Dyrnwyn – Sic Transit Gloria Mundi

Dyrnwyn – Sic Transit Gloria Mundi

2018 – full-length – SoundAge Productions

VOTO: 8,5 – recensore: Mr. Folk

Il percorso effettuato dai Dyrnwyn è quello che ogni gruppo dovrebbe fare: si parte con un demo, si arriva all’EP e poi, solo se ci si sente realmente pronti, si registra il full-length di debutto. Al giorno d’oggi, invece, è sempre più frequente arrivare al primo disco senza aver inciso qualcosa prima, e il risultato è quasi sempre lo stesso: buone idee, sviluppate male. Senza fretta e senza ansia, i romani Dyrnwyn hanno fatto un percorso di crescita a suon di prove, concerti e pubblicazioni minori per arrivare, infine, a Sic Transit Gloria Mundi, cd che mostra tutte le qualità dei capitolini in quarantasette minuti privi di cali qualitativi: ascoltare un disco privo di fastidiosi filler, vale anche per i gruppi già affermati, non è cosa di tutti i giorni.

Sic Transit Gloria Mundi arriva a tre anni dall’EP Ad Memoriam e molte cose sono cambiate, a iniziare dalla line-up: Thierry Vaccher alla voce, Alberto Marinucci alla chitarra e Jenifer Clementi al flauto traverso sono i nuovi guerrieri della macchina da guerra Dyrnwyn e svolgono in maniera pregevole il proprio lavoro. In particolare a sorprendere in positivo è il nuovo frontman, perfetto per le sonorità epic folk/pagan metal del gruppo, incisivo nel cantato, sufficientemente comprensibile anche quando la sua voce si fa rabbiosa ed espressivo quando ce n’è bisogno. Sinceramente, ascoltando Sic Transit Gloria Mundi si ha l’impressione di ascoltare un gruppo diverso da quello che ha inciso Fatherland, il demo del 2013, tante sono le differenze tra i due dischi. Giusto così, i musicisti hanno lavorato sodo, smussato gli angoli che rendevano le canzoni a volte poco scorrevoli, messo da parte le influenze degli altri gruppi e sviluppato una via personale, massiccia e a volte un po’ coatta (i cori di …Para Bellum) che comunque, viste le piccole dosi, non sta male.

Alcuni degli avvenimenti più importanti della storia dell’antica Roma sono raccontati, tra italiano e latino, senza giri di parole, con la musica che segue le vicende narrate con brutalità nei momenti più aspri e con solennità in quelli più eroici. L’iniziale title-track è una dichiarazione di guerra: furia cieca e momenti folkeggianti si alternano saggiamente, lasciando l’ago della bilancia a metà tra irruenza e melodia. Il ritmo cala in Cerus, le chitarre graffiano a ripetizione e le orchestrazioni saturano l’aria mentre il flauto delizia l’ascoltatore con note delicate. L’inizio di Parati Ad Impetvm è cupo e doomish, ma poco dopo il tempo aumenta e prende un buon brio impreziosito dal flauto (mai invadente, ma anzi sempre efficace quando interviene) e la musica si trasforma in quella che ormai è riconoscibile come la “classica” sonorità dei Dyrnwyn. Si Vis Pacem… è un intermezzo strumentale dal sapore epico che porta a …Para Bellum che, come preannuncia il titolo, ha un’attitudine bellicosa. Questo è il brano che più si avvicina ai vecchi lavori del gruppo, ma è comunque lampante la maturazione dei musicisti romani: riff di chitarra, ritmiche e struttura sono nuovi per la band. L’Addio Del Primo Re ha un tono drammatico sorretto dal drumming potente di Ivan Coppola, ma i rallentamenti, le orchestrazioni e gli interventi del flauto danno varietà alla canzone. Su coordinate simili si muove Il Sangue Dei Vinti, brano intenso reso tragico dai rumori della battaglia: prima e dopo bordate pagan/folk che sembrano proseguire con la feroce Feralia, dall’inizio marziale ma che muta inaspettatamente con l’ingresso della fisarmonica; il ritmo cala e si fa cadenzato, in un alternarsi di cambi tempo buoni per rendere dinamico il pezzo. Il finale è affidato a un pezzo di storia: Assedio Di Veio CCCXCVI racconta gli eventi che hanno portato Roma infine a dominare sull’Etruria, con un passaggio dello storico Tito Livio riportato anche all’interno del testo:

Già i Giochi e le Ferie Latine erano stati rinnovati
già l’acqua del lago Albano era stata dispersa per i campi
già il destino incombeva su Veio.

