a metterci il metal non ci ho mai pensato. A volte, invece, con il chitarrista Vidharr, per prendere in giro il resto del gruppo, ci mettiamo a suonare la tarantella, che il tupatupa pagano, come lo chiama Alen Foglia (mente del progetto Demoterion che ha pubblicato il solo EP Prometheus prima di cessare l’attività nda), nostro grande sostenitore, un po’ lo chiama, e fare un piccolo pezzo tributo allo stornello romano a me non dispiacerebbe, mentre lui già fa i versi (si riferisce all’altro Ivan, nda)

Ivan Cenerini: Il problema è che noi parliamo di Roma ai tempi antichi, mica avevano la tarantella!

In De Ferro Italico dei Draugr c’è l’organetto abruzzese che è uno strumento non presente nell’antichità, ma inserito come lo hanno fatto loro suona alla grande!

Ivan Cenerini: Non stravolge la canzone e anzi la rende migliore…

Ivan Coppola: Il terrore di molti gruppi, forse anche il nostro, è la linea che divide “figo” e “pacchiano”.

Segue una lunga discussione sull’influenza della musica popolare vista in Italia e in diversi paesi esteri…

Ivan Coppola: Spesso è che la musica popolare è ascoltata dai genitori o dai nonni, quindi l’adolescente la disprezza a prescindere… sarebbe da far ascoltare i veri stornelli romani, chiaramente non mi riferisco a “Osteria numero 7”. Se si scava nell’ascolto, sicuramente si nota qualche bella melodia mentre il cantante parla del Lungotevere, però la melodia è figa!

Ivan Cenerini: Però ti devi riallacciare a quello che canti nei testi.

Ivan Coppola: A noi piace l’aspetto marziale…

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Ivan Cenerini durante la registrazione di Ad Memoriam.

Parliamo di voi due: come vi siete avvicinati alla musica, perché avete scelto lo strumento che suonate e il disco che avete a casa ma vi vergognate a dirlo.

Ivan Cenerini: Iniziai con i Litfiba degli anni ’90 per poi passare al classico Metallica/Slayer e arrivare al black metal. Non sopportavo il pop che girava tipo 883, ero un bimbo che voleva subito musica dura. Il basso l’ho scelto perché la chitarra la suonavano tutti, la batteria faceva troppo casino e allora ho scelto il basso! Ma la devi scrivere questa cosa? (risate, nda)

Il disco che non dici di avere?

Ivan Cenerini: Troppi! Ti dico solo che ho… no mi vergogno troppo! Ho il Black Album e Reload dei Metallica.

Il Black Album è un capolavoro!

Ivan Cenerini: Io adesso mi vergogno ad averlo…

Ivan Coppola: Di Reload sta ancora cercando lo scontrino, dice che magari glielo cambiano!

Ivan Cenerini: Ho il best of dei Megadeth e qualcosa degli Slipknot, ma non conta perché me li hanno regalati.

Ivan Coppola: Si parla di terza media… “dai facciamo una band, c’è una cosa che si chiama musica!”. Per me la musica era Radio Globo quando andavo in macchina con i miei genitori e mi addormentavo sul sedile posteriore. Il posto libero era alla batteria e mi ci sono messo io. Abbiamo iniziato per scherzo ma il caso ha voluto che durante le superiori il comune di Roma lanciasse il progetto Roma Rock Roma Pop, con l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi alla musica. C’erano lezioni con maestri, stage con gente importante e alla fine uno stage presso il college di Mogol. Ho iniziato quindi a prendere lezioni di batteria anche se avrei preferito uno strumento melodico, e ogni tanto soffro perché sono un tipo creativo e quando c’ho un’idea posso fare solo tupatupa!

Ivan Cenerini: Anche io ho lo stesso problema: bumbumbum!

Ivan Coppola: Con i ragazzi del laboratorio avevamo fatto un gruppo e ci mandavano in giro a fare concerti anche importanti: ho suonato a Piazza Venezia il giorno della liberazione, all’Auditorium. Facevamo pezzi nostri (del cazzo) pop/rock, mentre con un amico mio, a casa, facevamo punk tipo NOFX e Offspring. L’aneddoto che mi piace raccontare è che una volta stavamo suonando a una scuola e a fine concerto ci è stato detto che i bambini ci avrebbero fatto delle domande. Una bambina si è alzata e m’ha chiesto “perché suoni la batteria se prima hai detto che avresti voluto imparare la tastiera?” e io le ho risposto che “l’amore vero non è quello desiderato ma quello scoperto”.

