Intervista: Richard Milella (Malpaga Folk & Metal Fest)

Malpaga Folk & Metal Fest è diventato in pochi anni un appuntamento obbligatorio per tutte quelle persone che quando sentono una cornamusa e una chitarra suonare insieme non riescono a stare fermi e immediatamente iniziano una profana quanto divertente danza scoordinata. Il folk metal può essere un “affare serio” ma anche un momento di grande divertimento e condivisione, e proprio in questa categoria si colloca il Malpaga Folk & Metal Fest: migliaia di persone davanti un palco con i migliori interpreti del genere a intrattenere persone che per qualche giorno mettono i problemi alle spalle e decidono di divertirsi, fare gruppo e godersi dell’ottima musica. Ma chi c’è dietro a tanto ben di Dio e come si organizza un evento del genere? In seguito a queste domande nasce l’intervista con Richard Milella, la mente dietro a Malpaga: senza peli sulla lingua ci racconta il viaggio di questi anni che ha portato sul prato di un piccolo comune che si chiama Cavernago, nomi del calibro di Tyr, Cruachan, Dalriada, Mael Mordha ed Evelking. Buona lettura e… ci si vede al castello di Malpaga!

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Il pubblico del festival visto dal palco dei Tyr

Ciao Richard, benvenuto su Mister Folk. Iniziamo parlando della nascita del festival di Malpaga: come e perché hai deciso di creare questo evento?

Per la verità organizzavo già da anni eventi di vario tipo. Prima in modo autonomo, poi negli ultimi tempi, come scopritore e manager dei Folkstone (ma di questo bisognerebbe aprire un capitolone a parte… mi piacerebbe raccontarti quel capitolo…) mi ero specializzato in situazioni pagan-folk che ancora non erano così diffuse. Creavo eventi per loro come la partenza del tour da Live di Trezzo, Halloween, Festa dei Minatori (per il lancio di Frerì, uno dei loro brani storici) con esposizione di lampade e attrezzi storici da miniera, Casalromano Gods of Folk, il Fosch Fest (ebbene sì, l’ho creato io come festa da regalare ai numerosi fans, una sorta di Folkstone-day gratuito ed è durato molto bene per quattro stagioni, poi qualcuno ha pensato che si potevano farci dei buoni guadagni e… ha mandato tutto a puttane… a ognuno il proprio mestiere) ed altre situazioni musicali, a volte rimettendoci di tasca mia, ma questo è un altro discorso. Interrotta forzatamente la collaborazione con il gruppo, i ragazzi del comune adiacente a Bagnatica, Malpaga appunto, mi chiesero di fare per loro una cosa anche lontanamente simile. Mi diedero carta bianca (nel senso che dovevo fare tutto io… ). Cominciò con una giornata e quattro gruppi; andò benino: poi con due e otto gruppi, molto bene.. Siamo arrivati a tre giornate, 12 gruppi, 300 tende e migliaia di meravigliosi fans scatenati.
Quindi non l’ho deciso io ma me lo sono trovato fra le mani inaspettatamente.

Malpaga è al suo sesto anno e ogni edizione è migliore di quella precedente. Quanto lavoro ed energie porta via un festival come questo? Come stabilite le priorità del festival e i miglioramenti da fare per rendere l’evento sempre più interessante?

Si comincia l’edizione seguente quasi nel corso della recente. Vieni avvicinato da ragazzi che ti lasciano il loro promo o il cd o semplicemente ti chiedono come partecipare. Il loro entusiasmo ti spiazza perché vedi che credono veramente in quello che fanno e ci tengono molto al festival. Se non sono scarsissimi ed hanno un “quid” di novità li propongo volentieri ed è così che sono arrivati gli eccezionali M.A.I.M., Haegen, ODR, Holy Shire, Ephyra, Atavicus ecc… Poi cerchiamo di dare un mix anche di band già collaudate che siano garanzia di spettacolo come i divertenti Diabula Rasa, i Vallorch (grazie…!!!) presenti sin dalla prima edizione sul palchetto di legno, i locali e acclamatissimi Ulvedharr e gli Elvenking, ragazzi stupendi. Con qualche rischio abbiamo chiamato anche band dall’estero spiegando la filosofia del festival che è ad ingresso libero e a prezzi popolari. Ai managers frega poco o nulla di questo aspetto ma le band sono più sensibili e parlando direttamente con loro, Cruachan o TYR per esempio, riusciamo ad averli a condizioni particolari, sicuramente meno di molte band italiane e questi ultimi venivano direttamente dalle Isole Fær Øer, non proprio dietro casa!!! Chi c’era lo ricorda come il “concerto della vita”. Siamo molto orgogliosi di quella serata.

Chi c’è dietro Malpaga? Immagino ci sia un team di persone fortemente motivate per far funzionare tutto quello che riguarda il festival.

