Intervista: Angeli di Pietra

Nome italiano, band belga e musica definita dal gruppo stesso “powerfolk”, con due interessanti dischi alle spalle su CCP Records. Andiamo alla scoperta dell’underground centro europeo intervistando il bassista Kurt Hermans, il quale ha risposto alle mie domande con grande loquacità.

AngeliDiPietra-KurtHermansCiao Kurt, presenta la tua band ai lettori di MisterFolk.

Angeli di Pietra è una metal band fondata nel 2002 ad Antwerp, Belgio. La nostra musica è una mistura di differenti stili di metal che noi abbiamo soprannominato “powerfolk”. Finora abbiamo pubblicato due full lenght con CCP Records e stiamo attualmente lavorando sul terzo. L’obiettivo è quello di conquistare il mondo, ma siamo disposti ad accontentarsi per l’Europa, per il momento. 😉

Siete in attività dal 2002, ma inizialmente suonavate gothic metal. Come siete arrivati al sound attuale?

Abbiamo sempre suonato la musica che ci piaceva ascoltare, così quando i nostri gusti musicali sono evoluti, la musica ha fatto lo stesso. Credo che l’aspetto folk sia sempre stato presente, in una certa misura. Tuttavia il più grande cambiamento in questo senso è stato quando Louise si è unita a noi suonando il violino, avendo un background puramente folk. Non penso che avesse mai ascoltato metal prima. Dopo la sua uscita dal gruppo l’elemento folk è rimasto fondamentale per il nostro sound, oltre alle influenze death metal melodico provenienti dalla chitarra.

Come descriveresti la musica degli Angeli Di Pietra a chi non vi ha mai ascoltato?

A causa delle nostre varie influenze è realmente difficile etichettare la nostra musica, per questo motivo abbiamo coniato il termine “powerfolk”. Fondamentalmente suoniamo un potente metal con melodie folk e una combinazione di voci gutturali, pulite e qualche volta operistiche. Il miglior modo per comprendere appieno ciò che questo comporta è assistere a una live performance, con l’ascolto a rotazione dei cd come seconda possibilità.

Recentemente il cantante Guy Van Campenhout ha lasciato la band: come mai questa decisione? C’entra forse l’altra band dove canta, Drunar? Ci sono novità riguardo il nuovo cantante?

È una decisione personale da parte sua, quindi la domanda sarebbe meglio porla a lui. Ma penso sia soprattutto una questione di gestione del tempo, lui ha famiglia, diverse priorità e prospettive nella vita. Per quanto riguarda i Drunar, credo che il suo contributo all’album sia più che altro da session. Non so se coopererà ancora con loro per altre release, ma è ancora attivo come chitarrista nel gruppo Notti Del Terrore. Noi siamo ancora alla ricerca di un valido sostituto.

Il vostro debutto Storm Over Scaldis è un album molto energico, mentre Anthems Of Conquest lo trovo più melodico. Come mai questa evoluzione del sound?

Interessante il fatto che fai questa distinzione tra gli album. Essendo Storm Over Scaldis l’album di debutto, conteneva alcune vecchie canzoni, mentre Anthems Of Conquest è stato scritto in un breve periodo di tempo e potrebbe quindi avere più “coerenza” nel complesso. Per il secondo album ci abbiamo messo molte energie lavorando sodo sui dettagli e su livelli multipli per le armonie di tastiera, forse da qui proviene il maggiore aspetto melodico, credo.

Ascoltando i due full lenght a distanza di anni, quale sensazioni provi? Quali sono, secondo te, i punti vincenti dei dischi?

In tutta onestà, difficilmente ascolto i nostri lavori dopo averli pubblicati, ma li suoniamo spesso. Quando li ascolto, mi accorgo sempre di cose che avremmo potuto fare diversamente per renderli migliori, ma questa è la maledizione di chi crea cose.

Cosa volete esprimere con Fate Of Promised Land?

L’intero album Anthems Of Conquest, come implica il titolo, riguarda storie in contesti storici e mitologici con tutti differenti tipi di conquista. La necessità o il desiderio di conquistare è una caratteristica intrinseca del genere umano, che si tratti di persone, terre o semplicemente conoscenza o le proprie paure. Fate Of The Promised Land riguarda un particolare e impressionante esempio di tutto ciò nella storia dell’uomo: le crociate. In questa canzone i crociati combattono i Saraceni e musicalmente vogliamo esprimerlo con un feeling orientale nella musica. La canzone è divisa in due parti: la prima, The Desert, che è una specie di interpretazione musicale del viaggio attraverso le straniere terre orientali. Nella seconda, Mark Of The Scimitar, siamo davvero nella battaglia.

In Fate Of Promised Land sento echi dei vecchi Amorphis, è così? Ascoltate la band finlandese e cosa pensate della loro evoluzione musicale?

