Live Report: Furor Gallico a Roma

FUROR GALLICO + BLODIGA SKALD + CALICO JACK + ULFHEDNAR

6 ottobre, Traffic Live Club, Roma

Grande serata di folk metal al Traffic di Roma in occasione del release party di Ruhn, primo full-length dei Blodiga Skald uscito per la SoundAge Productions. E proprio di un party si è trattato: una festa a 360 gradi con numerosi stand di oggettistica, mangiafuoco, combattenti fantasy, una lotteria a premi (cd e maglie dei gruppi partecipanti) e, soprattutto, tanta buona musica. Insieme agli orchi capitolini, difatti, hanno suonato Furor Gallico in qualità di headliner, Calico Jack e Ulfhednar.

Proprio agli Ulfhednar tocca aprire la serata e la notizia positiva è che davanti al palco erano già presenti una gran quantità di persone, mentre di solito, per chi suona per primo, va di lusso se ci sono venti persone sotto al palco. La musica del gruppo è un black metal con forti influenze doom e proprio quest’ultime fanno la differenza in positivo: rallentamenti inaspettati e accordi pieni spezzano la violenza tipica del black, riuscendo quindi a far appassionare al concerto anche chi non mastica sonorità tanto estreme. Ciliegina sulla torta la micidiale Furore Pagano dei grandi Draugr, per la gioia della platea.

Scaletta Ulfhednar: 1. Mortaliter – 2. Fredda Pietra – 3. In Nomine Cuius – 4. Rulers Od Darkness – 5. Alea – 6. Furore Pagano (Draugr cover) – 7. Addicted To Tragedy

Si cambia completamente registro con i milanesi Calico Jack, band pirate metal come facilmente intuibile dal nome. I vestiti di scena e le trovate del bravo cantante Giò (tipo far salire sul palco la fotografa ufficiale del Traffic e ballarci insieme) sono in sintonia con la musica spesso goliardica ma non per questo banale, anzi: tolto l’aspetto visivo rimane un ottimo heavy metal roccioso con graziosi passaggi strumentali (benissimo il violino di Dave) e belle idee che, pur rimanendo all’interno di un genere come il pirate, suonano fresche e intelligenti. Dopo anni di silenzio sembra arrivato, finalmente, il momento del full-length per la ciurma di John Rackham (in arte Calico Jack): nel frattempo ci si può rinfrescare la memoria con Black Sails e i libri di Björn Larsson e Arthur Conan Doyle.

Scaletta Calico Jack: 1. Devil May Care – The Secret Of Cape Cod – 3. Sharkbite Johnny – 4. Death Beneath The Wave – 5. Caraibica – 6. Straits Of Chaos – 7. Where Hath Th’ Rum Gone?

I padroni di casa Blodiga Skald salgono sul palco con il boato del pubblico, presto intento a pogare e fare headbanging (e un gustoso wall of death) sulle note di Epica Vendemmia e Panapirr, ma è la cover di Madonna La Isla Bonita (mai eseguita live e suonata dopo un sondaggio su Facebook) a strappare veramente tanti applausi anche grazie alle scenette che avvengono sul palco. In particolare c’è da dire che il cantante Axuruk è un vero e proprio showman, interagisce tantissimo col pubblico e il resto della band suona con precisione e un tocco di spettacolarità che non fa mai male. La scaletta prosegue fino a giungere alla conclusiva Too Drunk To Sing!, pezzo che chiude il concerto tanto energico quanto divertente e accattivante. Il folk metal è bello perché anche il lato più scanzonato è comunque preso seriamente e gli orchi capitolini sono maestri in questo. Non poteva esserci release party meglio riuscito.

Scaletta Blodiga Skald: 1. Epica Vendemmia – 2. Ruhn – 3. Blood & Feast – 4. La Isla Bonita (Madonna cover) – 5. Laughing With The Sands – 6 – Sadness – 7. Panapirr – 8. Too Drunk To Sing!