Dietro al festival c’è la poderosa mano volontaria e appassionata del gruppo Giovani Cavernago-Malpaga & Cacciatori (BG) che, pur non agendo direttamente sulla parte musicale (si fidano ciecamente e visti i risultati…) fanno più di quanto sia possibile per accogliere i metallari che ormai sono un’orda da nutrire, alloggiare, lavare, gestire ecc. È un lavoro eccezionale che impegna 100 persone per quattro giorni 24 ore al giorno perché i metallari… non dormono mai !!! E ricordo che il Gruppo Cacciatori è formato anche da arzilli 70enni!

Come funziona la scelta dei gruppi? Ascoltate anche le richieste del pubblico oppure ci sono altri criteri?

Il criterio del pubblico, nei limiti del possibile, è la prima scelta. Comunque anche io durante l’anno vado a sentire molti concerti al Colony, al The One, all’Arci Tom e altri ma umanamente mi è impossibile sentire qualcosa a Roma, in Toscana o più in la e allora amici di quelle zone ci segnalano i gruppi che poi valutiamo. Quest’anno per esempio da Pisa arrivano gli splendidi Wind Rose, i Balt Huttar da Asiago (VI) e da Roma i Blodiga Skald. Tutti gruppi segnalati da amici che frequentano Malpaga. Adesso che ci penso anche i veterani Diabula Rasa mi furono segnalati anni e anni fa da un ragazzo romagnolo dicendo che erano un branco di pazzi scatenati… infatti!!!

Ogni anno viene data tantissima visibilità alle realtà italiane. Questo è un grande merito di Malpaga e vedendo il responso del pubblico alle loro esibizioni si capisce che state facendo una grande cosa per la musica italiana. Quando è iniziata l’avventura Malpaga il supporto ai gruppi italiani era un punto sul quale puntare particolarmente?

È stata una scelta quasi obbligata perché la prima edizione è nata in 20 giorni. Ho trovato disponibili i Vallorch, i Kalevala, gli Ulvedharr e un altro paio di band che sinceramente non ricordo e mi scuseranno per questo. Il pubblico ha apprezzato la novità e abbiamo deciso di proseguire su questa linea contando anche sul fatto che le band italiane ci chiedono a volte un simbolico rimborso spese. Sono trattati in maniera impeccabile come vitto, palco, strumentazione, pubblico e visibilità e sono contentissimi così. Chi non è d’accordo con questa linea non fa per noi; il nostro festival è gratuito e realizzare un incasso extra vendendo birra non è cosa semplice. Non ci crederai ma anche gli ospiti stranieri ci chiedono il solo rimborso-spese più alloggio e a loro va benissimo. Probabilmente l’eco di Malpaga è arrivato lontano!!!

Avete ricevuto richieste strane/divertenti da parte dei gruppi? Episodi buffi da ricordare ce ne sono?

Richieste particolari di back-line e/o mixer arrivano dalle band straniere e, nei limiti del possibile, cerchiamo di accontentarli perché sappiamo che rendono meglio in condizioni ottimali. Sono i loro manager che ti mandano rider impossibili e che immancabilmente le band, quando li leggono, si fanno una risata e li stracciano. Ricordo quello dei TYR per esempio dove c’era scritto una serie di cibi introvabili; il trio quando è arrivato si è seduto nel prato insieme ai ragazzi dell’organizzazione a mangiare spaghetti e cinghiale, vino italiano e fare pure il bis.

Facce da Malpaga

Malpaga è un festival gratuito. La domanda che si pongono un po’ tutti è: come fate a pagare le band e tutti i costi generati da un evento del genere?

Eh, bella domanda. L’organizzazione dei Giovani, che ricordo, tutti volontari, fa i salti mortali per cercare di fare quadrare i conti. Purtroppo ogni anno le amministrazioni comunali, oltre che a non darti un centesimo (Malpaga è conosciuta in Europa adesso anche per l’eco del festival, dovrebbero saperlo!), emanano nuove e cervellotiche disposizioni che sembrano fatte appositamente per mettere in difficoltà gli organizzatori con ingenti spese per la sicurezza, per i servizi, assicurazioni obbligatorie, limiti di capienza e tutto il resto. Quest’anno tra l’altro c’è una grossa spesa imprevista per la vigilanza obbligatoria 24h su 24.

Alcune feste hanno alzato bandiera bianca, per esempio il grande Music For Emergency di Cenate Sotto (BG) guidata dal mio amico Jack. I troppi paletti lo hanno definitivamente scoraggiato. Anche noi dal prossimo anno faremo un reset e vedremo come proseguire. Del resto vorremmo continuare a dare almeno un rimborso alle band e tenere i prezzi delle consumazioni calmierate, oggi sembra un’utopia, vedremo. Faremo un sondaggio con i nostri fans e valuteremo. Per quanto riguarda le band che chiedessero qualcosa non previsto dal nostro risicato budget, credo che le lasceremmo tranquillamente perdere; le prime-donne non servono a Malpaga (semmai, il contrario…).

Sei nella musica davvero da tanto tempo. Ti chiedo quindi come vedi la scena folk metal italiana e se pensi che sia cresciuta rispetto a qualche anno fa.

