Montelago Celtic Festival 2024

MONTELAGO CELTIC FESTIVAL – XXI EDIZIONE

3 AGOSTO 2024, ALTOPIANO DI COLFIORITO (MC)

Testo di Persephone, foto di Mister Folk.

Sono passati solo sei giorni da quando Montelago è finito, ma la nostalgia mi porta già a fermarmi con espressione vitrea cercando di rievocare quei momenti unici che ancora una volta ho avuto la fortuna di vivere in quel di Serravalle. Ho provato tante volte a spiegare Montelago a chi non c’è mai stato, ma la verità è che non è possibile. Ineffabile – diceva il Sommo Poeta – a proposito di qualcosa non si può pienamente comprendere né pienamente definire attraverso le parole. Tentiamo, dunque, l’impresa disperata.

Cos’è Montelago? Prima di tutto una festa, una cazzo di festa con la effe maiuscola, dove musica, danza e spensieratezza riempiono ogni angolo: dal Mortimer Pub ai vari musicisti itineranti, l’aria è un continuo vibrare di intrecci sonori che, tra violini, cornamuse, arpe e percussioni, nutrono il cuore e risvegliano quelle radici ancestrali che molti di noi custodiscono ben sopite nel più profondo di se stessi. A Montelago ci si sente liberi: liberi di essere come si è, di abbandonarsi leggeri a un clima dove gioia, colori, ippocrasso e vini speziati ti prendono per mano e ti ricordano che quel rapimento estatico di cui Bacco è l’indiscusso sovrano è qualcosa a cui ogni tanto vale la pena lasciarsi andare. Menzione d’onore, tra l’altro, per gli ormai immancabili Bacco e Cupìdo che dall’anno scorso elargiscono indefessi vino, sorrisi e frecce d’amore a tutti i viandanti che, in giro per il festival, si fermano a omaggiarli.

Montelago è persone: dagli amici con cui piangere o ridere a crepapelle agli sconosciuti con cui condividere momenti di cazzeggio o pensieri profondissimi. Ci sono gli habitué con cui da tredici anni ci si culla nella certezza di un appuntamento (a dodici anni fa risale, infatti, il mio battesimo di fuoco) e quelli che per la prima volta si aggirano come storditi sui prati della città nomade. È una sfilata senza fine di personaggi tra i più vari, dagli ordinari agli strambi, le anime di Montelago sono lì per ricordarti quanto bella e variopinta possa essere l’intima essenza dell’essere umano.

Montelago è matrimoni celtici e sguardi innamorati delle coppie, i cui destini vengono incrociati dalle sapienti mani delle splendide sacerdotesse. So quanto un rito del genere possa essere potente, avendolo vissuto a mia volta.

Montelago è campo storico e battaglie e artigiani e laboratori in cui sperimentarsi anima e corpo nell’antica arte della creazione, qualcosa che manca ogni giorno di più nelle nostre fantozziane realtà a supporto di un sistema che sempre più spesso sembra stritolarci nei suoi disumani ingranaggi.

Montelago per me quest’anno è stato anche il concerto di Eivør: una voce magica e sovrannaturale, capace in un attimo di farti librare in volo sulle più alte cime dell’universo o trascinarti – terribile – nelle oscurità profonde dove le viscere della terra pulsano al sordo suono degli spiriti elementali. Ho pianto, ho avuto i brividi, ho creduto per un momento di assistere all’incarnazione di una potenza angelica. Ancora una volta inspiegabile. La mia mente lontana, persa in un sogno errante che sa di rocce antiche, ghiaccio e boschi brumosi. Straordinari anche gli altri artisti presenti nella giornata di sabato (dall’inesauribile energia del folk metal dei Kanseil alle atmosfere fiabesche di Zitello), più di una volta ho danzato con persone sconosciute anche quando ormai, alle 3 passate, sulle note della band di Mark Saul, le gambe non mi reggevano più (ma ogni ridda fatata che si rispetti, come sapete, esige il suo sacrificio).

Montelago è una treccina che ogni anno mi faccio ai capelli per non dimenticare. Ma non dimenticare che cosa? Che in fondo al mio cuore scorrono libertà profonda, allegria e immenso amore per gli sguardi delle persone che ancora una volta ho avuto la ventura di incrociare camminando per i sentieri della città nomade.

E dunque, che altro dire? Ciò che posso dirvi è che, a dispetto di ogni stanchezza e circostanza avversa, ogni anno i primi di Agosto si torna a casa: gioia pura e libertà, fuochi nella notte, dimensione utopica dell’essere, famiglia, fancazzismo e stato di coscienza alterato, racconti sotto le stelle, danza e risate di cuore, sacra frenesia ed estatico entusiasmo… e musica sempre e ovunque e ancora musica e ritmo e cuori che battono all’unisono nell’anima grande di una magica creatura… questo è l’incanto di un luogo non luogo che ciclicamente appare e scompare in quel di Serravalle… ci si vede nel 2025 gente!

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