Ogni volta che i Furor Gallico mettono piede a Roma ne esce un gran concerto con un numero di pubblico sempre crescente. Anche questa volta è andata così, con le prime file del Traffic pittate di blu in omaggio alla band lombarda che sul palco non risparmia energie e sudore. La scaletta è stranamente divisa in due: la prima parte interamente dedicata al debutto Furor Gallico, la seconda a Songs From The Earth; l’encore, invece, è tutto per al primo cd. Si nota subito la presenza della brava Laura Brancorsini al violino dopo qualche anno lontana dalla band (al momento, però, non si sa se tornerà in pianta stabile nella line-up), i Furor Gallico macinano folk metal che è una meraviglia e pezzi da novanta come Cathubodva e The Gods Have Returned fanno sempre la differenza. Anche con la formazione brianzola c’è spazio per un wall of death (La Notte Dei Cento Fuochi), ma non mancano momenti più delicati come Diluvio, brano che anche dal vivo si conferma ottimo. Davide “Cica” scherza e ringrazia a più riprese il caldo pubblico prima di lasciare il palco sulle note del classico La Caccia Morta, da sempre canzone simbolo della band. Alla fine, giustamente, sono solo applausi e sorrisi.

Scaletta Furor Gallico: 1. Venti Di Imbolc – 2. Cathubodva – 3. Ancient Rites – 4. The Gods Have Returned – 5. Curmisagios – 6. Diluvio – 7. To The End – 8. Wild Jig Of Beltaine – 9. La Notte Dei Cento Fuochi – 10. Eremita – 11. Drum Solo – 12. The Song Of The Earth – 13. Medhelan/The Glorious Dawn – 14. Banshee – 15. La Caccia Morta

Dopo i concerti c’è spazio per chiacchiere, foto e l’attesa estrazione di cd e maglie per un buon numero di vincitori. I Blodiga Skald hanno pensato veramente a tutto e la serata in onore di Ruhn è riuscita alla grande: non avevo mai assistito a un release party tanto coinvolgente quanto apprezzato dal numeroso pubblico. Non c’è da sperare, quindi, in un nuovo disco degli orchi romani per poter partecipare al prossimo – divertente – release party.

I VIDEO DELLA SERATA:

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Live Report: Wintersun a Roma

WINTERSUN + WHISPERED + BLACK THERAPY + TIME FOR VOLTURES

2 ottobre 2017, Traffic Live Club, Roma

Uno dei concerti più attesi dell’intera stagione musicale era sicuramente il ritorno in Italia dei Wintersun dopo la pubblicazione di The Forest Seasons, terzo lavoro della band di Jari Mäenpää. Il gruppo finlandese si presenta a Roma dopo aver entusiasmato la platea bolognese il giorno prima, e a conti fatti conferma l’alto livello della prestazione con un set abbastanza lungo quanto intenso.

Ad aprire la serata troviamo i Time For Voltures. C’è da dire che la band di Porto Sant’Elpidio è completamente fuori contesto in un concerto del genere, il loro new metal stona in una serata dedicata al death melodico, ma è giusto riconoscere ai ragazzi sul palco di avercela messa tutta con litri di sudore e impegno al massimo, tirando fuori anche dei momenti graditi alla platea dall’età piuttosto bassa. A fine esibizione i pochi spettatori applaudono i musicisti marchigiani, i quali lasciano spazio ai Black Therapy, band romana che nel 2016 ha pubblicato il secondo cd In The Embrace Of Sorrow, I Smile per Apostacy Records (This Ending, Obscurity ecc.). Il pubblico si fa più caldo e le prime file sono tutte lì appositamente per loro; la band ricambia suonando mezz’ora in maniera compatta e precisa, chiudendo con la cover – chiaramente ri-arrangiata – di Mad World, originariamente scritta dai Tears For Fears e riportata alla luce da Gary Jules e utilizzata nel film cult Donnie Darko.

