Live report: Montelago Celtic Festival 2025

Quello di quest’anno è stato per noi il Montelago più faticoso di sempre. E anche il più bello. Andiamo però per ordine.

(testi e foto di Mister Folk e Persephone)

La premessa da fare, che funge anche da spiegazione per le tempistiche di questo articolo, è a proposito di un agosto mai tanto intenso, impegnativo e distruttivo. Tutto ruota intorno a un trasloco interregionale completamente DIY, il che spiega stanchezza, tempo e voglia di far nulla una volta finiti i viaggi. In mezzo ci sono i nuovi lavori, la lunghissima sistemazione – non ancora completata – di casa nuova con tanto di “costruzione” della zona musica/scrittura. E tra pacchi, bustoni, strumenti, set Lego ingombranti e tanto altro, c’è stato Montelago Celtic Festival, con una super line-up, tantissime attività extra musicali e, soprattutto, per noi è stata la prima volta che potevamo partecipare a tutti i giorni della manifestazione. Il mio primo MCF risale al 2008, quello del 2012 per Persephone, ma mai eravamo riusciti a presenziare oltre al conclusivo sabato. Questo vuol dire tanto divertimento, tanti sorrisi e brindisi, incontri con persone stupende e musicisti di talento, ma anche un grande impegno, correre da un posto all’altro per vedere quante più cose possibili, dovendo a volte rinunciare a concerti o incontri, ma fa parte del gioco. Abbiamo incontrato amici che vediamo esclusivamente a Montelago, abbiamo conosciuto tante persone con le quali abbiamo condiviso magari pochi attimi, ma che ora fanno parte dei ricordi di quei caldi giorni d’agosto. Abbiamo visto persone di tutti i tipi, ognuno con qualcosa da dire, a parole o attraverso l’estetica, beccato gente incrociata a Roma due giorni prima salutandoci con il classico (e poco realmente sincero) “ci vediamo a Montelago”, per poi incontrarsi per davvero nel parcheggio direttamente la prima mattina del festival. Quattro giorni di MCF significano tanta stanchezza, tanto caldo, pensare “sono distrutto, voglio tornare a dormire e riposare” e poi trovarsi troppo velocemente all’ultimo giorno e pensare con un filo di malinconia che “in pratica già finito, quanto mi dispiace!”, perché il popolo nomade di Montelago ti entra dentro, sotto pelle, nel sangue, e ti senti realmente di far parte di qualcosa, non sei solo un numero sul cartellino o una serie di lettere per essere riconosciuto da qualche ufficio del comune. Lì sei una persona che vive con gioia quattro giorni di musica, quattro giorni di felicità e sorrisi, condivisione e buon umore.

Raccontare tutto MCF è impossibile, delle migliaia di persone presenti al festival ognuna avrebbe una storia differente da narrare, tutte egualmente belle e interessanti. Riassumendo possiamo dire che i punti di ritrovo erano due: la tenda dei matrimoni celtici (Persophone era co-celebrante insieme alla magica Alessandra Dorigo) e lo stand Varnelli, e gran parte degli incontri sono avvenuti in questi posti. Poi chiaramente c’erano i due backstage, dove si sono svolte luuunghe chiacchierate, interviste, e spettecolate niente male. Quattro giorni di mal di piedi per i chilometri percorsi, però la fatica è valsa l’esperienza: il divertimento con i Wind Rose o l’emozione di scambiare due parole con Einar Selvik dei Wardruna non hanno prezzo, così come poter stringere i rapporti con i tanti ottimi gruppi italiani del Mortimer Stage, o incontrare dopo anni di email gli argentini Triddana, sono tutte cose che faranno parte dei nostri ricordi.

La tenda Arwen, dove si svolgono i matrimoni celtici:

C’è stata la possibilità di partecipare come spettatori alle varie sfide celtiche, agli incontri culturali e sbirciare i vari workshop, trovate alcune foto qui sotto. Vogliamo però concentrarci sui concerti, o almeno su quelli visti per intero, perché purtroppo, per vari motivi, non è stato possibile vederli tutti o abbastanza a lungo per poterne parlare in maniera corretta. Ci dispiace quindi per i talentuosi Fragment, visti per un paio di canzoni (ma almeno le foto sono state fatte), per i Kalandra, applauditissimi e sorpresa per la grande resa dal vivo, purtroppo visti da lontano dopo aver effettuato un’intervista, e per tutti i gruppo che non ci è stato possibile vedere dal vivo. Per fortuna anche quest’anno gli organizzatori si sono superati per quantità e qualità delle proposte musicali, ma senza girarci intorno il nome che ha fatto sobbalzare la maggior parte della gente è senz’altro quello dei Wardruna, attesissimi e inavvicinabili. Spazio al metal con i toscani alla conquista del mondo Wind Rose e gli argentini Triddana, sonorità sognanti con i sublimi Kalandra e gli amatissimi Corte Di Lunas. “Esotici” e interessanti i giapponesi Harmonica Creams, mentre nel Mortimer Pub, nel pieno del sole pomeridiano si sono alternati sul palco Zeckyboys, The Rumpled, Jimmy & Scots Folk Band e Lennon Kelly, ognuno con un proprio stile, tutti che hanno fatto ballare e saltare senza sosta il pubblico, costringendo più di una persona a cambiare il kilt da quanto era zuppo di sudore. E poi Fragment Celtic Music, Kathryn Tickell & The Darkening, Valkanorr, Trioblique e tanti altri, ognuno dei quali ha portato sui palchi del Montelago Celtic Festival una propria declinazione della parola FOLK: sperimentazione, progressive, rock, modernità e tradizione, sempre all’insegna della qualità. E allora facciamola questa carrellata dei gruppi che sono riuscito a vedere, e mi perdoneranno gli altri: spero di avere possibilità di godermi un vostro spettacolo quanto prima.

ANIME DI MONTELAGO: i protagonisti siete voi!

Wind Rose: la loro crescita è spaventosa. Partiti, come tanti, in localetti con una manciata di spettatori (un loro vecchio show in zona Roma avrà avuto una ventina di spettatori), sono arrivati grazie al duro lavoro, l’impegno, il sudore e tante belle canzoni, sui palchi più importanti d’Europa, tra Hellfest e Wacken giusto per citarne un paio. Vederli su quello di Montelago ha fatto bene al cuore di ogni musicista, perché il loro successo vuol dire che tutti quelli che abbracciano una chitarra possono riuscire a realizzare i propri sogni. “Basta” avere delle canzoni che in poco tempo diventano tormentoni heavy metal, con milioni di stream e una fanbase che cresce a vista d’occhio. Guardando il pubblico durante la loro esibizione si rimane stupiti dalla grande quantità di asce (gonfiabili o di plastica) rivolte al cielo durante le loro hit: i Wind Rose hanno creato un’immagine e alla gente questa cosa è piaciuta un sacco, e vedere tante persone urlare i loro ritornelli significa che Rock And Stone, Mine Mine Mine!, Together We Rise e Drunken Dwarves funzionano alla grande. Il loro dwarf metal dalle tinte folk è bello diretto, ti esalta e ti fa cantare a squarciagola. In attesa di quel pezzo che tutti vogliono vedere e ascoltare: Diggy Diggy Hole è una bomba che deflagra sulla testa del pubblico e c’è spazio anche per una coreografia sul palco da parte del sottoscritto armato di piccone. Alla fine ci sono solo applausi e sorrisi, con la band visibilmente soddisfatta di quanto ricevuto dal un pubblico caldo e appassionato.

Scaletta: 1. Dance Of The Axes – 2. Fellows Of The Hammer – 3. Drunken Dwarves – 4. Mine Mine Mine! – 5. Gates Of Ekrund – 6. The Battle Of The Five Armies – 7. Rock And Stone – 8. Together We Rise – 9. Diggy Diggy Hole – 10. The King Under The Mountain – 11. I Am The Mountain

Corte Di Lunas: due show per la formazione friulana: l’onore di precedere i Wardruna sul main stage il giovedì, l’harp stage il venerdì. Già visto qualche edizione fa, il gruppo guidato dalla carismatica frontwoman Giordana, ha incantato il numerosissimo pubblico accalcato alle transenne con una setlist che ha visto protagonista il nuovo e riuscitissimo album Nemeya. Tra folk e rock, il cuore friulano esce fuori con prepotenza trasportando gli spettatori nel bellissimo bosco sacro protagonista del cd. La band si muove sul palco con grande personalità, sapendo esattamente quando spingere sull’acceleratore così come rallentare e riempire l’aria di melodia e buoni sentimenti. L’impatto visivo è forte, il gruppo compatto e preciso, il concerto è assolutamente bello e coinvolgente, e poi arriva la classica ciliegina sulla torta: Giacomo Voli, cantante dei Rhapsody Of Fire, raggiunge i Corte Di Lunas per impreziosire un paio di canzoni con la sua superlativa voce: in particolare The Grey Wolf, con tanto di ululati, è da pelle d’oca. I friulani sono veterani di MCF avendoci già suonato in passato, e quando non impegnati sul palco sono comunque fissi come spettatori, quindi il loro nome è ben conosciuto nell’ambiente ed è visibile l’affetto del pubblico nei loro confronti: i Corte Di Lunas ricambiano con uno spettacolo coinvolgente, dinamico, carico d’emozioni e passione. Veramente bravissimi.