(originale: “Iam Ludi Latinaeque instaurata erant, iam ex lacu Albano acqua emissa in agros, Veiosque fata adpetebant”)

A completare un disco ineccepibile dal punto di vista musicale, va menzionato l’ottimo lavoro di Alessio Cattaneo e Riccardo Studer (tastierista degli Stormlord con esperienza in studio con Ade ed Evenoire) presso il Time Collapse Recording Studio. Il suono del cd è potente e ben calibrato tra il pulito senza risultare finto o plasticoso e il massiccio per dare maggior impatto agli strumenti. L’artwork a cura di Gianmarco Colalongo (storica voce dei Draugr) riprende il tema dei testi con un inatteso quanto piacevole verde come colore dominante.

I Dyrnwyn sono maturati e hanno trovato una via personale, con l’ombra dei Draugr che rimane più nell’approccio che nella musica. D’altra parte chiunque oggi voglia coniugare metal estremo e storia italica deve ringraziare la band autrice del capolavoro De Ferro Italico, cd che ha cambiato la concezione di folk/pagan metal in Italia. Essere accostati alla band abruzzese è un onore.

Sic Transit Gloria Mundi è un signor disco, che non teme la concorrenza estera (non a caso un’etichetta come la SoundAge Productions li ha messi sotto contratto) e gode finalmente di una line-up coesa che marcia in una sola direzione: la vittoria!

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Mister Folk Festival 2018 a Roma!

MISTER FOLK FESTIVAL 2018
Skyforger + Heidra + Atavicus + Under Siege
sabato 10 marzo, h. 20:00
Traffic Club, Roma

Dopo la prima edizione dello scorso anno con quattro formazioni italiane di assoluta qualità come Selvans, Vinterblot, Dyrnwyn e Blodiga Skald, torna, con l’aiuto di No Sun Music, il Mister Folk Festival in quel del Traffic Club di Roma.

La data scelta è sabato 10 marzo, sul palco del locale capitolino si esibiranno Skyforger, Heidra, Atavicus e Under Siege.

Gli headliner Skyforger sono uno dei gruppi più importanti della scena folk/pagan: attivi dal 1995, hanno pubblicato sei full-length di assoluto valore, fortemente legati alla storia della propria terra, la Lettonia, e di indiscussa qualità. Per la band guidata dal cantante/chitarrista Pēteris “Peter” Kvetkovskis è la prima volta a Roma e il loro sarà uno show intenso e coinvolgente come pochi.

Anche i danesi Heidra suoneranno per la prima volta nella capitale: il loro extreme folk metal sembra fatto per essere proposto dal vivo, dimensione che vede Morten Bryld e soci particolarmente a proprio agio. In carriera hanno realizzato un paio di demo, un EP e un full-length, mentre è di prossima pubblicazione il nuovo lavoro registrato, indovinate un po’, a Roma.

Gli Atavicus sono una di quelle band che vorresti sempre vedere suonare in un festival: cazzuti e caciaroni il giusto, hanno l’attitudine adatta per lo show, ma soprattutto hanno delle canzoni che funzionano alla grande. La discografia degli ex Draugr Lupus Nemesis e Triumphator conta solamente un EP e un singolo, ma sul palco del Traffic non è detto che non ci possano sorprendere con qualche inedito…

Ad aprire la serata ci penseranno gli Under Siege, freschi autori di un buonissimo full-length di debutto in grado di ridimensionare lavori di band ben più blasonate. Il loro death/folk metal arricchito dalla cornamusa del cantante Paolo Giuliani conquisterà il cuore di tutti i presenti.