Le casse del Traffic risuonano grandi gruppi (Carcass, Alice Cooper, Motley Crue ecc.) durante il cambio palco ed è sulle note degli Alestorm che i finlandesi Whispered entrano in scena: death metal (molto) melodico e influenze folk giapponesi sono una cosa assai rara da ascoltare e, oltre alla buona prova dei musicisti, a rubare l’attenzione è il look simil samurai e il trucco molto curato. Quattro brani su sette sono presi dall’ultima prova in studio Metsutan – Songs Of The Void, tra le quali spiccano il singolo Strike e la conclusiva Bloodred Shores Of Enoshima, canzoni che piacciono al pubblico che ricambia con affetto e corna al cielo le simpatiche pose e smorfie abbathiane del cantante/chitarrista Jouni Valjakka.

Scaletta Whispered: 1. Strike! – 2. Exile Of The Floating World – 3. Kansei – 4. Sakura Omen – 5. Lady Of The Wind – 6. Hold The Sword – 7. Bloodred Shores Of Enoshima

La temperatura si fa calda quando gli headliner della serata salgono sul palco: già dalle prime note dei Wintersun il pubblico, finalmente arrivato a un numero accettabile ma drasticamente inferiore rispetto alla data bolognese, si fa sentire sul serio, incitando i musicisti e lasciandosi andare diverse volte a del buon pogo nei momenti più tirati. L’apertura è affidata ad Awaken From The Dark Slumber (Spring), la canzone più debole di The Forest Seasons ma che dal vivo rende meglio che su disco. La feroce accoppiata Winter Madness/Beyond The Dark Sun riporta al memorabile esordio del 2004: c’è una grande differenza di songwriting tra il disco Wintersun e Time/The Forest Seasons, in particolare negli ultimi lavori mancano dei “veri” riff di chitarra e si è fatto spazio a orchestrazioni e un lavoro più di squadra. Jari Mäenpää senza chitarra è difficile da vedere, ma la sua interpretazione vocale ne ha guadagnato non poco, anche se alcune movenze sono ancora un po’ goffe, ma nulla a che vedere con l’orso Hansi Kürsch, ricordo di un concerto milanese dei Blind Guardian A.D. 1998. Il concerto prosegue senza intoppi e le canzoni proposte sono suonate in maniera chirurgica. A tal proposito non si può che rimanere affascinati e stupiti dalla feroce Eternal Darkness (Autumn), durante la quale il batterista Rolf Pilve da sfoggio di una tecnica e una preparazione fisica fuori dal comune. L’ultimo brano in scaletta è Time, dodici minuti di grande musica, il modo migliore di chiudere il bel concerto dei Wintersun.

A fine serata fa piacere aver incontrato molti over 30 e 40 tra la platea con maglie di Ensiferum, Enslaved e Finntroll, ma anche persone più grandi di età divertite tanto quanto i ragazzini a ridosso delle transenne. Alla fine, nonostante le critiche, il crowdfunding e le insopportabili scuse su computer rotti che fanno ritardare l’uscita dei dischi, i Wintersun hanno saputo portarsi appresso i fan che nel 2004 acclamarono il debutto e aggiungendo a loro un buon numero di nuove leve, una missione sulla carta per nulla facile. Soprattutto, è stato bello vedere un buon pacchetto di band come quello di stasera a Roma, città spesso trascurata da tour di questo tipo.

Scaletta Wintersun: 1. Awaken From The Dark Slumber (Spring) – 2. Winter Madness – 3. Beyond The Dark Sun – 4. Death And The Healing – 5. Sons Of The Winter And Stars – 6. Loneliness (Winter) – 7. Starchild – 8. Eternal Darkness (Autumn) – 9. Time

I VIDEO DELLA SERATA:

Blodiga Skald – Ruhn

Blodiga Skald – Ruhn

2017 – full-length – SoundAge Productions

VOTO: 8 – recensore: Mr. Folk

Formazione: Axuruk “Jejune”: voce – Ghash “Barbarian Know-All”: chitarra – Rukreb “The Noble One”: basso – Vargan “Shepherd Tamburine”: batteria – Maerkys “Handless”: violino – Tuyla “The Glorious One”: fisarmonica, tastiera

Tracklist: 1. L’epica Vendemmia – 2. Ruhn – 3. No Grunder No Cry – 4. I Don’t Understand – 5. Sadness – 6. Follia – 7. Blood & Feast – 8. Laughing With The Sands – 9. Panapiir – 10. Too Drunk To Sing

