Harg – Dagning

Harg – Dagning

2015 – EP – autoprodotto

VOTO: 7,5 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: sconosciuta.

Scaletta: 1. Ankomst – 2. Allfader – 3. Urkraftens Eld – 4. Vite Krists Fördärv – 5. Höstblot
Harg-Dagning

L’underground riesce ancora a stupire. Siamo abituati ad ascoltare gruppi debuttare con lavori professionali e curati, spesso “plasticosi” e tendenti al folk metal come viene inteso negli ultimi anni. Ma c’è ancora qualcuno che, una volta consumati i capolavori di Storm e Isengard, decide di contribuire alla causa del metal scandinavo impugnando gli strumenti. É il caso degli svedesi Harg, band della quale non si hanno notizie (line-up ecc.) se non che ha pubblicato l’EP Dagning unicamente in formato digitale.

L’inizio del lavoro è affidato a un intro fin troppo lungo (oltre quattro minuti), ma è con Allfader che è possibile riconoscere immediatamente l’abilità del musicisti: tempi lenti e chitarre ossessive fanno da cornice a un cantato leggermente sporco e fieramente nordico (ma brevemente è presente anche lo scream), i riff oscuri tingono l’aria di gelido bianco ghiaccio. Le chitarre iniziali di Urkraftens Eld sono dannatamente retrò, i ritmi pachidermici e ipnotici per diversi minuti, ma la sfuriata black oriented da metà brano in poi riporta l’ascoltatore nel mondo reale, sputandogli in faccia urla e drumming forsennato. Mid-tempo ed epicità fanno di Vite Krists Fördärv una gran canzone nella quale è facile riconoscere le influenze principali della band, brava a non limitarsi alla semplice riproposizione di ciò che è stato, dando alla musica anche una leggero tocco doom che rende il pezzo quasi solenne. Höstblot chiude l’EP in maniera inaspettata ma convincente: si tratta, infatti, di una composizione strumentale da oltre cinque minuti. Il giro di basso è ammaliante e magnetico, la batteria sorprende per via della dinamicità, il suono corposo avvolge l’ascoltatore e lo trascina verso zone d’ombra invalicabili, inghiottendolo.

Il lavoro degli Harg è assolutamente da apprezzare: non si limitano a riportare alla luce i suoni che hanno dato vita al folk metal. Scandinavo, ma apportano piccole influenze esterne con un tocco personale facilmente distinguibile fin dal primo ascolto. Dagning odora di vecchia scuola come ormai non si riesce più a trovare, l’attitudine sincera trionfa insieme alla musica, semplice e d’impatto. Niente super produzioni o melodie facili e ormai fin troppo note: gli Harg sono consigliati non solo ai vecchi nostalgici, ma anche ai più giovani che per motivi anagrafici si sono persi una gran parte della storia – la migliore – di un certo tipo di metal.

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