Live report: Guns n’ Roses a Roma

L’estate italiana è ogni anno più ricca di concerti/evento e anzi, a dire la verità, ce ne sono pure troppi, al punto che necessariamente bisogna fare delle scelte e rinunciare a qualcosa. Ma quando ci sono i Guns n’ Roses in gioco per me la scelta è fin troppo facile: biglietto preso il primo giorno della prevendita, arrivo al Circo Massimo in tempo per attaccarsi alla transenna e tanta pazienza fino all’inizio dei concerti.

L’insospettabile scelta dell’opener ricade sui veterani Pretenders della cantante e chitarrista Chrissie Hynde e la band ha ripagato la fiducia con un concerto energico, privo di pause e diretto. Nonostante il caldo quasi insopportabile i musicisti ce l’hanno messa tutta per conquistare un pubblico all’inizio freddo che si è sciolto con il passare delle hit: provate voi a rimanere impassibili alle varie Junkie Walk e Time To Avenger o non cantare a squarciagola il super singolo I’ll Stand By You, grande successo nel 1994. Chrissie Hynde ha il viso segnato dal trucco colato, sorride alle prime file e insieme al chitarrista James Walbourne e alla solida sezione ritmica riescono nel non semplice compito di “svegliare” decine di migliaia di persone dal torpore dovuto dal caldo. Come il buon vino, con gli anni migliorano: assolutamente da rivedere!.

Scaletta Pretenders: 1. My Sense Of Taste – 2. Turf Accountant Daddy – 3. Kid – 4. Time The Avenger – 5. Message Of Love – 6. Hymn To Her – 7. Don’t Get Me Wrong – 8. Back On The Chain Gang – 9. Thumbelina – 10. Let The Sun Come In – 11. Middle Of the Road – 12. Junkie Walk – 13. I’ll Stand By You – 14. Mystery Achievement

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Alle 20.45 salgono sul palco i Guns n’ Roses ed è subito delirio! La scaletta è da paura – più o meno la stessa dall’anno della reunion – per un totale di ventinove canzoni e tre ore e dodici minuti di concerto senza pause. I musicisti sono in gran forma e anche se fiaccati dal caldo non rinunciano a correre e saltare quando se ne presenta l’occasione. Richard Fortus è un’ira di Dio, Slash una macchina da guerra, Duff oltre alla solita precisione mette in mostra una gran bella voce (in realtà è cosa ben risaputa, basta ascoltare i Loaded o i suoi bellissimi album da solista), così come Frank Ferrer fa sempre il suo non facendo rimpiangere troppo i vari Adler e Sorum. E poi c’è Axl Rose, croce e delizia del gruppo. Il suo sguardo è ancora penetrante come lo si ricorda nel video di Tokyo 1992, ma com’è normale che sia la voce ha perso parecchio; nonostante ciò il buon Axl – sempre attento al vestiario e alle maglie da indossare in particolare, questa volta la camicia di Versace ha battuto per bruttezza la concorrenza, anche se è da apprezzare l’omaggio fatto alla cultura classica italiana – non si è tirato indietro, conscio di sbagliare tonalità e fare errori, ma impegnandosi fino all’ultimo secondo dando il 200%. Sì, a volte è l’anello debole della macchina Guns n’ Roses, ma il carisma, il fascino e quella voce non hanno rivali e quando riesce ad esprimersi al meglio (This I LoveYou Could Be MineBad Obsession, Reckless Life) basta chiudere gli occhi per tornare indietro di trent’anni. Inoltre ora Axl Rose sorride, si vede che è felice di essere sul palco, scherza con i suoi compagni e col pubblico, ha fatto pace con i suoi demoni e ha trovato quella serenità che in passato mancava. In scaletta troviamo più o meno tutti i classici che ci si aspetta da loro, anche se Slither (Velvet Revolver), la “nuova” Absurd e There Was A Time (Axl chiede di proporre una canzone e dal pubblico – non si sa quale masochista – ha richiesto questa…) potrebbero benissimo essere sostituite dalle varie Right Next Door To Hell e Yesterdays per citare un paio di canzoni al volo. Riuscitissime, invece, le cover degli Ac/Dc Walk All Over You e T.V. Eyedegli The Stooges, e belli i vari momenti acustici che hanno compreso Patience Witchita Lineman, brano di Jimmy Webb. L’interpretazione di Civil War – con la bandiera dell’Ucraina sul maxischermo) è molto sentita e ha suscitato chiacchiere e critiche la dedica a Berlusconi prima dei brani Pretty Tied Up (“questa canzone è dedicata a Silvio Berlusconi: i pericoli della decadenza italiana, bunga bunga parties”) e Knockin’ On Heaven’s Door, da interpretare come sarcasmo e non omaggio. L’ingresso del pianoforte significa November Rain – da brividi! – mentre Rocket Queen,Welcome To The Jungle e la conclusiva Paradise City sono state probabilmente le canzoni meglio riuscite della serata.

In una cornice da sogno s’è svolto il rituale del rock e per quanti Rival Sons e Crown Lands sfornano ottimi album (e concerti esaltanti) ci sono nomi storici come Pretenders e Guns n’ Roses che non hanno alcuna intenzione di mollare. Per fortuna.

Scaletta Guns n’ Roses: 1. It’s So Easy – 2. Mr. Brownstone – 3. Bad Obsession – 4. Chinese Democracy – 5. Slither (Velvet Revolver cover) – 6. Pretty Tied Up – 7. Hard Skool – 8. Welcome To The Jungle – 9. Reckless Life – 10. Double Talkin’ Jive – 11. Estranged – 12. Live And Let Die (Wings cover) – 13. Down On The Farm (UK Subs cover) – 14. Rocket Queen – 15. You Could Be Mine – 16. T.V. Eye (The Stooges cover) – 17. This I Love – 18. Absurd – 19. Anything Goes – 20. Civil War – 21. Slash Solo – 22. Sweet Child o’ Mine – 23. November Rain – 24. Wichita Lineman (Jimmy Webb cover) – 25. Knockin’ On Heaven’s Door (Bob Dylan cover) – 26. Nightrain – 27. There Was A Time – 28. Walk All Over you (Ac/Dc cover) – 29. Patience – 30. Paradise City

2 pensieri riguardo “Live report: Guns n’ Roses a Roma

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  1. Ci ho provato a farmeli piacere, e qualche canzone mi piaciucchia pure ma non ho mai visto una band avere così tanto successo avendo fatto discograficamente parlando così poco e “rimastare” in questo modo per 3 decenni.

    1. è vero che hanno fatto poco a livello discografico – comunque hanno inciso 76 canzoni tra loro e cover – ma quel poco ha cambiato il rock e rimarrà per sempre. appetite for destruction e i due illusion hanno stravolto veramente tutto.

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