Tefaccioseccomerda, EP del 2015, aveva fatto circolare il nome dei Blodiga Skald all’interno della scena, oltre per l’approccio orchesco, per il titolo del disco. Due anni più tardi la band di Roma torna con il full-length di debutto Ruhn, e lo fa dopo la prestigiosa firma con la russa Soundage Productions, label che ha fatto esordire e portato al successo gli Arkona con i primi quattro album e pubblicato, tra gli altri, nomi di culto come Pagan Reign, Alkonost, Arafel, Svartby ed Equinox (Lux Borealis). Ruhn è la naturale evoluzione di Tefaccioseccomerda, migliorando gli aspetti già positivi e curando maggiormente quelli che vedeva i musicisti capitolini in difficoltà. Ascoltando il disco si capisce immediatamente la maturazione e l’evoluzione degli strumentisti, ora affiatati e compatti. Anzi, a tratti sembra quasi un’altra band data l’eleganza di alcune soluzioni e lo sviluppo inaspettato di alcune composizioni. Orchi sì, ma con il cervello.

I quarantatré minuti del disco vedono tutti i musicisti alternarsi per “il momento di gloria”, in particolare è la violinista Maerkys a prendere spesso in mano la situazione, e lo fa con grazia e gusto. Ma stiamo comunque parlando di un disco nel quale gli orchi sono i padroni incontrastati, e i momenti orcheschi non mancano di certo. In questo contesto spicca la voce e la personalità di Axuruk, cantante sui generis e perfetto per il sound dei Blodiga Skald. L’improbabile titolo L’Epica Vendemmia apre Ruhn tra rumori e versi vari prima del più classico folk metal che fa sempre felici tutti gli appassionati di questo genere. Chitarre in levare e melodie accattivanti portano l’ascoltatore alla title-track, una grande composizione ricca di influenze e comunque 100% Blodiga Skald. Le mazzate che si trovano al minuto 3:00 non sono facili da ascoltare in un disco folk metal senza che questo ne esca snaturato, invece gli orchi romani riescono a mescolare vari tipi di riff e tempi tirando fuori una canzone di alta qualità che però non abbandona mai le sfumature più soavi e “romantiche” date in particolare dal violino. La terza traccia No Grunder No Cry è presente anche in Tefaccioseccomerda, qui riproposta cin una nuova versione, sicuramente più potente e coinvolgente anche grazie all’affiatata line-up. I Don’t Understand è un altro pezzo da novanta che sorprende per i numerosi cambi d’umore, ma che conferma la bontà della proposta dei Blodiga Skald, abili nei momenti più caciaroni quanto in quelli più ragionati e melodici. L’iniziale approccio power metal di Sadness è una piacevole novità, canzone che si distingue per gli ottimi riff di chitarra e per i granitici tempi smussati delle note di tastiera e violino. Follia viaggia su un mid-tempo dalle ricche orchestrazioni, dal sapore mediamente malinconico che ben contrasta con l’andazzo generale di Ruhn. Dopo un pezzo nella media come Blood And Feast, l’asticella si alza con Laughing With The Sands: il sound è quello ormai classico dei Blodiga Skald con fraseggi di qualità, ma sono i brevi cori femminili dalle reminiscenze mediorientali a fare la differenza in positivo. L’ottima scrittura dei brani risalta anche in Panapiir, nel quale si alternano momenti ordinari a stacchi catchy e trovate dinamiche (2:35) prima del granitico finale degno degli Hatebreed in versione folk metal. Too Drink To Sing (il titolo è una rivisitazione di Too Drunk To Fuck dei Dead Kennedys) riserva la parte migliore nel finale, tra melodie e suoni da spiaggia caraibica prima del conclusivo “eehh, mammamia!” del batterista Vargan.