Beh, sono nell’organizzazione musicale di tutti i generi da più di 30 anni (trent’anni!!!). La scena folk-metal la seguo da dieci anni e mi sembrava che, prima dell’esplosione dei Folkstone, fosse quasi di nicchia. Avrò contribuito a dargli visibilità? Boh, non saprei, forse sì per via dei numerosi eventi, anche di un certo successo, che mi sono inventato in quegli anni. Ci sono comunque ora molte band valide e con una storia vera. Altre sono solo una rimasticatura di quanto si sente in giro, altre ancora sono inutili. Però effettivamente la scena è cresciuta in modo esponenziale.

Come ti sei avvicinato a questa musica? Organizzare eventi tipo i primi Fosch Fest e il Malpaga in che percentuale sono piacere e lavoro?

Come dicevo prima mi sono inventato diverse situazioni per aiutare i Folkstone ad emergere. Era un gruppo in cui credevo molto e per cui ho anche speso molto (tempo & soldi). Mi divertivo a creare eventi mettendo la mia precedente esperienza in un mondo e in un genere musicale ancora “vergine” per l’Italia, ed ha funzionato. Effettivamente vedere i tuoi festival pieni di ragazzi che si divertono e ti ringraziano è un grandissimo piacere e lo ribadisco ogni volta anche a Malpaga. La maggior parte dei cosiddetti metallari sono ragazzi straordinari, altruisti, educati e di ottima compagnia; ne conosco alcuni che in settimana lavorano come geometra, all’INPS o in banca (uno è anche dirigente di un grosso gruppo finanziario!). Diventa un lavoro, anzi uno stress, quando ti trovi davanti a gruppi e organizzazioni che non capiscono un cazzo e pretendono la luna. Ricordo anni fa un gruppo che pestò i piedi e fece casino perché non avevano potuto suonare a Malpaga anche se convocati. Quel giorno ci fu il diluvio universale, che dovevamo fare? Fargli rischiare la vita? Mai più invitati anche se poi ci hanno chiesto scusa. Non si fa…

A Malpaga si è creata una “famiglia” composta da tanti ragazzi provenienti da tutti Italia ma che si danno appuntamento ogni anno al festival per stare insieme e divertirsi. Pensi che la musica folk metal favorisca questo genere di aggregazione?

Sì sì certo, sottoscrivo in pieno! Durante l’anno si scrivono sul forum e si danno dritte per organizzarsi a venire. C’è gente che prende le ferie proprio in quel periodo. Ho visto nascere solide amicizie ed anche solidi amori sul verde di Malpaga. Alcuni amici si inventano anche momenti di giochi per tutti gli altri, lotte, combattimenti, insegnamenti di costruzione tende ecc. Altri costruiscono balestre, catapulte e gogne e poi le portano al “campeggio” per condividere il divertimento con tutti. Voglio ricordare al proposito Ottonello da Rapallo (sembra un nome medievale inventato ma è tutto vero…), un ragazzo che sarebbe il degno discendente di Leonardo da Vinci con le sue “invenzioni” e la coppia Angius & Riva che sono i beniamini del campus dove aiutano tutti a sistemarsi con le tende e a creare momenti ludici particolarmente divertenti. Cercateli tutti e tre su Facebook e invitateli, scoprirete un mondo nuovo.

Nelle ultime edizioni c’è anche chi fa a gara per arrivar prima di tutti e l’anno scorso fu una ragazza arrivata da sola in autostop! Pazzi…
l’anno scorso abbiamo avuto una compagnia di greci arrivati direttamente a Orio, ungheresi venuti per Dalriada, croati, svizzeri, tedeschi e due graziosissime olandesine…

Vista dall’alto…

C’è un gruppo che vorresti portare a Malpaga ma che ancora non è stato possibile per motivazioni economiche/strutturali?

No, nessuno in particolare perché i mezzi sono quelli che sono e vorremmo mantenere una dimensione “casereccia”. Le condizioni sono quelle note e se non vanno bene ai gruppi, questi non fanno per noi. Avendone le possibilità avrei dei gruppi esteri che mi chiedono insistentemente di partecipare perché hanno “sentito” il nome circolare. Ma onestamente mi rendo conto che avrebbero bisogno di ben altri mezzi che purtroppo ora (e forse mai…) avremo.

Richard, grazie per la tua disponibilità. Chiudiamo con i classici 3 motivi che rendono Malpaga un festival al quale partecipare a tutti i costi.

Uno solo: la presenza di questi meravigliosi ragazzi. Sono loro che fanno il Festival e lo tengono vivo. Io cerco di dare un degno contorno musicale e i grandi Ragazzi dell’Organizzazione fanno il possibile per farli sentire a casa loro. Una cosa vorrei però far presente a questi: il festival si regge esclusivamente sulla vostra “birra”, se la portate da casa o la comprate al discount il prossimo festival lo farete alla LIDL. Malpaga ha bisogno del vostro anche piccolo contributo per essere un festival free anche negli anni a venire. E venite da ospiti non da semplici turisti!

Il pubblico di Malpaga

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