I dettagli della serata (orari, costi ecc.) saranno annunciati a breve, quindi tenete d’occhio l’evento Facebook per tutte le notizie, e chissà se non ci possa essere anche una sorpresa! Vi aspettiamo all’evento folk metal della capitale!

Le recensioni e le interviste delle band presenti nell’archivio del sito:

Skyforger – Senprūsija Live (dvd)
Skyforger – Kurbads
Heidra – Awaiting Down
Atavicus – Ad Maiora (EP)

Atavicus – L’Ardire Degli Avi (singolo)
Under Siege – Under Siege
Intervista: Heidra
Intervista: Atavicus 

Live Report: Furor Gallico a Roma

FUROR GALLICO + BLODIGA SKALD + CALICO JACK + ULFHEDNAR

6 ottobre, Traffic Live Club, Roma

Grande serata di folk metal al Traffic di Roma in occasione del release party di Ruhn, primo full-length dei Blodiga Skald uscito per la SoundAge Productions. E proprio di un party si è trattato: una festa a 360 gradi con numerosi stand di oggettistica, mangiafuoco, combattenti fantasy, una lotteria a premi (cd e maglie dei gruppi partecipanti) e, soprattutto, tanta buona musica. Insieme agli orchi capitolini, difatti, hanno suonato Furor Gallico in qualità di headliner, Calico Jack e Ulfhednar.

Proprio agli Ulfhednar tocca aprire la serata e la notizia positiva è che davanti al palco erano già presenti una gran quantità di persone, mentre di solito, per chi suona per primo, va di lusso se ci sono venti persone sotto al palco. La musica del gruppo è un black metal con forti influenze doom e proprio quest’ultime fanno la differenza in positivo: rallentamenti inaspettati e accordi pieni spezzano la violenza tipica del black, riuscendo quindi a far appassionare al concerto anche chi non mastica sonorità tanto estreme. Ciliegina sulla torta la micidiale Furore Pagano dei grandi Draugr, per la gioia della platea.

Scaletta Ulfhednar: 1. Mortaliter – 2. Fredda Pietra – 3. In Nomine Cuius – 4. Rulers Od Darkness – 5. Alea – 6. Furore Pagano (Draugr cover) – 7. Addicted To Tragedy

Si cambia completamente registro con i milanesi Calico Jack, band pirate metal come facilmente intuibile dal nome. I vestiti di scena e le trovate del bravo cantante Giò (tipo far salire sul palco la fotografa ufficiale del Traffic e ballarci insieme) sono in sintonia con la musica spesso goliardica ma non per questo banale, anzi: tolto l’aspetto visivo rimane un ottimo heavy metal roccioso con graziosi passaggi strumentali (benissimo il violino di Dave) e belle idee che, pur rimanendo all’interno di un genere come il pirate, suonano fresche e intelligenti. Dopo anni di silenzio sembra arrivato, finalmente, il momento del full-length per la ciurma di John Rackham (in arte Calico Jack): nel frattempo ci si può rinfrescare la memoria con Black Sails e i libri di Björn Larsson e Arthur Conan Doyle.

Scaletta Calico Jack: 1. Devil May Care – The Secret Of Cape Cod – 3. Sharkbite Johnny – 4. Death Beneath The Wave – 5. Caraibica – 6. Straits Of Chaos – 7. Where Hath Th’ Rum Gone?

I padroni di casa Blodiga Skald salgono sul palco con il boato del pubblico, presto intento a pogare e fare headbanging (e un gustoso wall of death) sulle note di Epica Vendemmia e Panapirr, ma è la cover di Madonna La Isla Bonita (mai eseguita live e suonata dopo un sondaggio su Facebook) a strappare veramente tanti applausi anche grazie alle scenette che avvengono sul palco. In particolare c’è da dire che il cantante Axuruk è un vero e proprio showman, interagisce tantissimo col pubblico e il resto della band suona con precisione e un tocco di spettacolarità che non fa mai male. La scaletta prosegue fino a giungere alla conclusiva Too Drunk To Sing!, pezzo che chiude il concerto tanto energico quanto divertente e accattivante. Il folk metal è bello perché anche il lato più scanzonato è comunque preso seriamente e gli orchi capitolini sono maestri in questo. Non poteva esserci release party meglio riuscito.

