Intervista: Heroes Of Forgotten Kingdoms

Ho ascoltato per la prima volta una canzone degli Heroes Of Forgotten Kingdoms più di un anno fa, lo ricordo bene: un ragazzo incrociato sotto casa per circa venti secondi nel luglio 2017 mi inviò un brano tramite cellulare per avere un mio parere. La qualità audio era pessima, si trattava di una registrazione grezza e per di più in bassa qualità MP3, ma già si capiva benissimo che i musicisti coinvolti nel progetto sapevano il fatto loro e la canzone, una volta registrata a modo, avrebbe reso alla grande. Qualche tempo più tardi mi arrivò un nuovo file, si trattava di un’altra composizione questa volta registrata meglio. Mancavano alcuni dettagli, era una versione rough mix che comunque si lasciava ascoltare con molto piacere. Un anno più tardi arriva Dragonslayer, un cd professionale sotto tutti i punti di vista e per giunta in uscita (il 31 ottobre, nda) per un’etichetta che i metallari italiani non possono non conoscere, la Underground Symphony. Ho maneggiato spesso i dischi della label piemontese, soprattutto da ragazzo, quando il power metal italiano dettava legge in Europa e non solo: Labyrinth, White Skull, Pandaemonium, Shadows Of Steel, Wonderland e Mesmerize sono solo alcuni dei dischi che all’epoca giravano nel mio impianto stereo. Firmare per la Underground Symphony, quindi, è indicativo della bontà di Dragonslayer, il robusto ed epico debutto della formazione laziale. Le canzoni che rimangono immediatamente impresse sono sicuramente la title-track (della quale è stato realizzato anche il videoclip) per l’immediatezza, Dragons Awakening perché è un brano in grado di far la gioia tanto del vecchio power metaller quanto del giovane fan dei Gloryhammer e The Ancient Will Of The Prophecy perché la voce di Giacomo Voli non può certo passare inosservata. Tra ballad ben fatte (Deadly Crimson Flower) e qualche spunto più “sperimentale” (Lord Of The Seas) è l’intero cd a convincere in pieno, se poi a questo si aggiunge l’ottimo lavoro in studio e l’artwork curatissimo ne esce un disco che difficilmente non finirà nella collezione degli intenditori. Parola quindi agli Heroes Of Forgotten Kingdoms

credit: Valentina Ianni

Iniziamo la chiacchierata nel più classico dei modi: presentate la band ai lettori, per farlo avete tutto lo spazio che volete!

Prima di essere una band, siamo innanzitutto una compagnia di eroi volti a riportare l’ordine e la pace nei Forgotten Kingdoms: Grodan, Gildor, Robert Buckland, Darmian e Argo Skia. La nostra formazione prevede (in ordine dei nomi d’arte citati sopra) 2 chitarre (Gennaro Cerra e Alessandro Mammola), batteria (Alessandro Burocchi), voce (Giovanni Cvitate) e violino (Simone Borghetto)… per inciso, cerchiamo un bassista!!! L’idea di formare questo gruppo è nata dai molti interessi che abbiamo in comune (se non l’aveste capito, siamo un po’ nerd), con l’aggiunta della nostra passione verso la musica. Siamo estremamente determinati e consideriamo questo progetto con la massima serietà possibile. Per questo, fin da subito, abbiamo cercato di creare un nostro sound unico e non scontato nonostante questo genere (power metal con tematiche fantasy) sia stato già esplorato in lungo e largo: cerchiamo sempre di trarre il massimo da ognuno dei nostri strumenti per arrivare a qualcosa di originale e diverso. Il nostro obiettivo è quello di renderci sempre più particolari e riconoscibili così da emergere con la nostra musica e non finire per essere dimenticati schiacciati dal peso di grandi nomi che tuttora girano il mondo per suonare. In conclusione, se amate il metal e vi appassiona il mondo fantasy, siamo la band che fa per voi!!!

Il nome non è semplicissimo e per niente immediato. Chiaramente questo già lo sapete perché vi sarà stato detto diverse volte, quindi vi chiedo come siete arrivati alla scelta del nome, cosa significa per voi e se avete mai pensato a un nome più breve e immediato.

Sappiamo che il nome non è immediato (infatti noi stessi lo storpiamo in HoFK), ma era il perfetto modo di collegare i nostri personaggi, l’universo che abbiamo creato e la nostra musica. Probabilmente, avremo qualche problema al termine della nostra prima trilogia di album, ma qualcosa sapremo inventarci di sicuro…

Una band senza demo e con poca storia alle spalle arriva sul mercato con il debutto marchiato Underground Symphony, una front cover/grafica di primo livello e una qualità audio da band internazionale su major. Sono davvero curioso di sapere come nasce l’idea del gruppo e quali sono stati tutti i passi fatti per arrivare alla realizzazione di Dragonslayer.