Tra le particolarità di Ruhn c’è da segnalare l’utilizzo, tra titoli e testi, di ben tre lingue (italiano, inglese e russo), fatto che ha stupito più di un ascoltatore e critico. La copertina è una piccola opera d’arte: gli orchi ritratti con certosina precisione in realtà altri non sono che i musicisti stessi… c’è da dire che alcuni di loro in questa trasformazione ci hanno guadagnato! Il booklet è ricco d’illustrazioni e sono presenti tutti i testi e la storia del gruppo come se fosse un racconto di orchi. La produzione, infine, è perfetta per la proposta della band: potente e ignorante il giusto, porta il lavoro dei Blodiga Skald al livello che merita.

La band romana si è trasformata da piccola entità quasi grottesca a ottima realtà che non ha paura di misurarsi con la scena italiana ed europea. Il “rischio” era di ritrovarsi gli Svartby in versione italiana e invece siamo al cospetto di una band sì orchesca, ma brava come poche se ne trovano nello stivale tricolore. Ruhn è un esordio con i fiocchi che non smette di stupire con il ripetersi degli ascolti. Colonna sonora dell’estate/autunno 2017.

Stilema – Ithaka

Stilema – Ithaka

2017 – EP – autoprodotto

VOTO: 7 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Gianni Izzo: voce, chitarra acustica – Federico Mari: chitarra – Francesco Pastore: basso, tastiera – Domenico Pastore: batteria – Alessia Oliva: flauto – Fulvia Farcomeni: violino

Tracklist: 1. Ithaka – 
2. Sole D’inverno – 3. Girone Dei Vinti

Gli Stilema sono una realtà laziale in attività da qualche anno che ha pubblicato un paio di lavori prima di prendersi una pausa. Tuttavia la band è tornata nel 2015 con line-up e sonorità rinnovate: dalla musica acustica degli inizi a una sorta di folk metal molto delicato e raffinato dell’EP Ithaka di recente pubblicazione. La band di Gianni Izzo, difatti, ha col tempo indurito la propria musica inserendo le chitarre elettriche pur non perdendo i riferimenti folk/etnici che li caratterizzavano a inizio carriera.

L’EP in oggetto è un tre pezzi cantato in italiano molto asciutto e diretto, indicatore delle capacità dei musicisti e della nuova direzione musicale intrapresa. L’iniziale Ithaka è una composizione ispirata all’omonima poesia del greco Konstantinos Kavifis, brevemente citata in lingua originale: ritmata e delicata, con sfumature progressive che non disprezza momenti più duri, è forse la canzone migliore del lotto. La successiva Sole D’inverno vede nella coppia bridge-ritornello il pezzo forte, merito soprattutto delle ottime linee vocali di Izzo, mattatore del disco grazie a una voce sicura e a trovate mai scontate. Terzo e ultimo brano è Girone Dei Vinti, nel quale spiccano il violino di Fulvia Farcomeni e il flauto di Alessia Oliva in un contesto quasi cantautorale.

Nei quattordici minuti di durata del dischetto tutto gira bene. La produzione è abbastanza pulita e permette di ascoltare tutte le sfumature del sound dei sei musicisti, compatti e precisi. Sono numerosi i fraseggi di qualità e le melodie vincenti all’interno dei tre pezzi e anche la copertina dal forte impatto visivo non stona nell’insieme.

Tre brani sono oggettivamente pochi per giudicare una band, ma l’operato dei laziali, in questo EP, è davvero valido. Folk metal “adulto” che potrà piacere soprattutto alle persone che preferiscono i riff heavy e la voce pulita alle influenze estreme. Ithaka è un bel biglietto da visita, aspettiamo con fiducia i prossimi passi degli Stilema, una “nuova” realtà più che valida.

Mister Folk Fest: ci siamo!

Domenica 23 aprile sta arrivando, finalmente.

Dopo mesi di attesa, un infinito scambio di messaggi, email e telefonate tra organizzatori, musicisti e ospiti, sta per arrivare il (si spera primo di una lunga serie) MISTER FOLK FEST!

Le band partecipanti sono quattro, tutte italiane e di gran valore: si parte con orchi Blodiga Skald, si prosegue con i pagani Dyrnwyn, tocca poi ai feroci Vinterblot per arrivare infine all’headliner della serata, gli abruzzesi Selvans con uno show a dir poco speciale.