Scaletta Blodiga Skald: 1. Epica Vendemmia – 2. Ruhn – 3. Blood & Feast – 4. La Isla Bonita (Madonna cover) – 5. Laughing With The Sands – 6 – Sadness – 7. Panapirr – 8. Too Drunk To Sing!

Ogni volta che i Furor Gallico mettono piede a Roma ne esce un gran concerto con un numero di pubblico sempre crescente. Anche questa volta è andata così, con le prime file del Traffic pittate di blu in omaggio alla band lombarda che sul palco non risparmia energie e sudore. La scaletta è stranamente divisa in due: la prima parte interamente dedicata al debutto Furor Gallico, la seconda a Songs From The Earth; l’encore, invece, è tutto per al primo cd. Si nota subito la presenza della brava Laura Brancorsini al violino dopo qualche anno lontana dalla band (al momento, però, non si sa se tornerà in pianta stabile nella line-up), i Furor Gallico macinano folk metal che è una meraviglia e pezzi da novanta come Cathubodva e The Gods Have Returned fanno sempre la differenza. Anche con la formazione brianzola c’è spazio per un wall of death (La Notte Dei Cento Fuochi), ma non mancano momenti più delicati come Diluvio, brano che anche dal vivo si conferma ottimo. Davide “Cica” scherza e ringrazia a più riprese il caldo pubblico prima di lasciare il palco sulle note del classico La Caccia Morta, da sempre canzone simbolo della band. Alla fine, giustamente, sono solo applausi e sorrisi.

Scaletta Furor Gallico: 1. Venti Di Imbolc – 2. Cathubodva – 3. Ancient Rites – 4. The Gods Have Returned – 5. Curmisagios – 6. Diluvio – 7. To The End – 8. Wild Jig Of Beltaine – 9. La Notte Dei Cento Fuochi – 10. Eremita – 11. Drum Solo – 12. The Song Of The Earth – 13. Medhelan/The Glorious Dawn – 14. Banshee – 15. La Caccia Morta

Dopo i concerti c’è spazio per chiacchiere, foto e l’attesa estrazione di cd e maglie per un buon numero di vincitori. I Blodiga Skald hanno pensato veramente a tutto e la serata in onore di Ruhn è riuscita alla grande: non avevo mai assistito a un release party tanto coinvolgente quanto apprezzato dal numeroso pubblico. Non c’è da sperare, quindi, in un nuovo disco degli orchi romani per poter partecipare al prossimo – divertente – release party.

I VIDEO DELLA SERATA:

Live Report: Wintersun a Roma

WINTERSUN + WHISPERED + BLACK THERAPY + TIME FOR VOLTURES

2 ottobre 2017, Traffic Live Club, Roma

Uno dei concerti più attesi dell’intera stagione musicale era sicuramente il ritorno in Italia dei Wintersun dopo la pubblicazione di The Forest Seasons, terzo lavoro della band di Jari Mäenpää. Il gruppo finlandese si presenta a Roma dopo aver entusiasmato la platea bolognese il giorno prima, e a conti fatti conferma l’alto livello della prestazione con un set abbastanza lungo quanto intenso.

Ad aprire la serata troviamo i Time For Voltures. C’è da dire che la band di Porto Sant’Elpidio è completamente fuori contesto in un concerto del genere, il loro new metal stona in una serata dedicata al death melodico, ma è giusto riconoscere ai ragazzi sul palco di avercela messa tutta con litri di sudore e impegno al massimo, tirando fuori anche dei momenti graditi alla platea dall’età piuttosto bassa. A fine esibizione i pochi spettatori applaudono i musicisti marchigiani, i quali lasciano spazio ai Black Therapy, band romana che nel 2016 ha pubblicato il secondo cd In The Embrace Of Sorrow, I Smile per Apostacy Records (This Ending, Obscurity ecc.). Il pubblico si fa più caldo e le prime file sono tutte lì appositamente per loro; la band ricambia suonando mezz’ora in maniera compatta e precisa, chiudendo con la cover – chiaramente ri-arrangiata – di Mad World, originariamente scritta dai Tears For Fears e riportata alla luce da Gary Jules e utilizzata nel film cult Donnie Darko.