Ivan Cenerini: Ohoh! Questa frase la devi mettere nell’intervista!

Me la tatuo sul braccio!

Ivan Coppola: Se non suono la batteria vado in crisi d’astinenza, con i ragazzi del gruppo mi trovo alla grande e le idee con i Dyrnwyn riesco a farle diventare musica. La batteria è facile da approcciare, ma continuando lo studio capisci che non è importante quello che suoni ma è importante come lo suoni.

Ivan Cenerini: Lui è un poeta!

Ora mi sento una persona migliore! Si divaga tanto, ma non hai detto il disco peggiore che hai…

Ivan Coppola: The Marshall Mathers LP di Eminem. All’epoca mi piaceva, ero ragazzetto.

Abbiamo registrato un’ora e mezzo d’intervista…

Ivan Coppola: Se te perdi pure questa te menamo!

Dyrnwyn – Fatherland

Dyrnwyn – Fatherland

2013 – demo – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Thanatos: voce – Rick Deckard: chitarra ritmica – Vidarr Aesir: chitarra solista – Ivan Cenerini: basso – Ivan Coppola: batteria – Michela Luciani: flauto traverso – Michelangelo Iacovella: tastiera, ghironda, arpa celtica, mandolino

Tracklist: 1. Dyrnwyn 2. Battle Prayer – 3. Fatherland – 4. Whispering Wood

dyrnwyn-fatherland

I Dyrnwyn sono una giovane realtà romana: nati nel settembre 2012 per volontà del drummer Ivan Coppola e del bassista Ivan Cenerini, sono riusciti in poco tempo a trovare la stabilità di line-up che li ha portati a incidere, nel dicembre 2013 – stesso mese di pubblicazione – il demo Fatherland, quattro tracce debitore nei confronti dell’extreme folk metal di Ensiferum, Suidakra e Northern, band spagnola spesso ingiustamente sottovalutata e autrice del buon full length del 2010 self titled.

Al di là della qualità musicale, comunque degna di nota, la prospettiva di avere una scena, per quanto piccola e instabile, di gruppi folk metal (e affini) tra Roma e il Lazio, è la prima buona notizia. Il ritorno degli Oak Roots, il disco in uscita dei Korrigans, l’EP degli Hagalaz e il primo lavoro dei capitoli Dyrnwyn (più un’altra piccola sorpresa in attesa di conferma) sono il nucleo di base dal quale iniziare per rafforzare le radici di una scena che in realtà non è mai esistita, salvo poi ritrovarsi in 400 al concerto dei Folkstone, quattro volte tanto, giusto per fare un paragone con una band storica, rispetto agli ultimi due concerti capitolini dei Rotting Christ.

Le quattro tracce presenti in Fatherland sono un mix esplosivo di influenze varie e personalità, dove i riff si stagliano contro l’ascoltatore e le linee vocali squarciano la pelle. I venti minuti del demo iniziano con il lungo arpeggio acustico che porta allo stacco di Dyrnwyn, canzone che mette immediatamente in risalto la voce cruda e tagliente di Thanatos, oltre a semplici ed efficaci riff di chitarra e una parte folkloristica più che discreta. La seconda traccia è Battle Prayer, maggiormente cadenzata rispetto l’opener e con il flauto di Michela Luciani in bella vista; anche in questo caso le linee vocali sono accattivanti il giusto e il songwriting di qualità. La titletrack è, con oltre sei minuti e mezzo di durata, la più lunga de demo: un mid tempo roccioso con spruzzate di tastiera e strumenti folk che guidano gli stacchi e le melodie principali, ben sorretti dalla granitica sezione ritmica e dalla voce di Thanatos (singer anche dei Korrigans), evocativa come non mai. Il brano viene trainato alla conclusione da una parte strumentale particolarmente epica, con il seguente – e conclusivo pezzo Whispering Wood che parte sparato tra doppia cassa e una certa aggressività (mai esagerata o fine a se stessa) che i Dyrnwyn sanno ben controllare. La voce varia tra growl e scream, la sezione centrale della composizione è prevalentemente strumentale (sempre ottimi gli inserti folk) e ben collegata con strofe e i potenti stacchi, per poi riprendere la marcia verso il finale di canzone.