Gli Amorphis sono una delle mie band preferite da molto tempo, fin da quando ascoltai per la prima volta Tales From The Thousand Lakes. Li ho un po’ persi di vista, ma da quando Tomi Joutsen è entrato nella band come cantante sono “di nuovo a bordo”. Il loro nuovo album Circle sembra incollato al mio lettore cd di recente. Possono aver fatto una lunga strada dall’originale death metal in The Karelian Isthmus o il pesantemente influenzato dal doom Tales From The Thousand Lakes, ma penso che si possa sentire il loro marchio in ogni release. Amo quando una band ha uno stile personale ma riesce a reinventarsi ad ogni album. Lo stesso vale liricamente, esplorano molti temi ma spesso tornano al poema nazionale finlandese Kalevala per raccontare le loro storie.

In Anthems Of Conquest è ospite Daniel Mÿhr, storico tastierista, ora ex, dei Sabaton. In quale modo siete riusciti ad avere un guest importante come lui e cosa pensi dei Sabaton? Per me sono la peggiore espressione dell’heavy metal moderno!

Daniel è amico di lunga data di Sjoera (la cantante, nda), quindi è stato un passo logico chiedergli di fare una comparsata. Tuttavia siamo stati entusiasti quando ha accettato. Sinceramente non capisco il perché di questa antipatia nei confronti dei Sabaton: certo, il loro heavy metal non è innovativo e le composizioni non sono molto complesse, ma sanno come scrivere una melodia catchy. Inoltre sono un’eccellente live band (o almeno lo erano, non posso parlare per l’attuale line-up dei Sabaton non avendoli ancora visti). Conoscono l’arte di coinvolgere la platea.

Visto che siamo in tema, hai ascoltato la sua nuova band, i Civil War, con il bravissimo Nils Patrik Johansson degli Astral Doors alla voce? Cosa ne pensi?

Ho paura che questa risposta sarà corta perché non li ho ascoltati. Ora che me lo dici sicuramente ci darò attenzione.

Cosa stanno facendo gli Angeli Di Pietra in questo periodo? A quando il terzo album? In caso, si possono avere delle anticipazioni oltre al fatto che avete 16 canzoni pronte?

Stiamo lavorando al nuovo materiale. Ci sono molte idee ma ci stiamo lavorando in continuazione selezionando quello che pensiamo sia abbastanza buono per fare il terzo disco, un disco che farà saltare dalla sedia! In termini di tempo non abbiamo una data, basta dire che lo studio ancora non è stato prenotato.

I primi due dischi sono usciti per la CCP Records, etichetta underground nota agli appassionati del genere folk. Come vi siete trovati, e saranno loro a pubblicare il terzo full lenght?

Dopo aver terminato le registrazioni di Storm Over Scaldis abbiamo contattato parecchie etichette per vedere chi era interessato a una collaborazione e la CCP Records ci ha contattato con una proposta interessante. Il resto, come si dice, è storia. E sì, la terza release sarà anche essa pubblicata dalla CCP Records.

Parliamo di te: come ti sei avvicinato alla musica heavy metal e perché hai deciso di suonare il basso? Quali sono i musicisti e i gruppi che maggiormente apprezzi?

Quando ero bambino i miei genitori mi portavano ogni tanto a dei concerti e la potenza delle band live mi ha impressionato molto. Da allora sono andato in cerca di questa potenza nelle registrazioni e velocemente ho trovato nel metal il feeling che cercavo. Molti dei gruppi che ancora ascolto li ho scoperti registrando su cassetta un programma radio in onda la notte tardi. Avevo decine di cassette e volevo ascoltarle ancora e ancora, fino a quando ho imparato a memoria le parole dello speaker. In un primo momento ho iniziato a suonare la chitarra, con alcuni amici abbiamo fondato una band e quando ci è stato offerto di suonare il nostro primo concerto eravamo ancora senza bassista. Così mi sono fatto prestare un basso, ma mi sono divertito così tanto che non sono più tornato indietro. Quando parlo della potenza nella musica, lo faccio sentendo il basso come lo strumento che lo fa al meglio. A parere mio è uno strumento versatile e molto sottovalutato, ma molti chitarristi non saranno d’accordo con me. 😉 I musicisti che apprezzo sono davvero numerosi per poterli elencare tutti. Ultimamente sto ascoltando molto i nuovi album di Chthonic, Hypocrisy, Amorphis e Leprous, ma se me lo chiedi di nuovo tra pochi mesi ti darei una lista completamente differente.

Grazie per la disponibilità! Concludi l’intervista come meglio credi…

Vorrei ringraziare tutti i lettori per l’interesse. Ascoltate la nostra musica e se vi piace quello che sentite allora insistete con i vostri promoter locali e club per farci suonare dal vivo!

Lo so, siete curiosi di sapere il perché del nome italiano, ecco svelato l’arcano: il chitarrista e maggior compositore Gaël Sortino è di origini italiane e il nome della band deriva dalla canzone Gargoyles, Angels Of Darkness contenuta nel terzo disco dei Rhapsody Power Of The Dragonflame del 2002.

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