Le casse del Traffic risuonano grandi gruppi (Carcass, Alice Cooper, Motley Crue ecc.) durante il cambio palco ed è sulle note degli Alestorm che i finlandesi Whispered entrano in scena: death metal (molto) melodico e influenze folk giapponesi sono una cosa assai rara da ascoltare e, oltre alla buona prova dei musicisti, a rubare l’attenzione è il look simil samurai e il trucco molto curato. Quattro brani su sette sono presi dall’ultima prova in studio Metsutan – Songs Of The Void, tra le quali spiccano il singolo Strike e la conclusiva Bloodred Shores Of Enoshima, canzoni che piacciono al pubblico che ricambia con affetto e corna al cielo le simpatiche pose e smorfie abbathiane del cantante/chitarrista Jouni Valjakka.

Scaletta Whispered: 1. Strike! – 2. Exile Of The Floating World – 3. Kansei – 4. Sakura Omen – 5. Lady Of The Wind – 6. Hold The Sword – 7. Bloodred Shores Of Enoshima

La temperatura si fa calda quando gli headliner della serata salgono sul palco: già dalle prime note dei Wintersun il pubblico, finalmente arrivato a un numero accettabile ma drasticamente inferiore rispetto alla data bolognese, si fa sentire sul serio, incitando i musicisti e lasciandosi andare diverse volte a del buon pogo nei momenti più tirati. L’apertura è affidata ad Awaken From The Dark Slumber (Spring), la canzone più debole di The Forest Seasons ma che dal vivo rende meglio che su disco. La feroce accoppiata Winter Madness/Beyond The Dark Sun riporta al memorabile esordio del 2004: c’è una grande differenza di songwriting tra il disco Wintersun e Time/The Forest Seasons, in particolare negli ultimi lavori mancano dei “veri” riff di chitarra e si è fatto spazio a orchestrazioni e un lavoro più di squadra. Jari Mäenpää senza chitarra è difficile da vedere, ma la sua interpretazione vocale ne ha guadagnato non poco, anche se alcune movenze sono ancora un po’ goffe, ma nulla a che vedere con l’orso Hansi Kürsch, ricordo di un concerto milanese dei Blind Guardian A.D. 1998. Il concerto prosegue senza intoppi e le canzoni proposte sono suonate in maniera chirurgica. A tal proposito non si può che rimanere affascinati e stupiti dalla feroce Eternal Darkness (Autumn), durante la quale il batterista Rolf Pilve da sfoggio di una tecnica e una preparazione fisica fuori dal comune. L’ultimo brano in scaletta è Time, dodici minuti di grande musica, il modo migliore di chiudere il bel concerto dei Wintersun.

A fine serata fa piacere aver incontrato molti over 30 e 40 tra la platea con maglie di Ensiferum, Enslaved e Finntroll, ma anche persone più grandi di età divertite tanto quanto i ragazzini a ridosso delle transenne. Alla fine, nonostante le critiche, il crowdfunding e le insopportabili scuse su computer rotti che fanno ritardare l’uscita dei dischi, i Wintersun hanno saputo portarsi appresso i fan che nel 2004 acclamarono il debutto e aggiungendo a loro un buon numero di nuove leve, una missione sulla carta per nulla facile. Soprattutto, è stato bello vedere un buon pacchetto di band come quello di stasera a Roma, città spesso trascurata da tour di questo tipo.