Wardruna: diciamolo chiaramente che la band di Einar Selvik (a proposito, prossimamente sarà pubblicato un articolo completamente dedicato a lui, quindi tenete d’occhio il sito e i social di Mister Folk) rappresentava il nome BIG dell’evento. Il gruppo norvegese è ormai una macchina perfetta, rodata ed esperta che porta sul palco tutta la magia racchiusa negli splendidi lavori pubblicati. L’annuncio dei Wardruna fa seguito a quello dello scorso anno dei bardi Blind Guardian – non ce ne vogliano gli altri gruppi – ma qui si tratta proprio del top e non si può far altro che ringraziare gli organizzatori del festival per tanta qualità e varietà sui palchi di Montelago. Caldi di un’incredibile esibizione all’Anfiteatro degli Scavi di Pompei – qualcuno ricorda l’incredibile Live At Pompeii del 1972 marchiato Pink Floyd? Semplicemente uno dei live album più belli e importanti della storia – i Wardruna si sono presentati sul main stage con un’aurea mistica, tra folle desiderio e silenziosa attesa delle tantissime persone accalcate sotto al palco. L’inizio è da brividi con Kvitravn, il festival smette di essere tale per trasformarsi in un arcaico rito pagano con Selvik in mezzo al palco taciturno e privo di espressioni. Per la quasi totalità dello spettacolo non ci sono state presentazioni dei brani, saluti o altro, fino a quando, poco prima della fine, il biondo cantante prende parola e con fare poetico ringrazia più volte il pubblico che segue con passione lo spettacolo incantato sotto una splendida luna. Parole calde e sincere, inaspettate dopo oltre un’ora di silenzio, che fanno bene al cuore di chi le ascolta. Einar, tra l’altro, è stato anche molto gentile nel fermarsi un minuto per permettere a me e a Persephone di fare una foto insieme, autografando i dischi che avevo con me e rispondendo alla mia frase di scuse per “fargli perdere tempo”: “non chiedere scusa, sono io che ti ringrazio per aver acquistato i miei album” la gentile risposta. Tornando allo show c’è da dire che sono stati suonati un po’ tutti i brani che noi fan ci aspettavamo, da Isa a Tyr, Helvegen e Fehu, con un solo estratto da Runaljod – Gap Var Ginnunga (forse l’unica pecca di un concerto memorabile), ovvero la spettacolare Heimta Thurs, semplicemente da pelle d’oca. C’è spazio anche per un paio di pezzi in versione skaldica, Voluspá a metà scaletta e Hibjørnen in conclusione di un concerto semplicemente memorabile.

Scaletta: 1. Kvitravn – 2. Hertan – 3. Skugge – 4. Solringen – 5. Vindavlarljod – 6. Heimta Thurs – 7. Lyfjaberg – 8. Voluspá (skaldic version) – 9. Tyr – 10. Isa – 11. Grá – 12. Himinndotter – 13. Birna – 14. Rotlaust Tre Fell – 15. Fehu – 16. Helvegen – 17. Hibjørnen

Triddana: seguo la band argentina praticamente dalla sua nascita, avvenuta subito dopo lo split con gli Skiltron di ben quattro musicisti. Da allora il gruppo di Buenos Aires ha pubblicato cinque album di ottima qualità all’insegna del folk metal più robusto con massicce dosi di heavy metal. Gli organizzatori di Montelago hanno dato la possibilità a Pablo Allen e soci di esibirsi al Mortimer Pub per due giorni consecutivi, permettendo così a molta gente di scoprire la ottime canzoni dei vari Breaking From The Fold, Rising From Within e Ripe For Rebellion, dischi ricchi di anthem dal ritornello diretto, cornamuse a iosa e riff di chitarra granitici. Nonostante il palco non particolarmente spazioso i musicisti si impegnano a coinvolgere il pubblico, immediatamente affascinato dal mix heavy & folk che caratterizza il sound degli argentini. C’è gente venuta appositamente per il loro concerto e posizionatasi in prima fila non lascia più la transenna cantando pugno all’aria i ritornelli a pieni polmoni, con la band che interagisce col pubblico ad ogni occasione possibile. Show quadrati, precisi, divertenti, con tanto sudore e cornamuse a festa: bravi Triddana, una band davvero in gamba.