Come dici te, siamo una band nuova per un mercato musicale già ricco di proposte e non è stato, e non sarà, facile far arrivare la nostra musica senza un duro lavoro e una qualità al massimo. La nostra mentalità è di proporre solo prodotti di altissimo livello, e per questo ci siamo voluti circondare di professionisti del settore, tra cui l’Underground Symphony e Daniel Goldsworthy, che sono solo alcuni dei nomi che hanno preso parte al nostro album. Realizzarlo non è stato affatto facile: dietro a tutto questo c’è stata grande organizzazione, duro lavoro, ma soprattutto grandi sacrifici. Siamo in procinto di pubblicarlo e solo adesso ci rendiamo conto di quanto abbiamo fatto. Non vediamo l’ora di farvelo ascoltare!!! Tutto questo a fare le basi del concept dell’album, il racconto dell’avventura che gli Heroes stanno intraprendendo: speriamo che il mondo di fantasia che siamo riusciti a raccontare vi appassioni come appassiona noi.

Siete stati firmati da un’etichetta storica e che ha lanciato alcune grandi realtà italiane (Labyrinth, Doomsword e White Skull per citarne solo alcune): come siete arrivati alla corte di Maurizio Chiarello e cosa vi ha convinto a firmare con l’Underground Symphony?

Hai assolutamente ragione a parlare così bene di questa etichetta, che ha lanciato anche altri gruppi di cui noi siamo ascoltatori, come Sabaton e Power Quest. All’inizio, abbiamo mandato il nostro primo singolo in versione demo a varie case discografiche, ma quella che fin da subito si è dimostrata più disponibile a sostenerci, sia musicalmente che umanamente, è stata proprio quella di Maurizio Chiarello, un grande professionista del settore e soprattutto un grande uomo. Ci teniamo veramente a dirgli grazie, specialmente per tutte le chiamate che si è dovuto sorbire da parte nostra, anche in momenti difficili e di frenesia, dove comunque ha saputo sempre darci un consiglio.

Dragonslayer si presenta molto bene con la copertina realizzata da Daniel Goldsworthy, artista che ha collaborato anche con Alestorm, Accept e Gloryhammer. Credo che osservando le copertine dei loro cd sia nata l’idea di contattarlo e capire se era possibile una collaborazione. Come sono andate le cose e come avete lavorato? Gli avete mandato testi e musica e lui si è lasciato ispirare, oppure gli avete dato delle indicazioni precise?

Naturalmente siamo sempre stati colpiti e meravigliati dai suoi lavori per le band che hai citato e quindi abbiamo tentato di contattarlo anche se ancora sconosciuti. Nonostante la sua fama, e ai tempi l’imminente nascita del suo primo genito, si è dimostrato molto disponibile. Inizialmente non avevamo molti pezzi da fargli ascoltare, e quindi gli abbiamo raccontato la storyline del nostro cd e dei nostri personaggi, e abbiamo convenuto insieme di far rappresentare sulla cover il drago appena liberatosi dalle catene che lo tenevano prigioniero sotto il malvagio stregone Xatron, il quale castello è visibile sullo sfondo, e di far rappresentare sul back lo stesso Xatron intento a maledire noi giovani eroi che abbiamo osato insorgere contro di lui. Inoltre, siamo stati molto contenti che ci abbia chiesto delle tracce da ascoltare mentre realizzava queste illustrazioni.

Un altro nome importante è quello di Andrea De Paoli, musicista di fama internazionale che si è occupato anche di mix e mastering di Dragonslayer. Perché avete deciso di lavorare con lui? Data la sua grande esperienza, vi ha dato qualche buon consiglio che avete afferrato al volo? Ci sono aneddoti da raccontare?

Come prima cosa, vogliamo sottolineare che Andrea De Paoli ha partecipato alla realizzazione di molte delle tastiere e synths dell’album: in particolare, amiamo il solo di tastiere che ha voluto regalarci in Power Of Magic!!! Andrea è stato una rivelazione incredibile, non tanto per la sua bravura e professionalità, di cui tutti sono a conoscenza, ma per la sua disponibilità a creare per noi gran parte delle orchestrazioni che potrete ascoltare. All’inizio abbiamo proposto questo lavoro a più professionisti del settore, e solo dopo un’attenta riflessione abbiamo optato per Andrea, considerato da noi l’uomo giusto per il lavoro che avevamo in mente. Di aneddoti ne avremo molti da raccontare, ma il più simpatico è stato quando si è dichiarato pronto ad imbracciare una tastiera-ascia per uccidere tutti gli orchi presenti ai nostri concerti (poveri Blodiga Skald…). Non si è risparmiato neanche dal darci consigli e tuttora ci sentiamo frequentemente, scambiandoci spesso anche qualche battuta.

