Suidakra – Eternal Defiance

Suidakra – Eternal Defiance

2013 – full-length – AFM Records

VOTO: 6 – Recensore: Mr. Folk

Formazione: Arkadius Antonik: voce, chitarra – Marius Pesch: chitarra – Tim Siebrecht: basso – Lars Wehner: batteria

Tracklist: 1. Storming The Walls – 2. Inner Sanctum – 3. Beneath The Red Eagle – 4. March Of Conquest – 5. Pair Dadeni – 6. The Mindsong – 7. Rage For Revenge – 8. Drangon’s Head – 9. Defiant Dreams – 10. Damnatio Memorie

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I Suidakra sono dei veterani della scena, essendo attivi dal 1994 e avendo pubblicato ben undici album compreso questo Eternal Defiance. Partiti con forti influenze black metal melodico, hanno negli anni plasmato il proprio sound fino a giungere ad un mix di death metal melodico, extreme metal e alcune influenze folk. Di fatto in Italia sono sempre stati considerati, a ragione, un gruppo non di serie B, ma di C, piazzando i colpi migliori quando il pubblico non era ancora pronto a questo tipo di sonorità oppure in concomitanza di release di grandi band, che hanno di fatto offuscato i pregevoli riff dei vari Caledonia o Crógacht. Con Book Of Dowth del 2011 si è assistito a un calo qualitativo rispetto ai precedenti dischi, barcollando comunque oltre la sufficienza grazie unicamente all’esperienza dei musicisti, mentre con Eternal Defiance il risultato è ancora meno ispirato a causa di canzoni che si trascinano noiosamente tra le ormai ripetute e scontate strutture compositive di Arkadius e soci. Bagliori di luce non ne mancano, ma sono diventati ormai sempre più rari.

La prima cosa a non convincere è la produzione: troppo pompata e artefatta, a tratti fastidiosa, in definitiva finta e non adatta a queste sonorità. La seconda, ben più grave, è la qualità media dei brani.  Chiaramente non si arriva a toccare il fondo del barile come accaduto con l’indecente Command To Charge –  impossibile ripetere un errore simile! – ma Eternal Defiance può tranquillamente essere considerato il secondo album meno riuscito della band di Düsseldorf.

L’intro Storming The Walls è una delle cose più ispirate di Eternal Defiance: epico e commuovente, battagliero come in un film anni ’50 dove a combattere sono i grandi eroi storici/mitologici. La prima vera canzone è Inner Sanctum, traccia piacevole tra accelerazioni melodiche e ritmati tempi da headbanging. Il classico scream di Arkadius guida l’ascolto attraverso le note di un brano che, data la poca consistenza della maggioranza delle seguenti canzoni, si erge tra le migliori del lotto. Beneath The Red Eagle vede la massiccia presenza della voce Tina Stabel, da anni guest nei cd dei Suidakra. Ben riuscita la folkeggiante March Of Conquest tra gradevoli giri chitarristici, ritornelli clean e cornamuse, mentre Axel Römer e la sua bagpipe è il protagonista di Pair Dadeni, composizione che alterna riff ormai noti con altri decisamente convincenti prima di lasciare spazio alla ballad acustica The Mindsong: scolastica e orecchiabile, di difficile valutazione. Scontato come la notte dopo il giorno, arriva il brano più violento dopo il più pacato, Rage For Revenge riesuma nella prima parte le influenze melodic black degli esordi per dare una bella botta di adrenalina, ma l’effetto dura poco in quanto si ritorna presto al classico e più melodico stile dei Suidakra. La parte finale di Eternal Defiance non convince molto: Dragon’s Head è più un riempitivo che altro, con le solite strutture compositive ormai pesanti da digerire e Defiant Dreams si distingue unicamente per l’intermezzo cantato in clean dal nuovo arrivato Marius “Jussi” Pesch, chitarrista entrato nella band nel 2010 solo per i concerti ma che ha convinto al punto di diventare membro fisso due anni più tardi. Damnatio Memorie è un bel brano acustico di quattro minuti cantato per un paio di strofe che ha il compito di chiudere il disco. Non sfigurerebbe in un bel cd grunge ’90 se non fosse per l’ultimo mezzo minuto orchestrale.

Eternal Defiance è un disco con troppi alti e bassi, prevedile e poco concreto. Si salvano poche tracce, e una di queste è un brano acustico dai toni malinconici, non il massimo per un gruppo che nei testi canta di legionari romani, grandi battaglie, crociati e coraggio. A conti fatti c’è purtroppo poco materiale interessante nell’undicesimo capitolo della discografia dei Suidakra, un disco da acquistare unicamente per collezionismo o per “affetto” verso la band. A tutti gli altri si consiglia di spendere soldi e tempo per i vari The Arcanum e Caledonia per farsi un’idea di quel che sanno fare, quando ispirati, i quattro tedeschi guidati da Arkadius.

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