I primi due gruppi sono la migliore espressione del folk metal romano, dal sound personale e coinvolgente. I pugliesi Vinterblot tornano sul palco del Traffic dopo la trionfale serata con i Windir e freschi della partecipazione al prestigioso Inferno Festival in Norvegia, mentre i Selvans presenteranno un set molto particolare nominato “Tribute To The Past” che, come dichiarato dalla band stessa, non sarà più ripetuto in futuro. Si tratta di un tributo/saluto in onore del batterista/cantante e fondatore Jonny: saranno suonate delle canzoni del vecchio repertorio (!!!) con la presenza di alcuni ospiti molto speciali.

Non solo musica, però. A interagire con gli spettatori prima e dopo i concerti ci sarà il gruppo di rievocazione vichinga Valhalla Viking Victory (ma attenti a non farli arrabbiare, altrimenti sono guai!) e potrete ammirare i lavori della brava illustratrice Elisa Urbinati, autrice, tra le altre cose, delle copertine delle compilation di Mister Folk.

Infine, oltre al merchandise dei gruppi, ci sarà un banchetto con i libri Folk Metal. Dalle origini al Ragnarök e Tolkien Rocks. Viaggio musicale nella Terra di Mezzo a prezzi stracciati, e chi acquisterà un libro avrà una cartolina di Asa, ultimo – bellissimo – disco di Falkenbach. L’ultima novità in ordine di tempo è L’IDROMELE DI MISTER FOLK, una bottiglietta limited edition da 250ml con del buon idromele fatto con tanto amore per voi fan del folk metal.

A immortalare la serata ci sarà A&G Photostudio, nome che realizzerà un docufilm sull’evento che verrà successivamente caricato sulla pagina Youtube di Mister Folk.

Insomma, non avete scuse per mancare: buona musica e contorno sono ottimi per passare una bella serata tutti insieme, più siamo e meglio è! 🙂

INFO & COSTI:
Apertura porte: 20.15
Blodiga Skald: 20.30
Dyrnwyn: 21.20
Vinterblot: 22.10
Selvans: 23.30

Biglietto in cassa: € 10, ma lasciando il nome in bacheca e condividendo l’evento pubblicamente, potrete pagare € 8.

Indirizzo: Traffic Live, Via Prenestina 738 – 00155 Roma

Dischi recensiti e interviste:

Blodiga Skald – Tefaccioseccomerda (EP) e intervista 2016

Dyrnwyn – Fatherland (demo) e Ad Memoriam (EP), intervista 2015 e intervista 2017

Vinterblot – Realms Of The Untold e intervista 2014

Selvans – Selvans / Downfall Of Nur (split)

Intervista: Dyrnwyn

I romani Dyrnwyn, a due anni esatti del demo Fatherland (2013), hanno pubblicato l’EP Ad Memoriam, un sei pezzi che rafforza la volontà della band di distinguersi dal resto della scena, parlando delle vicende legate all’Antica Roma in un mondo troppo spesso “nordcentrinco”. É con grande piacere che ho scambiato due parole con alcuni di loro, buona lettura!

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Tra il demo Fatherland e l’EP Ad Memoriam sono passati due anni esatti: quali sono le maggiori differenze tra i due lavori?

In primis una maggiore omogeneità di tematiche. Se là si trattava di tracce tra loro abbastanza diverse e col solo filo conduttore di un folk metal ancora in sperimentazione, con Ad Memoriam siamo già su un piano che possiamo definire più affine a quello che tratteremo nel prossimo album, ossia l’Antica Roma. Secondariamente, possiamo notare anche una maggiore maturità compositiva e tecnica.

Pensate di essere maturati e migliorati grazie all’esperienza accumulata in quel lasso di tempo? Se sì, in cosa lo riscontrate?

Assolutamente sì. Siamo maturati su tutti i fronti: quello strettamente compositivo, quello tecnico ma anche sul piano artistico. Con diversi concerti alle spalle, infatti, abbiamo avuto modo di conoscere a fondo la scena musicale metal e rock laziale (e non). Abbiamo insomma maggiore coscienza di noi stessi, di ciò che vogliamo e fare e di ciò che ci circonda.