Nel disco sono presenti diversi guest, il più noto è chiaramente Giacomo Voli dei Rhapsody Of Fire. Anche in questo caso ti chiedo come è nata la collaborazione, se vi siete visti di persona o se tutto si è svolto a distanza e che cosa provi ad ascoltare la sua voce su una tua canzone.

È nato tutto come uno scherzo: parlando tra di noi abbiamo pensato di inserire una guest voice di un certo peso nel nostro album e dopo aver ascoltato non le più famose canzoni dei Rhapsody che tutti conosciamo, ma la versione di Giacomo Voli di Jeeg Robot con i Trick Or Treat, ci siamo decisi e lo abbiamo contattato. Il tutto si è svolto a distanza, visto anche gli impegni che lo stesso Giacomo aveva in quel periodo, anche se questo non ha influito sul suo lavoro che è stato veramente fantastico. Naturalmente contiamo di incontrarlo il prima possibile di persona per regalargli una copia del nostro cd ed una t-shirt , ma soprattutto per ringraziarlo per quanto fatto. Che dire, ascoltare la sua voce su un nostro pezzo, cosa all’inizio impensabile, è per noi un sogno che si realizza.

Nella traccia Dragons Awakening sono presenti i Blodiga Skald: è forse un errore? Come fanno gli orchi a collaborare con voi che siete elfi, maghi e altre creature che di certo non amano gli orchi?

Beh, non tutti gli orchi sono malvagi e anzi, i Blodiga Skald sono dei nostri grandi amici (solo Gildor ha avuto un po’ di problemi con loro, ma d’altronde è un elfo). Abbiamo già diviso il palco con loro e non mancherà l’occasione per farlo ancora in futuro.

In Realm Of Holy Leaves canta Ilaria Pisani: quale personaggio interpreta e qual è il suo background?

In Realm Of Holy Leaves Ilaria interpreta la regina degli elfi della foresta presso la quale gli eroi si rifugiano per una notte. Ma, in realtà, in Deadly Crimson Flower interpreta una danzatrice vampira che riesce ad ammaliare il nostro povero Darmian, il quale pur innamoratosi della vampira, la vede morire per mano degli eroi.

Parliamo della storia narrata in Dragonslayer. Sicuramente saprete come e cosa raccontare per incuriosire i lettori… 🙂

Iniziamo col dire che i testi non sono tutti opera di Grodan in quanto Realm Of Holy Leaves e Deadly Crimson Flower sono nati dal genio di Ilaria Pisani. Vi faremo di seguito un breve riassunto, ma per i veri guerrieri c’è la traccia Heroes Of Forgotten Kingdoms ad aspettarvi! In Dragonslayer gli ascoltatori potranno immergersi nel fantastico mondo dei Forgotten Kingdoms, antichi reami baciati dalla magia, che ora vivono tempi nefasti. Il mago Xatron ha sottomesso a sé intere razze ed è riuscito a eliminare ogni forma di magia che non fosse la sua. In questa situazione, una compagnia di eroi decide di riunirsi e combatterlo. Non sarà un’impresa facile in quanto gli eroi dovranno impossessarsi degli antichi artefatti magici, evitando che lo faccia prima Xatron, e liberare i draghi. In questo primo capitolo, Xatron, distruggendo il reame marino dei tritoni, si impossesserà del tridente degli abissi, mentre noi eroi riusciremo nell’impresa di trovare la potente spada Dragonslayer. Tutto questo è solo l’inizio della nostra fantastica avventura!!!

Per la canzone Dragonslayer avete realizzato un videoclip professionale in location molto belle. Mi piacerebbe che mi parlaste dei luoghi dove si sono svolte le riprese e del drago che appare un paio di volte.

Il video, che porta la firma di Livio Melani, è stato girato interamente nella Tuscia, in particolare alcune scene presso il castello Costaguti di Roccalvecce e altre presso le rovine della torre di Pasolini (Bomarzo). Il maestoso drago che compare nel video è una creazione di Aran Graphics, che è riuscito nell’impresa di animare il drago presente sulla nostra copertina.

Una volta pubblicato il disco, cosa farete per promuoverlo? Avete già fissato un tour e una serie di date in Italia?

Attualmente stiamo preparando lo show live. Nel frattempo, stiamo valutando ed organizzando alcune serate in giro per l’Italia, presumibilmente a partire da novembre, ma non possiamo dirlo con certezza, non vogliamo creare false aspettative. Naturalmente, stiamo provando a definire un tour italiano a promozione dell’album, toccando città importanti come Milano, Bologna, Firenze, Roma e tante altre, ma chiaramente siamo aperti ad ogni ingaggio.

Siamo ai saluti finali; vi ringrazio per l’intervista e spero di vedervi presto in concerto.

Grazie mille Mister Folk, ti aspettiamo ad uno dei nostri concerti!!!!

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