Non sono presenti veri difetti, e anche la produzione non è male. Sicuramente migliorabile con più tempo a disposizione e maggiore esperienza, ma comunque “giusta” per questo tipo di release: in fondo si tratta del primo demo, e sicuramente il combo romano saprà migliorare anche questo aspetto con il prossimo lavoro.

Il demo Fatherland risulta essere sicuramente un buon inizio. I Dyrnwyn sono giovani e devono ancora percorrere molta strada per affermarsi a livello nazionale, ma la via intrapresa è decisamente quella giusta: parlare della propria terra, tanto più se ricca di storia e sangue, in un contesto musicale di qualità, è il modo migliore per conquistare il cuore degli ascoltatori.

Novità Tricolori III

Terzo mini articolo relativo alle novità della scena tricolore. Gioia e dolore: un paio di addii inaspettati, alcuni gustose novità e, come sempre, buona musica!

Il 22 dicembre i Draugr hanno tenuto il loro ultimo show prima di sciogliersi. La band è stata attiva per undici anni e ha pubblicato due dischi: Nocturnal Pagan Supremacy del 2006 e De Ferro Italico del 2011.

Dalle ceneri dei Draugr sono nati gli Atavicus, band che vede Lupus Nemesis (voce, chitarra, programming) e Triumphator (chitarra, basso, backing vocals) proseguire e sviluppare ulteriormente il discorso iniziato con il precedente gruppo. Si autodefiniscono “Italic Pagan Heavy Metal” e nella loro musica avrà molta importanza la componente epica, non resta che aspettare il disco!

Atavicus

Purtroppo anche gli Auriga hanno deciso di sciogliersi. La giovane band della Tuscia aveva da poco pubblicato l’interessante demo Prologo Mundi.

I Kalevala hms stanno registrando un live in studio che uscirà nei primi mesi del 2014. Ci saranno alcuni brani “classici” tratti dai primi dischi e nuove cover “alla loro maniera”.

I Krampus hanno pubblicato da poche settimane il videoclip delle canzone Paralysis e, come da inizio carriera accade loro, dividono l’audience: voi cosa ne pensate?

A sorpresa tornano i promettenti romani Oak Roots, da circa tre anni fermi dopo la realizzazione dell’ottimo The Branch Of Fate. Questa di seguito è un’anteprima caricata sulla loro pagina facebook tratta dal prossimo lavoro in studio:

Oak Roots – Break The Chains

Un’altra band di Roma cerca di farsi spazio nell’affollata scena folk metal italiana: si tratta dei Dyrnwyn, formazione attiva da settembre 2012 e che ha pubblicato il 17 dicembre di quest’anno il demo Fatherland.

I piemontesi Gotland hanno reso pubblica la bella copertina – opera di Jean-Pascal Fournier – del disco Gloria Et Morte, in uscita ad inizio 2014 (una canzone la trovate nella compilation di Mister Folk). Di seguito la tracklist: I – Proelium Aeternus – Intro, II – Courage to Die, III – A New Reign, IV – Adrianopoli, V – Guta Saga, VI – Gloria et Morte, VII – Heroic Eternity, VIII – Slaves ov the Empire, IX – Tenebræ in Urbe, X – From Ashes to a New Era – Outro, XI – The Spiritlord (Windir cover)

Gotland

Cd in arrivo anche per i laziali Korrigans, al debutto su lunga distanza. Il disco, dal titolo Ferocior Ad Rebellandum, uscirà nei primi mesi del 2014 e conterrà la seguente tracklist: 1. Proemio, 2. Latium Vetus, 3. Il Baluardo, 4. Iter Bellicum I, 5. Iter Bellicum II, 6. Corbium Capta Est, 7. Bacchanalia, 8. Ferocior Ad Rebellandum, 9. L’Animo Degli Eroi. Questo di seguito è un brano tratta dal lavoro Korrigans del 2012.

Il 4 novembre la casa editrice Crac Edizioni ha pubblicato il mio libro Folk Metal. Dalle origini al Ragnarök. Per tutte le informazioni sulle 446 pagine del volume, novità, recensioni, anteprime da scaricare, video e presentazioni future vi rimando al sito ufficiale folkmetalbook.wordpress.com oppure sulla pagina facebook.

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