Come definireste Ad Memoriam e quali ritenete essere i suoi punti forti? C’è qualcosa che avreste voluto o potuto fare diversamente?

Il maggiore punto forte dell’EP è sicuramente quello di presentare tracce che sono omogenee come tematiche, ma assolutamente diversificate da un punto di vista musicale. Chiunque ascolti Ad Memoriam è certo di non annoiarsi mai! Qualcosa che avremmo potuto fare diversamente, in tutta onestà, non sapremmo dirlo. Magari qualche passaggio, qualche riff, qualche melodia o una strofa cantata oppure un ritornello. Si tratta comunque di dettagli. Nel complesso siamo molto soddisfatti.

I testi ricoprono per voi grande importanza. Vi va di spiegare il significato di ogni canzone contenuta in Ad Memoriam e se c’è un legame che le lega tra di loro?

Le canzoni sono tutte ispirate al folklore e alla storia romana. Grande spazio è lasciato anche all’aspetto “guerresco” dell’Antica Roma; dopotutto non dobbiamo mai dimenticare che si trattava di una civiltà largamente dedita alle arti belliche. Entrando nel merito dei singoli pezzi: Sangue Fraterno narra della nascita di Roma e dello scontro fratricida che ne seguì; Sigillum tratta temi strettamente pagani e anticristiani, e nello specifico il titolo fa riferimento a una piccola statua (il Sigillum, appunto) raffigurante un antenato che veniva collocata e venerata all’interno del focolare domestico; Tubilustrium racconta la festività romana che si teneva il 23 marzo e il 23 maggio, ed era una celebrazione che apriva le campagne militari (il titolo richiama il lavaggio delle tube di guerra, strumenti musicali utilizzati sul campo di battaglia); Teutoburgo, infine, narra la celebre disfatta subita da Varo nel 9 d.C. per opera di Arminio, capo germanico.

Musicalmente trovo Ad Memoriam più fluido rispetto a Fatherland, le composizioni sono meno spigolose e in generale si nota un songwriting più maturo e personale rispetto al passato…

Sì, c’è molto più lavoro dietro (sia di tempo che di investimento economico).

Da dicembre 2015, periodo di pubblicazione dell’EP, ad oggi sono passati molti mesi e qualcosa è cambiato in casa Dyrnwyn: il cantante Thanatos è stato sostituito da Daniele Biagiotti, ma da quanto ho capito siete in ottimi rapporti con il vostro ex frontman. Cosa è successo tra di voi? Cosa vi ha spinto a scegliere Daniele come sostituto?

Thanatos aveva altri impegni con suoi gruppi più vecchi e di comune accordo abbiamo deciso di cambiare. Ciò che ci ha spinto a scegliere Daniele (presentatoci dallo stesso Thanatos) è stata sia la sua preparazione tecnica che la sua esperienza professionale sul palco.

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Dall’uscita di Ad Memoriam è passato quasi un anno e sicuramente sarete in fase di composizione di nuove canzoni. Ce ne sono alcune pronte e come suonano? Continuerete a parlare della gloriosa Roma anche nella prossima release?

Sì, siamo in fase di composizione e possiamo già rivelare che alcuni pezzi sono pronti e li porteremo live nelle future serate. Quanto alle tematiche, sì, continueremo a parlare dell’Antica Roma.

State lavorando a un nuovo disco? In caso, si può sapere qualcosa a riguardo?

Sì, stiamo lavorando a un full-length. Non si tratterà di concept vero e proprio ma sarà comunque incentrato su un argomento in particolare e un determinato periodo storico. Non riveliamo quale di preciso per non rovinare l’effetto sorpresa, ma possiamo intanto dire che non parleremo di eventi già ampiamente trattati in ambito musicale (Annibale, Spartaco, Giulio Cesare ecc.).

Come nascono le canzoni dei Dyrnwyn? Si parte dalla musica e si abbina il testo oppure, avendo pronte le parole cercate di adattare la musica ad esse?