Scaletta Wintersun: 1. Awaken From The Dark Slumber (Spring) – 2. Winter Madness – 3. Beyond The Dark Sun – 4. Death And The Healing – 5. Sons Of The Winter And Stars – 6. Loneliness (Winter) – 7. Starchild – 8. Eternal Darkness (Autumn) – 9. Time

I VIDEO DELLA SERATA:

Blodiga Skald – Ruhn

Blodiga Skald – Ruhn

2017 – full-length – SoundAge Productions

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Axuruk “Jejune”: voce – Ghash “Barbarian Know-All”: chitarra – Rukreb “The Noble One”: basso – Vargan “Shepherd Tamburine”: batteria – Maerkys “Handless”: violino – Tuyla “The Glorious One”: fisarmonica, tastiera

Tracklist: 1. L’epica Vendemmia – 2. Ruhn – 3. No Grunder No Cry – 4. I Don’t Understand – 5. Sadness – 6. Follia – 7. Blood & Feast – 8. Laughing With The Sands – 9. Panapiir – 10. Too Drunk To Sing

Tefaccioseccomerda, EP del 2015, aveva fatto circolare il nome dei Blodiga Skald all’interno della scena, oltre per l’approccio orchesco, per il titolo del disco. Due anni più tardi la band di Roma torna con il full-length di debutto Ruhn, e lo fa dopo la prestigiosa firma con la russa Soundage Productions, label che ha fatto esordire e portato al successo gli Arkona con i primi quattro album e pubblicato, tra gli altri, nomi di culto come Pagan Reign, Alkonost, Arafel, Svartby ed Equinox (Lux Borealis). Ruhn è la naturale evoluzione di Tefaccioseccomerda, migliorando gli aspetti già positivi e curando maggiormente quelli che vedeva i musicisti capitolini in difficoltà. Ascoltando il disco si capisce immediatamente la maturazione e l’evoluzione degli strumentisti, ora affiatati e compatti. Anzi, a tratti sembra quasi un’altra band data l’eleganza di alcune soluzioni e lo sviluppo inaspettato di alcune composizioni. Orchi sì, ma con il cervello.

I quarantatré minuti del disco vedono tutti i musicisti alternarsi per “il momento di gloria”, in particolare è la violinista Maerkys a prendere spesso in mano la situazione, e lo fa con grazia e gusto. Ma stiamo comunque parlando di un disco nel quale gli orchi sono i padroni incontrastati, e i momenti orcheschi non mancano di certo. In questo contesto spicca la voce e la personalità di Axuruk, cantante sui generis e perfetto per il sound dei Blodiga Skald. L’improbabile titolo L’Epica Vendemmia apre Ruhn tra rumori e versi vari prima del più classico folk metal che fa sempre felici tutti gli appassionati di questo genere. Chitarre in levare e melodie accattivanti portano l’ascoltatore alla title-track, una grande composizione ricca di influenze e comunque 100% Blodiga Skald. Le mazzate che si trovano al minuto 3:00 non sono facili da ascoltare in un disco folk metal senza che questo ne esca snaturato, invece gli orchi romani riescono a mescolare vari tipi di riff e tempi tirando fuori una canzone di alta qualità che però non abbandona mai le sfumature più soavi e “romantiche” date in particolare dal violino. La terza traccia No Grunder No Cry è presente anche in Tefaccioseccomerda, qui riproposta cin una nuova versione, sicuramente più potente e coinvolgente anche grazie all’affiatata line-up. I Don’t Understand è un altro pezzo da novanta che sorprende per i numerosi cambi d’umore, ma che conferma la bontà della proposta dei Blodiga Skald, abili nei momenti più caciaroni quanto in quelli più ragionati e melodici. L’iniziale approccio power metal di Sadness è una piacevole novità, canzone che si distingue per gli ottimi riff di chitarra e per i granitici tempi smussati delle note di tastiera e violino. Follia viaggia su un mid-tempo dalle ricche orchestrazioni, dal sapore mediamente malinconico che ben contrasta con l’andazzo generale di Ruhn. Dopo un pezzo nella media come Blood And Feast, l’asticella si alza con Laughing With The Sands: il sound è quello ormai classico dei Blodiga Skald con fraseggi di qualità, ma sono i brevi cori femminili dalle reminiscenze mediorientali a fare la differenza in positivo. L’ottima scrittura dei brani risalta anche in Panapiir, nel quale si alternano momenti ordinari a stacchi catchy e trovate dinamiche (2:35) prima del granitico finale degno degli Hatebreed in versione folk metal. Too Drink To Sing (il titolo è una rivisitazione di Too Drunk To Fuck dei Dead Kennedys) riserva la parte migliore nel finale, tra melodie e suoni da spiaggia caraibica prima del conclusivo “eehh, mammamia!” del batterista Vargan.

