Intervista: Folk Metal Jacket

Giovane realtà italiana, i Folk Metal Jacket, due anni dopo il simpatico demo Our War Has Begun hanno da poco pubblicato tramite Moonlight Records l’EP di esordio Spill This Album. Intervistare una delle speranze del folk italiano è il minimo che si possa fare…

Logo dei Folk Metal Jacket

Logo dei Folk Metal Jacket

Iniziamo dal nuovo arrivato Spill This Album: come è nata l’idea del titolo e perché un EP invece del full lenght? Mi è piaciuto molto il fatto che avete iniziato con un demo per poi proseguire con un mcd, senza azzardare il grande passo del disco.

L’idea del titolo nasce poco dopo l’idea delle grafiche dell’EP che il nostro chitarrista “Jeff” aveva ideato. Come per il nome della band, abbiamo cercato qualcosa che facesse far sorridere l’ascoltatore con un gioco di parole rimandandoci al famoso album dei System Of A Down “Steal this Album!” e agganciandoci appunto alla grafica che rappresenta una botte di birra.

La scelta dell’EP è stata dettata più che altro dal nostro budget limitato, il materiale composto in attesa di essere pubblicato è tanto e vario ma abbiamo deciso di prendere la direzione di un lavoro più “ristretto” ma più curato. A posteriori, però, possiamo confermarti che è stato meglio così, innanzitutto perché vogliamo avere un buon tema che caratterizzi lo sfondo di ogni nostro brano e inoltre per avere un parere iniziale sul nostro lavoro prima di lanciarci in un lavoro più grande e preciso come quello di un album di almeno 10 pezzi.

L’EP è composto da cinque canzoni. Vi va di presentarle una ad una in modo da incuriosire i lettori?

In questa trattazione sulle follie dei Folk Metal Jacket si seguirà l’ordine storico in cui sono stati scritti i pezzi:

Satyriasis e Mosh’n’Storm, oltre ad essere in due tonalità simili, sono anche le più “datate”. I riff principali erano già stati scritti quando fu pubblicata la demo e quindi sono una sorta di anello di giunzione tra demo ed EP, anche perché l’elaborazione di testi e titoli si è protratta oltre quella delle altre canzoni. Pur non essendo particolarmente varie presentano il nostro lato più “spavaldo” ed espressamente folk metal.

Delirium Tremens è una traccia di stampo totalmente nuovo per noi, e infatti rispecchia l’impronta che l’ingresso di Wax (chitarra, nda) ha avuto nella band, sicuramente è un sound a cui intendiamo lavorare per valorizzarlo ancora di più.

The Battle e Winter Fog sono forse le canzoni che tirano di più, hanno dei motivi folk accattivanti, una ritmica estremamente veloce e sono anch’esse qualcosa di nuovo rispetto all’ensemble della demo, in particolare grazie al lavoro chitarristico e di arrangiamento di Jeff e della sua enciclopedica conoscenza del metal.

Per il demo i testi li avete scritti a scuola durante le ore di lezione, come sono nati quelli dell’EP, e quali temi trattate?

I temi dell’EP nascono in parte dalla nostra voglia di fuggire dalla realtà e un po’ dalla volontà di far divertire l’ascoltatore cercando, a volte, un significato più profondo. In questo senso, i testi di Satyriasis e Delirium Tremens parlano di esperienze più “quotidiane” per un ascoltatore di folk metal, come la sbronza molesta e la voglia di donna al ritorno da un’esperienza impegnativa. Dall’altro lato, Mosh’n’Storm e The Battle trattano un tema a noi molto caro cioè combatti per ottenere ciò che ti spetta e non permettere a nessuno di negarti la libertà, un’iniezione di queste due all’italiano medio sarebbe un toccasana. Ultima ma non ultima Winter Fog, che è la massima espressione della voglia di un posto dove poter fare casino all’ignoranza tutti insieme, cosa che purtroppo dalle nostre parti manca totalmente e nessuno è intenzionato ad autorizzare. Più precisamente, il testo racconta di un uomo che, perso tra la nebbia, si ritrova in un locale che è la trasfigurazione del paradiso secondo la nostra visione dove abbondano donne, botte e birra.

I Folk Metal Jacket al tempo del demo.

I Folk Metal Jacket al tempo del demo.

Il nuovo lavoro è prodotto e distribuito dalla Moonlight Records: che tipo di rapporto e di contratto avete con loro?

Il nostro contratto riguarda prevalentemente  la distribuzione e il booking, Moonlight Records per ora ci sta aiutando più con la promozione in attesa della stagione dei concerti. Il clima tra i gruppi dell’etichetta è ottimo, anche se ovviamente essendo in tanti a volte c’è un po’ da aspettare per vedere esaudite le proprie richieste.

