Gwydion – Gwydion

Gwydion – Gwydion

2020 – full-length – Art Gates Records

VOTO: 8 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Pedro Dias: voce – Luis Figueira: chitarra – Miguel Kaveirinha: chitarra – Bruno Ezz: basso – Marta Brissos: batteria – Daniel César: tastiera

Tracklist: 1. Stand Alone – 2. The Bards – 3. The Chair Of The Sovereign – 4. Hostile Alliance – 5. Battle Of Alclud Ford – 6. Cad Goddeu – 7. Gwydion – 8. Dead Song – 9. Steed Song – 10. Ale, Mead And Wine – 11. A Battle – 12. Plaeu yr Reifft – 13. Hammer Of The Gods – 14. A Roda

IN BREVE

Da una terra ricca di storia e fascino ma povera di realtà folk metal, i Gwydion cercano di uscire dall’underground con un disco che trasuda passione e bravura da ogni nota. Sarà abbastanza per farsi conoscere in tutta Europa?

RECENSIONE

Il Portogallo non è particolarmente famoso per il numero e l’importanza della band metal: tolti i fantastici e mai abbastanza lodati Moonspell, poche band sono riuscite a varcare i confini nazionali. La stessa cosa si può dire per il mondo folk/viking metal, con una manciata di gruppi a suonare questo genere, ancora meno in grado di farsi notare all’estero. I Gwydion sono l’eccezione che conferma la regola, con cinque dischi pubblicati (anche con label internazionali) e una storia iniziata nel lontano 1995 che non intende fermarsi ora sul più bello. Perché il gruppo di Lisbona sembra finalmente sul punto di poter esplodere e far conoscere la propria musica a folle di folk metaller in kilt pronti a ballare col corno colmo di birra in mano. Può sembrare un eccesso, ma la verità non è poi così distante. Perché la musica dei Gwydion – e di questo disco in particolare – è classico folk metal con molte delle sfaccettature che negli anni lo hanno definito. D’altra parte nel cd sono presenti ben quattordici tracce (tutte “vere”, ovvero senza intro, outro o intermezzi) per un minutaggio complessivo che sfiora i settanta minuti, un’arma a doppio taglio perché tante canzoni può significare tanto spazio per tirare fuori quello che si ha da dire, ma anche correre il rischio di includere nella scaletta finale qualche brano meno incisivo degli altri, rischiando di far abbassare l’attenzione dell’ascoltatore. C’è da dire, però, che nonostante i dati da poco riportati, le canzoni sono tutte brillanti e non sono presenti cali qualitativi degni di nota.

L’apertura è affidata a Stand Alone, brano che dopo un breve intro atmosferico parte in un mid-tempo efficace e coinvolgente. La voce di Pedro Dias ricorda un po’ quella di Sakis Tolis (Rotting Christ) e si abbina benissimo con la musica della band, sia quando si muove in situazioni più controllate (Dead Song) che in quelle maggiormente movimentate, come nel caso della finntrolliana The Bards. In The Chair Of The Sovereign Hostile Alliance (nella quale troviamo Mats Nilsson dei Brothers Of Metal come ospite) i riff di chitarra sono ben in evidenza, canzoni catchy senza rinunciare all’aggressività. La bella voce clean di Artur Almeida (Attick Demons) la fa da padrone in Battle Of Alclud Ford, tra folk metal e power, mentre il carismatico Pēteris “Peter” degli Skyforger è ospite in Cad Goddeu: i Gwydion hanno scelto guest dalla voce personale, in grado di aggiungere quel qualcosa in più alle canzoni e giustificarne la loro scelta. Nella successiva Gwydion troviamo al microfono Rubel Almeida, fondatore ma ormai ex della band, con la quale ha registrato i primi tre lavori in studio. Il brano presenta saliscendi sonori che la rendono dinamica, con rallentamenti e accelerazioni che esplodono in ritornelli orecchiabili nonostante i blast beat della potente batterista Marta Brissos. Con Ale, Mead And Wine – come prevedibile dal titolo – si torna al folk metal più scanzonato e allegro, ottimo dopo l’accoppiata “seria” composta da Dead Song / Steed Song, in contrasto con la granitica A Battle, seguita dall’oscura Plaeu yr Reifft, composizione che presenta spunti interessanti grazie alle buone soluzioni delle chitarre, sempre in movimento e mai ripetitive. Hammer Of The Gods si muove lentamente, con passo pesante, ma l’eleganza della chitarra solista porta il brano a un livello superiore, con il ritornello seguente che guadagna in potenza e incisività. Si giunge quindi al termine del viaggio con A Roda, canzone (e non outro) molto delicata cantata da Isabel Cristina, vocalist all’epoca con i Dogma e ora con i Malignea, la quale ha già prestato la voce in vecchi album dei Gwydion. Il pezzo, acustico e tribale, è un bel modo per concludere il viaggio iniziato settanta minuti fa.

La copertina del disco è stata realizzata da Joe A. Arca (Noctem, Raven’s Gate, The Third Grade ecc.), con il buon booklet di otto pagine che comprende tutte le info e i testi, mentre la foto di gruppo si trova nell’inlay insieme ai titoli delle canzoni. La produzione, professionale e potente, la si deve a Fernando Matias (We Are The Damned, Ironsword, Enchantya ecc.), con tutte le fasi di registrazione, mixaggio e mastering avvenute nello studio The Pentagon Audio di Lisbona.

Gwydion è un lavoro di qualità, valido sotto tutti i punti di vista, con l’unico appunto – ma qui si parla di gusti e abitudini personali – che si può fare a proposito della durata del disco. Folk metal ricco di influenze e sfumature, ispirato, orecchiabile e piacevole da ascoltare. Aspettiamo con grande curiosità la prossima release!

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