Lennon Kelly: travolgenti, amati, bravissimi. Il nome della band è ormai ben noto a tutti gli appassionati del genere e prova ne è il pubblico accalcato sotto al palco nel momento del concerto dei Lennon Kelly. La musica della band è estremamente varia: si passa da up tempo perfetti per saltare fino a perdere il fiato a momenti più dolci e riflessivi, ma una cosa tiene legate tutte le canzoni ed è la qualità , sempre altissima. La voce grossa la fa Malanotte, ultimo full-length pubblicato dalla band romagnola ormai diversi anni fa, dal quale vengono estratti alcuni dei pezzi più amati del loro repertorio. Lo show procede veloce, senza pause, è tutto un sudare e ballare, i visi sono lucenti di sorrisi, il Mortimer Pub pieno di gioia e amore. Questo è lo spirito di Montelago Celtic Festival!

Jimmy & Scots Folk Band: negli ultimi anni i Jimmy & Scots Folk Band hanno avuto una crescita impressionante e il calore che riserva loro il pubblico del Mortimer Pub ne è la prova. Nati con il destino di spaccare (le origini della band risalgono a un San Patrizio in terra irlandese, ma per saperne di più leggetevi QUESTA intervista!), e così fanno sul palco: il tendone del Mortimer Pub a fatica è rimasto in piedi durante il concerto e lo spettacolo messo in piedi dalla band italiana. La passione per la musica folk, unita a chitarre e ritmi spesso sostenuti sono l’anima della musica dei Jimmy & Scots Folk Band, bravi con gli strumenti quanto a intrattenere il pubblico. Risultato: concerto coinvolgente, band sommersa dagli applausi e pubblico felice… tutto alla grande!

Harmonica Creams: ammetto che non conoscevo questo strambo gruppo giapponese che propone uno strano ma fighissimo mix di folk e blues. Li vedi sul palco e già fanno simpatia, sembrano personaggi di un manga disegnati con gli strumenti addosso, invece sono ottimi musicisti che guardano con curiosità la numerosa gente sotto al palco, quasi increduli di ricevere tanto interesse. Interesse del tutto meritato perché i brani dei dischi o i recenti singoli Snow Snow Snow e Planet Caelus mostrano un gruppo che sa il fatto suo, capace di unire stili diversi con gusto e divertimento: i corpi danzanti del pubblico, i sorrisi e gli applausi al termine di ogni canzone testimoniano quanto poco fa scritto. Per me – ma sono sicuro di essere in ricca compagnia – gli Harmonica Creams sono stati la più bella scoperta di questo Montelago Celtic Festival.

Scaletta: 1. Matrix – 2. Memento Mori – 3. Thirty Years – 4. Snow Snow Snow – 5. Asturias Wind – 6. Serpent Road – 7. Planet Caelus – 8. Speakeasy Roll – 9. Cha – 10. Saint Sebastien – 11. Kaprekar #6174 12. Dance Of Quadra

Zeckyboys: la band marchigiana macina chilometri per suonare in qualunque luogo sia possibile e questo li rende compatti sul palco, precisi e padroni della scena. Il loro irish folk rock spesso più che grintoso, è perfetto per intrattenere il pubblico di Montelago e non possono certo bastare i 35 grandi di un assolato pomeriggio per far passare la voglia alla gente di ballare e divertirsi con la musica degli Zeckyboys. La musica coinvolge molto, ma va detto che le “scenette” – in particolare l’archetto usato come spada laser di starwarsiana memoria del violinista Giuseppe Cardamone – aiutano non poco, ma se non ci fosse la bontà delle canzoni non si andrebbe da nessuna parte. A causa di un’intervista ho potuto assistere solo alla parte finale dello show, ma da quel che ho visto (e sentito successivamente tra la gente del pubblico) tutto è andato alla grande, con il gruppo che ha centrato il cuore dei presenti. Da tenere d’occhio perché ne vedremo delle belle.

KATHRYN TICKELL & THE DARKENING:

Kathryn Tickell & The Darkening hanno portato sul main stage una ventata d’eleganza, tra melodie sognanti, canzoni dal gusto delicato e un’impeccabile esecuzione, cosa accaduta anche con gli italiani Fragments Celtic Music, loro con venature prog che portano la musica “folk” a un piano superiore. Tenere bene il palco davanti a migliaia di persone non deve essere semplice, ma queste due band ci sono riuscite alla grande, e i commenti sulle loro esibizioni sono stati a dir poco lusinghieri: peccato non essere riusciti a vederli interamente!

FRAGMENTS CELTIC MUSIC:

E così, tra risate e brindisi, matrimoni celtici inattesi, incontri del terzo tipo e gente che ti dice schifata che no, non puoi fare la foto per Anime di Montelago, si è arrivati alla fine della quattro giorni più attesa dell’anno. Vedere tutto e vivere ogni esperienza possibile a Montelago è utopia, ma non è Montelago stessa un’utopia divenuta realtà? Ci si vede il prossimo agosto, bella gente di Montelago!

CANI DI MONTELAGO:

GIOCHI CELTICI, CORSI, STAFF DI MONTELAGO:

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