Tra l’altro la Moonlight Records sembra specializzata negli ultimi tempi nelle sonorità folk metal e dintorni: Diabula Rasa, Vallorch, Artaius sono solo alcuni dei nomi presenti nel loro roster. Si può parlare, secondo voi, di una vera scena italiana?

Dipende da cosa si intende, in Italia di gruppi folk metal famosi nel mondo a livello Korpiklaani/Ensiferum non ce ne sono, anche perché nel nostro paese riuscire a suonare live è già un ottimo risultato, suonare all’estero è vissuta come un’utopia. Una scena, insomma, prevedrebbe un pubblico esterno ad essa, e a quella italiana ancora manca questo tipo di “grande pubblico”. In compenso, l’underground brulica da anni e anche nel 2013 non smette di stupire.

Rimanendo in tema, quali gruppi tricolori apprezzate maggiormente?

Ci sono davvero tante band italiane che apprezziamo infinitamente, volendo citare un aspetto diverso per ogni band sicuramente dei Folkstone, ormai simbolo del folk metal italiano, e dei Furor Gallico amiamo le voci, dei Draugr  la carica, degli Artaius l’originalità, dei Diabula Rasa la ricercatezza, dei Kalevala il lato irish, degli Ulvedharr la cattiveria e potremmo continuare ancora per molto… il bello del folk metal in Italia è che ogni gruppo emergente si fa conoscere per una sua dote particolare, quindi fondamentalmente non c’è un gruppo “senza talenti”.

Musicalmente parlando, quali sono le vostre icone e a cosa puntate in fase di songwriting?

Le nostre icone principali all’estero, dato che di quelle italiane abbiamo già parlato, sono sempre stati i Korpiklaani, i Finntroll e gli Ensiferum. Col tempo abbiamo aggiunto qualche influenza dagli altri gruppi che abbiamo conosciuto man mano e nell’EP abbiamo anche alcune influenze più diversificate fuori dal folk metal. In fase di songwriting, piuttosto che puntare alle influenze, lasciamo andare la mente e dove si va si va. A volte ci perdiamo un po’ per strada, ma  l’eterogeneità non è assolutamente da considerare un lato negativo.

Il vostro sound è caratterizzato dalla presenza del banjo: come è nata l’idea di avere fisso in formazione questo strumento?

I Folk Metal Jacket nascono passando davanti a un negozio di musica nel quale era esposto in vetrina un banjo, per puro caso Zanna (voce, nda) ha convinto Barbi a cominciare a suonarlo e ora eccoci qui a rispondere a un’intervista! Fin dall’inizio abbiamo inconsciamente iniziato a utilizzare il banjo per tracciare la melodia principale del pezzo, perché in fondo non c’era posto dove potesse stare meglio uno strumento con così poco sustain. Per noi non c’è stata nessuna nascita razionale di quest’idea, era lì e noi l’abbiamo usata, comporre per una formazione del genere è una cosa più semplice di quello che si pensi, con un po’ di pratica.

L’idea del nome del gruppo come è venuta fuori?

Come il nome dell’album, un sabato di prove nel limbo magico sul divano tra la fine delle prove e l’uscita del sabato sera. Al tempo Zanna portava sempre una cintura di proiettili e un giorno qualcuno (abbiamo tutti rimosso chi sia stato esattamente) ha fatto la fatidica associazione mentale. Contrariamente a quello che si può pensare, insomma, il nome della band non viene dal film di Stanley Kubrick ma dal nome del proiettile.

Il Sergente Maggiore Hartman.

Il Sergente Maggiore Hartman.

Cosa dobbiamo aspettarci dai Folk Metal Jacket nei prossimi mesi?

Tra i nostri impegni scolastici, universitari e di lavoro speriamo di riuscire a organizzare qualche data, possibilmente fuori dall’Emilia Romagna. Il lavoro al nostro primo video procede ma ancora non abbiamo una data abbastanza certa da annunciarlo, mentre la composizione procede costante come sempre e costantemente eclettica. Per il prossimo disco, di qualunque formato e dimensione sarà, ne vedrete delle belle!

Grazie per l’intervista. Salutate i lettori di MisterFolk, a voi il brindisi finale!

Grazie a te per l’intervista e il doveroso brindisi ai lettori di MisterFolk e a tutti gli appassionati di folk metal. Siccome fare solo un brindisi ci sembra poco, il secondo brindisi lo dedichiamo alla nascente scena folk metal italiana, buona fortuna a chiunque ci sturi le orecchie con nuova musica e nuove idee!

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