BELPHEGOR + MALEVOLENT CREATION + CONFESS
20 settembre 2024, Traffic Live Club, Roma

Il palco è pronto, ogni cosa è al suo posto. Salta subito all’occhio la grande quantità di oggetti che vanno a riempire il palco, non semplici “abbellimenti”, ma più oggetti necessari per completare un rito. Quello dei Belphegor, più che un concerto, è un rito, una celebrazione delle tenebre, e noi siamo il veicolo per permettere a Helmuth e soci di compiere il rituale. Ma andiamo per ordine, perché la serata inizia con una band di supporto e la presenza degli storici Malevolent Creation come special guest.
Al Traffic live club va in scena una bella serata di metal estremo, a partire dal gruppo d’apertura Confess, realtà underground proveniente dalla Norvegia ma originaria dell’Iran, nazione dalla quale i musicisti sono scappati per evitare carcere e chissà cos’altro. Il thrash/death groove dei Confess, per quanto scolastico, è in grado comunque di attirare l’attenzione del pubblico e ricevere i giusti applausi. Le cose cambiano quando Phil Fasciana e i suoi Malevolent Creation salgono sul palco e iniziano a deliziarci con il buon vecchio classico death metal made in USA. Musicalmente sono ineccepibili, il sound è ottimo, le canzoni spaccano – d’altra parte quando puoi pescare da lavori che hanno fatto la storia del genere come The Ten Commandments, Retribution ed Eternal non può che essere così – ma sul palco c’è qualcosa che non va. Fasciana è visibilmente nervoso, lotta con cavi a terra e bottigliette d’acqua, sfancula il cantante/chitarrista Deron Miller quando quest’ultimo attacca un brano mentre lui sta accordando la chitarra (cosa che fa automaticamente alla fine di ogni canzone) e il mal di schiena che ne limita i movimenti sicuramente ha il suo peso nella faccenda. Per il resto è un death metal master e per questo va rispettato, e a fine show, nonostante la luna storta, non risparmia sorrisi ed espressioni buffe alle persone che gli chiedono di farsi una foto insieme.
Scaletta Malevolent Creation: 01. Dominated Resurgency – 02. Coronation Of Our Domain – 03. Multiple Stab Wounds – 04. Homicidal Rant – 05. Infernal Desire – 06. Living In Fear – 07. Kill Zone – 08. Premature Burial – 09. Manic Demise – 10. Blood Brothers – 11. Eve Of The Apocalypse
Arriva quindi il turno dei Belphegor, il Traffic è ormai pieno anche se non c’è il tutto esaurito, e la sensazione che si prova è di trovarsi in un qualcosa che va oltre il semplice concerto. Il frankincense porta la giusta atmosfera e dopo un (troppo) lungo intro le belve austriache si impossessano del palco e delle nostre anime, sparando immediatamente un paio di pezzi da paura: The Procession e Baphomet. Lo show è sempre tiratissimo, le pause servono al leader Helmuth per rientrare sul palco con corna infuocate e altre gustose blasfemie. Il palcoscenico è pieno di gingilli di dubbio gusto, croci rovesciate ripiegabili, teschi di capra e spade rituali: tutto molto dettagliato e sicuramente non lì per una mera questione estetica. Ma oltre a questo c’è la musica, e quella dei Belphegor non teme rivali: i principali album vengono giustamente saccheggiati, c’è solo il dispiacere di aver ascoltato un solo pezzo dal colossale Bondage Goat Zombie (la feroce Stigma Diabolicum), ma è comunque un bel lamentarsi. James Stewart alla batteria è una piovra, Julian David Guillen e Molok (basso e chitarra) sono precisi e quasi dimessi per lasciare spazio a Helmuth, frontman esperto che tra espressioni, lingue, pose e movimenti ne sa una più del diavolo. Inoltre, suona in continuo stato di estasi, musicista ma anche officiante.
Dopo un’ora e venti i Belphegor salutano il pubblico al termine del bis Gasmask Terror, lasciando il palco tra i meritati applausi. Una nota sul pubblico: numeroso ma tendenzialmente silenzioso, composto per la maggior parte da gente adulta, anche se non mancavano le giovani leve. Ricordando “vecchi” concerti al Traffic con nomi simili (Gorgoroth, Taake, Kampfar) era lecito aspettarsi più coinvolgimento, ma forse il passare degli anni e il ricambio generazionale hanno portato maggiore (forse troppa) tranquillità tra gli spettatori.
Belphegor e Malevolent Creation hanno tirato fuori due ottime esibizioni, tra il passato che non ha alcuna intenzione di cedere il passo alle nuove realtà (anche perché spaccano, come si sul dire) e il presente del metal estremo, spesso incentrato anche sull’estetica e che, finché la musica è della qualità delle varie Hells Ambassador, The Eternal Beast e Sanctus Diaboli Confimidus la cosa può andare più che bene.
Scaletta Belphegor: 01. The Procession – 02. Baphomet – 03. The Devil’s Son – 04. Sanctus Diaboli Confimidus – 05. Belphegor – Hells Ambassador – 06. Stigma Diabolicum – 07. Pactum In Aeternum – 08. Lucifer Incestus – 09. Virtus Asinaria – Prayer – 10. The Devils – 11. The Eternal Beast – 12. Totentanz – Dance Macabre – 13. Gasmask Terror













Lascia un commento