Tra le particolarità di Ruhn c’è da segnalare l’utilizzo, tra titoli e testi, di ben tre lingue (italiano, inglese e russo), fatto che ha stupito più di un ascoltatore e critico. La copertina è una piccola opera d’arte: gli orchi ritratti con certosina precisione in realtà altri non sono che i musicisti stessi… c’è da dire che alcuni di loro in questa trasformazione ci hanno guadagnato! Il booklet è ricco d’illustrazioni e sono presenti tutti i testi e la storia del gruppo come se fosse un racconto di orchi. La produzione, infine, è perfetta per la proposta della band: potente e ignorante il giusto, porta il lavoro dei Blodiga Skald al livello che merita.

La band romana si è trasformata da piccola entità quasi grottesca a ottima realtà che non ha paura di misurarsi con la scena italiana ed europea. Il “rischio” era di ritrovarsi gli Svartby in versione italiana e invece siamo al cospetto di una band sì orchesca, ma brava come poche se ne trovano nello stivale tricolore. Ruhn è un esordio con i fiocchi che non smette di stupire con il ripetersi degli ascolti. Colonna sonora dell’estate/autunno 2017.

Stilema – Ithaka

Stilema – Ithaka

2017 – EP – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Gianni Izzo: voce, chitarra acustica – Federico Mari: chitarra – Francesco Pastore: basso, tastiera – Domenico Pastore: batteria – Alessia Oliva: flauto – Fulvia Farcomeni: violino

Tracklist: 1. Ithaka – 
2. Sole D’inverno – 3. Girone Dei Vinti

Gli Stilema sono una realtà laziale in attività da qualche anno che ha pubblicato un paio di lavori prima di prendersi una pausa. Tuttavia la band è tornata nel 2015 con line-up e sonorità rinnovate: dalla musica acustica degli inizi a una sorta di folk metal molto delicato e raffinato dell’EP Ithaka di recente pubblicazione. La band di Gianni Izzo, difatti, ha col tempo indurito la propria musica inserendo le chitarre elettriche pur non perdendo i riferimenti folk/etnici che li caratterizzavano a inizio carriera.

L’EP in oggetto è un tre pezzi cantato in italiano molto asciutto e diretto, indicatore delle capacità dei musicisti e della nuova direzione musicale intrapresa. L’iniziale Ithaka è una composizione ispirata all’omonima poesia del greco Konstantinos Kavifis, brevemente citata in lingua originale: ritmata e delicata, con sfumature progressive che non disprezza momenti più duri, è forse la canzone migliore del lotto. La successiva Sole D’inverno vede nella coppia bridge-ritornello il pezzo forte, merito soprattutto delle ottime linee vocali di Izzo, mattatore del disco grazie a una voce sicura e a trovate mai scontate. Terzo e ultimo brano è Girone Dei Vinti, nel quale spiccano il violino di Fulvia Farcomeni e il flauto di Alessia Oliva in un contesto quasi cantautorale.

Nei quattordici minuti di durata del dischetto tutto gira bene. La produzione è abbastanza pulita e permette di ascoltare tutte le sfumature del sound dei sei musicisti, compatti e precisi. Sono numerosi i fraseggi di qualità e le melodie vincenti all’interno dei tre pezzi e anche la copertina dal forte impatto visivo non stona nell’insieme.

Tre brani sono oggettivamente pochi per giudicare una band, ma l’operato dei laziali, in questo EP, è davvero valido. Folk metal “adulto” che potrà piacere soprattutto alle persone che preferiscono i riff heavy e la voce pulita alle influenze estreme. Ithaka è un bel biglietto da visita, aspettiamo con fiducia i prossimi passi degli Stilema, una “nuova” realtà più che valida.