I nostri pezzi, per le nuove composizioni, stanno nascendo partendo da una idea iniziale di “scaletta” e di tematiche (talvolta anche di testi), ai quali poi andiamo aggiungendo la musica in un secondo momento. Precedentemente invece il lavoro veniva svolto al contrario, ossia ci si vedeva e si tiravano fuori riff e melodie alle quali poi si dava forma di canzone.

Ora che siete nella scena folk metal da qualche anno, in quale stato di salute vi pare? Ho visto che avete legato molto con gli Atavicus, quindi vi chiedo come sentite la “fratellanza”, se una ce n’è, nel mondo folk.

La scena folk metal è molto vivace e attiva, ma non in tutta Italia. Sicuramente il Centro e il Sud sono meno ricchi di gruppi e visibilià, infatti se andiamo a vedere la provenienza delle band che suonano questo genere musicale, la maggior parte risiede dall’Emilia Romagna in su. Quanto agli Atavicus, sì, siamo molto legati a loro anzitutto perché siamo stati grandi fan dei Draugr e, dopo il loro scioglimento, abbiamo continuato a seguire molto da vicino le due formazioni nate successivamente, i Selvans e gli Atavicus. Apprezziamo molto entrambe le band, ma con quest’ultimi, forse per una maggiore affinità di tematiche e di attitudine, abbiamo trovato un forte legame che potremmo definire una vera e propria fratellanza, appunto. Siamo stati infatti felici e onorati di aver condiviso il palco con loro durante l’esibizione al Traffic di Roma a gennaio 2016, dove abbiamo insieme a due membri degli Atavicus una cover dei Draugr (L’Augure e il Lupo). Quanto alla fratellanza nel mondo folk, crediamo ci sia sul serio, forse perché scrivere e narrare la propria terra e tradurre l’affetto che se ne prova in musica, ti fa comprendere lo stesso sentimento da parte di altre band anche lontanissime dall’Italia che però trattano lo stesso genere musicale.

Sempre più gruppi dedicano molto tempo e impegno al merchandise che va oltre la classica maglietta nera con il logo o la copertina del cd. Oggettistica varia e bottiglie di alcool sembrano interessare più dei dischi musicali, come è possibile, secondo voi, essere arrivati a questo punto?

Anzitutto occorre dire che questo tipo di merchandise riguarda solo poche, e molto famose, bands. Secondariamente c’è un discorso di tipo “economico” da fare: se io band produco della musica e la vendo (sotto forma di cd, di concerto, di maglietta ecc.), è normale che raggiunta una certa notorietà io possa anche eventualmente spingermi a esplorare altri, per così dire, “supporti” del mio prodotto. Ed ecco il proliferare di birre, tazze, accendini e altro. Non ci vediamo niente di immorale, d’altronde se un fan è felice di avere a casa la tazza col logo della propria band, beh, perché non farlo contento?

Tempo fa mi avete confessato che vi sarebbe piaciuto pubblicare un album in quantità limitatissima in formato digipak o qualcosa del genere, ma per Ad Memoriam non è accaduto. Rimane il desiderio e la possibilità che ciò avvenga, magari con il prossimo lavoro?

Sicuramente sì, contiamo col full-length di poterlo fare (disponibilità economica permettendo).

Negli ultime mesi la line-up della band ha subito dei cambiamenti: qual è la situazione attuale?

La situazione attuale è che siamo ancora alla ricerca di membri fissi come chitarra ritmica e flauto. Al momento per i live abbiamo persone che possono aiutarci, il 21 gennaio (al Traffic di Roma, con Ephyra e Blodiga Skald, ndMF) si esibiranno con noi Anton Caleniuc (cantante dei Blodiga Skald) alla chitarra ritmica e Jenifer Clementi al flauto traverso. (eventuali interessati possono contattare la band tramite la pagina Facebook, ndMF)

Grazie per la disponibilità, ci si vede a qualche concerto romano!

Grazie a te e ai lettori di Misterfolk.com! E se non ti presenti ai nostri prossimi concerti ti veniamo a prendere sotto casa!!!

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